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sabato 18 maggio 2013

Appunti per un'autobiografia (2)

questa macchina era d'acciaio, letteralmente!
Il tempo è diverso da quando io avevo vent'anni, oggi corre troppo veloce per i miei ritmi, fugge e mi sfugge.
E mi chiedo se son io che non riesco a stargli dietro o, effettivamente, è lui che ha accelerato di brutto, nel bene e nel male.
Guccini aveva appena pubblicato Eskimo e 100, Pennsylvania Avenue ed erano diventate subito la colonna sonora dei miei 18 anni.   
Io che sognavo Bologna piena di ragazzi in eskimo (io ce l'avevo verde!) che inneggiano a Marx-Lenin-Mao Tse Tung! e intanto festeggiavo il compleanno col riccio di caffè* che faceva mia madre.
Il riccio di caffè era buonerrimo, non c'erano altre parole. Si stava, io mio fratello e lei, un pomeriggio intero a sbattere insieme quantità industriali di burro e zucchero col tuorlo dell'uovo, intanto che dalla moka per 12 saliva l'afrore del caffè che doveva essere fortissimo, perché poi doveva andare a sposarsi col liquore che serviva ad inzuppare i savoiardi o, in alternativa, gli Athena rettangolari. Gli Athena, sì, proprio quelli nella scatola cubica in cartone giallo, da 5 chili.
Il tutto spolverato alla fine con un frullato di mandorle e nocciole a coprire. Ma, per me, senza il cacao, assolutamente!

il riccio di caffè...
Ecco, i miei 18 anni li ho festeggiati così, davanti al riccio di caffè, nella nostra casa in montagna coi parenti vicini e lontani, come si faceva una volta.

Di quel giorno mi resta nella memoria l'odore del caffè e una foto, scattata davanti al maggiolino di mio zio, con in braccio una bimbetta piccolissima, che non ricordo nenche chi fosse, e un cane che, per quell'anno, ci tenne compagnia e che poi lasciammo alle sue scorribande nei boschi quando tornammo, a fine estate, a casa.
Prima? Prima, nella mia memoria, c'è una valigia di cartone telato, a quadratini piccoli bianchi e azzurri. Quella valigia ce l'ho ancora, in cantina, piena di spaghi, la maggior parte dei quali erano di mio nonno e di mio padre, che li aveva ereditati. Sì, conservo ancora gli spaghi, di tutte le misure e di tutte le qualità: canapa grezza, sisal bianco, cotone ecrù. E so distinguere ancora quelli di mio nonno, perché lui aveva l'abitudine di bruciacchiarne le estremità, in modo che non si sfilacciassero. Oggi se devi fare un pacco compri un rotolo di scotch avana e in due secondi, zac!, la confezione è fatta. Allora dovevi conoscere l'arte di fare il nodo, preciso e stretto da diventare non scioglibile, e piccolo quasi da non vedersi. E poi, con lo stesso spago, facevi il manico. Ma anche qui dovevai conoscerne l'arte.
Ricordo quella valigia perché l'aspettavo, il mese di maggio di tutti gli anni, quando i miei nonni ci venivano a trovare. Si andava, io mio padre e mio fratello, alla stazione a prenderli, arrivavano col rapido delle 14; mia madre restava a casa a preparare da mangiare. E io aspettavo di vedere quella valigia spuntare dalla porta della carrozza, in mano a mio nonno, che scendeva per primo dal predellino, poggiava a terra la valigia e porgeva una mano a mia nonna, per aiutarla a scendere. La valigia di mia nonna era più piccola, dello stesso materiale, ma a quadrettini marroni e neri, e anche questa ce l'ho ancora. Poi si andava tutti a casa, con la Fulvia GT grigia, quella colla leva del cambio lunghissima e il contachilometri che ruotava su se stesso.**

Un volante storico. La lucetta rossa era del freno a mano.
E io sempre lì ad aspettare che, arrivati a casa, quella valigia si aprisse e spuntasse fuori non una macchinina, una confezione di lego o qualche soldatino (per inciso: non ho mai giocato coi soldatini! forse la guerra mi faceva schifo sin d'allora!), ma una busta di plastica piena di... nespole, le nespole del giardino dei nonni! E alla fine del pranzo di benvenuto, inevitabilmente, si mangiavano quelle nespole, buonissime, col loro doppio nocciolo chiuso nell'involucro e la buccia vellutata. Quell'albero oggi non c'è più. Mio zio, che aveva ereditato la casa, fu costretto a tagliarlo per non ricordo quale motivo.*** Ma d'altra parte non ci sono più neanche i miei nonni; e neanche mio zio, un brav'uomo che si è goduta la sua breve vita, senza farsi mancare niente di tutto ciò che poteva rendergli, onestamente, migliore l'esistenza.

Stamattina, prima di aprire il negozio, sono stato in frutteria, a comprare mele e cetrioli e le ho viste: le nespole. Chissà se, oggi a pranzo, avranno lo stesso sapore di quelle dei miei nonni.


E poi... e poi, era il 1979, anzi per la precisione 29 agosto 1979, un viaggio in auto, sempre con la Fulvia grigia.
Ma questo ve lo racconto la prossima volta. Forse.

Poi erano ideali alla cogliona fatti coi miti del '63,
... la prima crisi dura dentro in me...

TIM


http://www.twoorty.com/users/temistoclegravina
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* la ricetta era più o meno questa, personalizzata come ogni buona cuoca sa fare.
** Quella che mio fratello ha poi usato fino all'ultimo respiro, fino a quando, ormai piena di ruggine, non si riusciva ad aprire neanche il cofano posteriore. In quale fosso riposa adesso, Giova? (aggiornamento delle 11,30: ho saputo dal diretto interessato (mio fratello) che l'auto è stata rottamata a Napoli, dopo che "qualcuno" aveva fuso il motore facendola andare senz'acqua nel radiatore. RIP)
*** Sempre grazie alla memoria di mio fratello (ma perché non le scrive lui, 'ste cose?) ho ricordato che l'albero fu abbattuto perché dovettero rifare le fondamenta del marciapiede del giardino. E ricorda ancora lui (ed io a ruota) che in quelle aiuole crescevano, tra le altre, delle piante di peperoncino rosso piccante da paura!

