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martedì 28 dicembre 2010

Uno, due e ... tre City!

Signori e signore, ladies and gentleman, sono onorato di presentare una nuova rivista nel mondo della fantascienza italiana: CITY !
Ops un momento, non è una nuova rivista. E' una vecchia rivista, qualcosa mi ricordo anch'io. Ma allora come stanno le cose? Sentite, sapete cosa facciamo? lasciamo la parola all'editoriale di Mario Sumiraschi che ci spiega meglio la questione (se non lo sa lui che c'ha messo la fatica!).
Si ricomincia da tre ...

Perché dal numero tre? Innanzitutto una spiegazione: negli anni '80 uscirono due numeri di City fanzine, quella aperiodica, con le bellissime copertine di Tiziano Cremonini e con la presenza di autori come Nicoletta Vallorani, Donato Altomare, Alex Voglino, Sergio Giuffrida, Claudio Asciuti, et alter.
I due fascicoli li potete leggere nel nostro sito. [CITY1 e CITY2] È da lì che riprendiamo e la numerazione progressiva ci riunisce con il bel tempo passato.
Il club City portava con sé un grande numero di appassionati e professionisti e la rivista era inserita in un progetto che comprendeva: pubblicazioni periodiche e non, conferenze, convegni, incontri, attività ludiche, biblioteca, rapporti nazionali e internazionali, promozione letteraria ed editoriale.
Riproporci oggi è ovviamente dialogare in una società diversa, con culture e tecnologie che hanno spostato i centri di interesse verso altri lidi, utilizzando una nuova lingua che esterna e ingloba una comunicazione che non ha più frontiere.
Decisamente diverso è stato editare una fanzine cartacea negli anni '80; il confronto con l’oggi, in cui una webzine viene prodotta con le tecniche informatiche e spedita in formato elettronico, ci mostra un’escursione di qualità formali davvero enorme. I vantaggi sono tanti, soprattutto nel settore grafico e con la possibilità potenziale di essere letti da un pubblico maggiore.
Ma il nuovo progetto City cerca di mediare tra un passato che ancora guarda alla ricerca letteraria, al fascino utopico e distopico, alla consapevolezza della sf come narrativa d’anticipazione in grado di far ragionare, di far arricchire la propria cultura e con la modernità che usa un linguaggio fatto di immediatezza, immagine, continuo ribaltamento, “guerriglia marketing”, consumo e interdisciplinarietà.
Le proposte di questo numero si inseriscono appieno in questa programmazione.
Allora avete capito? La cosa importante è che finalmente possiamo lustrarci gli occhi con questa bellissima realtà italiana rimessa a nuovo, con tanto di tiè a chi da per morta la cultura fantascientifica nel bel paese. E' bello poter navigare all'interno della webfanzin, con tutti quei clic da fare per scoprire pagine interne, esterne, ubicate forse su qualche altro pianeta. Voi cominciate pure a fare conoscenza con questi vecchi/nuovi amici, che io intanto vado a finire di leggere il bellissimo racconto di Giorgio Ginelli. Allora, dove ero rimasto? Ah si: Sul pianale della macchina del tempo erano accatastate alcune casse di vino ...
TIM

