Visualizzazione post con etichetta Una gita fuori porta per il commissario Bacone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Una gita fuori porta per il commissario Bacone. Mostra tutti i post

martedì 17 aprile 2012

Racconto a puntate: Una gita fuori porta... (IV e finale travolgente)

Una gita fuori porta per il commissario Bacone

Suzuki 1300 B-King:
sedotta e abbandonata
Il giovane Guerrini emise una specie di lamento, ma non disse niente.
Guerrini padre imbocco il vialetto e prosegui per una cinquantina di metri, percorrendo una stradina sterrata in mezzo a due filari di salici. La strada curvava all'improvviso sulla destra e rivelava un casolare a due piani e, a una decina di metri di distanza, un'altra costruzione bassa che sembrava essere un granaio o qualcosa del genere.
Parcheggiarono poco distante dalla porta di casa.
Sullo spiazzo c'era un vecchio modello di moto, probabilmente degli anni '50 o’60 o ‘70 (avrete capito che Bacone non era un esperto), color verde militare, che sembrava appena uscita dal carrozziere, lucida e scintillante; persino le ruote parevano appena lavate col liquido per ravvivare la gomma.
Poco distante, appoggiata ad un albero, un'altra moto, che invece sembrava abbandonata lì da tempo. Era coperta di polvere e aveva la ruota anteriore a terra.
Benny, vedendola, proruppe in un sonoro "Uau!" e dopo qualche secondo, scendendo dall'auto, esclamò con la gioia e la meraviglia di un esperto:
"Una Suzuki 1300 B-King GSX! Cavolo!"
Bellagamba era sceso anche lui nel frattempo e aveva raggiunto il ragazzo davanti alla moto. Si grattò la testa, poi chiese a Benny:
"È una moto famosa questa?"
"Famosa? Questa e' un mito!” s’infervorò Guerrini junior. “Certo se non sei un motociclista vero non fa per te. Qui bisogna essere tosti per guidarla, ma se hai le pa… se ci sai fare, insomma, la strada la divori!”
“Lui se ne intende, ve l’avevo detto!” intervenne orgoglioso Guerrini padre.
Tutti adesso erano scesi dall’auto ed erano presi dalla vista della moto.
“E quanto costa una cosa così?” chiese il commissario Bacone.
“Eh beh, ci vorranno sui quatt… facciamo anche quindicimila euro.”
Bellagamba emise un fischio. Poi sembrò accorgersi dello stato in cui era ridotta.
“Però, buttare così 15 mila euro! Guardate com’è messa! Pare abbandonata!”
Bacone si girò verso l’altra moto, quella sullo spiazzo.
“Quella, invece, mi sembra tenuta come si deve.”
“Che moto è?” chiese Tim Guerrini, avvicinandosi con tutto il gruppo.
Scooter Malaguti 48 - 1965:
l'amore di una vita!
Benny la squadrò a dovere. Poi con tono professionale enunciò:
“Malaguti Scooter 48. Motore Morini 2 tempi 48 cc. Tre marce. Anno 1965, forse ’66.” Sembrava soddisfatto della lezione appena impartita.
D’un tratto Bellagamba intervenne.
Guagliò, ma dobbiamo andare a vedere ‘sta cosa dei pacchi o passiamo la mattinata a guardare le moto?”
Francesco Bacone e Tim Guerrini raggiunsero la porta di casa e suonarono il campanello.
Una serie di voci, due forse tre, provenivano dalla casa e sembravano parlare concitatamente.
Bacone capì che il fracasso doveva aver coperto il suono e scampanellò di nuovo.
Poi ancora una terza volta, finché non si sentì qualcuno scendere precipitosamente
dalle scale e fermarsi dietro la porta.
"Che siete venuti a fare? E chi siete? No, rispondete prima alla seconda domanda. Ecco, ora ricapitolo così ci capiamo meglio. Allora: chi siete e cosa volete?"
"Sono Tim Guerrini, del posto di polizia di... "
"Non ho tempo ora. Mi chiami in questura e verrò. Forse domani!"
Guerrini stava per ribattere ma intervenne Bellagamba:
"È per i pacchi non consegnati, volevamo... "
Un panama e una camicia a fiori apparvero all’improvviso. Avvolgevano l’uomo che aveva aperto di botto la porta e che urlò:
"Chi è stato? Perché l'ha fatto?"
Poi vide il ragazzo e puntò il dito contro di lui:
"E' stato lui?"
"Si calmi, dottor Mana... "
“Chi le ha detto che io sono il dottor Mana?” obiettò alterato anzicchè no.
“All’ingresso del vialetto c’è l’indicazione col nome Davide Mana, perciò… “
“Le cose non sono sempre così consequenziali come sembrano, caro signore… “ arrossò l’uomo, puntando questa volta il dito verso il commissario Bacone che era intervenuto.
D'un tratto ripresero a sentirsi le voci di prima, che interruppero l’uomo:
"Non può entrare di là, ma non vede che è stretto!"
"E lei provi da dietro, di là forse non fa resistenza!”
Il gruppo fuori dalla porta si guardò con aria interrogativa.
"Abbiate la bontà di tacere, orsù, signori!" esclamò Davide Mana rivolto a qualcuno che sembrava trovarsi in un posto in cima alle scale. Quindi riprese:
"Comunque sì, sono Davide Mana. Allora, avete preso lo sfaticato che non effettua le consegne?"
"Veramente prima volevamo alcuni chiarimenti da lei, dottore" intervenne ancora Bellagamba.
“Senta, io non ho tempo da perdere. Se ha risolto la questione dei pacchi, bene, altrimenti… ”
