lunedì 8 aprile 2013

Acquisti mercatali e qualche facezia

i fortunati acquisti della domenica
Ieri non ho avuto visioni o messaggi per voi, quindi oggi facciamo solo quattro chiacchiere al rientro dal fine settimana.
* Folla oceanica all'insediamento del nuovo papa. Che poi mi sono sempre chiesto: se l'insediato di turno prende posto su una poltrona, perché si dice insediamento? Forse perché impoltronamento suona male? Mah, non so.
** Altra folla oceanica davanti ai televisori per applaudire il secondo posto di Valentino Rossi nella prima gara di moto dell'anno. Ma io mi chiedo (quante domande!): ma tutta questa gente dov'era quando anni fa il tipo in sella alla moto blu e bianca ha patteggiato col fisco uno sconto di... 75 milioni di euro? Qualcuno ha spiegato loro che quei 75 milioni regalati sono stati presi, euro per euro, dalle loro (e nostre) tasche?^
*** Folla oceanica ieri anche a Pontida, dove i leghisti rimasti si sono riuniti per celebrare il funerale di un mondo che sta scomparendo. Ad un certo punto, coupé-de-theatre, il Bobo-Batterista (che ci volete fare: è una caratteristica di Maroni non dimenticare mai i suoi trascorsi, di voler ricomporre sempre in qualche modo la banda, un po' come i Blues Brothers) comincia a sventolare davanti alla folla sbavante i 13 diamanti che Belsito aveva accattato sottobanco; e proclama che li restituirà alle sezioni del partito. Alle sezioni del partito?!? Ma quella è roba nostra, del popolo italiano che aveva deciso con un bel referendum di non dare più finanziamenti ai partiti e si è ritrovato a dargli il rimborso, proprio grazie agli amici del senatur e dei caporioni di tutti gli altri partiti!
Insomma, una domenica da farsi ingrossare un bel po' il fegato.
**** In compenso, al mattino ho fatto la solita visita al mercatino dell'usato che si tiene ogni prima domenica. E, qui di seguito, c'è l'elenco dei trofei portati a casa dopo la caccia (tra parentesi il prezzo d'acquisto):
- La valle delle croci spezzate, di Franca Clama. Ho inziato a leggerlo e devo dire che è simpatico, con personaggi strani per un giallo, non in quanto personaggi, ma per come vengono descritti: pare di stare a guardare dal buco della serratura di una vecchia zitella. (0,50 euri)
- Estate Gialla 1980 e Inverno Giallo 85-86: classiche raccolte del Giallo Mondadori, quelle che preferisco, dove puoi incontrare autori sconosciuti (almeno per me!) e storie davvero interessanti. (0,50 euri cadauno)
- I dieci volti del delitto, di E. Wallace. Un Mammut(tone) Newton Compton del 1995, ormai fuori catalogo. Non mi sono lasciato scappare quest'occasione: 10 romanzi di Wallace tutti insieme, roba da portare, per esempio, in vacanza per una full immersion d'annata! (1 euro) Magari accompagnato da qualcosa di un po' più  forte, come questo
