Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

mercoledì 1 dicembre 2010

Biotestamento, donazione degli organi, eutanasia

Mi restano altri dieci anni da vivere. No, niente paura, non ho scoperto di avere una qualche malattia rara e incurabile, né ho visto tramite gli I Ching che nel 2020 ci sarà la fine del mondo.
Adesso vi racconto come è andata. Una decina di anni fa, era una bella giornata di sole e stavo passeggiando sul meraviglioso viale pedonale della mia città, quando, tra il pensiero di quello che avrei dovuto fare a breve e quello del fine settimana da trascorrere fuori città, mi si affaccia quest'idea: finirò di vivere a sessant'anni. Lì per lì non ci feci neanche caso. Poi il pensiero persisteva e quasi annientava tutti gli altri. Era diventato una certezza. Ma la cosa strana è che non mi procurava paura, ansia o altro: mi era quasi indifferente, come uno tra i tanti. Alla fine non ci pensai più: a volte il cervello fa brutti scherzi. Nel tempo, questo pensiero è tornato altre volte, sempre chiaro: la mia vita finirà a sessant'anni; e sempre senza portare appresso paure di alcun tipo. Ormai questa cosa è per me una certezza, che tradotta in termini attuali vuol dire: mi restano da vivere altri dieci anni.
In questi anni ho maturato alcune certezze riguardo all'evento della morte e ogni volta che sento notizie come questa, mi arrabbio. Possibile che ci possa essere gente che, al di là delle proprie credenze religiose (imposte o libere) non capisca che la morte come la vita è uno degli atti più liberi che ci possano essere? Una volta che l'uomo nasce, deve avere la possibilità di gestirsi l'esistenza come vuole, nel bene e nel male, se queste categorie (bene-male) possono essere applicate alla vita. E poiché la morte è parte integrante della vita, anche questa deve essere liberamente gestita. Con queste premesse non posso che avere questi convincimenti:
- biotestamento: ognuno deve essere libero di decidere, finché è in grado di intendere e volere, come porre fine alla propria vita. Gli esempi Welby - Englaro sono per me emblematici. Welby ha avuto la possibilità di essere cosciente sino all'ultimo e 'accompagnarsi' fino alla morte; Eluana Englaro avrebbe potuto esprime in modo vincolante e per iscritto le proprie scelte e motivazioni senza far trovare altri davanti a scelte difficili, tormentate e soprattutto con l'accusa di 'non fare il suo bene'. Allora si al biotestamento come documentoin cui si dica semplicemente: nel momento in cui si palesano certe situazioni io voglio che qualcuno 'stacchi la spina' per me. Chiaro, semplice, pulito.
- donazione degli organi: su questo ormai penso che l'opinione pubblica sia abbastanza daccordo. Io sono iscritto all'AIDO da più di vent'anni e ho nel portafoglio anche la tesserina del Ministero che arrivò tempo fa. Ritengo che la donazione sia un gesto di civiltà che nessun ragionamento, etico, religioso, politico, può negare; e se qualcuno lo fa ha tutto il diritto di farlo ma deve ammettere di essere egoista. Anche in questo caso la possibilità di vincolare quest'evento con un atto scritto e pubblico è importante e taglia la testa al toro, come suol dirsi. In questo caso la legge esiste ma non ho mai visto campagne informative su larga scala a suo sostegno. Probabilmente informare che con Mediaset Premium vedi più partite che con Sky e a prezzo più basso è più importante (o forse più lucroso).
- eutanasia: ritengo che se ci fosse stato un pronunciamento legislativo sull'eutanasia, storie come quella di Mario Monicelli, a cui ho accennato sopra, non potrebbero succedere. Un uomo sente quando è il momento di andarsene, se l'esistenza gli è troppo pesante. Non possiamo permettere che qualcuno continui a instillare nelle persone il terrore di scegliere come e quando morire, con la motivazione che 'la vita non è nostra' (e di chi è, allora? che ho campato finora a fare se non posso decidere? anzi a posto di chi, se la vita non è mia?), che dobbiamo rispettare leggi scritte e non scritte che ci proibiscono di vivere (e quindi morire) serenamente. Chi fa scelte diverse perché decide di continuare a vivere anche in condizioni disperate -magari con motivazioni di fede- ha tutto il diritto di farlo, può anche essere considerato in certi ambienti un 'eroe', un 'santo'; ma è una scelta sua ed è apprezzabile, ma a patto che qualcun altro che non la pensa allo stesso modo è posto nella condizione di agire diversamente. Allora tutti quelli che hanno dato consapevolmente la propria vita per la patria, sapendo di andare incontro a morte certa compiendo certe azioni di guerra, gli eroi e i martiri che tutti ammiriamo, hanno sbagliato? Non lo so, però so che hanno potuto scegliere liberamente.
Forse sono andato al di la dei limiti che mi ero imposto, quanto a lunghezza del post e sua corposità, ma ho cercato di esprimere in modo pacato le mie idee in materia. Mi scuso se ho urtato la sensibilità di qualcuno, ma chiunque è libero di rispondere nei commenti qui sotto.
TIM