Le ripeto che non ho la potenza di tiro da quell’altezza, ingegner Ciambotti!” ancora una voce da in cima alle scale.
E allora modifichi i parametri di forza o cambi arma, professor Baracca!” rispose l’altra persona che doveva essere con lui.
“Professor Baracca! Ingegner Ciambotti! Per piacere! Abbiate un attimo di pazienza e arrivo!” esclamò sfastidiato il dottor Mana volgendosi verso dove provenivano le voci.
“Il professor Baracca e l’ingegner Ciambotti!?” esclamò meravigliato Benny. “Baracca e Ciambotti quelli di Una notte da circo?"
“Sì, perché, li conosce?” questa volta fu Davide Mana ad essere stupito.
“Finalmente ho capito chi è lei! Non avevo ancora collegato il suo nome con quello della persona che conosco! Ma certamente che so chi è! Ho letto tutti i suoi resoconti sulle loro avventure! E scommetto che state facendo qualche gioco di ruolo!”
“Veramente… sì” ammise Davide Mana col tono di chi è indeciso se confessare un crimine. Ma si riprese immediatamente: “Stiamo cercando di migliorare il quarto livello di Lo zoccolo di ghiaccio”.
“Ganzo! Lo zoccolo di ghiaccio! Siete riusciti ad arrivare al quarto livello!” deliquiò Benny.
“In verità noi lo stiamo riscrivendo in vista di una partita che si svolgerà… ma perché? Lo conosci?” cambiò nuovamente tono il padrone di casa, questa volta più sull’interessato.
“Certamente che lo conosco! Lo stiamo giocando da molti mesi con i miei amici.”
“Non mi avevi mai detto che facevi cose del genere!” intervenne Tim Guerrini.
“Ma papà, è solo un gioco!” giustificò il ragazzo.
“È un gioco, è un gioco. Stia tranquillo, signore” lo tranquillizzò il dottor Mana.
Tim Guerrini non sembrava per niente tranquillizzato dalle rassicurazioni del padrone di casa, specie tenendo conto del personaggio che aveva davanti.
“Ma se è un gioco perché si sentono queste urla? E poi che vuol dire: provi da dietro che fa meno resistenza? A me pare una cosa equivoca. Comunque non mi è chiara!”
Davide Mana guardò con aria sconsolata il poliziotto da sotto la tesa del panama. Poi scrollando la testa si rivolse a Benny:
“Ragazzo, spiegagli tu di cosa si tratta.”
“Ma non pensarci nemmeno!” reagì piccato Tim Guerrini, che all’improvviso si ricordò del ruolo che ricopriva, come genitore e come poliziotto, e che lo costringeva a tenere un comportamento contegnoso.
“Ma papà! Ti assicuro che è soltanto un gioco. Si tratta di una battaglia fatta con soldatini e dadi e il signore qui sta cercando di spiegarti che si parla di eserciti che cercano di sfondare le linee nemiche… “
Tutt’un botto si sentì uno scatafascio provenire dal piano di sopra. Un rumore di piccoli oggetti caduti a terra e poi un tonfo di qualcosa di più pesante. A seguire, un bisbiglio di voci concitate.
“Ecco, lo sapevo!” Commentò Mana. “Non li posso lasciare da soli neanche per un istante senza che quei due ne combinino una delle loro!”
Poi, come tagliando corto una discussione che sembrava annoiarlo, si rivolse nuovamente al ragazzo:
“E tu come pensavi di risolvere la cosa? Quella dello sfondamento, dico.”
“L’altra notte ho pensato che se si prova ad attaccare l’ala sinistra e contemporaneamente… “
Davide Mana fece qualche passo indietro verso la scala e poggiò un piede sul primo gradino. Poi tornò a guardare il ragazzo.
Ti piacla zuppa di jalisco?”
“ Ehm … Cos’è?”
“Benissimo! Tu mi sembri avere le idee chiare!” esclamò Mana che non sembrava essersi reso conto della risposta del ragazzo. “Andiamo, c’è un sacco di lavoro da fare!” decretò dirigendosi verso i gradini.
“Dottor Mana, aspetti!” intervenne Tim Guerrini che non aveva ancora afferrato veramente quello che stava succedendo. “E la questione della consegna dei pacchi?”
“Ma cosa vuole che me ne importi dei pacchi! Di questo parli con Max Giusti!” sbotto l’uomo ormai a metà scala. “Su, ragazzo, animo, seguimi!”
Benny si girò un attimo verso il gruppo sulla porta, fece un gesto con le braccia allargate a palme in su che voleva dire: avete capito allora quali sono le cose importanti della vita! Che ci posso fare! e poi si precipitò dietro l’uomo col panama.
Il gruppo dei tre poliziotti restò muto a guardare Benny e Mana scomparire al piano superiore.
“Max Giusti?” fece interrogativo Bacone rivolto a Bellagamba. L’agente rispose con un eloquente gesto: poi lei spiego.
Ma ingegner Ciambotti! Cos’ha fatto!” (nel frattempo la voce di Mana).
E quando uscite chiudete la porta! Che là fuori è pieno di furfanti e lestofanti! E non parlo solo dei politici!” Questa volta l’invettiva era rivolta agli uomini della legge.
I quali si scrutarono con l’aria di non aver ancora capito bene quello che era appena successo.
Poi Bellagamba guardò l’orologio; quindi si rivolse al commissario Bacone:
“A che ora è l’appuntamento per il pranzo col suo amico? Mi sa che si sta facendo tardi.”
Anche Bacone guardò l’orologio. Quindi concordò:
“Eh, ci siamo quasi, forse è meglio andare.”
“Dove?” chiese Tim Guerrini curioso.

