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giovedì 19 luglio 2012

Vent'anni e dovrebbe sembrare ieri

-qui-
19 LUGLIO 1992 - 19 LUGLIO 2012


Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

(Franco Battiato)

... ora come allora...


TIM

venerdì 2 marzo 2012

Philip K. Dick, 16.12.1928-2.3.1982

Sapete che io non sono né un esperto né un critico letterario, quindi per parlare di Philip Dick nell'anniversario ventennale della sua morte (2 marzo 1982) racconterò semplicemente del perché lo ritengo personalmente uno tra i migliori scrittori che abbia mai letto.
I primi lavori che me lo hanno fatto conoscere erano dei racconti, non ricordo neanche quali; anzi per la precisione un racconto che si trovava in un'antologia di FS, insieme ad  Asimov  (di questo sono sicuro) e  Simak , che già conoscevo.
A quei tempi avevo l'abitudine (rimasta ancora oggi) di comprare essenzialmente antologie nei mercatini dell'usato, perché avevo l'opportunità di conoscere autori nuovi e di non perdere eventualmente la spesa se uno scrittore non mi fosse piaciuto.
La lettura di quel racconto fu per me una folgorazione. Il modo di raccontare una realtà diversa dalla nostra come se fosse cronaca di tutti i giorni e il linguaggio semplice che nascondeva più significati stuzzicarono subito la mia attenzione. Non c'erano (almeno in quella storia) astronavi mirabolanti, mostri che spuntavano dallo spazio; eppure la lettura mi calò subito in un mondo altro prima ancora che in un altro mondo.
Ricordo ancora che segnalai subito ad un amico questa scoperta e gli prestai il libro. L'amicizia con Luca (l'amico, appunto) è nata proprio scambiandoci opinioni di lettura alla macchinetta del caffè nella pausa lavoro: c'è chi parla di inter-milan-juve, chi dell'isola-dei-riciclati e chi di libri. Inutile dire che anche lui restò spiazzato da questo nuovo autore.
Erano i tempi in cui Fanucci (quella casa editrice che una volta si interessava di scrittura e oggi di bilanci aziendali) aveva comprato da qualche anno i diritti sui libri di Dick e ne stava cominciando la ristampa con nuove edizioni.
Alla prima occasione di un nuovo mercatino (nella mia città c'è ogni prima domenica del mese -quindi anche la prossima) saccheggiai la zona Urania con tutto quello che trovai del mio nuovo autore preferito e ricordo che portai a casa una decina di libri con pochi euro, trattandosi di edizioni degli anni '60-'70 a 50 centesimi - 1 euro ciascuno.
Fu l'inizio di una storia d'amore intensa. Devo ammettere che all'inizio ero disorientato perché mi aspettavo racconti e romanzi con più storia, cioè dove succedevano delle cose, con colpi di scena, buoni e cattivi, ecc.; e quasi quasi rimanevo deluso. Però dopo aver letto un libro o un racconto mi sentivo meglio, mi ritrovavo a pensare in modo diverso sulle cose che vivevo ogni giorno. Soprattutto cominciavo a rendermi conto che niente è mai come sembra.
Avevo imparato la prima lezione di Dick.
Nel frattempo mi informavo su internet sulla sua vita, cercavo bibliografia a man bassa e visto che non avevo il collegamento alla rete a casa, approfittavo a sbafo di quello dell'ufficio del magazzino in cui lavoravo, visto che rimanevo fino all'una le due di notte; era anche un modo per ripagarmi.
Acquistai anche il mio primo libro nuovo di Dick, tramite un catalogo dove era in vendita al 50% del prezzo di copertina, e questa volta sono sicuro trattarsi di Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?

