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sabato 5 luglio 2014

Dialogo dell'anima arida e del suo Amore sospirato


Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
(Sal 136,1)


Prendo a calci qualche sasso.
In fondo loro non hanno nessuna colpa, ma è così che fai quando vuoi scaricare la tensione.
Il rumore dell'acqua a pochi passi dal mio camminare e un po' di vento mi sono unici compagni.

Come fai a sapere che c'è vento? Lo vedi?
No, che c'entra! Ne sento il rumore, vedo le foglie dei tigli che si muovono... Il cuore... la mente... chi prende il sopravvento...
Calma la tua mente... il tuo cuore... lasciati andare ai suoni e ai colori...
I suoni... i colori... dove sei, piuttosto, quando ti cerco e non ti trovo?
Tu mi cerchi?
Sì, ti cerco e non rispondi e la mia anima si dispera e la mia disperazione si tramuta in aridità, in avversione...
È la strada...
Quale strada? Quella dell'abbandono? Del mio essere abbandonato? Quante volte ho voluto con tutto me stesso riposare in te, avere anche solo un istante il tuo volto ad illuminarmi...
Volevi vedere?
Sì, forse anche vedere! È dura dover sempre andare avanti per fede! Mai un cenno, mai un sospiro, un alito che mi facesse capire che sei lì... E se un giorno cadessi? E se un giorno fossi preda del nemico? E se ti voltassi le spalle? E se...
Ma tu sai che io ci sono.
No! Dubito che tu ci sia veramente! Che segni mi dai? Fuori di me? Navigo a vista in un mondo pieno di odio, rancore, senza empatia e compassione... E continuo nonostante tutto a gridare parole d'amore, comprensione, a far finta di credere che il maligno alla fine non vincerà... E tu con cosa mi ripaghi? Con le piaghe di Giobbe, con le sue lacrime amare da inghiottire. Mi dai forse segni dentro di me? No! È forse così spregevole chiedere e volere ogni tanto il tuo amore scaldi anche se solo per un attimo il mio cuore? Leggo e rileggo le pagine dei tuoi prediletti e leggo e rileggo pagine di fuoco, d'amore puro, ardente, piene di slanci e affetti.
Sei sicuro di aver letto tutte le pagine dei miei prediletti?
Cosa vuoi dire con questo...
Per ogni pagina piena d'amore ce ne sono dieci piene di deserto, di aridità, di arsura, di grida disperate alla ricerca di un aiuto... Giovanni della Croce... Teresa d'Avila... Non sai che sta scritto: "Io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore." (Os 2,16)
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. - See more at: http://www.airemsea.it/deserto/it/taxonomy/term/1262#sthash.Q2cADnVr.dpuf
Sì, lo so, è nel deserto che tu parli... Ma io ci sono già, nel deserto, e da tanto, troppo tempo...
Chi sei tu per stabilire cosa è giusto? Quanto tempo deve durare il deserto? Chi è il Maestro? E chi il discepolo?
Un segno... ti prego... un segno... un segno che mi stai dando ascolto, che non sto sbagliando... Tu stesso hai fatto scrivere: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli" (Gdc 6,17)...
Non sai che nessun segno sarà dato se non il segno di Giona profeta?
Giona, che fu inghiottito dalla balena e poi vomitato sulla terra ferma?
Proprio lui... Tre giorni di buio, d'angoscia, di preghiere senza risposta...
Se così deve essere... ma tre giorni sono lunghi da passare...
Un segno... tu vuoi un segno... e io ti darò un segno...

Le fronde dei tigli risuonano di un alito di vento più forte e un pesce fa un mulinello nel fiume a pochi passi dai miei piedi.


Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. (1Re 19,11-12)

Juan Segundo

sabato 26 aprile 2014

Falsi profeti, false promesse

Di chi ci possiamo fidare?
Tra l'articolo di Laura sulla metamedicina di due giorni fa e quello di Nicola sull'Ho'oponopono Cristiano che sarà pubblicato lunedì prossimo, voglio inserire una mia breve riflessione biblica a partire da un brano della lettera di Giacomo, al capitolo 3.

1 Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che ne subiremo un più severo giudizio, 2 poiché manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.

Fratelli, non siate in molti a fare da maestri. Proviamo a fare un giro in rete, anche nelle nostre pagine FB, e contiamo quanti sono quelli che ci bombardano con post pieni di saggezza, immagini di un mondo perfetto, dove (per parafrasare il profeta Isaia) il lupo si trastullerà con l'agnello, in cui anunciano di aver fatto la scoperta del secolo, anzi del millenio, anzi la scoperta di tutte le scoperte, quella che ci proietterà in un universo magnifico, dove scorre latte e miele (questa volta saccheggio anche la letteratura sacra islamica).
Attenzione! Non parlo di coloro che conosciamo bene, di cui ci fidiamo, di cui conosciamo le virtù personali e di cui sappiamo che ciò che viene scritto e detto è frutto di esperienza personale sincera e vera!
Parlo di tutti coloro che arrivano da noi con soluzioni miracolose. Non ci sono soluzioni miracolose, per il semplice fatto che le soluzioni, quando le troviamo, sono sempre frutto di una lunga e spesso dolorosa esperienza personale di fede. Niente è gratis su questa terra, se non l'Amore di Cristo, Figlio di Dio!
Allora è facile essere maestri... facendo andare la lingua, dice Giacomo. Ma attenzione, perché nel momento in cui ci ergiamo a maestri, proprio allora è il momento in cui siamo giudicati in modo più duro e spietato.
Dagli uomini, anzitutto, perché vogliono vedere in noi i frutti di ciò che diciamo e insegnamo. È vero che dietro lo schermo di un computer non sappiamo chi c'è, non conosciamo la vita delle persone che ci stanno parlando, inviando messaggi, foto, filmati. Ed è per questo che è ancor più facile metterci la maschera da saggi e cominciare a dare consigli. Com'era quella canzone di De Andrè? "Si sa che la gente da buoni consigli... se non può dare cattivo esempio."
Ma c'è un altro che ci giudica, o meglio: che si aspetta da noi dei risultati (non è forse questo il significato di: essere giudicati?). Ed è Dio. A maggior ragione quando diciamo di parlare in nome Suo.
Giacomo allora ammonisce a non aver fretta di diventare maestri, proprio perché abbiamo la responsabilità dell'anima e della vita di chi ci ascolta e si fida, per un motivo o per un altro, delle nostre parole. Noi, dice l'apostolo, proprio per questo, subiremo un più severo giudizio. Chi pensa di avere un dono e vuole condividerlo con gli altri, deve fare molta attenzione, perché ogni volta che parla di Dio è sottoposto ad un controllo aprofondito e puntuale del proprio modo di vivere, per vedere se pratica ciò che di cui parla.
Infatti la saggezza divina continua e dice: poiché manchiamo tutti in molte cose.
Chi può dire di essere perfetto?
Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Il fatto, quindi, di tenere a freno anche tutto il corpo, è il segno che siamo perfetti. Siamo veramente capaci di mettere in pratica sino in fondo ciò che diciamo?
Forse qualcuno di voi sì; ma io devo confessare che troppo spesso alle mie parole non seguono i fatti.
Tutto ciò non significa che non ci siano di quelli che hanno dei doni particolari da pare di Dio, tra cui ci può essere anche quello di saper parlare; sapere, cioé, entrare con le parole nel cuore dell'uomo. Ed è giusto che queste persone dicano ciò che sentono nel cuore.
Quello che sicuramente non corrisponde alla volontà di Dio è che ci sia qualcuno che pretenda di avere sempre la risposta pronta.
Di falsi profeti è sempre stato pieno il mondo! Lo diceva anche Pietro: " ... ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata." (2Pt 2,1).
E, soprattutto, ce ne saranno negli ultimi tempi, anzi questo sarà proprio un segno che il ritorno di Cristo è vicino: "Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche." (1Tim 4,1).
Perciò dice Gesù stesso: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci." (Mt 7,15).
Fin qui il post. Ma volevo fare una piccola osservazione. Questo pezzo non era programmato, nel senso che quando ho aperto il blog non avevo in mente niente per oggi. Poi mi è capitata sotto mano la Bibbia (che tengo sempre vicino al computer) e ho aperto a caso e il passo che ho trovato è stato quello di Giacomo. Da qui ho pensato di condividere con voi questa riflessione. Proprio mentre scrivevo ho ricevuto alcuni messaggi da Laura, che mi diceva, dal suo punto di vista, esattamente le cose di cui avete letto finora. Pensate che tutto questi sia solo una coincidenza? O che magari queste poche parole e riflessioni siano per qualcuno che potrebbe passare di qua e leggerle? Non so, e non voglio essere di quelli che si sentono maestri e sparano sentenze. Tutto è nelle mani di Dio e tutto ciò che avviene serve ad ognuno di noi.
Pace a tutti voi!