lunedì 13 maggio 2013

Appunti per un'autobiografia

Non so cosa ho fatto veramente in questi miei (quasi) 53 anni.
E non so cosa direi a chi mi chiedesse: raccontami qualcosa di te.
Forse, dovessi scrivere un'autobiogafia, si ridurrebbe a queste tre parole (e una virgola; è sempre importante la virgola!): Adesso, sono qui.
Lo dico veramente, ci pensavo stamattina in treno, andando a fare un giro a Torino.
Riflettevo su come, se sono qui, adesso, è perché ho fatto tante scelte nella mia vita, spesso anche opposte tra di loro, scelte di vita, scelte intellettuali, scelte lavorative, e alla fine la concatenazione di tutto questo ambaradan, mi ha portato ad essere, adesso, quel che sono. Ma questo non vuol dire che abbia tirato i remi in barca.
Sono stato rilegatore di libri e cartolaro (e lo sono tuttora); facchino e insegnante in una facoltà universitaria. Ho fatto il predicatore itinerante per una chiesa protestante e ho professato l'ateismo più intransigente. E di tante di queste cose ne abbiamo discusso insieme in questi anni in cui ho navigato a bordo di questo blog. E ogni volta ero convinto di quel che dicevo e facevo.
Mi direte che con questo curriculum quanto meno dovrei avere un sospetto profilo psicologico dissociato.
E invece mi rendo conto che c'è un filo conduttore in tutto questo.
Ma di questo ne parliamo un'altra volta, forse domani.
Se non avrò cambiato idea.


tutta la vita... senza mai chiudere una porta...


TIM




 

giovedì 23 agosto 2012

Riconoscersi

qui
Stanotte ho fatto un sogno.
Dovevo vendere la mia casa e la facevo visitare ad un possibile acquirente.
Ma, man mano che andavo per le stanze, non le riconoscevo e continuo a domandarmi: ma questa è veramente casa mia? 
Ora, non ci vuole molto a capire che in un'interpretazione anche semplice dell'attività onirica a livello psicologico, la casa rappresenta il nostro mondo più intimo. Quindi voler vendere la casa e non riconoscerla significa che nella mia testa qualcosa comincia a non funzionare bene.
È come se non mi riconoscessi più.
Chi sono diventato in tutti questi anni? Tutti i cambiamenti, anche materiali, fatti mi hanno avvicinato o allontanato dalla persona che sento inconsciamente di essere, quella cominciata a costruire in gioventù? E non parlo di semplici comportamenti, ma di atteggiamenti profondi che mi fanno stare bene con me stesso.
Certamente la gioventù è una brutta bestia, nel senso che quello che fai a quell'età ti resta per sempre, nel bene e nel male; e io mi rendo conto che tante cose vissute un tempo sono state deleterie per me.
Tante relazioni (non solo sentimentali) sbagliate, un approccio spesso problematico ad alcune realtà, un cattivo rapporto con chi doveva aiutarmi a crescere.
Ma anche le cose positive: essermi tuffato e cresciuto in una certa cultura dialetticamente di sinistra (nel senso di una visione del mondo positivamente di parte); l'aver conosciuto personaggi (in carne ed ossa e del mondo lontano da me) che mi hanno dato gli strumenti del mestiere per capire quello che mi circondava; aver imparato che: nessun giorno senza un libro; e potrei andare di questo passo.
Negli ultimi trentacinque anni ho viaggiato attraverso esperienze (intellettuali e materiali) spesso diametralmente opposte, e ne sono uscito sempre vivo, magari ammaccato ma vivo.
Ma ora, mi chiedo se il punto della vita a cui sono arrivato esprime quello che sento dentro di essere. Se riesco a manifestare con naturalezza il mio vero io, le mie esigenze, le mie speranze e paure, la mia visione del mondo.
Forse è che da qualche giorno ho compiuto 52 anni, ma sono domande che tornano sempre più spesso in questi ultimi tempi.
Sono davvero io quello che il mio corpo porta in giro tutti i giorni?
Dovrei davvero vendere questa casa che non riconosco più tanto lucidamente?

TIM

sabato 14 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (5)

NG: Bene, con oggi finiamo 'st'intervista che sta diventando interminabile.
TG: ti sei scocciato!
NG: non so tu, ma io devo lavorare! ho una portineria da mandare avanti in commissariato. Senza di me sta andando tutto a rotoli, non vedi che anche tu non hai più messo mano a niente. E poi se tu non scrivi, io, Bellagamba, la Garrone  non esistiamo! Quindi questa è l'ultima.
TG: va bene. L'argomento di oggi?
NG: eravamo rimasti d'accordo che si parlava di politica. Quindi: destra o sinistra?
TG: naturalmente sinistra!
NG: mi vorresti dire che tipi come Bersani, Franceschini e via dicendo ti rianimano lo spirito?
TG: ma che dici! io sono un illuso della sinistra. Non dalla sinistra, ma della sinistra. Quando penso alla politica il mio cervello va subito a Berlinguer, a canzoni come La locomotiva e Modena, a quadri come Il Quarto Stato. Non posso non pensare a Pertini che ha il coraggio di dire: svuotate gli arsenali e riempite i granai, ed era presidente della Repubblica.


