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sabato 5 luglio 2014

Dialogo dell'anima arida e del suo Amore sospirato


Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
(Sal 136,1)


Prendo a calci qualche sasso.
In fondo loro non hanno nessuna colpa, ma è così che fai quando vuoi scaricare la tensione.
Il rumore dell'acqua a pochi passi dal mio camminare e un po' di vento mi sono unici compagni.

Come fai a sapere che c'è vento? Lo vedi?
No, che c'entra! Ne sento il rumore, vedo le foglie dei tigli che si muovono... Il cuore... la mente... chi prende il sopravvento...
Calma la tua mente... il tuo cuore... lasciati andare ai suoni e ai colori...
I suoni... i colori... dove sei, piuttosto, quando ti cerco e non ti trovo?
Tu mi cerchi?
Sì, ti cerco e non rispondi e la mia anima si dispera e la mia disperazione si tramuta in aridità, in avversione...
È la strada...
Quale strada? Quella dell'abbandono? Del mio essere abbandonato? Quante volte ho voluto con tutto me stesso riposare in te, avere anche solo un istante il tuo volto ad illuminarmi...
Volevi vedere?
Sì, forse anche vedere! È dura dover sempre andare avanti per fede! Mai un cenno, mai un sospiro, un alito che mi facesse capire che sei lì... E se un giorno cadessi? E se un giorno fossi preda del nemico? E se ti voltassi le spalle? E se...
Ma tu sai che io ci sono.
No! Dubito che tu ci sia veramente! Che segni mi dai? Fuori di me? Navigo a vista in un mondo pieno di odio, rancore, senza empatia e compassione... E continuo nonostante tutto a gridare parole d'amore, comprensione, a far finta di credere che il maligno alla fine non vincerà... E tu con cosa mi ripaghi? Con le piaghe di Giobbe, con le sue lacrime amare da inghiottire. Mi dai forse segni dentro di me? No! È forse così spregevole chiedere e volere ogni tanto il tuo amore scaldi anche se solo per un attimo il mio cuore? Leggo e rileggo le pagine dei tuoi prediletti e leggo e rileggo pagine di fuoco, d'amore puro, ardente, piene di slanci e affetti.
Sei sicuro di aver letto tutte le pagine dei miei prediletti?
Cosa vuoi dire con questo...
Per ogni pagina piena d'amore ce ne sono dieci piene di deserto, di aridità, di arsura, di grida disperate alla ricerca di un aiuto... Giovanni della Croce... Teresa d'Avila... Non sai che sta scritto: "Io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore." (Os 2,16)
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Sì, lo so, è nel deserto che tu parli... Ma io ci sono già, nel deserto, e da tanto, troppo tempo...
Chi sei tu per stabilire cosa è giusto? Quanto tempo deve durare il deserto? Chi è il Maestro? E chi il discepolo?
Un segno... ti prego... un segno... un segno che mi stai dando ascolto, che non sto sbagliando... Tu stesso hai fatto scrivere: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli" (Gdc 6,17)...
Non sai che nessun segno sarà dato se non il segno di Giona profeta?
Giona, che fu inghiottito dalla balena e poi vomitato sulla terra ferma?
Proprio lui... Tre giorni di buio, d'angoscia, di preghiere senza risposta...
Se così deve essere... ma tre giorni sono lunghi da passare...
Un segno... tu vuoi un segno... e io ti darò un segno...

Le fronde dei tigli risuonano di un alito di vento più forte e un pesce fa un mulinello nel fiume a pochi passi dai miei piedi.


Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. (1Re 19,11-12)

Juan Segundo

mercoledì 16 aprile 2014

Considerazioni sul mondo di oggi (di Monica Angeli)



Monica Angeli mi ha mandato un suo pezzo che ha una genesi... strana. 
Scherzando qualche giorno fa le avevo detto, dopo una discussione su FB, che doveva fare i compiti a casa, dandomi per iscritto un suo parere sugli argomenti che avevamo appena trattato, in modo da condividerli sul blog anche per quelli che non avevano letto il post.
E puntualmente l'articolo è arrivato!
Ve lo riporto così com'è. Voglio fare solo una precisazione: ho voluto lasciare alcune righe in cui Monica fa riferimenti positivi e lusinghieri alla mia persona (e di questo la ringrazio moltissimo!); questo non perché sia mia abitudine compiacermi delle lodi, chi mi conosce lo sa, ma perché ho pensato fosse giusto rispettare il suo volere. E anche perché penso che in una società mediatica in cui risalta solo chi usa turpiloquio, chi attacca gratuitamente la persona anche la più onesta solo per sentirsi superiore, sarebbe bello che inziassimo a dirci pubblicamente quanto ci stimiamo e perché. Se vogliamo costruire un mondo di pace e d'amore non lo possiamo riempire di odio e violenza.


