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venerdì 15 febbraio 2013

Carissimo Angelino, ti scrivo perché come te vengo dal sud

beh, non sono arrivato proprio così, ma...
Carissimo Angelino Alfano.
Io, uomo del sud profondo, emigrato al nord in cerca di lavoro e di una vita dignitosa, scrivo a te che vieni come me da quelle terre, perché tra qualche giorno ci saranno le elezioni politiche.
Penso che il tuo partito vincerà (purtroppo! dal mio punto di vista) le elezioni, perché in Italia, grazie alla riforma elettorale che anche tu hai scritto e votato, non vince chi ha più voti, ma chi si allea con le persone e i partiti giusti.
Perciò ho pensato di scriverti, visto che sei il candidato premier, cioè colui che, se il pdl vincerà, farà il presidente del consiglio. Almeno così è nei patti tra il tuo partito e gli italiani.
E lo faccio per dirti alcune cose.
Sono profondamente amareggiato e arrabbiato perché c'è qualcuno nel tuo partito che dice che è normale pagare le mazzette se si vuol lavorare a certi livelli; che l'imprenditoria è fatta così e sono falsi moralisti coloro che si scandalizzano di queste cose.
Mi sento deluso e schiaffeggiato quando sento dire, sempre da quel tuo collega di partito, che tu come futuro presidente del consiglio farai il condono (l'ennesimo!) per tutti quelli che le tasse non le hanno pagate e per tutti quelli che hanno costruito case fuori dalle regole, contando proprio sul fatto che: tanto poi ci sarà il condono. 
Ecco, io mi sento sconfitto da queste parole, come uomo anzitutto e poi come piccolissimo commerciante, perché ho sempre pagato le tasse fino all'ultimo centesimo e sempre alle scadenze giuste; ho sempre fatto gli scontrini ai clienti anche per i pochi centesimi di una busta da lettera. E quando ho preso una multa per divieto di sosta (l'unica in vita mia!) sono andato subito a pagarla, senza neanche contestare il fatto che il cartello era coperto alla visuale. E ho sempre pagato il canone Rai, il bollo dell'auto e tutto quello che c'era da pagare. E non ho mai falsificato la dichiarazione del mio stato patrimoniale per avere agevolazioni sulle prestazioni mediche o sull'acquisto di medicinali. Anche se quando lo dico tutti si fanno una risata e mi dicono che sono un babbeo (uso questo termine per non cadere nella volgarità usata da chi mi prende in giro).
Allora ho sempre vissuto fuori dal mondo?
E mi sento tanto più offeso perché vengo da una terra in cui queste cose deprecabili sono all'ordine del giorno, come ben sai anche tu che hai vissuto tanto tempo al sud; e queste cose mi vengono dette e passate come normali da uno che, invece, è nato e vissuto al nord.
Mi sento profondamente addolorato quando sento, ancora per bocca del tuo collega, che il probabile futuro governo che ti vedrà premier, rimetterà in vigore l'immunità parlamentare. Noi terroni sappiamo che moltissimi dei deputati e dei senatori inquisiti e/o condannati sono nostri conterranei e sappiamo perciò quanto male le loro vicende giudiziarie hanno fatto all'immagine della politica che hanno i nostri conterranei meridionali.
C'è poi un'altra cosa che il tuo collega ha promesso: la restituzione dell'IMU. Che mi può anche stare bene. Ma, mi chiedo, cosa può cambiare per me che ho versato solo 200 euro per quella tassa, o per tutti quei milioni di italiani che non si possono permettere una casa e quindi non si ritroveranno niente in tasca, o hanno tanti figli e hanno pagato magari solo qualche decina di euro? Cosa faranno con 30-40 euro in mano? Andranno a fare un mezzo carrello di spesa in qualche discount e i soldi saranno finiti. Mi viene però da pensare che questa promessa sarà ben vista da chi possiede più di una casa, magari data in locazione e da cui incassa un (giusto) affitto; o da quelli come lui che di case e ville ne possiede ben più di una o di una decina, e perciò si vedranno restituiti (se li avranno pagati!) anche migliaia se non centinaia di migliaia se non milioni di euro. Insomma, come dice un proverbio delle nostre parti: il cane morde sempre lo sciancato*!
Di un'ultima sua promessa voglio parlarti: i 4 milioni di posti di lavoro. Sì, è vero che ha poi subito detto di essere stato frainteso e di aver solo voluto augurarsi che le aziende aprano il cuore e il portafoglio e siano pronte ad assumere. Da meridionale a meridionale ti dico solo una cosa, e penso che sarai d'accordo con me: sul lavoro, che non c'è, non si può scherzare!

E concludo. Sai che noi del sud dobbiamo sbatterci sempre il doppio per avere certi risultati, perché dobbiamo anzituto dimostrare di essere uguali agli altri.
In questo caso, permettimi l'immodestia, mi sento un po' più uguale degli altri; o almeno di quegli altri che, come il tuo collega, si vanta di avere una mentalità economista e giuridicista più, per così dire, aperta.
Ecco, carissimo Angelino, queste cose te le volevo proprio dire, ti volevo far partecipe di questa mia tristezza. E quando sarai presidente del consiglio pensa a tutti quelli come me.
Perché sarai tu il presidente del consiglio che prenderà le decisioni se la tua coalizione vincerà, vero?

TIM

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* cioè: il cane morde sempre chi è mal vestito perché è povero. In altre parole: le cose brutte capitano sempre a chi non ha niente, perché il ricco riesce sempre a cavarsela.



giovedì 17 gennaio 2013

Italiani, brava gente!

