martedì 7 settembre 2010

Non mi sembra di avere le idee chiare

Aiutatemi. Non mi sembra di avere le idee chiare.
Riprendo le fila dal commento fatto agli interessantissimi post di Simone e, come avevo annunciato, lo faccio diventare un articoletto. Che è questo. Troverete perciò di seguito alcune cose già dette nel commento a Simone.
Lo stesso Simone nella replica al mio commento dice una cosa interessante: "c'è sempre qualcun altro che ha studiato le stesse cose, c'è chi non capisce determinati contenuti ma sa riconoscere il valore di quello che gli metti davanti (da un piatto di pasta a un'opera darte, intendo) e c'è chi ci vuole bene e magari non capisce e non è nemmeno interessato, però un po' di sforzo lo fa anche solo per restarci vicino". E' verissimo; per certi versi è proprio quello che volevo dire io e che non ho fatto perché ... lui è più bravo di me! (la concisione è un'arte). Dicevo nel commento "si tratta forse di rispondere alla domandina: che ci stiamo a fare in questo mondo? Infatti perché noi scriviamo? alla fin fine anche lo scrittore più grande del mondo (mettici tu il nome che vuoi), alla fine è morto e sepolto. Magari gli hanno eretto statue, intitolato scuole, dedicato libri, ma è morto, o morirà. Allora se scriviamo non è per essere immortali fisicamente (del resto dell'immortalità culturale o della notorietà non me ne importa niente). Allora perché scriviamo? forse per far sapere agli altri quello che pensiamo, che visione abbiamo delle cose e del mondo. Questo sì, su questo ci sto. Quante persone posso raggiungere con un ebook gratuito in PDF da far scaricare dalla rete? 10, 50 100 persone? OK, mi possono bastare. Con quante persone riesco a 'sentirmi' scrivendo un post o rispondendo ad uno di un amico? 1, forse 3, al massimo 10. OK, mi può bastare. La mia vita (quella di Temistocle, intendo) è la trama delle piccole cose che sto facendo adesso, e se mi viene in mente di scrivere un racconto sul gatto che stamattina mi aspettava fuori dal cancello lo faccio per il gusto di dire: anche stamattina ho incontrato il gatto che mi conosce e mi aspetta. Non voglio dire che non credo nell'aldilà, nell'immortalità dell'anima e cose del genere; a 50 anni devo ancora farmi un'idea in proposito, o meglio ne ho avuto talmente tante finora che non so più da che parte cominciare. Siamo soli, come dici tu? Di fronte a queste cose, sì, siamo soli e l'unico modo per non esserlo totalmente è condividerle come stiamo facendo in quest'istante. Che siamo intellettuali, scrittori di fama, capi di stato, siamo solo noi, davanti alla nostra coscienza e a testa alta possiamo andare anche a spalare letame in una cascina del veronese in mezzo ai tamil o ai sick esiliati dalla loro terra e dalla loro guerra. E' vero che ci possono essere posti o situazioni che facilitano, ma per restare in ambito letterario Stephen King ha dato il meglio di se quando lavorava in una lavanderia e rubava il tempo ai panni sporchi che la gente gli portava. Sono 'uno di sinistra' e conosco bene le discussioni gramsciane sull'intellettuale organico al partito, sull'unione operai-intelletuale per la crescita del socialismo ecc. Ma essere intellettuali, come essere scrittori, non è un mestiere, è un modo di essere del nostro spirito. Per questo possiamo essere soli in mezzo ad una folla o in compagnia su un'isola deserta. Essere intellettuali o scrittori non ci abbandona mai, anche quando (come nel mio caso) ho forse 2 lettori fissi del mio blog e ancora nessuno -scusate la ripetizione ossessiva- ha mai letto un mio lavoro. Certo fa piacere dal punto di vista dell'orgoglio sapere che c'è qualcuno che sa che esisti (torniamo all'inizio: la domanda è: che ci stiamo a fare qui?), però la realtà è quella che viviamo giorno per giorno."
Simone scriveva: "Se nella vita ho capito qualcosa, forse è proprio che restare soli è il primo passo per finire inchiappettati." Sacrosanta verità anche questa. Noi siamo soli nelle scelte profonde (ci possono dare 100 consigli ma alla fine sceglieremo quello che ci va di più, e in quella scelta siamo soli) ma viviamo in mezzo alla gente, è nella nostra natura socializzare. Sin dall'epoca della cosiddetta 'età della pietra' gli uomini si organizzavano in gruppi e ogni cosa era finalizzata al bene proprio e comune. Ma, e non voglio fare retorica, si sta bene in gruppo quando si sta bene con se stessi.
Mi accorgo di essere andato forse aldilà di quello che era l'argomento proposto da Simone. E d'altra parte la mia non è una risposta a lui e alla sua proposta di discussione; è solo il mio modo di vedere alcune cose. Devo ammettere in modo abbastanza confuso. E' una chiacchierata attorno a un tavolo, facendo una partita di backgammon, nel mio posto segreto, il mio garage, il garage  di Demetrio.
TIM