Qualche giorno fa sulla sua bacheca di Facebook Juan Segundo ha pubblicato un post in cui chiedeva: come facevano bambine di 10-12 anni ad usare tranquillamente Whatsapp, Skipe, Messenger senza che i genitori se ne rendessero conto e ad inviare foto, filmati erotici? Ma il mondo degli adulti non si accorge più di niente? Perché meravigliarsi se i più piccoli crescono disinteressati di tutto?
Ne è nata una discussione molto interessante, purtroppo svoltasi solo tra me e lui, mentre sarebbe stato utile se fosse stata condivisa da più persone, magari anche mamme; è infatti importante il loro parere, anche per capire il modo diverso di vivere l'essere genitore oggi. Altri punti di vista, insomma, l'avrebbero resa ancora più interessante.
Il dialogo si è svolto su più fronti, spaziando su più argomenti: il poco tempo per i tanti impegni lavorativi causa oggi il cambiamento di vita rispetto a qualche anno fa, quando la moglie poteva fare la casalinga e crescere i figli, dato che con un solo stipendio si riusciva ad andare avanti; il cambiamento nella vita della gente, e qui Juan si chiedeva espressamente: ma cos'è cambiato nella vita della gente per renderla difficile? Perché non troviamo il tempo per le cose importanti e vere? E sappiamo ancora capire e discernere quali sono le cose importanti e vere? Quante domande... . Si tante domande si pone il caro Juan dato che è vivo!
E qui voglio aprire una parentesi. Ma certo potete dire voi, è ovvio che lo sia, visto che scrive per noi, legge per e con noi... Invece non è così, il suo essere vivo non deriva dalle azioni che compie giornalmente, ma dalla curiosità con cui le compie; lui è vivo perché non ha mai smesso di incuriosirsi alle cose della vita, alla bellezza di tutto ciò che comporta la conoscenza dello spirito, e non è scontato tutto ciò, non si trova spesso nelle creature. Infatti il più delle volte facciamo le cose per abitudine, come se fossimo automi, con l’indifferenza per le cose divine, mentre lui, Juan Segundo, nota le piccolezze, i minuziosi dettagli e ci si sofferma pure, ogni parola, ogni pensiero è sempre lo spunto per sviluppare un dialogo che aiuti la conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, è realmente interessato al modo di vedere del prossimo, ha la famosa sana curiosità...
Ma tornando a noi, dicevo che ci sono tante domande, che sarebbe utile ce le ponessimo tutti, perché la situazione sta sfuggendo di mano. Ci sono genitori assenti per il troppo lavoro, dato che quando in una nazione non esistono diritti e doveri, si lavora tanto e si guadagna poco; lo stress e il poco tempo rendono tutto più difficile, e stare dietro ai figli, alla famiglia, diventa complicato; l’essere oggi più coscienti e consapevoli è stato motivo di cambiamento nell'atteggiamento, la società tende ad attribuire la depressione e altri problemi tipici negli adulti del nostro a un'educazione rigida, drastica E allora ecco il cambio di rotta: dobbiamo essere più elastici nell’educazione dei figli, ma commettendo il grave errore di non mettere in conto la spiccata intelligenza cui sono arrivati i piccoli anche grazie all'avanzare della tecnologia moderna; e alcuni ragazzi hanno cavalcato questa situazione, facendo in modo che i genitori non sono riusciti più a riprendere in mano le redini. A questo punto è quasi svanita la figura del genitore, lasciando il posto a quella dell'amico genitore, figura assolutamente inutile dato che i ragazzi gli amici se li trovano fuori casa Essi invece sentono il bisogno della tradizionale figura genitoriale, che è per loro un punto fermo, e quando manca si sentono smarriti; loro hanno bisogno di una guida. Io penso che i genitori dietro la scusa di fare l'amico per stare più vicino ai figli in verità nascondano il proprio infantilismo e la non voglia di crescere o, peggio, di accettare gli anni che passano. Infatti non è raro che madre e figlia, ad esempio, si vestano nello stesso negozio, come se l'esteriorità e il rimanere giovani fuori fosse più importante di ciò che avviene dentro.
Saper discernere è di tutti, ma comporta responsabilità e impegno. Concordando con me, allora, Juan ha dato spunto ad altre riflessioni dicendo: Secondo me il problema del poco tempo non è la causa, ma l'effetto di una società dove tutti siamo numeri, macchine, automi, che devono correre per guadagnare soldi che ci dovrebbero far sentire a nostro agio.