Juan Segundo



lunedì 1 luglio 2013

Il "boh!" che rende saggio l'uomo e migliore il mondo

Margherita Hack, 1922-2013
Un paio di giorni fa è morta Margherita Hack.
Non c'è bisogono di dire chi sia stata e cos'abbia fatto, visto che era conosciutissima in Italia e all'estero.
Margherita Hack è una di quelle persone che ho sempre stimato, apprezzato e, perché no, amato, per quel suo carattere schietto, aperto, per quella sua simpatia contagiosa.
E l'ho fatto sempre, in ogni momento della mia vita, quando professavo il mio ateismo e quando ho ripreso a cercare in fondo all'anima scintille del divino.
Perché l'ho sempre stimata e apprezzata? 
In un'intervista tratta da un documentario che era stato già programmato in onda nei prossimi giorni, la scienziata toscana parla, tra l'altro, della formazione dell'universo. Dice che noi esistiamo sulla terra grazie all'energia che viene dal sole, il quale è nato al momento della creazione dell'universo, il quale universo nasce... e qui Margherità Hack si è fermata e ha pronunciato forte e chiaro un boh! seguito da un sorriso.
È stranoto a tutti che la Hack era atea, e sono stati famosi i suoi battibecchi con scienziati credenti, ed esponenti della teologia cattolica e non. Ha esposto il suo ateismo in tutti i suoi libri e le sue interviste (era, tra l'altro, una grandissima divulgatrice scientifica). Eppure penso che quel boh! accompagnato dal sorriso dica più d'ogni altra cosa, perché indica che, da buona scienziata, nella sua esperienza una porta aperta all'ignoto (inteso come: ciò che non si conosce ancora) è rimasta sempre. 
Questo è ciò che io apprezzo sempre in tutti gli uomini e le donne che incontro (e perciò anche in lei): trovare una porta sempre aperta.
Nella mia vita ho cambiato idea decine di volte e su decine di cose anche importanti, anche essenziali. E ogni volta che l'ho fatto, l'ho fatto con convinzione, accogliendo o meno una posizione fino in fondo.
Penso che lasciare una porta aperta ad altre idee non è segno di debolezza, ma di forza. Perché significa confrontare le proprie certezze, metterle alla prova e, quindi, farle diventare sempre più forti. Oppure rendersi conto che ciò che abbiamo pensato finora era sbagliato, in tutto o in parte.
Questo boh!, questa porta aperta, secondo me sono la forza dell'uomo e del mondo, sono l'arma che il saggio ha per fare la sua rivoluzione e rendere migliore il mondo.

TIM
 

martedì 8 gennaio 2013

Viva la crisi!

Grande Altan!
Forse questo piccolo post non cambierà l'idea che ci siamo fatti della crisi. Ma sono cose che mi frullano da un po' per il neurone rimasto, e volevo condividerle con voi.
Ormai sono 5 anni che una delle parole più pronunciate (a ragione o a torto) è crisi.
Abbiamo avuto un governo per gestire la crisi che ha finito per farci cadere ancora più a capofitto; e parlo di quello Berlusconi. E un governo nato per tirarci fuori dalla crisi in cui ci aveva gettato il precedente che doveva, invece, tirarcene fuori; e parlo di quello tecnico. Su quest'ultimo non saprei cosa dire: un anno di legislatura non può essere un periodo sufficiente per dare un giudizio.
Pur senza voler sminuire gli effetti nefasti della crisi (disoccupazione, famiglie sul lastrico, ecc.) quello che penso io, però, è che in qualche modo tutto questo ci ha fatto bene.
I TG, i giornali, le inchieste, sono pieni di esperti che continuano a dirci
* che i consumi si sono ridotti;
* che la gente ha cominciato a non gettare più via la roba appena comprata o poco usata o a comprare solo quello di cui effettivamente ha bisogno;
* che anche nei consumi alimentari si sta imparando a riciclare quello che resta dal pranzo o dal giorno prima;
* che si sta facendo sempre più spesso a meno dei prodotto pronti e si pensa di più a cucinare prodotti freschi;
* che moltissimi hanno cominciato a fare il pane in casa;
* che si privilegiano i prodotti del mercatino sotto casa o del contadino fuori porta;
* che moltissimi hanno cominciato a lasciare a casa l'auto e ad andare a piedi o ad usare la bici e i mezzi pubblici.
Sembra di leggere gli spot pubblicitari di certe agenzie o associazioni di consumatori che fino a qualche anno fa cercavano di farci vivere e consumare in maniera più consapevole e con meno sprechi.
E allora? Doveva arrivare la crisi per farci aprire gli occhi?
Certo, chi ha cominciato adesso non lo fa perché ha preso coscienza che un altro modo di vivere è possibile, ci mancherebbe; ma è un primo passo.
Se la gente, anche per Natale, ha comprato sempre meno gadget spesso inutili e ha puntato, ad esempio, sull'abbigliamento (che va sempre bene) non è un dato negativo. Può essere un male per chi il gadget lo vende e lo produce, ma non per chi lo riceve.
Quando ero bambino i regali natalizi dei genitori e degli zii erano sempre gli stessi: maglie, maglioni, biancheria intima, scarpe, libri. Poi c'era il giocattolo dei nonni; ed era una festa.
Ci stiamo liberando di moltissime cose che erano solo prodotti di bisogni indotti e stiamo cominciando a ragionare in base a ciò che ci è veramente necessario.
E magari tutto questo potrebbe farci scattare un lumicino in testa che ci fa vedere la realtà da un altro punto di vista.
Ma... parere personale, eh!

TIM

lunedì 17 settembre 2012

Alcune cose...

(qui)
Miii!
Che botta!
... che vagavano per l'aere della stanza e che ho colto al volo.
Credetemi, più di questo, in questo momento, non riesco a mettere insieme!