Riapro un attimino (brivido da censura!) il blog per raccontarvi una cosa capitata oggi.
Pausa pranzo e vado all'Ufficio Postale per pagare l'ennesimo e immancabile bollettino.
La macchinetta che distribuisce i numerini per la coda è rotta. Visto che ogni volta c'è qualcosa che non va', mi dico che è meglio questo che il mancato funzionamento del sistema operativo con relativo blocco delle casse.
Così siamo in fila davanti agli sportelli. La coda è così composta:
1. ragazzo di colore
2. signora latinoamericana
3. signora italiana
4. io.
Ad un tratto la signora italiana, avvolta in una pelliccia marron lunga fino ai piedi,  intuendo che il cliente allo sportello aveva concluso la sua operazione, con uno scatto degno della migliore partenza di Fernando Alonso al GP di Montecarlo, brucia sul tempo i due che la precedono e si fionda sulla cassa vuota.
A questo punto il ragazzo di colore si gira con uno sguardo meravigliato andante aullo stupito verso la signora latinoamericana, la quale risponde alla sua muta interrogazione con un: "Eh, che ci vuoi fare! Siamo in Italia!"
Italiani: che figura di m***a!

TIM
(a causa di uno sciopero selvaggio di blogger, questo post esce senza immagini. Appena possibile ovvierò all'inconveniente. Sindacati disfattisti!)
       

giovedì 27 dicembre 2012

Qualche idea per cominciare

Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio!
Siamo in piena campagna elettorale (basta vedere i TG velatamente o apertamente schierati) e le ricette per la soluzione della crisi si moltiplicano.
Non sto qui a fare pubblicità per questo o per quello, sono il primo ad essere disorientato, ma cerco di mettere dei paletti nella mia mente.
Non sono un economista, né un politologo, né un sociologo, ma un uomo della strada e ragiono come tale.
Quel che ho visto, girandomi indietro e passando in rassegna gli ultimi 30-40 anni, ma forse anche di più, è stato anzitutto una corsa alle/delle ideologie, uno sparare sentenze a prescindere, come direbbe il grande Totò. Io sono il primo che ho fatto questo: nei miei giudizi, spesso nel momento di andare a votare, nelle analisi. Ciò non vuol dire che un'ideologia non debba guidare un giudizio, perché un'ideologia è un modo di guardare al mondo e alla sua realtà. Ma un'ideologia diventa deleteria quando mette e fa mettere il paraocchi. Ricordo sempre la lezione del mio professore di filosofia al liceo quando ci spiegò che il termine critica derivava dal greco krino, cioé passare attraverso il crivello, come si fa con la farina: perché ci sia criticità e quindi giudizio si deve passare tutto alla lente di un metro di giudizio; ma bisogna che la largezza delle maglie del crivello sia adeguata alla cosa (alla realtà) che voglio giudicare, perché potrebbe essere troppo stretta (e allora tutto sarà da buttare) o troppo larga (e allora passerà e sarà giustificato di tutto).
Ecco, in questi ultimi anni le ideologie, di qualunque tipo, razza e religione, hanno detto i loro sì e i loro no senza tener conto della realtà che volevano e dovevano giudicare. Per cui spesso si è buttato, come suol dirsi, il bambino con  l'acqua sporca. Un'ideologia, penso, deve essere un punto di partenza flessibile, che tiene conto di tutti i parametri; deve essere un punto di vista sempre pronto ad accettare ciò che di buono trova attorno a sé. Pena la propria morte e quella di chi la segue ciecamente.
Quel che ho visto, girandomi indietro, è stata un epoca e un momento storico in cui tutte le categorie hanno richiesto, giustamente, il rispetto dei diritti. Ma non ho mai sentito un partito, un sindacato, un associazione rivendicare per i propri iscritti anche il rispetto dei doveri. Abbiamo viaggiato spediti come se la vita (sociale e privata) fosse fatta di sole cose che ci spettavano, non tendo in alcuna considerazione se il mio diritto, in quel momento, ledeva quello di un altro o metteva in difficoltà la cellula sociale in cui vivevo. Io so che in ogni famglia esiste il rispetto delle opinioni e della vita di ogni compnente, ma questo non deve mai scavalcare quello della nucleo famigliare in sé. Purtroppo ho visto partiti, sindacati, associazioni, esultare o protestare con manifestazioni oceaniche per il diritto a qualcosa, ma senza chiedersi mai se l'attuenuare o il procrastinare quella richiesta potesse servire a far crescere tutto il resto della società o anche solo una parte di essa. Non abbiamo, spesso, tenuto conto che la nostra vita e, conseguentemente, il nostro lavoro sono svolti in un gruppo più esteso che si chiama Stato Italiano.
Per contro ho visto partiti e governi cavalcare le proteste di piazza e dare contentini alla gente. Ma in questo noi italiani siamo bravi, siamo discendenti dagli antichi romani e dal loro panem et circenses. Ho visto pochi governi fare programmi per un futuro che andasse al di là del proprio quinquennio: destra e sinistra hanno governato come se il mondo dovesse finire il giorno dopo la scadenza legislativa; oppure promettere opere e provvedimenti che, palesemente, non avrebbero potuto mantenere. Io so che per costruire bisogna mettere le basi, una pietra per volta, una trave per volta. Tutti hanno cercato di abbelire la casa, ma non hanno badato a sistemarla, puntellarla, fare opere di risanamento.
E veniamo, per concludere, ai singoli politici, quelli che da anni noi deleghiamo per il nostro governo. Conosco un onorevole in pensione che ha 99 anni. È stato tra quelli che hanno inaugurato il parlamento, votando prima la costiuzione e cercandio di dare poi un volto al nostro Stato. Naturalmente ha conosciuto ed è stato amico personale dei vari Napolitano, De Gasperi, La Malfa. Pertini, Nenni, Almirante, ecc. . E mi raccontava di quei tempi quando non c'erano i telefonini o le auto blu o i ristoranti in parlamento. E mi diceva di come tutti facessero a gara a segnalarsi l'un l'altro il ristorante dove si mangiava bene e si spendeva poco o quello che faceva gli sconti per i parlamentari; di come facessero la fila per telefonare alle poche cabine vicino al parlamento; o di come chi aveva l'auto personale dava un passaggio magari da Milano a Roma a un altro con cui magari il giorno dopo avrebbe litigato per questioni politiche. Ed erano i tempi di Peppone edon Camillo!
Quello che, voltandomi indietro, non ho visto nei nostri politici degli ultimi decenni, è stato il senso della politica come servizio. Sì, lo so che sono frasi fatte, entrate forse pure in qualche dizionario; ma per me è così, non ci posso fare niente. Specie quando sento, ad esempio, aspiranti politici tumultuare contro i condoni fiscali e poi averne usufruito per ben tre volte in passato. E mi fermo qui per non cadere nel particolarismo che non è il senso di questo post.
Ho voluto chiarire a me stesso solo alcuni punti con i quali dovrò fare i conti quando andrò a votare e prima ancora quando andrò a leggere i programmi dei singoli politici e dei singoli partiti o movimenti. Perché questa volta cercherò di partire da quello che mi verrà proposto e che cercherò di vagliare a partire dalla mia sensibilità e. perché no, ideologia. Ma senza i paraocchi.

