Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

venerdì 19 dicembre 2014

A scuola di Ho'oponopono: seconda lezione (di Nicola Rachello)

MORRNAH 1
Morrnah Simeona
E dopo la prima, ecco la seconda lezione a scuola di Ho'oponopono, pubblicata sempre sul sito di Nicola Rachello.


A SCUOLA DI HO’OPONOPONO - LEZIONE N° 2

Per chi ha letto la prima lezione, continua ora il dialogo con il mio nuovo amico di riflessioni. Ecco cedo di nuovo a lui la parola: “Poi ho ancora delle domande basilari. Ci sono diverse interpretazioni dell'Ho'oponopono. Anche se è stato detto praticamente di tutto, di fatto nessuno chiarisce con esattezza cosa bisogna fare per risolvere un problema. Facciamo l’ipotesi che io venga dalla giungla e non creda in niente, che ogni parola per me sia priva di significato, che non creda in nessun divino, che per me l'amore è una parola che serve a scrivere le poesie. Cosa dovrei fare per risolvere un problema? Per me credere è un atto mentale. La fede è nel cuore. Ma non c'è niente che si possa fare per averla. Dunque?
A chi devo rivolgere il mantra? Mabel Katz afferma che non si sa a chi ci si sta rivolgendo, bisogna ripetere le parole e basta. I Josaya hanno eliminato il divino esterno dall'equazione e affermano di dirlo a se stessi (un grosso paradosso dato che parlano sempre che tutto è uno e poi facendo cosi il mantra si crea una divisione, due me stessi, uno che dice il mantra e l'altro a cui è riferito, diventando cosi un atto egocentrico). Joe Vitale sottolinea in ogni suo libro che va riferito alla divinità anche se però la sua spiegazione è incoerente dato che parla di un divino assoluto esterno a volte e altre volte parla della divinità interiore (anima o superconscio). Poi c'è la questione del bambino interiore. Spesso in alcuni scritti si trova che bisogna riferirsi a lui. E poi in ultimo c'è il dr Len che praticamente insegna a dirlo a chiunque, al cibo o ad ogni cosa che lui intenda pulire. Smentito poi da Joe Vitale e Mabel Katz (suoi allievi) che dichiarano specificatamente che non va detto agli altri o a qualcosa di esterno”.
Ora inizia la seconda lezione, ma poiché non voglio commettere errori e ricordandomi che sempre tutto è perfetto mi avvivino alla porta di Dio e busso. Toc… toc… mi mancava questo rituale, questa intimità e sono grato a questo nuovo amico che mi ha scritto, perché mi permette di viverla ancora e di sentirla sempre più mia. Questa volta la voce risponde: “Avanti”, sono sicuro che sarà un bel confronto che parleremo di cose ‘toste’. Allora sono pronto, iniziamo. Non sono convinto che sull’Ho’oponopono sia stato detto tutto, certo è stato detto moltissimo, forse troppo ma tutto NO. Telefonicamente ci siamo parlati, questo nuovo amico ed io. Un’ora al telefono, una telefonata fiume, terminata non perché ci fossimo detti tutto, ma per dare ad entrambi il tempo di riflettere. Ho spiegato al mio interlocutore che Morrnah Simeona, abbandonando completamente l’ancestrale teologia politeistica dell’arcipelago hawaiano, visse la rivelazione di un Dio unico e propose quindi una RIVOLUZIONE INTERIORE, un nuovo modo di pregare, di amare Dio e se stessi, un modo nuovo per parlare con il Creatore Divino, sapendo già che ogni preghiera era stata ascoltata, che la trasmutazione era già avvenuta. Così frase dopo frase ci spostiamo nell’analisi del successo a livello mondiale dell’Ho’oponopono ed io gli spiego che è dovuto al fatto che in molti considerano l’Ho’oponopono ‘a-religioso’, ma compatibile con qualsiasi religione o filosofia.
In realtà ribadisco che l’educazione religiosa di Morrnah Simeona fu di chiara matrice cristiana (cattolica e protestante), tant’è che tra le sue preghiere affiorano anche versetti del Vangelo. Dopo aver ascoltato le mie parole il mio interlocutore mi dice che per lui l’Ho’oponopono è una religione bella e buona e devo dire che fa gol, sfonda la mia difesa, abbatte tutte le mie argomentazioni, posso solo dichiararmi d’accordo con lui. Si l’Ho’oponopono è religiosità, preghiera, fede, totale affidamento a Dio. E con me stesso non posso far altro che ammettere di non aver mai trovato una religione più bella! I lettori e le lettrici sono sicuro capiranno il senso delle mie parole: il tempio, la chiesa siamo noi, la celebrazione e la gioia è dentro di noi. Dio lo si incontra nello spazio interiore, nel silenzio, nella meditazione e nella preghiera. Il culto è la nostra preghiera.
Ihaleakala Hew Len

Così ora devo rispondere alla classica domanda da un milione di euro, ovvero cosa devo fare per risolvere un problema. Torno a ribadire che la gratitudine, il ringraziamento perché Dio ci ha già pulito e liberati da questo problema è un ottimo inizio. L’approccio pieno di tenerezza e amore verso il mio bambino è una buona base sulla quale procedere con il mio lavoro di pulizia. Viene poi la recitazione delle mie preghiere con fede, con abbandono, con la certezza che tutto è già purificato e ancora l’accettazione totale e incondizionata della mia difficoltà o problema. Se ti posso amare, se trovo in te problema anche una parte infinitesimale che posso amare e accettare il gioco è fatto! Non sei più un problema sei un’opportunità ancora una volta per ringraziare e benedire. Resta infine il taglio di tutti quei filamenti energetici che mi legano a memorie e sofferenze. Reciderli e affidarli a Dio, cambia immensamente la situazione. Ti posso dire caro amico che così ho risolto tantissime situazioni e per chi ha letto la prima lezione ora sto scalando la mia montagna e costi quello che costi, voglio arrivare alla meta! Non me la sento di darti ora caro amico una risposta per Mabel Katz, per i Josaya o per Joe Vitale ma il mio sentire è molto vicino a quello del dr. Hew Len.
Il Divino è percepibile ovunque, quando ti calmi e fai un po’ di silenzio. Quanto più rispetto possiamo offrire alla vita e a tutto quello che ci circonda, se ne riconduciamo l’essenza a Dio! Così porto amore, devozione e riguardo per tutto quello che mi circonda e per te che sei mio fratello e che sai onorare la mia opinione così come io onoro la tua. Abbassiamo le armi, giù le pistole, giù tutti i proiettili veri e quelle parole che sanno ferire e uccidere come le pallottole. Perdonami se non ho riconosciuto Dio in ogni cosa prima di questo momento e un grazie infinito, senza confini di spazio e tempo, per avermi aperto gli occhi e il cuore.

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