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venerdì 27 aprile 2012

Girfriend from Hell e Il margine, di Germano 'Hell'

Copertina di
Luca Morandi
Oggi un parere personalissimo su due lavori dello stesso autore.
Sto parlando di Germano Hell.
Il primo è Il margine, col quale ha partecipato alla Royal Rumble 2011 de La Tela Nera .
L'impressione che scaturisce dalle frasi brevi, spezzate, che a volte danno il senso di una moviola che procede a scatti, è quello del racconto di una fuga per la vittoria, o meglio per la vita. O meglio ancora per la vita che può restare in un mondo in cui non si può più stare all'aria aperta senza protezioni, senza vestirsi come un astronauta o un palombaro. Dove la nuova specie, che probabilmente dominerà il mondo tra qualche anno, è un ibrido di uomini e bestie, le cui avanguardie già combattono per il dominio di quel che resta del mondo.
Germano ha scritto un racconto breve e intenso, giocato su istantanee che rendono con vivacità una realtà speriamo il più futura possibile. Leggendo queste poche pagine tornano alla memoria le atmosfere di un mondo ormai morto che i film di fantascienza continuano a rimandarci, quasi come un monito per la nostra generazione. La vescica derivata dal proprio DNA che il protagonista non può permettersi di avere (la sua è artificiale e ha una durata di 5 anni, poi si vedrà) e che va impiantata spesso a causa del cancro della cenere, è il segnale che arriverà un momento in cui saremo ridotti a macchine con involucro d'uomo. E allora sarà logico che una nuova razza, più muscolare, che basa il suo potere non più sulla ragione ma sulla forza, si farà avanti all'orizzonte.
Giudizio: placet. Voto: 7.
Il secondo lavoro è  Girlfriend from Hell. Come sempre, se volete una recensione seria, andate a guardare in qualche altro blog, per esempio da Gianluca, che sta parlando di tutti gli spin-off dell'ormai leggendario progetto Survival Blog (anche se Germano ci tiene a precisare che non si tratta di uno spin-off, ma del progetto originario con capitoli extra). Qui troverete solo un mia impressione, quelle idee e immagini che la lettura del racconto lungo mi ha suggerito.
Non ci vuole molto a dire che si tratta essenzialmente di una storia d'amore, come già lo era stato il contributo di Gianluca Santini; ma a differenza di Sardegna Gialla, in questo Girfriend from Hell non si parla di un amore da ritrovare, bensì della costruzione di un amore. È quasi un volersi chiedere se in una situazione di sbando totale, di cessazione di ogni comportamento etico, di lotta alla sopravvivenza, è ancora possibile che un uomo e una donna si sentano uniti da un sentimento che cozza con la cruda realtà esterna. È possibile amare (e quindi fidarsi e affidarsi) ad un'altra persona mentre fuori tutto crolla e vale solo: ognuno per se e dio per tutti?
Germano costruisce una coppia che all'inizio sembra quasi non reggere (lei bellissima, donna di spettacolo, abituata a una vita agiata; lui alla disperata ricerca di un posto nella vita), ma via via che la fuga procede per le strade della gran bretagna, la volontà di sopravvivere (un figlio non è forse anche proprio questo?) prende il sopravvento. E tutto si affronta come un sol'uomo. Man mano che il tempo passa, i personaggi diventano da un lato più bestiali, perché devono avere un atteggiamento consono al mondo nuovo in cui si trovano a vivere; e contemporaneamente quest'imbarbarimento dà la nuova misura dell'umanità che dovrà venir fuori se vorrà sopravvivere
La costruzione di un amore, di cui avevo parlato più su, è messa alla prova radicalmente, non solo in una situazione difficile, ma proprio estrema, al limite dello svanire dell'umanità. E forse, se Hell e Zooey arrivano in un modo o nel'altro fino in fondo, è perché l'amore resta l'unico collante che tiene ancora l'uomo coi piedi ben piantati per terra e da un senso a tutto.
Anche questo è un buon lavoro, con una buona scrittura, molto leggibile.
Unico difetto, dal mio punto di vista (ma per tutti gli altri è stato un pregio!), i rimandi a contenuti multimediali. Non avendo un lettore collegato ad internet, mi è stato impossibile arrivare ai brani proposti. E poi le parti in inglese: io che non ne capisco niente, ho cercato di andare a senso.
Giudizio: placet. Voto: 7,5


TIM



sabato 18 febbraio 2012

Diciamo: No alla riduzione in schiavitù dello scribacchino!

qui
Metterò presto on line una petizione da firmare e inviare al Ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Si tratta di una proposta di legge mirata ad eliminare la riduzione in schiavitù della casta degli scribacchini.
Si sa, infatti, che questa categoria ha la caratteristica di abbinare sempre l'uscita di un nuovo concorso ad una reazione orgasmatica di panico ed eccitazione contemporaneamente.





Da una parte c'è la consapevolezza che non si riuscirà mai a produrre qualcosa di decente per ogni occasione; dall'altra si reagisce ad impulsi inconsulti della psiche che impone di arraffare tutto quello che si trova in giro.
E allora ogni vento che porta sentore di concorso, prova d'autore, piccolo esperimento, ecc. diventa burrasca e non c'è verso di chiudere la porta che conduce al neurone letterario: quello entra e fa sconquassi. Sconquassi che si esplicitano in giornate passate a scervellarsi su: cosa scrivere; come far rientrare la storia nei parametri richiesti (ma perché poi devono essere per forza 600 caratteri? e come li calcolo compresi gli spazi? e...); la data di scadenza è lontana, ma si sa che in queste cose arrivi-sempre-all'ultimo-minuto; e allora comincio fra una settimana ma devo controllare l'altra scadenza.
È una vitaccia!
Adesso ci si è messo anche Ferru col suo dedica un racconto al tuo autore preferito due.
C'è da dire che la colpa è anche nostra. Perché quando lui ha iniziato sotto sotto a fare le prime battute tipo: ho pensato che forse..., mi piacerebbe...; mi sembra che lo scorso anno..., e via dicedo, avremmo potuto sparare un bel: **/*!??*! e la cosa sarebbe morta lì. Invece abbiamo voluto fare i buoni, gli educati e ora ben ci sta.
Perché ricordatevi che siamo ancora nei tempi per Racconti scelti della pandemia gialla, del crucco Alex (a proposito, da quando ha rimesso la foto dove compare impomatato in berlina d'ordinanza è più ganzo, fa più chic, non trovate?).
Così ci piace!
Purtroppo le brutte notizie non vengono mai da sole, perciò a leggere bene nei blog dei vicini di cella ci sono tutte le avvisagli per almeno altri due-tre richieste di partecipazione a concorsi, oltre a tutti quelli che vengono da case editrici, gruppi letterari, semplici esagitati della blogosfera.
Mi vengono sotto mano, solo per fare qualche nome, il Concorso di Scheletri; il progetto Risorgimento di tenebra (ho preso uno per tutti: Germano) del gruppo Moon Base... e si potrebbe continuare così.
Avete qualche altro titolo da fare?
Ho detto.


TIM

giovedì 17 novembre 2011

Comunicato Stampa: Nino Geremicca sull'Ipazio Sghembo's fan club

Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato stampa a firma Nino Geremicca giuntomi questa mattina.

