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giovedì 3 aprile 2014

Giuseppe, il Giusto

L'iconografia riprende l'idea di un Giuseppe anziano alla nascita di Gesù


Oggi voglio proporvi una breve riflessione su un passo del vangelo di Matteo.
Era molto che avevo in testa questi pensieri e ho così deciso di condividerli ora con voi.
Il passo è questo:

Matteo 1,18-20

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.”



Faccio prima una breve premessa storica sul matrimonio presso gli ebrei.

Il matrimonio era diviso in due parti.

C'è un primo momento (la ragazza deve avere almeno 12 anni e il ragazzo 18), che può durare anche diversi giorni, in cui vengono svolte tutte le “pratiche”: richiesta ai genitori della ragazza della sua mano da parte del futuro sposo; contrattazione sulla dote; l’investigazione per capire se la ragazza sarà in grado di procreare. Al termine il ragazzo, che porta in testa il velo della preghiera, pone parte di questo manto sul capo della ragazza e si scambiano la formula: “Tu sei mia moglie” e “Tu sei mio marito”. A questo punto i due sono giuridicamente sposati. Nulla impedisce perciò che abbiano anche rapporti intimi come marito e moglie.

Ora deve trascorrere un anno, in cui i due vivono ognuno a casa propria; trascorso questo tempo si celebrano le nozze e gli sposi vanno a vivere insieme.

È a questo punto della storia che ci troviamo con la narrazione evangelica: Maria e Giuseppe, già sposati, stanno per andare a vivere finalmente sotto lo stesso tetto.

Giuseppe, marito di Maria e futuro padre di Gesù di Nazareth, viene considerato giusto dalla tradizione cristiana, proprio in base a questo passo delle Scritture.

Bisogna tuttavia intendersi sul significato del termine giusto.

Presso gli ebrei i giusti erano una categoria sociale e religiosa: erano giusti coloro che si impegnavano ad osservare i 613 precetti della legge ebraica: 365  proibizioni e 248 comandi (365 come i giorni dell’anno; 248 come il numero delle ossa del corpo umano). E tra questi precetti c’era l’obbligo di denunciare una moglie adultera, anche se l’adulterio era stato consumato in questo periodo di sposalizio senza coabitazione.

Secondo la Legge ebraica, perciò, Giuseppe avrebbe dovuto denunciare Maria in quanto adultera, condannandola così a morte per lapidazione. Ma egli conosce e ama Maria, sa che quella ragazzina di famiglia umile non gli direbbe mai una bugia e così decide di non scacciarla pubblicamente, pur senza comprendere a fondo ciò che sta accadendo. Sceglie di darle il cosiddetto atto di ripudio: un semplice foglio di carta in cui ci poteva essere scritto anche semplicemente: “tu non sei più mia moglie”.

E qui il concetto di giusto riferito a Giuseppe acquista un significato diverso e importante per noi: egli è giusto non perché rispetta la Legge (in questo caso terribile, ma pur sempre una tradizione, che per gli ebrei stava al di sopra di ogni cosa), ma perché rispetta la persona.

L'unione di Maria e Giuseppe benedetta dagli Angeli di Dio
Egli non giudica secondo una mentalità religiosa, di chiesa istituzionale, ma secondo l’amore per la propria futura sposa. Egli mette al primo posto la persona. Si fida delle parole di quella ragazza, perché la ama sopra ogni cosa, e capisce che c’è qualcosa che a lui sfugge ma che è vero, reale. Probabilmente prova nei confronti di Maria una sorta di reverenza inconscia; capisce, forse anche grazie alla sua profonda religiosità, che il mistero ha avvolto la sua compagna. Gli ebrei infatti hanno sempre avuto, e hanno ancora, un penetrante senso dell’attesa del Messia.

Giuseppe vuole proteggere Maria, che rispetta; vuole preservarne il buon nome oltre che la vita, perché l’amore è al di sopra delle legge.

Il racconto di Matteo ci dice che solo dopo questa decisione del giusto Giuseppe interviene l’Angelo del Signore a spiegargli ciò che sta accadendo: il frutto del grembo della sua sposa è stato piantato direttamente dallo Spirito Santo.

La narrazione non ci dice come è avvenuto ciò, quale atto ha avuto come conseguenza la gravidanza di Maria. Perché, evidentemente, non è importante. Tutto ciò che è scaturito in seguito sulla concezione verginale di Maria fa parte della (inutile) discussione teologica ma non della fede.

Noi sappiamo, e questo ci basta, che una ragazza di nome Maria ha dato alla luce un bambino di nome Gesù, che è il Messia, il Salvatore annunziato dai profeti.

E che Giuseppe, giovane carpentiere di Nazareth, ne è il padre.

Gesù può anche non aver avuto bisogno di un padre fisico. Quel che importa, però, è che è cresciuto in una famiglia formata da un uomo che ha messo l’amore al primo posto della propria vita e da una donna che ha accettato di far parte di un mistero, oscuro e tremendo, molto più grande di lei.

Juan Segundo

sabato 4 gennaio 2014

In ascolto di Dio: 1 Gv 1,1-4 (conclusione)

Dopo una lunga pausa, non voluta, concludo il discorso iniziato in questo post e proseguito con un esempio pratico in quest altro
Per ricapitolare brevemente dirò che avevo proposto un metodo semplice per leggere un passo della Bibbia e cercare di capirlo pur senza avere una preparazione specifica, ma utilizzando gli aiuti e le indicazioni che troviamo in ogni edizione del Libro Sacro ai cristiani.
I punti spiegati, e poi messi in pratica, erano i seguenti: 
1. leggere il testo e farne un riassunto;
2. inquadrarlo storicamente;
3. andare a consultare i riferimenti e i passi paralleli che troviamo sulla stessa bibbia.
Qui ci siamo fermati con l'esempio della scorsa volta.
Oggi parleremo, anche qui in modo pratico, degli ultimi due punti:
- comprendere la verità di fondo rivelata;
- farla nostra nella preghiera.
Il passo che avevo scelto per l'esempio erano i primi 4 versetti della Prima lettera di Giovanni, che qui vi riporto per comodità vostra e mia:
1 Gv 1,1-4
1. Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. 
Vediamo quali insegnamenti posso trarre dal passo di Giovanni.