TIM
 

giovedì 19 luglio 2012

Vent'anni e dovrebbe sembrare ieri

-qui-
19 LUGLIO 1992 - 19 LUGLIO 2012


Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

(Franco Battiato)

... ora come allora...


TIM

giovedì 14 giugno 2012

Cassanate o che altro?

Ma fateci il piacere... !!!
Diciamoci la verità.
Premettendo che anch'io credo che il tutto sia nato come formula pubblicitaria per l'uscita dell'ultimo libro del Cecchi, le dichiarazioni di Cassano (comunemente dette cassanate) e le successive precisazioni (ma chi gliele ha scritte? lui forse non sa' neanche dell'esistenza del termine omofobo!) in risposta alle affermazioni di Cecchi Paone sull'omosessualità di alcuni calciatori della nazionale, evidenzia, per me, solo un fatto: è la nostra società che è fuori regola, non Cassano né Cecchi Paone.
Se, infatti, noi non ci trovassimo niente da dire sul fatto che esistano omosessuali, transessuali, transegnder e via dicendo e rispettassimo le loro scelte (come loro rispettano quelle degli altri), non ci sarebbe stato nessuno scandalo, né da una parte né dall'altra.
Qualcuno si scandalizzerebbe o farebbe tutto questo putiferio se, ad esempio, una qualsiasi show girl (senza fare nomi) dicesse: "sono stata a letto con due atleti della nazionale", o anche con tutti quanti insieme?
Penso proprio di no. Al massimo qualcuno si sarebbe chiesto se i tizi in questione sono sposati, per capire se si tratta di questione di corna.
Smettiamo allora di prendercela con questo e con quello, e pensiamo a come siamo messi da questo punto di vista in Italialand (intesa come pertinenza del vaticano).