- Tutto ciò che muore, di J. Connolly (2 euri) Tempo fa avevo acquistato il sesto libro della serie del detective Charlie Parker (che già solo il nome mi fa tremare, vista la mia venerazione per il Parker jazzista!), Anime morte, ma dopo poche pagine l'avevo messo da parte perché non riuscivo a seguirne il filo. Poi un amico blogger, che non ricordo chi fosse, mi disse che per gustare appieno questa serie di Connolly avrei dovuto iniziare dal primo romanzo, appunto questo Tutto ciò che muore. Ora ce l'ho finalmente in mano e non vedo l'ora che arrivi il suo turno di prendere posto sul mio comodino!
L'istinto del lupo - La legge del lupo solitario, di M. Lugli. Bis di romanzi in unico volume (3 euri). Ho già letto Sei passi nella nebbia e Delitto perfetto (entrambi in ebook) di Lugli e questo mi ha spinto ad investire l'esorbitante cifra che vedete in alto per entrare nel mondo del suo Lupo. (Solo ora, a distanza di 10 giorni, mi accorgo dell'errore di persona! I due ebook sono di Francesco Lugli, mentre il libro è di Massimo Lugli. Chiedo venia! Però, pure tutti quelli che hanno letto il post, non se ne sono accorti?)
- Prega detective, di J. Ellroy. (3 euri) L'ho preso perché volevo leggere qualcosa di minore di Ellroy. Molti non ne parlano benissimo, ma... come si dice: leggere per credere!
- La lunga calda estate del Commissario Charitos, di P. Markaris (3 euri). Ho sempre sentito parlare di Markaris e del suo personaggio seriale commissario Charitos, ma non avevo mai avuto l'occasione di mettere le mani su un suo libro. Ora l'occasione è arrivata.
- Segreto di famiglia, di R. MacDonald (0,50 euri). Non c'è un motivo particolare per l'acquisto di questo libro se non che... è un'edizione del 1961! Mi ha affascinato tenere in mano quel volumetto, leggerne la data di pubblicazione (io avevo appena un anno e un paio di mesi), vederne la rilegatura approssimativa ma resistente nonostante i suoi 50 e passa anni, ammirarne la copertina un po' retrò, sentire... l'odore della carta antica (sperando che nessuno, a questo punto, mi tiri virtualmente appresso tastiera, monitor e colonna)! Mi ha riportato a quando, appena 14-15enne passavo le mie estati in montgna a leggere sotto i pini e gli abeti edizioni simili del Giallo Mondadori, tenendo conto che a quel tempo, i volumetti avevano appena 3 lustri. Ma allora tenevo in mano anche edizioni degli anni '50.
Bene, ho concluso.
Vi lascio alle vostre cose, sperando che nei prossimi giorni il tempo sia clemente e che tutto fili liscio.
Mantenetevi forti e in ascolto!