(esterno casa)
Tre uomini gesticolano e parlottano tra loro. Poi salgono su una Simca 1000 arancio Coupé Bertone e si allontanano, uscendo di scena. Da lontano, nella direzione da cui è scomparsa l’auto, si sente una musica. Sembra un cantante neomelodico napoletano.

- fine -

(ringrazio Davide bodhisattva Mana per l'autorizzazione all'utilizzo del...  suo personaggio)

TIM

lunedì 16 aprile 2012

Racconto a puntate: Una gita fuori porta... (III)

Una gita fuori porta per il commissario Bacone

Prima la Prinz, poi la Ritmo 105
e ora la Simca 1000 Coupè.
Questa di chi sarà?
Benny bevve ancora un sorso della sua bibita.
“Dovevo consegnare una busta a De Franchi, che ha una villa cinquecento metri dopo quel casolare. Quando ho visto l’indirizzo ho cominciato ad aver paura e ho chiesto a qualcuno dei miei colleghi se ci andavano al posto mio. Ma nessuno ha voluto prenderla, neanche dietro pagamento di una piccola mancia. Allora ho pensato di saltare la consegna con una scusa, ma poi mi sono detto che era meglio non calcare troppo la mano con queste situazioni, perché i capi non sono tanto scemi e non ci mettono molto a prenderti di mira. Così mi sono fatto coraggio e ho imboccato la stradina. Ho chiuso tutti i finestrini, anche se faceva caldo, ma nonostante questo, a cinquanta  metri dalla villetta, ho cominciato a sentire strane urla che, avvicinandomi, sembravano risate  di animali, tipo una iena… capite quello che voglio dire?”
Benny aveva gli occhi rossi, spiritati, e continuava a girarsi ora verso l’uno ora verso l’altro dei presenti quasi a chiedere comprensione e appoggio. Poi, dopo un altro sorso di orzata, continuò.
“D’un tratto vedo qualcosa che mi attraversa la strada e inchiodo il furgone, ma quando guardo, questa cosa era già sparita.”
“Ma quanto era grossa?” domandò curioso Bellagamba. “ Più di una gallina, meno di una gallina?”
“All’incirca co… come una gallina” spiegò il ragazzo.
“Non sarà stata proprio una gallina?” suggerì Bacone.
Benny sembrò confuso:
“Beh, veramente… a ripensarci… potrebbe anche essere.” Il ragazzo si fermò un istante quasi a riflettere sulla possibilità suggerita dal poliziotto.
Poi riprese convinto: “Comunque riparto e vado a fare la consegna. Sulla strada del ritorno, sento nuovamente quei suoni strani e poi un rumore e qualcosa che si schianta contro il vetro. Non vi dico la paura!”
“E che era? Ti sei fermato?” domandò ancora Bellagamba.
Benny cominciò a muoversi sulla sedia, come se scottasse.
“Manco per niente! E mica ero scemo! Prima sono arrivato sulla strada comunale e solo dopo che sono uscito dal paese mi sono fermato.”
“E quindi?”
“Quindi cosa?”
“Cosa c’era sul vetro, no!?” quasi urlò spazientito Bellagamba.
Benny Guerrini a questo punto fece un’espressione di chi è preso in fallo. Ma riuscì ugualmente a dire:
“Era stato un uccello. L’aveva fatta e aveva centrato il vetro.”
“E tutta questa storia per la cacata di un uccello?”  intervenne il padre poco meno che infuriato.
“Ma era grossa, dovevi vedere quant’era grande, prendeva mezzo parabrezza!” s’infervorò Benny che non ci stava a fare la figura dello scemo.
Poi si accasciò sulla sedia e bevve d’un fiato quello che era rimasto dell’orzata.
Bacone si alzò, seguito da Bellagamba.
“L’unica è andare a vedere di persona. Avete il tempo di accompagnarci?"
Bellagamba intervenne: “Ma non dovevamo andare dal vostro amico?”
“Sì, ma se il ragazzo dice che non arrivano fin lì perché c’è qualcosa prima della sua villa, direi di andare a dare un’occhiata; tanto alla fine siamo di strada.”
“Evvabbè, andiamo” consentì Bellagamba.
Tim Guerrini, vedendo che i due stavano già avviandosi verso l’auto, si alzò a sua volta e li chiamò.
“Commissario, agente! Un attimo! Certamente che veniamo anche noi! Voi non sapete neanche dove andare! Ci guiderà Benny.” Poi girandosi verso il figlio che era rimasto seduto intimò: “Vero che ci guidi tu?” e più che una domanda era un ingiunzione.
I quattro si ritrovarono al centro della piccola piazza.
Bellagamba guardava dalla parte della sua Ritmo 105 TC, mentre Bacone cercava con gli occhi Tim Guerrini. Il quale ruppe gli indugi e disse:
“Andiamo con la mia auto.”
Bacone allora si volse verso Bellagamba allargando le braccia,come a dire: “Ci hanno invitato… ”
Guerrini direzionò verso un furgone chiaro e sparì dietro la sua sagoma.
Quando uscì con l’auto in retromarcia, Bellagamba rimase letteralmente a bocca aperta: Tim Guerrini era, raggiante, al volante di una Simca 1000 Coupè Bertone color arancio chiaro, tirata a lucido in ogni sua parte.
Bacone nascose a stento una risata davanti allo spettacolo dello sguardo sbalordito del suo agente.
Quando tutti furono saliti in auto, (ma per Gennaro fu quasi un’onta salire su quel modello; e per di più arancione!) Guerrini partì e si diresse verso l’uscita del paese, guidando con la stessa concentrazione con cui avrebbe pilotato un 747.
Durante il breve viaggio, solamente il poliziotto alla guida parlò col figlio, chiedendogli che, una volta sul posto, gli indicasse la strada.
Alle prime case, Benny disse che avrebbero dovuto attraversare tutto il centro e arrivare in fondo al paese. Poi d’un tratto invitò il padre a girare a sinistra e proseguire dritto.
L’auto con i tre poliziotti e il giovane corriere espresso superò le ultime abitazioni e poi cominciò a viaggiare nelle campagne assolate. D’un tratto il ragazzo puntò il dito davanti a lui e, indicando una ripida stradina alla destra della carreggiata:
“Ecco, è lì!” disse, e sembrò raccogliersi sul sedile.
Tim Guerrini rallentò e azionò l’indicatore di direzione dell’auto, poi si fermò all’imbocco del vicoletto.
Uno strano cartello in legno e una cassetta delle lettere all’americana, sempre in legno, salutavano gli ospiti.
Guerrini padre si sporse dal finestrino e lesse dal cartello:
“Davide Mana abita qua” lesse testualmente. “Ah, è così che si chiama?” disse rivolto al figlio.
“Sì, è proprio lui.”
“E la casa del mio amico, il dottor Eugenio Scafati, dove sta?”
“Mi sembra di ricordare che abiti cento metri più in là.”
"Allora, siamo arrivati, andiamo a vedere" propose il commissario Bacone.