martedì 30 novembre 2010

Anniversario

Sul mio comodino ho i libri che leggo prima del meritato sonno. Ogni volume (non più di 2-3 per volta) ha il suo segnalibro e uno di questi è una strisciolina di plastica trasparente con impresso il logo che vedete nell'immagine di fianco. Se qualcuno di voi lo possiede, o l'ha visto da qualche parte, sa che si poteva trovare solo ed esclusivamente nell'album The Wall. Si, perché io ho il mitico doppio album dei Pink Floyd. E oggi ricorre il 31 anniversario dalla sua uscita. Era mio dovere scrivere di questo, anche se normalmente non tratto di musica. Ma qui andiamo oltre la musica.
Non voglio parlare dell'album in sé, chi lo conosce sa che è un capolavoro, irragiungibile e bla bla bla, ognuno ci metta quello che vuole e sa. Non avevo comprato Animals del 1977 (lo feci in seguito e non me ne pentii), mentre comprai The Finale Cut del 1983, e di questo invece avrei fatto volentieri a meno. Ma The Wall è un discorso a parte. Io non conosco l'inglese, quindi la prima cosa che mi colpì fu la musica, già devastante di per sé. Poi un amico mi fece leggere la traduzione dei testi e allora mi resi pienamente conto di cosa avevo davanti. Non è per ostentazione che dico che quelle parole e quella musica rispecchiavano la mia esperienza di 19nne: ero preda al fervore esistenzialista, sul mio comodino c'erano sempre 'La nausea' di Sartre e 'Il mestiere di vivere' di Cesare Pavese; quindi sentir parlare di qualcuno che per rintuzzare i colpi della vita costruisce un muro attorno a se, al di là del quale ci stanno non solo i cattivi, ma anche quelli che lui vorrebbe accanto, mi tirava dentro come una rete da pesca fa con i pesci. Pian piano cominciai ad apprezzare The Wall come evento propriamente musicale, ed oggi è al primo posto nella mia classifica personale degli album conosciuti e ascoltati. Chissà quale album c'è al 'vostro' primo posto. Ma anche se nessuno mi risponderà non importa, in verità tutto questo era solo una scusa per farvi ascoltare un po' di ottima musica. Io ho scelto questa, e vi lascio con l'assolo finale. (Chissà chi sono e cosa fanno ora tutti quei bambini che 31 anni fa giocavano con le macerie. Chissà se avranno costruiti il proprio muro personale e se l'avranno poi buttato giù.)

Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal il muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band
I cuori sanguinanti e gli artisti
Resistono
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto
Muro.
Grazie. Molte grazie. Buonanotte.
(Ieri sera si è suicidato Mario Monicelli; addio alla supercazzola. Con scappellamento a destra.)

TIM

giovedì 4 novembre 2010

Glauco e il pianeta perfetto

Ahahah! Ahahah! Ahahah! Ma è divertentissimo! C'è da scompisciarsi dalle risate! Ma chissà perché per punizione l'abbiano mandato poi proprio sulla terra? Mah, vacci a capire, nella vita.
TIM

lunedì 27 settembre 2010

Un contributo 'consolante'

Amo Theodore Sturgeon. Per diversi motivi. Anzitutto leggere un suo racconto significa restare agganciati dalla sua scrittura discorsiva: è come se lui fosse lì, davanti al caminetto, a raccontarti quello che ha visto di persona. Poi le storie che ti racconta, che sembrano fatti comuni, di ogni giorno, anche se cominciano con "Dovemmo seppellire il pilota e Mr. Petrilli e Stein, il ragazzo, e quando avemmo finito dovemmo seppellire Rodney. Era una faticaccia per un gruppo di ragazzi ..." (incipit di 'La cassa'). E i personaggi, che ti sembra di conoscere da prima che Theodore cominci a raccontare. Così quando sabato scorso su una bancarella a Torino ho trovato Lo scrigno delle quindici perle, nella Collana Cosmo della Edizione Nord, e per di più a soli 3 euro, non ci ho pensato due volte e l'ho messo in borsa (tranquilli, l'ho prima pagato!).
Del buon Theodore forse qualcuno di voi conosce anche la legge che porta il suo nome: "Il novanta per cento della fantascienza è spazzatura, ma in effetti il novanta per cento di tutto è spazzatura", conosciuta anche come "Niente è sempre assolutamente così".
Cosa ha scritto Eddy-Theo (il suo nome alla nascita era Edward Hamilton Waldo, cambiato in T.S. dal cognome del patrigno)? Dopo essere nato nel 1918 nella Grande Mela e aver fatto una miriade di mestieri, all'età di 21 anni si dedicò alla scrittura e un suo racconto, Ether Breather, fu pubblicato nella rivista Astounding. Dalla sua penna abbiamo solo 2 romanzi "Cristalli sognanti" (che mette in discussione il concetto stesso di ruolo e identità, stravolgendo le canoniche percezioni della realtà, quasi un Philip Dick ante litteram insomma) del 1950, e "Nascita del superuomo" del 1953 (ritenuto il suo capolavoro e vincitore di un International Fantasy Award). Theodore però è famoso soprattutto per la miriade di racconti con cui ha deliziato le mie, e spero anche vostre, letture. Nel 1971 con "Scrittura lenta" si meritò anche un Premio Hugo.
Qualche filografaro saprà anche che sono sue alcune sceneggiature di episodi di serie celebri:  "The Betrayed" da The Invaders; "Licenza di sbarco" e "Il duello" da Star Trek; "A Saucer of Loneliness" e "Matter of Minutes" da Ai confini della realtà, solo per fare qualche nome.
Questa raccolta che ho con gioia davanti agli occhi contiene veramente 15 perle del nostro, racconti che non sono solo sf pura e semplice, ma raccontano il mondo di Sturgeon.
E dalla sua prefazione al libro voglio proporvi un contributo alla discussione che spesso sui blog si fa circa lo scrivere, l'ispirazione, ecc..
"Una volta mi lagnavo, con un amico comprensivo, del fatto che esiste un vuoto nella mia bibliografia dal 1940 al 1946. Quali meraviglie avrei potuto produrre se non mi fossi bloccato, gemevo io. E lui diceva no, diceva che non dovevo disperarmi. Poi, puntò sull'intero corpus delle mie opere un tipo di riflettore che io non avevo saputo usare, e mi fece notare che la mia prima produzione andava benissimo, ma che i racconti erano essenzialmente d'evasione; escluse poche eccezioni, mancava quel "Qualcosa da Dire" che caratterizzava la produzione successiva. In altre parole la pausa, il periodo di silenzio, non era affatto un arresto, una cessazione. Era un'elaborazione profonda delle idee, delle convinzioni, una selezione. Il fatto che tale processo si svolgesse a mia insaputa e al di fuori del mio controllo non c'entrava affatto. Il lavoro non si era mai arrestato. In questi anni mi sono tenuto saldamente aggrappato a questa rivelazione, e non mi lascio prendere più da crisi di angoscia quando la macchina da scrivere si ferma. Faccio invece altre cose con l'assoluta certezza  che, quando il lavoro silenzioso, sotterraneo sarà compiuto, affiorerà alla superficie. E quando questo accade, accade con una velocità accecante ... qualche volta un racconto in due ore. Ma dire che l'ho scritto in due ore significa trascurare quella complessa, costante, silenziosa elaborazione e rielaborazione che è durata mesi, spesso anni. Diciamo, allora, che l'ho battuto a macchina in due ore. Non so quanto tempo ho impiegato a scriverlo. Ho potuto batterlo a macchina soltanto quando è finito."
Consolante affermazione, specie se viene da uno come lui. Ripaga di tante pagine bianche che non si vogliono riempire anche se la storia ce l'abbiamo 'tutta qui, in testa', e non vuole uscire.
Che musica potrebbe andare per uno come lui? Forse questa? (ehi, c'è Paul Desmond al piano!)
TIM