NG: una roba che non c'è più, insomma. Praticamente vivi di sogni.
TG: no, non vivo di sogni. La sinistra che bivacca in Parlamento, o almeno la maggior parte di essa, non è sinistra, è solo un accozzaglia di gente che con la scusa di venire incontro alle moderne domande dell'uomo sta cercando di sistemarsi per la pensione, a pensare male. A volergli dare fiducia, invece, direi che è gente che non sa da che parte cominciare, non ha idea di quello di cui c'è bisogno in Italia e cerca di far passare il tempo senza decidere niente in attesa delle prossime elezioni. Avevo un collega di lavoro che diceva sempre, quando qualcuno cercava di insegnargli qualcosa: io non voglio imparare, altrimenti poi sono costretto a lavorare! Ecco, così fanno questi! Ma le domande minime dell'uomo, da questo punto di vista, sono sempre le stesse: un lavoro decente, onestamente pagato, un sistema-stato che ti dia ciò di cui hai bisogno, una nazione di cui essere orgogliosi, grandi aree dove far giocare i propri figli e nessun sacchetto della spazzatura in mezzo alla strada. È chiedere troppo? È vivere in un modo di sogni? Se in Francia Hollande vuol tassare del 75% i redditi sopra il milione di euro, perché non si può fare in Italia? Forse perché la maggior parte dei politici importanti guadagna tanto?
NG: vedi che sei un illuso?
TG: se questo significa essere illusi: sì, sono un illuso. Io sono rimasto a: da ognuno secondo le proprie possibilità e ad ognuno secondo i propri bisogni. Sono rimasto alle scuole di partito dove tra un pistolotto del segretario e un'immagine di Gramsci (a quei tempi non c'erano i poster a colori) insegnavano anche a leggere, scrivere e far di conto. Oggi queste cose (leggere, scrivere e far di conto) non le fanno neanche a scuola. E che non mi vengano a dire che erano altri tempi. Quanti segretari e maggiorenti di partiti di sinistra hanno mai avuto a che fare con situazioni reali di degrado, analfabetismo? Ma quale politico sa che in Italia, oggi, il 12% della popolazione è analfabeta? sono 6 milioni di persone! Il 36%, cioè 12 milioni di persone non ha nessun titolo di studio! e solo il 7% è laureato. * E un uomo senza cultura è un uomo preda del primo imbonitore che passa.
NG: sì, va bene, va bene, non ti accalorare che poi ti sale la pressione. E della politica in generale, cosa pensi?
TG: cosa dovrei pensare? con gente che osanna Bossi segretario a vita nonostante abbia confessato di aver rubato al partito per rifarsi la casa e sistemarsi la famiglia, che discorsi vuoi fare? o con gente (anche parlamentari!) del PDL che dopo vent'anni ha l'occasione per la prima volta di un atto democratico come le primarie, ma poi arriva il Berlu e gli dice: ok, avete scherzato abbastanza, ora io sono tornato e silenzio tutti!, di cosa vuoi ragionare? al massimo di fich... i fioroni e burlesque!
NG: e quindi?
TG: Gramsci! è lui che bisognerebbe studiare,anche perché veniva (come Berlinguer!) da una terra, la Sardegna, dove la gente si impegna, lotta, e soprattutto fà fatti non parole. 
NG: ma non hai risposto alla mia domanda: la politica?
TG: se la politica è l'arte di governare (e Aristotele diceva che l'uomo è un animale politico per sua natura), allora ci sto, nel senso che accetto il ruolo della politica nella vita di un popolo. Governare significa tenere il timone della barca, cioè fare in modo che non vada a sfracellarsi sugli scogli, ma arrivi sana e salva in un porto. Questo modo di intendere la politica mi piace. Hai mai sentito il discorso di Pericle agli ateniesi?


NG: vedi, continui sempre a citare cose del passato! Nell'era di internet...
TG: se internet aiuta a realizzare le cose che aiutano l'uomo a progredire (un progresso vero!), ben venga, altrimenti è meglio bruciare tutti i computer del mondo.
NG: ecco, è arrivato il grande inquisitore!
TG: ma quale inquisitore! io ho nella mia vita delle priorità e se qualcosa m'intralcia, la levo di torno. Io ho un profilo facebook (si dice così, no?) ma potrei cancellarlo se mi rendessi conto di passare più tempo a seguire i nuovi messaggi che, ad esempio, a leggere e scrivere. È vero che ci sono modi sani e modi malati di usare la tecnologia e che questa è un mezzo e non un fine, un'opportunità e non un pericolo, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà, e lasciare ragazzini di 8-10 da soli davanti ad un monitor di computer con un collegamento ADSL acceso è da mostri, non da genitori. Perché ci lamentiamo dei pedofili che adescano i ragazzini/le ragazzine se poi li lasciamo così indifesi? Anche questa è politica sana.
NG: mi pare che possiamo chiudere qui, che dici?
TG: beh, veramente... 
NG: senti, facciamo così: se avrai qualche altra cosa su cui sputare sentenze, mi richiami e facciamo un'altra sessione di domade. Ok?
TG: mmmh, facciamo come dici tu. Senti, prima di chiudere volevo ringraziare alcune persone che...
NG: ma chi vuoi ringraziare! mica hai pubblicato un libro! Anzi, a proposito, ora di filato a scrivere, che mi sento tutto rattrappito!

(Struscio di sedie e una porta che si apre e richiude. Voci in lontananza, attutite. Rumore di auto che si mettono in moto e si allontano)

TIM

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* dati Università Nazionale Lotta contro l'Analfabetismo



sabato 7 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (4)

