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giovedì 24 ottobre 2013

Liberarsi dai condizionamenti



Jiddu Krishnamurti (1895-1986) è una figura molto controversa nel panorama spirituale del secolo scorso. Da alcuni è visto come l'ultimo dei grandi inziati, da altri come un grande millantatore.
Io personalmente lo considero come un uomo che per tutta la vita ha cercato di rispondere alle domande che tutti ci poniamo sulla realtà, la vita, il bisogno di assoluto, la ricerca della felicità. E che, soprattutto, ha avuto la capacità di divulgare in modo semplice e diretto le sue riflessioni. Poi si può essere in accordo o disaccordo con lui, ma bisogna dargli atto che ci ha provato.
Le sue capacità intelletuali e spirituali furono scoperte da alcuni aderenti alla Società Teosofica e proprio grazie all'allora presidente della stessa organizzazione, Annie Besant, ebbe l'opportunità da subito di cominciare a girare il mondo a tenere conferenze, incontrare persone e gruppi di ricercatori spirtuali e semplici credenti. Questa sua attività (anche una volta uscito dalla Soc. Teosofica per ovvie divergenze riguardo i riti liturgici che vi si celebravano e sul concetto di autorità) continuò fino alla sua morte, anche grazie ai cospicui finanziamenti che le sue fondazioni ricevevano.
Il punto su cui Krishanmurti insisteva maggiormente era questo: non c'è progresso vero se non c'è cambiamento. L'uomo nasce ed è condizionato per tutta la vita da strutture personali e della società, e può progredire solo se se ne libera. Perciò predicava la liberazione dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di qualsiasi dogma, anche da quello che poteva nascere dai suoi stessi insegnamenti.
Come Socrate, voleva incontrare personalmente la gente per capire cosa veramente pensassero e come vivessero la propria condizione umana.
Ora lascio la parola a lui (il brano è preso da qui) proprio su un tema per me fondamentale: far uscire gli uomini dalle gabbie che sono state create per addomesticarlo.

Ci si può convertire da una fede all’altra, si può passare da un dogma all’altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà.
Credere non è realtà.
Possiamo cambiare le nostre idee, cambiare opinione, ma la verità, Dio, non sono una convinzione: sono un’esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, nemmeno su nessuna precedente esperienza. Se abbiamo avuto un’esperienza nata dalla fede, la nostra esperienza è il riflesso condizionato di quella fede. Se avete un’esperienza inaspettatamente, spontaneamente, e costruite altre esperienze sulla prima, allora l’esperienza non è che la continuazione del ricordo che risponde al contatto col presente. Il ricordo è sempre morto, viene in essere soltanto in contatto col presente vivo.
La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un’altra, da una cerimonia a un’altra più edificante, e non apre la porta alla realtà. Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà. Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli. Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.
Nello spirito di questo nuovo corso del blog, sarei felicissimo se, oltre a commentare, qualcuno volesse approfondire la figura di questo personaggio o il suo pensiero, proponendo una propria riflessione in proposito, che pubblicherò volentieri come guest post. L'indirizzo a cui contattarmi lo trovate in alto a destra nel blogroll (o qui).

Tim / Juan Segundo


mercoledì 23 ottobre 2013

Il garage dell spirito: avvertenze prima dell'uso!