(... continua... )

TIM

sabato 14 aprile 2012

Racconto a puntate: Una gita fuori porta... (II)

Dopo la Prinz del commissario,
arriva la Ritmo 105 TC di Bellagamba

Una gita fuori porta per il commissario Bacone

“Veramente è mio figlio, commissario, ecco perché lo conosco bene.”
“E non c’è niente di male, anzi è fortunato ad avere un figlio che lavora. Di questi tempi… ”
“Ah, questo è sicuro!” Guerrini padre sembrava essersi ripreso. Allora dirò a mio fi… a Benny che sabato mattina si faccia trovare qui in ufficio per parlare con lei.”
“Ma no, non c’è bisogno. Ci possiamo vedere al bar più vicino al posto di Polizia. Ce ne sarà uno nelle vicinanze!”
“Certamente, è proprio dall’altra parte della strada.”
“Allora alle nove più o meno sarò lì.”
“E mi saluti Stefano Conci, se lo vede!”
“Se lo vedo, sicuramente” rispose Bacone augurandosi in cuor suo che la malattia di Stefano durasse almeno qualche settimana.
La conversazione si concluse.

“E questa sarebbe…”
“Certamente commissà! cos’ha che non va?”
“Tu non sei voluto venire con la mia Prinz e mi arrivi con una Ritmo!”
“Ritmo 105 TC, 1981. Prodotta, la Ritmo, in due milioni quarantaquattromila trecentonovantatre unità. Questa ha una cilindrata di 1585 cc e cambio automatico a tre rapporti! Ah, io naturalmente ho l’alzacristalli elettrici e, come potete notare, volante a tre razze. ‘Nu gioiello!”
Bacone rimase ancora a guardare la fiammante, per via del colore rosso acceso e della lucentezza della carrozzeria, auto di Bellagamba. Poi chiese:
“Ma ce la facciamo fino a… “
“Commissà, voi mi offendete! Con questa macchina io ci carico la famiglia e tutti gli anni vado a casa” (casa per Bellagamba era il paesello natio) “e voi dovreste vedere che figurone quando entro nella mia strada con questa macchina e parcheggio sotto al portone!”
“Va bene, Gennà. Andiamo che si fa tardi.”
I due salirono sull’auto e la Ritmo 105 TC dell’agente scelto lasciò il marciapiede davanti casa del commissario, con Bellagamba che si affacciava al finestrino per controllare che non venisse nessuno: non si era mai fidato degli specchietti retrovisori.
Anche se c’era la consegna del silenzio per quel viaggio, Bellagamba cominciò a parlare appena imboccata l’A26 direzione Genova e riassunse a Bacone lo stato di salute di tutta la famiglia fino alle parentele di terzo grado. E questo evitò di accendere la radio.
All’uscita di Alessandria Sud Bellagamba prese a  spiegare a Bacone come si lavorasse il tabacco per fare i sigari e, davanti al bar prefissato come punto di ritrovo, aveva appena terminato di tessere le lodi del mare di Napoli.
“Eh, comissà! so’ belle cose queste!”
Bacone per tutto il viaggio aveva cercato, fra un sigaro toscano e una nonna centenaria, di mettere insieme due domande da fare al ragazzo. E quando vide un uomo sorridente fuori al bar con un giovanotto al fianco, capì che li stavano già aspettando.
Parcheggiarono sotto gli alberi della piazzetta e si diressero verso la coppia in attesa.
Tim Guerrini dapprincipio assunse un’aria stralunata quando Bacone si avvicinò tendendogli la mano. Gettò uno sguardo all’auto con cui erano arrivati e poi squadrò il commissario.
“Il commissario Bacone?” chiese perplesso.
“Certamente! Dottor Guerrini? Questo è l’agente scelto Gennaro Bellagamba. Siamo venuti con la sua auto… ” ci tenne a precisare.