NG: penso che con oggi potremmo anche chiudere, che dici?
TG: sei tu l'intervistatore. Se hai terminato le domande!?
NG: andando, vedendo, come si dice al paese mio. Bene, oggi parliamo di tutte le fesserie (N.d.R. nel testo originale il termine era più colorito: **--**--) che hai fatto con il commissario Bacone.
TG: eh, ce ne sarebbe da parlare! A mia, quasi, discolpa devo dire che all'inizio la storia era nata per essere solo un breve racconto e di stampo prettamente umoristico, dove l'aspetto del mistery era solo accennato. Poi lavorandoci su, invece, è venuto fuori questo personaggio un po' particolare con tutta la sua corte dei miracoli, e mi è sembrato naturale farne una piccola serie, incoraggiato non solo dalla lettura dei grandi scrittori italiani e stranieri che hanno creato personaggi indimenticabili: Simenon-Maigret, Mankell-Wallander, Macchiavelli-Sarti, Biggers-Charlie Chan, solo per fare qualche nome; ma anche  dall'esempio di un amico blogger che ha dato vita ad un personaggio ben riuscito e a cui auguro tutto il bene possibile: Glauco Silvestri col suo Mauro Bianchi. Certo ogni commissario o maresciallo che viene fuori dalla pena di qualche autore ha le sue stranezze, le sue idiosincrasie; nessuno leggerebbe un racconto dove un poliziotto fa semplicemente le cose di ogni giorno, senza avere i suoi drammi personali, le sue moine, le sue caratteristiche. Il mio Francesco Bacone è uno a cui piace capire non solo e non tanto chi è stato a fare qualcosa, ma soprattutto come c'è arrivato, cos'è che lo ha spinto ad agire in un dato modo.
NG: però, già quel nome, Bacone...
TG: sì, forse hai ragione, anche a me quel nome non piace molto, è forse troppo particolare, troppo fuori dall'ordinario. Comunque ormai è andata, non posso di certo cambiarlo. Dovrei cambiare proprio personaggio, ma lo rifarei uguale, quindi... e poi lui stesso ci scherza su: nel racconto lungo su cui sto lavorando (anche se è fermo da 3-4 mesi!) parlando con una ragazza ricorda che ha lo stesso nome del filosofo che morì di polmonite mentre faceva esperimenti sul congelamento dei piselli! Ecco... questo nuovo racconto, dicevo. Prima ti ho detto che l'idea di Bacone era nata come racconto essenzialmente umoristico; ed infatti i due racconti brevi pubblicati finora (È solo un gioco, commissario Bacone! e Una gita fuori porta per il commissario Bacone) sono risultati quasi macchiettistici, anche se ognuno ha un protagonista diverso vicino al commissario (Monika Garrone e Gennaro Bellagamba) e per ognuno ho lavorato per tirar fuori la loro personalità. Questi due lavoretti mi sono infatti serviti a conoscere meglio, ad esempio, la bonomia e la saggezza di Bellagamba e la pignoleria e l'irruenza della sovrintendente Garrone. 
NG: io però resto sempre nella mia portineria!
TG: calma! non ti ne sei accorto che ti sto portando con me nella storia breve che sto scrivendo in questi giorni? quella con protagonista... l'amico che sai tu?
NG: beh... sì, è vero!
TG: ecco, quindi anche tu avrai il tuo momento di gloria! anche se...
NG: anche se, cosa? non facciamo scherzi, eh!
TG: non ti preoccupare, niente scherzi! Ma vorrei tornare un momento al nuovo racconto lungo. Ecco, dopo questi testi più leggeri, vorrei con questo lavoro (di cui qualche amico ha già letto la trama e i primi due capitoli) cambiare rotta e dare una svolta più matura al commissario Bacone. Cambierà anche qualche personaggio, così come si è intuito dal racconto con Marika Garrone.
NG: ma Stefano Conci, non c'è mai? eppure è il tuo vice!
NG: ecco, Conci è uno che mi è stato sulle scatole fin dall'inizio!
NG: ma l'hai scritto tu così!
TG: hai ragione, ma era funzionale al Bacone da operetta dell'inizio. Adesso diventa ingombrante e chissà che non riesca a farlo fuori... elegantemente. 
NG: in che senso?
TG: vedrai, c'è tutto un discorso di favori fatti a qualche capo e... ma vedrai tu, come lo sistemo!
NG: tu perché scrivi?
TG: ah, cambiamo registro così, all'improvviso?
NG: beh, te lo devo chiedere.
TG: hai ragione. Ti risponderei volentieri con le parole di Guccini: se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...


Non sono uno di quelli che dice che sei uno scrittore se hai il sacro fuoco dentro che ti costringe a scapicollarti alle due di notte per mettere su carta un'idea che ti è spuntata in testa. Anche se un paio di volte è capitato anche a me, ma l'urgenza era dovuta solo al fatto che avendo perso la memoria (sarà la senilità precoce?) sicuramente il giorno dopo avrei scordato ogni cosa. Ora io ho molto tempo per scrivere, perché stando in negozio 8-9 ore al giorno riesco ad avere ampi buchi di tempo per dedicarmi a riempire pagine e pagine di word. Ma io non sono uno scrittore, né uno scribacchino né altro, quindi ho tante idee in testa, ma alla fine non le trasformo in niente di plausibile o vagamente passabile. L'unico lato positivo è che sono consapevole di questo. Capita anche a me di dire ogni tanto, dopo aver terminato (o abbandonato) qualche libro: dopo aver letto questo penso di avere qualche chance anch'io. Mi è capitato proprio ieri di aver dato fondo ad un giallo del 1972, di uno scrittore (ormai morto da 20 anni) anche abbastanza famoso ai tempi, con alle spalle una ventina di libri pubblicati e di aver avuto una reazione del genere: una storiella rabberciata, dove la soluzione spunta fuori dal nulla o quasi; personaggi alla Carolina Invernizio (con tutto il rispetto per la signora!) con descrizioni lialesche; incongruenze sia nella trama che nell'esposizione dei personaggi. Eppure è stato pubblicato nella collana del giallo della Longanesi! Ma comunque, così vanno le cose, e a me non interessa vedere il mio nome sulla copertina di un libro!
NG: quindi confermi i motivi che mi hai dato prima? scrivi quando sei arrabbiato (N.d.R.: anche qui il termine era più colorito) andando a cercare nella vita della gente?
TG: si... diciamo pure così, anche se scrivo anche quando non sono arrabbiato, altrimenti avrei il fegato a pezzi se fossi sempre sulla corda. Ecco io non posso vedere quelli che si atteggiano a scrittori maledetti, sempre fotografati con un bicchiere in mano e una pupa sulle ginocchia. Che lo fanno per farsi pubblicità è un conto, altrimenti mi fanno solo ridere! E comunque la frase di Guccini era sopratutto per introdurre la bellissima canzone del video!
NG: senti, io avrei ancora qualche domandina sulla politica, la società, cose così, insomma. Facciamo per la prossima volta o vuoi che la finiamo qui?
TG: mi sa che siamo già lunghi adesso, quindi penso che forse è meglio rimandare. E poi così ho un altro post già fatto!

