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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

lunedì 12 maggio 2014

Piccolo racconto per il Bambino Interiore (di Nicola Rachello)

Questa mattina avevo in previsione di pubblicare un mio articolo, uno di quelli pallosi, pieni di citazioni e sentenze. 
Poi, per fortuna, apro la posta e trovo un altro dono di Nicola Rachello, un altro gioiellino dei suoi per tutti noi.
Chi sarà l'aquilotto del racconto? E il fattore? E in quali cieli volerà il piccolo? 
Buona lettura!

Piccolo racconto per il Bambino Interiore.
Tutti noi alla nascita, siamo un po’, chi più chi meno, come quell’aquilotto che un uomo fece nascere, covato assieme alle uova di una gallina. Quando il suo uovo si schiuse, il neonato si credette un pulcino e si nutrì del grano gettato nell’aia della fattoria.
Nei momenti in cui alzava gli occhi al cielo, il volo di maestosi uccelli lo riempiva di orgoglio e desiderio di volare. Si, desiderava volare. Desiderava aprire le sue ali e sentirsi fiero di spiccare il volo, ma nessuno dei pulcini dell’aia sapeva farlo.
Un giorno il fattore che ne aveva raccolto l’uovo in montagna, decise di riportare l’aquilotto nel suo ambiente naturale. Durante il tragitto, il giovane aquilotto osservava, con ammirazione, il volo di tantissimi altri uccelli. Il suo cuore palpitante esprimeva un unico desiderio: “Voglio volare, desidero anch’io la libertà del mio volo, sentire la freschezza dell’aria tra le mie piume, odorare i profumi della montagna, bearmi al calore del sole”. Nella sua immaginazione mai avrebbe creduto che di lì a poco il suo desiderio si sarebbe avverato, che le sue meravigliose ali si sarebbero spiegate e anche lui avrebbe volato.
Spento il motore, giunto ormai nei pressi della vetta della montagna, il fattore scese dal suo furgoncino, prendendo con sé la gabbia del giovane aquilotto. Parlandogli con dolcezza lo esortò ad avere fiducia, a credere in se stesso, poteva farcela!
Quando la gabbia si aprì, il calore delle mani del fattore trasmisero un senso di sicurezza e protezione al giovane aquilotto che, seppure frastornato dal viaggio, si sentiva incoraggiato e spinto a superare ogni suo limite.
Quando le braccia dell’uomo lo sospinsero con forza verso l’alto nel cielo e le sue mani si aprirono, gli occhi del giovane aquilotto videro la profondità dell’immensa vallata, alberi maestosi e ovunque una straordinaria bellezza.
Le ali dell’aquilotto si aprirono e maestoso fu il suo volo.
In un attimo di silenzio si poté percepire solo il suo canto che riecheggiava nell’aria esprimendo la sua gratitudine.

Juan Segundo

14 commenti:

  1. Questa mi è piaciuta davvero tanto.
    Non è specificato e non ho capito se il pulcino, nella seconda parte è cresciuto,
    perché se è così, il significato che ho appreso è che "ogni cosa ha il suo tempo, basta solo
    crederci, ed attendere"

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    1. Certamente! chi nasce per essere un'aquila, con la sua forza, la sua sagacia, la sua bellezza, difficilmente si troverà bene fuori dal suo ambiente, sentirà sempre che qualcosa gli va stretto. E ogni anima è un'aquila, fatta per i luoghi aperti. liberi. E appena avrà riconquistato la libertà potrà spiccare il volo come se avesse sempre fatto così!

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    2. Infatti mi è piaciuta molto perché mi ci sono immedesimato.
      Bisogna analizzarsi e capire qual è lo spazio adatto ove spiccare il volo. A volte ci accade di stare all' aperto, nel luogo migliore dove volare liberamente, ma non ci riusciamo e pensiamo che la colpa sia del dove ci troviamo.
      Quando divieni un' aquila consapevole, saprai come, dove e quanto volare.