E invece creano proprio questi problemi, abbiamo creato una vita dove non c'è spazio per i sentimenti, i sentimenti hanno bisogno di tempo, di essere coltivati, c'è bisogno di conoscersi, e per conoscersi bisogna frequentarsi in senso materiale e spirituale. Questo è sia nel rapporto genitori-figli sia in quello marito-moglie. Oggi c'è difficoltà, quasi vergogna, a parlare in casa di certi argomenti; una volta era tabù la sessualità, oggi è tabù la spiritualità.
E come dargli torto! Si sta creando una divisione fra pseudo evoluti e involuti, i retrò, quelli che vengono derisi se si parla del Cielo, della Luce. Così come a tanti, è accaduto anche a me pronunciando la parola Luce mi è stato risposto: “ma quale Luce, io conosco la lampadina!” dimenticando quasi che è una ricchezza la nostra parte spirituale, ed è umiltà e intelletto il riconoscere che senza la fede non siamo nulla, non ci sappiamo nemmeno reggere sulle nostre gambe.
Di questa mia idea ho parlato con alcuni preti a Lourdes la penultima volta che sono andata, e questi hanno convenuto che, ad esempio, l'atto totale di sottomissione attraverso l'esteriore segno dell'inginocchiarsi davanti alla statua della Madonna manifesti il totale desiderio e bisogno della Mamma Celeste. In quel momento il nostro discorso era fatto in riferimento a preti più in là negli anni, e ciò dimostrava il loro riconoscere che la fede dista dalla religione e non poco.
Nel nostro dialogo con Juan ho anche ricordato che c'erano ragazzi in attesa di diventare preti (seminaristi) che invece lanciavano sguardi furtivi alla Madonna passando velocissimi davanti alla grotta, come se si vergognassero del loro sentire, del mostrare quel bisogno; e Juan ha detto che: è vero che può esserci una vergogna che deriva da fattori di maturazione (o non maturazione) umana oltre che spirituale, è come il cane che si morde la coda: se non sei stato abituato ad esprimere la preghiera palesemente, difficilmente lo farai anche se ne hai un bisogno massimo.
Ed è vero, ha ragione Juan, così com'è vero che se si parla di Angeli per la presentazione di un libro accorrono in tanti, il che non è un male se le cose si fanno con serietà (perché sono tante le persone serie che ricevono messaggi dagli Angeli); ma lo strano avviene se a parlare degli Angeli sono i preti in chiesa: per il libro scritto dagli uomini si fa la corsa in libreria per comprarlo, quando sono i preti a parlare di Angeli nessuno corre a comprare la BIBBIA! Eppure non si tratta delle stesse creature celesti di Dio? E a ciò ha risposto Juan dicendo: oggi va di moda ciò che è strano, diverso; la tradizione viene schifata da più fasce di età non solo dai giovani e ha citato un passo degli atti degli Apostoli che dice: "verranno giorni in cui gli uomini saranno portati in giro da ogni vento di dottrina...” e poi una sua personale (e tanto condivisibile) opinione: il problema dei preti non sono i preti in sé, ma il fatto che essi rappresentano in pieno la chiesa e per giunta quella cattolica che rappresenta quanto di più retrivo e monopolizzante ci possa essere. Questo mio giudizio nasce proprio dall'osservazione che invece se fosse veramente una chiesa che vive il messaggio di Cristo, non passerebbe il tempo a pensare a soldi, visibilità, interessi poco puliti. Per questo motivo la gente non vede nella chiesa cattolica l'espressione dell'amore di Dio, e si finisce a cercare altrove col pericolo di cadere nelle trappole... Giustissimo il discorso di Juan, ma il mio dubbio rimane: penso che non ci sia un vero e proprio interesse circa la figura delle creature celesti che chiamiamo Angeli, altrimenti non ci sarebbe differenza tra quelli e raccontati e descritti da persone comuni e quelli presentati dai preti.
Così sono anch'io arrivata alla conclusione che quella degli Angeli è oggi spesso una moda, così com'è di moda inventarsi o autoconvincersi di ricevere messaggi dal cielo, tanto per darsi importanza o per non dover ammettere di aver bisogno di ricorrere agli addetti ai lavori, quegli psicologi e psichiatri che nei consultori familiari prestano la loro opera gratuitamente.
E, voglio concludere, al solito chi viene preso di mira è San Michele Arcangelo, del cui nome se ne fa impropriamente uso e abuso.