venerdì 17 settembre 2010

Segnalazione 2

Per motivi (per fortuna!) di lavoro è un po'  che non mi faccio sentire qui nel garage. Ho cercato di seguire il movimento, sempre godibile, degli amici blogger, ma non ho avuto il tempo di postare niente. Adesso voglio solo dirvi che ci sono ancora, e lo faccio proponendovi la segnalazione di un evento dal blog dello Sciamano. Devo confessarvi che ci ho perso più di qualche ora a leggere le notizie di quegli strani giornali e a tremare per la paura che quei tipi (non so se i giornalisti o i soggetti della cornaca) si materializzassero da un momento all'altro. E così eccovi il link dove andare a recuperare i file in formato PDF di The Arkham Gazette e The Greyhill Gazette che Matteo Poropat e compagni hanno 'redatto' qualche anno fa per il loro e nostro godimento.
Perciò buona lettura e fatemi sapere se vi siete divertiti anche voi!
Questa forse non è proprio in tema, ma mi piace troppo.
TIM

lunedì 13 settembre 2010

Primo giorno di scuola


Ultime notizie dalla Scuola di formazione politica PDL tenutasi a Gubbio. Dal nostro inviato alcuni momenti di una delle lezioni più seguite.
Questi però erano altri tempi.
TIM

lunedì 6 settembre 2010

Chiedo venia

Devo fare ammenda per una svista imperdonabile commessa qualche post fa.
Parlando del mio modo di scrivere ho ringraziato Simone Navarra per le sue lezioncine di scrittura. Ma, sarà l'età che avanza con relativo rimbambimento, sarà la fretta, sarà qualsiasi cosa, ho dimenticato di ringraziare anche Glauco Silvestri che ci da, pure lui, sistematicamente consigli e dritte che vengono dalla sua esperienza  di scrittore.
Mi cospargo il capo di cenere e chiedo ancora scusa .
TIM

