Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

giovedì 22 maggio 2014

La Trasmutazione (di Nicola Rachello)

Oggi Nicola Rachello affronta per noi un argomento importante e difficile: la dipartita delle persone care.
È da sempre esistito il tabù della morte nella nostra cultura cristianizzata, perché le chiese che ci hanno trasmesso la Parola del Signore Gesù ci hanno (colpevolmente e scientemente?) hanno tenuto nascosto il vero volto della vita: un continuum di perfezionamento, di pacificazione dei contrasti, di tensione verso l'Uno di Dio.
E in questo percorso, per quanto accidentato, la morte, ogni singola morte (nostra e di chi viaggia con noi), è un solo un bivio, uno scambio che porta la nostra locomotiva su un altro binario, sempre più vicino alla Stazione d'arrivo.
Invece la nostra cultura ci ha mostrato la morte come la fine: se hai vissuto in un certo modo è fatta, se hai sgarrato... beh non ti resta che sperare nella clemenza della corte!
Nicola tratta la morte da un punto di vista ancora diverso, chiedendosi quanto noi aiutiamo o tratteniamo le anime di chi ha terminato questo tratto di vita facendoci compagnia.
Non voglio aggiungere parole a parole e vi lascio alla riflessione sua e del suo
Ho-oponopono Cristiano.


LA TRASMUTAZIONE.
Forse è troppo presto per scrivere o forse no…
Echi di lontane memorie, sofferenze da trasmutare in gioia.
La vita è vita sempre al di là di ogni confine, al di là di ogni vestito che è il corpo fisico che indossiamo.
Sono le 17.30 di domenica pomeriggio. Squilla il telefono di casa. Dall’altra parte un carissimo amico in pensione. La sua voce è sempre ferma e sicura. Mi chiede di sedermi e appoggiarmi. Penso ad uno scherzo del mio buon vecchio amico… Così prendo la sedia e di appoggio al mobiletto del soggiorno dove c’è il telefono. Dimmi caro… sono seduto e appoggiato. “Mia figlia è morta, il suo cuore si è fermato”. Non trovo parole, non so cosa dirgli come essergli vicino, come sostenerlo…
Il lutto, la perdita di una persona cara apre sempre le porte al dolore, alla sofferenza più lancinante anche quando a lasciare il corpo non è un nostro congiunto. Che grande dono di Dio è la sofferenza. Ma il dono più grande è la possibilità di trasmutarla, di aprirsi a livelli più elevati di consapevolezza, di aprirsi alla gioia. Lasciare il corpo è un ritorno verso Casa, verso quella purezza che è amore incondizionato, che è abbraccio, calore, gioia. La tristezza è sempre per chi resta, soffocato da quel dolore che spesso trattiene a noi quella libertà che invece dovremmo offrire alla persona che torna a Dio. Si, ne sono sicuro, ogni anima torna a Dio e vive in eterno.
Ecco, allora parlo per me, per chi resta. Ero un bambino di tre anni quando mio padre tornò alla Casa di Dio. Questa donna, invece, lascia un figlio di otto anni. Mi chiedo cosa vuole Dio da me in questa situazione, per questo decido di chiederglielo direttamente, è Lui che me lo ha suggerito: “Perché non me lo chiedi? Perché non ti rivolgi a me quando vuoi conoscere la mia opinione?” Così dico: “Cosa mi chiedi? cosa vuoi da me? cosa posso fare in questa situazione?”. “Da te non voglio proprio nulla, a te non chiedo proprio nulla se non la tua felicità”.
Per essere felice, per capire il valore di questa grandissima esperienza, devo operare seguendo gli insegnamenti che ho rimembrato, che ho ricordato in me, che ho ritrovato nelle mie letture, nei corsi che ho frequentato. Tutto mi ha preparato a ricevere questo grande dono che è il potere della trasmutazione.
Raccolgo l’eredità del Cristo, raccolgo il suo insegnamento, la sua maestranza e ogni giorno mi applico al meglio per condividerla, per seguirla, per scovare dentro me ogni anfratto di dolore e trasmutarlo in luce. Parlo al mio bambino interiore. Vivo le parole di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me”.
Non voglio citare versetti, non è questa la lezione di un maestro, ma il totale abbandonarsi. Così eccomi: “Gesù confido in Te, questo è il mio bambino, questa è la parte di me che ha provato dolore e sofferenza, ora con te c’è gioia e perdono”.
Si, so che è così, anche quando si tratta di lasciar andare una persona a Dio.
“Creatore Divino, hai chiamato a te questa persona a me così cara, mi dispiace, ti prego perdonami, ti amo grazie”. “Desidero onorare la vita, sempre… desidero trasmutare il dolore in gioia, desidero seguire la via della preghiera perché questa mi conduce fino alla tua Casa ricolma d’amore. Grazie, grazie, grazie”.

Juan Segundo

3 commenti:

  1. Nessuna parola si può aggiungere caro Nicola! Hai già detto ben chiaro che cosa è Amore nella sofferenza! Ma quale sofferenza? Dio è Amore, Dio è Gioia, Dio E'! Noi umani ancora non abbiamo interiorizzato il Distacco! Che poi non è un distacco è un ritorno nella propria Vera Casa! Noi questa Vera Casa nella nostra dualità umana non la percepiamo ma siamo tutti nella Vera Casa....ancora non abbiamo La Consapevolezza e allora soffriamo!!!! Tutto è Amore, Io sono il Tutto, io sono Amore...qualcuno ha scritto!!!! Grazie Marzia

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    1. Grazie, Marzia, per il tuo commento. Prendere coscienza del Tutto in cui ci muoviamo, esistiamo e siamo (come dice Paolo) vorrebbe dire aver raggiunto la pienezza dell'essere e quindi aver terminato il nostro viaggio terrestre.

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    2. Mi piacciono le vostre parole, grazie, grazie, grazie...

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