Juan Segundo

giovedì 27 marzo 2014

Dispensare i doni dello Spirito... cum grano salis!

Un breve post, oggi, che prende spunto da due... coincidenze.
Ma si sa che le coincidenze non esistono. Sono solo avvisi che è bene soffermarsi su quel qualcosa perché, anche se in quel momento non conosco il motivo del loro apparire, sicuramente mi sarà chiaro in seguito.
Su cosa la mia attenzione si è soffermata questa mattina?
Su due articoli.
Il primo è un post su FB di Monica Angeli, collaboratrice da qualche tempo di questo blog.
Il secondo è un pezzo tratto da Visione Alchemica e intitolato Dio in te
In fondo non trattano dello stesso argomento, perché il primo (che è molto lungo e quindi lascio alla vostra lettura personale) riguarda una riflessione su come sia importante amare sé stessi e sapere anche quando allontanare da noi anime che richiedono il nostro aiuto ma lo fanno in modo da vapirizzare (per usare il termine di Monica) la nostra energia. E noi abbiamo bisogno della nostra energia, per noi stessi e per chi ci sta intorno. Il secondo post, invece, è un pensiero di Ramtha, un'entità vissuta ai tempi di Lemuria. * Essendo quest'ultimo breve, lo riporto:
Ama te stesso, e ascolta ciò che il sé dice, ciò che ha bisogno di sentire,
e poi realizzalo con tutto il cuore, fino a quando ne sarai annoiato.
La noia è il segnale che proviene dalla tua Anima per avvisarti che hai imparato tutto ciò che c’era da imparare da un’esperienza, e che è ora di proseguire verso una nuova avventura.
Se dai ascolto unicamente ai sentimenti dentro di te,
sei libero di diventare qualsiasi cosa tu voglia diventare in questo momento.
E sappi che non devi mai render conto a nessuna legge, a nessun insegnamento, a nessun’entità.
Il presente e i sentimenti che ne ricevi sono l’unica cosa che abbia valore.
La mia riflessione è molto semplice.
Entrando in un certo mondo spirituale, spesso sento parlare di questo amare sé stessi, di come la divinità abiti in noi in modo pieno, di come noi stessi siamo Dio...
E su questo sono pienamente d'accordo.
Quello che mi fa invece pensare è come questi argomenti, in mano ad anime ancora troppo grezze (senza voler dare giudizi che non posso dare!) o non ben guidate, possono far nascere un'alterigia spirituale e psicologia non solo diseducativa, ma persino pericolosa e deleteria.

Spesso basta poco per diventare orgogliosi...
Pensate l'effetto di sentirsi dire: devi amare te stesso! in te c'è la divinità! in fondo, tu stesso sei dio! da una persona portata all'egoismo, alla voglia di prevalere sugli altri. Chi non avesse le giuste predisposizioni, psicologiche prima e spirituali poi, sarà portato ad inorgoglirsi e a cominciare a pensare di essere l'unico depositario della Verità (con la V maiuscola!); potrà sentirsi in obbligo di diventare dispensatore di consigli senza senso e stravaganti, col pericolo di trascinare dietro alla sua follia gruppi affamati e alle prime armi di anime che andranno prima o poi allo sbando.
Questo mio piccolo sfogo non vuole togliere a nessuno la possibilità di riversare in rete o su carta i tesori preziosi della propria anima e della propria intelligenza. Di questo bisogna sempre ringraziare Dio che mette sulla nostra strada tali persone!
Vuole solo far riflettere su come noi stessi per primi, quando leggiamo di queste cose, dobbiamo farlo cum grano salis, con un pizzico di buon senso. E quando scriviamo o diciamo qualcosa dobbiamo tenere conto che, parafrasando le parole di Gesù, non dobbiamo dare le perle ai porci.
I tesori di grazia che tutti riceviamo (e che qualcuno è in grado anche di comprendere e ridistribuire, ma non tutti) sono come la luce delle lampade che vanno messe sul tetto della casa (Mt 5,15) **, o come le cose ascoltate nel segreto e che vanno poi proclamate pubblicamente (Mt 10,27) ***. Ma...
... pur senza voler tornare alle sette segrete, dobbiamo sapere con chi e di cosa parlare.
Anche questa è saggezza!  
   
