Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

martedì 27 maggio 2014

Essere liberi (di Nicola Rachello)

Foto presa dal sito di Ho'oponopono Cristiano
Appuntamento con le riflessioni di Nicola Rachello.
Quanto ci condizionano le parole e i giudizi dell'altro? Quanto sono liberi la nostro mente e il nostro cuore?
Troviamo una risposta insieme, nello spirito dell'Ho'oponopono Cristiano.



ESSERE LIBERI

Amo pensare che Dio ci parla in ogni momento, amo pensare che sia possibile parlare con Lui. Anzi ne sono sicuro.
Io parlo con Dio nella mia preghiera. Non è una preghiera recitata, fissa nelle sue parole e da ripetere a memoria. E’ una preghiera libera, come quella di “Francesco il disubbidiente”, sono parole libere che nascono dal cuore, luogo di elezione dell’amore e sorgente dell’amare. Francesco non recita le preghiere canoniche, è lui che, ispirato, le crea. “Dolce sentire come nel mio cuore, ora umilmente sta nascendo amore…”.
Così da tempo ho imparato a sentire come ciò che nasce nel cuore sia puro e abbia il candore di un bambino, l’innocenza di un bambino. Così ciò che nasce lì va difeso, è una verità, è la mia verità. Da lì partono tutti i segnali e le indicazioni che mi portano a Dio, e che continuano a ripetermi: “Da questa parte, segui questo tragitto, di qua c’è la strada giusta”.
Riconoscere la voce di Dio parte dunque da un movimento del cuore, sento che quello che faccio mi procura gioia, che mi dedico con passione alle mie attività, tutto è offerto e ricevuto come dono di Dio “… dono di Lui e del Suo immenso amore”.

Tutto nasce per essere condiviso, perché assieme è più bello, assieme ci si sente meglio. Essere felici in due è abbondanza, essere felici in Dio è un tesoro…

Il tutto parte sempre dal cuore, dal mio entusiasmo, dall’essere felice in Dio, quel Dio che mi parla ispirando i miei pensieri, parole, canzoni, poesie. Così divento strumento, come uno spartito mi lascio comporre, lascio che Dio suoni in me la sua musica. Come uno strumento vibro emettendo i suoni più deliziosi e così posso solo gioire nel tutto.

Dio parla sempre al mio cuore, è nelle frasi che leggo, nelle parole delle canzoni che ascolto alla radio, negli spettacolari doni della natura che vanno dall’alba al tramonto. “Ci ha dato il cielo e le chiare stelle, fratello Sole e sorella Luna, la Madre Terra con frutti, prati e fiori, il fuoco, il vento, l’aria e l’acqua pura, fonte di vita per le Sue creature”.

Così Dio mi parla costantemente, ed io cosa faccio, ascolto oppure no? Sì ascolto, perché in questo ascolto c’è pace, amore, gentilezza, semplicità, estasi, incanto, beatitudine e infinite benedizioni. Così tutto questo va difeso, con gentilezza, ma va difeso!

Quando ho iniziato a scrivere Ho’oponopono il mantra dell’amore una persona mi disse: “Non scrivere, non scrivere, non hai il permesso”. Qualcuno aggiunse: “Non conosci, non hai rispetto….” Qualcun altro invece mi fece notare che non ero hawaiano, che insegnare l’Ho’oponopono comportava una grande responsabilità. Non mancarono alzate di scudi e sfide aperte quando iniziai a parlare di Ho’oponopono Cristiano®. Qualcuno dichiarò apertamente: “NO, l’Ho-oponopono non può essere cristiano”!

Quante volte mi sono sentito come Icaro, volare lassù vicino al Sole, a quel Sole che è Luce Divina, per poi chiudere le mie ali e lasciarmi precipitare.

Veniamo a qualche sera fa, una telefonata di una carissima amica, di un’anima molto affine alla mia, che mi ha sempre sostenuto, incoraggiato, protetto. Questa volta mi espone un suo sentire, qualcosa che vuole condividere. Ha letto i miei articoli su Francesco d'Assisi, ha vissuto con me un pellegrinaggio a La Verna.

Mi dice: “Mi chiedo soltanto a che titolo parli in nome di Francesco? So che il tuo cuore è puro…, te lo chiedo come spunto di riflessione per evitare che questa figura sia strumentalizzata, che le sue parole siano strumentalizzate, che chi legge possa interpretare male ed esprimere commenti negativi”.

Stimo troppo questa amica per pensare che voglia solo ferirmi o che veda in me un’opportunista, una persona che strumentalizza e che svilisce qualcosa di sacro. Io stesso mi chiedo se sto agendo così e inizio a pulire recitando il mantra: mi dispiace, ti prego perdonami, ti amo, grazie.

Così mentre scrivo mi torna in mente una scena di quel bellissimo film Alla ricerca della felicità, dove padre e figlio giocano assieme a basket.

Mentre lancia verso il canestro il bambino preso dall’entusiasmo grida: “Guarda pà…, diventerò un professionista, UN PROFESSIONISTA!”. Il padre incalza: “Oh, oh, si… cioè non lo so… Forse giocherai più o meno come giocavo io, è così che funziona sai! Io ero abbastanza negato, quindi probabilmente arriverai al mio stesso livello. Sarai bravissimo in un sacco di cose, in questa non credo, perciò non voglio che stai qui a tirare la palla per tutto il giorno.” Il padre chiede conferma al figlio se ha capito: “Ok?”. E il bambino risponde: “Ok”. “Bravo” replica il padre, “dai tira la palla”. Ma il bambino getta via la palla, non ha più voglia di giocare… la sua gioia si è spenta, il suo entusiasmo svanito. 


Così il padre che capisce quello che sta succedendo si rivolge al figlio dicendogli: “Ehi, non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me, ok?... Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare una cosa, lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa vai e inseguila. Punto”.


Ora parlo io: “Si, ho capito l’insegnamento Padre mio, non permetterò a nessuno di dirmi, quando il mio cuore è pieno di entusiasmo e gioia, se quello che scrivo è giusto o sbagliato, se ho l’autorità per scriverlo a meno, di minare le basi della mia autostima e di ciò in cui credo. Grazie Padre per questo importantissimo dono”.
Sì, non si tratta di una lezione appresa in un giorno, in cinque minuti… È una lezione che ha richiesto anni di apprendimento e umiltà. “Grazie Padre mio, custodirò questo tesoro”.
Così mi è “Dolce capire che non son più solo, ma che son parte di un’immensa vita, che generosa risplende intorno a me, dono di Lui del Suo immenso amore”




Juan Segundo

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