- Il primo è di carattere veramente pratico, che va al di là della vita spirituale vera e propria: non posso parlare né tanto meno insegnare nulla che non conosca e di cui non abbia fatto esperienza! 
Può sembrare un'ovvietà, eppure ogni giorno incontriamo gente che da' consigli o imbonisce su argomenti di cui non conosce assolutamente niente. E spesso anche noi siamo tentati di ergerci (e a volte lo facciamo!) a maestri in materie lontanissime dalle nostre conoscenze; e lo facciamo solo per sembrare esperti e preparati. E invece quanto male possiamo fare quando parliamo di cose che non conosciamo, specie se si tratta di ciò che riguarda la vita spirituale!
Quindi per prima cosa, ci dice Dio attraverso l'apostolo Giovanni, se vogliamo parlare agli altri, essere testimoni, del Cristo dobbiamo averlo conosciuto. Sicuramente non come Giovanni e gli altri suoi contemporanei, ma in modo diverso.
Il nostro modo di conoscere Cristo è quello di scoprirlo nelle pagine della Bibbia e sperimentarlo quotidianamente come Maestro e Signore della nostra vita.
Se non sento in me il suo amore, la sua compagnia, il suo insegnamento (come fu per chi lo ha conosciuto duemila anni fa), non ne posso parlare veramente agli altri. O meglio, posso pure farlo, atteggiandomi io stesso a maestro; ma chiunque si accorgerebbe immediatamente che le mie sono solo parole vuote e che il mio è solo un modo per mettermi al di sopra degli altri, di 'farmi bello' con la mia falsa sapienza, di crearmi uno stuolo di seguaci.
Ma uno solo è il Maestro e Signore, Cristo, e noi possiamo esserne solo testimoni.
Il brano ha detto che dobbiamo averlo seguito fin dall'inizio, cioè in ogni suo passo, in ogni momento della sua vita: non solo in quelli della gloria, della popolarità, fino alla resurrezione; ma anche in quelli del rifiuto, del tradimento subito, dell'ignominiosa morte in croce. Dobbiamo sperimentare ogni aspetto della sua vita per poter dire di conoscerlo veramente e di essere cristiani credibili.
- Sentirsi uniti al Cristo Signore, manifestatosi nella persona umana di Gesù di Nazareth, non può che portare gioia. Ecco il secondo punto della riflessione: la gioia nasce dal sentire la presenza di Cristo, ma diventa perfetta quando la condivido con gli altri! E questa condivisione, questa mia testimonianza, creerà gioia piena anche in chi ascolta.

Ed eccoci all'ultimo punto, forse il più importante di tutto il percorso: la preghiera.  
Perché la lettura della Bibbia produca frutto deve portare un cambiamento in noi, anche piccolo. 
Naturalmente questo momento è estremamente personale. Perciò ognuno di noi potrà mettersi davanti a Dio, e anzitutto ringraziarLo per averci parlato, personalmente, direttamente, con amore di Padre, con tenerezza e vero interesse verso di noi. Poi potrà rivedere la propria vita alla luce di ciò che ha letto e meditato, e potrà chiederGli di ricevere i doni che Lui stesso riterrà indispensabili a cambiare il corso della nostra esistenza. In questo caso a farci sperimentare ogni aspetto della vita del Cristo, a darci la capacità di gioire della Sua presenza e a farci trovare le strade, i modi, perché questa gioia sia testimoniata, trasmessa ai fratelli che incontriamo ogni giorno.

Spero che questa serie di piccoli interventi sulla Parola di Dio sia stata interessante e soprattutto utile. Aspetto i vostri commenti.
Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. (2Cor 13,11)

Juan Segundo

lunedì 23 dicembre 2013

In ascolto di Dio: 1 Gv 1,1-4

Seconda parte dell'articolo sulla lettura della Bibbia.
Oggi proveremo a mettere in pratica ciò che abbiamo detto sullo schema nello scorso post.
Scelgo questo passo perché parla in qualche modo del Natale, cioé del momento in cui, per convenzione, diciamo che Gesù, Figlio di Dio, nasce in questo mondo.
Anzitutto troviamo un posto tranquillo e comodo e leggiamo il passo scelto dalla nostra Bibbia. Per facilitare riporto qui il testo: è la prima lettera di Giovanni, al capitolo 1 i versetti da 1 a 4.

