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mercoledì 30 ottobre 2013

La fede secondo Omraam

Dopo il pensiero di Krishnamurti su fede, conversione e religione, ecco oggi il contributo di un altro maestro spirituale, Omraam Mikhael Aivanhov.
Omraam è nato all'inizio del secolo passato e che lo ha attraverso quasi tutto fino al termine della sua vita terrena nel 1986. Girando per il mondo egli ha conosciuto ogni tipo (o quasi) di spiritualità, da quelle tradizionali a quelle cosiddette new age, dall'esoterismo all'astrologia, dall'antroposofia al rosacrucianesimo. Ed è stato capace di mettere queste sue conoscenze al servizio di quella che per lui era la ricerca ultima e più importante: l'uomo.
Egli ha lasciato nelle sue circa cinquemila conferenze un patrimonio di riflessioni che sviscerano ogni aspetto del vivere umano al solo scopo di metterlo a nudo e aiutarlo a progredire spiritualmente.

Perché la sua ricerca non andasse perduta ha fondato la Fratellanza Bianca Universale, dove il termine Bianca non ha connotazioni razziste ma "si riferisce alla luce bianca, simbolo spirituale di purezza, di disinteresse, che è la sintesi di tutti i colori (come dimostrato dalla sua scomposizione attraverso un prisma), colori che la tradizione mistica considera manifestazioni delle virtù divine dell’anima".
Insieme a Krishnamurti e Osho (pur nella loro diversità) è uno dei personaggi a cui sono più legato e in cui ritrovo la familiarità dell'amico prima ancora che del maestro.
Eccolo in una delle sue conferenze. Solo ascoltando la sua voce siamo portati a entrare nel suo mondo e a far in modo che lui, pur se attraverso le diavolerie della multmedialità, entri nel nostro. E, questo è l'effetto che fa a me, vorremmo stare sempre lì, ad ascoltare.



Qui riporto una sua riflessione sulla fede, distinta dalla credenza e slegata da ogni religione e/o gruppo costituito. 
  "La fede non è un sentimento irrazionale, ma ha come fondamento le esperienze che abbiamo fatto nel corso delle nostre incarnazioni passate, esperienze che si sono inscritte nella nostra anima. Sì, è tutto ciò che l’uomo ha studiato, verificato e vissuto nelle proprie esistenze precedenti che sta all’origine della sua fede. Non si può avere fede se non in quello che si è sperimentato, altrimenti non si deve parlare di fede, ma soltanto di credenza. Se avete fede in Dio, è perché avete comunicato con Lui, perché Lo avete toccato, e quel contatto ha lasciato in voi una traccia così forte che non potete più dubitare: la fede in Dio si è inscritta in voi.
Se siete in grado di affermare che un certo percorso conduce a una determinata stazione, è perché conoscete l’itinerario. Ma se dite che passando per un certo luogo raggiungerete palazzi e giardini, e invece non trovate altro che acquitrini o precipizi, significa semplicemente che eravate spinti dal bisogno di credere e non dalla certezza della fede. La credenza è il risultato di un desiderio soggettivo: ci si illude che una certa cosa si realizzerà, ma il più delle volte questo non avviene. La fede, invece, è una certezza assoluta che sfocia in una realizzazione."
 Aspetto i vostro commenti, dove potrò dare qualche altro riferimento importante per conoscere quest'uomo dallo spirito così aperto e impegnato.


Tim / Juan Segundo 

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mercoledì 23 ottobre 2013

Il garage dell spirito: avvertenze prima dell'uso!