TIM 


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^ Prevengo qui le osservazioni che mi vengono fatte ogni volta che parlo di questa cosa: io non ce l'ho con VR di persona personalmente. Ce l'ho con lui in quanto evasore graziato dallo stato. Così come ce l'ho con Pavarotti (pace all'anima sua e alla sua eredità), con Grillo, con tutti quelli che a fronte di milioni di euro rubati alle mie e tue (di te che stai leggendo) tasche hanno patteggiato un'elemosina da fare all'erario. E naturalmente ce l'ho con tutti queli che le tasse non le pagano per niente, con tutti queli che non assumono regolarmente i dipendenti... avete capito insomma! E ce l'ho con lo stato che fa i condoni. Dite che si legge che sono molto inc***to?

mercoledì 3 aprile 2013

La chiesa che uccide il vangelo

C'è modo e modo di raccontare una storia, a maggior ragione di raccontare la storia, che di storie è fatta.
Quella che voglio raccontarvi di oggi è la storia di un uomo e della sua lotta contro il potere. Che non è solo la lotta contro un gruppo che ha il comando, ma contro un modo di leggere, intendere la realtà.
Parlo di Francesco di Assisi, tornato pubblicamente sulla bocca di tutti oggi, dopo l'elezione del nuovo capo della chiesa di Roma che ha scelto per se proprio il suo nome, per quella che dovrebbe essere (nelle sue intenzioni senz'altro condivisibilissime, almeno dai cattolici) un'operazione di restyling profondo.
Ma prima di arrivare all'oggi, voglio tornare all'uomo di Assisi e alla sua storia vera. Per vera intendo non quella agiografica, ufficiale, ma quella che si può intravedere dalla lettura di tutti gli scritti dell'epoca che lo riguardano. Scritti che si possono trovare nelle cosiddette Fonti Francescane. *
Sappiamo tutti della sua vocazione alla chiesetta di san Damiano d'Assisi (chi non ne ricorda il crocifisso, ormai simbolo di Francesco e comparso in tutti gli innumerevoli film girati sulla sua storia?) quando, mentre era in preghiera, sentì le parole di Cristo che l'invitavano ad andare a riparare la sua chiesa che, come lui poteva vedere, era in rovina. La semplicità dell'uomo-Francesco gli fece credere che l'invito era a restaurare materialmente quell'edificio; cosa che lui fece, andando a rimettere in sesto anche altre due chiesette abbandonate nelle vicinanze.
Ma l'opera che gli era stata richiesta era ben più grande, come Francesco capì ben presto: si trattava di rimettere in piedi la chiesa gerarchica, l'istituzione, fatta di papi, vescovi, cortigiani, preti.
Il rapporto di Francesco con l'istituzione e quindi anche con la chiesa gerarchica, fu sempre particolare, se non difficile: egli accettò di sottomettersi, ma solo per una sorta di convenienza, per avere le mani libere di agire. Ed infatti ecco cosa accadde.
Siamo tra la fine del 1100 e l'inizio del 1200 e sono moltissimi i movimenti cristiani formati da semplici credenti che stanno nascendo; pensiamo anche solo ai catari (o albigesi), per fare l'esempio di un gruppo molto conosciuto. Tutti questi gruppi sono considerati eretici dalla chiesa ufficiale, perché professano dottrine contrarie a quelle dogmatizzate dalla curia papale (e perciò imposte a tutti i cristiani). In verità i catari, come anche i valdesi e i dolciciani -per restare più o meno nell'epoca-, professavano una sola, essenziale, volontà: la possibilità di leggere personalmente la bibbia, senza il passaggio attraverso la spiegazione data dalla chiesa di Roma. Dalla lettura diretta della bibbia, queste comunità traevano insegnamenti spesso contrari a quelli predicati dai preti e dai vescovi, specie per ciò che concerneva l'autorità all'interno della chiesa stessa, la povertà, e anche questioni teologiche di non poco conto ma che qui non mi interessa affrontare.
A noi oggi quest'aspetto della lettura personale della bibbia può sembrare marginale se non ridicolo, visto che chiunque può andare in un qualsiasi centro commerciale e acquistare una copia della bibbia a 3 euro e 90. Ma se ci pensiamo bene non lo è. Anzitutto c'è da tenere conto che a quei tempi non esisteva ancora la stampa e possedevano una copia della bibbia solo i ricchi che si potevano permettere di farsene fare una copia a mano. Questo aveva come conseguenza che nessuno (tranne appunto i pochi ricchi e i preti) conoscevano il testo vero della scrittura: la stragrande maggioranza dei credenti conosceva della rivelazione cristiana solo ciò che i professionisti della scrittura sacra, i preti appunto, divulgavano.