12 commenti:

  1. Sì, ma quando è accettabile l'eutanasia? Per un tumore terminale, per una paralisi, per un handicap che peggiora, per un qualcosa che forse peggiorerà... per una situazione ritenuta insostenibilee, perché uno è disabile, perché ha l'aids... mettere un paletto è impossibile, e il discorso credo non si possa mai veramente dire concluso.

    Io, per dire, uno che ha l'HIV non lo lascerei suicidare. Uno che non respira autonomamente penso di sì, uno che è tetraplegico forse, ma uno sulla sedia a rotelle? Quando inizia la scelta e quando invece è solo sconforto e depressione, o quanto ancora può far comodo a chi si leva dalle scatole un malato che alla fine è anche un fardello?

    Il dramma vero è la gente che non ha dubbi e vuole decidere per gli altri. Almeno, credo (altro dubbio) ^^.

    Simone

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  2. Io sono daccordo con te e ripeto: ognuno deve essere libero di scegliere. Il che significa che questa libertà gli deve essere concessa e non ci debbano essere leggi che impediscano. Essere liberi di scegliere non significa non poter essere consigliato, non avere qualcuno che sta vicino ecc.; vuol dire che però, alla fine, bisogna avere la possiblità di dire la propria.
    Temistocle

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  3. E' un tema talmente controverso che - dico la verità - non saprei proprio come esprimermi.

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  4. @ Ariano: certamente è un discorso molto grosso e impegnativo, ed è difficile avere idee chiare. Secondo me il problema è che ci bombardano con mille posizioni ideologiche, cercando di imporci ognuno il loro punto di vista (senza distinzioni di parte) ma senza darci gli elementi per sceverare il problema. E così, tra la nostra paura di affrontare il tabù-morte e la mancanza di chiarezza, con tutti che vogliono tirare l'acqua al loro mulino, le nostre idee non hanno come chiarirsi.

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  5. E' un tema complesso da affrontare in un commento. La libertà di scegliere DEVE essere sacrosanta e non vincolata ad alcun tipo di religione. La scelta però deve essere fatta con coscienza. A volte un impeto di disperazione può spingerci a compiere gesti da cui è impossibile tornare indietro (la morte).

