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venerdì 18 marzo 2011

Ricomiciamo da 150

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Le Freccie Tricolori (da qui)
 (Costituzione Italiana, art. 5) 
Non ho affrontato direttamente l'argomento centocinquantenario dell'Unità d'Italia, non perché non me ne importasse niente, ma perché i media ci hanno bombardato talmente tanto su bandiere, unità, secessione e federalismo che ero saturo e stanco di verde-bianco-rosso. Per fortuna da oggi si tornerà a parlare solo di Ruby-Berlusconi-LeleMora e torneremo a vedere qualche sana chiappa, più o meno velata in funzione del bigottismo del direttore di rete o di giornale. D'altra parte con una classe politica come questa c'è poco da fare. Per parte mia ho affrontato qui e qui in qualche modo l'argomento, ma io sono un birbantello e mi piace scherzare un po' anche sulle cose serie.
Chi invece ha fatto un ottimo lavoro, è stato Ariano, con questi quattro interessantissimi interventi. Prima ha ripercorso la storia dell'Unità d'Italia, con passione ma allo stesso tempo con equilibrio e correttezza. Nell'ultimo post, di stamattina, ha poi creato un glossario di termini basilari da approfondire per capire cosa significano oggi le parole 'Unità' e 'Italia'. Veramente un bel lavoro, quello di Ariano; per questo lo faccio mio e ve lo propongo.
Alla prossima.
TIM
P.S.: ho appena letto da Glauco della bellissima iniziativa di Lara Manni: scrivere un racconto per il Giappone. Non vi dico altro per non allungare inutilmente: andate a leggervi direttamente la proposta e fate girare la notizia.

martedì 15 marzo 2011

Cultura, inni patriottici e diritti d'autore


Foto simbolo, per me, dell'Unità d'Italia (da qui)
 Si sa che noi italiani con la cultura abbiamo un rapporto variegato. Ci sono quelli che la masticano un po' di più, quelli che restano nel giusto tracciato e quelli che ne captano l'odore a distanza e cambiano immediatamente strada.
Penso che possiamo concordare nel considerare il Maestro Riccardo Muti esponente della prima categoria. E sicuramente se non si è monotematici negli interessi e si sia bloccato l'uso del tubo catodico sul canale di messa in onda del Grande Fratello (o Isola dei Famosi, oppure ognuno metta ciò che più gli aggrada), si sarà informati su quanto accaduto sabato scorso al Teatro dell'Opera di Roma, dove il Maestro ha diretto il Nabucco di Verdi in un tripudio di folla inneggiante al Risorgimento e all'Unità d'Italia.
Ora se il Maestro Muti mi dice che quest'opera, e in particolare questo coro degli ebrei, incarna lo spirito rinascimentale, l'anelito ad un'Italia unita, io ci credo; proprio perché oltre ad essere un uomo di grande cultura (con la C maiuscola), è anche un grande musicista, un vanto per l'Italia nel mondo, e quindi conosce bene la materia.
Ma allora, mi chiedo, come mai certa gente fa di questo brano il proprio inno politico a sostegno di una tesi federalista che nessuno, né Verdi né il librettista Temistocle Solera, propugnava? (e d'altra parte uno che porta il mio nome non poteva pensare certe cose!)
Il coro del Nabucco è da tutti riconosciuto come una metafora della condizione degli italiani soggetti a dominio austriaco e dovunque esista un pensiero libero questo viene riconosciuto. Lo stesso fatto che veniva intonato dagli esuli istriani, fiumani e dalmati come inno del loro esodo dalle terre perdute dopo il secondo conflitto mondiale, la dice lunga sul significato da dare.
Allora delle due l'una: o questa gente è avanti un secolo a noi quanto a capacità di analisi politica (ma conoscendo i loro trascorsi e anche i presenti, ne dubito fortemente), oppure è un'ulteriore dimostrazione della malafede con cui abbindolano quell'8,30% di italiani che li hanno votati alle politiche del 2008.
Oppure semplicemente hanno scoperto che il Nabucco di Verdi non è coperto da diritti d'Autore.
Viva l'Italia!!! (finché si può ancora dire)
TIM
(solo una segnalazione, fuori tema, prima di lasciarvi: andatevi a leggere il bellissimo post di Glauco sul dibattito sul rapporto energia nucleare-energia alternativa innescato dal terremoto giapponese)
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