la semplicità di un bimbo vale quanto la meditazione del saggio
Anzitutto fatemi ringraziare quel bravo ragazzaccio di Daniele!
Tutto quello che vedete di nuovo su questa pagina, dalla copertina alla tonalità alle nuove impostazioni, è tutto opera sua. Persino il titolo (cosa c'è di più sacro di un titolo per l'amministratore del blog?) e il sottotitolo sono suoi! Gli ho dato mano totalmente libera e in un pomeriggio di duro lavoro ha tirato fuori questo capolavoro.
Ma mi raccomando: non ditegli che ho scritto queste cose, altrimenti si monta la testa!
Fatti i dovutissimi ringraziamenti, veniamo all'argomento di oggi.
Come avete capito, il blog riapre!
Certo, già qualcuno si sarà accorto che anche il titolo non è più lo stesso e dal nome dovreste capire qual è l'indirizzo che dovrebbe prendere questo nuovo corso.
Ho concepito questo posto (come potete leggere nel primo post del blog) come un luogo virtuale dove ospitare amici e parlare di quel ci va. Naturalmente è il padrone di casa (pardon... di garage) a dettare gli argomenti, ed è quello che è successo in questi anni.
Abbiamo ragionato insieme di politica, società; abbiamo fatto satira, umorismo; ci siamo occupati, soprattutto, di lettura, scrittura, libri, musica. Ma non abbiamo trascurato anche la spiritualità.
Ed è da qui che voglio ripartire.
Perché questa stagione della mia vita, superati ormai da un po' i cinquanta, si è intrisa di spiritualità.
E con spiritualità non intendo i pistolotti tipo: facciamo i buoni sennò andiamo all'inferno! oppure: il papa è infallibile (o il dalailama, o l'imam, o chi volete voi) e guai a chi lo tocca!
No, a me interessa come sempre la vita quotidiana e come la spiritualità la vede, la giudica, la cambia. 
Intendo la spiritualità come quella innata capacità che abbiamo di guardare le cose con occhi di assoluto, d'infinito. Di uscire cioè dal tangibile e misurarlo dal di fuori, ragionando non solo con la mente ma anche con il cuore, con lo spirito.
Vorrei che in queste pagine tutti possano ritrovarsi, di ogni credo e di ogni fede; e anche chi non ha né l'uno né l'altra. Perciò nessuno deve sentirsi toccato o, ancor di più, offeso se le mie riflessioni prenderanno una qualche direzione particolare.
Naturalmente il blog è mio e parlo di ciò che voglio. D'altra parte non voglio fare una pagina di semplice informazione culturale. La spiritualità richiede impegno e presa di posizione. Quindi le informazioni serviranno per essere discusse e vagliate. Ed è qui che intervengo le opinioni dei lettori.
E non solo. Una delle cose che vorrei avere in questa nuova avventura è la collaborazione fattiva dei lettori. Mi spiego: ho già chiesto a persone che conosco di scrivere qualcosa per me, di raccontare la propria esperienza, di spiegare la fede che praticano, di sintetizzare un qualche argomento che gli è congeniale, con articoli che pubblicherò via via. Non sono né saranno professionisti o specialisti (forse qualche volta sì). Sto aspettando le loro risposte.
Ma allora cosa ci sarà nel Garage dello Spirito?
Non lo so!
So quello che vorrei ci fosse, ma non quello che poi, effettivamete ci sarà.
Anzitutto perché ho imparato in questi anni da blogger che la mia incostanza mi porta a partire in quarta e arrivare in retromarcia. È un mio difetto e questo si ripercuote, negativamente, sulle cose che faccio.
Ma soprattutto perché questo è un esperimento aperto e non so dove mi porterà.
Seondo le mie intenzioni, oltre alle collaborazioni, ci saranno riflessioni personali; brani di maestri spirituali (Osho, Omraam, Krishnamurti, Steiner, nomi dal passato remoto, canalizzazioni di entità conosciute e non... ); schede su religioni, credenze, fedi; brani dai testi sacri di ogni fede; post rebbloggati da siti che seguo.
Mi direte che c'è troppa carne al fuoco!
È vero! Primo perché sono dell'idea che se parto col volere 100 magari racimolo 50; e poi perché così dovrei riuscire ad interessare più categorie di persone.
Sia ben chiaro (e chi mi ha seguito fin qui col garage di Demetrio lo sa!) che non cerco i numeri, non mi faccio ossessionare dalle classifiche dei vari social, dalle pagine visitate, dal numero dei commenti. 
Io gestisco un blog perché mi diverto e perché voglio scambiare opinioni, idee con altri, non per riuscire a mettere qualche spot pubblicitario e guadagnare qualche eurino (sia detto senza polemica verso chi, a suo vedere: giustamente, lo fa!). Quindi...
E se alla fine dovessi accorgermi che mi è passata la voglia perché la mia mente e il mio spirito hanno preso altre strade... beh, con una mail chiederò a Daniele se ha voglia di darmi una rinfrescata al blog, perché veline e calciatori tirano sempre!
Ora vi lascio, seriamente, con un pensiero di Osho, un uomo da cui secondo me c'è molto da imparare.
Osho



Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino – perché non c’è tempo da perdere. Un cambiamento improvviso – un improvviso rombo di tuono – una discontinuità.
Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato. Un improvviso rombo di tuono. Ricominci la tua vita come se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato. Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti e devi trovare la tua fiamma interiore. 

Tim / Juan Segundo

mercoledì 3 aprile 2013

La chiesa che uccide il vangelo

C'è modo e modo di raccontare una storia, a maggior ragione di raccontare la storia, che di storie è fatta.
Quella che voglio raccontarvi di oggi è la storia di un uomo e della sua lotta contro il potere. Che non è solo la lotta contro un gruppo che ha il comando, ma contro un modo di leggere, intendere la realtà.
Parlo di Francesco di Assisi, tornato pubblicamente sulla bocca di tutti oggi, dopo l'elezione del nuovo capo della chiesa di Roma che ha scelto per se proprio il suo nome, per quella che dovrebbe essere (nelle sue intenzioni senz'altro condivisibilissime, almeno dai cattolici) un'operazione di restyling profondo.
Ma prima di arrivare all'oggi, voglio tornare all'uomo di Assisi e alla sua storia vera. Per vera intendo non quella agiografica, ufficiale, ma quella che si può intravedere dalla lettura di tutti gli scritti dell'epoca che lo riguardano. Scritti che si possono trovare nelle cosiddette Fonti Francescane. *
Sappiamo tutti della sua vocazione alla chiesetta di san Damiano d'Assisi (chi non ne ricorda il crocifisso, ormai simbolo di Francesco e comparso in tutti gli innumerevoli film girati sulla sua storia?) quando, mentre era in preghiera, sentì le parole di Cristo che l'invitavano ad andare a riparare la sua chiesa che, come lui poteva vedere, era in rovina. La semplicità dell'uomo-Francesco gli fece credere che l'invito era a restaurare materialmente quell'edificio; cosa che lui fece, andando a rimettere in sesto anche altre due chiesette abbandonate nelle vicinanze.
Ma l'opera che gli era stata richiesta era ben più grande, come Francesco capì ben presto: si trattava di rimettere in piedi la chiesa gerarchica, l'istituzione, fatta di papi, vescovi, cortigiani, preti.
Il rapporto di Francesco con l'istituzione e quindi anche con la chiesa gerarchica, fu sempre particolare, se non difficile: egli accettò di sottomettersi, ma solo per una sorta di convenienza, per avere le mani libere di agire. Ed infatti ecco cosa accadde.
Siamo tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200 e sono moltissimi i movimenti cristiani formati da semplici credenti che stanno nascendo; pensiamo anche solo ai catari (o albigesi), per fare l'esempio di un gruppo molto conosciuto. Tutti questi gruppi sono considerati eretici dalla chiesa ufficiale, perché professano dottrine contrarie a quelle dogmatizzate dalla curia papale (e perciò imposte a tutti i cristiani). In verità i catari, come anche i valdesi e i dolciciani -per restare più o meno nell'epoca-, professavano una sola, essenziale, volontà: la possibilità di leggere personalmente la bibbia, senza il passaggio attraverso la spiegazione data dalla chiesa di Roma. Dalla lettura diretta della bibbia, queste comunità traevano insegnamenti spesso contrari a quelli predicati dai preti e dai vescovi, specie per ciò che concerneva l'autorità all'interno della chiesa stessa, la povertà, e anche questioni teologiche di non poco conto ma che qui non mi interessa affrontare.
A noi oggi quest'aspetto della lettura personale della bibbia può sembrare marginale se non ridicolo, visto che chiunque può andare in un qualsiasi centro commerciale e acquistare una copia della bibbia a 3 euro e 90. Ma se ci pensiamo bene non lo è. Anzitutto c'è da tenere conto che a quei tempi non esisteva ancora la stampa e possedevano una copia della bibbia solo i ricchi che si potevano permettere di farsene fare una copia a mano. Questo aveva come conseguenza che nessuno (tranne appunto i pochi ricchi e i preti) conoscevano il testo vero della scrittura: la stragrande maggioranza dei credenti conosceva della rivelazione cristiana solo ciò che i professionisti della scrittura sacra, i preti appunto, divulgavano.
Francesco, ricco di famiglia prima di fare la sua scelta, era riuscito ad entrare in possesso di una copia del vangelo da un mercante francese che era in affari col padre. Ed è lì che viene a conoscenza diretta delle parole e della vita di Cristo.