1 Gv 1,1-4
1. Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. 

Cerchiamo di fare un piccolo riassunto:
Il Verbo della vita si è fatto visibile a tutti. Chi scrive questa lettera e il suo gruppo hanno avuto l'esperienza di poterlo vedere e toccare con le proprie mani e di ciò hanno reso testimonianza, annunziandolo a tutti, affinché coloro che ascoltano possano essere in comunione con loro.
Essere in comunione con loro significa essere anche in comunione col Padre e col Figlio Suo Gesù. Questo essere in comunione provoca una gioia perfetta, ed è per questo che essi sentono l'esigenza di scrivere di queste cose.
Questo momento del nostro discorso è servito a vedere quali sono i singoli punti affrontati dal passo di Giovanni e penso che ognuno di voi possa aver avuto un primo chiarimento: cosa c'è scritto veramente in questi versetti.
Possiamo saltare il passo successivo, e cioè inquadrare storicamente l'autore e il passo, perché in questo momento non ha grande importanza ai fini della comprensione spirituale.
Passiamo ai riferimenti biblici paralleli dei singoli versetti. Per fare questo è bene avere la Bibbia davanti.
Questo non è un passaggio inutile, anzi è quello, secondo me, tra i più importanti, perché come vedremo subito ci chiarisce cosa intende la Bibbia (quindi la Parola di Dio!) quando scrive alcune parole.
Sulla mia Bibbia (uso quella chiamata Bibbia di Gerusaleme) trovo che il primo riferimento è all'inizio del vangelo di Giovanni e poi a 1Gv 2,13: in principio era il Verbo, e il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio: la persona fisica che lui e il suo gruppo hanno conosciuto, visto e toccato è proprio Colui che è esistito sin dall'inizio, dal momento della Creazione (fin dal principio 1Gv2,13), quindi non può che essere Dio; non una persona qualsiasi, uno dei tanti che giravano (e girano ancor oggi) per le strade del mondo a promettere miracoli e salvezza!
Altro versetto che la mia Bibbia mi suggerisce è Gv 20,20.25.27. Siamo ai giorni successivi alla resurrezione di Cristo: Gesù, per convincere i suoi discepoli (in particolare Tommaso) di essere lo stesso uomo che aveva seppellito poche ore prima, mostra loro le piaghe del costato e addirittura propone al discepolo incredulo di toccarle con mano. 
Ecco allora che Giovanni vuol dire: noi vi stiamo parlando non di un uomo inventato, o di un fantasma; e non abbiamo sognato. No! Quest'uomo è proprio lo stesso che è venuto in mezzo a noi, ha predicato, fatto miracoli, insegnato. E noi l'abbiamo incontrato prima e dopo la sua morte!
Lo stesso concetto viene ribadito dall'altro riferimento: Lc 24,39.
Degli altri passi paralleli citati dalla mia Bibbia, mi soffermo su Gv 15,27 (perché altrimenti andremmo tropo per le lunghe, ma voi andate pure a guardarveli): anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio dice Gesù ai discepoli. Essere testimoni significa essere con Gesù fin dall'inizio non tanto in senso cronologico (perché ognuno può scegliere sinceramente Gesù come suo Signore anche un istante prima di morire!), quanto nel senso di, diremo noi con termine moderno, "nella buona e nella cattiva sorte", cioè sia quando si tratta di essere perseguitato e ucciso, sia quando si tratta di riunirsi tutti insieme e vivere momenti di pace, serenità e amore incondizionato.
Poi, con riferimento al versetto 2, trovo il passo tratto dalla stessa lettera al capitolo 5 versetto 20: Gesù è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E, continua, noi siamo nel vero Dio e nel Suo Figlio, che è la vita eterna. Per capire bene questo versetto dovremmo ricorrere ad altri passi della Bibbia dove si spiega cosa significa: essere in Dio, ma lo spazio è poco. Potete andare voi stessi a guardarli; ve ne cito solo un paio: 1Cor 8,6 e At 17,28.
E passiamo al versetto successivo. Parliamo della testimonianza: i passi paralleli citano Paolo e la sua conversione (At 26,26); Pietro e la necessità di rendere testimonianza quando si riceve il dono di essere figli di Dio e di appartenere alla sua comunità (At 4,20); la comunione con Dio è anche la comunione con i fratelli che condividono la stessa fede (che deriva dall'insegnamento e dalla testimonianza degli Apolstoli) e gli stessi gesti quotidiani (At 2,42-43).
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta dice il versetto 4. A questo possiamo accostare  il versetto 11 del capitolo 15 del vangelo di Giovanni: Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. E poi ancora il versetto 12 della 2 lettera dello stesso Giovanni: l'apostolo non vuole scrivere con l'inchiostro le cose che ha da dire, ma andare a dirle a voce, personalmente, perché la gioia sia piena. Insomma: c'è gioia nello stare insieme parlando delle meraviglie di Dio, come nel leggerle da una lettera.
E per oggi mi fermo qui.
Mancano ancora due punti al nostro schema: riassumere l'insegnamento che si è appreso e pregare Dio che ci aiuti a calarlo profondamente in noi e a metterlo in pratica.
Questo sarà l'argomento del prossimo post.
Nel frattempo provate anche voi a fare la lettura di questo passo (o di un altro a vostra scelta) e poi ditemi che difficoltà avete eventualmente incontrato o cosa invece vi ha facilitato.
E siccome la terza parte di quest'articolo sarà pubblicata sicuramente dopo il Natale, faccio a voi i migliori auguri per questa ricorrenza.

Juan Segundo

    martedì 17 dicembre 2013

    In ascolto di Dio: leggiamo la Bibbia (prima parte)