TIM

mercoledì 23 maggio 2012

Io mi ricordo

Io mi ricordo... 
Non voglio fare una commemorazione per la data di oggi, per l'omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
L'Italia è il paese in cui si fanno ogni anno decine di commemorazioni, ma (quasi) zero processi da cui esca un colpevole. Vorrei sapere, ad esempio, prima che le mie ceneri vengano gettate da qualche parte (ho scelto di venire cremato, possibilmente dopo morto), chi ha messo e fatto mettere le bombe alla Banca dell'Agricoltura, a Piazza della Loggia, a via dei Georgofili, e via così.
Di quel maggio 1992 ricordo che era da pochi giorni terminata l'America's Cup, e che Il Moro di Venezia di Raoul Gardini (altro caso mai veramente risolto) era stato sconfitto in finale dagli americani. In quegli anni in cui ancora non avevano invaso il mercato e le nostre teste tutte le tv specializzate e i canali tematici che ora infestano l'etere, gli eventi sportivi potevi vederli tranquillamente accendendo il televisore, senza bisogno di avere card, abbonamenti giornalieri, mensili e/o annuali. Pagavi il canone e vedevi tutto quello che volevi, magari a mezzanotte, in una differita della differita, ma lo vedevi. E così la gente si appassionava per la vela, il tennis (le partite interminabili con Panatta che correva correva correva alla ricerca della pallina che faceva plop nel silenzio irreale del Foro Italico o del Rolland Garros, e poi vinceva anche), il festival internazionale della canzone... . L'URSS non c'era già più e agli europei di calcio era presente come CSI, che non era ancora l'acronimo di Crime Scene Investigation, ma di Comunità degli Stati Indipendenti.
Il 1992 era anche l'anno della consacrazione politica de La Rete di Leoluca Orlando, Carmine Mancuso, Diego Novelli, Nando Dalla Chiesa. E a distanza di 20 anni Orlando torna prepotentemente alla ribalta con la sua elezione a sindaco (la prima volta fu nel 1993). La Rete, per chi la ricorda, era una speranza per la politica italiana, un movimento diverso da quello dei grillini di oggi, perché non contestava il ruolo dei partiti, tanto è vero che nasceva all'interno della Democrazia Cristiana e si richiamava ai principi cattolico-democratici, ma rivendicava fortemente un modo diverso di fare politica, lontano dagli inciuci trasversali di palazzo e vicino alla popolo. Soprattutto era un'esperienza che nasceva a tempo, cioè con la consapevolezza che tutto sarebbe terminato ad un certo punto. Cosa che accadde nel giro di pochi anni.
E quel 1992 fu anche l'anno di Capaci (anzi dell'Isola delle Femmine) e di via D'Amelio, di quelle immagini di lamiere contorte e del giudice Caponnetto che, uscendo dall'obitorio dove aveva salutato il corpo di Borsellino, tra le lacrime dice: è tutto finito.
Il 1992 per me fu l'anno della svolta, o almeno l'anno in cui cominciai a pensare consapevolmente che avevo sbagliato qualcosa nella mia vita. Ci misi ancora qualche anno a prendere certe decisioni, ma alla fine eccomi qua.
Cosa c'entra tutto questo con Falcone e Borsellino?
Forse niente. Nella mia testa, in quell'anno successero tante cose, ma quelle auto distrutte sull'orlo di un cratere che una volta era stata una strada, evocano rabbia, impotenza. E a distanza di 20 anni queste sensazioni non si sono diluite. Pur essendo attenuate nel ricordo, dall'altra parte, ogni volta che ci penso, la frustrazione è sempre maggiore perché anche in questo caso non sappiamo; la legge, lo stato non è riuscito a sapere davvero chi è stato e perché.
Ma io mi ricordo e mi ricorderò sempre di Falcone, di Borsellino, della strage di Piazza della Loggia, di Emauela Orlandi, di Livatino, di tutti quei parlamentari che hanno sempre votato contro la concessione del mandato d'arresto per loro colleghi oggettivamente collusi con la mafia o incriminati per reati tra i più vari. E finché mi ricorderò lo dirò a tutti e lo scriverò dovunque posso.
Hegel diceva che la storia rappresenta l’orizzonte e la dimensione fondamentale della realtà stessa. Solo guardando al passato si può comprendere il presente, visto che c’è uno stretto legame tra le due dimensioni temporali: la necessità che determina il divenire storico. La realtà è divenire, continua Hegel, è processo.
E in questo divenire, in questo processo, noi ci troviamo a vivere.
Ricordare è vivere, perché è ripercorrere la propria storia, che ha un punto di partenza e una direzione precisa.
Io sono il mio popolo, lo eredito e lo costruisco.
Vorrei che a scuola, prima ancora dell'uso del PC, insegnassero questo. E poi magari insegnassero anche ad usare internet, per scrivere tante mail a tutti i bambini del mondo con l'oggetto: io mi ricordo.


TIM

sabato 31 dicembre 2011

La saggezza e il coraggio

qui
Penso che alla fine l'Italia ce la farà. Chi di noi tra 20-30 anni avrà resistito all'usura del tempo e agli assalti dei reality scassamaroni (a cominciare dai TG), leggerà di questo 2011 come di un piccolo tassello della storia, quella con la S maiuscola, su qualche rivista di settore o su qualche testo scolastico. Sarà forse ricordato come l'anno della svolta, il primo obbligato mattone nella costruzione di un nuovo ordine, quello che volete voi; ma sarà passato e, per certi versi, dimenticato. Anche se abbiamo visto la caduta di diversi dittatori, vissuto la tragedia di un gran numero di famiglie ridotte in povertà. Ma ci sarà anche chi lo ricorderà come l'anno dell'ennesimo calcioscommesse, dell'addio tra Clooney e la Canalis, del tentato suicidio di Lele Mora. Ognuno vive in un suo mondo.
Dicevo che l'Italia ce la farà. E, ne sono convinto, il merito va ad una sola persona, che con saggezza e coraggio ha vissuto e giudicato questi momenti con la mente di chi guarda proprio alla storia con la S maiuscola: Giorgio Napolitano.
E' per questo motivo che voglio chiudere questo 2011 con l'augurio che le stesse qualità umane che, secondo me, hanno sorretto e guidato Mr. President possiamo tirarle fuori anche noi.
Certo ci vuole una storia che Giorgio Napolitano sicuramente ha alle spalle; ma quando vedo e sento quello che questo vecchiaccio di 85 anni fa e dice mi dico: ce la posso fare anch'io. E ce la possiamo fare tutti.


qui
Non so cosa dirà questa sera nel consueto messaggio di fine anno, non li ho mai ascoltati questi discorsi da che ho memoria e da quando ho avuto un televisore (forse solo una volta, uno di Sandro Pertini, il presidente che fumava la pipa durante la finale dei mondiali del 1982). Ma se potessi essere io a dire qualcosa a lui, sicuramente sarebbe un semplice e sincero: grazie!
E a tutti noi faccio un solo augurio: tiriamo fuori le palle! riscopriamo la saggezza e il coraggio di essere uomini!









TIM

lunedì 14 novembre 2011

Appello al nuovo Presidente del Consiglio, Mario Monti

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
(Costituzione Italiana, art. 1)





e tutti quelli che non hanno più un lavoro o stanno per perderlo e, forse, non lo sanno.