Accorciamo un po' la storia e arriviamo al momento in cui egli lascia ogni cosa, si spoglia materialmente dei vestiti lussuosi e inizia, con pochi amici, una vita di povertà, preghiera e assistenza ai poveri e lebbrosi.
Il movimento negli anni era cresciuto a dismisura, accogliendo persone di ogni ceto e di ogni cultura, e proprio per la paura che il gruppo venga considerato alla stregua di un qualsiasi movimento eretico, e quindi perseguitato, Francesco capisce che è importante avere una qualche autorizzazione da parte della chiesa ufficiale per poter andare in giro a predicare la parola della scrittura. Consigliato anche da un suo compagno esperto di diritto, decide di dare una regola al suo piccolo gruppo e di farla approvare dal papa, in modo da avere un lasciapassare per il loro progetto. 
Raggruppa in una ventina di capitoletti (di cui non resta niente ma che sono conosciuti come la Regola non bollata) gli orientamenti di vita che il suo gruppo si era già dato a partire da alcuni pochi versetti tratti dal vangelo: egli descrive la vita cristiana così come viene fuori da quei documenti sacri e come egli e i suoi fratelli vogliono viverla.
E qui Francesco si scontra frontalmente col potere: il papa non accetta questa regola, ritenendola un semplice elenco di passi evangelici e, soprattutto, mancante di una qualsiasi riferimento alla chiesa e all'obbedienza che i frati devono ad essa. 
È lo scontro tra due mentalità, tra due modi di intendere la fede. Da una parte Francesco, che ritiene di dover vivere secondo quello che al proprio cuore e alla propria coscienza dettano i vangeli. Dall'altra Onorio, discendente e attuale regente della gerarchia ecclessiastica, che ritiene che solo attraverso i dettami, gli obblighi e l'obbedienza alla chiesa si possa diventare cristiani.
Francesco accusa il colpo, ma pensa anche a ciò che è più importante in quel momento: avere un'autorizzazione per poter liberamente andare a predicare e vivere il vangelo.
Siamo nel 1221 e Ugolino ed Elia, due suoi compagni, esercitano una forte pressione su Francesco perché riscriva la regola inserendo i desiderata del papa. Francesco si ritira con alcuni pochi e fidati fratelli d'avventura a Fonte Colombo, vicino Rieti e qui dopo molti travagli interiori (deve controbilanciare la sua volontà di vivere il vangelo in pienezza e gli ordini papali) mette giù una nuova regola di vita (ufficiale) per i suoi frati, tale da, come suol dirsi, salvare capra e cavoli. Ma passeranno ben due anni.
Naturalmente papa Onorio III approva questo documento e il 29 novembre 1223 emette la bolla papale Solet annuere, con cui nasce giuridicamente l'ordine religioso di Francesco di Assisi: da questo momento nessuno potrà fermare i frati che potranno andare così in giro per i mondo a vivere la propria vita secondo i dettami del vangelo.
Francesco è ormai molto malato (soffriva agli occhi e al fegato) e quest'ultima battaglia ha minato ancor di più la sua salute e, soprattutto, il suo stato d'animo. Così abbandona definitivamente l'ordine e va a vivere con pochi frati nei boschi, dove continua la sua ricerca della verità evangelica.
In estrema sintesi, questi sono i passi che mi interessavano.
Oggi.
Non voglio entrare nel merito di ciò che papa Francesco fa e farà. 
Ma mi preme sottolineare che, finché esisterà una chiesa gerarchica, dove i credenti sono tenuti all'obbedienza ad un uomo prima ancora che ai dettami del vangelo (il cattolico è tenuto a dare il proprio assenso del cuore e della mente a ciò che il papa dice e sentenzia in materia di fede e morale), ci sarà poco spazio per lo spirito del vangelo e della scrittura tutta. 
= Piccola parentesi. Qualcuno sicuramente dirà che nella chiesa cattolica esistono uomini come don Gallo, don Ciotti, Peppino Puglisi e tanti altri. Ma mi si darà atto che il loro lavoro e la loro testimonianza non hanno la stessa rilevanza all'interno della chiesa di un pronunciamento papale o curiale. E non voglio neanche sfiorare altri argomenti (tipo la ricchezza dell'istituzione-chiesa) che sono davanti a tutti. Alcuni di questi discorsi, devo dire per completezza di pensiero, possono essere fatti anche per altre chiese che si richiamano a Cristo e al suo vangelo. =
Allora forse il rinovamento di una chiesa che si richiama a Cristo, dovrebbe partire anzitutto da Cristo.
Francesco (l'uomo di Assisi) l'aveva capito e aveva tratto le conseguenze.

