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mercoledì 19 marzo 2014

Francesco e il crocifisso. Una storia d'oggi.


Quella mattina Francesco aveva già ringraziato mille volte Dio per la splendida giornata di sole, tipica della sua terra d'Assisi.
Eppure c'era ancora qualcosa che sentiva nell'animo suo, qualcosa che non lo lasciava tranquillo, che lo teneva come in attesa.
Sentiva come se qualcuno l'aspettasse per un'udienza importante, un incontro definitivo.
Camminava da solo, come sempre, per le campagne attorno la sua città.
Dietro una macchia d'ulivi scorse dei ruderi. S'incuriosì e decise di andare a vedere da vicino. E quando arrivò nelle vicinanze, nel suo cuore crebbe ancor di più l'ansia: doveva correre.
Giunse e capì che si trattava di una piccola chiesa abbandonata e cadente.
Una forza potente l'attirava ad oltrepassarne la porta, ed egli lo fece, incurante del pericolo che tutto potesse crollare.
Più si avvicinava a quel che restava dell'altare, più il suo cuore sembrava placarsi e l'anima raddolcirsi.
Finché d'improvviso un raggio di luce, entrato da chissà quale crepa nelle mura, illuminò qualcosa che finora era rimasto celato al suo sguardo.
Tenuto da chissà cosa, un crocefisso pendeva sulla semplice tavola in pietra che era stato l'altare.
Francesco non aveva mai visto un crocifisso così.
Gesù, per quanto inchiodato mani e piedi, non ha (come in tutti i dipinti che ha visto finora) il capo reclinato, le ferite grondanti sangue, lo sguardo sconfitto di chi con la morte sta per perdere la battaglia più importante.
All'incontrario Francesco vede un uomo tranquillo, sicuro di sé, trionfante; che emana dal proprio corpo, anche visivamente, luce e forza.
Tutt'attorno tanti personaggi. Qualcuno lo riconosce: Maria, la Madre di Gesù; e quello al suo fianco non può che essere Giovanni, come Francesco aveva letto nel Vangelo: Gesù li aveva affidati l'uno all'altra*, quasi in un testamento terreno.
Dall'altra parte, se non ricorda male dalla narrazione del Vangelo, c'è Maria Maddalena. Deve essere quella che tiene la mano sotto il mento. Aveva sentito dire che questo gesto è proprio di chi ha ricevuto un segreto, una rivelazione importante. Maria Maddalena porta un vestito rosso scarlatto, colore dell'amore passionale, coperto da un mantello celeste, segno anch'esso d'amore ma moltiplicato per l'immensità della divinità. Anche di questo aveva sentito: Maria Maddalena, si diceva ma lontano dalle orecchie di preti e vescovi, era stata la compagna di Gesù e a lei, il Signore aveva rivelato cose che non aveva detto a nessun altro.
E poi ci sono angeli che discutono tra loro (di cosa poi?), santi a lui sconosciuti, il centurione che aveva trafitto il costato di Gesù... C'è persino un gallo: che fosse quello che aveva cantato quando Pietro aveva tradito?
Francesco rincorreva i pensieri dietro ai dettagli, ma qualcosa lo fece tornare al centro del dipinto: Gesù crocifisso.
Sentì che davanti a quella figura non poteva che inginocchiarsi: lui, povero e umile ragazzo alla ricerca di un senso della vita, dinnanzi a colui che il senso l'aveva rivelato.
E così Francesco si perse nella contemplazione e nella preghiera.
Domande su domande, tutte quelle che finora avevano invaso la sua povera mente: come posso seguire la volontà di Dio? Cosa posso fare per trovare la vita e sconfiggere il male? Come posso piacere a te, Gesù? Cosa devo fare per essere tuo testimone e messaggero d'amore? Insomma: qual'è la mia strada?
Il tempo passava e dentro di lui i pensieri si facevano sempre più ingarbugliati, pesanti. L'anima sempre più inquieta. 
Perché, Signore, non hai per me una risposta? perché mi lasci in questo buio? Perché ho accettato di esser perseguitato e maltrattato anche da mio padre per seguire te e tu no mi parli?
D'un tratto, qualcosa superò l'intensità dei cinguettii degli uccelli là fuori.
Era una voce, una voce d'uomo. Dolce, suadente, ma anche carica di fermezza e autorità, proprio come il volto del Gesù dipinto sul crocifisso.
La prima volta non afferrò bene le parole, ma la seconda furono chiare: Francesco, va e ripara la mia chiesa, che come vedi va in rovina!
E una terza volta la frase si ripetè.
Chi poteva aver parlato? Non c'era nessun altro se non lui.
E Francesco capì: era Gesù dal crocifisso che gli aveva rivolto quelle parole! La risposta alle sue domande!
Va e ripara la mia chiesa! Finalmente la strada da seguire! La missione da compiere! Il suo compito nel cuore del mondo!