lunedì 6 settembre 2010

Chiedo venia

Devo fare ammenda per una svista imperdonabile commessa qualche post fa.
Parlando del mio modo di scrivere ho ringraziato Simone Navarra per le sue lezioncine di scrittura. Ma, sarà l'età che avanza con relativo rimbambimento, sarà la fretta, sarà qualsiasi cosa, ho dimenticato di ringraziare anche Glauco Silvestri che ci da, pure lui, sistematicamente consigli e dritte che vengono dalla sua esperienza  di scrittore.
Mi cospargo il capo di cenere e chiedo ancora scusa .
TIM

venerdì 3 settembre 2010

Notizie dall'Italietta

Prendo lo spunto dal post del Duca per commentare a modo mio due notizie del giorno. A Serle un operaio muore a 33 anni schiacciato da un blocco di pietra. A Tallin la temibilissima Estonia prova a fermare il cammino dell'Italia verso gli Europei 2012.  Quale notizia pensate avrà più risalto oggi e domani su giornali e telegiornali? Accetto scommese.
(A proposito, alle 17.00 c'è anche Bosnia -Italia Under 21. Mi raccomando: frittatone cipollato, birra e ... rutto libero!)
(La vignetta è tratta dal portale Italia.it)
Alla prossima.
TIM

Un contributo

Stavo rileggendo alcuni vecchi post di questo blog, e mi è capitato di ritrovare un brano di Clifford Simak, tratto da 'L'anello intorno al sole', che mi sembra calzare bene per le discussioni nate in questi ultimi giorni su diversi blog amici (quelli che trovate nella famosa bandella laterale, come la chiamo io) e che cercano di leggere -ognuno dal proprio punto di vista- la situazione sociale e politica in cui ci troviamo. Ho pensato di riproporvelo, così com'è, senza alcun commento, perché qualsiasi altra parola da parte mia potrebbe solo rovinare la bellezza e la profondità del testo. Buona lettura.
E allora Vickers comprese che persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla terra … una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensilie strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così l’uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini né i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso. Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.
E buon ascolto.
TIM 

martedì 31 agosto 2010

Baciamo le mani

Ci sono cose che provocano dapprincipio rabbia, poi solo ribrezzo.
Questa notte non riuscivo a dormire e verso l'una ho cercato un po' di informazione alla tele. La notizia del giorno è sicuramente la visita di Gheddafi a Berlusconi in qualità di presidente del consiglio italiano. Parate militari, cene (gli arabi stanno celebrando ancora il ramadan) ufficiali, arringhe religiose ad un pubblico pagato per stare lì a compiacere l'ospite (un po' come nei talk show), ecc. Ma sulla Televisione Svizzera, che ho sto imparando ad apprezzare per obiettività e imparzialità, ho visto qualcosa che mi ha finito di svegliare: Berlusconi che bacia le mani a Gheddafi. E' un filmato risalente agli inizi di quest'anno, che si riferisce ad un altro incontro tra i due 'amiconi', ma gli abbracci e baci di quest'ultimo evento mediatico rafforzano l'idea del feeling, vero o falso, tra i due. Mi sembrava di vedere il remake di qualche episodio de 'Il Padrino'. C'è chi ha risposto, a chi criticava l'incontro con parata finale di ieri, dicendo che questa è 'politica' e chi dissente non capisce niente.
Certe cose fanno, forse, anche paura.
(la vignetta è di Giannelli, tratta dal blog di Giuseppe Casarubbea)
TIM

venerdì 27 agosto 2010

Classifiche dall'Italietta

Cos'è l'Italietta?
E' questa: guardate le versioni on-line dei principali quotidiani e delle principali agenzie di stampa.
Notizia del giorno: Marchionne che dice: non mi rompete che c'ho degli azionisti (leggi, tra gli altri, Gheddafi) a cui assicurare un dividendo e non posso fare la figura del coglioncello. In secondo piano: il berlusca che dice: chi mi ama mi segua, armiamoci e partite; terza notizia: attentato al PG di Reggio Calabria. Questo è l'ordine di importanza delle cose in Italia, oggi.
E meno male che non hanno beccato ancora Corona alla guida senza patente, sennò la guerra di mafia a chi difende la legalità sarebbe passata al quinto posto.
Sì, perché al quarto ci sarebbe stata la solita intervista alle tette di Belen.
TIM