Juan Segundo

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* Non mi pronuncio sulla veridicità o meno di quest'ultima realtà, perché non ho approfondito l'argomento. Siamo circondati, infatti, di persone che dicono di essere reincarnazioni o canalizzatori di entità spirituali vissuti anni o secoli prima. Spesso si tratta di imbroglioni che hanno trovato un modo (lucroso) di sbarcare il lunario mettendo insieme un'accozzaglia di notizie e notiziole tratte da qualche sito specializzato in questi argomenti. E, purtroppo, vista la sete di spiritualità (ma spesso solo di stranezze per giustificare idee e comportamenti senza senso) dell'uomo, prolificano anche a danno di chi è veramente studioso o fa esperienza di messaggi e visioni da un'altra realtà.
** "... né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa."
*** "Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti."

sabato 4 gennaio 2014

In ascolto di Dio: 1 Gv 1,1-4 (conclusione)

Dopo una lunga pausa, non voluta, concludo il discorso iniziato in questo post e proseguito con un esempio pratico in quest altro
Per ricapitolare brevemente dirò che avevo proposto un metodo semplice per leggere un passo della Bibbia e cercare di capirlo pur senza avere una preparazione specifica, ma utilizzando gli aiuti e le indicazioni che troviamo in ogni edizione del Libro Sacro ai cristiani.
I punti spiegati, e poi messi in pratica, erano i seguenti: 
1. leggere il testo e farne un riassunto;
2. inquadrarlo storicamente;
3. andare a consultare i riferimenti e i passi paralleli che troviamo sulla stessa bibbia.
Qui ci siamo fermati con l'esempio della scorsa volta.
Oggi parleremo, anche qui in modo pratico, degli ultimi due punti:
- comprendere la verità di fondo rivelata;
- farla nostra nella preghiera.
Il passo che avevo scelto per l'esempio erano i primi 4 versetti della Prima lettera di Giovanni, che qui vi riporto per comodità vostra e mia:
1 Gv 1,1-4
1. Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. 
Vediamo quali insegnamenti posso trarre dal passo di Giovanni.

- Il primo è di carattere veramente pratico, che va al di là della vita spirituale vera e propria: non posso parlare né tanto meno insegnare nulla che non conosca e di cui non abbia fatto esperienza! 
Può sembrare un'ovvietà, eppure ogni giorno incontriamo gente che da' consigli o imbonisce su argomenti di cui non conosce assolutamente niente. E spesso anche noi siamo tentati di ergerci (e a volte lo facciamo!) a maestri in materie lontanissime dalle nostre conoscenze; e lo facciamo solo per sembrare esperti e preparati. E invece quanto male possiamo fare quando parliamo di cose che non conosciamo, specie se si tratta di ciò che riguarda la vita spirituale!
Quindi per prima cosa, ci dice Dio attraverso l'apostolo Giovanni, se vogliamo parlare agli altri, essere testimoni, del Cristo dobbiamo averlo conosciuto. Sicuramente non come Giovanni e gli altri suoi contemporanei, ma in modo diverso.
Il nostro modo di conoscere Cristo è quello di scoprirlo nelle pagine della Bibbia e sperimentarlo quotidianamente come Maestro e Signore della nostra vita.
Se non sento in me il suo amore, la sua compagnia, il suo insegnamento (come fu per chi lo ha conosciuto duemila anni fa), non ne posso parlare veramente agli altri. O meglio, posso pure farlo, atteggiandomi io stesso a maestro; ma chiunque si accorgerebbe immediatamente che le mie sono solo parole vuote e che il mio è solo un modo per mettermi al di sopra degli altri, di 'farmi bello' con la mia falsa sapienza, di crearmi uno stuolo di seguaci.
Ma uno solo è il Maestro e Signore, Cristo, e noi possiamo esserne solo testimoni.
Il brano ha detto che dobbiamo averlo seguito fin dall'inizio, cioè in ogni suo passo, in ogni momento della sua vita: non solo in quelli della gloria, della popolarità, fino alla resurrezione; ma anche in quelli del rifiuto, del tradimento subito, dell'ignominiosa morte in croce. Dobbiamo sperimentare ogni aspetto della sua vita per poter dire di conoscerlo veramente e di essere cristiani credibili.
- Sentirsi uniti al Cristo Signore, manifestatosi nella persona umana di Gesù di Nazareth, non può che portare gioia. Ecco il secondo punto della riflessione: la gioia nasce dal sentire la presenza di Cristo, ma diventa perfetta quando la condivido con gli altri! E questa condivisione, questa mia testimonianza, creerà gioia piena anche in chi ascolta.

