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sabato 29 settembre 2012

La leonessa bianca, di H. Mankell

Tutti voi sapete che Mankell è uno dei miei scrittori preferiti e Wallander uno dei personaggi che amo di più; ormai ho letto i due terzi abbondanti delle storie svedesi con protagonista il commissario di Ystad.
Ma non ho mai parlato esplicitamente di uno di questi libri.
Con questo La leonessa bianca, però, non posso far finta di niente.
Facciamo prima conoscenza con la storia.
La trama: Venerdì 24 aprile 1992, Louise Åkerblom, titolare di un'agenzia immobiliare di Ystad, nel sud della Svezia, scompare senza lasciare traccia. Quello stesso giorno, dall'altra parte del globo, in Sudafrica, un gruppo di boeri fanatici decisi a fermare il processo di democratizzazione in atto progetta un attentato contro uno degli uomini politici più in vista del paese. È il commissario Wallander a guidare le ricerche della donna, un caso complicato: Louise Åkerblom, attivo membro della chiesa metodista, è sposata felicemente con due bambine, è benvoluta e contenta del suo lavoro, non ci sono indizi che possano giustificare la sua scomparsa.
Confesso che, dopo l'acquisto, avevo messo questo bel volume di 560 pagine da parte, forse perché la storia si svolgeva parte in Svezia e parte in Sud Africa e ritenevo che fuori dalle atmosfere nordiche Wallander non potesse sopravvivere. E anche partendo per le vacanze, il libro era finito in valigia solo perché c'era un buco nella programmazione di lettura: volevo qualcosa da affiancare ad un'antologia di G. Simenon col grandissimo commissario Maigret e la moglie nella veste di (discreta) aiutante.
Ma una volta iniziata la lettura, le pagine scorrevano da sole sotto gli occhi e anche se continuavo a dire: ancora una e metto il segno, la mano automaticamente sfogliava la successiva.
Non solo le atmosfere africane non hanno tolto niente al personaggio-Wallander, ma anzi hanno messo in luce un aspetto sicuramente non nuovo ma non sempre evidente nella sua storia: l'impegno sociale per una umanità senza barriere.
Sì, alla fine al commissario interessa scoprire che fine a fatto Luoise Akerblom, ma quando si trova invischiato fino al collo in una storia che coinvolge niente meno che il presidente sud africano De Klerk e Nelson Mandela, non ci pensa due volte a infrangere ogni regola scritta e non, pur di salvare da un possibile fallimento il movimento anti apartheid. Non si tratta di un Wallander supereroe, come siamo invece abituati a vedere ormai nei cinema con altri personaggi; non si tratta di prove di forza all'ultimo sangue coi cattivi. Qui parliamo di strategie, di cervello, di cuore. Wallander non interviene mai direttamente nelle vicende africane, ma riesce comunque a fare la sua parte, rischiando persino la sua vita (come sempre) e quella di persone a lui care.
Arrivare all'ultima pagina è stata uno un momento magico, per la consapevolezza di aver letto un grande libro, dove i colpi di scena a ripetizione mi avevano dato l'emozione di cercare io stesso una soluzione, di tifare per i buoni che sembravano ormai spacciati. Poche volte mi è capitato nei miei 40 anni di avido lettore di farmi coinvolgere a questi livelli da una storia.
Ecco, di pancia è quello che posso dire di questo La leonessa bianca. Per il resto, la consueta bravura di scrittore di Mankell crea una moltitudine di personaggi che restano nel cuore prima ancora che nella memoria.
Per tutti questi motivi vi invito a recuperare questo libro e a godervelo magari in un bel fine settimana autunnale, con l'acqua alle finestre sprofondati nella vostra poltrona più comoda.