TIM

sabato 12 novembre 2011

Vedo e capisco cose


 Vedo e capisco cose.
L'euro ci ha salvato. Non sono un economista né ho studiato questa materia, ma da uomo del popolo capisco alcune cose.
Capisco che se la Banca Comune Europea non continua a intervenire comprando titoli italiani (di qualiasi tipo e genere) e quindi a mettere soldi nelle tasche dell'azienda Italia, siamo finiti o quasi.
Capisco anche che questo viene fatto perché, nel treno-Europa, se si ferma un vagone si fermano tutti gli altri. Ed è normale che se c'è qualcuno che fa da locomotiva (sempre economicamente parlando) è giusto che decida da quel parte bisogna andare.
Capisco che non è stato l'euro a causare il disastro, perché l'euro è una moneta, un pezzo di metallo, ma sono stati quelli che hanno giocato fin dall'inizio a fare i padroni delle ferriere a produrre tutto questo. Nessuno ha controllato quello che succedeva, o forse lo ha fatto anche troppo ma solo per guadagnarci personalmente il più possibile.
Vedo che i governi di due dei paesi più disastrati (Grecia e Italia) sono stati affidati a personaggi (Lucas Papademos e Mario Monti) che hanno fatto degnamente parte dell'assise europea e hanno dato il loro apporto a quest'ultima principalmente in ambito economico. E tutti e due sono stati fin dall'inizio euroconvintissimi.
Vedo che in paesi come Spagna e Grecia i rispettivi presidenti del consiglio hanno confessato la propria incapacità a governare la cosa pubblica e hanno lasciato il posto scusandosi per non esser riusciti a gestire la crisi (ispirati o meno dall'Europa). Da noi, nel momento in cui sto scrivendo, c'è ancora chi vorrebbe giocare sui nomi alternativi a quello fatto dal presidente della Repubblica, forse per avere personaggi più malleabili nelle proprie mani e nelle proprie tasche. E, sempre mentre scrivo, abbiamo un presidente in pectore che sta già lavorando per tirarci fuori dal mare di cacca in cui ci hanno fatto trovare (a prescinedere da quelli che saranno i risultati) e un altro che ancora non ha fatto le valigie (deve sistemare ancora qualche ultimo affaruccio? un ultimo, disperato, decreto mancia?).
In questa nostra Italia vedo gente che ha ancora ufficialmente in mano le sorti dell'economia e fino alla scorsa settimana ha detto che la crisi è creata dai giornali perché, tra l'altro, i ristoranti sono pieni; e vedo gente che proprio oggi ha scoperto di non avere più un lavoro. E tra quei 579 c'è anche il nostro amico Nick.
Insomma vedo e capisco cose che mi fanno riflettere.

TIM

mercoledì 21 settembre 2011

Valori da buttare

qui
Ecco un esempio di un'Italia da buttare, di un'Italia bigotta, che ha fatto crescere generazioni con la convinzione che l'apparenza serva più della sostanza; che Dio, Patria, Famiglia sia ancora lo slogan del progresso (che forse nessuno se ne frega di cosa possano significare quelle tre parole, ma uno straccio di slogan bisogna pure avercelo); che il papa col suo codazzo ammuffito e maleodorante (sto generalizzando) possano dettare la politica di uno stato (vedi, per esempio le non-leggi sull'eutanasia, il testamento biologico, ecc.).
L'esempio di un'Italia dove l'uomo è un numero (tessera sanitaria, codice fiscale, tessera di partito o di sindacato, elettorale...) come sono numeri i litri di benzina consumati dal tale modello di auto o gli spettatori del talk show del sabato sera: servono solo a capire se si può vendere di più e come.
Siamo diventati un esperimento, cavie di un mercato che ha inglobato menti e coscienze, ha obnubilato passioni (non quelle sportive!) e dove l'amore è solo la trama di una brutta fiction. Dove tutto è stato falsificato.
Dove chi cerca di tenersi a galla è chiamato disfattista perché si permette di blaterare contro le persone perbene che guidano questo paese, contro chi costruisce (?) invece di demolire; che si prende la licenza di far finta di non vedere le opere di volontariato che sono le colonne portanti di questa società caritatevole e misericordiosa (e meno male che ci sono, perché se aspettavamo lo stato!?).
L'esempio di un'Italia di chi non ammette che si possa dire impunemente che i giovani che vanno in discoteca cercano solo di sballarsi anche solo perché ascoltano la musica a volume impossibile e che se questa è la gioventù (o quella delle curve calcistiche, o quella degli aperitivi a oltranza tutte le sere, o quella... ), ho paura di pensare che un domani quello possa essere il mio medico o il mio avvocato.
Gramsci annotava che scrivere la storia di un partito politico non è raccontare di quel segretario o elencare tutti i suoi congressi o riportare i voti ricevuti nelle varie elezioni. Scrivere la storia di un partito politico, diceva, vuol dire raccontare da quale istanza, da quale classe sociale è nata l'esigenza di riunirsi e, insieme, darsi un nome e un simbolo.
Mi chiedo (e vi chiedo): quale dei nostri attuali partiti può dire di essere nato perché l'ha voluto la gente? O, di più: c'è ancora gente che vorrebbe riunirsi e darsi un nome e un simbolo?
Se qualcuno c'è, ne ha voglia ancora, forse si può abbattere l'Italia che non ha permesso alla signora Rossana Podestà di restare accanto al suo uomo fino a vederlo chiudere gli occhi per sempre.