la semplicità di un bimbo vale quanto la meditazione del saggio
Anzitutto fatemi ringraziare quel bravo ragazzaccio di Daniele!
Tutto quello che vedete di nuovo su questa pagina, dalla copertina alla tonalità alle nuove impostazioni, è tutto opera sua. Persino il titolo (cosa c'è di più sacro di un titolo per l'amministratore del blog?) e il sottotitolo sono suoi! Gli ho dato mano totalmente libera e in un pomeriggio di duro lavoro ha tirato fuori questo capolavoro.
Ma mi raccomando: non ditegli che ho scritto queste cose, altrimenti si monta la testa!
Fatti i dovutissimi ringraziamenti, veniamo all'argomento di oggi.
Come avete capito, il blog riapre!
Certo, già qualcuno si sarà accorto che anche il titolo non è più lo stesso e dal nome dovreste capire qual è l'indirizzo che dovrebbe prendere questo nuovo corso.
Ho concepito questo posto (come potete leggere nel primo post del blog) come un luogo virtuale dove ospitare amici e parlare di quel ci va. Naturalmente è il padrone di casa (pardon... di garage) a dettare gli argomenti, ed è quello che è successo in questi anni.
Abbiamo ragionato insieme di politica, società; abbiamo fatto satira, umorismo; ci siamo occupati, soprattutto, di lettura, scrittura, libri, musica. Ma non abbiamo trascurato anche la spiritualità.
Ed è da qui che voglio ripartire.
Perché questa stagione della mia vita, superati ormai da un po' i cinquanta, si è intrisa di spiritualità.
E con spiritualità non intendo i pistolotti tipo: facciamo i buoni sennò andiamo all'inferno! oppure: il papa è infallibile (o il dalailama, o l'imam, o chi volete voi) e guai a chi lo tocca!
No, a me interessa come sempre la vita quotidiana e come la spiritualità la vede, la giudica, la cambia. 
Intendo la spiritualità come quella innata capacità che abbiamo di guardare le cose con occhi di assoluto, d'infinito. Di uscire cioè dal tangibile e misurarlo dal di fuori, ragionando non solo con la mente ma anche con il cuore, con lo spirito.
Vorrei che in queste pagine tutti possano ritrovarsi, di ogni credo e di ogni fede; e anche chi non ha né l'uno né l'altra. Perciò nessuno deve sentirsi toccato o, ancor di più, offeso se le mie riflessioni prenderanno una qualche direzione particolare.
Naturalmente il blog è mio e parlo di ciò che voglio. D'altra parte non voglio fare una pagina di semplice informazione culturale. La spiritualità richiede impegno e presa di posizione. Quindi le informazioni serviranno per essere discusse e vagliate. Ed è qui che intervengo le opinioni dei lettori.
E non solo. Una delle cose che vorrei avere in questa nuova avventura è la collaborazione fattiva dei lettori. Mi spiego: ho già chiesto a persone che conosco di scrivere qualcosa per me, di raccontare la propria esperienza, di spiegare la fede che praticano, di sintetizzare un qualche argomento che gli è congeniale, con articoli che pubblicherò via via. Non sono né saranno professionisti o specialisti (forse qualche volta sì). Sto aspettando le loro risposte.
Ma allora cosa ci sarà nel Garage dello Spirito?
Non lo so!
So quello che vorrei ci fosse, ma non quello che poi, effettivamete ci sarà.
Anzitutto perché ho imparato in questi anni da blogger che la mia incostanza mi porta a partire in quarta e arrivare in retromarcia. È un mio difetto e questo si ripercuote, negativamente, sulle cose che faccio.
Ma soprattutto perché questo è un esperimento aperto e non so dove mi porterà.
Seondo le mie intenzioni, oltre alle collaborazioni, ci saranno riflessioni personali; brani di maestri spirituali (Osho, Omraam, Krishnamurti, Steiner, nomi dal passato remoto, canalizzazioni di entità conosciute e non... ); schede su religioni, credenze, fedi; brani dai testi sacri di ogni fede; post rebbloggati da siti che seguo.
Mi direte che c'è troppa carne al fuoco!
È vero! Primo perché sono dell'idea che se parto col volere 100 magari racimolo 50; e poi perché così dovrei riuscire ad interessare più categorie di persone.
Sia ben chiaro (e chi mi ha seguito fin qui col garage di Demetrio lo sa!) che non cerco i numeri, non mi faccio ossessionare dalle classifiche dei vari social, dalle pagine visitate, dal numero dei commenti. 
Io gestisco un blog perché mi diverto e perché voglio scambiare opinioni, idee con altri, non per riuscire a mettere qualche spot pubblicitario e guadagnare qualche eurino (sia detto senza polemica verso chi, a suo vedere: giustamente, lo fa!). Quindi...
E se alla fine dovessi accorgermi che mi è passata la voglia perché la mia mente e il mio spirito hanno preso altre strade... beh, con una mail chiederò a Daniele se ha voglia di darmi una rinfrescata al blog, perché veline e calciatori tirano sempre!
Ora vi lascio, seriamente, con un pensiero di Osho, un uomo da cui secondo me c'è molto da imparare.
Osho



Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino – perché non c’è tempo da perdere. Un cambiamento improvviso – un improvviso rombo di tuono – una discontinuità.
Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato. Un improvviso rombo di tuono. Ricominci la tua vita come se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato. Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti e devi trovare la tua fiamma interiore. 