Uscendo dall’empasse, Guerrini esclamò:
“Oh, benvenuti! Questo è mio figlio Benny. E’ lui che fa le consegne per il corriere a Castelnuovo. Vogliamo accomodarci per un caffè?”
Il gruppo sedette ad un tavolino messo di traverso sul marciapiede. Furono fatte le ordinazioni e aspettando il cameriere Bacone cominciò a tastare il terreno.
“Allora, com’è questo lavoro col corriere? Ti piace?” chiese al ragazzo.
Benny Guerrini sembrava imbalsamato, incapace anche soltanto di aprire la bocca.
“Rispondi Benny, non ti preoccupare. Il commissario è un collega e, come ti dicevo, sono solo quattro chiacchiere. Non mi sembra che la domanda sia così difficile!” l’incoraggiò Guerrini senior.
“Beh sicuramente è faticoso, sempre sopra e sotto col furgone, le bolle, carica e scarica i pacchi. Ma sono fortunato ad avere un lavoro oggi come oggi!”
“Su questo non ci piove, hai ragione. Come certamente ti avrà detto tuo padre, qualche giorno fà… ” Bacone si interruppe per l’arrivo delle consumazioni. Quando ognuno ebbe avuto il suo continuò:
“Come ti dicevo, qualche giorno fà…” e ricapitolò la faccenda a beneficio del ragazzo. “Cosa puoi dirmi in proposito?”
Benny sorseggiò dal suo bicchiere l’orzata ghiacciata; poi cominciò a parlare, come se avesse deciso di confessare un efferato delitto.
“Sì, è vero.”
Lanciò un’occhiata al padre, quindi continuò:
“Ho saltato qualche consegna in quella zona.”
Tim Guerrini guardò il figlio come se lo vedesse per la prima volta. Poi spostò lo sguardo su Bacone e Bellagamba e tornò al figlio.
“Ma non è colpa mia!” protestò il ragazzo. “E’ che è pericoloso passare per quella strada!”
“Ma che dici pericoloso!” interruppe il padre. “E’ una strada così tranquilla, in campagna, piena di casolari!”
“Appunto! I casolari! Ce ne sono alcuni a cui è meglio non avvicinarsi! Anzi uno in particolare…”
“Ma che dici, Benny…” interruppe nuovamente Tim Guerrini. “Mi stai dicendo che non hai fatto le consegne e non hai detto niente? E nessuno se ne accorge sul lavoro?”
“Certo che se ne accorgono! Ma finché le cose vanno così come sono, danno la consegna a qualcun altro e nel giro di qualche giorno è tutto a posto.”
Tim Guerrini aveva la faccia sconvolta e continuava a fissare il figlio.
Bacone cercava un modo per uscire dalla situazione spiacevole che sia era creata, magari inventandosi una domanda che permettesse al ragazzo di giustificarsi.
“E perché non vi potete avvicinare? Dov’è sto’ casolare?” interruppe Bellagamba.
A quel punto Benny fu il classico fiume in piena:
“È una vecchia cascina ristrutturata subito all’inizio della strada. Ogni volta che si passa là davanti c’è il pericolo che qualcosa ti buchi una gomma o ti colpisca lo sportello. E poi si sentono urla, musica a tutto volume e tutti giurano di non aver mai visto il padrone di casa: al citofono risponde sempre con una specie di grugnito e tira fuori dalla porta solo la mano per firmare la ricevuta.”
“Mi sa che leggi troppi libri dell’orrore, ragazzo!” intervenne Bellagamba.
“Ma no, ma che dice!” protestò Benny.           
“Su questo la posso tranquillizzare io: l’unico libro che sfoglia mio figlio è le pagine gialle, per i rivenditori di moto! O al massimo le riviste del settore!” e il suo non sembrava un rimprovero ma un vanto.
“Vi racconto quello che è successo a me qualche giorno fa.”