TIM





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Fonti Francescane: volume che raccoglie tutti gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi e i documenti che su loro furono scritti all'epoca, quindi nell'immediatezza dei fatti avvenuti.

martedì 26 marzo 2013

Alcune cose... tra il serio e il faceto

* Io sono il migliore. Non ci sono santi che tengano.
Chi è come me?
Sono il più bello e contemporaneamente il più intelligente. Forse ci può essere uno che sia il più bello al mondo, ma non sarà anche il più intelligente. E viceversa il più intelligente non sarà il più bello. 
Ma io incarno tutte e le due le forme dell'essere umano, da quando è sceso dagli alberi fin quando si è seduto in poltrona a guardare la farfalla di Belen.
Io sono il migliore. Lo ripeto perché questo concetto vi entri bene in testa. Perché poi vi interrogo e voglio che mi diciate tutto ben bene per filo e per segno.
Io sono il migliore. E ve ne do la riprova, qui e adesso, non come i politici che promettono, promettono e dopo eletti non mantengono mai.
Io, cari miei, sono il migliore perché conosco cose che voi non potete neanche immaginare: il PIN del mio bancomat.

** Devo sbrigarmi a raggiungere il Nirvana nel mio ciclo di reincarnazioni: tra 5 miliardi di anni la terra finirà.

*** Morirò giovane, lo so'. Ma l'unico rammarico che ho e che non potrò vivere abbastanza da trascorrere gli ultimi anni da pensionato: un sigaro, una panchina, e un pannolone di ultimissima generazione, ultrapiatto e a prova di fuoriscite maleodoranti.