Tim / Juan Segundo

mercoledì 3 aprile 2013

La chiesa che uccide il vangelo

C'è modo e modo di raccontare una storia, a maggior ragione di raccontare la storia, che di storie è fatta.
Quella che voglio raccontarvi di oggi è la storia di un uomo e della sua lotta contro il potere. Che non è solo la lotta contro un gruppo che ha il comando, ma contro un modo di leggere, intendere la realtà.
Parlo di Francesco di Assisi, tornato pubblicamente sulla bocca di tutti oggi, dopo l'elezione del nuovo capo della chiesa di Roma che ha scelto per se proprio il suo nome, per quella che dovrebbe essere (nelle sue intenzioni senz'altro condivisibilissime, almeno dai cattolici) un'operazione di restyling profondo.
Ma prima di arrivare all'oggi, voglio tornare all'uomo di Assisi e alla sua storia vera. Per vera intendo non quella agiografica, ufficiale, ma quella che si può intravedere dalla lettura di tutti gli scritti dell'epoca che lo riguardano. Scritti che si possono trovare nelle cosiddette Fonti Francescane. *
Sappiamo tutti della sua vocazione alla chiesetta di san Damiano d'Assisi (chi non ne ricorda il crocifisso, ormai simbolo di Francesco e comparso in tutti gli innumerevoli film girati sulla sua storia?) quando, mentre era in preghiera, sentì le parole di Cristo che l'invitavano ad andare a riparare la sua chiesa che, come lui poteva vedere, era in rovina. La semplicità dell'uomo-Francesco gli fece credere che l'invito era a restaurare materialmente quell'edificio; cosa che lui fece, andando a rimettere in sesto anche altre due chiesette abbandonate nelle vicinanze.
Ma l'opera che gli era stata richiesta era ben più grande, come Francesco capì ben presto: si trattava di rimettere in piedi la chiesa gerarchica, l'istituzione, fatta di papi, vescovi, cortigiani, preti.
Il rapporto di Francesco con l'istituzione e quindi anche con la chiesa gerarchica, fu sempre particolare, se non difficile: egli accettò di sottomettersi, ma solo per una sorta di convenienza, per avere le mani libere di agire. Ed infatti ecco cosa accadde.
Siamo tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200 e sono moltissimi i movimenti cristiani formati da semplici credenti che stanno nascendo; pensiamo anche solo ai catari (o albigesi), per fare l'esempio di un gruppo molto conosciuto. Tutti questi gruppi sono considerati eretici dalla chiesa ufficiale, perché professano dottrine contrarie a quelle dogmatizzate dalla curia papale (e perciò imposte a tutti i cristiani). In verità i catari, come anche i valdesi e i dolciciani -per restare più o meno nell'epoca-, professavano una sola, essenziale, volontà: la possibilità di leggere personalmente la bibbia, senza il passaggio attraverso la spiegazione data dalla chiesa di Roma. Dalla lettura diretta della bibbia, queste comunità traevano insegnamenti spesso contrari a quelli predicati dai preti e dai vescovi, specie per ciò che concerneva l'autorità all'interno della chiesa stessa, la povertà, e anche questioni teologiche di non poco conto ma che qui non mi interessa affrontare.
A noi oggi quest'aspetto della lettura personale della bibbia può sembrare marginale se non ridicolo, visto che chiunque può andare in un qualsiasi centro commerciale e acquistare una copia della bibbia a 3 euro e 90. Ma se ci pensiamo bene non lo è. Anzitutto c'è da tenere conto che a quei tempi non esisteva ancora la stampa e possedevano una copia della bibbia solo i ricchi che si potevano permettere di farsene fare una copia a mano. Questo aveva come conseguenza che nessuno (tranne appunto i pochi ricchi e i preti) conoscevano il testo vero della scrittura: la stragrande maggioranza dei credenti conosceva della rivelazione cristiana solo ciò che i professionisti della scrittura sacra, i preti appunto, divulgavano.
Francesco, ricco di famiglia prima di fare la sua scelta, era riuscito ad entrare in possesso di una copia del vangelo da un mercante francese che era in affari col padre. Ed è lì che viene a conoscenza diretta delle parole e della vita di Cristo.
Accorciamo un po' la storia e arriviamo al momento in cui egli lascia ogni cosa, si spoglia materialmente dei vestiti lussuosi e inizia, con pochi amici, una vita di povertà, preghiera e assistenza ai poveri e lebbrosi.