Ed eccoci all'ultimo punto, forse il più importante di tutto il percorso: la preghiera.  
Perché la lettura della Bibbia produca frutto deve portare un cambiamento in noi, anche piccolo. 
Naturalmente questo momento è estremamente personale. Perciò ognuno di noi potrà mettersi davanti a Dio, e anzitutto ringraziarLo per averci parlato, personalmente, direttamente, con amore di Padre, con tenerezza e vero interesse verso di noi. Poi potrà rivedere la propria vita alla luce di ciò che ha letto e meditato, e potrà chiederGli di ricevere i doni che Lui stesso riterrà indispensabili a cambiare il corso della nostra esistenza. In questo caso a farci sperimentare ogni aspetto della vita del Cristo, a darci la capacità di gioire della Sua presenza e a farci trovare le strade, i modi, perché questa gioia sia testimoniata, trasmessa ai fratelli che incontriamo ogni giorno.

Spero che questa serie di piccoli interventi sulla Parola di Dio sia stata interessante e soprattutto utile. Aspetto i vostri commenti.
Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. (2Cor 13,11)

Juan Segundo

lunedì 23 dicembre 2013

In ascolto di Dio: 1 Gv 1,1-4

Seconda parte dell'articolo sulla lettura della Bibbia.
Oggi proveremo a mettere in pratica ciò che abbiamo detto sullo schema nello scorso post.
Scelgo questo passo perché parla in qualche modo del Natale, cioé del momento in cui, per convenzione, diciamo che Gesù, Figlio di Dio, nasce in questo mondo.
Anzitutto troviamo un posto tranquillo e comodo e leggiamo il passo scelto dalla nostra Bibbia. Per facilitare riporto qui il testo: è la prima lettera di Giovanni, al capitolo 1 i versetti da 1 a 4.

1 Gv 1,1-4
1. Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. 

Cerchiamo di fare un piccolo riassunto:
Il Verbo della vita si è fatto visibile a tutti. Chi scrive questa lettera e il suo gruppo hanno avuto l'esperienza di poterlo vedere e toccare con le proprie mani e di ciò hanno reso testimonianza, annunziandolo a tutti, affinché coloro che ascoltano possano essere in comunione con loro.
Essere in comunione con loro significa essere anche in comunione col Padre e col Figlio Suo Gesù. Questo essere in comunione provoca una gioia perfetta, ed è per questo che essi sentono l'esigenza di scrivere di queste cose.
Questo momento del nostro discorso è servito a vedere quali sono i singoli punti affrontati dal passo di Giovanni e penso che ognuno di voi possa aver avuto un primo chiarimento: cosa c'è scritto veramente in questi versetti.
Possiamo saltare il passo successivo, e cioè inquadrare storicamente l'autore e il passo, perché in questo momento non ha grande importanza ai fini della comprensione spirituale.
Passiamo ai riferimenti biblici paralleli dei singoli versetti. Per fare questo è bene avere la Bibbia davanti.
Questo non è un passaggio inutile, anzi è quello, secondo me, tra i più importanti, perché come vedremo subito ci chiarisce cosa intende la Bibbia (quindi la Parola di Dio!) quando scrive alcune parole.
Sulla mia Bibbia (uso quella chiamata Bibbia di Gerusaleme) trovo che il primo riferimento è all'inizio del vangelo di Giovanni e poi a 1Gv 2,13: in principio era il Verbo, e il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio: la persona fisica che lui e il suo gruppo hanno conosciuto, visto e toccato è proprio Colui che è esistito sin dall'inizio, dal momento della Creazione (fin dal principio 1Gv2,13), quindi non può che essere Dio; non una persona qualsiasi, uno dei tanti che giravano (e girano ancor oggi) per le strade del mondo a promettere miracoli e salvezza!