    La tua Parola, Signore, è lampada ai miei passi (Sal 118,105)
    Oggi voglio proporvi un metodo di lettura della Bibbia * che si basa su un altro antichissimo ma anche attualissimo sistema, che ha fatto scoprire i segreti della Sacra Scrittura agli uomini saggi del passato e da' l'opportunità di farlo ancora oggi a noi. Parlo della Lectio Divina, che moltissime comunità e singoli credenti utilizzano per confrontarsi con la Parola di Dio.
    Lo schema che vi do' (come d'altra parte la Lectio Divina) parte da alcuni presupposti.
    Anzitutto noi crediamo che la Bibbia è la storia di un popolo e del suo rapporto con Dio; ma ha la caratteristica di essere... a due facce: è la narrazione dell'uomo che scopre Dio nella sua vita e in quella della sua gente; e allo stesso tempo sono le parole che Dio mette in bocca e nel cuore del credente per fargli raccontare quella stessa storia. Ecco perché quando ci mettiamo davanti ad un passo della Sacra Scrittura sappiamo che in quelle parole è Dio che ci parla.
    Secondo presupposto. Spesso mi son fatto una domanda, e l'ho sentita fare a tanti: se Dio è il creatore dell'universo e quindi della terra tutta, perché dovremmo acoltare ciò che dice la Bibbia e trascurare quello che c'è invece scritto nei testi sacri delle altre religioni? Noi siamo forse superiori a loro o il nostro Dio è più bravo di quello degli altri?
    Sicuramente il Dio dei cristiani è lo stesso di quello degli induisti o dei musulmani, se è vero che Dio è Uno e Tutto.
    E per molto tempo non ho saputo dare una risposta chiara e, almeno per me, convincente. Poi ho incontrato questo pensiero di M.A. Omraam:
    Dato che (alcuni) mettono l'accento sullo sviluppo dei centri spirituali (i chakra), in occidente si sente sempre più affermare che seguendo gli insegnamenti orientali si avanza meglio sul cammino della luce che non attenendosi alla tradizione giudaico-cristiana. Ebbene, non è affatto così. Si possono ottenere gli stessi risultati seguendo la tradizione giudaico-cristiana, in cui si contano innumerevoli santi, grandi Maestri e Iniziati. Studiando e meditando l'Antico e il Nuovo Testamento, quanti mistici, filosofi, pensatori e artisti hanno creato una cultura che può nutrire gli occidentali altrettanto bene, se non addirittura meglio, di altre tradizioni che sono loro estranee. I cristiani possono trovare nella Bibbia e in tutte le opere ad essa ispirate ciò di cui hanno bisogno per la propria realizzazione spirituale. È perché non l'hanno approfondita che vanno a cercare altrove. E poi si vantano di seguire un insegnamento orientale... che a sua volta non viene approfondito!
    ... e ho capito che Dio parla a noi occidentali attraverso questi 72 libri nello stesso modo in cui parla agli orientali attraverso i testi sacri induisti, taoisti, ecc. Come dire: ad ognuno il suo! E ognuno è libero di riferirsi a qualsiavoglia scrittura, perché tanto è sempe lo stesso Dio che parla.
    Chiariti questi due punti, per me importanti, veniamo a questo metodo di lettura.
    Per praticarlo basta armarsi di una Bibbia (una qualsiasi, quella che normalmente si usa), di carta e penna (se si vuole) e di un po' di tempo e pazienza.
    Oltre, naturalmente, della voglia di farlo.
    Cominciamo.
    1. Scelgo un posto dove nessuno può disturbarmi per almeno una mezz'oretta; ma chi ci riesce può farlo anche sul tram o sul treno, non importa il luogo esteriore ma quello interiore.
    2. Prendo la mia Bibbia (spero che ognuno di voi abbia una Bibbia propria o comunque nella propria disponibilità, altrimenti che cristiani saremmo!) e scelgo il passo da leggere. Può essere un testo che mi piace molto o che mi ha colpito l'ultima volta che l'ho letto. O posso decidere di leggere un libro intero e quindi cominciare dal primo versetto. O, ancora, come si usa fare in molte comunità, aprire la Bibbia a caso e leggere. In questo caso si potrebbe porre una domanda a Dio e con questo sistema cercare una risposta.
    3. Faccio qualche istante di silenzio e preghiera, in cui chiedo al Signore che illumini la mia mente e il mio cuore per accogliere al meglio al sua parola.
    4. A questo punto leggo il passo, anche più di una volta, fino a quando sono certo di aver capito quello che ho letto.  Spesso, infatti, si tratta di brani così conosciuti, ascoltati tantissime volte, che automaticamente penso già alla conclusione e non riescoa cogliere la novità che il testo si porta sicuramente dietro. Se leggo adesso un brano della Bibbia che ho già letto una settimana fa, Dio mi parla nuovamente adesso, non fa una replica di quello della settmana scorsa! Il brano deve essere completo, avere un senso: se cioè si tratta di un fatto della vita di Gesù devo leggerlo per intero, non posso farlo a metà. Man mano che capisco quel che c'è scritto, mi appunto qualche semplice pensiero sul mio quaderno.
    5. Cerco, con la stessa Bibbia che ho in mano, di farmi un'idea del contesto storico in cui quel passo è stato scritto e di ciò di cui parla. Una qualsiasi Bibbia avrà un'introduzione ad ogni libro e delle note a pie' di pagina che mi possono aiutare. Anche ora segno su carta ciò che ho capito.
    6. Poiché uno dei principi più importanti della Scrittura è che la Bibbia si spiega con... la Bibbia, cerco tutti i riferimenti biblici che trovo ai bordi del testo (o nelle note in basso) e li leggo. Sono i passi in cui quello stesso concetto spirituale o culturale o quello stesso personaggio sono stati trattati in altri libri. Posso segnarmi i versetti sul mio quaderno o cercare di ricordarli. Es.: sto leggendo il vangelo di Giovanni, cap. 17, versetto 17:
      Consacrali nella verità. La tua parola è verità. (Gv 17,17)
      La mia Bibbia mi rimanda a diversi versetti, tra cui uno che dice:

      Dopo aver santificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente di vero cuore, gli uni gli altri. (1Pt 1,22)
      Anche senza andare troppo in la' (sto facendo solo un esempio) capisco che la Parola di Dio è verità e che possiamo santificare le nostre vite leggendo e mettendo in pratica la Parola che trovo nella Bibbia. E, ancora, che la Parola di Dio ci spinge ad amarci intensamente di vero amore. Posso poi andare a leggere qualche versetto di riferimento che può venirmi in mente lì per lì. Questo 'lavoro' serve anche ad imparare sempre più passi della Bibbia, anche quelli sconosciuti. Ecco: semplicemente da un riferimento, mi si sono chiariti due versetti e mi è stata rivelata una grande verità.
    7. Una volta fatto questo, cerco di capire il concetto di fondo, la verità che Dio vuole trasmettere attraverso quel passo.
    8. Quindi, in spirito di preghiera, anzitutto ringrazio Dio perché ha voluto parlarmi; poi confronto quel che ho appreso con la mia vita e cerco di interrogarmi se la mia esistenza è al passo con quel che mi è stato detto o devo fare ancora tanta strada. Presento così al Signore la mia esistenza e gli chiedo di suggerirmi quel che devo fare per essere consapevole e coerente con quel che ho letto. Termino questo momento di ascolto della Parola ancora ringraziando Dio per avermi tenuto amorevolmente a colloquio con Lui per questo tempo e per quello che ha voluto rivelarmi sulla mia vita.
    Ecco, in breve, i momenti di questo metodo di lettura della Bibbia. 
    Vi invito a provarlo e a farmi sapere se vi sembra semplice, se c'è qualcosa che non è chiaro e quant altro.
    La prossima volta sceglierò un brano e, usando questo metodo, ne farò una lettura. Se vorrete suggerirmi un testo che vi piace, sarò ben lieto di accontentarvi.