* La principale caratteristica delle fimmine è quella di disprezzare le altre donne: quella si veste così, quella si muove così, guarda quella con che occhi da gatta guarda. Che sia gelosia?
* Alcuni tra i più grandi dittatori (Franco, Hitler, Mussolini, Pinochet) sono sempre stati i più ossequiosi della religione e della chiesa cattolica e si sono sempre dichiarati credenti. Chissà se il loro dio se n'è ricordato al momento opportuno.
* I me.me., ormai, hanno rotto i maroni! Ma volete sapere pure che tipo di condom uso? (se la vostra risposta è: sì, andate a prenderla leggermente al c**o! -citazione woodyalleniana- con o senza condom!)
* Se la Roma perde in casa 2-3 col Bologna e il Milan idem 0-1 coll'Atalanta, i tifosi dovrebbero chiedere spiegazioni ai propri presidenti. I quali pensano che basti dire: ho speso millemila euro per comprare le cosce di un giocatore, per vendere più biglietti e più diritti televisivi. Perché per loro non esiste la magica Roma o l'invincibile Milan o l'imbattibile Juve, ma solo prodotti da piazzare al miglior gonzocompratore possibile.
Del Piero, che guadagnerà circa 1,6 milioni di euro a stagione, per due anni, ha trovato ad attenderlo all'aeroporto di Sydney 500 persone osannanti. Sarà perché io non guadagno una lira da tre anni che quando prendo il treno trovo solo cessi sporchi e vagoni pieni di zecche ad aspettarmi?
* C'è chi c'ha i soldi, va al negozio, compra la racchetta, le palle del signor Pirelli o del signor Dunlop, va al campo e gioca a tennis. C'è chi i soldi non ce l'ha tutti, allora va, si compra solo le palle, poi va al campo, si fa prestare la racchetta da quello che c'ha i soldi e gioca a tennis. Poi c'è il signor Equitalia, che va direttamente al campo, punta una cartella esattoriale alla testa di uno qualcuno, gli sequestra racchetta e palle e gioca a tennis. 
* Aforisma di Gennaro Bellagamba: Gratis non la da più nessuno, con aggiornamento: e non ti fa neanche la ricevuta fiscale.

TIM

martedì 28 agosto 2012

Il mondo gira così!


Prima volevo fare un post ad hoc, poi invece ho optato per un commento sul blog di Nick, perché Nick mi sta simpatico (non è bello, ma mi sta simpatico, tiè!) e perché è l'ultimo ad averne parlato (e poi è anche un bel post riassuntivo dell'argomento, diciamo la verità).
Alla fine però ho pensato che magari un post breve quel commento lo poteva pure diventare, perché potesse arrivare a più persone (non perché io abbia più contatti del venerato maestro campano, ma perché un post lo leggono più persone che non un semplice commento).
Di cosa sto parlando? Della diatriba sulla paternità del SB; ma è meglio che prima vi andiate a leggere il post su indicato.
Fatto? Allora adesso potete continuare.
Copioincollo quel mio contributo:
Quello che volevo dire è questo: raga', il mondo va così! sicuramente nessuno di noi voleva guadagnarci qualcosa partecipando al SB, né in vile danaro né in visibilità; tutti abbiamo partecipato perché ci è piaciuto, perché volevamo esserci. Questi altri signori, invece, hanno agito diversamente (probabilmente, visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali chiarificatrici). Hanno avuto, insomma, forse altre motivazioni, oppure hanno saputo sfruttare, anche economicamente, l'idea -che fosse copiata o meno. E allora mi chiedo: nessuno si è accorto che la ruota gira così? Che oggi la società è fatta di gente che sfrutta ogni minima occasione per mettere la propria faccia su qualsiasi cosa dia pubblicità? Possiamo discutere quanto vogliamo di deontologia, etica, giustizia e del sesso degli angeli; ma questa è la realtà. Perciò se davvero abbiamo messo su quell'ambaradan solo per divertimento (e ce ne abbiamo messo di impegno, in quel momento e successivamente, insieme e individualmente) continuiamo a considerarlo un divertimento. Non dico che non bisogna chiedere giustizia se ce ne fosse bisogno, ma tutto questo serve solo per imparare la lezione per una prossima, eventuale, volta. E spero che questo stia succedendo ora con 2MM di Alex (ancora e sempre lui!). E bannatemi pure dalle vostre case. Kalispera!
Ho letto tutto il leggibile sul SB, compresi i racconti di contorno, i prequel, i sequel e tutte quelle cose lì. Ho un file quasi completato col mio apporto extra all'avventura prionica, che non so se finirò, visto che l'interesse è parecchio scemato, almeno per parte mia.
Ora la vita continua, le cose evolvono (nel bene e nel male) e quello che ieri era realtà, oggi diventa, magari, leggenda; pensiamo anche solo alla storia del negazionismo: quanto poco ci vuole per stravolgere la percezione delle cose?
Si era discusso tanto, a suo tempo, su come proporre il SB all'universo creato che non aveva seguito le (dis)avventure di un branco di scribacchini presi dal sacro fuoco dell'arte e del divertimento. Si erano fatte diverse proposte su come assemblare tutti i contributi scaturiti dall'idea di Alex. Si erano posti problemi di diritti d'autore, di fattibilità materiale di mettere insieme scritture e storie diverse; insomma chi c'era ricorderà. Alla fine non se ne è fatto niente.
Adesso bisogna prendere atto che qualcun altro, in buona o cattiva fede, quei problemi li ha risolti. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tutti quelli che per qualche euro possono scaricare un ebook survivalista. Ma non il nostro.
E ora, chi vuole, mi cassi pure dai suoi contatti.
Kalispera!

TIM

giovedì 23 agosto 2012

Riconoscersi

qui
Stanotte ho fatto un sogno.
Dovevo vendere la mia casa e la facevo visitare ad un possibile acquirente.
Ma, man mano che andavo per le stanze, non le riconoscevo e continuo a domandarmi: ma questa è veramente casa mia? 
Ora, non ci vuole molto a capire che in un'interpretazione anche semplice dell'attività onirica a livello psicologico, la casa rappresenta il nostro mondo più intimo. Quindi voler vendere la casa e non riconoscerla significa che nella mia testa qualcosa comincia a non funzionare bene.
È come se non mi riconoscessi più.
Chi sono diventato in tutti questi anni? Tutti i cambiamenti, anche materiali, fatti mi hanno avvicinato o allontanato dalla persona che sento inconsciamente di essere, quella cominciata a costruire in gioventù? E non parlo di semplici comportamenti, ma di atteggiamenti profondi che mi fanno stare bene con me stesso.
Certamente la gioventù è una brutta bestia, nel senso che quello che fai a quell'età ti resta per sempre, nel bene e nel male; e io mi rendo conto che tante cose vissute un tempo sono state deleterie per me.
Tante relazioni (non solo sentimentali) sbagliate, un approccio spesso problematico ad alcune realtà, un cattivo rapporto con chi doveva aiutarmi a crescere.
Ma anche le cose positive: essermi tuffato e cresciuto in una certa cultura dialetticamente di sinistra (nel senso di una visione del mondo positivamente di parte); l'aver conosciuto personaggi (in carne ed ossa e del mondo lontano da me) che mi hanno dato gli strumenti del mestiere per capire quello che mi circondava; aver imparato che: nessun giorno senza un libro; e potrei andare di questo passo.
Negli ultimi trentacinque anni ho viaggiato attraverso esperienze (intellettuali e materiali) spesso diametralmente opposte, e ne sono uscito sempre vivo, magari ammaccato ma vivo.
Ma ora, mi chiedo se il punto della vita a cui sono arrivato esprime quello che sento dentro di essere. Se riesco a manifestare con naturalezza il mio vero io, le mie esigenze, le mie speranze e paure, la mia visione del mondo.
Forse è che da qualche giorno ho compiuto 52 anni, ma sono domande che tornano sempre più spesso in questi ultimi tempi.
Sono davvero io quello che il mio corpo porta in giro tutti i giorni?
Dovrei davvero vendere questa casa che non riconosco più tanto lucidamente?

TIM

venerdì 22 giugno 2012

Molti nemici...

