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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

lunedì 28 aprile 2014

La tecnologia dello Spirito: Francesco d'Assisi e l'Ho'oponopono Cristiano

Come promesso, ecco finalmente il terzo articolo di Nicola Rachello sul suo Ho’oponopono Cristiano® *.
Questa volta è una sorta di bellissimo commento alla cosiddetta Preghiera Semplice o di S. Francesco, base dell'H.C. e, in fondo, della vita spirituale cristiana.
 
LA TECNOLOGIA DELLO SPIRITO.

Amo spiegare e tornare sul concetto dell’Ho’oponopono Cristiano® come la via della preghiera. Questa via fece di Francesco, uomo ricco e giovane, uno dei più grandi scienziati dello spirito, un uomo che scoprì Dio nella povertà e nel servizio divino.

Chi approccia e sceglie quindi di praticare l’Ho’oponopono Cristiano® sa che il suo primo fondamento, il suo primo pilastro è l’affidamento totale a Dio.

Tutto è affidato a Dio.

In questo abbandonarsi c’è una sola certezza, ovvero quella di operare divinamente, quando ci si abbandona a Dio. Ma abbandonarsi a Dio per l’uomo di ogni tempo è difficile. Ai tempi di Francesco così come ai giorni nostri, abbandonarsi a Dio comporta scelte controcorrente rispetto ai valori sociali, comporta un allineamento con lo spirito talvolta difficilmente raggiungibile.

E poi ci sono miriadi di memorie che pullulano l’inconscio, che si intromettono per bisbigliarti fai questo, fai quello, attenzione: se ti comporti in questo modo soffrirai moltissimo.

E nessuno di noi desidera soffrire. Nessuno di noi desidera sentirsi devastato dentro, essere in preda alle angosciose e stridenti memorie dell’anima.

E soprattutto la povertà, quanto spaventa! No, nessuno desidera essere povero.

Ma di quale povertà stiamo parlando? La vera povertà da raggiungere è quella delle memorie, il non aver trattenuto per sé più nessun ricordo doloroso o sofferenza, ma l’aver lasciato andare e bruciare nel fuoco ogni nostra paura e il nostro orgoglio.

Così essere poveri è quel dono di Dio che ci ha puliti e liberati dentro, dalle memorie, dalle sofferenze e dai dolori dell’anima. Quindi se l’anima sceglie poi anche la povertà materiale e la offre a Dio nell’umiltà, questa scelta può essere compresa e rispettata. Giungere comunque alla completa povertà delle nostre memorie che sono la somma di tutti i nostri traumi, abusi, violenze subite, paure, errori e di ogni altra cosa che ci ha impedito di vedere che la Casa del Padre è in noi, è uno straordinario traguardo.

Così ora Francesco condivide con noi la sua tecnologia, i suoi strumenti operativi, il suo set completo per il viaggio nello spirito: Francesco chiede e sceglie di essere uno strumento di Pace:

Signore fa di me uno strumento della Tua Pace.

Prega chiedendo e scegliendo di portare l’amore dove c’è l’odio:

Dove è odio fa che io porti l’amore.

E’ consapevole di quanto importante e potente sia il perdono, prima ancora che per gli altri per noi stessi:

Dove è offesa che io porti il Perdono.

Sa che tutto è uno, che noi siamo uno, che non c’è separazione tra me e te, tra me e le altre persone, sa che l’altro sono io:

Dove è discordia, ch’io porti l’Unione.

Sa che possedere fede grande anche come un granello di senape, smuove le montagne:

Dove è dubbio ch’io porti la Fede.

Sa bene inoltre, quanto in questo cammino sia facile sbagliarsi, inciampare e cadere:
Dove è errore ch’io porti la Verità.
Spesso nella vita arrivano i momenti bui, quelli in cui l’anima si perde, così Francesco prega:

Dove è disperazione che io porti la Speranza, Dove è tristezza che io porti la gioia, Dove sono le tenebre che io porti la Luce.

E poi la voce di Francesco si rivolge a Gesù, al Cristo, raggiungendo le vette più alte di quella consapevolezza che diventa dono d’amore e di servizio:

Maestro, fa che io non cerchi tanto ad essere consolato, quanto a consolare; Ad essere compreso quanto a comprendere; Ad essere amato quanto ad amare.

Ed infine giunge la comprensione di cosa sia la vera ricchezza:

Poiché così è: è donando che si riceve, è perdonando che si è perdonati e morendo che si resuscita alla Vita Eterna.

Grazie Francesco.  
Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace
dove è odio, fa che io porti l'amore
dove è offesa, che io porti il perdono,
dove è discordia, che io porti l'unione,
dove è dubbio, che io porti la fede,
dove è errore, che io porti la verità,
dove è disperazione, che io porti la speranza,
dove è tristezza, che io porti la gioia,
dove sono le tenebre, che io porti la luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Perché è
dando, che si riceve,
perdonando, che si è perdonati,
morendo, che si resuscita a vita eterna.
sieriParole

 Juan Segundo

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*  Trovate qui e qui gli altri articoli.

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