    Juan Segundo

    ------------------
    * Vi lascio il riferimento ad un sito che trovo molto ben fatto e che io stesso uso tutte le volte che devo consultare la Bibbia. Troverete, oltre ai testi completi della Bibbia nelle varie traduzioni (cattolica e protestante), anche la possibilità di fare una ricerca su singole parole, singoli versetti, un dizionario bibblico, la spiegazione di passi difficili e moltiossime altre cose interessanti. Il sito è questo.

    sabato 26 ottobre 2013

    Dei o alieni? L'ipotesi di Mauro Biglino

    cosa conoscevano veramente gli antichi popoli?
    Quasi tutte le religioni hanno il loro testo sacro (o i loro testi sacri), cioè libri scritti o tradizioni orali che tramandano storie o insegnamenti ritenuti di origine divina. Per semplificare potremmo dire che attraverso quei testi si pensa che sia la divinità stessa che parla al credente, spesse volte si indica una cosmogonia (un racconto sulla creazione dell'universo), si narrano le vicende degli antichi popoli legati da quella fede. Naturalmente sono presenti insegnamenti per una retta vita secondo la volontà di dio (o degli dei) e le promesse fatte a coloro che seguiranno questi comandi.
    Ho sintetizzato di molto, col pericolo di essere impreciso; ma sull'argomento spero di ritornare con un articolo a parte, se la cosa potrà interessare qualcuno.
    L'argomento di oggi riguarda in modo particolare il testo sacro dei cristiani, quel complesso di 72 libri che noi chiamiamo Sacra Bibbia, e che viene comunemente diviso in Antico e Nuovo Testamento. Anche di questo spero di parlare, ma in un post apposito.
    Qui voglio, invece, riportare un intervista a Mauro Biglino, studioso che ha tradotto dai testi originali, per le Edizioni San Paolo, diciannove libri della Bibbia e che poi, nel momento in cui ha iniziato a pubblicare volumi di sue interpretazioni (basati sulla traduzione letterale degli stessi testi), è stato allontanato dall 'incarico.
    Biglino accosta ciò che viene fuori dalla traduzione letterale dei testi antichi con i miti sumerici delle origini e trova corrispondenze clamorose (per noi) e sorprendenti, in linea anche con gli studi di Zecharia Sitchin e di moltissimi cosiddetti ufologi. I suoi libri danno, se così possiamo dire, una plausibilità anche scritturistica alle teorie che finora sono venute fuori dal campo dell'archeologia e della storia delle culture.
    Scoprirete nell'intervista un mondo completamente nuovo, diversissimo dall'interpreatzione che siamo usi dare, o sentir dare, di quei testi che noi consideriamo sacri.
    Il testo è ripreso da questo sito, in cui troverete anche un video con una lunga intervista allo stesso Biglino, dove lo studioso racconta anche qualcosa di lui e della sua storia.
    Per completezza vi lascio anche un link che analizza in maniera abbastanza chiara e obbiettiva le critiche che i detrattori fanno al suo lavoro.
    Per chi volesse approfondire, su Youtube ci sono moltissimi video con interviste a quest'autore.
     Per ora vi lascio alla lettura dell'intervista.


