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venerdì 14 ottobre 2011

Sardegna Gialla, di Gianluca Santini

Avevo in preparazione quest post già da un po'. Anzi la sua struttura era già scritta con tutti i riferimenti al loro posto, come ossa da rimpolpare per farne un corpo. Bene, ora è venuto il momento di mettere un po' di carne sullo scheletro e presentarvi il pezzo.
Quindi è solo una coincidenza che venga un paio di giorni dopo il giustissimo cazziatone che Gianluca ha fatto sul suo blog a proposito dei pareri di ritorno relativi in special modo alle autopubblicazioni.
Dunque oggi parlo di uno dei lavori che nascono come ampliamento e seguito del Survival Blog (di cui non c'è più la pagina statica di Alex e quindi mi permetto di suggerire la mia). Ed è proprio un lavoro di  Gianluca Santini (che ho avuto anche l'onore di intervistare su questo blog): Sardegna gialla. Ma è solo una coincidenza che sia il suo, eh!
Il prossimo futuro ingergner Santini divide il suo lavoro in due parti: nella seconda riprende, revisionandolo, il suo contributo al Survival Blog; nella prima invece troviamo la parte nuova, una storia raccontata da un personaggio diverso da quello del SB, che precede e va ad innestarsi esattamente alla stessa ora dello stesso giorno in cui inzia il racconto vero e proprio della pandemia.
Quella di Gianluca è anzitutto una storia d'amore, una storia di ricerca della motivazione di un amore consolidato (verso la moglie e le due figlie) e di un amore quasi rincorso, per qualcuno che c'è stato e forse c'è ancora. Qualcuno che sembra aver capito meglio del protagonista, Guido, in che senso sta andando il mondo.
Non mi soffermo sulla seconda parte che abbiamo avuto occasione di leggere ai tempi del SB. In verità io non avevo seguito la storia di Gianluca, perché c'erano troppi racconti da leggere contemporaneamente, e il suo era stato quello tra i più sacrificati, anche sera partito col botto del protagonista costretto a tagliarsi una mano pur di salvarsi dall'infezione. Quindi rileggerlo (anzi leggerlo con calma) adesso è stata una piacevole scoperta, specie se unita allo spin-off che da' al tutto una connotazione meno horror e più drammatica, un senso di scoperta di alcune verità basilari, come quella che non è l'infezione (cioé qualcosa che viene da fuori) che fa la differenza tra gli uomini. Ad un certo punto infatti Gianluca scrive: i bastardi sulla jeep stavano aspettando che i bastardi dalla pelle gialla iscissero fuori dal nasconsiglio... (pg. 116).
Insomma mentre Guido nella prima parte vive la sua storia in un'ambientazione di orrore e terrore, nella seconda invece è la realtà esterna che domina la vita dell'altro protagonista, che lo costringe ad agire e muoversi in un certo senso. Le due storie, poi, si incrociano come quando viene trovato il diario di una certa 'Erica', che noi conosciamo proprio come l'amante di Guido.
Traspare in questo lavoro anche tutto l'amore che Gianluca ha per la sua terra. Scrive infatti ad un certo punto che Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata, arrivate a liberare l'isola in nome del nuovo potere, come dei semplici invasori. Leggiamo perciò: Da sottolineare anche la delicatezza con cui Gialuca racconta (siamo intorno a pg. 135-140) delle allucinazioni che assalgono il suo alter-ego, di come vede, in quella che si rivelerà alla fine una visione, una realtà da cui fuggire, e l'averla solo immaginata la rende meno brutta, quasi esorcizzata.
Solo nel momento in cui mi sono ritrovato a osservare la NAA che calpestava il terreno sardo mi sono sentito veramente legato a questa isola. Nemmeno con la diffusione dei Gialli mi era capitato qualcosa del genere. I Gialli in qualche modo avevano resettato tutto, facendoci tornare alla terra e alle nostre forze, ma almeno per me era una terra indistinta, aliena. La mia futura tomba, a cui uno non pensa se non vuole impazzire. La NAA mi ha fatto capire che è la mia terra, il luogo in cui sono nato, cresciuto e in cui morirò. Non voglio che un gruppo del genere decida come più gli pare del destino della mia terra (pg. 113).

