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sabato 3 dicembre 2011

Ditemi un po' voi

qui
Ho appena finito di leggere un romanzo di un celebre autore italiano.
Non dirò il titolo né il nome dello scrittore, non volendo qui dare un mio parere di lettura. Riguardo a ciò dico solo che mi ero aspettato di più, molto di più. Da autori come questi, pubblicizzati in lungo e in largo e alonati da una fama che si vorrebbe maggiore, ci si aspetta di più. Specialmente che non mettano in bocca a personaggi che fino a due secondi prima si sono espressi solo con grugniti, turpiloquio e frasi demenziali (come era giusto per quei tipi), frasi come: piccola matta, ci deve essere una logica nel delirio delle stesso cognome, e via dicendo. E ci sono altre cose che io (e si badi, dico io, non un critico letterario) definirei esilaranti.
Ma non è questo il punto, anche se in qualche modo potrebbe.
Il libro è del 2007 (non dico altro per non farlo diventare facilmente riconoscibile, specie dai fan dell'autore che so numerosi) e si tratta della prima edizione, così come risulta dalle dichiarazioni dell'editore all'interno. Questo fa presumere che il lavoro sia conosciuto dall'autore, dall'editor, e dai pochi del giro della casa editrice; magari qualche amico e parente.
La mia domanda è questa, ripeto al di là del giudizio che si può dare del libro e di ogni possibile polemica verso lo scrittore (che penso non possa mettere il becco in faccende come questa): come si può scrivere sulla quarta di copertina che siamo davanti ad uno spy-thriller che è già un classico?
E' solo pubblicità pregressa? Per essere un classico, mi sembra, ci vuole un consenso generale di pareri nei lettori e nei critici. Possiamo parlare di classico citando I promessi Sposi o Il nome della rosa o  un altro testo che volete mettere voi. Ma mi sembra che qui manchino le basi: un libro che non ha letto ancora nessuno, o quasi, può già essere un classico?
Io non sono addentro ai misteri dell'editoria, ma c'è qualcuno che mi può rispondere?


TIM

lunedì 11 ottobre 2010

Troooppo forte!

Immaginate una cosa come questa come spot per tutti quei marchi 'italiani' che producono all'estero, spece nei paesi dove è forte lo sfruttamento del lavoro minorile? e pagata dai marchi stessi? Troooppo forte!
E grazie anche a Renato.
TIM
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