Francesco, ricco di famiglia prima di fare la sua scelta, era riuscito ad entrare in possesso di una copia del vangelo da un mercante francese che era in affari col padre. Ed è lì che viene a conoscenza diretta delle parole e della vita di Cristo.
Accorciamo un po' la storia e arriviamo al momento in cui egli lascia ogni cosa, si spoglia materialmente dei vestiti lussuosi e inizia, con pochi amici, una vita di povertà, preghiera e assistenza ai poveri e lebbrosi.
Il movimento negli anni era cresciuto a dismisura, accogliendo persone di ogni ceto e di ogni cultura, e proprio per la paura che il gruppo venga considerato alla stregua di un qualsiasi movimento eretico, e quindi perseguitato, Francesco capisce che è importante avere una qualche autorizzazione da parte della chiesa ufficiale per poter andare in giro a predicare la parola della scrittura. Consigliato anche da un suo compagno esperto di diritto, decide di dare una regola al suo piccolo gruppo e di farla approvare dal papa, in modo da avere un lasciapassare per il loro progetto. 
Raggruppa in una ventina di capitoletti (di cui non resta niente ma che sono conosciuti come la Regola non bollata) gli orientamenti di vita che il suo gruppo si era già dato a partire da alcuni pochi versetti tratti dal vangelo: egli descrive la vita cristiana così come viene fuori da quei documenti sacri e come egli e i suoi fratelli vogliono viverla.
E qui Francesco si scontra frontalmente col potere: il papa non accetta questa regola, ritenendola un semplice elenco di passi evangelici e, soprattutto, mancante di una qualsiasi riferimento alla chiesa e all'obbedienza che i frati devono ad essa. 
È lo scontro tra due mentalità, tra due modi di intendere la fede. Da una parte Francesco, che ritiene di dover vivere secondo quello che al proprio cuore e alla propria coscienza dettano i vangeli. Dall'altra Onorio, discendente e attuale regente della gerarchia ecclessiastica, che ritiene che solo attraverso i dettami, gli obblighi e l'obbedienza alla chiesa si possa diventare cristiani.
Francesco accusa il colpo, ma pensa anche a ciò che è più importante in quel momento: avere un'autorizzazione per poter liberamente andare a predicare e vivere il vangelo.
Siamo nel 1221 e Ugolino ed Elia, due suoi compagni, esercitano una forte pressione su Francesco perché riscriva la regola inserendo i desiderata del papa. Francesco si ritira con alcuni pochi e fidati fratelli d'avventura a Fonte Colombo, vicino Rieti e qui dopo molti travagli interiori (deve controbilanciare la sua volontà di vivere il vangelo in pienezza e gli ordini papali) mette giù una nuova regola di vita (ufficiale) per i suoi frati, tale da, come suol dirsi, salvare capra e cavoli. Ma passeranno ben due anni.
Naturalmente papa Onorio III approva questo documento e il 29 novembre 1223 emette la bolla papale Solet annuere, con cui nasce giuridicamente l'ordine religioso di Francesco di Assisi: da questo momento nessuno potrà fermare i frati che potranno andare così in giro per i mondo a vivere la propria vita secondo i dettami del vangelo.
Francesco è ormai molto malato (soffriva agli occhi e al fegato) e quest'ultima battaglia ha minato ancor di più la sua salute e, soprattutto, il suo stato d'animo. Così abbandona definitivamente l'ordine e va a vivere con pochi frati nei boschi, dove continua la sua ricerca della verità evangelica.
In estrema sintesi, questi sono i passi che mi interessavano.
Oggi.
Non voglio entrare nel merito di ciò che papa Francesco fa e farà. 
Ma mi preme sottolineare che, finché esisterà una chiesa gerarchica, dove i credenti sono tenuti all'obbedienza ad un uomo prima ancora che ai dettami del vangelo (il cattolico è tenuto a dare il proprio assenso del cuore e della mente a ciò che il papa dice e sentenzia in materia di fede e morale), ci sarà poco spazio per lo spirito del vangelo e della scrittura tutta. 
= Piccola parentesi. Qualcuno sicuramente dirà che nella chiesa cattolica esistono uomini come don Gallo, don Ciotti, Peppino Puglisi e tanti altri. Ma mi si darà atto che il loro lavoro e la loro testimonianza non hanno la stessa rilevanza all'interno della chiesa di un pronunciamento papale o curiale. E non voglio neanche sfiorare altri argomenti (tipo la ricchezza dell'istituzione-chiesa) che sono davanti a tutti. Alcuni di questi discorsi, devo dire per completezza di pensiero, possono essere fatti anche per altre chiese che si richiamano a Cristo e al suo vangelo. =
Allora forse il rinovamento di una chiesa che si richiama a Cristo, dovrebbe partire anzitutto da Cristo.
Francesco (l'uomo di Assisi) l'aveva capito e aveva tratto le conseguenze.