Sarà un capolavoro
o un fiasco colossale?
Oggi mi voglio fare dei nemici.
Un vecchio detto fascista recita: molti nemici molto onore! Non ci credo, nel senso che la frase può andar bene per un fot**to testa di... (avete capito!) o per un fallito, impedito, asociale.
Quindi molti nemici ma lasciamo perdere l'onore, almeno in queste cose, perché si parla di tutt'altra cosa.
Dicevo che è venuto il momento di farsi dei nemici, pur senza fare nomi. Non perché abbia paura di perdere contatti al blog (come sapete è una delle cose di cui mi preoccupo di meno!) ma perché conosco persone e persone che corrispondono alle categorie di cui parlerò, ma non voglio avere il rimpianto di tagliarne fuori altre che ci rientrano alla grande. Chiunque ha il diritto di sentirsi messo in mezzo!
Premesso ciò, ecco l'argomento: scrittura, libri, ebook; insomma quella selva oscura lì.
E cominciamo.
Basta zombi-vampiri-occhi deorbitati! Ho avuto anch'io il periodo zombesco, in cui ho infarcito il mio lettore di raccontini pieni di vermi che escono da orbite scarnate, effluvi di sangue marcito proveniente da brandelli di persone che continuavano nonostante tutto a camminare, canini sporgenti in cerca di un bravo dentista. Quando poi alla fine mi sono reso conto che la realtà (normalmente!) non è proprio così, e soprattutto che i suddetti racconti e il 90% di quelli considerati sacri da certa parte di lettori, sono solo un'accozzaglia di descrizioni pruriginose e autocompiacenti, ho fatto una bella pulizia, liberando un bel po' di memoria da utilizzare per altro. Attenzione! c'è modo e modo di parlare di certi argomenti, ma quando queste cose diventano il pallino principale per un lettore/scrittore, al punto che si pensa di non poter vivere senza, allora passiamo pari pari dal gusto letterario alla patologia. E alla mia età di malattie ne ho già abbastanza e sono in attesa che si facciano vedere e sentire tutte le altre che mi spettano.
Racconti stitici! Naturalmente non nel senso che hanno difficoltà ad espletare una delle pratiche più liberatorie e sane della vita umana e animale in generale. Mi riferisco invece a tutti quei racconti di autori famosi (o millantato tali) che spesso si trovano su forum, siti e antologie. Non vi è mai capitato di girare per la rete o nelle librerie o edicole e trovare volumi antologici dove spicca il nome di uno scrittore famoso e magari compri o scarichi il tomo solo per leggere quel racconto? E poi magari ti accorgi che è una storiella di 2 paginette senza né capo né coda e infarcita di errori si sintassi e ortografici?
A me sì, molte volte!
Faccio un esempio. Lo scorso anno era appena uscito il libro di una scrittrice italiana molto affermata, di cui non avevo mai letto niente, un po' perché gli argomenti che tratta non mi attraggono più di tanto, un po' perché non mi va di spendere 20euri20, quando va bene, per avere la conferma che non mi piace. Qualche giorno dopo, dicevo, vedo la pubblicità su un famoso ebook store di un suo lavoro a 99 centesimi. Bingo! ho pensato, posso finalmente leggere qualcosa della tizia e capire se fa per me o no. Ho tirato fuori la prepagata e ho pagato (cosa volete fare con una prepagata? il caffè?). Da premettere che non si diceva niente riguardo al tipo di racconto, alla lunghezza, ecc..
Scarico e... 17 paginette, di cui quasi 10 tra copertina, pubblicità dei libri dell'autrice e delle pubblicazioni della casa, introduzione e balle varie. Leggo comunque il racconto e scopro che non parla di niente! Non ha un filo logico particolare; racconta la passeggiata di un tizio (se non ricordo male) e basta. E tra l'altro non era neanche in tema con lo stile e i contenuti dell'autrice in questione. Insomma era solo una trovata pubblicitaria per sfruttare la scia del libro appena sfornato e fregare un centinaio di deficienti come me, tanto a 99 centesimi chi è che non scarica?. Almeno così l'ho visto io.
Ecco, di queste cose se ne trovano a bizzeffe dappertutto.
Ma se anche non volete lambiccarvi il cervello a trovare una storia decente, dico io, sforzatevi almeno di evitare gli errori di grammatica! A meno che non siano di quelle cose date in mano a ghost writer, e con questo la misura è colma!
E tenete conto che ho pensato di scrivere questo post proprio dopo aver avuto, ieri sera, un'altra esperienza del genere. Girando in alcuni forum e siti che vanno alla grande tra i blogger e gli amici in rete, ho trovato proprio alcuni racconti di questi autori famosi, in libera lettura. Poiché era tardi ho salvato i testi su un file e l'ho messo nel lettore. Dopo cena, sul mio dondolo preferito ho aperto l'ereader per godermi una mezz'oretta di buona lettura. Mi illudevo io! A parte un racconto giallo di un autore che non è all'altezza di vendite e notorietà degli altri (in base al comune sentire, ma che per è valido eccome! e questa ne è stata la riprova), tutto il resto era spazzatura o quasi. Volete sapere di chi si tratta? Lo volete proprio sapere? No, non ve lo dico, tanto ognuno di voi avrà una lista di scrittori, che magari conosce personalmente e di cui non ha il coraggio di dire: tizio fa schifo, perché ci farebbe una brutta figura in giro; ma poi nella propria stanzetta ha un poster con la lorofaccia e con la quale gioca a freccette. Ecco, fate conto che sia uno di quelli.
Ho scritto troppo finora e ho paura che più di qualcuno abbia già cliccato su esci dal blog o si stia per addormentare. Così accorcio.
Matusa bavosi! Mi riferisco a tutti quei personaggi che pur di restare sulla cresta dell'onda continuano a presenziare ad eventi, di cui non gli frega niente se non promuovere qualcosa, dove si fanno fotografare con donnine vestite di 6 gocce di Chanel n. 15, abbracciati a pinte di birra rigorosamente doppio malto irish (che non so se esiste, ma suona bene!). Su questi non dico niente di più; solo che ho appena inserito uno di questi in una scena del mio prossimo racconto lungo del commissario Bacone.
Ultima considerazione. Ho appena acquistato Continuum di Gianfranco Nerozzi. La fascetta dice: La potenza narrativa di Stephen King - I brividi di Paranormal Activity - Da uno degli autori della fiction Il tredicesimo Apostolo, un romanzo travolgente che non dimenticherete.
Premettendo che l'ho acquistato perché conosco l'autore e, finora, mi è piaciuto quello che ho letto, spero solo che sia veramente un libro che mantiene le promesse della fascetta. Altrimenti a chi vado a chiedere il rimborso? a Nerozzi? all'autore delle dichiarazioni di cui sopra? o direttamente a Stephen King?
Alla prossima con, spero, due parole sull'ultimo libro di... sorpresa!


