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Non dirò il titolo né il nome dello scrittore, non volendo qui dare un mio parere di lettura. Riguardo a ciò dico solo che mi ero aspettato di più, molto di più. Da autori come questi, pubblicizzati in lungo e in largo e alonati da una fama che si vorrebbe maggiore, ci si aspetta di più. Specialmente che non mettano in bocca a personaggi che fino a due secondi prima si sono espressi solo con grugniti, turpiloquio e frasi demenziali (come era giusto per quei tipi), frasi come: piccola matta, ci deve essere una logica nel delirio delle stesso cognome, e via dicendo. E ci sono altre cose che io (e si badi, dico io, non un critico letterario) definirei esilaranti.
Ma non è questo il punto, anche se in qualche modo potrebbe.
Il libro è del 2007 (non dico altro per non farlo diventare facilmente riconoscibile, specie dai fan dell'autore che so numerosi) e si tratta della prima edizione, così come risulta dalle dichiarazioni dell'editore all'interno. Questo fa presumere che il lavoro sia conosciuto dall'autore, dall'editor, e dai pochi del giro della casa editrice; magari qualche amico e parente.
La mia domanda è questa, ripeto al di là del giudizio che si può dare del libro e di ogni possibile polemica verso lo scrittore (che penso non possa mettere il becco in faccende come questa): come si può scrivere sulla quarta di copertina che siamo davanti ad uno spy-thriller che è già un classico?
E' solo pubblicità pregressa? Per essere un classico, mi sembra, ci vuole un consenso generale di pareri nei lettori e nei critici. Possiamo parlare di classico citando I promessi Sposi o Il nome della rosa o un altro testo che volete mettere voi. Ma mi sembra che qui manchino le basi: un libro che non ha letto ancora nessuno, o quasi, può già essere un classico?
Io non sono addentro ai misteri dell'editoria, ma c'è qualcuno che mi può rispondere?
TIM