COMUNICATO STAMPA

Nella mia qualità di ideatore, fondatore, presidente (pro-tempore) e amministratore dell'IPAZIO SGHEMBO'S FAN CLUB, mi pregio di comunicare quanto segue.
Come voi tutti sapete io sono un personaggio libresco, che esisto solo nella mente del mio autore e vivo nelle pagine dei suoi racconti.
Ho perciò a cuore la sorte di tutti quegli altri personaggi che come me hanno vita solo quando qualcuno ha la possibilità di leggerne le storie e le avventure.
Senza voler entrare nel merito (solo solo un agente di PS che fa il piantone in un commissariato di provincia) ho sempre pensato che ormai le classiche librerie con i volumi ben in mostra sugli scaffali siano destinate, ahimé, a perdere di prestigio, non tanto per la quantità di libri pubblicati, bensì per la loro qualità letteraria. E soprattutto perché non fanno il proprio lavoro di vetrina di tutto ciò che di valido viene pubblicato. Leggo, infatti, girando per siti e blog specializzati, che esiste tutta una produzione letteraria che non raggiunge la grande distribuzione per motivi i più disparati e tutto tranne che per merito. Penso, invece, che il futuro sia nella possibilità attraverso la pubblicazione digitale e il passaparola di far conoscere un sempre maggior numero di scrittori e, quindi, di personaggi come me vogliosi di far la conoscenza delle persone in carne ed ossa e di entrare nel loro mondo reale e immaginario (concetti che spesso hanno un confine labile e perfino a volte coincidente).
Ispirandomi, quindi, a Ipazio Sghembo, sul quale ho fatto una seppur breve ricerca storica pubblicata qui, ho deciso di aprire una libreria virtuale, se così si può chiamare.
Anzitutto, ho voluto intitolarla proprio a lui perché, essendo un personaggio dell'immaginazione, ha potuto attraversare tutta la storia del mondo e dell'umanità. E così facendo ha conosciuto tutti quegli altri protagonisti delle storie, vere e di fantasia, che hanno costruito la Storia con la "S" maiuscola.
Perché, poi, una libreria virtuale? Perché i libri che troverete saranno solo segnalati attraverso i link (termine avulso dalla mia preparazione, ma suggeritomi da Bellagamba Mario, agente scelto e mio collega di lavoro) che chiunque potrà lasciare sulla bacheca della pagina Facebook che di seguito citerò.
Perché Facebook e non un altro sito o blog? Perché, come capirete da ciò che dirò a breve, si tratterà solo di brevi segnalazioni, rimandi ad altri posti dove materialmente trovare il libro.
Fatte queste dovute precisazioni preliminari, vado a specificare ciò di cui si tratta.
L'Ipazio Sghembo's fan club è una pagina Facebook su cui chiunque può segnalare, tramite apposito link:
- i propri lavori, (in edizione digitale o cartacea, gratuiti o a pagamento) presenti e passati; potrà perciò anche trattarsi di pagine statiche di propri blog o siti;
- lavori di altri autori (con le stesse caratteristiche di cui sopra) che si ritiene meritevoli di pubblicità;
- concorsi, di cui si viene a conoscenza e/o si vuole far conoscere, organizzati da blogger, case editrici digitali o classiche, purché totalmente gratuiti e con un livello di serietà di cui ognuno garantirà;
- case editrici nuove o che comunque si ritiene di voler e dover promuovere;
- iniziative letterarie e editoriali di vario tipo e a vario titolo.
Si potranno inoltre segnalare libri letti (sempre senza distinzione fra carteceo e digitale) con un proprio giudizio minimo che però non dovrà superare la soglia della comunicazione (es.: si potrà dire: ho letto ili libro X e mi è piaciuto, gli do' un voto Y; oppure: non mi è piaciuto e do' un voto Z). Per un eventuale recensione estesa, propria o altrui, si potrà segnalare un link appropriato.
Non essendo in grado di gestire gli aspetti più tecnici della cosa e, soprattutto, non conoscendo il vasto mondo della comunicazione, sono aperto a ogni tipo di collaborazione con suggerimenti, interventi diretti sulla composizione della pagina (sarebbe bello avere un logo dedicato!) e quant'altro.
Sarò ben lieto, inoltre, di inviare il presente comunicato a chiunque vorrà pubblicarlo sul proprio sito o blog e mi farebbe piacere che l'iniziativa fosse pubblicizzata da chi vorrà aderirvi o comunque la riterrà interessante.
Con ciò ho concluso.
Ringrazio per il tempo che è mi stato dedicato e do' il link della pagina Facebook dell'IPAZIO SGHEMBO'S FAN CLUB.
Distinti saluti.

Penso che l'iniziativa appena presentata dall'ormai nostro amico Nino Geremicca possa essere interessante. Se vorrete mettervi in comunicazione con lui, potete farlo anche tramite questo blog.
Questo è quanto per oggi.

TIM

giovedì 3 novembre 2011

Il Cacciatore di Uomini, di Glauco Silvestri

Come parlare di questo libro?
Sicuramente Glauco Silvestri è un amico e mi piace il suo modo di raccontare storie. Poi è anche l'editor della Collana di SF Gemini  quindi anche un possibile giudice nel caso mi mettessi in testa di dare alle stampe (digitali) qualcosa.
Ho dovuto perciò dimenticare tutte queste cose prima di mettermi a battere sui tasti e scrivere questo articoletto in cui vi parlo del suo Il cacciatore di uomini, edito dalla Pyra Edizioni di Giuseppe Tararà, che sta entrando in punta di piedi nel panorama dell'editoria digitale italiana.
Cominciamo dal riassunto del libro che prendo dal sito:
Mercurio è un assassino professionista. E' il migliore nel suo campo. A un certo punto della sua carriera decide di aprire un blog senza valutarne attentamente le conseguenze. Forse proprio a causa del blog, la sua umanità torna a galla. Si innamora di Nadia e decide di lasciare la propria professione per vivere assieme a lei. E questa risulta essere una scelta fatale per entrambi.

Come dice la stessa presentazione in un altro punto, questa storia, pur essendo autoconclusiva, andrebbe letta insieme a Professione Assassino, il racconto da cui prende in effetti l'avvio.
In Professione Assassino, Mercurio racconta in un blog le sue vicende di killer professionista come valvola di sfogo nella sua vita sempre al limite. Così Il Cacciatore risulta uno spin off del primo racconto, perché narra quello che succede da quando Mercurio chiude il blog all'epilogo... che non vi racconto.
Il Cacciatore di Uomini è anzitutto un thriller, ma è anche una storia d'amore, di fughe, la storia di un killer che decide di uccidere un altro killer, che ne studia meticolosamente le mosse e ne cerca i punti deboli. Non vorrei suggerire niente a Glauco, ma la figura di Anatoly (scoprirete chi è) potrebbe diventare il protagonista di un altro racconto. Così come il finale potrebbe... ma ho promesso di non anticipare niente, per non togliervi il gusto della lettura.
Il Cacciatore di Uomini è un ottimo libro, ha un'anima perché i personaggi di questa mini saga ce l'hanno, e hanno tutti uno spessore ben percepibile, non sono dozzinali o ripetitivi, hanno un posto chiaro nella storia e lo occupano degnamente. Il cattivo è cattivo ma senza andare fuori dalle righe. E anche i due protagonisti, Mercurio e Nadia, sono veri duri se presi singolarmente, ma insieme diventano teneri amanti, tanto che ti vien voglia avvisarli quando sono in pericolo.
A parere mio (che in altri suoi lavori non ero riuscito a capire il meccanismo) questa volta il gioco di Glauco scrittore di costruire la storia su più piani temporali e geografici riesce perfettamente, anche grazie allo stratagemma di inserire nella narrazione piccoli richiami facilmente riconoscibili. Anche se sembra di andare avanti e indietro continuamente, non si fa fatica a seguire la storia, perché il gioco ad incastri è perfetto.
Anche le ambientazioni sono curatissime. Ma Glauco ci ha ormai abituati a questo con le sue storie di Mauro Bianchi che scorazza in una Bologna riconoscibilissima e di cui ci dà addirittura le piantine che occorrono a districarsi nella narrazione.
Come ogni thriller che si rispetti la suspence attraversa tutta la novel e non molla un attimo il lettore, che riesce a vedere le scene quasi fosse presente sul posto, un testimone degli accadimenti raccontati.
Ma se volete un assaggio di questa storia, andate qui e scaricate gratuitamente l'anteprima. Esisteva anche un trailer del libro, ma l'autore l'ha ritirato dopo le note vicende legate ai diritti Siae.
E veniamo alla parte più propriamente editoriale del lavoro.
Qui, devo, purtroppo, segnalare alcune sviste e imperfezioni che, se messe nel calderone, potrebbero guastare la lettura, ma non ci riescono! Probabilmente è lo scotto che una casa editrice che sta facendo i primi passi deve pagare all'inesperienza di qualcuno. Ma il patron, Giuseppe, mi ha assicurato che sta sistemando tutto al meglio e forse quando leggerete queste righe, la versione che potrete scaricare al piccolo costo di 3 euro sarà già perfetta.
Il Cacciatore di Uomini, in conclusione, placet sicuramente. E per voto non posso che dargli un 9 (che si alzerà di un 1/2 punto a revisione fatta).
Alla prossima.