TIM

mercoledì 23 maggio 2012

Io mi ricordo

Io mi ricordo... 
Non voglio fare una commemorazione per la data di oggi, per l'omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
L'Italia è il paese in cui si fanno ogni anno decine di commemorazioni, ma (quasi) zero processi da cui esca un colpevole. Vorrei sapere, ad esempio, prima che le mie ceneri vengano gettate da qualche parte (ho scelto di venire cremato, possibilmente dopo morto), chi ha messo e fatto mettere le bombe alla Banca dell'Agricoltura, a Piazza della Loggia, a via dei Georgofili, e via così.
Di quel maggio 1992 ricordo che era da pochi giorni terminata l'America's Cup, e che Il Moro di Venezia di Raoul Gardini (altro caso mai veramente risolto) era stato sconfitto in finale dagli americani. In quegli anni in cui ancora non avevano invaso il mercato e le nostre teste tutte le tv specializzate e i canali tematici che ora infestano l'etere, gli eventi sportivi potevi vederli tranquillamente accendendo il televisore, senza bisogno di avere card, abbonamenti giornalieri, mensili e/o annuali. Pagavi il canone e vedevi tutto quello che volevi, magari a mezzanotte, in una differita della differita, ma lo vedevi. E così la gente si appassionava per la vela, il tennis (le partite interminabili con Panatta che correva correva correva alla ricerca della pallina che faceva plop nel silenzio irreale del Foro Italico o del Rolland Garros, e poi vinceva anche), il festival internazionale della canzone... . L'URSS non c'era già più e agli europei di calcio era presente come CSI, che non era ancora l'acronimo di Crime Scene Investigation, ma di Comunità degli Stati Indipendenti.
Il 1992 era anche l'anno della consacrazione politica de La Rete di Leoluca Orlando, Carmine Mancuso, Diego Novelli, Nando Dalla Chiesa. E a distanza di 20 anni Orlando torna prepotentemente alla ribalta con la sua elezione a sindaco (la prima volta fu nel 1993). La Rete, per chi la ricorda, era una speranza per la politica italiana, un movimento diverso da quello dei grillini di oggi, perché non contestava il ruolo dei partiti, tanto è vero che nasceva all'interno della Democrazia Cristiana e si richiamava ai principi cattolico-democratici, ma rivendicava fortemente un modo diverso di fare politica, lontano dagli inciuci trasversali di palazzo e vicino alla popolo. Soprattutto era un'esperienza che nasceva a tempo, cioè con la consapevolezza che tutto sarebbe terminato ad un certo punto. Cosa che accadde nel giro di pochi anni.
E quel 1992 fu anche l'anno di Capaci (anzi dell'Isola delle Femmine) e di via D'Amelio, di quelle immagini di lamiere contorte e del giudice Caponnetto che, uscendo dall'obitorio dove aveva salutato il corpo di Borsellino, tra le lacrime dice: è tutto finito.
Il 1992 per me fu l'anno della svolta, o almeno l'anno in cui cominciai a pensare consapevolmente che avevo sbagliato qualcosa nella mia vita. Ci misi ancora qualche anno a prendere certe decisioni, ma alla fine eccomi qua.
Cosa c'entra tutto questo con Falcone e Borsellino?
Forse niente. Nella mia testa, in quell'anno successero tante cose, ma quelle auto distrutte sull'orlo di un cratere che una volta era stata una strada, evocano rabbia, impotenza. E a distanza di 20 anni queste sensazioni non si sono diluite. Pur essendo attenuate nel ricordo, dall'altra parte, ogni volta che ci penso, la frustrazione è sempre maggiore perché anche in questo caso non sappiamo; la legge, lo stato non è riuscito a sapere davvero chi è stato e perché.
Ma io mi ricordo e mi ricorderò sempre di Falcone, di Borsellino, della strage di Piazza della Loggia, di Emauela Orlandi, di Livatino, di tutti quei parlamentari che hanno sempre votato contro la concessione del mandato d'arresto per loro colleghi oggettivamente collusi con la mafia o incriminati per reati tra i più vari. E finché mi ricorderò lo dirò a tutti e lo scriverò dovunque posso.
Hegel diceva che la storia rappresenta l’orizzonte e la dimensione fondamentale della realtà stessa. Solo guardando al passato si può comprendere il presente, visto che c’è uno stretto legame tra le due dimensioni temporali: la necessità che determina il divenire storico. La realtà è divenire, continua Hegel, è processo.
E in questo divenire, in questo processo, noi ci troviamo a vivere.
Ricordare è vivere, perché è ripercorrere la propria storia, che ha un punto di partenza e una direzione precisa.
Io sono il mio popolo, lo eredito e lo costruisco.
Vorrei che a scuola, prima ancora dell'uso del PC, insegnassero questo. E poi magari insegnassero anche ad usare internet, per scrivere tante mail a tutti i bambini del mondo con l'oggetto: io mi ricordo.


TIM

lunedì 21 maggio 2012

Appunti

(qui) beato lui!
quanto tempo ha davanti
a sé per leggere 
Qualche piccolo appunto in tema scrittura.
Ma proprio poca cosa, eh, non pensate di trovarvi di fronte ai poderosi e ponderosi articoli di quelli che dirigono blog che sono sancta sanctorum della materia. E non lo dico con ironia o sufficienza, ma anzi con rispetto e ammirazione, visto che molti di loro alla teoria uniscono una pratica eccellente e godibile.
Cominciamo con un po' di polemica, che per me è il sale di queste cose.
In questi giorni sto facendo un po' di pulizia nell'ereader. Quando a suo tempo lo comprai, oramai un anno fa', lo riempii di quasi qualsiasi cosa trovavo in giro. Quindi moltissimo materiale pubblicato da La Tela NeraScheletriKult Virtual Press e via dicendo. Nomino queste editrici come esempio e non perché ritenga che i loro prodotti non valgano una cicca, anche se un'occhiatina prima di pubblicare la qualunque farebbero bene a darcela!
Bene, dicevo che rimestando in tutti i file di cui sopra, mi sono accorto di aver scaricato, tra l'altro, delle ciofeche abnormi, scritte in un italiano che al confronto Lapo Elkann e Tonino di Pietro sono accademici dell Crusca; dove basta a loro dire, anzi a loro scrivere, che ci sia un verme che striscia dall'orbita vuota di un cadavere in putrefazione perché si possa parlare di un racconto horror; dove se i personaggi non camminano con un'ascia piantata nel cranio o non hanno la pelle che pende dalla carne (faccio esempi reali!) non sono ascrivibili alla letteratura di genere; dove... avete capito insomma quel che voglio dire.
Ma, mi chiedo, ci può essere gente così ingenua da pensare di aver scritto un racconto solo perché ha riempito di insulsaggini simili qualche pagina? Penso proprio di sì, specie se vediamo cosa pubblicano le case editrici classiche, quelle che troviamo sugli scaffali delle librerie. Chi sente il bisogno di comprare l'ultimo libro della Clerici scritto (si fa per dire e per ridere!) con Bruno Vespa? o la serie dei libri del miracolato Paolo Brosio, che piange ad ogni programma a cui partecipa, forse per la pena che gli fanno gli pseudo giornalisti che lo stanno intervistando?
Altra tipologia di racconti che non sopporto è quella in cui in una paginetta, max due, ti raccontano di come si svegliano al mattino e di quello che stanno ascoltando alla radio e/o cosa mangiano per colazione e/o del viaggetto che hanno fatto in auto... . Anche questo è un esempio reale, di uno scrittore che per il resto pubblica regolarmente romanzi a tutto spiano e, forse, vende anche. Posso capire se alla fine del racconto ci sta una cosiddetta morale, o un colpo di scena che da' il senso al tutto. Ma arrivare al termine con ancora la domanda delle prime righe: ma questo dove vuole andare a parare? è frustrante. Sinceramente facevo di meglio io quando, alla scuola elementare, il maestro ci dava tutte le settimane da scrivere la Cronaca: come hai passato la domenica? Almeno lì dovevo inventare tutti i sabati qualcosa (sì, li facevo sabato perché tanto sapevo già cosa sarebbe successo il giorno successivo e così domenica non dovevo arrivare a sera con la paginetta da riempire) e la fantasia volava tra campi di margherite, spiagge assolate o montagne innevate, a seconda della stagione.
Stop alla polemica.
Sto leggendo un bel libro, forse l'avete visto nella bandella laterale alla voce: Sto leggendo. Si tratta di Due casi per Maffina, di Annamaria Fassio. Si tratta della ristampa dei primi due romanzi pubblicati dalla scrittrice, e tra l'altro il primo, il suo romanzo d'esordio (Tesi di laurea) ha vinto nel 1999 il Premio Tedeschi, trovandosi così nella lista insieme a gente del calibro di Macchiavelli ('80), Lucarelli ('93), Nerozzi ('01). Per quel che ho potuto vedere dalle prime 100 pagine circa, è un libro scritto molto bene, con le sue continue intromissioni di testi di registrazione, cambio di voce narrante e di periodo storico di riferimento. Eppure, nonostante queste che potrebbero sembrare distrazioni dalla narrazione, il tutto coagula al meglio. E la scrittura, poi, ti culla e ti trasporta nella storia senza scosse, tanto che ad un certo punto mi è capitato di pensare: non sembra proprio un romanzo d'esordio! Questa sa scrivere davvero! Non so se è tutto merito dell'editor, non so se il suo secondo romanzo manca le aspettative (ma lo saprò presto, visto che è nello stesso volume), ma tant'è: mi sta proprio piacendo! 
A questo punto però non vi dico di più altrimenti non saprò cosa scrivere quando farò un post apposito per dirvi le mie impressioni di lettura.
Mi sembra di aver finito per oggi.
Lasciatemi solo fare un'ultima osservazione fuori tema scrittura.
Tutti abbiamo visto quel che è successo sabato: l'attento alla scuola di Brindisi. Tutti in un modo o nell'altro abbiamo reagito, penso, provando indignazione, rabbia, piangendo, qualcuno invocando in silenzio la pena di morte. Eppure a distanza di poche ore in prima serata gli amici di maria hanno fatto il loro show, sull'altra rete il chelsea ha conquistato la coppa dei campioni, il giorno dopo il napoli ha battuto la juventus vincendo la coppa italia. Sempre in prima serata.
Ma siamo sicuri che all'Italia ufficiale sia dispiaciuto veramente per la morte di Melissa?