    Perché Monicelli si è ucciso? Nessuno lo sa con certezza. Era solo, era malato, non poteva neppure più svolgere il proprio lavoro, era stanco.
    Biologicamente avrebbe potuto andare avanti ancora qualche anno... chissà. Psicologicamente, forse, era ormai annientato.
    Penso a mia nonna, che ha tre anni più di Monicelli. Non possiamo tenerla in casa ed è costretta a vivere in una pensione per anziani. Anche lì, lei è la più anziana. In quel posto i vecchietti non sono molto socievoli. Ognuno se ne sta sulla propria sedia e aspetta... sappiamo tutti cosa. Mia nonna?
    Si sente sola. I suoi amici sono già andati. Noi siamo da lei quasi tutti i giorni ma la nostra compagnia è provvisoria. I vecchietti non si fanno compagnia tra loro. Buffo ma è proprio il personale della pensione che li sollecita e stimola a non lasciarsi andare. Ma lei, penso, si sente proprio come Monicelli. E ogni volta che la vado a trovare mi chiede quando arriverà (la morte), che se ne vuole andare, che è stanca.

    Per cui, come chiede anche Simone, quand'è accettabile l'eutanasia?

    Il fatto è che non deve essere accettata "da noi". L'eutanasia è una cosa tutta personale e non dobbiamo essere noi a decidere per altri. Noi possiamo consigliarli, stare loro vicino, curarli... ma non possiamo provare ciò che provano loro. Dall'esterno ci sembra facile criticare chi rinuncia alla vita, chi non vuole combattere. Nessuno di noi però riesce a immaginare di trovarsi al posto loro perché è una esperienza unica, traumatica, che nessuno di noi (che sta bene) ha mai provato.

    E' per questo che l'eutanasia diventa una questione politica e religiosa. La si trasforma in un artificio, una cosa controllabile freddamente, così che tutto appaia meno... spaventoso.

    Chi vuole regolare l'eutanasia ha semplicemente paura della morte, o forse di ciò che c'è subito prima... e soprattutto chi vuole regolare l'eutanasia non soffre dei patemi che potrebbero spingere un uomo a desiderarla. E' un artifizio... un tentativo di razionalizzare qualcosa che non può essere razionale. E qualche volta è anche una mezza strumentalizzazione per ottenere consensi politici.

    Ti lascio un link interessante, qui. Sono da leggere anche i commenti...

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  6. @ Glauco: grazie anche a te per aver lasciato un pensiero. Ho fatto l'esempio di Monicelli solo perché mi è capitato sotto mano, era la notizia del giorno e, in qualche modo, c'entrava col tema del post. In effetti avevo annunciato di voler trattare un argomento del genere già da una settimana, e le cose sono coincise. Penso che nessuno sappia il perché del suo suicidio, le vere condizioni in cui si trovava ecc., visto che la famiglia (grazie a Dio!) non lo ha strombazzato ai quattro venti, facendo rimanere la cosa nel privato. Anche a me è capitato di conoscere molti anni fa una vecchina di 105 anni che piangeva in continuazione perché voleva morire, essendosi stancata non tanto della malattia (era abbastanza sana per la sua età) quanto proprio per il fatto che il tempo non le passava mai. Comunque volgio ripetere solo questo: qualunque sia la nostra idea su fatti del genere -biotestamento, donazione, eutanasia- dobbiamo dare la possibilità, tramite una legge, a chi la pensa diversamente di poter agire di conseguenza. La Binetti che si scaglia contro la (presunta) esaltazione del suicidio del maestro ha ragione, dal suo punto di vista; dovrebbe scaldarsi un po' di più perché chi non la pensa come lei possa farlo e praticarlo con la stessa libertà.
    Ecco perché è importante, per me, il biotestamento: perché si decide non nell'imminenza del fatto, ma quando la nostra mente e il nostro corpo sono sani e capaci; e comunque è qualcosa che si può sempre rinnegare in qualsiasi momento.
    (Ho letto il tuo link: anche quelle sono posizioni rispettabili, finché non vengono imposte a qualche altro per legge).
    Temistocle

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  7. Il problema di fondo è che viviamo in un paese ed in una società dove chiunque vuole insegnare al prossimo come stare al mondo ed impedire libertà di pensiero ed azione. Io so che non ho scelto di nascere, ma so per certo che se non ci saranno leggi a tutela della mia dignità quando e se mi troverò in una situazione disperata, non escludo un gesto alla Monicelli. Consiglio ai detrattori del Maestro, che sono ominicchi piccoli piccoli, di andare a fare in culo con lo scappellamento frontale. Non è mai buona creanza strumentalizzare un cadavere ancora caldo.