venerdì 3 settembre 2010

Un contributo

Stavo rileggendo alcuni vecchi post di questo blog, e mi è capitato di ritrovare un brano di Clifford Simak, tratto da 'L'anello intorno al sole', che mi sembra calzare bene per le discussioni nate in questi ultimi giorni su diversi blog amici (quelli che trovate nella famosa bandella laterale, come la chiamo io) e che cercano di leggere -ognuno dal proprio punto di vista- la situazione sociale e politica in cui ci troviamo. Ho pensato di riproporvelo, così com'è, senza alcun commento, perché qualsiasi altra parola da parte mia potrebbe solo rovinare la bellezza e la profondità del testo. Buona lettura.
E allora Vickers comprese che persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla terra … una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensilie strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così l’uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini né i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso. Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.
E buon ascolto.
TIM 

giovedì 29 luglio 2010

Buon compleanno, Giacomino!!

A proposito.
Qualcuno si ricorda che oggi ricorrono i 202 anni dalla nascita di un certo Giacomino Leopardi? Perché a noi verrebbe in mente solo il gobbo di Recanati, intento a piangere copiose lacrime d'amore su fogli gialli, ma se qualcuno avesse avuto un prof di italiano un po' meno rincoglio del solito, potrebbe aver scoperto che, per esempio, il nostro scrisse, in fondo e tra l'altro, anche di fantascienza. Voi come chiamereste dialogo?
E a proposito di classici, eccone un altro rivisitato ... per l'estate!! 
TIM

martedì 27 luglio 2010

Ho letto ...

Mi permetto di parlare di un libro che ho appena finito di leggere, quello che fino a ieri è rimasto nella bandella laterale di questo blog sotto la finestra: Sto leggendo ... . Dico mi permetto perché non voglio fare né una recensione, né una critica - non ne sarei capace - ma solamente dire che è un libro che mi è piaciuto. Si tratta, per chi non c'ha fatto caso, di Symbiotica e altre storie di Eric Frank Russell pubblicato da Editrice Nord (naturalmente). E' un libro che vi consiglio se vi piace la fantascienza che fa riflettere, anche con un po' d'ironia. Le storie di Russell sono veloci da leggere ma lasciano il segno perché lo scrittore inglese (di cui potete leggere la biobibliografia qui) prende l'attenzione del lettore con un linguaggio semplice, discorsivo, ma che non cade mai nello scontato, e con storie che potrebbero capitare a chiunque tutti i giorni ... se vivessimo nei mondi a cui lui da visibilità. Da questa raccolta consiglio sicuramente: ... e non ne rimase nessuno (che Russell poi ampliò nel romanzo Galassia che vai) in cui un ammutinamento non violento genera situazioni paradossali, ma che fanno riflettere su come spesso basta poco per rovesciare una situazione e quello che sembra, purtroppo, destinato a seguire la solita routine diventa invece facilmente sovvertibile. E anche Symbiotica merita attenzione, con i suoi uomini-albero. E poi c'è Boomerang, Almagoosa, Il bottone del panico, Impulso ... Insomma, a me è piaciuto e spero che questo post abbia fatto nascere in voi la voglia di saperne un po' di più sul mio nuovo amico Eric Frank Russell.
A proposito di mondi ... dell'altro mondo, ricordate una cosa come questa?
TIM

lunedì 19 luglio 2010

Segnalazione

Dal blog di Alex Girola segnalo un cortometraggio molto interessante, roba ita(g)liana dove non ci sono culi tette & company eppure è piacevole. Una storia horror e non solo. Per le discussioni tecnico-critiche (tipo 'l'occhio della madre', 'il montaggio analogico', 'gli stivali dei soldati' di fantozziana memoria) rimando, appunto, al blog di cui sopra. Se volete vedere solo il corto allora cliccate qui.
TIM


venerdì 16 luglio 2010

WEEK END

Domani si parte per una due giorni al mare. Così volevo solo lasciarvi con la gioia di riascoltare questo capolavoro della musica italiana.
Un 'caldissimo' abbraccio e un saluto a lunedì.
TIM

giovedì 13 maggio 2010

I ninja innamorati, o quasi.