**** Certe notizie mi turbano: la crisi colpisce proprio tutti!








Ed ora che siete arrivati fin qui, ho qualcosa di serio da dirvi.
Prendetemi pure per pazzo, mettetevi tra quelli che hanno le visioni e che dovrebbero essere trattati medicalmente, ma sono fermamente convinto che qualcosa sta per succedere. Non parlo di politica, di calcio, dell'eruzione di qualche vulcano che oscurerà la terra per mesi e mesi.
Parlo di un cambiamento silente, invisibile, radicale.
Un cambiamento che parte da dentro di noi, o almeno dovrebbe se gli dessimo spazio. Un cambiamento che deve avvenire, perché così è nella natura delle cose e chiunque faccia resistenza pagherà le conseguenze.
Tutta la natura, il cosmo, l'umanità sono coinvolti. Non sto parlando di qualcosa di religioso, almeno non così come noi intendiamo la religione, ma è qualcosa che può riguardare la fede.
E anche qui, non la fede appiccicata all'immagine di una chiesa di mattoni o alla sottana di un prete o di una suora. Una fede libera da ogni vincolo finora conosciuto.
Una fede che ha a che fare con l'energia che noi incanaliamo e rimandiamo quotidianamente.
Per ora non ne sono di più neanch'io. 

TIM

sabato 20 ottobre 2012

Cinquant'anni e più

qui
Forse è proprio questo la causa di tutto, parlo dei cinquanta e più.
Parlo di anni che passano, di tempo che si accorcia.
Ma si accorcia rispetto a cosa? E poi: di quanto?
Già, se da una parte la morte è l'unica cosa certa della vita, dall'altra è l'unica di cui non ne sappiamo la scadenza fino all'ultimo istante. Non è come aprire il frigo, tirare fuori uno yogurt e dire: scade il tot del mese prossimo, può ancora aspettare.
Tutti questi pensieri mi ballano per la testa da un po' di tempo. Non perché abbia paura di morire: quando arriva, chiudi gli occhi ed è fatta, chi s'è visto s'è visto e anche se non hai finito di pagare le rate del mutuo, non te ne può fregare di meno.
Ma è che senti che ti mancano le certezze, tutte quelle che hai avuto fino a quel momento, senti che la voglia di restare in piedi scivola via. 
Sì, lo so che ci sono persone che continuano a combattere anche a 80-90-100 anni, che sono soddisfatti della propria vita e non si fermano di fronte a niente. Ma il mondo è bello perché è vario, e ognuno ha avuto la propria vita: è nato, cresciuto, si è formato in situazioni diverse.
Anch'io ho attraversato le mie età, ho avuto i miei momenti, e ora è così.
Ecco perché dicevo: saranno i cinquanta e più.
Sempre più spesso mi soffermo a riflettere sulle occasioni perse (forse perché il tempo scorre e col tempo panta rei?). Sempre più spesso vivo nell'ansia di voler arrivare presto ad un momento in cui potrò dire: ok, questa è quella definitiva, la città definitiva, la cerchia di conoscenti/amici definitiva, l'attività definitiva; quelle cose, insomma, che ti danno sicurezza.
Ecco, dopo i cinquanta e più ti mancano anche le sicurezze.
Certezze e sicurezze sono quelle cose che ti fanno dire: io sono io e sono qui, non in un altro posto e non in un altro mo(n)do.
Vi faccio un esempio.
Da bambino la fede era qualcosa di astratto per me, pur essendo vissuto in un ambiente in cui il lato femminile della mia famiglia era credente e ultrapraticante (o forse proprio per questo?). L'adolescenza e l'età della ragione mi hanno visto crescere nell'ateismo di cui ho approfondito negli anni le basi filosofiche, umanistiche, sociologiche. Poi dopo i vent'anni ho avuto la svolta: mi sono fatto trascinare  in un gruppo cristiano di base dove ho cominciato a vedere le stesse cose ma dall'altra parte della barricata e mi sembrava di aver trovato la quadra: anche da questa parte c'era qualcosa che dava senso a tutto. Sono andato avanti così per molto tempo, diciamo una ventina d'anni, in cui l'entusiasmo per queste risposte alle domande della vita andava però via via scemava, in cui più approfondivo e più mi rendevo conto che il mio interesse non era per qualcosa che stava lassù (o dentro di me), ma per l'aspetto culturale: tutto era riconducibile ad una simbologia accattivante, ogni cosa acquistava significato non perché era rivelata, ma perché, al contrario, rivelava sé stessa attraverso il disvelamento di una maschera. Mi sono convinto che ogni passo della bibbia (o di qualche altra scrittura sacra)  non è altro che come un sogno da interpretare; ogni fatto o versetto non sono altro che un cappotto, una maschera,  messi ad una realtà, un modo per esprimere i fatti della vita, la quotidianità, per cercare di darle un senso. Ma era appunto un senso.
Negli ultimi 10-15 anni mi sono assestato in questa nuova situazione di ateismo. Dico nuova perché diversa da quella dei miei vent'anni: adesso c'è disillusione, non più ricerca; adesso  mi sembra che ogni cosa sia scontata, in modo quasi fatalista. E ogni volta che mi trovo a riflettere su realtà altre, la mia mente si rifiuta di ricominciare tutto daccapo, mi rimanda un unico messaggio: hai già visto, esplorato, sviscerato, hai scelto la strada della disillusione.
Mi rendo conto, dopo aver riletto ciò che ho scritto finora, che può sembrare che tutto si risolva in un dilemma: fede in, fede out.
No, non è così, questo era solo un esempio. Il mio discorso è più vasto, è onnicomprensivo, abbraccia ogni aspetto della vita.
Prendiamo la politica. Sono stato un 15-20enne normalmente all'assalto e normalmente di sinistra. Anche se, come avverte Guccini: ... a vent' anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età. 