TIM







sabato 12 maggio 2012

Un paese gambizzato

Così descrive il quadro l'autore:
due contadini s'avanzano verso  lo spettatore,
sono i due designati dall'ordinata massa
di contadini che van dietro
per perorare (...) la causa comune
Parto dalla discussione venuta fuori ieri dal post (R)evolution di Angelo Benuzzi per fare alcune osservazioni sull'attualità storico-politica.
Do' per scontato, dal mio punto di vista, che la crisi economica europea e soprattutto italiana sia stata generata (o quantomeno ne abbia avuto una forte spinta) da una crisi della società. E tutti i movimenti e gruppi che stanno nascendo per discutere, e spesso cavalcare, la protesta chiedono più trasparenza nella gestione della cosa pubblica, volti nuovi in politica, più equità, ecc. ecc. . Una forte commistione, insomma, di elementi sociali, politici ed economici.
Ora esiste un concetto sociologico, espresso da Francesco Alberoni, che è quello di stato nascente, che lo stesso autore applica sia alla dinamica della società che a quella personale (esempio: l'innamoramento è lo stato nascente dell'amore, per dirla in soldoni).
Copioincollo dall'articolo citato di Wikipedia:
Lo stato nascente germina solo nel seno di istituzioni mature, dove condizioni economiche, sociali e culturali determinano un'ambivalenza, una frattura tra gli individui e l'ordine vigente.
Lo stato nascente è un'ispirazione, una rivelazione, una conversione, ma non è uno stato di beatitudine che si raggiunge, per esempio, con la meditazione o le pratiche ascetiche: nasce da un disagio e dalla voglia di elaborare una nuova solidarietà.
Può essere un'esperienza solo collettiva: da essa può svilupparsi il movimento, il quale è definito come processo storico, che porta all'istituzione e termina quando si riproduce una quotidianità.
(L'ultimo paragrafo, in effetti, parla di esperienza solo collettiva, ma dalla lettura dei testi di Alberoni sulla fase dell'innamoramento e poi dell'amore, si nota facilmente come il termine vada applicato anche a stati individuali.)
Ecco, penso che ci troviamo in uno di quei periodi in cui ci sono tutte le premesse per poter parlare di stato nascente. O quanto meno ci sia una consapevolezza e una mentalità più pronte alla sua realizzazione.

È sicuramente vero, per esempio, che anche il famoso '68 con tutti i suoi strascichi (vedi il '77) possa rientrare in questa fase, ma allora il disagio percepito non toccava ancora l'aspetto economico su una scala così vasta come quella di oggi. Potremmo forse dire che quel movimento (ne parlo generalizzando alla grossa e mettendoci dentro tutto) sia stato un'avanguardia di quello che stiamo vivendo. *Forse non a caso stiamo vivendo in questi giorni rigurgiti di violenza con le stesse modalità di allora.*
La storia è sempre stata piena di movimenti di rinnovamento a tutti i livelli, ma qui siamo su un altro piano; qui si presuppone che le basi esistono già e che l'effervescenza possa facilmente sboccare in qualcosa di concreto.

La mia domanda, però, e quella che si sono posti quelli che hanno commentato l'articolo di Angelo, è: esiste veramente questa consapevolezza? sappiamo quali sono le cose che non funzionano? non quelle che tutti vediamo ogni giorno (disservizi pubblici e privati, corruzione e malaffare, assenza di stato sociale... ) ma quelle che rendono, il nostro, un paese gambizzato.
Un paese gambizzato è l'insieme dei cittadini che non ha più idea di quali siano i propri diritti e i propri doveri, non solo a livello giuridico, ma anche di vita vissuta. È un paese in cui l'egemonia di una classe spesso occulta, latifondista nel senso che ha potere sulle nostre scelte d'acquisto, crea attraverso pubblicità ingannevoli falsi bisogni. Un paese in cui la religione (non la fede! e su questo penso di fare un riflessione in un altro post) diventa un'arma di persuasione e di indirizzo delle coscienze. Un paese in cui esistono persone che hanno in mano tutto ciò che può servire ad un comune cittadino: banche (quindi economia a tutti i livelli), informazione, attività di commercio di generi d'uso quotidiano... .
Si toglie la possibilità di camminare con le proprie gambe alla gente quando gli si indica una meta illusoria, che allontana dall'obiettivo principale, che è, a mio modo di vedere, la fondazione di una società basata sull'uomo e i suoi bisogni primari, e non sull'accumulo di ricchezza di una piccola parte a scapito dell'altra (ci sono 10 persone in Italia che hanno ricchezza quanto 3 milioni di poveri).
Queste sono alcune cose che mi sembra di vedere con lo sguardo del cittadino che si interroga sul momento che stiamo vivendo. Ma ci sono sicuramente tanti altri aspetti che ognuno di voi potrà aggiungere.
Lo stato nascente, l'effervescenza della novità, deve quindi avere la consapevolezza di dove vuol andare, di quali obiettivi vuole raggiungere. E deve avere la capacità di analizzare la situazione in cui agisce. Per far questo è indispensabile che questi movimenti, senza fare nomi perché non mi interessa stare da una parte o dall'altra, abbiamo non una guida illuminata, ma metri di giudizio chiari e libertà intellettuale e interiore.