TIM

martedì 20 settembre 2011

Quanto lontano possiamo ancora guardare?

qui
Voi non riuscite a vedere (tramite questo post) gli occhi di un disoccupato che viene nel mio negozio a fare il fax con il curriculum per una richiesta di lavoro.
Io sì. E tutti i giorni. I suoi e quelli di tanti come lui.
Sono occhi tristi, vuoti, degni di un racconto di Altieri sulla fine della civiltà; occhi di chi non guarda più l'orizzonte, ma si accontenta di sbirciare a due tre-passi dai propri piedi. La differenza è che i personaggi di Altieri nascono, vivono e muoiono sulle pagine di un libro; dall'altra parte del mio bancone ci sono uomini e donne in carne ed ossa.
E dietro di loro, non metaforicamente, ci sono famiglie con figli (perché un disoccupato di 35-40 anni ha una famiglia, che si è costruita con sacrifici quando ancora un lavoro ce l'aveva), figli che vanno a scuola, per i quali lui deve spendere 300 euro di libri per mandarli in prima media, che lo stato ti obbliga a frequentare (giustamente), ma per la quale non ti paga i libri, né l'occorrente per studiare.
E lo stato, in fin dei conti, non si preoccupa nemmeno se sei disoccupato: l'importante è che gli fai la tua bella domandina per avere la (eventuale) disoccupazione, che non rompi molto con manifestazioni e sassate contro qualche simbolo del potere economico e finanziario, che -se riesci- ti trovi un qualche lavoro in nero, così che lui non debba pensarci più. O che mandi un fax per implorare un lavoro da qualcuno.
Lo stato ha altri problemi. Deve ripagare i debiti di bilancio, come se dire: non devo più niente a nessuno, significhi: è tutto ok.
E no, non è ok, perché anche se tu, stato, azzeri i debiti, con cosa vai avanti adesso se non c'è chi produce?
E' come se il mio disoccupato ricevesse una bella eredità che gli permettesse di saldare il mutuo, i prestiti, le bollette arretrate. Ma da oggi in avanti, come farà la spesa? Con quali soldi se non produce e non ha uno stipendio?
In settimana la Grecia deve cominciare a restituire gli interessi dei debiti fatti col mondo. E i soldi non ce li ha. E poi a ruota toccherà alla Spagna, al Portogallo, all'Irlanda, all'Italia. E se nessuno pagherà, cosa succederà? Dovremo dichiarere fallimento? Vuol dire che diventeremo proprietà di qualcun altro? E di chi? Chi c'è dietro quelli che ci hanno prestato questi soldi? Banche private, finanziarie, stati esteri,speculatori più o meno occulti? Perché io voglio sapere chi ho foraggiato finora e come andranno spesi i soldi degli interessi che gli darò.
Forse questo non interessa al mio amico disoccupato, che comunque non è un numero o un oggetto, ma ha un nome e cognome e, quando era piccolo, aveva tanti sogni da realizzare guadagnandoseli onestamente col lavoro delle proprie mani. Ha altri problemi lui, molto più impellenti.
A me invece interessa, perché un domani potrei essere al suo posto; e vorrei sapere sin da ora nelle mani di chi mi sto mettendo.
Comunque Stefania Bivone ha vinto Miss Italia. E siamo tutti più contenti. Solo che ci preoccupa l'Inter, Gasperini è in bilico e se non vince la prossima partita perde il posto (anche lui!). Chissà se lo vedrò dall'altra parte del mio bancone a fare un fax?
TIM
(Curiosità dell'ultim'ora. Ho appena fatto un fax per il saldo di un prestito fatto per finanziare... le spese di un funerale. Lasciamo debiti anche dopo morti.)

sabato 17 settembre 2011

Una domandina facile facile

Se vogliamo ammettere che la misura è colma, che la politica -ufficiale- ci ha nauseato, che la situazione economica è senza ritorno, che... aggiungete un po' voi (e sempre se vogliamo ammettere che sia così), essendo in tempo di scuola, vi do' una traccia da sviluppare; massimo una cartella, sono ammessi tutti gli stili letterari (e anche le parolacce e le invettive):

SU QUALI BASI VORRESTE FOSSE RI-FONDATA LA NOSTRA SOCIETA'?

Per rendervi meno gravoso e più gradito il compito, un fermo-immagine del nostro tempo, anche se scritto nel 1976. A seguire c'è anche la musica:

EAA ma come andiamo forte
eaa ormai nessuno ci può fermar
  EAA giù per la discesa
  eaa ormai nessuno ci può fermar
EAA dritti verso il burrone
eaa ormai nessuno ci può fermar
  EAA ho parlato col conducente
  e mi ha detto in un orecchio
 che ha i freni rotti e che non vanno più
EAA mi hanno detto che non è sua la colpa
ma che lui farà il suo dovere fino in fondo
e poi si vedrà
  EAA giù per la discesa, dritti verso il burrone
  ormai nessuno ci può fermar
EAA mi sono distratto per un momento
e il conducente ha premuto un bottone
e si è catapultato giù.
  EAA ma chi se lo aspettava
  che era un pullman così attrezzato
  che quello si catapultava giù
EAA gli altri continuano a intonare cori
non si sono ancora accorti di niente
e continuano a cantar
  EAA vorrei prendere io in mano il volante
  però poi ripensandoci bene
  ma chi me lo fa far
EAA qui le cose si mettono male
quasi quasi premo anch'io quel bottone
e mi catapulto giù
  EAA ma come vanno forte
  non si sono ancora accorti di niente
  e continuano a cantar
 



(Com'era avanti certa gente!)
Anche se non si direbbe, questo è un post molto serio.
Vi aspetto.