(... continua... )

TIM

giovedì 12 aprile 2012

Racconto a puntate: Una gita fuori porta... (I)

La mitica
Fiat Ritmo 105 TC

Torno dopo qualche giorno di assenza, e sono qui con una sorpresa (almeno spero!) tutta per voi.
Avevo preannunciato che il personaggio del commissario Francesco Bacone aveva generato, dopo il primo racconto, un breve raccontino. La storia è scaturita da un dialogo che mi frullava per la testa ma che non sapevo come inserire nel nuovo racconto della serie a cui sto lavorando. Così l'ho buttato giù e sono andato avanti, facendomi prendere la mano dai personaggi, fino ad inserirne di... veramente particolari!
Certamente anche questo raccontino, e quello che sta già venendo fuori in questi giorni (c'è già una trama e alcune scene di base), fa parte della saga del commissario Bacone, nel senso che vengono delineati meglio alcuni personaggi e i rapporti tra di loro.
Ero indeciso tra il rilasciare questa storia in ebook, integralmente, o proporvela a puntate. Il positivo del PDF unico è quello di poter leggere il racconto tutto in una volta; il risvolto della medaglia è che può essere scaricato e poi abbandonato in un angolo polveroso dell'ereader. La proposizione a puntate ha dalla sua il fatto di essere veloce e portare via poco tempo per la lettura; d'altra parte ci sono tanti (a cominciare da me) che preferiscono leggere la storia tutto d'un fiato.
Così ho risolto con la classica via di mezzo: rilascio a puntate ma con la possibilità di avere il racconto integralmente a casa vostra via mail: basta chiederlo!
Ah, prima che mi dimentico: c'è qualcuno di buona volontà che può farmi una copertina minimale per il PDF che sicuramente farò alla fine?
Devo come sempre ringraziare Ariano, mio editor di fiducia, e questa volta anche Angelo, che ha letto il testo e mi ha dato qualche suggerimento. Devo poi dire grazie anche al personaggio (per ora) misterioso, che mi ha dato l'opportunità di metterlo nella storia e... prenderlo un po' in giro. Ma lui ha il phisique du role per queste cose! Già dalle prime righe c'è una prima traccia per arrivare a lui: chi sarà il primo a indovinare?
Naturalmente ogni commento è più che benvenuto. Demolite pure, io e i miei compagni di avventura del commissariato di V. siamo qui anche per questo!
Vi lascio alla prima puntata di questa nuova avventura del commissario Francesco Bacone, che in quest'occasione è accompagnato dall'agente scelto Gennaro Bellagamba, campano doc, che assomiglia non tanto vagamente a un vicino di cella di nostra conoscenza (e occhio all'auto in copertina!).