Altro versetto che la mia Bibbia mi suggerisce è Gv 20,20.25.27. Siamo ai giorni successivi alla resurrezione di Cristo: Gesù, per convincere i suoi discepoli (in particolare Tommaso) di essere lo stesso uomo che aveva seppellito poche ore prima, mostra loro le piaghe del costato e addirittura propone al discepolo incredulo di toccarle con mano. 
Ecco allora che Giovanni vuol dire: noi vi stiamo parlando non di un uomo inventato, o di un fantasma; e non abbiamo sognato. No! Quest'uomo è proprio lo stesso che è venuto in mezzo a noi, ha predicato, fatto miracoli, insegnato. E noi l'abbiamo incontrato prima e dopo la sua morte!
Lo stesso concetto viene ribadito dall'altro riferimento: Lc 24,39.
Degli altri passi paralleli citati dalla mia Bibbia, mi soffermo su Gv 15,27 (perché altrimenti andremmo tropo per le lunghe, ma voi andate pure a guardarveli): anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio dice Gesù ai discepoli. Essere testimoni significa essere con Gesù fin dall'inizio non tanto in senso cronologico (perché ognuno può scegliere sinceramente Gesù come suo Signore anche un istante prima di morire!), quanto nel senso di, diremo noi con termine moderno, "nella buona e nella cattiva sorte", cioè sia quando si tratta di essere perseguitato e ucciso, sia quando si tratta di riunirsi tutti insieme e vivere momenti di pace, serenità e amore incondizionato.
Poi, con riferimento al versetto 2, trovo il passo tratto dalla stessa lettera al capitolo 5 versetto 20: Gesù è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E, continua, noi siamo nel vero Dio e nel Suo Figlio, che è la vita eterna. Per capire bene questo versetto dovremmo ricorrere ad altri passi della Bibbia dove si spiega cosa significa: essere in Dio, ma lo spazio è poco. Potete andare voi stessi a guardarli; ve ne cito solo un paio: 1Cor 8,6 e At 17,28.
E passiamo al versetto successivo. Parliamo della testimonianza: i passi paralleli citano Paolo e la sua conversione (At 26,26); Pietro e la necessità di rendere testimonianza quando si riceve il dono di essere figli di Dio e di appartenere alla sua comunità (At 4,20); la comunione con Dio è anche la comunione con i fratelli che condividono la stessa fede (che deriva dall'insegnamento e dalla testimonianza degli Apolstoli) e gli stessi gesti quotidiani (At 2,42-43).
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta dice il versetto 4. A questo possiamo accostare  il versetto 11 del capitolo 15 del vangelo di Giovanni: Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. E poi ancora il versetto 12 della 2 lettera dello stesso Giovanni: l'apostolo non vuole scrivere con l'inchiostro le cose che ha da dire, ma andare a dirle a voce, personalmente, perché la gioia sia piena. Insomma: c'è gioia nello stare insieme parlando delle meraviglie di Dio, come nel leggerle da una lettera.
E per oggi mi fermo qui.
Mancano ancora due punti al nostro schema: riassumere l'insegnamento che si è appreso e pregare Dio che ci aiuti a calarlo profondamente in noi e a metterlo in pratica.
Questo sarà l'argomento del prossimo post.
Nel frattempo provate anche voi a fare la lettura di questo passo (o di un altro a vostra scelta) e poi ditemi che difficoltà avete eventualmente incontrato o cosa invece vi ha facilitato.
E siccome la terza parte di quest'articolo sarà pubblicata sicuramente dopo il Natale, faccio a voi i migliori auguri per questa ricorrenza.