TIM

giovedì 15 settembre 2011

giovedì 1 settembre 2011

Storie di ordinaria quotidianità

rubata qui
Così si continua a vivere e morire nell'Italia che fa i suoi ultimi affari.
Ma cosa ci è successo? E quando è cominciato?
TIM

mercoledì 13 luglio 2011

Biotestamento e libertà di autodeterminazione

rubata da qui
Ieri sera, alla Camera, è stato approvato con parecchie decine di voti di scarto il testo della legge sul biotestamento. -ho scelto proprio questo link non per motivi ideologici (l'Unità è un giornale di una parte politica) ma perché è un articolo riassuntivo della legge senza commenti. Ora la palla passa al Senato.
Avevo già espresso in questo post quello che penso riguardo al biotestamento e all'eutanasia e da allora non ho cambiato idea. Vi riassumo quello che dicevo lì:
- biotestamento: ognuno deve essere libero di decidere, finché è in grado di intendere e volere, come porre fine alla propria vita. Sì al biotestamento come documento in cui si dica semplicemente: nel momento in cui si palesano certe situazioni io voglio che qualcuno, se non posso farlo io, 'stacchi la spina' per me.

- eutanasia:  un uomo sente quando è il momento di andarsene, se l'esistenza gli è troppo pesante. Nessuno può, a qualsiasi titolo, instillare nelle persone il terrore di scegliere come e quando morire, con la motivazione che 'la vita non è nostra', che dobbiamo rispettare leggi scritte e non scritte che ci proibiscono di vivere (e quindi morire) serenamente. Io rispetto allo stesso modo chi dedice di lasciarsi morire perché stanco di vivere e/o soffrire e la mamma malata di cancro che decide di portare a termine la gravidanza pur sapendo che alla fine morirà, e anche tra atroci sofferenze non potendo usufruire di terapie per il dolore.
E l'unico filo conduttore di quelle mie riflessioni era il concetto di libertà personale.
Cosa che la legge approvata alla camera non rispetta. Il concetto base infatti che permea tutto il testo è che le ultime volontà della persona non sono vincolanti.
Io, cioé, posso dichiarare per iscritto (il cosiddetto DAT) cosa voglio fare della mia vita, ma alla fine non saranno quelle mie volontà ad essere valide, né quelle delle persone che hanno vissuto insieme a me fino a quel momento. Infatti un eventuale mio 'tutore' ha partita persa rispetto al medico che deve valutare «in scienza e coscienza in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana». Unica concessione, se così vogliamo chiamarla, è per lo stop all'idratazione e alimentazione, ma solo per quei casi in cui, comunque, non servirebbero più a niente.
E allora mi chiedo: una società che non mi lascia libero di morire, in che modo mi potrà lasciare libero di vivere? E, soprattutto, in che modo mi farà vivere se è consapevole che può fare di me quello che vuole fino a che campo?
L'art. 13 della nostra Costituzione recita che
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .
e la giurisprudenza, anche straniera, legge in quest'articolo, che parla essenzialmente di libertà fisica (carcerazione), anche la possibilità di vedere il concetto di libertà personale in senso lato, quindi anche libertà di espressione (vedi anche l'art. 21), decisione ecc..
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo all'art. 3 dice che
ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona
e all'art. 12 afferma che

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
E potremmo andare avanti così, di citazione in citazione.
Ma ora concludo, perché non voglio continuare a mettere troppa carne al fuoco che svierebbe dal punto focale che voglio affrontare. E il punto, o i punti, su cui riflettere in questo caso, secondo me, sono questi: la morte dell'uomo è un fatto personale o pubblico? L'uomo ha il diritto di morire come e quando ne sente il bisogno, o anche in questo caso deve essere considerato un tassello della società civile e quindi sottostare ad una qualsiasivoglia legislazione pubblica? E' possibile stabilire per legge come si deve vivere e di conseguenza eventualmente morire? E in questo caso, la morte deve essere considerata un momento (per quanto particolare) della vita o un'esperienza a sé stante?

TIM

venerdì 18 marzo 2011

Ricomiciamo da 150

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Le Freccie Tricolori (da qui)
 (Costituzione Italiana, art. 5) 
Non ho affrontato direttamente l'argomento centocinquantenario dell'Unità d'Italia, non perché non me ne importasse niente, ma perché i media ci hanno bombardato talmente tanto su bandiere, unità, secessione e federalismo che ero saturo e stanco di verde-bianco-rosso. Per fortuna da oggi si tornerà a parlare solo di Ruby-Berlusconi-LeleMora e torneremo a vedere qualche sana chiappa, più o meno velata in funzione del bigottismo del direttore di rete o di giornale. D'altra parte con una classe politica come questa c'è poco da fare. Per parte mia ho affrontato qui e qui in qualche modo l'argomento, ma io sono un birbantello e mi piace scherzare un po' anche sulle cose serie.
Chi invece ha fatto un ottimo lavoro, è stato Ariano, con questi quattro interessantissimi interventi. Prima ha ripercorso la storia dell'Unità d'Italia, con passione ma allo stesso tempo con equilibrio e correttezza. Nell'ultimo post, di stamattina, ha poi creato un glossario di termini basilari da approfondire per capire cosa significano oggi le parole 'Unità' e 'Italia'. Veramente un bel lavoro, quello di Ariano; per questo lo faccio mio e ve lo propongo.
Alla prossima.
TIM
P.S.: ho appena letto da Glauco della bellissima iniziativa di Lara Manni: scrivere un racconto per il Giappone. Non vi dico altro per non allungare inutilmente: andate a leggervi direttamente la proposta e fate girare la notizia.