TIM

sabato 22 ottobre 2011

La Torre, di Glauco Silvestri

Era solo ieri che ho scaricato La Torre ultimo lavoro, in ordine di pubblicazione, della saga di Mauro Bianchi, investigatore bolognese ormai sulla bocca di tutti, ideata e scritta da Glauco Silvestri.
E ora sono qui a parlarvene. Perché la storia si legge subito, ed è un piacere.
Cominciamo con la trama (copiata dalla presentazione di Glauco):
Una ragazza muore cadendo dalle ripide scale all'interno della Torre Asinelli. E' un incidente. Così pare dai rilevamenti fatti dalle forze dell'ordine. Però un suo compagno di classe, segretamente innamorato, è convinto che ci sia sotto qualcosa di losco. Per questo, dopo aver visto un'inserzione pubblicitaria della neonata agenzia investigativa, il ragazzo si rivolge a Mauro per chiarire questo mistero. Mauro investiga, all'inizio svogliatamente, poi con sempre maggiore convinzione. Il fatto è che una vicenda di così facile soluzione pare in realtà nascondere strane sfaccettature. E così Mauro si trova coinvolto in un qualcosa di davvero diverso dal solito.
A mio parere questo racconto ha molti tratti di novità nella scrittura che finora abbiamo conosciuto riguardo a Mauro Bianchi. Cominciano a entrare nella narrazione veri e propri colpi di scena (o almeno più che in passato) e il racconto stesso si fa più serrato quanto ai tempi dell'azione. I personaggi si muovono meglio nella storia e le scene sono ben collegate tra loro. L'uomo in trench corre sulla sua GTV per le strade di Bologna (quando non prende in prestito e distrugge altre auto) alla ricerca di una soluzione che viene solo alla fine, ma è costruita nell'arco temporale delle poche ore che passano da quando decide di accettare il caso alla sua soluzione.
Ritroviamo tutti i personaggi di questa serie gialla (posso definirla così?) e veniamo a conoscenza di altri retroscena della vita privata dell'investigatore, che gli danno maggiore spesso umano e gli permettono, in questo racconto specifico, anche di prendersi qualche soddisfazione e rivincita. Mauro Bianchi non lo prendi per il naso!
Naturalmente, dovendo fare una valutazione sincera, non sono tutte rose e fiori, e qui devo fare una piccola premessa. È noto che Glauco non pubblica le sue storie nell'ordine cronologico in cui sono state scritte (così ho capito io), quindi non so' quando La Torre sia stata messa su carta, e soprattutto in quante sessioni. Mi spiego. Quando sporco io i fogli (cartacei o word che siano) a volte tra un capitolo e l'altro passano settimane, mesi, a volte anche anni. E questo si nota subito perché lo stile è diverso, riflettendo la fase narrativa che attraverso in quel momento. Perciò mi può capitare di passare da uno stile umoristico ad uno esistenzialista nell'arco di una stessa pagina, per il semplice motivo che risente di 10 anni di differenza nella loro concezione.
Tutto questo per dire che nella narrazione di Glauco si passa da momenti di descrizione di fatti e di personaggi in tono satirico-umoristico, a passi più pacati, delicati, quasi drammatici. E così non so' questo dipenda solo dal fatto che le varie parti siano state scritte in momenti diversi e poi assemblate o sia una scelta dell'autore. Niente di male, un racconto deve avere varietà di situazioni e stili; è solo che a me pare che a volte l'Ellery Queen bolognese calchi un po' la mano nei toni, rendendo alcune scene piuttosto macchiettistiche. Per qualcuno questo potrebbe essere anche una forza del racconto, ma a mio modo di vedere ci sarebbe bisogno di maggiore equilibrio. Ma le mie, come dico sempre, sono letture di pancia e non di testa.
Un'unica cosa non mi è chiara: perché il racconto inizia con MB che si trova a gelare dal freddo, pur in piena estate, sulla Torre degli Asinelli, visto che poi la storia vera e propria inizia nel bar di Ciro e termina... non ve lo dico per non rovinare una delle sorprese? Ma forse sono io che sono rimba e mi è sfuggito qualche particolare solutore!
In conclusione, La Torre mi sembra il miglior racconto finora della serie e, sicuramente, placet. Voto: 8.
Ora mi tuffo su Il cacciatore di uomini, sempre dell'amico Glauco. Vi farò sapere presto.
Buona domenica, e... fate i bravi.

TIM

venerdì 14 ottobre 2011

Sardegna Gialla, di Gianluca Santini

Avevo in preparazione quest post già da un po'. Anzi la sua struttura era già scritta con tutti i riferimenti al loro posto, come ossa da rimpolpare per farne un corpo. Bene, ora è venuto il momento di mettere un po' di carne sullo scheletro e presentarvi il pezzo.
Quindi è solo una coincidenza che venga un paio di giorni dopo il giustissimo cazziatone che Gianluca ha fatto sul suo blog a proposito dei pareri di ritorno relativi in special modo alle autopubblicazioni.
Dunque oggi parlo di uno dei lavori che nascono come ampliamento e seguito del Survival Blog (di cui non c'è più la pagina statica di Alex e quindi mi permetto di suggerire la mia). Ed è proprio un lavoro di  Gianluca Santini (che ho avuto anche l'onore di intervistare su questo blog): Sardegna gialla. Ma è solo una coincidenza che sia il suo, eh!
Il prossimo futuro ingergner Santini divide il suo lavoro in due parti: nella seconda riprende, revisionandolo, il suo contributo al Survival Blog; nella prima invece troviamo la parte nuova, una storia raccontata da un personaggio diverso da quello del SB, che precede e va ad innestarsi esattamente alla stessa ora dello stesso giorno in cui inzia il racconto vero e proprio della pandemia.
Quella di Gianluca è anzitutto una storia d'amore, una storia di ricerca della motivazione di un amore consolidato (verso la moglie e le due figlie) e di un amore quasi rincorso, per qualcuno che c'è stato e forse c'è ancora. Qualcuno che sembra aver capito meglio del protagonista, Guido, in che senso sta andando il mondo.
Non mi soffermo sulla seconda parte che abbiamo avuto occasione di leggere ai tempi del SB. In verità io non avevo seguito la storia di Gianluca, perché c'erano troppi racconti da leggere contemporaneamente, e il suo era stato quello tra i più sacrificati, anche sera partito col botto del protagonista costretto a tagliarsi una mano pur di salvarsi dall'infezione. Quindi rileggerlo (anzi leggerlo con calma) adesso è stata una piacevole scoperta, specie se unita allo spin-off che da' al tutto una connotazione meno horror e più drammatica, un senso di scoperta di alcune verità basilari, come quella che non è l'infezione (cioé qualcosa che viene da fuori) che fa la differenza tra gli uomini. Ad un certo punto infatti Gianluca scrive: i bastardi sulla jeep stavano aspettando che i bastardi dalla pelle gialla iscissero fuori dal nasconsiglio... (pg. 116).
Insomma mentre Guido nella prima parte vive la sua storia in un'ambientazione di orrore e terrore, nella seconda invece è la realtà esterna che domina la vita dell'altro protagonista, che lo costringe ad agire e muoversi in un certo senso. Le due storie, poi, si incrociano come quando viene trovato il diario di una certa 'Erica', che noi conosciamo proprio come l'amante di Guido.
Traspare in questo lavoro anche tutto l'amore che Gianluca ha per la sua terra. Scrive infatti ad un certo punto che Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata, arrivate a liberare l'isola in nome del nuovo potere, come dei semplici invasori. Leggiamo perciò: Da sottolineare anche la delicatezza con cui Gialuca racconta (siamo intorno a pg. 135-140) delle allucinazioni che assalgono il suo alter-ego, di come vede, in quella che si rivelerà alla fine una visione, una realtà da cui fuggire, e l'averla solo immaginata la rende meno brutta, quasi esorcizzata.
Solo nel momento in cui mi sono ritrovato a osservare la NAA che calpestava il terreno sardo mi sono sentito veramente legato a questa isola. Nemmeno con la diffusione dei Gialli mi era capitato qualcosa del genere. I Gialli in qualche modo avevano resettato tutto, facendoci tornare alla terra e alle nostre forze, ma almeno per me era una terra indistinta, aliena. La mia futura tomba, a cui uno non pensa se non vuole impazzire. La NAA mi ha fatto capire che è la mia terra, il luogo in cui sono nato, cresciuto e in cui morirò. Non voglio che un gruppo del genere decida come più gli pare del destino della mia terra (pg. 113).