Il movimento negli anni era cresciuto a dismisura, accogliendo persone di ogni ceto e di ogni cultura, e proprio per la paura che il gruppo venga considerato alla stregua di un qualsiasi movimento eretico, e quindi perseguitato, Francesco capisce che è importante avere una qualche autorizzazione da parte della chiesa ufficiale per poter andare in giro a predicare la parola della scrittura. Consigliato anche da un suo compagno esperto di diritto, decide di dare una regola al suo piccolo gruppo e di farla approvare dal papa, in modo da avere un lasciapassare per il loro progetto. 
Raggruppa in una ventina di capitoletti (di cui non resta niente ma che sono conosciuti come la Regola non bollata) gli orientamenti di vita che il suo gruppo si era già dato a partire da alcuni pochi versetti tratti dal vangelo: egli descrive la vita cristiana così come viene fuori da quei documenti sacri e come egli e i suoi fratelli vogliono viverla.
E qui Francesco si scontra frontalmente col potere: il papa non accetta questa regola, ritenendola un semplice elenco di passi evangelici e, soprattutto, mancante di una qualsiasi riferimento alla chiesa e all'obbedienza che i frati devono ad essa. 
È lo scontro tra due mentalità, tra due modi di intendere la fede. Da una parte Francesco, che ritiene di dover vivere secondo quello che al proprio cuore e alla propria coscienza dettano i vangeli. Dall'altra Onorio, discendente e attuale regente della gerarchia ecclessiastica, che ritiene che solo attraverso i dettami, gli obblighi e l'obbedienza alla chiesa si possa diventare cristiani.
Francesco accusa il colpo, ma pensa anche a ciò che è più importante in quel momento: avere un'autorizzazione per poter liberamente andare a predicare e vivere il vangelo.
Siamo nel 1221 e Ugolino ed Elia, due suoi compagni, esercitano una forte pressione su Francesco perché riscriva la regola inserendo i desiderata del papa. Francesco si ritira con alcuni pochi e fidati fratelli d'avventura a Fonte Colombo, vicino Rieti e qui dopo molti travagli interiori (deve controbilanciare la sua volontà di vivere il vangelo in pienezza e gli ordini papali) mette giù una nuova regola di vita (ufficiale) per i suoi frati, tale da, come suol dirsi, salvare capra e cavoli. Ma passeranno ben due anni.
Naturalmente papa Onorio III approva questo documento e il 29 novembre 1223 emette la bolla papale Solet annuere, con cui nasce giuridicamente l'ordine religioso di Francesco di Assisi: da questo momento nessuno potrà fermare i frati che potranno andare così in giro per i mondo a vivere la propria vita secondo i dettami del vangelo.
Francesco è ormai molto malato (soffriva agli occhi e al fegato) e quest'ultima battaglia ha minato ancor di più la sua salute e, soprattutto, il suo stato d'animo. Così abbandona definitivamente l'ordine e va a vivere con pochi frati nei boschi, dove continua la sua ricerca della verità evangelica.
In estrema sintesi, questi sono i passi che mi interessavano.
Oggi.
Non voglio entrare nel merito di ciò che papa Francesco fa e farà. 
Ma mi preme sottolineare che, finché esisterà una chiesa gerarchica, dove i credenti sono tenuti all'obbedienza ad un uomo prima ancora che ai dettami del vangelo (il cattolico è tenuto a dare il proprio assenso del cuore e della mente a ciò che il papa dice e sentenzia in materia di fede e morale), ci sarà poco spazio per lo spirito del vangelo e della scrittura tutta. 
= Piccola parentesi. Qualcuno sicuramente dirà che nella chiesa cattolica esistono uomini come don Gallo, don Ciotti, Peppino Puglisi e tanti altri. Ma mi si darà atto che il loro lavoro e la loro testimonianza non hanno la stessa rilevanza all'interno della chiesa di un pronunciamento papale o curiale. E non voglio neanche sfiorare altri argomenti (tipo la ricchezza dell'istituzione-chiesa) che sono davanti a tutti. Alcuni di questi discorsi, devo dire per completezza di pensiero, possono essere fatti anche per altre chiese che si richiamano a Cristo e al suo vangelo. =
Allora forse il rinovamento di una chiesa che si richiama a Cristo, dovrebbe partire anzitutto da Cristo.
Francesco (l'uomo di Assisi) l'aveva capito e aveva tratto le conseguenze.