Non so se le cose andarono precisamente in quel modo quella mattina. Se c'era veramente il sole, se gli uccelli cinguettavano o se il crocifisso fosse appeso o poggiato da qualche parte.
Ma così mi piace pensarlo. Per il resto i biografi di Francesco d'Assisi ce la raccontano così. Più o meno.
Francesco non comprese subito queste parole. All'inizio pensò che dovesse andare a riparare materialmente le tante chiese in rovina che popolavano la vallata d'Assisi. E cominciò anche a farlo, personalmente o donando dei suoi averi.
Poi, però, con l'andare del tempo le cose gli si chiarirono meglio in testa: la chiesa che doveva riparare era molto più vasta e fatta meno di mattoni.
Era la chiesa di Roma che stava andando in rovina, che aveva perso la propria strada, che non era più quella che avrebbe dovuto portare le parole del vangelo al mondo: amore, vicinanza, consolazione, compassione...
Gesù, il Signore che dal crocifisso continuava a governare ancora il mondo, aveva bisogno delle sue mani, dei suoi occhi, del suo cuore. Gli stava suggerendo che era venuto il tempo per i suoi rappresentanti di uscire dalle mura e ritornare sulle strade, dove i poveri avevano la casa, dove si consumavano le tragedie della vita.
Perché proprio lui? si chiese spesso, fino alla fine, Francesco.
Probabilmente per la sua capacità di vedere le cose con semplicità, di andare al cuore della realtà, a sentirsi uno con gli altri, con gli animali, con la Madre Terra.
Probabilmente perché aveva capito che nessuno è solo a questo mondo e noi siamo sempre il prossimo di qualcuno. E se non ci siamo noi, spesso, non c'è nessun altro vicino a chi soffre nel corpo e nello spirito.
Probabilmente perché aveva capito che Gesù, adesso, non è quello che ci fanno vedere nelle chiese, quello del venerdì santo, trasfigurato dal sangue, sofferente, morto. Gesù è quello della mattina di Pasqua, risorto, vivo, forte. Proprio come quello del crocifisso.

Il crocifisso che Francesco ha davanti, ora.
E allora una preghiera gli sorge dal cuore e gli affiora alle labbra:
O alto e glorioso Dio,
illumina il mio cuore.
Dammi fede retta,
speranza certa
carità perfetta,
umiltà profonda,
senno e conoscenza,
perché io possa servire i tuoi comandamenti. Amen
Francesco esce dalla chiesa, le lacrime agli occhi, il cuore colmo di gioia, speranza, forza.
Ora può andare per il mondo, si può presentare anche a quelli che si proclamano rappresentanti di Dio in terra, per dirgli che...

Ma questa è un'altra storia. Che forse vi racconto un'altra volta.

Juan Segundo

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* Vangelo di Giovanni 19,26-27: Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.

