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La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 20 dicembre 2014

A scuola di Ho'oponopono, terza lezione (di Nicola Rachello)

Occhio1È sabato, ma siamo ancora in classe, a scuola di Ho'oponopono, per la terza lezione del "professor" Nicola Rachello.
Ancora dubbi da chiarire e domande a cui rispondere.
Buona lettura!
 
A SCUOLA DI HO’OPONOPONO – TERZA LEZIONE

Care lettrici e lettori, se avete seguito le prime due lezioni di A SCUOLA DI HO’OPONOPONO eccoci alla terza. Sto conversando piacevolmente con un nuovo amico di Facebook che mi porta a scoprire nuovi punti di vista, a considerare le cose in un modo per me nuovo, ma non nuovo al mio cuore. Così ora vi riassumo un pochino quanto detto e approfondisco ulteriori aspetti. Nella seconda lezione abbiamo disquisito di come la mente occidentale dorma sonni tranquilli, considerando l’Ho'oponopono qualcosa di poco impegnativo, un’occupazione piacevole che distoglie la mente da preoccupazioni e pensieri. Soprattutto la grande tranquillità, inganno degli inganni, il sostenere in modo unanime che non sia una religione. L’Ho’oponopono, viene comunemente affermato, vive della sua ‘a-religiosità’ e per questo chiunque lo può praticare. Insomma è compatibile con qualsiasi credo. Avviciniamo ora un pochino la lente, e mettiamo più a fuoco questo punto.
Molte persone credono che l’Ho’oponopono sia solamente recitare un mantra, che infondo non si richieda di credere in nulla, o perlomeno non in qualcosa di specifico. In realtà, il fatto di credere in un Divino a cui fare riferimento, lo contestualizza come una religione. Così il mio amico si chiede: “Se non devo credere in nulla perché comunque il credere sarebbero dati mentali che andrebbero comunque puliti, allora perché dovrei fare pulizia? Tutta la storia della filosofia che ci sta dietro, o qualsiasi cosa si possa dire a riguardo non è forse un credo e dunque una religione? Se diciamo che tutto è Uno, non è forse un credo, un dato mentale? Se diciamo che tutto è Amore non è forse un credo e dunque mentale?” Le sue parole sgorgano dal desiderio di percepire con il cuore, di sentire. Telefonicamente mi dice: “Ciò di cui ho fatto l’esperienza non ho più bisogno di crederlo perché l’ho vissuto, ora ho fede, ora ne ho l’assoluta certezza”. Egli scinde il credere dalla fede, perché il credere presuppone di non aver ancora avuto l’esperienza ed è quindi una necessità, talvolta un obbligo. Se ho la necessità di credere, ho anche bisogno di una guida esterna, di qualcuno che mi guidi, che mi conduca fino all’esperienza e, aggiungo io, per molte religioni, di qualcuno che la viva al posto mio e quindi credere alle sue parole.
Ecco allora che credo in ciò che non ho né vissuto né provato. Al giorno d’oggi però il rapporto con Dio non è più delegabile, non sì può più chiedere a qualcuno: “Dimmi cosa devo pensare a riguardo?” Non si può più chiedere se è giusto o sbagliato il mio modo di percepire, di sentire, di vivere la mia fede. Ora parlo di fede, non più di credere, perché l’esperienza di incontrare Dio è esperibile per ogni uomo. Dio ci viene incontro ogni giorno. Questa potrebbe essere una lezione molto breve ma dal valore inestimabile. L’Ho’oponopono celebra la tua Divinità caro lettore, l’aver scoperto in te la tua fede, la tua maturità dell’Essere, la tua completezza. Così in te hai riconosciuto il Creatore Divino, il Padre, la Madre e il Figlio, tutta la tua famiglia. Ma la lezione non è finita busso più forte! Ecco la Voce del Divino Creatore: “Qual è il senso di questo bussare figlio mio, te lo sei chiesto?. Il rumore della tua mano ogni volta che hai colpito la mia porta si è fatto più forte, quasi assordante.
Ti risveglia questo rumore?”. “Si, Creatore”. Apro gli occhi e comprendo la tua volontà, un rapporto autentico e diretto con te. Ognuno di noi sarà il sacerdote, colui che riconosce il sacro in sé e lo vive, per tornare nell’integrità della tua Casa, festeggiato, onorato e celebrato, perché ha raggiunto la libertà da ogni forma di schiavitù,e in primis la libertà di pensiero. Così tu caro lettore, come sacerdote, detentore della tua sacra e divina essenza, pulirai da solo le tue memorie, libererai il tuo bambino da ogni forma di schiavitù e peccato. Peccato è stato credere che qualcuno potesse farlo per te, che qualcuno potesse assolverti ossia cancellare le tue memorie. Ma in te non vi era nessuna colpa, dunque assolverti di cosa? E poi perché delegare a qualcuno tutto questo processo? Chi può conoscerti meglio di te stesso? E’ per questo che in te è stata riposta la Madre la polarità femminile della consapevolezza, perché tu non perdessi mai la strada di Casa. Per questo in te è stato riposto il Padre, la polarità maschile della volontà. Tu come Bambino dovevi semplicemente tornare a me puro di cuore, consapevole di aver riportato a Casa la tua Famiglia. Il mio abbraccio, mio quale Creatore Divino, sarà la gioia più grande per entrambi.

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