Juan Segundo

    venerdì 29 novembre 2013

    Preghiera, meditazione e cammino dello Spirito

    Ognuno ha il suo modo di meditare!
    Devo confessarlo: sono alto (si fa per dire!) 1,68 e peso 80 kg.
    Quindi sono... diversamente in forma!
    Ciò significa che se mi proponessero di fare una lunga passeggiata in montagna direi subito di sì, perché la montagna è la mia passione, ma ho paura che alle prime salite avrei più di qualche problemino.
    La verità è che non sono pronto: peso più del giusto e non cammino abbastanza da essere in allenamento.
    Nella vita spirituale funziona nello stesso modo: bisogna essere preparati e ci vuole allenamento.
    Io non sono esperto di questo cose, ma chi ne sa più di me, soprattutto quelli che noi consideriamo santi o maestri spirituali di qualsiasi religione (cristiani, buddisti, musulmani, induisti... ) dicono che non basta sentire qualcosa nel cuore e volere bene indistintamente a tutti per avere una vita spiritualmente attiva.
    Non basta che ogni tanto abbiamo uno slancio di affetto o amore verso il nostro prossimo.
    Quello fa parte della natura umana e ne possiamo avere una conferma quando incappiamo in una giornata no, quando quel mondo che ieri ci sembrava splendido... oggi è pieno di gente cattiva e rompiscatole.
    È vero che la fede, come ogni altra esperienza spirituale, è dono di Dio, ma in qualche modo bisogna essere predisposti per renderci conto di ciò che stiamo ricevendo. Se riceviamo un bel regalo, magari inatteso, da una persona che conosciamo e forse amiamo lo possiamo materialmente accettare con gioia, ma non ne comprendiamo appieno il valore se non conosco o non immagino il motivo per cui l'ho ricevuto. Un semplice bigliettino da una persona che amo ha per me un significato molto maggiore che non un lingotto d'oro da un quasi sconosciuto.
    Per tornare al nostro discorso, penso che il cammino spirituale sia il percorso che facciamo quotidianamente per scoprire la presenza di Dio in noi e nel mondo e per capire come e cosa fare per renderla attiva, operante.
    L'allenamento per fare ciò è dato da due elementi indispensabili: la preghiera e la meditazione.
    La preghiera è fatta anche di preghiere.
    Per esprimere i nostri sentimenti a Dio possiamo usare parole già scritte, che sentiamo nostre; o farci guidare dal momento e parlare cuore a cuore con l'Altissimo.
    Non importa il modo in cui prego, l'importante è farlo.
    E se mi viene più facile esprimermi con preghiere di altri (che sia il padre Nostro, il rosario mariano, un mantra buddista), devo sapere e credere in ciò che pronuncio con le labbra. Ma se prego veramente, arriverà il momento in cui quelle parole imparate a memoria diventeranno poche, povere, perché sentirò che per parlare con qualcuno che amo dovrò usare parole mie, specie quando il colloquio si fa più intimo.
    Sono state scritte milioni di parole sulla preghiera (così come sulla meditazione) e ognuno può aver letto ed essersi convinto, giustamente, di qualunque cosa. Io posso solo dire che per me la preghiera più vera è anzitutto quella che inizia col ringraziamento per ciò che si ha (un'anima, uno spirito, un corpo) e per ciò che si è (figli di Dio, scintille del suo fuoco d'Amore). Poi si può continuare presentando a lui le situazioni particolari che mi stanno a cuore in quel momento.
    Con la meditazione, sempre secondo me, conquisto quotidianamente la percezione del mio essere qui e ora.
    Questo significa che, attraverso momenti di silenzio e calma del corpo e dello spirito, interiorizzo sempre più la mia coscienza di essere unico e importante. Nella meditazione percorro la strada verso la consapevolezza di chi sono e di come fare a riunirmi al fuoco d'Amore da cui provengo. Sarà Dio stesso a guidarmi in questa scalata, aiutandomi a riconoscere e purificare gli errori che mi fanno deviare, ma anzitutto ad illuminarmi sulla grandezza che sono chiamato a raggiungere. 
    Percepire il mio essere qui ed ora mi aiuta a guardare in faccia la realtà, a non perdermi in fantasie di grandezza ma a stare coi piedi ben piantati per terra.
    Sono migliaia i metodi proposti per la meditazione (zen, yoga, cristiana, antroposofica, esoterica... ) e io non voglio esprimermi su quale sia il migliore o il peggiore, sono valutazioni personali che non devono trovare posto in questo momento. Come si suol dire: il migliore è sempre quello che ci fa avere i migliori risultati!  
    E così si chiude il cerchio: preghiera e meditazione sono gli strumenti per vivere meglio il mio essere nel mondo, accorgendomi della presenza degli altri, specie di chi è più solo e indifeso. Che poi è il significato ultimo del cammino spirituale.
    Ecco ora un pensiero in qualche modo riassuntivo di Omraam:
    Avete deciso di camminare sul cammino della luce, dunque cercate di ritrovare in voi l’immagine di Dio e desiderate che le entità celesti vi aiutino nel vostro lavoro… Non crediate per questo di dover fare cose straordinarie. No, basta iniziare con qualcosa di molto semplice: prendere coscienza di tutte le ricchezze che avete già ricevuto e cercare di farle fruttificare, per poterle condividere anche con gli altri. Ecco gli esercizi migliori. D’ora in poi, sforzatevi di diventare attenti a ciò che sinora avete trascurato. Non lasciate trascorre un giorno senza trovare almeno una cosa che vi dia gioia, chiarezza… Concentrate tutta la vostra attenzione su di essa e domandatevi come poterla condividere con le persone che incontrate. Finché non vi deciderete ad adottare questo atteggiamento, le entità celesti vi volteranno le spalle, e le porte del mondo invisibile si chiuderanno… tranne una: quella delle tenebre e della sofferenza.
    Mi scuso con tutti voi per aver saputo solo balbettare di due argomenti di così grande e fondamentale importanza. Ma il mio intento è, come sempre, quello di spingervi ad approfondire.
    E prima di chiudere con un filmato dello stesso grande maestro spirituale che parla dell'importanza della preghiera, mi permetto di consigliarvi un libro da regalare (o farvi regale!) per natale. Si tratta di Piedi di cerva sulle alte vette, di H. Hurnard. Pur essendo di parecchi anni fa, resta per me un testo bellissimo e fondamentale, perché riesce ad affascinare con la sua forma di romanzo e ad insegnare col suo contenuto. È la storia di Timorosa, una cerva che sente di dover fare un cammino verso la sorgente, ma per farlo deve attraversare una foresta con tutti i suoi pericoli. E il suo pastore continuamente le infonde fiducia e da consigli. Vi ricorda qualcosa questa storia?   


     
            


    A presto, e vivete in pace!

    Juan Segundo

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