La casistica letteraria vuole che la maggior parte degli scrittori di grido e non, dichiarino che i loro lavori nascono in un attimo: un viso, un ricordo, un nome e scatta l'idea che si trasforma in breve storia che si traduce in plot che va a sfociare nel racconto/romanzo. Che sia vero? Bah, può essere.
Io che sono maligno per natura, spesse volte mi chiedo se il viso, il ricordo, il nome di cui sopra non abbiano la forma e il profumo di una carta da 200 euro abbinata ad una bolletta o ad una rata da pagare. E spesse volte, leggendo certe cose, la risposta è: sì.
Però poi penso: e chi sono io per giudicare uno che riesce con una ciofeca del genere a spillare qualche carta da 100 euro a un editore? Beato lui che ci riesce! (sì, ho deciso: io sono uno di quelli che vuole vedere il suo nome su un libro, ebook o di carta profumata; e se poi gli entrerà in tasca qualche soldino, si andrà a mangiare una pizza alla facciazza di chi fa il duro e puro!)
Questa premessa per dire che questo mio racconto breve nasce proprio da un ricordo tornato non so' neanche come alla memoria qualche tempo fa'.
Forse da un profumo di questa primavera che pare arrivi, poi s'ecclissa e poi torna. Come una primavera di tantissimi anni fa, quando coll'elastico rituale che teneva i libri andavo ancora al liceo e la mia natura (allora) romantica trasfigurava la realtà in sogno.
Così a quel tempo nacque un amore fulminante e, come ogni fulmine, di durata effimera, appena percettibile ai sensi. Ma, proprio come un fulmine che ti colpisce in pieno, bruciante e con dolorosi strascici.
Bene, spiegate le premesse vi lascio al mio racconto. Vorrei solo sottolineare il segno d'interpunzione finale, che non è un bruciante punto esclamativo, ma un più equilibrato punto fermo.
Buona lettura!
Scusa, ma te lo dovevo dire
Puttana.
TIM