mercoledì 3 aprile 2013

La chiesa che uccide il vangelo

C'è modo e modo di raccontare una storia, a maggior ragione di raccontare la storia, che di storie è fatta.
Quella che voglio raccontarvi di oggi è la storia di un uomo e della sua lotta contro il potere. Che non è solo la lotta contro un gruppo che ha il comando, ma contro un modo di leggere, intendere la realtà.
Parlo di Francesco di Assisi, tornato pubblicamente sulla bocca di tutti oggi, dopo l'elezione del nuovo capo della chiesa di Roma che ha scelto per se proprio il suo nome, per quella che dovrebbe essere (nelle sue intenzioni senz'altro condivisibilissime, almeno dai cattolici) un'operazione di restyling profondo.
Ma prima di arrivare all'oggi, voglio tornare all'uomo di Assisi e alla sua storia vera. Per vera intendo non quella agiografica, ufficiale, ma quella che si può intravedere dalla lettura di tutti gli scritti dell'epoca che lo riguardano. Scritti che si possono trovare nelle cosiddette Fonti Francescane. *
Sappiamo tutti della sua vocazione alla chiesetta di san Damiano d'Assisi (chi non ne ricorda il crocifisso, ormai simbolo di Francesco e comparso in tutti gli innumerevoli film girati sulla sua storia?) quando, mentre era in preghiera, sentì le parole di Cristo che l'invitavano ad andare a riparare la sua chiesa che, come lui poteva vedere, era in rovina. La semplicità dell'uomo-Francesco gli fece credere che l'invito era a restaurare materialmente quell'edificio; cosa che lui fece, andando a rimettere in sesto anche altre due chiesette abbandonate nelle vicinanze.
Ma l'opera che gli era stata richiesta era ben più grande, come Francesco capì ben presto: si trattava di rimettere in piedi la chiesa gerarchica, l'istituzione, fatta di papi, vescovi, cortigiani, preti.
Il rapporto di Francesco con l'istituzione e quindi anche con la chiesa gerarchica, fu sempre particolare, se non difficile: egli accettò di sottomettersi, ma solo per una sorta di convenienza, per avere le mani libere di agire. Ed infatti ecco cosa accadde.
Siamo tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200 e sono moltissimi i movimenti cristiani formati da semplici credenti che stanno nascendo; pensiamo anche solo ai catari (o albigesi), per fare l'esempio di un gruppo molto conosciuto. Tutti questi gruppi sono considerati eretici dalla chiesa ufficiale, perché professano dottrine contrarie a quelle dogmatizzate dalla curia papale (e perciò imposte a tutti i cristiani). In verità i catari, come anche i valdesi e i dolciciani -per restare più o meno nell'epoca-, professavano una sola, essenziale, volontà: la possibilità di leggere personalmente la bibbia, senza il passaggio attraverso la spiegazione data dalla chiesa di Roma. Dalla lettura diretta della bibbia, queste comunità traevano insegnamenti spesso contrari a quelli predicati dai preti e dai vescovi, specie per ciò che concerneva l'autorità all'interno della chiesa stessa, la povertà, e anche questioni teologiche di non poco conto ma che qui non mi interessa affrontare.
A noi oggi quest'aspetto della lettura personale della bibbia può sembrare marginale se non ridicolo, visto che chiunque può andare in un qualsiasi centro commerciale e acquistare una copia della bibbia a 3 euro e 90. Ma se ci pensiamo bene non lo è. Anzitutto c'è da tenere conto che a quei tempi non esisteva ancora la stampa e possedevano una copia della bibbia solo i ricchi che si potevano permettere di farsene fare una copia a mano. Questo aveva come conseguenza che nessuno (tranne appunto i pochi ricchi e i preti) conoscevano il testo vero della scrittura: la stragrande maggioranza dei credenti conosceva della rivelazione cristiana solo ciò che i professionisti della scrittura sacra, i preti appunto, divulgavano.
Francesco, ricco di famiglia prima di fare la sua scelta, era riuscito ad entrare in possesso di una copia del vangelo da un mercante francese che era in affari col padre. Ed è lì che viene a conoscenza diretta delle parole e della vita di Cristo.
Accorciamo un po' la storia e arriviamo al momento in cui egli lascia ogni cosa, si spoglia materialmente dei vestiti lussuosi e inizia, con pochi amici, una vita di povertà, preghiera e assistenza ai poveri e lebbrosi.
