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| rubata da qui (senz'offesa!) |
Questa è una storia vera, una favola moderna. I nomi però sono inventati per ovvi motivi di privacy.
Un mio amico, chiamiamolo Bruno, lavora a ***, in centritalia, per una cooperativa, o meglio è socio di una cooperativa.
Le cooperative dovrebbero essere società formate da soci, che si ripartono gli incarichi: ci sono quelli che trovano i contratti di manodopera e provvedono alla parte amministrativa e quelli che prestano la propria manodopera per il servizio richiesto. Tutti, dal presidente all'ultimo arrivato, hanno un normale inquadramento contrattuale con relativo stipendio mensile. A fine anno sociale se c'è un utile viene suddiviso in parti uguali.
Tutto questo sulla carta. Perché nella realtà il 90% dei dirigenti di cooperativa che Bruno e i suoi colleghi conoscono girano su SUV da 80-100mila euro, mentre lui e gli altri, se riescono ad arrivare alla fine del mese perché anche la moglie lavora e mettono qualcosa da parte, arrivano a comprarsi il motorino o l'utilitaria. Ma senza optional!
Caratteristica della
legislazione sulle cooperative è che... non c'è nessuna legge! Cioè anche la società cooperativa ha diritti e doveri verso i propri soci, ma a fronte di una mancanza di rispetto degli stessi, non ci sono norme che li puniscano per il malfatto.
Altra regola interessante è quella che finché Bruno e i suoi colleghi sono soci della cooperativa non possono svolgere alcuna azione legale contro di essa; anzi lo possono fare ma la cooperativa li può licenziare per giusta causa per cessazione del rapporto di fiducia tra le parti.
Ora qualche anno fa, due-tre, la cooperativa di cui Bruno e gli altri sono soci, fa quello che quasi ogni cooperativa fa, ogni due-tre anni, per evadere le tasse e non pagare i soci: cambia nome. Nel senso che tutto resta com'è (dirigenti, sede, contratti di lavoro, ecc.) ma cambia la ragione sociale: non esiste più la Piripicchio soc. coop. a r.l., ma i soci adersiscono alla Treppalle coop. a r.l.. Con il passaggio i soci, tra cui Bruno, ricevono la regolare busta di fine rapporto, che contiene le cifre corrispondenti di ferie e ROL non goduti, il TFR, gli eventuali assegni familiari residui, i conguagli, tredicesima e quattordicesima in proporzione ai mesi lavorati.
Attenzione: non ho detto che ricevono i soldi, ma solo la busta con la cifra che avrebbero dovuto ricevere! Per Bruno si tratta di circa 8mila euro. In totale siamo su una cifra di 200 e passa mila euro.
Ma ad un certo punto passano i mesi e nonostante le proteste di Bruno e colleghi e l'intervento dei sindacati (!) nessuno riceve niente o quasi: riescono a scippare solo un miserrimo anticipo.
A questo punto, visto che
ufficialmente la cooperativa di cui sono soci
attualmente non è quella da cui devono avere i soldi, e quindi non incorrerebero in possibili (e legali) ritorsioni, ricorrono agli avvocati.
Le ingiunzioni di pagamento non servono a niente, e così anche il pignoramento dell'ufficiale giudiziario, giacché di questa cooperativa morosa non esiste niente se non il nome su una visura camerale e una targhetta sulla porta di un appartamento vuoto.
Qualcuno ha una pensata: ma la cooperativa non doveva avere dei soldi dalla società appaltatrice committente? Si. Ecco perché la coop. non ha dichiarato fallimento, pensano malignamente Bruno e soci. Perché altrimenti avrebbe dovuto tirare in ballo l'altra società, quella grossa, la committenza per la quale l'attuale cooperativa (che poi sarebbe sempre la stessa di prima col nome cambiato) lavora. E qui potevano scattare controlli, ecc. ecc.; con conseguenti eventuali ritorsioni questa volta della ditta grande verso la cooperativa.
Allora gli avvocati si rivolgono alla società grossa, quella deve i soldi alla cooperativa dormiente e riescono ad arrivare ad un aggiustamento extragiudiziale che vada bene a tutti.
Bene, direte voi, così Bruno e i suoi colleghi riceveranno quanto dovuto e la giustizia sarà ristabilita.
Marameo!
L'aggiustamento significa che Bruno e soci si dovranno accontentare del 50% della cifra dovuta, e questa, a detta degli avvocati, è una soluzione ottima
per come vanno oggi le cose!
Bruno ha perso più o meno 4mila euro, e la stessa percentuale i suoi amici, tutti soldi che si erano guadagnati sul campo, lavorando in un magazzino col caldo e il freddo, colla febbre e le ossa che fanno male, perché se vuoi lavorare in una cooperativa non devi andare tanto per il sottile: sai quanta gente c'è lì fuori che aspetta di prendere il tuo posto?
La cooperativa non ha più debito verso gli ex soci e la grossa società committente ha risparmiato più o meno 125mila euro, senza alzare una mano e restando legalmente pulita.
E vissero (quasi)
tutti felici e contenti.
TIM