Ancora un punto a suo favore sono le foto che mette a corredo di ogni capitolo e della cui origine parla nell'introduzione.
Insomma veramente un bel lavoro, che con la parte aggiunta da' al tutto una connotazione meno splatter e più umana, dove i sentimenti quotidiani prendono il sopravvento sulla pura azione violenta.
Punti negativi da evidenziare? Quasi nessuno, e quello che ho trovato è legato più che altro a valutazioni personali. Parlo del discorso dei link, che avevo fatto anche per un altro lavoro (ma non ricordo di chi). Mettere dei link risulta inutile per chi, come me, ha un semplice lettore ereader senza collegamento ad internet e quindi senza la possibilità di essere aperti e letti. Ma, ripeto, è solo un parere personale. Per il resto non mi è sembrato di trovare refusi, né incongruenze temporali o in generale relative alla narrazione.
La consistenza narrativa di questo racconto lungo dimostra, a mio modesto parere, come la scrittura di Gianluca stia migliorando di volta in volta, almeno tenendo conto dei lavori di cui ho già parlato e di quelli che invece ho solo letto. Mi piacerebbe ora vederlo all'opera con qualcosa magari anche di mainstream, che riguardi particolarmente la sua terra. Sono certo che saprebbe tirare fuori una buona storia e scritta come si deve.
Perciò alla fine sicuramente un placet. Voto 8,5.
Avevo intenzione di esaminare oggi altri due lavori legati direttamente o indirettamente al SB, ma mi rendo conto di essermi dilungato molto, per cui rimando alla prossima.

TIM

RETTIFICA: Gianluca mi fa giustamente osservare che (riporto testualmente la sua mail): a metà post si dice che "Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata", ma in realtà non è Guido il protagonista lì, ma il mio alterego. ;)

sabato 8 ottobre 2011

Adotto un ebook anch'io... anzi due!

Sono in netto ritardo.
L'idea è venuta (toh, ma guarda un po'!) ad Alex Girola e ora tutti qui a rispondere.
Di cosa si tratta? Ma di adottare un ebook! Dargli, cioé, visibilità sul proprio blog, parlandone o... riparlandone.
Come già avevo detto nel commento al post del discendente austroungarico con la maglietta da vendicatore solitario, la mia prima scelta è caduta su Nunavut, di Samuel Marolla, autore tra l'altro anche dell'ultimo e bellissimo Il colosso addormentato .
E visto che è possibile adottarne più di uno, la mente è andata subito a L'ultimo libro del maestro di Ariano Geta, a cui sono particolarmete legato per diversi motivi, ma anzitutto perché è un bellissimo libro. E spero che questa mia segnalazione lo faccia scoprire a qualcuno che ancora non l'ha fatto.
E' tutto qui.
Ho in mente tanti altri lavori che hanno allietato (come si dice) le mie ore di lettura, tutti racconti o romanzi bellissimi, ben scritti, di autori bravissimi che conosco e con cui condivido anche l'area blogger.
Ma questi due sono i primi ad essermi venuti in mente.
Magari qualche volta farò un post del tipo: i migliori 5 ebook di sempre! ma per ora questo genere di cose sono fuori dai miei interessi immediati.
Perciò, buon fine settimana e... fate in bravi!

TIM

lunedì 5 settembre 2011

L'anno prima del bicentenario, di Ariano Geta. E una segnalazione

Ho conosciuto Ariano sin dai miei primi passi nel mondo dei blog, quando pensavo che gestirne uno facesse figo, fosse un segno distintivo, una cosa che metteva un gradino sopra gli altri. Poi ho scoperto che ce l'hanno tutti, anche solo per dire che la propria gatta è in calore e, soprattutto, che era una cosa spesso faticosa e comunque molto impegnativa.
Ora ho ben fermo in mano il timone della navicella (inteso come 'piccola nave') e tiro per la mia strada.
In tutto questo cammino di tre anni (ebbene sì, il 2 di questo mese Il Garage di Demetrio ha compiuto 3 anni!) ho messo insieme un variegato mondo di amici blogger, che nel corso del tempo hanno anche a volte cambiato la propria di rotta: da scrittori emergenti a impegnati filosofi, da convinti scrittori di FS a narratori mainstream (non badate a quello che ho scritto: è solo che non volevo fare riferimenti particolari e ricnoscibili).
Ariano l'ho conosciuto attraverso il racconto 3A Investigazioni, ma soprattutto sono stato stregato da L'ultimo Libro del Maestro. E proprio quel libro, Ariano mi chiese di guardare con gli occhi di un lettore neutrale.
Lavorare su un testo dell'orientalista-contabile di Civitavecchia è stato per me un piacere, perché mi ha fatto scoprire come lavora uno scrittore, come costruisce le frasi, le scene, i personaggi.
E ora quest'ultimo lavoro L'anno prima del Bicentenario.
Devo confessare di aver versato una lacrimuccia quando un giorno di qualche settimana fa arriva il corriere e mi lascia un pacchetto che, capisco appena vedo il mittente, viene da S.V.D.P.. All'apertura trovo la sorpresa di una copia del suo ultimo libro e, in prima pagina sotto il titolo, la dedica a quest'umile cartolaro, meridionale con passaporto italiano, a cui piace leggere e, a volte, dare un'occhiata ai lavori degli amici.
Ma mettiamo da parte i sentimentalismi e parliamo del libro.
Ecco il riassunto che ne fa Ariano:
Anno 2060. Fra pochi mesi si festeggia il bicentenario dell’unità d’Italia. La vita procede come sempre: Dario scrive sul suo blog, la sua vita è controllata dai servizi segreti, la sua ragazza parteciperà a un programma televisivo, il governo rafforzerà l’alleanza con il Sudan e il Turkmenistan, tutti si preoccupano di non morire per il superstress senza dare troppo peso a ciò che accade nelle Zone Non Controllate...
Che dire? Questo romanzo presentato per il concorso ilmioesordio, è un esperimento.
Esperimento per lo stile quasi da sceneggiatura, che ad una prima lettura mi sembrava rompere il filo del racconto, ma che invece, riletto con calma, da' il senso di una vicenda calata in una società ipertecnologica, ma soprattutto sull'orlo di un baratro (anzi forse ormai dentro), umano, sociale ed ecologico: quadretti, spezzoni di un'unica storia.
Esperimento per i contenuti che si allontanano dagli altri lavori di Ariano, fondendo fantascienza e romanzo sociale, un passo nel futuro e uno nel presente della nostra società dove ognuno pensa a sé e c'è chi (purtroppo) pensa a posto di tutti (ma questa è una realtà che già da molti anni permea la nostra società).
L'anno prima del bicentenario non manca di punti in ombra (come ho anche scritto a lui nel mentre andava la revisione): qualche personaggio forse di troppo (un testo così breve richiederebbe, a mio modesto parere, pochi personaggi e centrali), la sensazione che manchi qualcosa che renda il racconto veramente unitario (ma è solo una sensazione, perché la storia viaggia bene sulle proprie gambe); un finale leggermente 'tagliato'. Sono solo impressioni le mie, dettate più da una mania di perfezione che da una vera critica.
Devo anche confessare di non aver riletto a fondo la versione finale, quindi può essere che qualche modifica dell'ultim'ora mi sia sfuggita e io stia dicendo solo castronerie.
Comunque questa novella di Ariano Geta è da consigliare, e lo faccio con tutto il cuore.
Per me è sicuramente un placet. E il voto non può essere che un 8 pieno.
A dispetto dei giudici del concorso che, probabilmente, non hanno molto apprezzato.
Visto che sono in tema di amici blogger, devo segnalare anche il concorsino di Alex Girola. Ci ha promesso che cose come questa saranno abbastanza frequenti nei prossimi tempi; e mi sembra una cosa interessante, perché stimolano gli scribacchini che sonnecchiano in noi. A quaeto proposito segnalo proprio il contributo di Ariano che è apparso oggi sul suo blog.
E' tutto.
TIM


mercoledì 8 giugno 2011

Mauro Bianchi, detective

Forse ne avete sentito parlare qualche qualche giorno fa proprio in questo garage. Era quel tipo dal trench color sabbia che mi ha procurato l'incontro col Silvestri Glauco e il registratorino per fare la relativa intervista. Certo per lui che fa l'investigatore privato avere gli attrezzi del mestiere è normale, così come sapere tutto di tutti.
Parlo proprio di Mauro Bianchi, il personaggio a cui Glauco Silvestri ha dato vita da poco e che esiste perché è esistito tempo fa un romanzo che si chiamava 31 ottobre (e un suo brevissimo seguito Il contributo). Mi ha fatto giustamente notare Glauco, che è pur sempre l'autore e ne sa sicuramente più di me! che non c'è discendenza diretta tra questi ultimi due lavori e Mario Bianchi come personaggio. Ma leggere le avventure dell'uomo in trench me li ha riportato automaticamente alla memoria.
E penso che Mauro Bianchi esiste anche perché esiste Bologna che è non solo il posto dove Glauco vive, ma anche la sua aria vitale, quasi il suo prolungamento organico (o forse è il contrario?). Perciò ambientare una serie noir nella sua città, con personaggi e situazioni che in qualche modo si rifanno al suo bellissimo primo romanzo giallo-esoterico e che hanno come trait d'union un inquietante gatto, dall'altrettanto inquietante nome (Mefisto), penso sia il top.
Emmenomale! dico io.
Tutti sapete che Glauco è uno di quegli scrittori che seguo sin da quando l'ho scoperto, girando per la rete, un paio di anni fa. Mi piace la sua scrittura, la sua ecletticità stilistica e di generi. Ora questa sua voglia di (continuare a) cimentarsi col noir-misterico facendone una serie mi ha interessato molto. Ritengo, infatti, che sia il giallo che il mistery siano nelle sue corde.
Ma veniamo nello specifico di questo Mauro Bianchi.
Finora sono tre i racconti che vedono protagonista l'investigatore privato appena licenziato sia dal suo datore di lavoro che dalla figlia (insomma in quella casa non andava più né come zerozerosette né come genero): L'alba dei morti viventi, Chi ha paura del buio, L'anello.