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  8. In questi ultimi vent'anni siamo diventati una società essenzialmente mediatica, dove esiste solo ciò che appare, quello che puoi vedere in TV (ricordate Jannacci: 'l'ha detto il telegiornale!'). Non per niente veniamo da vent'anni di potere berlusconiano. Le cose positive ci sono e sono molte, ma non hanno visibilità, perché non conviene a chi comanda, perché non portano soldi a nessuno (solo servizi alla collettività). Con la scusa che il centralismo è comunista, hanno smembrato la società in tante piccole isole, perché così è più facile il controllo da parte di pochi; questa una volta si chiamava dittatura. D'altra parte un presidente del consiglio che sceglie di chiudere il parlamento fino al giorno in cui ci sarà il voto di fiducia, mi ricorda proprio 'qualcun altro', anzi 'quell'altro'. Ha dda venì baffone!
    Temistocle

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  9. Io sono d'accordo con te sui tuoi punti.
    Anche a me, la notizia del corriere che hai postato, mi fa imbestialire e non capisco perché ci deve essere una legge che impedisce a qualcuno di "staccare la spina", se così io stessa ho scelto in piena coscienza e sono impossibilitato a farlo da solo.

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  10. E' sempre lo stesso problema: finché la mia libertà non danneggia quella degli altri, devo essere messo in grado di decidere su ciò che mi riguarda, in generale.
    Temistocle

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  11. Il tuo post Tim ha girato penso intorno alla questione per la quale nutro dissensi e sfiducia verso chi nega la libertà di uccidersi.

    Ci sono due pesi e due misure.
    Sembra si vada contro chi sia a favore dell' eutanasia e si veda cosa normale, anzi da sostenere chi combatte per la vita.

    Quando sento il papa pronunciare frasi che condannano come superpeccato l' eutanasia, mi verrebbe da porgli una domanda:
    "Se tu papa, fossi al posto di un malato terminale di tumore,
    che sa di dover morire fra un mese
    che pensieri avresti?".

    Vedere i parenti di malati terminali dare insistentemente delle cure affinchè il loro parente non muoia, scusatemi ma è un gesto veramente da EGOISTI.
    Un gesto orribile.
    Se questa persona vorrebbe finire la sua vita, soffre ogni secondo del giorno, perchè diamine bisogna prolungare la sua sofferenza???
    TU PAPA, sei a favore di prolungare la sofferenza ad una persona???
    Cosa predica la tua religione?
    Di far soffrire tutti basta che rispettino la vita???

    In un unico caso non tollero il suicidio, quando viene fatto da un ragazzino che neanche ha passato i vent'anni o li ha passati da poco.
    Se ne sentono a centinaia di suicidi giovanili.
    E' tristissimo, le cause sono diverse e molteplici.
    Se un ragazzino di 13 anni si suicida per amore, allora i genitori non gli hanno insegnato nulla, o gli hanno insegnato male.

    Se uno è sano non può morire.
    Se un parente è morto, non puoi morire perchè non risolvi nulla,
    ma se stai soffrendo, e di brutto,
    sei libero di scegliere
    tra la vita e la morte.

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  12. La discriminante è: cosa intendiamo per 'vita'? se riuscissimo a dare una risposta univoca, probabilmente, non si creerebbero problemi. Purtroppo rispondere a questa domanda significa entrare nel segreto dell'esistenza (se ce n'è uno) e metterci al posto di un eventuale dio che ci avrebbe creato o scoprire che è una casualità che ci ha dato il via e continua a muoverci.
    Temistocle

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