TIM





martedì 8 maggio 2012

Tempi di mangiatura alta

ATTENZIONE! Questo post non vuol dare alcun giudizio morale sui singoli protagonisti delle storie di cui si parla, ma solo evidenziare ed analizzare, dal mio punto di vista e in modo anche provocatorio, una situazione.
qui
La cronaca dei primi mesi di quest'anno ha prodotto, tra l'altro, la spaventosa ecatombe di persone che si sono suicidate per motivi i più svariati, ma comunque legati alla crisi economica. Secondo la CGIA di Mestre siamo a 34, 12 solo in Veneto.
(Aggiornamento dell'ultim'ora: altri due suicidi)
Come ho detto in apertura, non voglio entrare nelle singole vicende, né dare un giudizio morale o religioso sui singoli protagonisti. Io non sono tra quelli che credono che la vita venga da un dio e a lui bisogna rendere conto. Ognuno è libero e perciò arbitro della propria esistenza; se vuole metter fine alla sua vita, lo faccia pure e per i motivi che crede. E non voglio neanche parlare della responsabilità che le persone si prendono coscientemente verso gli altri nel momento in cui si sposano o mettono al mondo dei figli.
La mia riflessione parte da un'osservazione: ci si uccide (o si mettono in atto azioni eclatanti, vedi il signore che si è asserragliato nell'Agenzia delle Entrate di Bergamo) perché non si riesce a far fronte ad impegni di natura economica, che siano il pagare le tasse, l'essere in difficoltà finanziaria, l'aver fatto cattivi investimenti ed essersi trovato sul lastrico, il vedersi ridotto l'orario lavorativo, ecc. .
Ma, mi sembra, da che mondo è mondo, la gente si è trovata in queste situazioni. Tutti quelli che, anche solo in Italia, hanno vissuto nel dopoguerra, si sono trovati a dover materialmente ricostruire tutto un mondo, umano e sociale, in mezzo alle macerie. Andando in giro per il mondo penso ai casi estremi della favellas brasiliane o di tutti i cosiddetti buchi del culo della terra, in cui la vita vale poco o niente perché si vive nella miseria più assoluta. O ai posti dove nascono bambini che non vedranno mai una vasca piena d'acqua (e senza l'idromassaggio!) per potersi lavare o una bottiglia di acqua altissima purissima Levissima da cui poter bere.
Mi rendo conto di aver estremizzato eccessivamente, ma quello che mi preme far notare è che queste situazioni italiane nascono, secondo me, da un fatto ben preciso: non siamo più abituati a vivere non dico nella povertà, ma nella semplice mancanza di cose che per noi sembrano essenziali e forse non lo sono.
I meridionali che negli anni '50-'60 hanno preso la valigia di cartone e sono arrivati al nord, possedevano solo quella valigia, e qualcuno un indirizzo a cui andare a bussare per chiedere una stanza. E tutti avevano, a sentire i racconti di quelle persone che conosco e che ancora sono in vita, la certezza che sarebbe stata dura cominciare da zero, ma che bisognava rimboccarsi le maniche: miseria avevano lasciato e miseria avevano trovato, ma da quella miseria bisognava venir fuori. 
Oggi possiamo dire che c'è la crisi, che ci sono troppe tasse, che si arriva a mala pena a fine mese, che c'è tanta gente che ricorre sempre più spesso alla caritas. Ma non siamo nella miseria più assoluta e non ho ancora sentito di suicidi tra quelli che vanno a chiedere dignitosamente un pasto caldo in qualche ricovero per bisognosi. Con ciò non voglio dire che dobbiamo arrivare a dover andare a mangiare tutti alla caritas, non sarebbe giusto perché vorrebbe dire che lo stato ha fallito completamente; e questa non mi sembra la nostra realtà.
Per semplificare il mio pensiero, faccio un esempio:
Ho un amico che ha un ottimo stipendio, vive in una zona residenziale di ***, conduce una vita normale, senza eccessi, vacanze alle Maldive né auto di lusso, ma ha un tenore di vita  adeguato all'ambiente in cui vive e lavora. Mi confidava tempo fa che col suo stipendio e quello della moglie ormai (dovendo pagare anche il mutuo per la casa) riescono a mala pena ad arrivare alla fine del mese e, per non far mancare ai figli lo stile di vita tenuto finora, si vedeva costretto ad arrotondare con lavori di consulenza fatti nei fine settimana. Eppure i figli, tutti e due oltre i vent'anni, non sono ragazzi pretenziosi, non hanno mai voluto un'auto solo per sé, non vestono firmato. Ma hanno la tessera della palestra, del campo di calcetto e del tennis, qualche abbonamento a riviste, qualche week end con gli amici; tutte cose normalissime. Eppure il mio amico ha deciso di sobbarcarsi di altro lavoro pur di non dover dire ai figli: non ce la facciamo, dobbiamo tagliare qualche spesa. Cosa ammirabilissima, ma che esemplifica quello che dicevo: si fa di tutto pur di conservare un certo tenore di vita, seppur non elevatissimo.
Penso che finora abbiamo vissuto da ricchi in un paese che in realtà non lo era; ed ora che la bolla è scoppiata e il giocattolo si è rotto, non sappiamo confrontarci con la realtà. Perché ci hanno insegnato che se non hai Premium non puoi ricevere gli amici a casa e passare una serata; se non spendi più di una certa cifra per avere il SUV, non sei nessuno; se non hai addosso un certo profumo non cucchi neanche a pagare; se... fate un po' voi.
Non è un caso, secondo me, che su 34 persone morte ben 12 siano del Veneto, quello che una volta era chiamato l'opulento est d'Italia.
La crisi (a proposito: in cinese l'ideogramma che rappresenta questa parola è uguale a quello che significa opportunità; e in greco la parola ha anche il significato di discernimento) ha messo in luce, a mio modo di vedere, tutte le falle del nostro modo di vivere al di sopra delle nostre possibilità. E spesso la colpa è proprio di quella generazione (anche la mia) che è ripartita da zero e ha avuto un solo motto: ai miei figli non deve mancare quello che è mancato a me!
Chiediamoci quante cose di quelle che facciamo o abbiamo sono effettivamente indispensabili, anche se ce le possiamo permettere.
Se poi non ho neanche di che comprare i libri ai figli e devo ricorrere all'assistenza dello stato o del comune, è proprio indispensabile andare allo stadio tutte le domeniche o fare l'abbonamento a Sky? O devo per forza cambiare l'auto ogni anno o il telefonino ogni 6 mesi perché tanto c'è il leasing? E faccio esempi concreti di persone che conosco direttamente.
C'è un modo di dire dalle mie parti, che traduco in italiano: avere la mangiatura bassa. In questo caso si parla di mucche, alle quali viene messo il fieno a terra, in basso appunto, e hanno quindi la possibilità di mangiare quanto vogliono e comodamente, col rischio anche di fare indigestione. Quando invece il fieno viene messo ad una certa altezza, la mucca è costretta ad alzare il collo per arrivare al cibo e mangerà quello che effettivamente gli serve.
Riportato agli umani, il detto potrebbe avere questo significato: quando si ha tutto e facilmente (la magiatura bassa) si corre il rischio di ritrovarsi, in tempi di magra, di mangiatura alta, a morire di fame solo perché non si vuol fare uno sforzo ed ingegnarsi a risolvere la situazione e di adattarsi alla situazione.