Il movimento negli anni era cresciuto a dismisura, accogliendo persone di ogni ceto e di ogni cultura, e proprio per la paura che il gruppo venga considerato alla stregua di un qualsiasi movimento eretico, e quindi perseguitato, Francesco capisce che è importante avere una qualche autorizzazione da parte della chiesa ufficiale per poter andare in giro a predicare la parola della scrittura. Consigliato anche da un suo compagno esperto di diritto, decide di dare una regola al suo piccolo gruppo e di farla approvare dal papa, in modo da avere un lasciapassare per il loro progetto. 
Raggruppa in una ventina di capitoletti (di cui non resta niente ma che sono conosciuti come la Regola non bollata) gli orientamenti di vita che il suo gruppo si era già dato a partire da alcuni pochi versetti tratti dal vangelo: egli descrive la vita cristiana così come viene fuori da quei documenti sacri e come egli e i suoi fratelli vogliono viverla.
E qui Francesco si scontra frontalmente col potere: il papa non accetta questa regola, ritenendola un semplice elenco di passi evangelici e, soprattutto, mancante di una qualsiasi riferimento alla chiesa e all'obbedienza che i frati devono ad essa. 
È lo scontro tra due mentalità, tra due modi di intendere la fede. Da una parte Francesco, che ritiene di dover vivere secondo quello che al proprio cuore e alla propria coscienza dettano i vangeli. Dall'altra Onorio, discendente e attuale regente della gerarchia ecclessiastica, che ritiene che solo attraverso i dettami, gli obblighi e l'obbedienza alla chiesa si possa diventare cristiani.
Francesco accusa il colpo, ma pensa anche a ciò che è più importante in quel momento: avere un'autorizzazione per poter liberamente andare a predicare e vivere il vangelo.
Siamo nel 1221 e Ugolino ed Elia, due suoi compagni, esercitano una forte pressione su Francesco perché riscriva la regola inserendo i desiderata del papa. Francesco si ritira con alcuni pochi e fidati fratelli d'avventura a Fonte Colombo, vicino Rieti e qui dopo molti travagli interiori (deve controbilanciare la sua volontà di vivere il vangelo in pienezza e gli ordini papali) mette giù una nuova regola di vita (ufficiale) per i suoi frati, tale da, come suol dirsi, salvare capra e cavoli. Ma passeranno ben due anni.
Naturalmente papa Onorio III approva questo documento e il 29 novembre 1223 emette la bolla papale Solet annuere, con cui nasce giuridicamente l'ordine religioso di Francesco di Assisi: da questo momento nessuno potrà fermare i frati che potranno andare così in giro per i mondo a vivere la propria vita secondo i dettami del vangelo.
Francesco è ormai molto malato (soffriva agli occhi e al fegato) e quest'ultima battaglia ha minato ancor di più la sua salute e, soprattutto, il suo stato d'animo. Così abbandona definitivamente l'ordine e va a vivere con pochi frati nei boschi, dove continua la sua ricerca della verità evangelica.
In estrema sintesi, questi sono i passi che mi interessavano.
Oggi.
Non voglio entrare nel merito di ciò che papa Francesco fa e farà. 
Ma mi preme sottolineare che, finché esisterà una chiesa gerarchica, dove i credenti sono tenuti all'obbedienza ad un uomo prima ancora che ai dettami del vangelo (il cattolico è tenuto a dare il proprio assenso del cuore e della mente a ciò che il papa dice e sentenzia in materia di fede e morale), ci sarà poco spazio per lo spirito del vangelo e della scrittura tutta. 
= Piccola parentesi. Qualcuno sicuramente dirà che nella chiesa cattolica esistono uomini come don Gallo, don Ciotti, Peppino Puglisi e tanti altri. Ma mi si darà atto che il loro lavoro e la loro testimonianza non hanno la stessa rilevanza all'interno della chiesa di un pronunciamento papale o curiale. E non voglio neanche sfiorare altri argomenti (tipo la ricchezza dell'istituzione-chiesa) che sono davanti a tutti. Alcuni di questi discorsi, devo dire per completezza di pensiero, possono essere fatti anche per altre chiese che si richiamano a Cristo e al suo vangelo. =
Allora forse il rinovamento di una chiesa che si richiama a Cristo, dovrebbe partire anzitutto da Cristo.
Francesco (l'uomo di Assisi) l'aveva capito e aveva tratto le conseguenze.