Una gita fuori porta per il commissario Bacone

Il commissario Bacone mise giù il telefono, prese un appunto sul notes e stette qualche momento a riflettere. Poi chiamò:
"Bellagamba!"
L'agente scelto Gennaro Bellagamba si bloccò e tese l'orecchio.
"Ha chiamato?" chiese, a nessuno in particolare nella stanza.
"Sì, mi sembra" disse Bechis mentre col mouse dava l'ok al salvataggio del file a cui stava lavorando.
"Ma non c'è il telefono?" chiese più che altro a se stesso alzandosi e uscendo dalla stanza che divideva col nuovo agente.
"Arrivo!" urlò dirigendosi verso l’ufficio  del commissario.
"Non c'e bisogno che urli," disse Bacone una volta che Bellagamba fu entrato in ufficio.
"Se avevate usato il telefono avevo risposto senza urlare."
"Polemico stamattina?"
"No, consequenziale," ribatte l'agente scelto.
"Vabbé, ora siediti."
Bellagamba in verità era già seduto e aveva accavallato la gamba rifacendo la piega al pantalone. Bacone notò la cosa, ma fece finta di niente.
"Allora, stammi a sentire. Ho appena ricevuto una telefonata da un amico che sta a Castelnuovo Belbo. Sai dov'è?"
"Dovrei?"
Bacone non aveva mai capito se questo modo di fare di Bellagamba era insito nel suo carattere o fosse voluto: tanto per scassare i cosiddetti, insomma.
"Così non andiamo da nessuna parte, Gennà. Tu stammi solo a sentire e io faccio finta che oggi è una giornata come le altre per te."
"Ma per me è una giornata come le altre, commissà" rispose senza tono polemico Bellagamba.
"Ok, meglio così. Allora, dicevo di questa telefonata. L'amico mi raccontava che è diverso tempo che dalle sue parti c'è un corriere che non fa più le consegne o le fa con molto ritardo."
"In che senso non fa più le consegne, e poi perché?"
"Nel senso che quasi tutta la merce ordinata con quel corriere non arriva, non viene consegnata. Sul perché nessuno sa dare una spiegazione. Hanno chiesto e hanno avuto come risposta che al ragazzo non risultano gli indirizzi."
"Cioè?"
"Cioè la merce torna indietro con la dicitura 'indirizzo sconosciuto'!"
"E quindi? Noi che c'entriamo? Ci sarà pure un posto di polizia, una caserma, qualcuno che può controllare da quelle parti."
"E ti sembra che per una cosa del genere ci siano da scomodare le forze dell'ordine?"
"Appunto, che c'entriamo noi, che siamo pure fuori zona?"
Il commissario stava cominciando a perdere la pazienza, ma se voleva l’aiuto di Bellagamba doveva stare al gioco.
"Gennà, è per questo che l'amico ha chiamato me, perché è una cosa non ufficiale."
"E se ha chiamato voi" (un meridionale non scorda mai il rispetto, che a Milano è lei, sotto Roma diventa voi)  "che c'entro io?"
Bacone capì che era meglio prendere la cosa da un altro punto di vista.
"Mettiamola così: ti andrebbe una scampagnata in collina diciamo... sabato?"
"Certo che mi andrebbe! Ma che ha a che fare con tutto questo?"
"Noi potremmo andare sabato, per esempio, a dare un'occhiata in loco, fare qualche domanda in via informale e poi magari il mio amico potrebbe offrirci un bicchiere di buon vino e qualche piatto tipico locale."
Bellagamba alzò leggermente le sopracciglia: il commissario aveva colto nel segno.
"Beh, certo, se le cose stanno cosi, diciamo che la faccenda merita attenzione. Potrebbe configurarsi un reato che so... di interruzione di pubblico servizio... "
"Bellagà, noi andiamo senza distintivo né pistola, capito? E' solo un piacere ad un amico!"
"E l'ho capito, commissà! Però una scusa a mia moglie gliela devo pure dare, voi la conoscete ad Assuntina... "
"Non ti preoccupare di Assuntina. Se c'è bisogno le parlo io."
“Benissimo, allora si può fare!”
“Affare fatto. In questi giorni cerco di trovare qualche contatto da quelle parti e sabato mattina si parte!”