TIM





lunedì 9 gennaio 2012

La svolta di Ystad

qui
Penso sia venuto il momento di farmi un bel po' di nemici o quanto meno di perdere la stima (se mai l'abbia avuta) di più qualche vicino di cella.
In un mondo (o nicchia di mondo) dove chiunque abbia un seppur minimo tiramento letterario non può che essere affascinato dai vampiri/zombi/non-morti/non-vivi e, usque ad sanguinem, dai loro emuli, io ho cominciato ad amare la letteratura gialla. 
Mi direte che vi sto facendo i maroni quanto un otre di zampogna con questa storia e ci avete anche ragione.
Ho avuto anch'io il mio momento magico in cui vedevo tutto giallo (in senso di itterico!) o rosso (in senso di sanguinolento) e in cui anch'io non potevo immaginare una storia che non avesse un personaggio sbranato da una crocerossina elvetica appena uscita dalla propria tomba sui monti di Bassano del Grappa.
Ma... la vita è mutevole e i gusti anche.
Intendiamoci, a me continuano a piacere le storie, quelle belle, che quindi esulano dal caratterizzarsi come gialle, vampiresche, noir, ecc.. Perciò continuerò a leggere tutto quello che l'universo, ad esempio, pandemico continuerà a produrre, purché raggiunga un minimo di leggibilità. Ma non andrò alla ricerca spasmodica dell'ultimo horror che è da leggere assolutamente perché l'autore riesce a dargli una venatura diesel/steam/ucro/splatter che nessun altro finora.
Tutto ciò detto senza vena polemica o men che meno rispettosa dei gusti altrui.
In questa nuova veste di lettore di gialli, e qui sì che farò la figura del pivello!, ho iniziato ad apprezzare e ammirare un autore svedese degli ultimi.
Preciso che qui non voglio scagliare nessuna freccia a favore dei nuovi giallisti svedesi: ne ho trovati alcuni dei cui libri non sono riuscito ad arrivare a pagina 20.
Ma ce n'è uno del quale mi sono innamorato: Henning Mankell. Sì proprio quello di Kurt Wallander, il poliziotto di Ystad.
So che molti storceranno il naso, come daltronde ho fatto io per un sacco di tempo, forse perché faceva figo dire: bah, quelle cose tutte uguali che tutti leggono solo perché vanno di moda!
Poi mi sono detto: alt! e se mi perdo qualcosa? e se anch'io faccio come tutti gli altri? Allora ho deciso di andare a fondo alla questione e ho acquistato (al solito mercatino dell'usato) Delitto di mezza estate, che mi ha letteralmente stregato.
Sarà che era il periodo in cui cominciavo a mettermi in testa di cambiare genere di scrittura; sarà che effettivamente le pagine di Mankell mi hanno preso di brutto, ma appena ho potuto ho dato fondo al mio portafogli e (sempre al solito negozietto) ho speso 6 euro per L'uomo inquieto e L'uomo che sorrideva. Stranamente ho letto per primo quello che in ordine cronologico chiude la saga di Wallander.
Perché mi è piaciuto da subito Mankell?
Perché lo si può leggere anche senza bisogno di sapere che è un romanzo giallo. Non è difficile capire questa cosa, ma mi spiego lo stesso: quello che mi piace è il suo modo di raccontare la storia, di far vivere il/i personaggio/personaggi, di mostrare un paesaggio che non è solo geografico, di dare uno spaccato della sua società senza bisogno di dover scrivere un saggio. Il suo modo di scrivere mi ha ricordato molto Scerbanenco e Macchiavelli e, perché no, Camilleri. E mi ha fatto venire la voglia di rileggere Simenon.
E' bello seguire le vicende del poliziotto perché non hanno niente di scontato, tanto che a volte ti vien voglia di dire: io con uno come questo non ci voglio avere niente a che fare; e poi ti accorgi che questo non è dovuto ad una costruzione a tavolino del personaggio, ma semplicemente hai davanti uno dei tanto momenti della tua stessa vita, magari uno di cui ti vergogni anche solo a pensarlo. Il rapporto con il padre e la figlia, ad esempio, a volte è al limite della sopportazione, ma è un rapporto vero, perché capisci che anche loro sono personaggi autonomi, non solo pianeti che ruotano attorno al sole principale che è il protagonista (come è difficile rendere autonomi tutti i personaggi di una storia, quasi come capire che nella vita vera è così, e sbagliamo se pensiamo che gli altri sono solo nostre appendici).
E ancora, ho notato come, d'altra parte, la storia poliziesca che fa da trama al racconto serve a Wallander per risolvere le sue storie, nel senso che fa parte integrante della sua vita; insomma non è solo un mestiere il suo, ma è parte viva della sua esistenza: non potrebbe esistere un Wallander che non sia un poliziotto.
Ecco, questo vi dovevo dire.
Non so di cosa vi parlerò domani (o dopo), né se posterò nell'arco di qualche giorno. Daltronde non mi interessa mantenere la posizione in classifica o conservare il tot numero di contatti al giorno; se mi interessasse questo, aprirei un blog di porno o di vaccate politiche (a favore o contro non fa differenza!). Io comunque, per non sbagliare, una bella donna in copertina l'ho messa. Non si sa mai!
TIM

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