venerdì 10 settembre 2010

Segnalazione

Un articoletto veloce veloce per segnalarvi alcuni posti dove poter rintracciare opere di poesia e prosa messi in rete gratuitamente e dove, soprattutto, mandare i propri lavori. L'idea è venuta, per la verità, a Glauco Silvestri, perciò 'sfrutto' il suo lavoro per quanto riguarda gli ebook: potete cliccare qui e qui. Ci metto di mio il blog di poesia , anche questo comunque segnalatomi  da un amico.
E così senza fare niente c'ho guadagnato un post sulla tabella delle statistiche.
Stasera mi piace questa. E a voi?
Buonanotte e sogni d'oro
TIM  

Centro di gravità. Permanente.

Riporto testualmente una riflessione che potrete trovare sul libro Il Tao per un anno, di Deng Ming-Dao, e che paragona la crisi da 'pagina bianca' con quella che, nella vita, prende quando siamo senza bussola. Viste le discussioni esistenzialisticheggianti di questi ultimi giorni mi sembra appropriata.
"Quando un artista crea, assomiglia ad uno sciamano. L'ispirazione gli giunge come un dono. I seguaci del Tao fanno lo stesso.La loro consapevolezza del Tao non è nulla di chiaramente formulato, né qualcosa che essi possiedono: è il Tao ad andare loro come un dono. Per questo le arti e il Tao sono così saldamente alleati: perché l'atto del ricevere e dell'esprimere è il medesimo.
Proprio come l'artista teme l'incapacità di fare arte, così il seguace ha il terrore di non sentire più il Tao.
Spesso le circostanze ci impongono di creare: come atleti sul campo di gara, come oratori di fronte al pubblico, come musicisti sul palcoscenico, come cuochi ai fornelli o genitori alle prese coi figli. In che modo mantenere vivo il flusso? Alcuni cercano di farlo conducendo una vita ordinata e regolare, altri mantenendosi costantemente attivi. Ognuno di noi è diverso, dunque non esiste nulla di assolutamente giusto o sbagliato. L'unica cosa che conta è sentire il Tao e tenere questa percezione in vita il più a lungo possibile. Se riusciamo a scoprire ciò che vi è di speciale e nascosto in noi, e a imparare ad esprimerlo, allora conosceremo il Tao."
Forse, allora, è meglio cercare un centro di gravità permanente.
TIM 

mercoledì 8 settembre 2010

E' arrivato Tore!

Come avevo annunciato in un commento al post di Ariano di ieri, eccovi un raccontino/favoletta per adulti (non nel senso di 'a luci rosse'!). Lo trovate sull'altro mio blog, I racconti del garage, dove ci sono anche gli altri due racconti messi finora in rete. "Tore", si intitola così, è un lavoretto di 2000 parole di una decina di anni fa, senza grandi pretese, ma mi è sempre piaciuto perché usa un linguaggio e un modo di esprimermi che non ho mai più ritrovato dopo di allora. E' una storia semplice, senza alieni, impianti sociologici e viaggi nel tempo di altri miei racconti. Fotografa la storia di uno 'scemo del villaggio' che forse non è poi così scemo. E' solo da leggere in due minuti e, se volete, conservare. Come questa canzone.
TIM