TIM





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Fonti Francescane: volume che raccoglie tutti gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi e i documenti che su loro furono scritti all'epoca, quindi nell'immediatezza dei fatti avvenuti.

giovedì 14 febbraio 2013

Ho delle piccole perdite...

Sto editando un libro che dovrebbe andare in tipografia per la fine del mese. Sarà una autoproduzione e tratta di... ve lo dico dopo.
Nel frattempo questa notizia delle dimissioni del papa. Che resterà su quella che viene definita la sedia di Pietro fino al 28 febbraio. Appunto la fine del mese.
Coincidenze? Forse si, forse no; a seconda di come si vede la cosa.
Perché il libro di cui vi parlavo ha per oggetto i messaggi rivelati dagli angeli ad un amico, e questi angeli hanno detto, tra l'altro, che il libro deve essere pubblicato tassativamente entro quella data. Ora possiamo credere o meno a queste rivelazioni; possiamo anche credere o meno che qualcuno abbia avuto dei messaggi direttamente dagli angeli. E arrivare anche a non credere nell'esistenza degli angeli.
Io mi sto limitando a farne un editing al meglio delle mie possibilità, come farei per chiunque.
Però... però...
Non dico che leggere un libro degli angeli mi abbia improvvisamente aperto gli occhi e da oggi in poi comincerò a camminare per strada alla continua ricerca di un essere alato appollaiato su un palo della luce o che pende da un filo.
Però...
... dev'essere bello credere.
Ci ripensavo qualche giorno mentre guardavo in Tv per l'ennesima volta quel capolavoro che è A spasso con Daisy con Morgan Freeman e Jessica Tandy. Ad un certo la scena si svolge in una chiesa protestante dove si sta celebrando il rito funebre per Idella, la cameriera di colore di Daisy Werthan e il coro sta cantando un inno per lei.
A quel punto mi sono detto: deve essere bello credere. Credere in un dio.
E mi sono sorpreso nell'averlo pensato. E soprattutto mi sono sorpreso dall'aver sentito questa domanda prima all'altezza del cuore e poi uscire dal cervello.
Cosa può significare un pensiero così?
È nostalgia? Nostalgia significa che si è conosciuto qualcosa o qualcuno e ora, nella sua mancanza, si vorrebbe invece la sua presenza.
È mancanza? Anche qui si presume che si sia avuta l'esperienza e se ne senta, appunto, la mancanza.
E poi mi sono detto che avere fede va al di là di cose cerebrali come l'analizzare la mancanza, la nostalgia. 
È che nella nostra società occidentale pure uno cerebrale come me non può che pensare ad un dio e associarne subito l'idea ad una chiesa, una struttura gerarchica, un cupolone, uomini che scivolano nelle processioni svolazzando in una lunga gonna nera.
Magari dio non è così. Magari dio ha altri modi di mostrarsi. Magari dio non si mostra e non si mostrerà mai in nessun modo e in nessuna forma, diretta, correlata, approssimativa che sia.
Sono confuso insomma. L'errore più grosso che sto facendo in questi giorni (si sarà un motivo se latito da così tanto tempo in rete! oltre che per l'editing, dico) è proprio quello di cercare risposte in altri libri, scelti a caso dalla mia libreria personale. Ma che risposta ci può essere in un libro fatto di parole, per quanto belle e/o illuminanti, a domande che non nascono dalla mente, ma dalla mente transitano solamente?
Non so fra quanto ci risentiremo e se ci sarà un domani a questo blog. O magari già domani posterò ancora.
Per intanto ascolto Guccini.




Il mio Leopardi, le tue teologie: "Esiste Dio ?" Le risate più pazze

E cerco di tamponare quelle piccole perdite.