Il primo apre la serie, e questa è la sinossi (rubata al buon Glauco):
Intrappolato in un cimitero, Mauro Bianchi è costretto a lottare oltre lo stremo delle proprie forze. Ciò che lo affligge è che non ricorda come abbia fatto a trovarsi in quella situazione. Il caricatore della sua arma ha ancora pochi colpi a disposizione. La situazione è critica. I suoi nemici sono implacabili e la speranza di trovare una via di fuga diventa, di ora in ora, sempre più debole.

Il secondo comincia a delineare un po' meglio i personaggi che girano attorno al mondo di M.B.. Sinossi:
Un bambino viene investito da un autobus nel centro di Bologna. Il suo volto è identico a quello di un bambino scomparso tre anni prima, in una villa abbandonata. Il ricordo di un caso mai risolto spinge Mauro a riaprire le indagini, a rispolverare il vecchio fascicolo, e tornare a esplorare i sotterranei della terribile Villa Clara.

Il terzo è quello che ha partecipato all'edizioni di Circo Massimo (e con cui ha passato le eliminatorie giungendo alla fase a gironi!). Riassunto:
E' notte fonda. Mauro sta vagabondando per Bologna quando trova un vecchio anello perduto in un angolo buio della strada. Poco lontano una ragazza rischia di essere violentata. Mauro interviene spaventando gli aggressori. Salva la ragazza, ma dopo breve tempo, si ritrova inseguito dalla stessa gang e in pericolo di vita. Quella che sembrava una semplice aggressione diventa una questione di vita o di morte, tanto che l'anello che ha raccolto poco prima, verrà dimenticato in una tasca del suo trench. Peccato che tutto quanto sia legato proprio a quel piccolo oggetto...

Ho letto con attenzione tutti e tre i racconti e ho voluto far decantare le mie impressioni iniziali, per dare un senso a quello che avevo davanti.
Penso che Glauco sia ancora in rodaggio per questo personaggio e questa serie.
Questo vuol dire che la cifra stilistica c'è tutta, si vede la mano di chi ha scritto già (oltre a quanto su menzionato) cose come Adamo, Eva, Luna Oscura, Starship Journal, Elite e ognuno ci metta il proprio romanzo preferito. Perché c'è veramente da scegliere sullo scaffale di Glauco. E lui non discute, come Totti per i romanisti e il cacio sui maccheroni!
La mia impressione è che la svolta ironico-umoristica impressa alla sua scrittura, con situazioni a volte sopra le righe, abbiano trovato il bolognese un po' impreparato, o meglio sorpreso dalle sue stesse capacità. L'idea è buona (un investigatore a metà tra il provaci-ancora-Sam e lo sherlokholmes dell'occulto) e per raggiungere l'equilibrio perfetto ci vuole tempo.
Tuttavia sempre il buon Glauco mi ha ricordato, in una chiacchierata privata di qualche giorno fa, che in un suo post aveva detto chiaramente che i racconti non vi verranno proposti in ordine cronologico. Tutto apparirà ai vostri occhi come tasselli di un puzzle da risistemare una volta che il quadro generale vi sarà chiaro. Perciò il suo è solo un gioco a cui ci sta sottoponendo e noi dobbiamo solo aguzzare l'ingegno e aspettare.
Quindi ben venuti questi tre racconti che definirei di presentazione di Mauro Bianchi e del suo mondo; aspettiamo che maturino i personaggi, gli equilibri tra di loro, le situazioni. E che io entri appieno nel suo gioco infernale. E saremo di fronte ad un risultato sicuramente esaltante.
Un colpo di genio dell'ultimissima ora però ve lo voglio segnalare: il booktrailer dell'Agenzia Investigativa Mauro Bianchi Private Eye! Non sono riuscito a inserire il video in questo post, ma lo trovate sempre qui insieme alle mappe dei luoghi, ai personaggi e quant'altro di utile potete volere.
Vai, Glauco!
Vi lascio con un brano musicale che mi sembra adatto.
TIM

Aggiunta del 9 giugno alle ore 9.09 (ma guarda un po' quanti nove!). Questo cartoon è simpaticissimo e lo trovate proprio nel sito di Glauco. Dateci un'occhiata!

sabato 30 aprile 2011

Litania di A. Gallerani e Spazio Privato di I. Contini

Per questo fine settimana, vi lascio i compiti a casa.
Io vi segnalo altri due testi e voi, da bravi, ve li leggete e poi... mi fate il riassunto, come si diceva a scuola. Anzi visto che il riassunto ve lo farò io, voi mi direte cosa ne pensate. Anzi ve li leggete e basta. Oppure ve li scaricate solamente. Oh, insomma fate un po' voi!
I due testi sotto osservazione oggi sono: Litania di Alessio Gallerani, ed. Feedbooks e Spazio privato di Isabel Contini, ed. Kultvirtualpress.
Cominciamo, naturalmente, dal primo, cioé dal racconto di Alessio Gallerani, di cui potrete trovare qualche altra notiziola anche qui.
Sinossi (farò io una sinossi della sinossi ufficiale, che è lunghissima!)
Siamo nel 216 A.C., ma siamo anche oggi. In un piccolo paese della bassa padana, vicino Bologna, Chiara, che ha la capacità di far riaffiorare dai meandri del tempo il passato di un oggetto, solo toccandolo, è assalita tutte le notti da spaventosi incubi. E questo dono la fa star male, perciò non vuole usarlo. Gianrico, suo ex amante, archeologo spiantato si concentra sul suo lavoro anche per dimenticarla, ma nello stesso tempo non si vuole rassegnare alla perdita di lei.
In un altro tempo, ma nello stesso perimetro spaziale, avviene qualcosa di terribile: uomini si massacrano, nel folto di un bosco. Un’epica battaglia di cui si è quasi persa la memoria e di cui Tito Livio ci lascia solo un paio di righe. L'azione si svolge nella Selva Litana. E l'eco lontana giunge terribile fino al presente. Con quel che segue e che è meglio vi leggiate altrimenti vi tolgo la sopresa.
Un bellissimo racconto, ambientato a Bologna e dintorni, con riferimenti topografici chiarissimi a chi abita quei luoghi e a chi, ad esempio Glauco, ama ambientare le proprie storie da quelle parti. A capitoli alterni il racconto si svolge via via illuminando un tratto della storia e soprattutto il come e il perché i personaggi sono legati e collegati: quelli di allora con quelli di ora ma anche quelli dei nostri giorni tra di loro. Anche l'esposizione verbale, che usa la seconda e la terza persona narrante alternativamente, riesce a far entrare nel clima della vicenda. I personaggi vivono di vita propria, raccontati con pochi tratti ma che li rendono riconoscibilissimi e perfettamente aderenti alla storia, senza sbavature. Ci stanno tutti, insomma.
Tutto è giocato tra realtà storica e paranormale, ma dalla vicenda sembra uscir fuori l'idea che molto più spesso di quanto ci sembri, le due cose si intrecciano, e a volte coincidono perfettamente. Proprio come in questo caso dove una vendetta aspetta più di venti secoli per maturare.
La forma italiana è più che buona, cosa rara di questi tempi.
Insomma: placet guadagnandosi un bell'8.
E veniamo a Spazio privato, di Isabel Contini.
Sinossi:
Quasi tre mesi. Un "diario" realistico e intenso che pizzica corde d'erotismo in uno spaccato moderno e riconoscibile. Tra amicizia, amore, e il fluire quotidiano delle piccole e grandi sconfitte, dei piccoli e grandi "tradimenti", nostri e della vita.
In questo racconto non succede niente. Niente inteso come cose strane, come siamo abituati ad aspettarci noi che leggiamo storie 'in un certo modo'. Non ci sono mostri, né viaggi nel tempo, né assassini pandemici e giallognoli. Ma nello stesso tempo succede tutto, tutto quello che, in piena normalità, può accadere ad una ragazza che vive oggi e che non riesce a separare la propria intimità (anche fisica) dalle storie che corrono fuori di lei. E anzi queste stesse storie la coinvolgono al punto da farle perdere spesso di vista il punto di partenza, cioé la propria individualità. Tutte storie vere, come dice l'autrice, dove l'unica cosa ad essere mascherata, sono i nomi, per un'evidente questione di privacy.
Anche questo racconto è ben scritto e la lingua italiana ci fa una bella figura. Se proprio c'è un appunto da fare è che è breve. Ma anche questa annotazione è... un punto a favore di Isabel: perché avremmo voluto sapere ancora di più di lei, della sua storia, dei suoi amici, del suo lavoro.
E' vero che ci sono alcune scene esplicitamente erotiche, ma questo non cambia il mio giudizio: a me personalmente non piace che si spiattelli l'intimità così davanti a tutti, ma mi rendo conto che ognuna di queste situazioni è funzionale ai personaggi e alla vicenda.
Giudizio: placet, con un 7,5 ben conquistato.
E così non mi resta che auguravi un buon week end e lasciarvi con un po' di musica... romantica!
TIM