TIM





venerdì 6 aprile 2012

Sporcarsi le mani: buona Pasqua!

da qui
Prendo lo spunto da alcuni post di questi giorni e dalle ultime, catastrofiche, notizie dal politicume italiano.Non voglio (perché non saprei e non è compito di un blog come questo) fare analisi strutturali, sociologiche, politiche, ecc. Al massimo posso dire quello che ne penso. Ma non è neanche questo il punto; d'altronde è probabile che ne parlerò in qualche post ad hoc.
Qui voglio solo intrattenervi qualche minuto per poi farvi gli auguri per Pasqua.
Ecco, mi sono chiesto che senso potesse avere fare gli auguri per Pasqua. Non prendetemi per il solito bastian contrario o per quello che rovina sempre l'atmosfera idilliaca che da sempre avvolge festività che ormai si sono ridotte solo ad una scusa per qualche giorno di vacanza. **Diciamoci la verità: quanti di noi sentono il 25 aprile, per esempio, e per quanti invece è solo un motivo per avere un giorno a casa dal lavoro pagato? quanti di noi a inizio d'anno sbirciano il calendario per vedere se c'è qualche ponte che si può fare con le festività?**
Ma ho detto che non devo cadere nella polemica.
E allora ho cercato di fare mente locale e di riandare al senso della pasqua per quei popoli che la celebrano.
Gli ebrei in quei giorni ricordano l'esodo e poi la liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto. Il termine Pasqua significa passare oltre, tralasciare, in ricordo del racconto della decima piaga d'Egitto. In quell'occasione gli ebrei in terra straniera ungevano di sangue dell'agnello sacrificato le loro porte e l'angelo del Signore, sceso ad uccidere tutti i primogeniti d'Egitto, vedendo quel segno capivano che in quella casa abitavano persone del popolo a lui consacrato e passavano oltre.
Nella simbologia cristiana, l'agnello immolato diventa Gesù il Cristo e coloro che sono unti col suo sangue fanno parte del suo popolo, perché partecipano del suo sacrificio attraverso i sacramenti. Quindi questi saranno salvati quando alla fine dei tempi, il Signore passerà a fare i conti con gli uomini.
Il senso generale quindi di questa festa (passando ad una lettura laica) è secondo me l'avvento di una novità, di uno spezzare la continuità col passato per entrare in una dimensione nuova, in cui ci si riconosce persone nuove, che possono entrare in un mondo rinnovato.
Mi sono perciò chiesto che auguri io, da laico, posso fare a tutti noi.
Avrete notato che nella nuova copertina del mio blog ho inserito, oltre all'immagine classica di Gandhi, anche quella di Martin Luther King e una frase di Gramsci: l'indifferenza è il peso morto della storia
Siamo stati schiacciati in questi ultimi anni dalla crisi economica e a me sembra, ma so che molti di voi ne sono anche convinti, che questa sia solo il risultato di una crisi etica (non in senso religioso!) che si trascina da decenni, se non da secoli. Siamo arrivati al punto di rottura, al momento della verità: l'economia è crollata; le fonti di energia su cui abbiamo basato finora lo sviluppo e la crescita stanno terminando; i riferimenti sociali, morali, politici stanno facendo acqua da tutte le parti; tutta questa situazione ci pesa sulle spalle come il masso di Sisifo che cerchiamo di scrollarci di dosso e invece torna invariabilmente.





Ciò che viene meno in questi casi è la forza di combattere, di trovare soluzioni, perché attorno a noi vediamo solo macerie: materiali, psichiche, spirituali.
Perciò io mi sento di augurare a tutti noi di tornare a desiderare, riprendere a interessarci della nostra vita, anzitutto, e poi a quella degli altri, entrare a far parte di una gente nuova che ha voglia di ricominciare, di sporcarsi le mani.
Per me, questo è augurare a tutti: BUONA PASQUA!


TIM

sabato 10 marzo 2012

(Alcune) cose e persone che mi fanno salire il sangue alla testa...

presa sempre da qui
... e con la pressione alta che mi ritrovo, per me sono anche pericolose. Ah, a proposito...


ATTENZIONE! DISCONOSCIMENTO DI RESPONSABILITA'!
Questo non è l'inizio di una catena di S. Antonio, né una Top Five o Top Ten.
È solo un post sul mio blog. E non è un post umoristico-satirico.


E ora cominciamo.
(Alcune) cose e persone che mi fanno salire il sangue alla testa...


Non rispettare il codice della strada, tipo: viaggiare senza la cintura allacciata, parlare al telefonino, occupare gli spazi per i disabili, parcheggiare fuori dagli appositi spazi (specie se solo per un attimino); sbraitare poi contro il vigile che ha fatto la multa per aver commesso uno dei suddetti reati stradali.


Avere in mano oggetti di vario tipo (pacchetti di sigarette, buste di corrispondenza, scontrini fiscali) e gettarle in terra per strada.


Sputare in terra mentre si sta camminando, per non essere da meno del branco con cui si sta andando.


Avere i pantaloni a metà culo, mostrando le mutande che devono avere obbligatoriamente l'elastico con marchio in bell'evidenza (ma lo sanno queste persone che è un'usanza che nasce nelle carceri americane e viene usata dai detenuti che sono disposti a soddisfare le voglie sessuali dei boss in cambio di una vita più comoda dietro le sbarre?)


Chi non raccoglie dal marciapiede la cacca del proprio cane.


Chi guida un SUV come se fosse la Costa Concordia (e non c'è niente da ridere!).


Chi lascia con sdegno e disprezzo lo scontrino sul bancone dopo che glielo hai fatto. E quando gli fai notare che io sono obbligato a farlo e lui a prenderlo, ti risponde invariabilmente: dovrebbe andare a prendere chi ruba, quelli che stanno in alto, non guardare queste fesserie!


Lo spazzino del mio quartiere che continua a lasciare sporco dappertutto e ha sempre la sigaretta in bocca (ma lo sa che sul luogo di lavoro è vietato fumare?).


Chi entra in un pubblico esercizio parlando al telefono e, a gesti, vorrebbe far capire al barista che vuole una consumazione o al macellaio che ha bisogno di 1 kg di filetto scelto, ma che sia senza grasso. Poi, quando è costretto a interrompere la conversazione per spiegarsi in linguaggio corrente, dice mi scusi, ma col tono di chi vuol dire: ma sei scemo?


Chi pontifica e sbraita contro le donne oggetto e poi ospita nei propri programmi: veline, vallette mute ma con tette e culi da urlo (secondo il comune giudicare), starlette ormai passate che vogliono tornare sulla breccia a furia di ma quella ce l'ha le mutande?; allo stesso modo i  giornalucoli che costano 50 centesimi e vendono migliaia di copie perché ingrandiscono il particolare della mano del manager-calciatore-cantante-politico X che tocca la f**a di Y mentre sono praticamente nudi sulla battigia di una qualche spiaggia esotica.


X e Y che minacciano querele verso il giornalucolo che ha pubblicato le foto di cui sopra, dopo che per settimane hanno annunciato dove sarebbe andati a fare petting.


I lettori che comprano il giornalucolo.


Personaggi che producono su di me eritemi e trismi di vari muscoli e che evito come la peste (in  ordine sparso): Antonella Clerici; Maria De Filippi; Caterina Balivo; soubrette e veline varie; Sara Tomasi; Mara Carfagna, MaryStar Gelmini e tutte quelle di prima (avete capito); (naturalmente) Berlusconi, Gasparri, Rutelli, Bersani e tutti quelli che questo paese ha bisogno di una svolta; Alessandro Meluzzi; Joseph Ratzingerr e il suo codazzo; Michelle Hunziker; Mario Balotelli; Bocelli, Pavarotti e tutti i cantanti lirici televisivi; Adriano Celentano, Tiziano Ferro, Raf, NeK (ma questi ultimi per fortuna sono spariti dalla circolazione) et similia, i vincitori di Amici, X Factor e menate (il vocabolo sarebbe leggermente più sanguigno) del genere.


Ci sono altre cose e persone che odio visceralmente o comunque preferisco non vedere e sentire e che dovete conoscere per avere un motivo per evitami, ma forse farò un altro post. E magari qualche altro nome lo metterò nei commenti, se ce ne saranno.
Se poi ho urtato la suscettibilità di qualcuno, pazienza; io penso queste cose e le devo dire, perché nascondermi dietro un dito non è nel mio stile.
Ah, a proposito (di nuovo): andatevi a leggere, se non l'avete già fatto, il post di ieri di elgraeco.


TIM



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