TIM

giovedì 5 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (3)

(Fuori Campo: NG e TG parlano animatamente:
TG: cos'è 'sta sparata che sbatti la porta e te ne vai, così, nel bel mezzo dell'intervista!
NG: e a te quello che hai detto ti sembrano cose da dire? quelle cose sul siciliano, le donne? Mi hai fatto diventare uno stereotipo. Anzi nel commissariato io sono proprio uno stereotipo, una macchietta, non un personaggio!
TG: ma ti ho fatto così di proposito, anche Gennaro... Gennaro Bellagamba è fatto così, è una caratterizzazione: tu fai il siciliano e lui il napoletano!
NG: questa non è una caratterizzazione, è proprio una macchietta della peggior specie, da avventure di serie C! e poi non mi piace il mio personaggio! troppo chiuso, introverso...
TG: senti, sono io lo scrittore e decido io chi dovete essere e come! Se non ti va bene, trovati un altro autore. Ma, pensa un po' una cosa: se io ti scrivessi in un modo diverso non saresti più tu! saresti un altro! tu esisti perché io ti scrivo così!
NG: troppo complicato! voi gente che avete studiato nei libri alti riuscite sempre a fregarci, quelli come noi che siamo ignoranti! e poi fai troppe polemiche nelle risposte all'intervista, sembra che stai su una cattedra a fare lezione!
TG: ascolta: ci stanno aspettando, non potremmo tagliare il discorso e continuare con l'intervista? Ti devo pregare in ginocchio?
NG: va bene, ma dovrai parlare anche di tutti gli sbagli che hai fatto scrivendo di Bacone, Bellagamba e compagnia bella!
TG: accordato, ma ora andiamo!
Una porta si apre e si richiude, scroscio di sedie e poi:)
NG: siamo rimasti alla domanda: tu credi in Dio?
TG: così dicendo tu presumi che un dio esista!
NG: no! che vai dicendo! invece è proprio quello che voglio sapere da te!
TG: allora la domanda dovrebbe essere: tu credi a dio?
NG: e perché?
TG: perché se dici: credi in dio, è come dire, ad esempio: tu credi nella tecnologia? cioè: credi nel potere che la tecnologia ha, in ciò che può fare? se invece dici: credi alla tecnologia: vuoi dire: credi che la tecnologia esiste? Lo stesso è con dio; dire: credi in dio presuppone la sua esistenza. La domanda invece dovrebbe essere: credi a dio?
NG: ricominciamo con le polemiche?
TG: non sono polemiche! è per la precisione! comunque tagliamo corto, la mia risposta è: no. In questo momento della mia vita non credo che esista un dio personale, così come si ritiene rivelato dalle scritture di tutte le religioni. 
NG: che vuol dire: in questo momento?
TG: sai già che la mia costante è l'incostanza, quindi vuol dire che ci sono stati altri periodi della mia vita in cui ci ho creduto e anche alla grande, ma ora come ora sono tornato agli anni della gioventù quando ritenevo che il mondo non sia stato creato né sia governato da alcun essere superiore. Con tutto ciò che ne consegue.
NG: e allora della chiesa cosa pensi?
TG: a parte il fatto che, a questo punto, sarebbe qualcosa basato sul nulla, dovremo comunque partire dalla buona fede di chi ci crede e la guida. Ma qui c'è un altro discorso da fare.
NG: e cioè?
TG: cioè chi comanda, o governa come vuoi dire tu, la chiesa si è allontanato dallo spirito che avrebbe dovuto fondarla. Insomma è vero il vecchio detto che i preti, i vescovi e il papa dicono: fate quello che dico ma non fate quello che faccio! È vero che ci sono preti che hanno fatto e fanno molto per l'umanità e normalmente si trovano sempre in contrasto con le gerarchie se non quando, come nel caso di Mons. Romero, viene fatto ammazzare dai suoi stessi confratelli perché il suo modo di fare era troppo scomodo per gli altri vescovi.
NG: in che senso?
TG: perché appena arrivato mise a disposizione dei senza tetto di San Salvador la casa del vescovo e la curia; andò a dormire con una brandina nella canonica dietro l'altare della cattedrale e mangiava con le suore. Vendette la sua croce pettorale e il bastone da vescovo d'oro e tutti i gioielli e le proprietà della diocesi e col ricavato aiutò i poveri crearsi un lavoro. Non aveva un'auto propria e si muoveva a passaggi, andando a celebrare la messa nei villaggi più sperduti. E tutto questo gli attirò le ire degli altri vescovi dell'america latina. Chissà perché, un giorno, un cecchino l'ha ucciso mentre celebrava la messa e il suo successore buttò all'aria tutto quello che lui aveva fatto e riprese la vecchia storia fatta di collusione col potere politico, di appoggi e favori.
NG: non sapevo queste cose...
TG: quindi anche se non credo a dio, credo però in persone come questa; e per conseguenza non posso accettare tutti quei preti e prelati che dicono che non è possibile che la chiesa si spogli di quello che ha per aiutare davvero chi ha bisogno. Per non parlare dei pedofili e di tutte le altre cose. Il fatto è che hanno troppo il culo attaccato al potere e ai privilegi!
NG: ma allora se nella chiesa ci sono persone come quella di cui mi hai parlato, vuol dire che anche che esiste un dio che li manda qui sulla terra!
TG: no! queste persone possono aver avuto una motivazione "religiosa - cristiana". Ma allora Gandhi? ha dato tutto se stesso per la sua gente, fino a morire ammazzato pure lui, ma non era cristiano. E se vogliamo restare in quella che possiamo chiamare storia, anche il Buddha Sakyamuni... 
NG: chi???
TG: quello che chiamiamo tutti Budda, il Budda storico, l'uomo realmente vissuto. Il Budda si dice abbia compiuto gli stessi miracoli di Gesù, ma cinque secoli prima. E allora chi era il vero dio? Quindi il discorso non è quello. E poi io ho fatto l'esempio della chiesa definita cattolica, quella romana, del papa, per intenderci, ma il discorso può valere per qualunque altra chiesa. Ogni chiesa o comunità religiosa per definizione deve conservare un messaggio iniziale e mantenerlo nei secoli; ma proprio perché è un'istituzione umana va incontro a fallimenti. E più è grande più diventa preda del protagonismo, della sete di potere. Guarda in Italia tutti i danni che ha fatto e sta facendo la chiesa cattolica, o in America alcune chiese protestanti come stanno osteggiando le riforme di Obama. Ma, continuo a ripetere, questo non ha niente a che fare con il fatto di credere nell'esistenza di un dio. Come direbbe la filippa...
NG: la filippa???
TG: la De Filippi!, come dice lei: per me è NO. In queste cose non puoi fare un ragionamento o dare delle spiegazioni, anche se ci sono stati teologi e filosofi che hanno cercato di spiegare l'esistenza di dio con ragionamenti vari. Questa è una questione di cuore non di cervello. Poi chiunque può decidere di fare il bene in nome di un dio a cui crede; e allora: ben venga. Ma nessuno mi convincerà mai che un dio esiste perché una persona si comporta bene in suo nome.
NG: ma tu come ti poni allora di fronte a queste cose?
TG: diciamo che ho molta simpatia per il buddismo, ma certamente non quello di matrice religiosa. Senti, penso che per oggi può bastare così. Che ne dici di riprendere domani?
NG: ok, allora alla prossima!