giovedì 21 aprile 2011

Nunavut vs La signora dei lupi

Oggi doppia segnalazione, doppia razione di racconti. Me le gioco così, in barba al fatto che dividendo il post in due parti avrei potuto fare più ascolti. Ma che ci volete fare, io sono così, vi voglio bene... e mi voglio male, ma non sono masochista!
Ma andiamo con ordine.
Il primo racconto è Nunavut di Samuel Marolla del 2011 (fresco fresco)
Vediamo anzitutto di che parla; anzi ce lo dice direttamente Marolla:
Jackie Sonnino, camionista italo-canadese, sta effettuando le ultime consegne di legname lungo le lunghissime strade che si snodano, solitarie, fra le foreste del Manitoba. Sarebbe una normale giornata di lavoro, se non fosse per alcuni piccoli, disturbanti segnali: la radio che parla di “incidenti” al confine fra Stati Uniti e Canada, un misterioso black-out, fughe in massa di animali… Sì, qualcosa sta decisamente andando per il verso sbagliato, Sonnino lo capisce molto bene, soprattutto dopo aver soccorso una figura misteriosa emersa dal fitto dei boschi. Perché è dalle foreste, antichissime e misteriose, che è nato tutto. E l’unica possibilità di sopravvivenza sarà la fuga verso nord, verso la terra desolata del Nunavut, dove il vecchio Morgan gli rivelerà quello che lui ha già capito da un pezzo: “qualcosa di brutto è venuto fuori dalle foreste…”
Penso che non ci sia bisogno di ricordare chi è Samuel Marolla, perciò non lo farò. Vi do' in pasto solamente la sua risposta in un'intervista (oddio, mi sono perso il link!) dove alla domanda: cosa significa occuparsi di horror, candidamente risponde: significa comunque fare la cosa più infantile, sana, genuina e bella del mondo: parlare di mostri, ovviamente.
Ovviamente. E ovviamente perché lui è uno di quelli che ci sa fare, con la scrittura e con l'horror. Questo racconto (scaricabile gratuitamente, quindi osate pure avvicinarvi) ha solo 40 pagine, ma vi assicuro che sono 40 pagine di puro terrore. E volete sapere una cosa? non si vede mai un mostro, non ci sono mai suoni o luci che ti abbagliano all'improvviso e dietro c'è l'orco. Il nemico non si vede mai. E' sempre tutto normale, a parte 'qualcosa' che cerca di aprire una porta, ma non si vede mai niente.  Le foreste di Nunavut hanno la stessa consistenza di terrore di quelle de L'acchiappasogni, terrore che non si esaurisce dopo le prime pagine, ma che persiste, che dura fino alla fine, quando Sonny resta da solo, solo con quella terra maledetta, infestata da demoni senza volto, forse come quelli che affrontiamo anche noi ogni giorno nel chiuso delle nostre anime, di cui non sappiamo niente ma che sentiamo onnipresenti.
Mi sono divertito a leggerlo, anzi ci sono proprio entrato dentro, ho fatto il tifo per Jack Sonnino e quando è sparito inghiottito dal Nord (cè' sempre un altro Nord alla fine della strada) ho sperato per lui.
Qualche svista evitabilissima con un ultimo giro di editing non guasta il buon sapore della lettura, ma un granello in più di attenzione potrebbe essere gradito.
Solo un'annotazione obbligatoria e doverosa: l'impaginazione è del solito Matteo Poropat.
Voto? un bel Placet da 9 pieno.
E ora mi farò sotto con  Il colosso addormentato, acquistato per ben 99 centesimi dallo shop del sito. Speriamo di non aver buttato i soldi! con questi tempi di crisi...
E veniamo al secondo prigioniero di oggi, anch'esso appena sfornato dall'autore.
Parliamo di La signora dei lupi di Enzo Milano. Anche questo è scaricabile gratuitamente.
Enzo Milano, classe 1979 della provincia di Milano, come si autopresenta, ha all'attivo un bel po' di lavori a partire dal lontano 2007. Visitando il suo sito troverete tutto lo scibile su di lui e tra le altre cose scoprirete che sta lavorando ad un ebook a episodi di ambientazione Rinascimentale... ma non troppo, e che ha già pronto un romanzo noir/soprannaturale, che dovrebbe essere pubblicato l'anno prossimo.
Ma veniamo a questo La signora dei Lupi.
Sinossi:
Julia, figlia di una meretrice in fin di vita, cerca disperatamente di farla curare, o perlomeno di salvarle l’anima. Ma tutto ha un prezzo, troppo alto per loro. Si rivolge alle poche persone con cui ha a che fare: il proprietario del bordello dove lavora la madre e il comandante della Guardia cittadina.
Non ricevendo che offese e delusioni, decide quindi di provare con la benevolenza degli Dei romani, orientandosi al tempio della Venere Pompeiana. Dopo l’ennesimo e scottante fallimento, non gli rimane altro che affidarsi all’offerta ricevuta dal misterioso Rasenna, proprietario dell’inquietante casa del Fauno.
C’è un’ultima possibilità per sua madre ma, per ottenerla, Julia dovrà scendere a patti con un temibile personaggio: Aita, il Re dell’Oltretomba etrusco.
Sicuramente non siamo allo stesso livello di Marolla, ma questa non è una svalutazione. Sono autori diversi, con stili diversi, e a me piace di più il primo. Tutto qui. E si sa che io giudico solo in base ai miei gusti personali. Questo è il mio garage e ci scrivo quello che mi pare. Se non vi va, potete non aprire quella serranda e starvene fuori..
Comunque c'è da dire che la storia regge benissimo per buoni tre quarti, ma poi quando tutti i nodi vengono al pettine e si arriva allo scontro finale tra dei-demoni-umani, mi pare che si faccia un po' di confusione. Lo scontro che dovrebbe essere epico, nel vero senso della parola, sembra invece scritto per arrivare al più presto alla fine, per chiudere il discorso. L'eruzione del Vesuvio, siamo a Pompei nel 79 d.C., più che da sfondo pare diventi parte attiva -che sarebbe una bella idea, ma solo per tagliare il racconto. Ecco, è uno di quei casi in cui il finale, secondo me, indebolisce il tutto. Per il resto i personaggi sono abbastanza pieni e anche se in sole 50 pagine arrivano a maturazione.
Sicuramente placet ma non raggiunge il 7 pieno.
Alla prossima.
Però, a ripensarci, lo rivedrei volentieri, magari dopo aver riletto Nunavut.
TIM