TIM





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Fonti Francescane: volume che raccoglie tutti gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi e i documenti che su loro furono scritti all'epoca, quindi nell'immediatezza dei fatti avvenuti.

giovedì 28 marzo 2013

Reportage dalla Repubblica dello Stato Libero di Ananas

Dal nostro inviato
Mara: la portavoce del neo presidente della Repubblica

Un'aria di primavera tipicamente copacabana ha salutato l'apertura delle finestre del nuovo inquilino del Monte questa mattina.
Dopo aver chiesto il nome alla ragazza che aveva avuto l'onore di passare la nottata con lui, il nuovo presidente della Repubblica dello Stato Libero di Ananas ha messo la dentiera e si è liberato del pannolone.
Queste indiscrezioni, avute peraltro da fonte più che attendibile, confermano che il dr. Pier Lisio Belin Scuro non ha perso lo smalto.
C'è da segnalare nel frattempo che, nella riunione di ieri sera col suo staff, il neo presidente ha rivelato alcune delle innovazioni che apporterà nell'immediato.
Anzitutto, per abbattere i costi della politica, la parata militare per i festeggiamenti della repubblica sarà spostata in un giorno (ancora da decidere, ma probabilmente verso la fine) del mese di settembre e sarà sostituita da una sfilata di Escort. Alla domanda di un collaboratore sul perché avesse scelto proprio una marca d'auto straniera, il neo presidente ha specificato che non si tratta di sfilata di auto, ma di uno spettacolo a cura di una categoria di lavoratrici protetta, le quali marceranno in lingerie e metteranno in scena, alla fine, uno spettacolo di burlesque. Pensava poi ad un'estrazione a sorte tra le partecipanti per stabilire turni di servizio al Monte. Ma su questo punto ha rimandato la decisione a dopo l'incontro col nuovo presidente del consiglio dei ministri.
Quest'ultimo, incalzato qualche giorno fa da un gruppo di pensionati che manifestavano in piazza scandendo slogan tipo: "Sai dove te la puoi infilare la banda larga!" e ancora "Se uno vale uno, una testa di c***o è pur sempre una testa di c***o!", ha risposto con un post sul suo blog in cui ribadisce con chiarezza uno dei punti fermi del suo programma di governo: "Siete tutti morti!".
Ma tornando al nuovo inquilino del Monte, è trapelata un'altra notizia, questa volta su una proposta di legge che suggerirà al nuovo premier per rilanciare nell'immediato l'economia. Pare, ma le voci non sono state ancora confermate, che si tratti di un progetto riguardante alcuni contratti part time, praticamente "a ora, mezz'ora e veloci" denominato cchiu pilu ppi tutti. In questo progetto rientreranno anche le nuove tecnologie tanto care al neo premier del consiglio. Infatti saranno creati cataloghi digitali dove le lavoratrici potranno inserire i loro curricula, corredati da foto e dai commenti di chi ha già potuto testare la loro professionalità. Anche le richieste da parte dei futuri clienti potranno avvenire per via digitale, la qual cosa renderà più democratica la discussione politica e il mondo del lavoro.
Siamo certi che con queste premesse si potranno non solo sbloccare potenzialità lavorative, ma si incentiverà anche lo sviluppo della libera impresa.
La lungimiranza dei nuovi governanti, che risalta fulgidamente persino da queste poche ed elementari proposte, ci fa ben sperare per una ripresa sociale ed economica della beneamata Repubblica dello Stato Libero di Ananas.
Restiamo sempre pronti ad informarvi su tutto ciò che avviene in questo paese, che sta diventando esempio di rinascita culturale e sociale e che potrà un giorno, ne siamo certi, esportare nuovi esempi di democrazia e di sviluppo.
Gegè Poparuolo
(inviato speciale de Il Prostrato 
- Libero Giornale)

TIM









martedì 26 marzo 2013

Alcune cose... tra il serio e il faceto

* Io sono il migliore. Non ci sono santi che tengano.
Chi è come me?
Sono il più bello e contemporaneamente il più intelligente. Forse ci può essere uno che sia il più bello al mondo, ma non sarà anche il più intelligente. E viceversa il più intelligente non sarà il più bello. 
Ma io incarno tutte e le due le forme dell'essere umano, da quando è sceso dagli alberi fin quando si è seduto in poltrona a guardare la farfalla di Belen.
Io sono il migliore. Lo ripeto perché questo concetto vi entri bene in testa. Perché poi vi interrogo e voglio che mi diciate tutto ben bene per filo e per segno.
Io sono il migliore. E ve ne do la riprova, qui e adesso, non come i politici che promettono, promettono e dopo eletti non mantengono mai.
Io, cari miei, sono il migliore perché conosco cose che voi non potete neanche immaginare: il PIN del mio bancomat.