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    3. perfettamente! peccato che io soffra di vertigini... ahahahahah!!!!

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    4. Ciao Daniele sono Nicola Rachello si nella seconda parte il pulcino è diventato un giovane e vigoroso aquilotto. Grazie Daniele per le tue riflessioni che invitano a voli più elevati in cieli liberi.

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    5. Sì, era la cosa non chiara. Se dalla prima parte alla seconda passa un lungo tempo,
      il messaggio che si legge è chiaro ed invita a combattere ed attendere che si raggiunga l' obiettivo. Al momento giusto.

      Ciao Nicola!

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  2. È sufficiente spiegare le ali e cominciare a volare... fiducia in se stessi... consapevole di avere avuto uba guida speciale. .. è così che mi fa sentire, è così che mi sono sentito... grazie juan segundo. .. bellissimo...

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    1. Il grazie, naturalmente, va a Nicola che sa sempre cogliere le sfumature, quelle che fanno di una semplice esistenza, una vita vera. Sì, avere le ali e non usarle produce in noi una mancanza di fiducia in noi stessi, una perdita di libertà e di energia che non aiuta né noi né quelli che sono stati messi sul nostro cammino. E spesso c'è bisogno di qualcuno che, anche se sentiamo in noi la mancanza di quel quid, la nostalgia di un'altra vita, ci fa spiccare il volo.

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    2. Grazie Andrea, sono Nicola Rachello, felice che anche tu abbia potuto spiccare il tuo volo. Pace dell'Io.

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  3. Mi sono sempre sentita un'aquilotta che vuole prendere il volo....ma si sente bloccata dalla materia, dalla fisicità!!! Eppure qualcuno mi ha detto che la materia è importante per l'Anima! Ebbene accetto! Sai come? Quando il Corpo si è fatto sentire che lui è tutt'uno con l'Anima ed allora sentirlo nei muscoli nel sangue che corre nelle tue vene nel cuore che batte comprendo che l'Anima ha bisogno del corpo x esprimere il proprio IO Sono!!!

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    1. Bellissima esperienza! In effetti il corpo tende a costringere l'anima e ci vuole una grande saggezza a far si che esso sia strumento dell'intimo. Ma quando ci si riesce, i risultato sono strepitosi! (chi sei? lascia anche la tua firma!)

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    2. Mi chiamo Marzia Cortese, ho firmato con Anonimo perchè nn so tanto esperta di computer! Ebbene si , sto vivendo, ancora adesso una forte esperienza con il Corpo e Anima, ma è dura! Mi sono sempre proeiettata verso l'Anima e poco il Corpo, ed ora anzi adesso il Corpo si fa sentire! Ma , francamente nn mi sento Saggia! ( anche se tu nn sei il primo che me lo fa notare!) Anzi, devo dire che le tue parole..far si che esso sia strumento dell'intimo......mi ha molto colpito! Grazie comunque e Nicola mi conosce molto bene. Namastè Pace dell'IO

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    3. grazie per esserti presentata, Marzia! Il mio dire sulla saggezza, non voleva di certo essere offensivo nei tuoi confronti, né in quello di altri. Penso che si sia saggi per quel che possiamo e sappiamo, e quello è sempre il massimo! Poi magari cresciamo ancora, ma la saggeza che abbiamo raggiunto è quella che possediamo, che non è né troppa né poca: è la nostra! Il corpo non è un demonio da combattere, è un guscio che permette alla nostra anima di essere su questa terra, con tutti i suoi limiti. Spesso ci limita perché lasciamo che... altri ne prendano possesso. Ma se lo sappiamo "abitare" in modo equilibrato, senza troppe punizioni e troppi zuccherini, penso che farà un ottimo lavoro! Buona giornata!

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    4. Juan con le sue parole e la sua esperienza, coglie sfumature sottile che portano a integrarci e percepirci nella nostra divina essenza. Grazie Marzia e grazie a tutti voi che seguite questo blog, con grande affetto. Pace dell'Io.

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