In fondo tutti noi abbiamo detto sin dall'inizio che anche se il 21 dicembre non avrebbe portato la fine del mondo, sicuramente un cambiamento ci sarebbe stato.
Ora non voglio dire che tutto quello che sta succedendo sia colpa dei Maya, di Berlusconi o delle banche americane e dei loro intrallazzi. Non ne capisco molto di queste cose; io so solo che non gira più una lira (e non fate la battuta che sono più di 10 anni che abbiamo l'euro!).
Voglio partire da un'osservazione dell'amico Simone M. presa da uno dei suoi commenti:
il cerchio si stringe e sempre più persone saranno insoddisfatte.E dal mio commento... al commento:
Hai centrato il problema: "il cerchio si stringe e sempre più persone saranno insoddisfatte". Le persone saranno insoddisfatte non perché non hanno il cellulare, ma perché non hanno quello ipertecnologico che ti avvisa quando c'è da togliere la lasagna dal forno o la bistecca dal fuoco ... Se faccio il rappresentante e non mi posso permettere un'auto che mi sia d'aiuto nel mio lavoro, è un problema non avere i soldi per comprarla. Ma se l'auto che voglio è un mercedes da 80mila euro che farebbe schiattare di rabbia il vicino e non posso permettermelo, se permetti è solo un bisogno inesistente.Come dicevo, Simone ha centrato il problema: la società ci ha riempito di bisogni non solo falsi, ma anche inutili e dannosi.
È vero che dovremmo chiederci: chi è la società? non siamo forse noi? certamente! anche noi siamo la società, e proprio per questo dovremmo vigilare che, coloro che hanno all'interno di essa un peso maggiore del nostro, non prendano il sopravvento, non indirizzino le nostre scelte a loro profitto, ecc. ecc. Ma non è questo il discorso che qui voglio fare, anche perché sarebbe troppo vasto e io non sono così preparato da poterne discuterne con voi. E potremmo cadere in tesi complottiste che ci porterebbero lontano.
La mia tesi è molto semplice, invece: aver perso in questi anni certezze e punti di riferimento (ad esempio il posto fisso; uno standard di vita tranquillo -ma io direi: a(da)giato) ci ha dato la possibilità di ripensare tutto l'impianto della nostra società. Ma soprattutto di rivedere i nostri punti di riferimento, quelli personali e intimi.
È come se il fracasso provocato dal crollo attorno a noi dell'economia e della vita sociale, ci abbia svegliato.
E se molti, ad esempio, si lamentano (sentito personalmente!) che non riescono più ad andare al ristorante con gli amici 2-3 volte la settimana, ma devono accontentarsi del solo sabato, ci sono anche di quelli che stanno riscoprendo il fatto che per stare insieme ci si può anche riunire a casa di qualcuno. Ci sono quelli che dovendo lasciare a casa la macchina, per andare al lavoro hanno scoperto la bici o i mezzi pubblici e, con essi, tutto un mondo attorno che non conoscevano.
È vero, non è tutto così idilliaco, ma a me preme mettere in evidenza le opportunità che abbiamo.
Molti di noi in questo momento, forse sono costretti a scelte che sono limitative rispetto a qualche anno fa. Ma chiediamoci: veramente quello che facevo (o come lo facevo) prima era un bene per me? Di quante di quelle cose avevo realmente bisogno, se ora, magari, non ci sono più e vivo ugualmente? Cosa significa, alla luce di questo, vivere bene? Di quante e quali cose ho bisogno per vivere bene?
Potremmo fare un gioco: sederci a tavolino, con carta e penna, e tracciare sul foglio bianco una linea centrale, scrivendo da una parte le cose che finora ho considerato un bene per me e dall'altra quelle che ho creduto nocive o non buone. Rispondere sinceramente potrebbe aiutarmi a capire non solo ciò di cui ho bisogno veramente, ma anche di cosa ho riempito finora la mia vita, che indirizzo gli ho dato.
Infatti non perché una cosa esiste, vuol dire che sia buona/utile/vantaggiosa. Esiste la cocaina, ma non è una cosa buona né utile. E anche quando una cosa è buona può non essere usata in maniera utile e vantaggiosa; pensiamo alla scoperta della scissione dell'atomo (buona di per sé) e alla bomba atomica che ne è stata una conseguenza.
Certo ci vuole coraggio a fare il giochetto di cose buone/cose cattive; specialmente perché di fronte a qualche punto potrei scontrarmi non tanto con me stesso, quanto con l'immagine che mi sono creato tra amici e conoscenti, con ciò che ho voluto mostrare loro.
Non voglio dilungarmi più del dovuto, la mia è solo una piccola riflessione. Ma voglio chiudere con un pensiero di Enrico Berlinguer, che ho scelto non per questioni di parte politica (non in questo caso almeno), ma perché riassume perfettamente il pensiero di questo post:
... L’uomo è fatto per essere felice: solo che non è necessario, per essere felici, avere un’automobile… Oltre un certo limite materiale le cose materiali non contano poi granché; e allora la vita si concentra nei suoi aspetti culturali e morali. Noi vogliamo che la nostra vita sia una vita completa, multilaterale, ricca e piena, una vita nella quale l’uomo esprima tutti i suoi valori reali. È questo che dà un senso alla vita, che dà valore a un popolo”.TIM


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