Bellagamba stava per uscire, quando si girò e disse con tono interrogativo:
“Ma… come andiamo?”
“Che vuol dire?”
“No, dico… con quale macchina andiamo?”
“Perché la… 
“Assolutamente no! Non se ne parla!” anticipò Bellagamba muovendo a tempo l’indice della mano destra. “A costo di rimetterci la benzina, io sulla Prinz non ci vengo!”
“Ma che dici! Fila ancora benissimo! La scorsa estate ho fatto il giro degli Appennini e sai quante BMW ho visto ferme dai meccanici per riparazioni mentre la mia non ha mancato un colpo!?”
“Non è questo! Ma vi rendete conto di quanti paesi dobbiamo attraversare per arrivare a… coso lì… Castelqualcosa!”
“Embè?”
A bordo di una Prinz carta da zucchero? Non ci penso nemmeno! Piuttosto prendiamo la mia!”
“Come vuoi, tanto sono solo un’ottantina di chilometri da qui.”
“Andato per la mia, allora?”
“Certamente, Bellagamba. Se sei contento così. A un patto però.”
“Quale?” chiese sulla difensiva l’agente scelto.
“Che non mi scassi i timpani con qualche nuovo autore neomelodico napoletano!”
“E che facciamo tutto il tempo?”
“Silenzio. Ti va bene il silenzio?”
“Veramente… “
“Il silenzio Gennà. Il silenzio va benissimo.”
Bellagamba uscì senza controbattere, il che voleva dire, nel suo modo di vedere le cose, che c’erano ancora margini di manovra per risolvere la questione.
Bacone, rimasto solo perché Conci aveva una visita medica (ma lo avrebbe graziato dall’obbligo di fornire la ricevuta dell’avvenuta prestazione d’opera), prese il telefono e chiese tramite centralino del commissariato di Castelnuovo Belbo.
Nino Geremicca gli fece presente che in loco non c’erano né posti di polizia né caserme, e gli chiese se poteva passargli il commissariato più vicino.
“Certamente, Nino.”
Dopo un paio di pronto a vuoto, finalmente qualcuno si presentò come:
“Tim Guerrini. Sono il responsabile del posto di Polizia di Nizza Monferrato.”
Prontamente Nino Geremicca passò la linea al commissario.
“Buongiorno collega, sono il commissario Francesco Bacone, del commiss…”
“Ma certo, del commissariato dell’ispettore Conci! Conosco, conosco…”
Bacone rimase basito per qualche secondo poi si chiese che cosa conoscesse il collega dall’altra parte del filo. Ma in fondo non gli interessava veramente. Perciò riprese:
“Ecco, è un po’ difficile da spiegare, ma ho avuto una telefonata da un amico che mi chiedeva informazioni su un corriere espresso della zona. Mi rendo conto che la cosa è strana e esula sicuramente dalle sue competenze, ma mi potrebbe dire, se lo sa, chi è che fa le consegne per la… ” e Bacone nominò l’innominabile corriere, “proprio il nome dell’uomo delle consegne?”
“Guardi lei è fortunato, perché è un ragazzo di qui, di Nizza voglio dire. E’ un bravo giovanotto, volenteroso e lavoratore, perciò se al suo amico questo può bastare…”
“Certamente dottor Guerrini. Come capirà la mia è una domanda in via informale, solo un favore che sto facendo ad un amico. Perciò mi potrebbe comunque dare il nome di questa persona? Visto che sabato sono invitato a Castelnuovo per una rimpatriata”(dopo tanti anni di servizio aveva quanto meno imparato a inventarsi una balla lì per lì)“pensavo che magari passando da Nizza potrei incontrarlo e scambiare  quattro chiacchiere con lui.”
Dall’altra parte ci fu un momento di silenzio. Poi quando Bacone stava per intervenire:
“Ma… penso di sì. Cioè, voglio dire… penso che…”
“Guardi, collega, a me basta solo il nome, poi penserò io a tutto, non la metterò in alcun modo in mezzo.”
“No, non è per questo, ci mancherebbe…”
“Mi dia solo il nome e mi va benissimo!”
“Sì, certo. Si chiama Benny…” una pausa imbarazzata volò da un capo all’altro del telefono “Benny Guerrini.”
“Ah, proprio come lei! Che coincidenza!”
(... continua... )

TIM
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...