(... continua... )

TIM

giovedì 5 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (3)

(Fuori Campo: NG e TG parlano animatamente:
TG: cos'è 'sta sparata che sbatti la porta e te ne vai, così, nel bel mezzo dell'intervista!
NG: e a te quello che hai detto ti sembrano cose da dire? quelle cose sul siciliano, le donne? Mi hai fatto diventare uno stereotipo. Anzi nel commissariato io sono proprio uno stereotipo, una macchietta, non un personaggio!
TG: ma ti ho fatto così di proposito, anche Gennaro... Gennaro Bellagamba è fatto così, è una caratterizzazione: tu fai il siciliano e lui il napoletano!
NG: questa non è una caratterizzazione, è proprio una macchietta della peggior specie, da avventure di serie C! e poi non mi piace il mio personaggio! troppo chiuso, introverso...
TG: senti, sono io lo scrittore e decido io chi dovete essere e come! Se non ti va bene, trovati un altro autore. Ma, pensa un po' una cosa: se io ti scrivessi in un modo diverso non saresti più tu! saresti un altro! tu esisti perché io ti scrivo così!
NG: troppo complicato! voi gente che avete studiato nei libri alti riuscite sempre a fregarci, quelli come noi che siamo ignoranti! e poi fai troppe polemiche nelle risposte all'intervista, sembra che stai su una cattedra a fare lezione!
TG: ascolta: ci stanno aspettando, non potremmo tagliare il discorso e continuare con l'intervista? Ti devo pregare in ginocchio?
NG: va bene, ma dovrai parlare anche di tutti gli sbagli che hai fatto scrivendo di Bacone, Bellagamba e compagnia bella!
TG: accordato, ma ora andiamo!
Una porta si apre e si richiude, scroscio di sedie e poi:)
NG: siamo rimasti alla domanda: tu credi in Dio?
TG: così dicendo tu presumi che un dio esista!
NG: no! che vai dicendo! invece è proprio quello che voglio sapere da te!
TG: allora la domanda dovrebbe essere: tu credi a dio?
NG: e perché?
TG: perché se dici: credi in dio, è come dire, ad esempio: tu credi nella tecnologia? cioè: credi nel potere che la tecnologia ha, in ciò che può fare? se invece dici: credi alla tecnologia: vuoi dire: credi che la tecnologia esiste? Lo stesso è con dio; dire: credi in dio presuppone la sua esistenza. La domanda invece dovrebbe essere: credi a dio?
NG: ricominciamo con le polemiche?
TG: non sono polemiche! è per la precisione! comunque tagliamo corto, la mia risposta è: no. In questo momento della mia vita non credo che esista un dio personale, così come si ritiene rivelato dalle scritture di tutte le religioni. 
NG: che vuol dire: in questo momento?
TG: sai già che la mia costante è l'incostanza, quindi vuol dire che ci sono stati altri periodi della mia vita in cui ci ho creduto e anche alla grande, ma ora come ora sono tornato agli anni della gioventù quando ritenevo che il mondo non sia stato creato né sia governato da alcun essere superiore. Con tutto ciò che ne consegue.
NG: e allora della chiesa cosa pensi?
TG: a parte il fatto che, a questo punto, sarebbe qualcosa basato sul nulla, dovremo comunque partire dalla buona fede di chi ci crede e la guida. Ma qui c'è un altro discorso da fare.
NG: e cioè?
TG: cioè chi comanda, o governa come vuoi dire tu, la chiesa si è allontanato dallo spirito che avrebbe dovuto fondarla. Insomma è vero il vecchio detto che i preti, i vescovi e il papa dicono: fate quello che dico ma non fate quello che faccio! È vero che ci sono preti che hanno fatto e fanno molto per l'umanità e normalmente si trovano sempre in contrasto con le gerarchie se non quando, come nel caso di Mons. Romero, viene fatto ammazzare dai suoi stessi confratelli perché il suo modo di fare era troppo scomodo per gli altri vescovi.
NG: in che senso?
TG: perché appena arrivato mise a disposizione dei senza tetto di San Salvador la casa del vescovo e la curia; andò a dormire con una brandina nella canonica dietro l'altare della cattedrale e mangiava con le suore. Vendette la sua croce pettorale e il bastone da vescovo d'oro e tutti i gioielli e le proprietà della diocesi e col ricavato aiutò i poveri crearsi un lavoro. Non aveva un'auto propria e si muoveva a passaggi, andando a celebrare la messa nei villaggi più sperduti. E tutto questo gli attirò le ire degli altri vescovi dell'america latina. Chissà perché, un giorno, un cecchino l'ha ucciso mentre celebrava la messa e il suo successore buttò all'aria tutto quello che lui aveva fatto e riprese la vecchia storia fatta di collusione col potere politico, di appoggi e favori.
NG: non sapevo queste cose...
TG: quindi anche se non credo a dio, credo però in persone come questa; e per conseguenza non posso accettare tutti quei preti e prelati che dicono che non è possibile che la chiesa si spogli di quello che ha per aiutare davvero chi ha bisogno. Per non parlare dei pedofili e di tutte le altre cose. Il fatto è che hanno troppo il culo attaccato al potere e ai privilegi!
NG: ma allora se nella chiesa ci sono persone come quella di cui mi hai parlato, vuol dire che anche che esiste un dio che li manda qui sulla terra!
TG: no! queste persone possono aver avuto una motivazione "religiosa - cristiana". Ma allora Gandhi? ha dato tutto se stesso per la sua gente, fino a morire ammazzato pure lui, ma non era cristiano. E se vogliamo restare in quella che possiamo chiamare storia, anche il Buddha Sakyamuni... 
NG: chi???
TG: quello che chiamiamo tutti Budda, il Budda storico, l'uomo realmente vissuto. Il Budda si dice abbia compiuto gli stessi miracoli di Gesù, ma cinque secoli prima. E allora chi era il vero dio? Quindi il discorso non è quello. E poi io ho fatto l'esempio della chiesa definita cattolica, quella romana, del papa, per intenderci, ma il discorso può valere per qualunque altra chiesa. Ogni chiesa o comunità religiosa per definizione deve conservare un messaggio iniziale e mantenerlo nei secoli; ma proprio perché è un'istituzione umana va incontro a fallimenti. E più è grande più diventa preda del protagonismo, della sete di potere. Guarda in Italia tutti i danni che ha fatto e sta facendo la chiesa cattolica, o in America alcune chiese protestanti come stanno osteggiando le riforme di Obama. Ma, continuo a ripetere, questo non ha niente a che fare con il fatto di credere nell'esistenza di un dio. Come direbbe la filippa...
NG: la filippa???
TG: la De Filippi!, come dice lei: per me è NO. In queste cose non puoi fare un ragionamento o dare delle spiegazioni, anche se ci sono stati teologi e filosofi che hanno cercato di spiegare l'esistenza di dio con ragionamenti vari. Questa è una questione di cuore non di cervello. Poi chiunque può decidere di fare il bene in nome di un dio a cui crede; e allora: ben venga. Ma nessuno mi convincerà mai che un dio esiste perché una persona si comporta bene in suo nome.
NG: ma tu come ti poni allora di fronte a queste cose?
TG: diciamo che ho molta simpatia per il buddismo, ma certamente non quello di matrice religiosa. Senti, penso che per oggi può bastare così. Che ne dici di riprendere domani?
NG: ok, allora alla prossima!