    La Terra colonia di “divinità” aliene provenienti da altri mondi; Navicelle spaziali scambiate per angeli, genere umano frutto di incroci tra ominidi e alieni. Questa la tesi dissacrante sposata da Mauro Biglino nel suo libro Il Dio Alieno della Bibbia. Una tesi che nasce da un suo approfondito studio di traduzione testuale dall’ebraico antico della Bibbia.
    “Per molti anni – racconta lo scrittore torinese – ho lavorato nel mondo dell’editoria e da 30 anni mi interesso di storia delle religioni; ho studiato l’ebraico per avvicinarmi la testo originale della più importante religione dell’occidente e poi ho iniziato a tradurre per le Ed San Paolo che hanno pubblicato 17 libri dell’Antico Testamento da me tradotti letteralmente per la collana delle Bibbia Ebraica Interlineare. Il rapporto si è interrotto quando ho iniziato a pubblicare i saggi in cui analizzo le traduzioni letterali e presento le ipotesi conseguenti, che sono in contrasto con la tradizione religiosa dogmatica. Ho volutamente usato il termine ipotesi perché non sono un possessore di verità e per questo motivo riporto sempre nei libri i versetti ebraici con la relativa traduzione: ciascuno potrà così verificare o fare verificare ciò che dico e scrivo”.
    Religione e extraterrestri, che cosa hanno in comune? Quindi qual è la sua tesi in proposito
    “Nell’ultimo lavoro IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA ho analizzato il culto dei cargo, un magnifico esempio che si è sviluppato sotto gli occhi degli antropologi. La mia ipotesi è che il pensiero religioso sia nato nell’umanità a seguito del contatto avvenuto con civiltà superiori che hanno “formato” l’Homo sapiens da ogni punto vista: da quello strettamente fisico a quello più ampiamente culturale. La perdita del contatto e del rapporto diretto con questi individui ha reso poi necessaria tutta quella elaborazione di ordine teologico spirituale e/o magico religioso che conosciamo. Di questo fatto danno conto tutti i racconti di tutti i popoli di tutti i continenti del pianeta: ho ripetuti il vocabolo “tutti” perché è un elemento fondamentale per cominciare a pensare che si tratta di una cronaca vera e non di miti o favole. La Bibbia non fa eccezione: ci racconta la stessa successione di eventi, facendo però riferimento specifico a “quello” tra i vari individui che ha stabilito il suo patto di alleanza e collaborazione con il popolo ebraico. Insomma sono convito che la storia dell’umanità vada riscritta ed alcuni progetti interdisciplinari che sono in avvio cominceranno a farlo nel prossimo futuro: finalmente”.
    Come è arrivato a questo convincimento?
    “Con molta semplicità dallo studio dei testi antichi condotto senza pregiudizi teologici o dogmatici. E’ sufficiente analizzare con mente aperta ciò che i popoli hanno narrato, scritto, disegnato e costruito, per capire che la storia che la terra è stata oggetto di colonizzazione da parte di individui provenuti da altri mondi. Sumeri e zulu, maori e hopi, maya e celti, indù e cinesi, egizi e babilonesi, greci e inca… tutti testimoniano che in origine l’umanità ha conosciuto individui provenuti da altri mondi. La Bibbia letta con serenità, come un normalissimo testo di storia, ci narra lo stesso evento. Non dobbiamo stupirci ma prendere atto. Mons. Corrado Balducci, incaricato dal Vaticano di studiare il fenomeno della vita aliena, disse con grande onestà: “Gli UFO esistono e la Bibbia li conosceva”. Moltissimi sono coloro che conoscono il famoso autore Z. Sitchin ma pochi sanno che ciò che ha scritto lui negli ultimi decenni era già stato anticipato nei lavori di gesuiti tedeschi di fine ottocento inizi novecento. Il direttore della specola vaticano, padre Jorge Funes, ripete da tempo che dobbiamo prepararci all’incontro con in nostri fratelli provenienti da altri mondi. Insomma, chi vuole sapere ha modo di capire che la verità storica è diversa da quella che ci è stata raccontata”.
    Sono in antitesi i due argomenti (Religione – extraterrestri), cioè uno sconfessa l’altro?
    “Direi di no, almeno non necessariamente. Per una persona di fede solida in realtà potrebbe non cambiare nulla: per lui Dio rimane Dio e gli eventuali alieni non altro che suoi “figli”; in quanto tali essi rientrano pienamente nel suo disegno provvidenziale e sono intervenuti sul nostro pianeta per dare come un colpo di acceleratore alla evoluzione umana. Ma questo attiene alla fede che è una scelta assolutamente personale e di questa non mi occupo perché mi limito a narrare ciò che leggo nella Bibbia e l’Antico Testamento non parla di Dio o di mondi spirituali”.
    Chi erano Adamo ed Eva, Mosè, Gesù. Cosa accadde 2012 anni fa a Betlemme e 33 anni dopo su monte Golgota.
    “Adamo ed Eva erano i progenitori di un gruppo specifico che gli Elohim (EL al singolare…così la Bibbia definisce quegli esseri) hanno creato per inserire nel cosiddetto paradiso terrestre allo scopo di utilizzarli come loro lavoranti. Nel IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA analizzo nei particolari tutta la vicenda che non può essere riassunta negli spazi di una intervista, mi limito qui a dire che, contrariamente a ciò che si pensa, non sono i progenitori dell’umanità: questo lo si evince chiaramente anche dalla lettura attenta delle bibbie che tutti abbiamo in casa. Il problema è che si legge poco, troppo poco.
    Mosè era il rappresentate che l’Elohìm conosciuto col nome di Yahwèh si era scelto per fare da intermediario tra lui e il popolo che aveva la necessità di costruirsi per affermare e consolidare il suo potere su quella parte dio territorio che gli era stata assegnata. Devo dire che da ciò che si evince dalla Bibbia era anche uno dei meno importanti nel gruppo dei colonizzatori: in Deuteronomio 32 si comprende bene come a lui sia stato assegnato un territorio desertico ed un popolo ancora tutto da costruire.
    Di Gesù e del Nuovo testamento vorrei non parlare per ora mi limito a raccontare una curiosità. Nel capitolo 6 della Genesi si narra che i figli degli Elohìm si unirono con le donne terrestri e ne nacque una razza definita dei “Ghibblorìm” (uomini, forti, potenti, famosi); il singolare del termine Ghibborìm è Ghevèr e “uomo forte di El” in ebraico si dice Ghevrìel cioè Gabriele che era dunque un nome funzionale e non un nome proprio. Un Ghevrìel visita Maria e lei rimane incinta… ma qui mi fermo”.
    Se un tempo c’erano contatti tra il nostro mondo e altri nell’universo, perché oggi non accade più?
    “Questa sarebbe una domanda specifica per gli ufologi che avrebbero molto da dire ma io non sono un ufologo e dunque mi limito ad ipotizzare che si siano comportati come tutti i colonizzatori: finito l’interesse, raggiunti gli scopi si abbandona tutto e si torna a casa.
    Nel libro riporto il testo dello storico giudeo-romano Giuseppe Flavio che ci narra come “questi” nel 68 d.C . se ne siano andati tra le nuvole sui loro carri volanti”.
    Come cambierebbe il mondo se accadesse che fosse verificata la tesi della genesi aliena dell’essere umano?
    “Per le persone intelligenti non cambierebbe nulla: in fondo si tratterebbe solo di prendere atto del fatto che siamo degli OGM. La natura è piena di esempi di incroci tra specie compatibili, quindi capiremmo che noi siamo veramente portatori dell’immagine fisica di quelli che ci hanno creato unendo i due DNA: quello degli elohìm (che la Bibbia chiama TZELEM) e quello degli ominidi che la Bibbia chiama AFAR.
    Ma penso che prima o poi tutti dovranno farsene una ragione: ormai le conoscenze vanno verso questa direzione che pare avere un cammino segnato e la Bibbia è una delle pietre miliari su questo percorso così affascinante e liberatorio”.
    Gli ufologi più convinti potrebbero essere considerati i nuovi sacerdoti?
    “Sarebbe un dramma colossale! Purtroppo stiamo già assistendo alla nascita di nuove religioni, psicosette e altre pericolosissime amenità del genere, guidate da cialtroni che ancora una volta approfittano del bisogno umano di certezze, anche se palesemente inventate, per speculare.
    Gli alieni stanno diventando i nuovi angeli o i nuovi demoni, vengono manicheisticamente divisi in gruppi di buoni o malvagi, ci amano o ci succhiano l’anima… mi pare una sorta di nuovo, drammatico e ridicolo, medioevo in cui il terrore o la speranza ingenua tornano a prevalere in questa rida di emozioni provocate dai nuovi sacerdoti. Non bisogna seguire nessuno!!! Bisogna semplicemente ascoltare quanto più possibile e poi costruirsi idee motivate e proprie procedendo con serenità sulla via del pensiero autonomo.
    Ho citato gli Angeli per dire che nell’Antico Testamento non esistono le figure che poi la teologia ha elaborato e dico anche, consapevole del peso dell’affermazione, che i Cherubini biblici non sono neppure individui ma oggetti meccanici: non a caso ho dedicato loro ben due capitoli nel libro.
    I nuovi angeli o spiriti delle religioni emergenti sostituiscono quindi angeli o spiriti che non esistevano neppure allora”.
    Un tempo lei sarebbe finito arso vivo accusato di blasfemia. Quanto costa oggi parlare di questi argomenti?
    “Già ho detto della perdita degli incarichi professionali di traduttore e quindi ho sperimentato che costa molto. In pratica la mia vita privata è stata stravolta ma devo dire con onestà che questo è avvenuto sia nel bene che nel male: grandissimo apprezzamento ed odio violento sono i due sentimenti che mi vengono espressi continuamente. Comunque, per fortuna, non ci sono più i roghi”