mercoledì 20 aprile 2011

I Racconti del male

Correva l'anno (che poi dove vanno tutti di corsa 'sti anni?) 2002 quando Luigi Boccia e Nicola Lombardi, con la partecipazione straordinaria di Emilio Ardolino per la copertina e Michele Urciuolo alla grafica, assemblano questo I racconti del male per le edizioni Macabro Show che, a quel che mi risulta, non sono più per così dire raggiungibili(qualcuno ne sa qualcosa?).
Ed è proprio de I Racconti del male che voglio parlare. Dieci autori, dieci storie. Nomi conosciuti e altri meno o per niente, almeno alla mia ristretta capacità di ricerca. Gente che col tempo si è fatta un nome nel ramo, e altri che, probabilmente, hanno lasciato solo qualche piccolo segno nel panorama della scrittura italiana.
Non mi soffermo qui sugli autori, per la qual cosa ci vorrebbe un post per ognuno, ma vi dico quale racconto mi è piaciuto e quale meno, come sempre dal mio personalissimo punto di vista.
Su tutti metterei Bara di vetro di Arthur Cochran col suo fluttuare a metà tra il futuro e il passato, dove forse il passato siamo noi, uomini di questo tempo, con le nostre diavolerie avvenieristiche, ma tanto avvenieristiche ache alla fine ti chiedi se andiamo davvero verso una civiltà più evoluta o torniamo ad un medioevo buio.
Il terrore più puro ti tiene per... lo scroto quando cominci a capire quello che succede in La Macchina delle ossa del bravo Elvezio Sciallis. Una scrittura fine, cesellata, che ti accompagna per gradi verso il finale che non sai se sia a sorpresa o se si poteva capire da tanti piccoli indizi (ma sì, dai, era impossibile che la vita di un Luigi Lanteri qualsiasi potesse cambiare così, all'improvviso!).
Bello anche il misticismo alcolizzato di Eva, in Prega per me di Luigi Boccia, dove una madre ha una cura particolare per il figlio a cui la Bibbia da imparare a memoria non va proprio giù.
Il rapporto tra il ricercatore (peccato non ci sia il nome, avrebbe dato un tocco in più di realismo) e la donna venuta dal lontano passato, in Mummia di Fabio Giovannini, in arte Ivo Scanner, è senz'altro particolare, ma non mi ha trasmesso grosse emozioni.
Lo stesso vale per La leggenda della bambina bianca di Mario Pozzi, che vorrebbe richiamare, sin dalla citazione iniziale, le atmosfere lovercraftiane, ma non punge molto; forse proprio perché vuol mettersi apertamente sulla scia del Maestro e ci aspetteremmo perciò di più.

Molto bello invece il racconto sullo straziante amore di Paul per Marie che Gordiano Lupi ci regala in La pelle bruciata: un amore che fa compiere l'impossibile, anche a costo della vita, anzi più della vita, a costo della sofferenza.
Il brevissimo Taglio di Roberto Saporito è quasi un divertissement, specie per il finale tra l'umoristico e l'amaro: ci sono vendette che si consumano fredde e altre che vanno servite calde calde, praticamente in diretta.
Il serial killer di Polaroid scritto da Antonio Tentori, sinceramente non mi è piaciuto, quasi scontato e senza particolari guizzi narrativi che gli potevano dare quel certo non so che' (avendo anche una trama abbastanza scontata).
Stesso discorso per Il Cubo di Paolo di Orazio che sinceramente non ho capito. Sarà che la piazzeta che ho sul cranio annuncia un rimbambimento senile incipiente, come la calvizie, ma mi sono sforzato, lo giuro, e alla fine ho mollato: ma di che parla? Chi è che entra e esce dal cubo? Penso si parli di bambini difficili, problematici, ma comunque se qualcuno lo sa, me lo faccia sapere, anche per toglierrmi la curiosità.
Resta Nicola Lombardi con L'ultima sera di ottobre: quello che accade nella "casa dei matti" è una rivincita, una vendetta, amara e sanguinolenta verso quelli di fuori, verso una normalità quortidiana che non capisce.
Un volumetto, si fa per dire trattandosi di un ebook, abbastanza buono, con una media da 6 e mezzo, ma con punte da 9 per Sciallis, Cochran e Lupi.

Un ultima annotazione. Scalpicciando per la rete alla ricerca dei link per i vari autori, mi sono imbattuto in questo NetEditor.it per pubblicare gratis racconti, storie, poesie... un altro sito dove inviare le proprie storie da mettere in rete gratuitamente. Non male, abbastanza fruibile; interessante la sezione Giochi Letterari.
E ora sono stanco. Sarà questo tempo che fa i capricci, sarà la fatica di aver riempito questa paginetta, sarà l'età che non mi permette molti sforzi, Ah, che sarà...
TIM

P.S.: so che non c'entra niente, ma è un'ultimora che non posso perdere. Ma questo è ancora sport? a pensarci bene anche questi sono storie, racconti del male, anzi che fanno male!

martedì 19 aprile 2011

Velina dal MinCulPop prot. nr. 34r567: controllare Zweil

Comunicazione interna n. prot. 34r567
Oggetto: segnalazioni riservate
La presente per segnalare, come già comunicato da veline anonime e riservate (sic!) dei signori Glauco Silvestri e Alex Girola,  l'iniziativa di tale Zweilawyer (per gli uffici competenti: prendere nota del nome e fare accurata ricerca sul soggetto: professione, cartella esattoriale, gusti preferiti della pizza).
Trattasi di pubblicazione di lista aperta riguardante scrittori-blogger (per gli uffici competenti: fare accurata ricerca su tale categoria, che risulta, da precedenti informative ricevute, altamente eversiva dell'ordine editoriale precostituito) conosciuti e non, che vengono supportati attraverso apposita pagina del succitato blog.
Tale segnalazione è d'obbligo trattandosi di argomento sensibile, attenzionato già a suo tempo da personalità di primo piano del re**me, che sono seriamente preoccupate per la correttezza dell'informazione che il popolo riceve su detti delicati argomenti.
Non dimenticare che la cultura va incoraggiata e controllata perché sia di vera edificazione alle nuove generazioni, le quali potrebbero subire scandalo da iniziative così liberali e quindi contrarie alla strategia del re**me.
TIM

giovedì 14 aprile 2011

Le Cinque giornate di Milano e l'editoria virtuale






Ci sono tanti modi per farsi pubblicità libresca.
Questa è una, ma: 1. devi essere un principe; 2. avere le amicizie giuste e una rete RAI a disposizione; 3. avere una faccia  come il... diciamo una faccia tosta. A questo punto puoi fare quello che vuoi, anche scrivere un libro che tutti compreranno (perché è bello poter mostrare con orgoglio la costola di (omissis) scritto da (omissis) tra quella di Io sono leggenda e quella de Il barone rampante; perché sicuramente sarà quella che tutti noteranno), ma che quasi nessuno leggerà.
Oppure devi avere un amico che è amico di uno che viene pagato da una grossa (o anche piccola, il concetto non cambia) casa editrice per segnalare roba che la gente potrebbe comprare, a prescindere da chi e di cosa scrive. E lì, se l'ammanigliamento è di quelli giusti, ci potrebbe scappare la spintarella.
Oppure potresti scoprire che, che so, il padrone della mondadori-feltrinelli-einaudi è immischiato in un losco giro (sì, lo so che non è un'ipotesi ma la realtà!, ma facciamo finta) e scatta il ricattino. Ma questa possibilità è già più complicata, a meno che non siamo in un libro di Le Carrè.
Oppure... oppure si può fare diversamente. Il famoso passaparola, che vale sia per i libri cartacei che per quelli che vivono solo nell'etere e nei cavi coassiali che mandano e ci portano la linea internèt.
E a questo punto scattiamo noi. Scriveva Alex nella sua risposta al mio commento al suo post linkato (che detto così sembra complicato, ma non lo è): Io sono restio a far segnalazioni, perché non vorrei creare il solito circolo "io faccio un favore a te, tu fai un favore a me". Però quando le iniziative sono lodevoli e di qualità, sono il primo a far loro promozione.
Ecco, il discorso delle segnalazioni. Come avete potuto notare, ho preso sempre più spesso a fare segnalazioni di ebook, anche di pochissime pagine, che leggo in rete. Ebook di gente mai sentita nominare, ma che ha avuto il coraggio di far editare i propri lavori da Kult virtual press, Ebook Gratis, Scheletri, Edizioni Scudo, Lulu e chi più ne ha più ne metta (e se ne avete da segnalere, fatevi sotto). Tutti posti dove non paghi niente per far conoscere i risultati delle tue notti insonni e dei tuoi sogni infranti. Tutti posti dove, d'altra parte, chiunque può andare a pescare per farsi un idea di cosa gira in Italia sul versante: mi piace raccontare delle storie e voglio che chiunque le possa ascoltare (leggere).
Certo, tutta questa buona volontà non significa che poi, alla resa dei fatti, siano tutti capolavori o quanto meno siano scritti decentemente. Mi è capitato spesso di trovare roba che sono riuscito a seguire solo per le prime venti righe, poi ho schiacciato il tastino sinistro del mio Cybook e sono tornato al menu indice, con la ripromessa di liberare quanto prima un po' di memoria dal dispositivo.
Però l'editoria virtuale è un'opportunità, per chi scrive e per chi legge. Non è un ripiego rispetto alla carta stampata, anzi può essere una scelta alternativa importante.
E' chiaro che qui non sto prendendo in considerazione il discorso economico: chi vuol fare della scrittura un mestiere deve prendere altre strade, magari quelle un po' surreali del cappelletto di questo post. Oppure può dare in vendita ad un prezzo simbolico o per lo meno accessibile le sue cose. Ma su questo argomento non sono preparato, perciò per non fare brutte figure lascio la parola ad altri, se lo vorranno.
E così io continuerò a leggere e a segnalare, a scoprire belle storie (almeno per me!) e ad invitarvi ad andarle a linkare.
Perché così come la storia non si fa solo con Napoleone, Cesare Augusto e Berlusconi, ma anche col popolo delle Cinque Giornate di Milano che insorge in armi contro gli odiati austriaci (non me ne voglia il buon von Girola!), e che non ha un nome preciso, ma è solo 'il popolo milanese', allo stesso modo ci sono Pavese, Calvino, Poe, Dick e... mettete un nome voi, uno che conoscete, che è bravo davvero, ma che per sfortuna, per scarsi ammanigliamenti, per scelta, ha deciso di regalare le sue storie, o di metterle a 99 centesimi.
Ecco, a me piace leggere Dick e Pavese allo stesso modo come leggo i racconti del misterioso sig. X che di giorno magari fa il cartolaio (un mestiere a caso, eh!) o il bancario (altro mestiere scelto a caso!) e di sera scrive di strani fenomeni paranormali o di lupi un po' particolari.
E questo spiega anche cosa c'entrano le Cinque Giornate di Milano e l'editoria virtuale del titolo.
Infine un sogno: mi piacerebbe, e spero proprio di arrivarci, di poter ospitare nel mio blog lavori di persone che amano la scrittura e non hanno la minima idea di come rendersi visibili al vasto mondo della rete. Vorrei poter fare in modo che questo garage si riempia di milanesi alle Cinque Giornate della letteratura, dove il nemico da battere veste i panni di colui che è alla ricerca solo di chi gli farà vendere 100 mila copie in prima botta; di chi colui che chiede 6mila euro (questa è vera! purtroppo) ad un ragazzo che gli invia un romanzo che è da rifare completamente (l'ho letto) e gli assicura che venderà bene. E se poi la qualità non è eccelsa, pazienza, abbiamo letto dentro al sogno di qualcuno senza che questo abbia dovuto spendere 6mila euro.
Per oggi mi sembra che possa bastare così.
Quando la penna... uccide!
TIM