A questo punto mi ero imbarcato in una grande avventura. In quel periodo frequentavo ancora la chiesa evangelica e questo faceva il pari con la comprensione della profonda religiosità di P.K. Dick, con l'aspetto trascendentale di quello che leggevo. La religiosità di Dick, infatti, era profondamente cristiana, propriamente cristocentrica, ma allo stesso tempo andava oltre e ricercava la presenza di un dio in ogni cosa creata. E anche non creata.
Sicuramente la Trilogia di Valis è, sotto questo aspetto, un testo illuminante e forse non a caso è l'ultimo scritto di Dick, che morì a soli 54 anni, quasi a voler dire che con quei tre volumi aveva terminato la sua ricerca terrena della verità.
Ecco, la Trilogia di Valis. Devo confessare di non essere riuscito a leggerla per intero. Ne trovai un'edizione in cofanetto (e anche in sconto!) a Cattolica, durante le vacanze estive di due anni fa. Si era messo a piovere all'improvviso e ci eravamo rifugiati con mia moglie nel primo posto che avevamo trovato: una libreria. Appena entrato l'occhio mi cadde sul primo scaffale a vista e lì troneggiava il cofanetto! Non ci potevo credere: lo cercavo la tempo e anche su ebay non c'erano tutti e tre i volumi, perciò avevo aspettato a comprarli. Ma ora ce l'avevo davanti; e furono miei.
Lessi subito il primo volume, sotto l'ombrellone, e la sua lettura, per quanto ostica, mi appagò completamente: avevo davanti veramente il lavoro di un uomo che aveva raggiunto alcune certezze e ne parlava nel modo più piano che aveva potuto trovare. 
Ma tornato a casa, a fine vacanze, l'inizio del secondo volume non fu fortunato. Non riuscivo a prendere più il ritmo (anche se in questo libro di mezzo c'è una parvenza di storia che nel primo testo manca quasi completamente) e a collegarmi con quanto avevo appena finito di leggere. Lasciai il libro alle prime 50 pagine in attesa di essere ripreso; cosa che ho fatto diverse volte. Ma non c'è stato più niente da fare: pare che Dick mi abbia maledetto e non mi voglia rivelare più i suoi segreti di uomo, prima ancora che di scrittore. Non riesco più ad entrare nei tempi, nei significati nascosti, nelle realtà che vivono dietro i personaggi; insomma non riesco più a capirlo. Sicuramente gioca il fatto che in questi ultimi tempi la mia memoria e la mia attenzione siano calate di brutto (e questo mi preoccupa, anche dal punto di vista della mia salute), ma fatto sta che ho riposto il cofanetto sullo scaffale e ogni volta che ci vado, è lì che mi guarda e quasi mi sfida.
Ecco, Dick per me è tutto questo: un'esperienza di vita prima ancora che uno scrittore; un uomo che ha fatto delle esperienze e le racconta (non bisogna comunque tacere dell'uso di stupefacenti che ha fatto per quasi tutta la sua vita, anche se questa esperienza l'ha aiutato, a suo dire, nella sua ricerca della verità sulla realtà).
Ho letto quasi tutti i suoi libri, forse me ne mancano 3-4 e pian piano spero di trovarli. Solo i testi mainstream non mi piacciono. Ne lessi uno e mi lasciò estremamente deluso: forse mi aspettavo qualcosa che lui non aveva voluto metterci dentro.
Ecco, ho parlato di Philip Dick raccontando la mia avventura con i suoi libri. E raccontando di questa ho parlato anche di me. Penso che lui sia contento.


TIM




martedì 30 novembre 2010

Anniversario

Sul mio comodino ho i libri che leggo prima del meritato sonno. Ogni volume (non più di 2-3 per volta) ha il suo segnalibro e uno di questi è una strisciolina di plastica trasparente con impresso il logo che vedete nell'immagine di fianco. Se qualcuno di voi lo possiede, o l'ha visto da qualche parte, sa che si poteva trovare solo ed esclusivamente nell'album The Wall. Si, perché io ho il mitico doppio album dei Pink Floyd. E oggi ricorre il 31 anniversario dalla sua uscita. Era mio dovere scrivere di questo, anche se normalmente non tratto di musica. Ma qui andiamo oltre la musica.
Non voglio parlare dell'album in sé, chi lo conosce sa che è un capolavoro, irragiungibile e bla bla bla, ognuno ci metta quello che vuole e sa. Non avevo comprato Animals del 1977 (lo feci in seguito e non me ne pentii), mentre comprai The Finale Cut del 1983, e di questo invece avrei fatto volentieri a meno. Ma The Wall è un discorso a parte. Io non conosco l'inglese, quindi la prima cosa che mi colpì fu la musica, già devastante di per sé. Poi un amico mi fece leggere la traduzione dei testi e allora mi resi pienamente conto di cosa avevo davanti. Non è per ostentazione che dico che quelle parole e quella musica rispecchiavano la mia esperienza di 19nne: ero preda al fervore esistenzialista, sul mio comodino c'erano sempre 'La nausea' di Sartre e 'Il mestiere di vivere' di Cesare Pavese; quindi sentir parlare di qualcuno che per rintuzzare i colpi della vita costruisce un muro attorno a se, al di là del quale ci stanno non solo i cattivi, ma anche quelli che lui vorrebbe accanto, mi tirava dentro come una rete da pesca fa con i pesci. Pian piano cominciai ad apprezzare The Wall come evento propriamente musicale, ed oggi è al primo posto nella mia classifica personale degli album conosciuti e ascoltati. Chissà quale album c'è al 'vostro' primo posto. Ma anche se nessuno mi risponderà non importa, in verità tutto questo era solo una scusa per farvi ascoltare un po' di ottima musica. Io ho scelto questa, e vi lascio con l'assolo finale. (Chissà chi sono e cosa fanno ora tutti quei bambini che 31 anni fa giocavano con le macerie. Chissà se avranno costruiti il proprio muro personale e se l'avranno poi buttato giù.)

Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal il muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band
I cuori sanguinanti e gli artisti
Resistono
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto
Muro.
Grazie. Molte grazie. Buonanotte.
(Ieri sera si è suicidato Mario Monicelli; addio alla supercazzola. Con scappellamento a destra.)

TIM

giovedì 29 luglio 2010

Buon compleanno, Giacomino!!

A proposito.
Qualcuno si ricorda che oggi ricorrono i 202 anni dalla nascita di un certo Giacomino Leopardi? Perché a noi verrebbe in mente solo il gobbo di Recanati, intento a piangere copiose lacrime d'amore su fogli gialli, ma se qualcuno avesse avuto un prof di italiano un po' meno rincoglio del solito, potrebbe aver scoperto che, per esempio, il nostro scrisse, in fondo e tra l'altro, anche di fantascienza. Voi come chiamereste dialogo?
E a proposito di classici, eccone un altro rivisitato ... per l'estate!! 
TIM
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