Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

lunedì 19 maggio 2014

La cura (di Nicola Rachello)

Ormai gli articoli di Nicola Rachello e del suo Ho’oponopono Cristiano® stanno diventando una piacevole abitudine sulle pagine di questo blog.
Stralci di vita quotidiana che diventano momenti e spunti di riflessione profondamente spirituale.
Dopo Un medico perfetto, ecco... la cura perfetta!
Buona lettura. 

LA CURA
Sono le 3.48 di domenica mattina, esco dalla discoteca di miei sogni, un mondo sempre affollato, dove molte persone vengono a cercarmi, dove in molti mi rivolgono la loro richiesta di aiuto. Esito un momento, non è troppo presto per alzarsi? No, è l’ora giusta…
Così verso le quattro invio un messaggio su whatsapp al mio gruppo: “Buongiorno, chi si alza con me?” Nessuna risposta, quasi a voler indicare che quando ci si risveglia i passi sul cammino sono i tuoi, la ricerca è la tua, il sentire è il tuo…
Si, mi sono risvegliato presto, mente lì fuori tutto il mondo dorme e nel silenzio ho ringraziato per il mio caffè e le fette di pane tostato con marmellata… Mi piace sentire il profondo silenzio della notte e delle prime ore del mattino… è una sensazione che poi all’alba svanisce e che ha in se qualcosa di magico. Non so ancora di cosa parlerò con Lui, cosa affiorerà in me, di cosa parleremo questa mattina o forse sì… la malattia, un tesoro per l’anima.
Negli incontri di meditazione e preghiera di Ho’oponopono Cristiano®, è frequente che qualcuno chieda di pregare per la guarigione di una persona. La bellezza della preghiera che diventa canto nell’anima, unita al desiderio di aiutare, mi spinge sempre a dire di sì: così preghi-AMO assieme, assieme DONI-AMO il nostro amore, assieme ricevi-AMO i doni dell’amore, assieme ci per-DONI-AMO.
L’essere uniti assieme nell’amore per invocare l’aiuto e la guarigione divina è sempre un’esperienza magnifica. Ritorno con il pensiero all’ospedale, dove poche ore prima mi sono recato a visitare una parente, è ricoverata da più di due mesi. Una pesante operazione durata quasi nove ore. Una donna paralizzata dalla malattia e che non vuole guarire. Le ferite della sua anima sono grandi. Chiede solo di morire. Non vuole tornare a casa. Vuole solo togliere il disturbo e lasciarsi andare, non essere più di peso per nessuno. Andiamo a trovarla tutte le settimane e immancabili le lacrime sgorgano dai suoi occhi e toccano la mia anima.
Posso capire il perché di tanta sofferenza e posso capire il suo desiderio di una “Casa diversa”, una Casa dove ci sia solo pace e amore. E’ l’unica strada che intravede per fuggire alla violenza domestica e ad una vita piena di dolorose memorie. Così questa donna che non vive nessun credo ripete solo: “Chiedo solo che Gesù mi prenda”. E’ difficile esprimere quello che provo, peso le parole, mi ascolto. Il mio non vuole essere un accanimento terapeutico, osservo solo quello che accade. Osservo la sua presenza nella mia vita e so che una parte del mio essere sta cercando la guarigione attraverso questa esperienza.
Praticare l’Ho’oponopono Cristiano® significa elevare ogni forma di consapevolezza, riconoscersi nell’altro, guarire attraverso l’altro, amarsi attraverso l’altro, donarsi attraverso l’altro. Di tanto in tanto si innesca la mente ed escono fiumi di parole banali per cercare di sollevare il morale a questa donna, per invitarla a mangiare, a riprendere le forze.
Ma ora che sono nel mio silenzio, mi accorgo dell’inutilità di queste chiacchere. L’amore non ha bisogno di nessuna parola, so che per guarire quella parte di me che questa donna, attraverso il suo dolore mi ha lasciato percepire, la mia pulizia dovrà essere costante, la prescrizione di una cura d’amore dovrà essere rigorosa.
Nessuno sgarro.
Nessuna possibilità d’errore.
Amore assoluto.
Gesù pensaci Tu, confido in Te, ti amo, grazie. 

Juan Segundo

3 commenti:

  1. Assistere alla sofferenza altrui è la prova più difficile e dolorosa. Ti chiedi sempre perché la persona che ami debba soffrire così, perché non potrebbe semplicemente star bene o morire subito.

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    1. Sì, la sofferenza resta e resterà sempre un mistro, finché la nostra mente ragionerà come ha imparato a fare finora. Io non saprei dare una risposta a chi mi chiedesse: perché si soffre? e anche se balbettassi qualche parola sono sicuro che non convincerebbe nessuno.

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  2. Grazie per le vostre riflessioni, grazie...

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