-Il mio Leopardi, le tue teologie: "Esiste Dio?" Le risate più pazze-


TIM

martedì 3 luglio 2012

Alune cose che... so di me (2)

(... continua... )
NG: Bene, dove eravamo rimasti? ah. sì, la scrittura. Tu che sei uno scrittore...
TG: andiamoci piano con le categorizzazioni. Io non sono uno scrittore.
NG: Sì, ho letto tutte quelle diatribe su scribacchini, scrittori, artigiani, ecc... . Io sono un tuo personaggio, quindi tu scrivi, con tutto quello che ne consegue. E senza masturbazioni cerebrali o cose così. Dicevo: tu che sei uno scrittore... va bene, tu che scrivi (sei contento?), a quale autore ti ispiri?
TG: perché, per scrivere bisogna per forza ispirarsi a qualcuno? Io scrivo come mi viene. Che poi il mio modo di esprimermi sulla carta possa somigliare a quello di qualcuno famoso, non sono fatti miei, ma di chi legge. Io non mi preoccupo di queste cose. Quando ho finito un racconto o un paragrafo o una scena, io la rileggo a voce alta; se mi piace il suono che sento, bene; altrimenti correggo.
NG: ma non c'è un autore che ti ispira di più?
TG: ho già risposto prima, ma il fatto che mi piaccia come scrive Simenon, non vuol dire che voglia scrivere come lui. Anche il canguro mi piace come animale, ma non giro per le strade saltando con un bambino nella borsa!
NG: con te certe volte non si può ragionare...
TG: prendere o lasciare!
NG: continuiamo che è meglio. Cosa ne pensi dei gay?
TG: sono categorie che la nostra mente adotta per razionalizzare, ma come ogni realtà non è né buona né cattiva. Esiste l'uva bianca, quella nera, quella fragolina, ecc.. Sono aspetti diversi della stessa realtà. Allo stesso modo esistono gli uomini, le donne, i gay, i transessuali e via dicendo: aspetti diversi dell'essere umano. Finché un uomo (in senso lato) non mi si presenta davanti con una pistola per uccidermi (che poi non vedo perché dovrebbe!) per me può fare quello che vuole nella vita. Sopporto di calpestare lo stesso suolo italico di gente come Berlusconi, Bossi, moltissimi preti e vescovi (ho detto moltissimi, non tutti!), non vedo perché non debba accettare di andare a fare una passeggiata con gente che fa male a nessuno. Quando faccio la fila in posta, non chiedo mai alle persone che ho a fianco se sono gay; ma se qualcuno cerca di passarmi davanti non guardo in faccia a nessuno: caucasico, africano, leghista, gli dico un caloroso: ehi tu, faccia di c::o! chi vuole fregare?
NG: ho capito il concetto. Le donne.
TG: In che senso?
NG: cosa pensi delle donne.
TG: ma che cavolo di domande fai? Mi piacciono se sono belle. Anzi ti rispondo con i versi di Cecco Angiolieri: Si fosse Cecco com'i' sono e fui, - torrei le donne giovani e leggiadre: - le zoppe e vecchie lasserei altrui. Ti sembro troppo cinico?
NG: no, però così non ci fai una bella figura! Così facendo vorresti dire che le donne sono solo il corpo che hanno?
TG: senti, se mi trovo davanti una bonazza bionda simil svedese e un catorcio che starborda lardo da ogni piega, è normale che l'occhio cade sulla prima! Sfido chiunque a dire il contrario; in quel caso propenderei per aspetti di perversione. Se poi parlando insieme, scopro che il catorcio è una persona intelligentissima, sensibilissima e tutti gli altri issimi che vuoi, naturalmente cercherò la sua compagnia. Ma non mi puoi dire che tu (che tra l'altro sei siciliano!) preferisci di prim'acchitto il catorcio alla bonazza!
NG: anche messa così, la cosa non ti fa onore! specie a te che dici di essere di sinistra!
TG: a quest'aspetto non siamo ancora arrivati, quello politico, dico. E comunque non si tratta di fare onore. Nell'antica Grecia, i personaggi importanti avevano tre donne: la moglie ufficiale, quella che portavano in rappresentanza quando andavano alle feste, quella intelligente e bella, da far vedere per fare bella figura, insomma; poi c'era quella che badava alla casa, capace di risolvere ogni problema pratico; e alla fine c'era quella con cui fare figli, sana di corpo e di mente e capace di crescere la prole come si deve. Oggi come oggi sarebbe impossibile una cosa di queste, anzitutto per il divieto della legge, e poi perché economicamente dovresti avere i soldi di un emiro.
NG: continui a darti la zappa sui piedi! per te, allora, le donne sono oggetti da spostare a tuo piacimento?
TG: come sei materiale e insensibile! Le donne, come ho detto nell'altra parte dell'intervista, sono un aspetto della realtà che è l'essere umano! Volevo dire che i nostri punti di vista cambiano con le epoche e le culture. Sempre in Grecia, e nello stesso periodo, esistevano città dove vigeva il potere matriarcale, così come c'erano regimi matriarcali, anche durissimi, in zone dove oggi, sotto la cultura islamica, la donna è costretta a coprirsi completamente davanti ad estranei. Era una convenzione culturale. E qui mi faccio una domanda che tu sicuramente non mi faresti. Te la scrivo su un pezzo di carta, altrimenti non riesco graficamente a dividere la domanda dalla risposta. (pausa)
NG: leggo: qual'è stata la materia di studio che più ti ha entusiasmato e ti ha dato qualcosa durante il curriculum degli studi? che domanda è questa?
TG: non ti preoccupare, sono io che devo rispondere. Sicuramente è stata l'antropologia culturale coi suoi antropos, etnos, kronos e oikos.
NG: e cioè?
TG: ho imparato che ogni aspetto di una cultura deve essere spiegato secondo questo quattro fattori: l'uomo-individuo, l'uomo-collettività, il tempo, l'ambiente-società, che permettono di sezionare una situazione, e contemporaneamente, collegandosi tra loro, ricompongono il quadro unitario e spiegano l'evento che interessa. In altre parole se vuoi sapere perché un africano si comporta in un determinato modo e un brasiliano in un altro, devi capire la loro cultura, personale e comunitaria. Quando negli anni '50 i meridionali arrivavano a Torino e trovavano i cartelli con su scritto: non si affittano appartamenti ai meridionali, il motivo era da ricercare nel fatto che un calabrese, ad esempio, aveva almeno 3-4 figli, cosa inconcepibile per un piemontese puro, che quindi aveva paura di una massa umana che invadeva, spesso, appartamenti concepiti per 2 massimo tre persone.
NG: tu dici che così è?
TG: io dico che così è!
NG: visto che ci siamo: che ne pensi degli extracomunitari o comunque di quelli che arrivano dall'estero?
TG: io divido le persone tra quelli che lavorano onestamente e pagano le tasse e quelli che non fanno né l'uno né l'altro. Se un rumeno viene in Italia a rubare, deve essere rispedito a casa sua e se un italiano fa la stessa cosa deve andare in galera. Andare e starci. Se Maradona, extracomunitario, deve dare tot milioni di euro di tasse allo stato italiano, è giusto che se ne stia a casa sua, visto che ormai è scappato dalle proprie responsabilità; in pratica dovrebbe essere un ricercato per evasione fiscale. Ma se vuole venire a Napoli per una partita commemorativa, che porti tutti i soldi che ci ha rubato non pagando le tasse e poi può fare quello che vuole, pure il bagno a Mergellina nudo! E lo stesso vale per gli italiani che non pagano le tasse: se vuoi stare qui devi pagare, altrimenti il mondo è grande, fila via e non farti mai più vedere e, soprattutto, lascia qui tutto quello che hai!
NG: ma sei proprio arrabbiato col mondo intero!?
TG: non solo col mondo intero, ma con l'universo creato!
NG: a proposito dell'universo creato, credi in Dio?
TG: e se questa la pubblicassimo la prossima volta?
NG: ok, alla prossima.Noi però intanto continuiamo!
TG: certo, allora qual'era la domanda... ?