giovedì 26 agosto 2010

Confessioni di un onesto lavoratore della penna

I commenti di Giardigno65 e di Ariano  (che ringrazio, bontà loro) al mio post "Ho scritto", mi ha fatto venire l'idea di quest'articolo.
Quando scrivo? come scrivo?
Devo dire che come tutte le abitudini cambiano con l'età, le condizioni di vita, le contingenze e gli orari quotidiani mutati, ecc., così è anche per la scrittura. Ho parlato di 'abitudine' alla scrittura anche se so che (almeno per chi come me non si guadagna il pane riempiendo pagine di segni di senso più o meno compiuto) la scrittura non deve essere una routine, qualcosa a comando. Ma chi di voi ha questo maledetto viziaccio, sa che non sempre ti si illumina la lampadina su una certa idea e puoi andare immediatamente davanti al monitor o sulla moleskine a 'mettere nero su bianco'. Il lavoro, la spesa da finire, un incontro galante che ... promette bene, e può essere che passano ore, se non giorni, prima di avere il tempo di scrivere. E magari quando finalmente sei pronto, quell'idea così chiara, quelle parole precise che dicevano perfettamente tutto, non vengono più. Oppure c'è una serata o un fine settimana che ti sei ritagliato apposta per scrivere e ti viene il blocco da pagina bianca.
E allora ci sia arrangia come si può.
Io ho la fortuna di fare da qualche mese un lavoro che mi permette a volte ampi spazi di pausa (anche se dovrei dire 'purtroppo' visto che lavoro nel commercio e se ho tempo durante la giornata è perché non ci sono clienti!) e perciò riesco a gestire bene la cosa: mi basta un blocco di fogli riciclati tagliati a metà e debitamente spillati a portata di mano e almeno l'idea grezza riesco a gestirla. Altra cosa è, poi, sgrossarla fino a farla diventare pagina di scrittura.
Allora: quando e come scrivo?
Non mi prendo mai dei momenti per scrivere 'a priori', cioè non dico mai: adesso mi chiudo in camera e prendo carta e penna. 'Produco' solo quando ne sento la necessità, quando un'idea mi pressa nel cervello; allora cerco di trattenerla il più possibile (come si fa quando ti scappa e non hai un bagno a portata di mano) e appena possibile butto giù tutto, così come viene. Spesso un racconto prende vita anche in due o tre posti diversi, perché magari inzio su un quaderno o un'agenda, poi scrivo due pagine su un notes e poi  finisco su fogli volanti. Questa prima stesura è importante per me, perché il passaggio al computer diventa già una prima revisione del lavoro; e quando scrivo qualche parte direttamente a video vado poi a rileggere tutto quando continuo la stesura.
E' anche vero, poi, che mi è capitato, 4-5 anni fa, di sognare le trame dei mie racconti, per filo e per segno e un paio di essi ('Capitan Alex e i giochetti di Remigio' e Capello liquido' che potrete leggere, con tutti gli altri, appena rieditati sul figlio di questo blog) sono nati e cresciuti proprio così. Erano altri tempi, in cui sia le trame che le stesure vere e proprie erano molto più approssimative di adesso, sicuramente meno curate, perché avevo meno esperienza e ... conoscevo meno trucchetti (eh, le lezioncine di Simone!)
Ho iniziato a scrivere, come quasi tutti, alle elementari, con quelle poesiole in rima che mi rendevano orgoglioso come Di Pietro quando azzecca un congiuntivo; ho ripreso poi con quelle cose in stile esistenziale di cui sono pieni i primi anni delle superiori, dove la morte, il suicidio, la luna e il sorriso della barbie di turno riempiono le pagine. Quindi bisogna aspettare il 1980 e l'Università per la prima 'cosa seria' (il racconto 'Poster' che nacque in due semplici paginette e che a distanza di 30 anni è diventato un racconto di una ventina di pagine che leggerete quanto prima). Poi il buio fino agli anni '90-2000, quando ho sfornato un bel po' di roba, anche se non tutta all'altezza.
Ed ora sono qui. Ritengo di essere un onesto lavoratore della penna (che, attenzione!, non implica pure essere bravo), motivato sicuramente anche dalla possibilità di essere letto tramite il web e il blog di cui sopra - pur se finora praticamente nessuno mi ha detto anche solo 'questa cosa fa vomitare'. Ma io scrivo perché mi piace, quindi vado avanti. Come dicevo qualche post fa, ho dato ad un amico per l'editing un racconto lungo (un'ottantina di pagine) abbastanza impegnativo, su cui ho lavorato per parecchio tempo e vorrei che uscisse per bene, con tutti gli attributi al posto giusto. E poi sto lavorando già a qualcos'altro, e poi ... ma cosa volete di più!
Avete voglia di riascoltare questa?
TIM
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