    A conclusione, comunque, la domanda che io mi pongo da un po' di tempo, è soprattutto questa:
    - sapere che le cose sono andate come dice Biglino (qualora fosse tutto vero), deve cambiare i principi della nostra fede?
    - Il fatto che questi dei (o questo dio) sia venuto dallo spazio invece che esistere in un luogo indefinito, teologico, fa cadere gli insegnamenti che troviamo in ogni religione dell'amore verso prossimo? O per noi cristiani dell'attesa di una fine del mondo, di una seconda venuta del Messia, di un mondo nuovo?
    - Senza le premesse, scardinate da Biglino, può ancora esistere una spiritualità come comunemente la intendiamo?


    Tim / Juan Segundo

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    Aggiornamento del 28.10.13, ore 10.00:
    ho appena trovato questo articolo sull'opera di Mauro Biglino sul sito di Scienza dello Spirituale, di estrazione antroposofica. È un altro punto di vista.

    mercoledì 3 aprile 2013

    La chiesa che uccide il vangelo

    C'è modo e modo di raccontare una storia, a maggior ragione di raccontare la storia, che di storie è fatta.
    Quella che voglio raccontarvi di oggi è la storia di un uomo e della sua lotta contro il potere. Che non è solo la lotta contro un gruppo che ha il comando, ma contro un modo di leggere, intendere la realtà.
    Parlo di Francesco di Assisi, tornato pubblicamente sulla bocca di tutti oggi, dopo l'elezione del nuovo capo della chiesa di Roma che ha scelto per se proprio il suo nome, per quella che dovrebbe essere (nelle sue intenzioni senz'altro condivisibilissime, almeno dai cattolici) un'operazione di restyling profondo.
    Ma prima di arrivare all'oggi, voglio tornare all'uomo di Assisi e alla sua storia vera. Per vera intendo non quella agiografica, ufficiale, ma quella che si può intravedere dalla lettura di tutti gli scritti dell'epoca che lo riguardano. Scritti che si possono trovare nelle cosiddette Fonti Francescane. *
    Sappiamo tutti della sua vocazione alla chiesetta di san Damiano d'Assisi (chi non ne ricorda il crocifisso, ormai simbolo di Francesco e comparso in tutti gli innumerevoli film girati sulla sua storia?) quando, mentre era in preghiera, sentì le parole di Cristo che l'invitavano ad andare a riparare la sua chiesa che, come lui poteva vedere, era in rovina. La semplicità dell'uomo-Francesco gli fece credere che l'invito era a restaurare materialmente quell'edificio; cosa che lui fece, andando a rimettere in sesto anche altre due chiesette abbandonate nelle vicinanze.
    Ma l'opera che gli era stata richiesta era ben più grande, come Francesco capì ben presto: si trattava di rimettere in piedi la chiesa gerarchica, l'istituzione, fatta di papi, vescovi, cortigiani, preti.
    Il rapporto di Francesco con l'istituzione e quindi anche con la chiesa gerarchica, fu sempre particolare, se non difficile: egli accettò di sottomettersi, ma solo per una sorta di convenienza, per avere le mani libere di agire. Ed infatti ecco cosa accadde.
    Siamo tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200 e sono moltissimi i movimenti cristiani formati da semplici credenti che stanno nascendo; pensiamo anche solo ai catari (o albigesi), per fare l'esempio di un gruppo molto conosciuto. Tutti questi gruppi sono considerati eretici dalla chiesa ufficiale, perché professano dottrine contrarie a quelle dogmatizzate dalla curia papale (e perciò imposte a tutti i cristiani). In verità i catari, come anche i valdesi e i dolciciani -per restare più o meno nell'epoca-, professavano una sola, essenziale, volontà: la possibilità di leggere personalmente la bibbia, senza il passaggio attraverso la spiegazione data dalla chiesa di Roma. Dalla lettura diretta della bibbia, queste comunità traevano insegnamenti spesso contrari a quelli predicati dai preti e dai vescovi, specie per ciò che concerneva l'autorità all'interno della chiesa stessa, la povertà, e anche questioni teologiche di non poco conto ma che qui non mi interessa affrontare.
    A noi oggi quest'aspetto della lettura personale della bibbia può sembrare marginale se non ridicolo, visto che chiunque può andare in un qualsiasi centro commerciale e acquistare una copia della bibbia a 3 euro e 90. Ma se ci pensiamo bene non lo è. Anzitutto c'è da tenere conto che a quei tempi non esisteva ancora la stampa e possedevano una copia della bibbia solo i ricchi che si potevano permettere di farsene fare una copia a mano. Questo aveva come conseguenza che nessuno (tranne appunto i pochi ricchi e i preti) conoscevano il testo vero della scrittura: la stragrande maggioranza dei credenti conosceva della rivelazione cristiana solo ciò che i professionisti della scrittura sacra, i preti appunto, divulgavano.
    Francesco, ricco di famiglia prima di fare la sua scelta, era riuscito ad entrare in possesso di una copia del vangelo da un mercante francese che era in affari col padre. Ed è lì che viene a conoscenza diretta delle parole e della vita di Cristo.