(... continua...)


TIM

lunedì 2 luglio 2012

Alcune cose che... so di me

Visto che nessuno mi ha mai intervistato, neanche per chiedermi se preferisco la dieta mediterranea o i cheesburger, ho pensato di fare da solo e di chiedermi alcune cose. Sarà un'intervista semiseria ma non troppo, quindi non vi scandalizzate se accanto a domande del cavolo troverete discorsi su cose più sensate.
Lascio l'incombenza di intervistatore a Nino Geremicca che ormai mi conosce abbastanza bene.
Nino Geremicca (NG): allora, per rompere il ghiaccio cominciamo con una domanda semplice semplice: Chi prende l'Inter? E poi, soprattutto, perché? (la domanda vale per qualsiasi altra squadra di calcio)
TG: non lo so e non me ne frega niente! Dovresti chiederlo ad una di quelle migliaia di persone che piange miseria perché la crisi l'ha messo in ginocchio, ma ha già fatto l'abbonamento allo stadio per il prossimo anno e sta decidendo in questi giorni quale televisione a pagamento scegliere per accaparrarsi il meglio della serie A, B, Sciampion League ed Europa League. Le bollette possono aspettare!
NG: prima di andare alle cose più o meno serie, perché è da un po' di tempo che hai scelto come immagine quella di Buster Keaton?
TG: come si fa a non amare Buster Keaton? E poi ognuno sceglie le sue muse, i suoi ispiratori, i suoi beniamini. Io ho scelto lui, l'uomo che non rideva mai. Come me, Keaton era uno che si teneva tutto dentro, che non esternava mai riso, pianto, gioia, emozioni. Anche Guccini gli ha dedicato uno dei suoi capolavori. Prova a sentire un po' più giù.