TIM





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Fonti Francescane: volume che raccoglie tutti gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi e i documenti che su loro furono scritti all'epoca, quindi nell'immediatezza dei fatti avvenuti.

lunedì 17 settembre 2012

Alcune cose...

(qui)
Miii!
Che botta!
... che vagavano per l'aere della stanza e che ho colto al volo.
Credetemi, più di questo, in questo momento, non riesco a mettere insieme!

* La principale caratteristica delle fimmine è quella di disprezzare le altre donne: quella si veste così, quella si muove così, guarda quella con che occhi da gatta guarda. Che sia gelosia?
* Alcuni tra i più grandi dittatori (Franco, Hitler, Mussolini, Pinochet) sono sempre stati i più ossequiosi della religione e della chiesa cattolica e si sono sempre dichiarati credenti. Chissà se il loro dio se n'è ricordato al momento opportuno.
* I me.me., ormai, hanno rotto i maroni! Ma volete sapere pure che tipo di condom uso? (se la vostra risposta è: sì, andate a prenderla leggermente al c**o! -citazione woodyalleniana- con o senza condom!)
* Se la Roma perde in casa 2-3 col Bologna e il Milan idem 0-1 coll'Atalanta, i tifosi dovrebbero chiedere spiegazioni ai propri presidenti. I quali pensano che basti dire: ho speso millemila euro per comprare le cosce di un giocatore, per vendere più biglietti e più diritti televisivi. Perché per loro non esiste la magica Roma o l'invincibile Milan o l'imbattibile Juve, ma solo prodotti da piazzare al miglior gonzocompratore possibile.
Del Piero, che guadagnerà circa 1,6 milioni di euro a stagione, per due anni, ha trovato ad attenderlo all'aeroporto di Sydney 500 persone osannanti. Sarà perché io non guadagno una lira da tre anni che quando prendo il treno trovo solo cessi sporchi e vagoni pieni di zecche ad aspettarmi?
* C'è chi c'ha i soldi, va al negozio, compra la racchetta, le palle del signor Pirelli o del signor Dunlop, va al campo e gioca a tennis. C'è chi i soldi non ce l'ha tutti, allora va, si compra solo le palle, poi va al campo, si fa prestare la racchetta da quello che c'ha i soldi e gioca a tennis. Poi c'è il signor Equitalia, che va direttamente al campo, punta una cartella esattoriale alla testa di uno qualcuno, gli sequestra racchetta e palle e gioca a tennis. 
* Aforisma di Gennaro Bellagamba: Gratis non la da più nessuno, con aggiornamento: e non ti fa neanche la ricevuta fiscale.

TIM

giovedì 5 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (3)