** Devo sbrigarmi a raggiungere il Nirvana nel mio ciclo di reincarnazioni: tra 5 miliardi di anni la terra finirà.

*** Morirò giovane, lo so'. Ma l'unico rammarico che ho e che non potrò vivere abbastanza da trascorrere gli ultimi anni da pensionato: un sigaro, una panchina, e un pannolone di ultimissima generazione, ultrapiatto e a prova di fuoriscite maleodoranti.

**** Certe notizie mi turbano: la crisi colpisce proprio tutti!








Ed ora che siete arrivati fin qui, ho qualcosa di serio da dirvi.
Prendetemi pure per pazzo, mettetevi tra quelli che hanno le visioni e che dovrebbero essere trattati medicalmente, ma sono fermamente convinto che qualcosa sta per succedere. Non parlo di politica, di calcio, dell'eruzione di qualche vulcano che oscurerà la terra per mesi e mesi.
Parlo di un cambiamento silente, invisibile, radicale.
Un cambiamento che parte da dentro di noi, o almeno dovrebbe se gli dessimo spazio. Un cambiamento che deve avvenire, perché così è nella natura delle cose e chiunque faccia resistenza pagherà le conseguenze.
Tutta la natura, il cosmo, l'umanità sono coinvolti. Non sto parlando di qualcosa di religioso, almeno non così come noi intendiamo la religione, ma è qualcosa che può riguardare la fede.
E anche qui, non la fede appiccicata all'immagine di una chiesa di mattoni o alla sottana di un prete o di una suora. Una fede libera da ogni vincolo finora conosciuto.
Una fede che ha a che fare con l'energia che noi incanaliamo e rimandiamo quotidianamente.
Per ora non ne sono di più neanch'io. 

TIM

venerdì 22 marzo 2013

Ho visto la luce!

... forse...









TIM

martedì 19 marzo 2013

Ma che cosa c'è, in fondo a quest'oggi?

Due post a marzo.
Sei a febbraio.
5 a gennaio.
Effettivamente mi sembrano un po' pochini.
La mia presenza sul blog sta diventando molto asfittica. Una volta appena aperto il computer al mattino andavo subito alla posta e poi di filato sul blog. Ora, lo devo confessare, dopo la posta viene Twoorty, poi le news da igoogle e infine il blog. Ma spesso lo apro anche dopo le 11,00.
È vero che ho lavorato tre settimane all'editing del libro di cui ho parlato qualche volta, ed è stato un lavoro abbastanza impegnativo. Poi, comunque, c'è il lavoro di negozio che bene o male (per fortuna) porta via tempo al sollazzo.
Ma mi rendo conto che non postavo così poco dai primissimi tempi del blog, quando ancora pensavo di poter cambiare il mondo con un post e che tutti non vedessero l'ora che io mi pronunciassi su qualche argomento per inserire l'articoletto tra le pagine delle cose memorabili: un giorno ho letto un pezzo su... .
Ora ho capito che la vita continua anche senza di me, e quindi sono più rilassato, non ho più l'ansia da prestazione. In sintesi: non me ne frega più di tanto.
Però è anche giusto verso i miei lettori che ogni tanto mi faccia sentire. È vero che con alcuni comunichiamo in altri modi: feisbuc (ci vuole l'h finale? boh!), appunto twoorty, via mail, ecc.
Non è che non abbia niente da dire: in queste ultime settimane ci sono state discussioni furibonde (si fa per dire!) su twoorty sui fatti della politica, il nuovo governo, il nuovo papa e via dicendo. Forse perché quel socialnetwork si presta di più ad una discussione veloce e a più voci.
Così sono qui, alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare, come dice il poeta.
Cosa faccio? Niente di particolare, se non continuare ad inalare ossigeno dal naso, ingurgitare calorie cercando di non superare il numero di quelle che brucio quotidianamente, cliccare su link che continuano ad inibirmi le normali pulsioni neuronali. Poi, quando ho tempo, cerco di portare avanti un progetto (si dice così, vero? voi la' fuori che ne sapete più di me): un libro. Ma questa volta non è un romanzo, né un racconto, né null'altro di simile. Diciamo che finora sto raccogliendo materiale da internet che va a rimpolpare una scaletta provvisoria da cui poi si scatenerà la battaglia. È qualcosa che va completamente fuori dagli schemi in cui finora avete incanalato Nino/Tim;  perché io vi ho fatto credere di essere così. O forse finora sono stato io così. Ma le cose cambiano, mutano pelle, diventano altro. Ma d'altra parte: cos'è la realtà? chi può dire di che materia sono fatti i sogni? e se poi non posso permettere di comprami la Giulietta Alfa Romeo che faccio, non sogno più?
Eh no, amici miei! Il sogno, la realtà, sono tutti parte della stessa illusione, che a volte si concretizza a tal punto da diventare parvenza di cruda manifestazione di cose.

Ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole.





 TIM
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ho rubato il titolo all'incipit di uno dei tanti capolavori di Francesco Guccini.

 

martedì 12 marzo 2013

Il commissario Bordelli, di M. Vichi

Quando due domeniche fa' ho visto sul banchetto del mio pusher di fiducia al mercatino dell'usato questo volumetto quasi perso, timoroso, ho detto: è mio!
Dopo tanto cercare avevo infatti in mano un libro di Marco Vichi: Il Commissario Bordelli. La prima indagine. E dopo l'entusiasimante avventura della lettura di Una brutta faccenda, di cui ho parlato qui non potevo farmelo scappare.
L'ho letto tutto in giorno, domenica scorsa, seduto sulla mia sedia a dondolo. È vero, sono solo duecento pagine (ecco perché l'ho finito in così poco tempo!), ma sono pagine piene di vita, dove vuoi andare avanti non solo perché c'è un mistero da svelare, ma anche perché c'è un uomo da conoscere, un tempo storico da riscoprire, contatti umani che oggi, ormai, sono andati persi.
Ma andiamo con ordine.
Anzitutto il riassunto, dalla IV di copertina:
Firenze, estate 1963. Nella stanza da letto di una villa settecentesca viene ritrovato il corpo senza vita di un'anziana signora. Sul comodino, un bicchiere con tracce di un medicinale contro l'asma. Il commissario Bordelli, cinquantenne, scapolo, ex partigiano, amico di ladri e prostitute, viene chiamato a guidare le indagini... 
Il commissario Bordelli mi era stato simpatico già la volta scorsa e la lettura di questo primo libro della serie non ha fatto che rafforzare questa convinzione.
Siamo abituati ormai a personaggi veloci, immersi in una società veloce, dove basta sapere un numero di telefono e col gps sai subito dove andare a beccare un ladruncolo o uno squalo della finanza. Ma negli anni '60 non era così, bisognava scarpinare per andare a cercare anche solo un indirizzo e non c'era Horatio col suo google map a ricostruire il percorso dell'assassino fino alla scena del crimine.
Bordelli vive in un'altra realtà. Marco Vichi riesce a rendere perfettamente il tempo, e se fa caldo non ci sono i condizionatori d'aria, ma l'afa e le zanzare diventano protagonisti e comprimari da non sottovalutare. 
In questo primo libro, l'autore passa molto tempo a spiegarci chi è Bordelli, a farci scoprire le persone che ruotano all'interno del piccolo suo mondo: Piras che, guarda un po' il destino, scopre essere il figlio del suo compagno d'arme partigiane, quello con cui ha condiviso la vita e la (paura della) morte; il dottor Diotivede, medico legale (chissà perché nella mia mente ogni medico legale di cui leggo ha i tratti del dottor Pasquano di montalbaniana memoria!); Rosa, una escort, diremo noi abitanti del mondo berlusconiano, ormai -quasi- in pensione che gli fa da mamma, amante, psicanalista e locandiera sempre pronta a preparargli uno spuntino notturno.
Ma conosciamo anche il suo maggiolino, auto importante (a quei tempi), indistruttibile, soprattutto indispensabile per i sopralluoghi sulle colline di Fiesole. Sì, perché Bordelli vive a Firenze; e Firenze è l'altra protagonista di questi romanzi di Marco Vichi: le sue strade, i suoi vicoli, il lungoarno. Tutto vive in un alone di realtà antica, un po' come la città di Amici miei, il capolavoro di Monicelli; e a volte mi aspetto di veder sbucare fuori da qualche pagina il Perozzi o il conte Mascetti.