    Accorciamo un po' la storia e arriviamo al momento in cui egli lascia ogni cosa, si spoglia materialmente dei vestiti lussuosi e inizia, con pochi amici, una vita di povertà, preghiera e assistenza ai poveri e lebbrosi.
    Il movimento negli anni era cresciuto a dismisura, accogliendo persone di ogni ceto e di ogni cultura, e proprio per la paura che il gruppo venga considerato alla stregua di un qualsiasi movimento eretico, e quindi perseguitato, Francesco capisce che è importante avere una qualche autorizzazione da parte della chiesa ufficiale per poter andare in giro a predicare la parola della scrittura. Consigliato anche da un suo compagno esperto di diritto, decide di dare una regola al suo piccolo gruppo e di farla approvare dal papa, in modo da avere un lasciapassare per il loro progetto. 
    Raggruppa in una ventina di capitoletti (di cui non resta niente ma che sono conosciuti come la Regola non bollata) gli orientamenti di vita che il suo gruppo si era già dato a partire da alcuni pochi versetti tratti dal vangelo: egli descrive la vita cristiana così come viene fuori da quei documenti sacri e come egli e i suoi fratelli vogliono viverla.
    E qui Francesco si scontra frontalmente col potere: il papa non accetta questa regola, ritenendola un semplice elenco di passi evangelici e, soprattutto, mancante di una qualsiasi riferimento alla chiesa e all'obbedienza che i frati devono ad essa. 
    È lo scontro tra due mentalità, tra due modi di intendere la fede. Da una parte Francesco, che ritiene di dover vivere secondo quello che al proprio cuore e alla propria coscienza dettano i vangeli. Dall'altra Onorio, discendente e attuale regente della gerarchia ecclessiastica, che ritiene che solo attraverso i dettami, gli obblighi e l'obbedienza alla chiesa si possa diventare cristiani.
    Francesco accusa il colpo, ma pensa anche a ciò che è più importante in quel momento: avere un'autorizzazione per poter liberamente andare a predicare e vivere il vangelo.
    Siamo nel 1221 e Ugolino ed Elia, due suoi compagni, esercitano una forte pressione su Francesco perché riscriva la regola inserendo i desiderata del papa. Francesco si ritira con alcuni pochi e fidati fratelli d'avventura a Fonte Colombo, vicino Rieti e qui dopo molti travagli interiori (deve controbilanciare la sua volontà di vivere il vangelo in pienezza e gli ordini papali) mette giù una nuova regola di vita (ufficiale) per i suoi frati, tale da, come suol dirsi, salvare capra e cavoli. Ma passeranno ben due anni.
    Naturalmente papa Onorio III approva questo documento e il 29 novembre 1223 emette la bolla papale Solet annuere, con cui nasce giuridicamente l'ordine religioso di Francesco di Assisi: da questo momento nessuno potrà fermare i frati che potranno andare così in giro per i mondo a vivere la propria vita secondo i dettami del vangelo.
    Francesco è ormai molto malato (soffriva agli occhi e al fegato) e quest'ultima battaglia ha minato ancor di più la sua salute e, soprattutto, il suo stato d'animo. Così abbandona definitivamente l'ordine e va a vivere con pochi frati nei boschi, dove continua la sua ricerca della verità evangelica.
    In estrema sintesi, questi sono i passi che mi interessavano.
    Oggi.
    Non voglio entrare nel merito di ciò che papa Francesco fa e farà. 
    Ma mi preme sottolineare che, finché esisterà una chiesa gerarchica, dove i credenti sono tenuti all'obbedienza ad un uomo prima ancora che ai dettami del vangelo (il cattolico è tenuto a dare il proprio assenso del cuore e della mente a ciò che il papa dice e sentenzia in materia di fede e morale), ci sarà poco spazio per lo spirito del vangelo e della scrittura tutta. 
    = Piccola parentesi. Qualcuno sicuramente dirà che nella chiesa cattolica esistono uomini come don Gallo, don Ciotti, Peppino Puglisi e tanti altri. Ma mi si darà atto che il loro lavoro e la loro testimonianza non hanno la stessa rilevanza all'interno della chiesa di un pronunciamento papale o curiale. E non voglio neanche sfiorare altri argomenti (tipo la ricchezza dell'istituzione-chiesa) che sono davanti a tutti. Alcuni di questi discorsi, devo dire per completezza di pensiero, possono essere fatti anche per altre chiese che si richiamano a Cristo e al suo vangelo. =
    Allora forse il rinovamento di una chiesa che si richiama a Cristo, dovrebbe partire anzitutto da Cristo.
    Francesco (l'uomo di Assisi) l'aveva capito e aveva tratto le conseguenze.

    TIM





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    Fonti Francescane: volume che raccoglie tutti gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi e i documenti che su loro furono scritti all'epoca, quindi nell'immediatezza dei fatti avvenuti.
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