E negli anni ho dato contenuti a questa mia convinzione politica, tanto è vero che è una delle poche caratteristiche che mi è rimasta: ancora oggi mi definisco un comunista, uno però che ha avuto l'accortezza di scendere dal carro quando il PCI è stato ammazzato e di rimanere a piedi ma in compagnia di tanti compagni sciolti. Nonostante questa mia ferma convinzione, se oggi mi chiedete cosa ne penso di Monti e Napolitano, vi rispondo tranquillamente (e convintamente) che sono stati quelli che ci hanno salvati dalla bancarotta e dalla guerra civile. Capito cosa voglio dire? forse no, perché può sembrare una contraddizione; ma dal mio punto di vista non lo è. E nonostante questo credo che proprio i partiti che hanno appoggiato finora il governo Monti voluto da Napolitano (quindi anche il PD) siano quelli che stanno decidendo in questi giorni come rimettere l'Italia con la testa sotto la cacca per i prossimi vent'anni. Senza un altro Monti (comunque si chiamerà il prossimo presidente del consiglio) non c'è futuro in Italia e per gli italiani. Perché non bisogna aspettare che i buoi siano scappati per chiudere le porte e quando c'è da prendere una medicina amara, bisogna prenderla. D'altra parte non possiamo pretendere che un governo rimetta in piedi una nazione in meno di una anno quando i partiti c'hanno messo vent'anni per distruggere tutto. E penso pure che una delle peggiori minacce che abbiamo in questi tempi che precedono le elezioni sia il qualunquismo di Grillo. Ma avete provato a contare quanti luoghi comuni riesce ad infilare in un paio di frasi? penso che Grillo sia semplicemente il nuovo Mussolini o il nuovo Berlusconi.
Torno all'argomento principale del post: i cinquant'anni e più.
Se ora mi trovo a vivere queste difficoltà (disillusione, incertezza, mancanza di passione) potrebbe essere perché, come diceva un mio professore di psicoterapia (ciao, Lorenzo!) c'è gente che vive senza cuore, dal collo in su. Forse io sono di questi: uno che in ogni cosa va cercando sempre un motivo, che disseziona tutto ciò che ha davanti, anche i sentimenti.
O forse è perché ho cinquanta anni e più; forse perché è normale, a quest'età, cadere in certi abissi, avere paura di invecchiare male, temere che arrivi l'Alzheimer e si porti via il poco che resta.
La maggior parte di voi che seguite questo blog è più giovane di me, ma so che con alcuni condivido l'età anagrafica. Perciò vi chiedo se anche per voi è così, se anche voi avete queste sensazioni, queste paure, queste insicurezze. E a tutti chiedo cosa ne state facendo della vostra vita, come la state costruendo e cosa vi aspettate dalla vostra maturità.
Chiedo troppo? 

TIM
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