NG: un tuo difetto e un tuo pregio.
TG: non sono di quelli che dicono di parlare sempre chiaro, di essere onesti, ma che preferiscono mettere queste cose tra i difetti perché è così che li considera la società moderna. Non voglio fare la figura del falso modesto. Anch'io ho i miei difetti, quelli veri, quelli che spesso quando ti guardi allo specchio ti verrebbe voglia di sputarti in un occhio. Dunque: un difetto. L'incostanza, anzitutto. Inizio una cosa, anche sul blog, la porto avanti anche per settimane e poi, come d'incanto, mi stanco e passo ad altro. Insomma, a volte su di me non si può contare. Sto seriamente pensando di cancellare il mio profilo Facebook e quello su Tumblr. Ritengo che Tumblr (dal mio punto di vista!) sia un doppione di blog e se ultimamente non riesco a stare dietro al Garage, immaginate a Odette! Penso che questo basti per farmi cancellare dalle mail list e dai blogroll di più di qualcuno. Invece: un pregio. Sinceramente, non lo. Forse, come ho detto poco fa', il parlare chiaro, pane al pane e vino al vino, anzi vin santo al vin santo come direbbe Guccini! Sì, lo metto tra i pregi perché per me è un pregio. In questi giorni su Facebook sto scrivendo spesso sull'abbandono degli anziani d'estate, non per partito preso o per andare contro corrente, ma perché mi fanno ribrezzo tutti quegli spot in tv e quei post su FB in cui si urla contro l'abbandono dei cagnolini, ma nessuno si ricorda dei nonnini che subiscono la stessa sorte, e ce ne sono a migliaia, provate ad andare un po' in giro per i reparti di lungodegenza degli ospedali o delle cliniche private!. Se questo mi fa sembrare uno snob, evviva gli snob!
NG: ebook o libro di carta?
TG: la lettura!
NG: la domanda era un'altra, non svicolare: ebook o carta?
TG: ribadisco che a me piace leggere e basta, una buona storia può essere stampata su un foglio di carta o impressa sul visore di un ereader. Se proprio mi devo sputtanare, con la ghigliottina suol collo dell'out-out dico: cartaceo, per la gioia di moltissimi amici di cella! Ma ribadisco che per me non c'è differenza. Ho un Cybook da più di un anno e lo adopero quasi tutti i giorni, ma un libro di carta da sfogliare mi piace di più. Ultimamente ho trovato al mercatino alcuni volumi degli anni '60, volumi antologici con racconti che hanno fatto la storia del giallo, dal primo '900 a quegli anni, e l'odore della carta rimasta per decenni in una cantina chiusa mi ha mandato in sollucchero. C'è poi un volume di E.D. Biggers, Charlie Chan e il canto del cigno del 1972 e alcuni volumi del commissario Maigret degli anni '60 che ogni volta che li tengo in mano mi fanno tornare ad un tempo mitico, forse perché mi ricordano di quando avevo 13-15 anni. D'estate nella nostra casetta in montagna, passavo le nottate a leggere sotto la lampada col cappuccio in stoffa arabescata i gialli Mondadori, usati, di quegli anni e sognavo di vivere nelle strade abbandonate di Los Angeles o New York o nelle campagne francesi.
NG: un autore che preferisci.
TG: non ci può essere un autore che preferisco! tu sai che sono incostante per natura, l'ho già confessato, perciò come per tutte le altre cose ho attraversato diversi periodi: quello fantascientifico (che ha strascichi ancor'oggi; proprio ieri al mercatino ha acquistato il volume Pavana di K. Roberts, edito negli anni '60 da La Tribuna -casa editrice che ha dato molto alla vecchia SF anche italiana-, uno dei primi libri di ucronia), quello horror (che ho abbandonato), quello mainstream (soprattutto tra i 15 e i 30 anni), quello giallo (che ho ripreso da poco). Perciò non ti posso dare un nome. O meglio ti posso dire qualche autore che oggi leggo con piacere.
NG: va bene, purché sia uno.
TG: se proprio devo, dico Simenon. So che è un classico, morto da decenni e normalmente per fare i fighi si dice il nome di uno che non conosce nessuno se non qualche manico ossessivo delle biblioteche, di quelli che c'hanno gli occhiali a culo di bottiglia e girano anche d'estate con la sciarpa al collo e una maglietta di Che Guevara stinta, ma mi hai provocato e ti ho risposto. E non è neanche italiano!
NG: ok, ti concedo un italiano, per non farti sbavare di frenesia.
TG: com'è umano, lei! Allora se ho un altro colpo, mi sparo il nome di Loriano Macchiavelli. In verità anche qui qualche altro nome lo farei, ma tu hai detto uno...
NG: ho detto e confermo. Bene, ho pensato che per ora, anche se abbiamo fatto solo 3-4 domande, può bastare così, altrimenti non ci legge nessuno perché siamo troppo lunghi. E poi così ci tiriamo qualche altro post per riempire il blog. Io e te invece continuiamo l'intervista, adesso, e torniamo nei prossimi giorni con la pubblicazione del seguito, se qualcuno ci filerà ancora.
TG: appoggio.




(... continua, forse...)


TIM 

venerdì 18 maggio 2012

Sulle cravatte, essenzialmente: cravatte

è lei, praticamente identica
Cosa ci fanno Alex Girola e Cristina Riccione su un auto in panne, di notte, sotto la pioggia, in mezzo alle risaie tra Pavia e Vercelli?
Mah.
Oggi, a quasi 52 anni, per la prima volta in vita mia, ho indossato una cravatta.
Ne ho quattro che ho comprato (sotto forte pressione di mia moglie) in questi anni, ma che non ho mai indossato.
È la prima volta, dicevo. Neanche nel giorno della discussione della tesi avevo indossato giacca e cravatta, non era obbligatorio. E nel giorno del matrimonio sono riuscito a scansarla per un pelo quando ho avuto l'idea: e se metto il cravattino? Accettato.
Questa mattina ero quasi pronto per uscire di casa, quando vedo l'anta dell'armadio aperta e lì, sul ripiano, le quattro cravatte.
È un attimo: ne prendo una rossa, di seta indiana, con elefantini marroni stampati sopra, acquistata da un indiano (appunto) in un banco di una fiera. Pagata 3 euro.
Delle quattro che possiedo, questa è una delle due che ha già il nodo, che ha gentilmente fatto l'indiano, visto che io non sono assolutamente in grado di farlo. Penso perciò che le altre due, quelle sciolte dico, resteranno a vita sulla mensola dell'armadio, a meno che qualcuno non si prenda di pena e provveda ad annodare.
Non so se la cravatta arriverà fino a sera al mio collo, ma ci sono buone possibilità, visto che comunque ho lasciato il colletto della camicia sbottonato e il nodo molto lento. Io infatti non sopporto di avere collo e polsi stretti, per questo motivo non allaccio mai i polsini delle camicie e non compro mai maglie o giubbotti con i polsini elastici. Li odio a morte.
Per il resto come va?
Si sopravvive. A stento. È un po' che non frequento tutte le celle degli amici del blogroll, non per mancanza di tempo o di interesse, ma perché non ho gana, come dicono a Napoli; termine intraducibile che forse solo un campano verace può fare, quindi lascio a loro il compito, se passano di qua e ne hanno voglia.
***Oddio, in effetti per qualche blog non provo più l'interesse di qualche tempo fa. Niente di personale, siete tutti bravissime e simpaticissime persone! Ma alcuni argomenti non li frequento più e leggere alcuni articoli non mi attira quanto prima.***
Si scribacchia. Nell'ultimo fine settimana ero riuscito a dare una bella botta al racconto breve del mio commissario, e pensavo di chiudere la prima stesura per questi giorni. Ma c'è una scena che ho scritto un paio di giorni fa che non mi convince. Non ce lo vedo proprio Francesco Bacone, commissario pacifico e col pizzetto a reagire in quel modo per una stupidaggine. Penso proprio di dover buttare nel cestino quelle mille parole e riscrivere il siparietto. Oppure vuol dire che avrò scoperto un aspetto del carattere di Bacone che non conoscevo. Vedremo.
Capisco che alla gente non interessa alcunché dei fatti miei. La gente vuole sapere se ho letto qualcosa, cosa ne penso, se ritengo che l'ultima serie di Battlestar Galactita abbia un futuro. Oggi però non è giornata, oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento.



È ancora ferma lì quell'auto?

TIM
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