Sarà che io sono nato proprio nel 1960, ma mi sembra di ritornare alle atmosfere di quand'ero bambino, quando (come racconta Vichi del suo commissario) si usava ancora fare il riposino pomeridiano in piena estate, che anche per me era un dramma: tutto tempo perso, sacrificato al gioco. Lui racconta della sua infanzia di 30 anni prima, ma ancora la vita negli anni '60 non era precipitata nel baratro del primo boom economico, quando i valori non erano ancora merce di scambio per la felicità, e ogni cosa aveva il giusto prezzo e il giusto peso.
I ladri erano ancora quelli usciti dalla guerra: poveri diavoli disonensti quel tanto che bastava per campare; e se Bordelli deve organizzare una cena da lui, non ha paura di dare soldi e chiavi di casa ad uno che ha arrestato tante volte ma che cucina da dio; e invita, oltre al medico legale e al suo Piras, un altro ladruncolo che ha pizzicato a fare un lavoretto a casa della sua Rosa, che intanto è andata al mare. E tutti lì, a gustare le leccornie etniche del Botta e a raccontarsi della propria vita, aneddoto dopo aneddoto, tutti uguali, ladri e commissari, geni incompresi e dottori in medicina. Perché a tavola non si parla di lavoro, ma ci si conosce.
È un mondo diverso, forse strano per la nostra mentalità moderna in cui un ladro deve avere almeno un master americano in economia e riuscire a far sparire qualche milione di euro alle cayman. Anche se oggi, lo dico con amarezza, la crisi sta facendo ritornare alla ribalta i ladri affamati, quelli che nei supermercati si mettono in tasca la busta del pane e la scatoletta del tonno, per riuscire a mettere insieme una cena che altrimenti sarebbe saltata.
Questo è Bordelli. Ma è anche il commissario che col suo fiuto (e in quest'indagine il fiuto è importante veramente!), la sua pazienza, il suo essere cinico quanto basta, smaschera il crimine e mette in gattabuia i colpevoli.
E così sono accontentati quelli che i gialli non li leggono perché sono sottocultura, ma possono trovano in Marco Vichi uno scrittore al di là di categorie appiccicate; e quelli che invece amano il poliziesco e ammirano un commissario vero, non artefatto, non confezionato per la pagina patinata da prima edizione di lusso, ma che non va oltre la copertina urlata.
Un piccolo aneddoto che dice come questo libro finisce per coinvolgere totalmente. Ad un certo punto della storia, compare la zia del commissario, che gli chiede di andare a trovare il figlio che pare scomparo da un po' di tempo. Bordelli promette di farlo il giorno seguente. Poi la storia continua, gli avvenimenti si accavallano e lui decide di andare a trovare l'indomani una persona coinvolta nell'indagine. Al che nella mia testa è scattata autonamicamente la domanda preoccupata: ma non doveva andare a trovare il cugino? Quasi che il personaggio avesse dimenticato un dovere importante! Ecco, questo è un libro fatto così!
Concludo col giudizio che di Vichi ha dato Carlo Lucarelli: C'è uno sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana,  si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un'Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.

E ora il mio, di giudizio: il libro placet sicuramente. Voto: 8,5 (sono troppo di parte?)

TIM

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