martedì 15 marzo 2011

Cultura, inni patriottici e diritti d'autore


Foto simbolo, per me, dell'Unità d'Italia (da qui)
 Si sa che noi italiani con la cultura abbiamo un rapporto variegato. Ci sono quelli che la masticano un po' di più, quelli che restano nel giusto tracciato e quelli che ne captano l'odore a distanza e cambiano immediatamente strada.
Penso che possiamo concordare nel considerare il Maestro Riccardo Muti esponente della prima categoria. E sicuramente se non si è monotematici negli interessi e si sia bloccato l'uso del tubo catodico sul canale di messa in onda del Grande Fratello (o Isola dei Famosi, oppure ognuno metta ciò che più gli aggrada), si sarà informati su quanto accaduto sabato scorso al Teatro dell'Opera di Roma, dove il Maestro ha diretto il Nabucco di Verdi in un tripudio di folla inneggiante al Risorgimento e all'Unità d'Italia.
Ora se il Maestro Muti mi dice che quest'opera, e in particolare questo coro degli ebrei, incarna lo spirito rinascimentale, l'anelito ad un'Italia unita, io ci credo; proprio perché oltre ad essere un uomo di grande cultura (con la C maiuscola), è anche un grande musicista, un vanto per l'Italia nel mondo, e quindi conosce bene la materia.
Ma allora, mi chiedo, come mai certa gente fa di questo brano il proprio inno politico a sostegno di una tesi federalista che nessuno, né Verdi né il librettista Temistocle Solera, propugnava? (e d'altra parte uno che porta il mio nome non poteva pensare certe cose!)
Il coro del Nabucco è da tutti riconosciuto come una metafora della condizione degli italiani soggetti a dominio austriaco e dovunque esista un pensiero libero questo viene riconosciuto. Lo stesso fatto che veniva intonato dagli esuli istriani, fiumani e dalmati come inno del loro esodo dalle terre perdute dopo il secondo conflitto mondiale, la dice lunga sul significato da dare.
Allora delle due l'una: o questa gente è avanti un secolo a noi quanto a capacità di analisi politica (ma conoscendo i loro trascorsi e anche i presenti, ne dubito fortemente), oppure è un'ulteriore dimostrazione della malafede con cui abbindolano quell'8,30% di italiani che li hanno votati alle politiche del 2008.
Oppure semplicemente hanno scoperto che il Nabucco di Verdi non è coperto da diritti d'Autore.
Viva l'Italia!!! (finché si può ancora dire)
TIM
(solo una segnalazione, fuori tema, prima di lasciarvi: andatevi a leggere il bellissimo post di Glauco sul dibattito sul rapporto energia nucleare-energia alternativa innescato dal terremoto giapponese)

venerdì 11 febbraio 2011

Una proposta sul 17 marzo

Ormai il 17 marzo 2011 passerà alla storia non tanto per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, ma per le polemiche sull'istituzione del giorno festivo una tantum .
A tutti quelli che insistono nel dire che non si può perdere un giorno lavorativo per una cosa così, io faccio questa proposta, riprendendola da quella dell'ANP (Asociazione Nazionale Presidi) e sviluppandola.
Si celebri con un giorno festivo il 17 marzo, quindi si decida di lavorare in un'altra di queste date:
15 agosto: festa dell'assunta - è festività esclusivamente a carattere religioso, quindi non attinente alla vita sociale di uno stato laico;
1 novembre: festa di tutti i santi - stessa specifica;
8 dicembre: festa dell'immacolata - stessa specifica;
26 dicembre: santo Stefano - stessa specifica.
Ricordo che Natale quest'anno è domenica, quindi sarebbe comunque, generalmente, non lavorativo.
Vorrei inoltre ricordare che non è obbligatorio per i datori di lavoro (compreso lo Stato) concedere giorni di ferie considerati come ponte in questo come in tutti gli altri casi. Basta sbarrare la casellina NO sulla richiesta di permesso del dipendente. Oppure la si potrebbe considerare (altra proposta) come permesso non retribuito.
Mi è ventuo anche in mente che gli Stati Uniti d'America (stato federale per antonomasia) celebrano la loro festa nazionale, il 4 luglio.
Tanto volevo condividere con voi.
Però, adesso che ci penso, siamo in Italia, dove il signor Ratzinger, capo di uno stato estero, continua a dire come si devono educare gli studenti italiani, cosa dire e cosa non dire riguardo ad alcune materie; e nessuno dei nostri ministri interessati mi sembra si sia debitamente sdegnato per queste dichiarazioni o abbia preso posizione
Che poi, per tornare a bomba, non era stato proprio il Consiglio dei ministri a decretare il giorno di festa?
Per concludere facciamo un giochino semplice semplice: confrontiamo la lista dei ministri italiani (vedi più su) con quelli che ora protestano. Forse hanno poca memoria?
TIM

venerdì 4 febbraio 2011

Costituiamoci art. 9

Costituiamoci

La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
(Costituzione Italiana, art. 9)

TIM
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