Sono debitore a  Glauco Silvestri per aver scovato nel web questo breve e simpaticissimo video. E' semplice, immediato e mi è sembrato bello condividerlo con voi.
E' tutto qui.
TIM

sabato 27 marzo 2010

Post minimalista

Anche i post minimalisti, nel loro piccolo, hanno un perché.
Esco per venire al garage (che da quando faccio il cartolaio, come sapete, ha sede presso il negozio) e mi dico: vediamo chi incontro.
Fuori dal cancello spunta da sotto il Doblò metallizzato Chen (non so' se si chiama così, però mi piace) il gatto bianco monocolo che fa parte della colonia felina sotto casa. Si guarda un po' attorno, mi squadra coll'occhio superstite e decide che in fondo non sono poi così interessante, quindi attraversa e si butta nelle siepi.
Mentre cerco di evitare le innumerevoli cacche di cane che caratterizzano i marciapiedi vercellesi ad un certo orario, incrocio il mignolo di un uomo che aspetta davanti al portone - l'uomo non il mignolo, che cerca di far penetrare la sua unghia tra un dente e l'altro a mo' di stuzzicadenti, segno forse del passaggio difficoltoso di qualche buccia di mela o pelle di salsiccia al sugo all'interno della bocca. L'uomo mi vede e continua l'operazione fino a che, soddisfatto, non tira fuori la mano dal cavo orale e si guarda il dito.
Preferisco stare attento alle cacche.
Il marciapiedi è ostruito dal solito (lo becco tutti i giorni a quest'ora) SUV nero con borchiame metallizzato che è parcheggiato per tre quarti sul marciapiedi e termina davanti al passo carraio. Mi chiedo che materia risieda all'interno del cranio del proprietario del suddetto SUV, ma poi mi dico che se ha scelto quella cosa enorme per spostarsi in una città a misura d'uomo come Vercelli, la risposta è tutta lì.
Il tepore dell'aria pomeridiana (sono le 15.15 come m'informa il Casio Illuminator Water Resist 50 mt pagato 19 euro qualche anno fa al mercato della domenica) mi mette di buon umore, nonostante le cacche, l'uomo - stuzzicadente e il SUV. Sarà capitato anche a voi di essere in pace coll'universo creato senza un motivo particolare! Sì, lo so che dura solo per pochissimi secondi e accade molto di rado (come l'orgasmo del maschio italiano medio secondo gli ultimi sondaggi), ma tant'è.
Non so' perché, o forse lo so' bene visti gli incontri, mi viene in mente che il tema del post doveva essere la fine della campagna elettorale e le prossime elezioni regionali, ma oggi è giorno di silenzio e riflessione. Quindi non vi posso dire di non andare a votare per quel tizio con una carta di identità che riporta il nome di (... ve lo dirò la prossima volta) che ha basato la sua campagna sullo slogan: basta soldi agli zingari; di non andare a votare per quell'altro che ha invitato tutti i commercianti ad una spaghettata presso un noto ristorante di Vercelli per venerdì sera, alla quale - spaghettata - sarebbe seguito un suo intervento di saluto (con la pasta sullo stomaco? è contro ogni igiene digestiva!). Ma la lista sarebbe lunga dovendo comprendere tutti quelli che hanno fatto la campagna elettorale spedendo lettere su carta intestata della Regione Piemonte, del Comune di ..., della Provincia di .... Praticamente ho dovuto pagare io per vedermi recapitare a casa posta indesiderata. L'unica cosa positiva è che tale arrivo di carta ha risvegliato in me l'istinto ecologista e differenziante, perché mi ha ricordato che questa immondezza va gettata negli appositi cassonetti bianchi per essere, si spera, riciclata. Un po' come avviene con i suddetti politici: gira gira vengono tutti dalle loro piccole poltrone e sono solo alla ricerca di un'altra più grande e per assicurarsela ci devono ricordare che ognuno di noi deve andare ad imbucare, domani e dopo domani, un pezzo di carta col loro nome nell'apposita cassetta.
Vi lascio col solito regalino musicale. Liberate la mente da tutta la spazzatura che avete accumulato pensando a certe cose e state a sentire: www.youtube.com/watch?v=3Xq0sYUjTS8&feature=related.
TIM

domenica 12 ottobre 2008

COLLETTA

In calce riporto il numero di conto corrente su cui fare il vostro versamento a favore di Valentino Rossi, che ha scoperto di dover dare altri 8 milioni di euro al fisco rispetto a quelli previsti.
Invierò poi a Valentino Rossi il nuomero di conto intestato ai cittadini italiani su cui potrà versare i 75 milioni di euro che lo Stato italiano gli ha fatto come regalo scontandoglieli da quelli che doveva per le tasse.
Per i versamenti: c/c 3337884400 intestato a chi volete voi.
TIM
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