martedì 7 settembre 2010

Non mi sembra di avere le idee chiare

Aiutatemi. Non mi sembra di avere le idee chiare.
Riprendo le fila dal commento fatto agli interessantissimi post di Simone e, come avevo annunciato, lo faccio diventare un articoletto. Che è questo. Troverete perciò di seguito alcune cose già dette nel commento a Simone.
Lo stesso Simone nella replica al mio commento dice una cosa interessante: "c'è sempre qualcun altro che ha studiato le stesse cose, c'è chi non capisce determinati contenuti ma sa riconoscere il valore di quello che gli metti davanti (da un piatto di pasta a un'opera darte, intendo) e c'è chi ci vuole bene e magari non capisce e non è nemmeno interessato, però un po' di sforzo lo fa anche solo per restarci vicino". E' verissimo; per certi versi è proprio quello che volevo dire io e che non ho fatto perché ... lui è più bravo di me! (la concisione è un'arte). Dicevo nel commento "si tratta forse di rispondere alla domandina: che ci stiamo a fare in questo mondo? Infatti perché noi scriviamo? alla fin fine anche lo scrittore più grande del mondo (mettici tu il nome che vuoi), alla fine è morto e sepolto. Magari gli hanno eretto statue, intitolato scuole, dedicato libri, ma è morto, o morirà. Allora se scriviamo non è per essere immortali fisicamente (del resto dell'immortalità culturale o della notorietà non me ne importa niente). Allora perché scriviamo? forse per far sapere agli altri quello che pensiamo, che visione abbiamo delle cose e del mondo. Questo sì, su questo ci sto. Quante persone posso raggiungere con un ebook gratuito in PDF da far scaricare dalla rete? 10, 50 100 persone? OK, mi possono bastare. Con quante persone riesco a 'sentirmi' scrivendo un post o rispondendo ad uno di un amico? 1, forse 3, al massimo 10. OK, mi può bastare. La mia vita (quella di Temistocle, intendo) è la trama delle piccole cose che sto facendo adesso, e se mi viene in mente di scrivere un racconto sul gatto che stamattina mi aspettava fuori dal cancello lo faccio per il gusto di dire: anche stamattina ho incontrato il gatto che mi conosce e mi aspetta. Non voglio dire che non credo nell'aldilà, nell'immortalità dell'anima e cose del genere; a 50 anni devo ancora farmi un'idea in proposito, o meglio ne ho avuto talmente tante finora che non so più da che parte cominciare. Siamo soli, come dici tu? Di fronte a queste cose, sì, siamo soli e l'unico modo per non esserlo totalmente è condividerle come stiamo facendo in quest'istante. Che siamo intellettuali, scrittori di fama, capi di stato, siamo solo noi, davanti alla nostra coscienza e a testa alta possiamo andare anche a spalare letame in una cascina del veronese in mezzo ai tamil o ai sick esiliati dalla loro terra e dalla loro guerra. E' vero che ci possono essere posti o situazioni che facilitano, ma per restare in ambito letterario Stephen King ha dato il meglio di se quando lavorava in una lavanderia e rubava il tempo ai panni sporchi che la gente gli portava. Sono 'uno di sinistra' e conosco bene le discussioni gramsciane sull'intellettuale organico al partito, sull'unione operai-intelletuale per la crescita del socialismo ecc. Ma essere intellettuali, come essere scrittori, non è un mestiere, è un modo di essere del nostro spirito. Per questo possiamo essere soli in mezzo ad una folla o in compagnia su un'isola deserta. Essere intellettuali o scrittori non ci abbandona mai, anche quando (come nel mio caso) ho forse 2 lettori fissi del mio blog e ancora nessuno -scusate la ripetizione ossessiva- ha mai letto un mio lavoro. Certo fa piacere dal punto di vista dell'orgoglio sapere che c'è qualcuno che sa che esisti (torniamo all'inizio: la domanda è: che ci stiamo a fare qui?), però la realtà è quella che viviamo giorno per giorno."
Simone scriveva: "Se nella vita ho capito qualcosa, forse è proprio che restare soli è il primo passo per finire inchiappettati." Sacrosanta verità anche questa. Noi siamo soli nelle scelte profonde (ci possono dare 100 consigli ma alla fine sceglieremo quello che ci va di più, e in quella scelta siamo soli) ma viviamo in mezzo alla gente, è nella nostra natura socializzare. Sin dall'epoca della cosiddetta 'età della pietra' gli uomini si organizzavano in gruppi e ogni cosa era finalizzata al bene proprio e comune. Ma, e non voglio fare retorica, si sta bene in gruppo quando si sta bene con se stessi.
Mi accorgo di essere andato forse aldilà di quello che era l'argomento proposto da Simone. E d'altra parte la mia non è una risposta a lui e alla sua proposta di discussione; è solo il mio modo di vedere alcune cose. Devo ammettere in modo abbastanza confuso. E' una chiacchierata attorno a un tavolo, facendo una partita di backgammon, nel mio posto segreto, il mio garage, il garage  di Demetrio.
TIM

lunedì 6 settembre 2010

Chiedo venia

Devo fare ammenda per una svista imperdonabile commessa qualche post fa.
Parlando del mio modo di scrivere ho ringraziato Simone Navarra per le sue lezioncine di scrittura. Ma, sarà l'età che avanza con relativo rimbambimento, sarà la fretta, sarà qualsiasi cosa, ho dimenticato di ringraziare anche Glauco Silvestri che ci da, pure lui, sistematicamente consigli e dritte che vengono dalla sua esperienza  di scrittore.
Mi cospargo il capo di cenere e chiedo ancora scusa .
TIM

venerdì 3 settembre 2010

Notizie dall'Italietta

Prendo lo spunto dal post del Duca per commentare a modo mio due notizie del giorno. A Serle un operaio muore a 33 anni schiacciato da un blocco di pietra. A Tallin la temibilissima Estonia prova a fermare il cammino dell'Italia verso gli Europei 2012.  Quale notizia pensate avrà più risalto oggi e domani su giornali e telegiornali? Accetto scommese.
(A proposito, alle 17.00 c'è anche Bosnia -Italia Under 21. Mi raccomando: frittatone cipollato, birra e ... rutto libero!)
(La vignetta è tratta dal portale Italia.it)
Alla prossima.
TIM

Un contributo

Stavo rileggendo alcuni vecchi post di questo blog, e mi è capitato di ritrovare un brano di Clifford Simak, tratto da 'L'anello intorno al sole', che mi sembra calzare bene per le discussioni nate in questi ultimi giorni su diversi blog amici (quelli che trovate nella famosa bandella laterale, come la chiamo io) e che cercano di leggere -ognuno dal proprio punto di vista- la situazione sociale e politica in cui ci troviamo. Ho pensato di riproporvelo, così com'è, senza alcun commento, perché qualsiasi altra parola da parte mia potrebbe solo rovinare la bellezza e la profondità del testo. Buona lettura.
E allora Vickers comprese che persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla terra … una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensilie strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così l’uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini né i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso. Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.
E buon ascolto.
TIM 
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