-Il mio Leopardi, le tue teologie: "Esiste Dio?" Le risate più pazze-


TIM

giovedì 8 marzo 2012

Strane foto birichine

Dedico questo post a LadyGhost, anzitutto perché oggi ha arbitrariamente nominato il mio garage come affidabile al 100%, e poi perché quello di cui parlerò brevemente è materia sua.
Quale? le cose strane che capitano tra capo e collo.
Ma andiamo per ordine.
Lo scorso anno ho acquistato un telefonino nuovo, uno di quelli che fanno foto, schermo touchscreen e bla bla bla. L'ho preso solo per un motivo: io sono ciecato e questo era quello con lo schermo più grande intorno ai 100 euri. 
Dopo innumerevoli notti in bianco a studiare le istruzioni per l'uso (non è veeerooo! ma quasi) ho iniziato a fare anche le mie belle foto. Clicca di qua, clicca di là ho cominciato a saper quasi usare l'aggeggio. Per non appesantire la memoria, dopo qualche settimana vado a fare un po' di pulizia nella galleria multimedia e... trovo la foto che vedete sopra!
Le foto fatte col mio telefonino hanno come numero quello ricavato dalla data e dal numero progressivo. Bene, questa foto risulta essere la numero 010420100097; quindi la 97esima del primo aprile 2010 (e giuro che non è un pesce d'aprile!), cioè un anno prima dell'acquisto dell'oscuro oggetto di piacere, quando, forse, ancora non era stato neanche assemblato in qualche oscura parte del mondo dove la manodopera costa un'inezia e se muore un bambino al banco di lavoro lo rimpiazzano subito con un altro.
Ora qualcuno mi sa spiegare l'arcano, visto che io la foto non l'ho mai scattata né riconosco il posto immortalato? 
Non si vince niente, ma se qualcuno ha una spiegazione senza ricorrere a Padre Amorth, gliene sarei grato.
Se poi aveste bisogno di disinfestarvi, spiritualmente parlando, dalle anime di chi vi è morto (tradotto dal napoletano e senza offesa per chi ci crede!), ecco quello che fa per voi.