(Fuori Campo: NG e TG parlano animatamente:
TG: cos'è 'sta sparata che sbatti la porta e te ne vai, così, nel bel mezzo dell'intervista!
NG: e a te quello che hai detto ti sembrano cose da dire? quelle cose sul siciliano, le donne? Mi hai fatto diventare uno stereotipo. Anzi nel commissariato io sono proprio uno stereotipo, una macchietta, non un personaggio!
TG: ma ti ho fatto così di proposito, anche Gennaro... Gennaro Bellagamba è fatto così, è una caratterizzazione: tu fai il siciliano e lui il napoletano!
NG: questa non è una caratterizzazione, è proprio una macchietta della peggior specie, da avventure di serie C! e poi non mi piace il mio personaggio! troppo chiuso, introverso...
TG: senti, sono io lo scrittore e decido io chi dovete essere e come! Se non ti va bene, trovati un altro autore. Ma, pensa un po' una cosa: se io ti scrivessi in un modo diverso non saresti più tu! saresti un altro! tu esisti perché io ti scrivo così!
NG: troppo complicato! voi gente che avete studiato nei libri alti riuscite sempre a fregarci, quelli come noi che siamo ignoranti! e poi fai troppe polemiche nelle risposte all'intervista, sembra che stai su una cattedra a fare lezione!
TG: ascolta: ci stanno aspettando, non potremmo tagliare il discorso e continuare con l'intervista? Ti devo pregare in ginocchio?
NG: va bene, ma dovrai parlare anche di tutti gli sbagli che hai fatto scrivendo di Bacone, Bellagamba e compagnia bella!
TG: accordato, ma ora andiamo!
Una porta si apre e si richiude, scroscio di sedie e poi:)
NG: siamo rimasti alla domanda: tu credi in Dio?
TG: così dicendo tu presumi che un dio esista!
NG: no! che vai dicendo! invece è proprio quello che voglio sapere da te!
TG: allora la domanda dovrebbe essere: tu credi a dio?
NG: e perché?
TG: perché se dici: credi in dio, è come dire, ad esempio: tu credi nella tecnologia? cioè: credi nel potere che la tecnologia ha, in ciò che può fare? se invece dici: credi alla tecnologia: vuoi dire: credi che la tecnologia esiste? Lo stesso è con dio; dire: credi in dio presuppone la sua esistenza. La domanda invece dovrebbe essere: credi a dio?
NG: ricominciamo con le polemiche?
TG: non sono polemiche! è per la precisione! comunque tagliamo corto, la mia risposta è: no. In questo momento della mia vita non credo che esista un dio personale, così come si ritiene rivelato dalle scritture di tutte le religioni. 
NG: che vuol dire: in questo momento?
TG: sai già che la mia costante è l'incostanza, quindi vuol dire che ci sono stati altri periodi della mia vita in cui ci ho creduto e anche alla grande, ma ora come ora sono tornato agli anni della gioventù quando ritenevo che il mondo non sia stato creato né sia governato da alcun essere superiore. Con tutto ciò che ne consegue.
NG: e allora della chiesa cosa pensi?
TG: a parte il fatto che, a questo punto, sarebbe qualcosa basato sul nulla, dovremo comunque partire dalla buona fede di chi ci crede e la guida. Ma qui c'è un altro discorso da fare.
NG: e cioè?
TG: cioè chi comanda, o governa come vuoi dire tu, la chiesa si è allontanato dallo spirito che avrebbe dovuto fondarla. Insomma è vero il vecchio detto che i preti, i vescovi e il papa dicono: fate quello che dico ma non fate quello che faccio! È vero che ci sono preti che hanno fatto e fanno molto per l'umanità e normalmente si trovano sempre in contrasto con le gerarchie se non quando, come nel caso di Mons. Romero, viene fatto ammazzare dai suoi stessi confratelli perché il suo modo di fare era troppo scomodo per gli altri vescovi.
NG: in che senso?
TG: perché appena arrivato mise a disposizione dei senza tetto di San Salvador la casa del vescovo e la curia; andò a dormire con una brandina nella canonica dietro l'altare della cattedrale e mangiava con le suore. Vendette la sua croce pettorale e il bastone da vescovo d'oro e tutti i gioielli e le proprietà della diocesi e col ricavato aiutò i poveri crearsi un lavoro. Non aveva un'auto propria e si muoveva a passaggi, andando a celebrare la messa nei villaggi più sperduti. E tutto questo gli attirò le ire degli altri vescovi dell'america latina. Chissà perché, un giorno, un cecchino l'ha ucciso mentre celebrava la messa e il suo successore buttò all'aria tutto quello che lui aveva fatto e riprese la vecchia storia fatta di collusione col potere politico, di appoggi e favori.
NG: non sapevo queste cose...
TG: quindi anche se non credo a dio, credo però in persone come questa; e per conseguenza non posso accettare tutti quei preti e prelati che dicono che non è possibile che la chiesa si spogli di quello che ha per aiutare davvero chi ha bisogno. Per non parlare dei pedofili e di tutte le altre cose. Il fatto è che hanno troppo il culo attaccato al potere e ai privilegi!
NG: ma allora se nella chiesa ci sono persone come quella di cui mi hai parlato, vuol dire che anche che esiste un dio che li manda qui sulla terra!
TG: no! queste persone possono aver avuto una motivazione "religiosa - cristiana". Ma allora Gandhi? ha dato tutto se stesso per la sua gente, fino a morire ammazzato pure lui, ma non era cristiano. E se vogliamo restare in quella che possiamo chiamare storia, anche il Buddha Sakyamuni... 
NG: chi???
TG: quello che chiamiamo tutti Budda, il Budda storico, l'uomo realmente vissuto. Il Budda si dice abbia compiuto gli stessi miracoli di Gesù, ma cinque secoli prima. E allora chi era il vero dio? Quindi il discorso non è quello. E poi io ho fatto l'esempio della chiesa definita cattolica, quella romana, del papa, per intenderci, ma il discorso può valere per qualunque altra chiesa. Ogni chiesa o comunità religiosa per definizione deve conservare un messaggio iniziale e mantenerlo nei secoli; ma proprio perché è un'istituzione umana va incontro a fallimenti. E più è grande più diventa preda del protagonismo, della sete di potere. Guarda in Italia tutti i danni che ha fatto e sta facendo la chiesa cattolica, o in America alcune chiese protestanti come stanno osteggiando le riforme di Obama. Ma, continuo a ripetere, questo non ha niente a che fare con il fatto di credere nell'esistenza di un dio. Come direbbe la filippa...
NG: la filippa???
TG: la De Filippi!, come dice lei: per me è NO. In queste cose non puoi fare un ragionamento o dare delle spiegazioni, anche se ci sono stati teologi e filosofi che hanno cercato di spiegare l'esistenza di dio con ragionamenti vari. Questa è una questione di cuore non di cervello. Poi chiunque può decidere di fare il bene in nome di un dio a cui crede; e allora: ben venga. Ma nessuno mi convincerà mai che un dio esiste perché una persona si comporta bene in suo nome.
NG: ma tu come ti poni allora di fronte a queste cose?
TG: diciamo che ho molta simpatia per il buddismo, ma certamente non quello di matrice religiosa. Senti, penso che per oggi può bastare così. Che ne dici di riprendere domani?
NG: ok, allora alla prossima!


-Il mio Leopardi, le tue teologie: "Esiste Dio?" Le risate più pazze-


TIM

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