Aggiunta postuma: rispondendo ai vostri commenti, ho fatto caso di aver dimenticato di segnalare il blog del buon Glauco che ha tutta una pagina dedicata a coloro che pubblicano ebook gratis, che siano case editrici o singoli blogger.
TIM


mercoledì 23 marzo 2011

Scrivere e leggere in Italia


Immagine tratta da qui

Sulla scia di alcuni post, tra cui quello di Alex, ho pensato di proporre una piccola riflessione sul mondo della scrittura e dell'editoria italiana. Non abbiate paura, io non sono un critico letterario, o uno di quelli che parte lancia in resta a favore o contro qualcosa o qualcuno, magari per partito preso o per soldi. Sono semplici riflessioni scoordinate di un blogger che vede delle cose e ci pensa un po' su.
1. Scrivevo nel commento al post di Alex su citato:  Penso che purtroppo gli italiani seri e bravi non abbiano il posto che meritano perché male distribuiti e quindi poco conosciuti se non da una sparuta minoranza. Io sto sperimentando da un po' di tempo la lettura di tutti gli sconosciuti e sfigati autoprodotti sui siti di ebook gratis (...). E devo dire che a volte mi capita di trovare gente interessante, che scrive bene e ha delle idee. Poi vai a vedere e magari è un lavoro di 5-6 anni fa; nel frattempo la persona in questione non ha avuto l'opportunità di far conoscere altro perciò ha abbandonato le speranze e la penna. E a volte è un peccato. Anche per questo ho deciso di proporre sul mio blog le recensioni di questi lavori di 'emeriti sconosciuti'. Far conoscere, anche se a questi livelli così caserecci, autori e lavori italiani mi fa piacere,anche se poi nessuno li va a vedere.
Proprio stamane ha scritto un commento al mio post Habemus papa uno degli autori dell'ebook, e diceva, tra l'altro, che comunque un libro sono poi riusciti a stamparlo. Non ho la tempistica di questa operazione, quindi non so se il romanzo è stato pubblicato da poco, o subito prima o subito dopo Habemus Papa. Comunque vada significa che qualcuno ha creduto in loro, a prescindere poi da come sia andato il libro stesso. A me il loro lavoro è piaciuto, l'ho già detto e ridetto, e sarei felice se qualcuno potesse dar loro un'altra occasione, sempre nel caso proponessero qualcosa di buono (altrimenti ricadremo nel circolo vizioso per cui pubblica solo chi è gia del giro, anche se il lavoro è una schifezza). Probabilmente se gli editori dedicassero un po' più di tempo ad andare a girovagare nel mondo delle autoproduzioni, degli ebook più o meno gratuiti e quantaltro, sarebbe più facile che scrittori cosiddetti emergenti avessero l'opportunità di essere conosciuti, di smettere di essere emergenti e di trovarsi finalmente a navigare in superficie. Tutti hanno diritto ad una occasione, se la vogliono, e questa degli ebook gratuiti o variamente autoprodotti è una strada importante.
2. Secondo argomento, strettamente collegato al primo e sempre con riferimento a scrittori italiani. Premetto solo che tutti i corsivo da qui in avanti sono sottolineature mie. Mi capita sempre più spesso di leggere, anche in produzioni cartacee, strafalcioni ortografici, grammaticali e sintattici. Un esempio per tutti. Ho comprato ad un mercatino dell'usato, mia riserva di caccia naturale, il libro di Giorgio Baietti I guardiani del tempo, della collana Mysterica, ed. PIEMME. Ne ho letto una trentina di pagine e finora l'unica cosa degna di nota che ho trovato sono le sgrammaticature e le espressioni gergali ricorrenti. Pg. 24: "Ogni tanto noi della 1° Compagnia ci si sentiva... " (mi stridono ancora le orecchie!); "Un impiegata con accento calabrese mi rispose che negli elenchi... e lei che abitava lì da cinque anni, dopo aver vinto normale concorso da istruttore amministrativo..." (che c'entra quest'informazione col resto della storia?); pg. 16: "Leggendo sperai che i Vincenti... , altrimenti mi immagino..." (è difficile pensare che nel contesto qualcun altro potesse pensare a posto suo). E potrei continuare così per ancora molto tempo. E siamo solo alle prime pagine! Ora, se pur l'autore scrive e parla così (perché probabilmente scrive come parla), un editor anche alle prime armi avrebbe dovuto por fine a questo scempio della lingua italiana. Non mi soffermo poi sul contenuto del libro: dico solo che è paragonabile, finora, a quelli che io spesso chiamo 'i diari della domenica' che il maestro delle elementari ci faceva scrivere ogni lunedì per raccontare la cronaca del nostro week end.
Vi tedio solo con un altro esempio, questa volta tratto dal web, per la precisione da qui. E' la presentazione di un ebook gratuito e il curatore (Contebiz) scrive: "Vi presentiamo l’ebook targato horrorlandia.it. Lo stesso è composto da dieci racconti horror, selezionati tra tutti quelli che hanno partecipato al concorso letterario “incubi nel regno di Horrorlandia”, che avevano lo scopo preciso di essere ambientati a Horrorlandia." E conclude: "Addentratevi in un incubo senza fine. Buona lettura." Qui non si capisce se l'incubo senza fine è dato dal contentuo dei racconti, a cui peraltro non ho ancora dato un'occhiata, o dalla loro forma letteraria, perché se sono scelti da gente che si esprime così, stiamo freschi.
Certo, se prima ho spezzato una lancia a favore degli autoprodotti, poi ho trovato un esempio che demolisce la mia tesi. Ma questo dimostra solo che in giro si trova tutto e il contrario di tutto. L'importante, però, è girare, cercare siti, far conoscere; e in questo senso il servizio del sito di Glauco è utilissimo e non mi stancherò mai di citarlo.
Lo so, sono stato mooolto lungo, ma mi interessava dire delle cose e provarle con esempi sul campo, perché non sembrino vaneggiamenti di un arteriosclerotico.
Io ho detto la mia, voi dite la vostra.
TIM
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