TIM

mercoledì 18 maggio 2011

Il vostro dio, uccide?

rubata qui
A proposito di una delle domande delle chiacchierate che ieri sono state inaugurate su questo blog con l'intervista a Nick Parisi, e che continueranno prossimamente con una media di un paio di interventi alla settimana, due brevi righe per raccontare qualcosa capitato questa mattina e che mi ha lasciato letteralmente senza parole.
Uno dei quesiti che sono posti i protagonisti delle mie interviste è quello riguardante la propria fede: se credono in un dio o in qualcosa d'altro che si possa avvicinare ad un'esperienza spirituale.
Bene, sono un po' di mesi che mi viene a far visita al negozio una signora testimone di geova, la quale sin dall'inizio ha deciso che io sono una buona cavia per i suoi sermoni a base di domande e risposte preconfezionate, come in pieno stile degli adepti di quella setta. Visto che è una donna molto gentile e (a modo suo) preparata non dico mai di no a queste chiacchierate, rispondedo molto sinceramente alle sue osservazioni e dichiarando apertamente quali sono le mie credenze. Per la verità non so neanche bene io in cosa credo, ho ancora le idee molto confuse sull'argomento -e la mia non è una battuta; comunque in questi mesi lei mi ha esposto con dovizia di particolari e di citazione dalla loro traduzione del testo biblico le linee guida delle loro credenze.
Ma questa mattina, accompagnata come sempre da un'altra persona, mi ha letteralmente sbalordito. Primo perché non conoscevo quest'aspetto della loro credenza; secondo perché non avrei mai pensato che, al di fuori di alcune frange estremiste islamiche, un credente in un dio, che per altre cose viene definito 'misericordioso', potesse avere questa concezione.
Dopo avermi spiegato che secondo loro verrà un momento in cui nessuno morirà più e la terra sarà trasformata materialmente in un vero e proprio paradiso come si vede nei loro volantini propagandistici, mi ha chiesto come, secondo me, poteva succedere che in un sol colpo sparissero gli assassini, gli inquinatori, gli amanti della violenza in generale. A questa domanda sinceramente non ho saputo dare una risposta e, a questo punto, la signora mi ha stupito con le sue parole: provvederà geova personalmente ad uccidere queste persone cattive!
Ho provato a capire se avessi materialmente... capito quelle parole e mi è stato confermato che la realtà sarebbe stata quella: geova si trasformerà in un vendicatore che ucciderà coloro che non fanno parte della loro congregazione e quindi non avevano accolto i suoi inviti alla conversione.
A questo punto, naturalmente, ho detto che se questo era il loro dio, io non volevo averci niente a che fare. E loro a citarmi versetti su versetti in cui erano spiegate queste cose. Inoltre, sempre secondo questa loro teoria, i buoni non dovrebbero vendicare di persona le offese subite dall'umanità e dalla natura a causa dei cattivi comportamenti di alcuni, ma chiedere a geova di fare giustizia. Una specie di lista nera.
Con tutto il rispetto possibile ho fatto capire che, da oggi in poi i nostri discorsi avrebbero potuto vertere su qualsiasi altro argomento: filosofico, politico, sociale, ma che non volevo più sentire una cosa del genere.
Non so se la signora tornerà ancora, magari cercando di spiegarsi meglio; ma visto che entrambe le donne hanno chiaramente detto che ognuno può avere le idee che vuole (ci mancherebbe), ma che il loro era il pensiero di geova dio e quindi era la verità, ritengo che abbiamo poco da dirci da ora in poi.
Io non ce l'ho con nessuna religione, setta, congregazione et similia, rispetto il credo in ogni dio. Ma su alcune cose ritengo di dovermi dissociare. Come uomo.
Così vi chiedo: il vostro dio, uccide?
TIM
(purtroppo non si legge il testo della vignetta, perciò ve lo riporto: In questo mondo moderno, dove regnano la menzogna, la falsità e le illusioni, NOI ti offriamo la verità)
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