Ancora un punto a suo favore sono le foto che mette a corredo di ogni capitolo e della cui origine parla nell'introduzione.
Insomma veramente un bel lavoro, che con la parte aggiunta da' al tutto una connotazione meno splatter e più umana, dove i sentimenti quotidiani prendono il sopravvento sulla pura azione violenta.
Punti negativi da evidenziare? Quasi nessuno, e quello che ho trovato è legato più che altro a valutazioni personali. Parlo del discorso dei link, che avevo fatto anche per un altro lavoro (ma non ricordo di chi). Mettere dei link risulta inutile per chi, come me, ha un semplice lettore ereader senza collegamento ad internet e quindi senza la possibilità di essere aperti e letti. Ma, ripeto, è solo un parere personale. Per il resto non mi è sembrato di trovare refusi, né incongruenze temporali o in generale relative alla narrazione.
La consistenza narrativa di questo racconto lungo dimostra, a mio modesto parere, come la scrittura di Gianluca stia migliorando di volta in volta, almeno tenendo conto dei lavori di cui ho già parlato e di quelli che invece ho solo letto. Mi piacerebbe ora vederlo all'opera con qualcosa magari anche di mainstream, che riguardi particolarmente la sua terra. Sono certo che saprebbe tirare fuori una buona storia e scritta come si deve.
Perciò alla fine sicuramente un placet. Voto 8,5.
Avevo intenzione di esaminare oggi altri due lavori legati direttamente o indirettamente al SB, ma mi rendo conto di essermi dilungato molto, per cui rimando alla prossima.

TIM

RETTIFICA: Gianluca mi fa giustamente osservare che (riporto testualmente la sua mail): a metà post si dice che "Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata", ma in realtà non è Guido il protagonista lì, ma il mio alterego. ;)

venerdì 1 luglio 2011

Le interviste possibili: Gianluca Santini

è lui, è lui!

I sardi sono gente tosta, abituati forse a dover sgomitare per farsi notare, perché vengono dall’altra parte del mare, da una terra dove chi parla in dialetto sembra cantare una strada nenia, che ti pare di conoscere ma di cui non capisci praticamente niente. Almeno per me è così. E’ la terra di Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Francesco Cossiga e… metteteci voi tutti quelli che ho dimenticato, forse anche volontariamente. (dovete studiare, eh!). E anche di Antonello Cuccureddu.
La Sardegna è anche la terra di Gianluca Santini, che oggi passerà l’esame delle nostre domandine indiscrete. Gialuca, come leggerete, ha alcuni sogni nella vita e tra questi sicuramente quello di rendere migliore il mondo che abitiamo. E' un puro? un idealista? Un illuso? Giudicate un po' voi, ma non fatevi fuorviare dalla foto qui di fianco! In fondo, però, bisogna essere un po' un folletto per avventurarsi sulla difficile strada dell'ecologismo vero, quello dove al primo posto c'è la natura e non l'economia 
Comunque, eccolo a voi.


Ciao, ci vuoi dire qualcosa di te, per presentarti?



Mi chiamo Gianluca Santini, ma questo credo che tu lo sappia già. Quindi aggiungo che sono nato alla fine del 1988 e che abito a Selargius, un piccolo comune nell’hinterland di Cagliari. Studio in Ingegneria Elettronica, anche se continuerò gli studi nel campo dell’Ingegneria Energetica.


Probabilmente sei il più giovane di quelli che sono passati di qua. Quindi penso che la tua infanzia e adolescenza siano state popolate da personaggi letterari e televisivi diversi da quelli di chi ti ha preceduto. Cosa mi dici?
Sono cresciuto principalmente con i libri, più che con il cinema o la musica. Ho iniziato con i libretti per ragazzi (Battello a vapore, Piccoli brividi, etc) ma presto ho fatto il salto verso i libri più “seri”. A 13 anni mi ha colpito la copertina de “L’acchiappasogni” di Stephen King e da allora ho spaziato un po’ nella letteratura horror, sia con King che con altri autori. Poi c’erano i fumetti, soprattutto Topolino, Dylan Dog e Tex. Per quanto riguarda la musica ho iniziato con il genere rap, che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza circa. E poi la tv, con i cartoni animati tipo Holly e Benjii e Dragonball. In tutto questo non c’è quasi mai stato lo zampino della mia famiglia, per quanto comunque seguissero ciò che leggevo e vedevo.
Vedo che hai cominciato andando subito sul pesante, con King! Adesso capisco anche il nickname del blog: il bambino di Shining che scrive Redrum sulla porta... Che mente! appunto la... mente di Redrum! E ora a che punto sono i tuoi gusti?
Più che cambiati, direi che i miei gusti si sono ampliati. Ho abbandonato quasi del tutto la televisione, a parte qualche telefilm. Ho scoperto la passione per il cinema e i film, ho ampliato i gusti musicali e quelli letterari, lanciandomi alla scoperta di nuovi autori e romanzi. La musica comunque riveste un ruolo meno importante nella mia vita, mentre film e libri sono quasi fondanti ormai. Mi piace guardare un film, indipendentemente dal genere, e allo stesso modo mi immergo nella lettura di libri più disparati, dai saggi ai romanzi di intrattenimento. Continuo comunque a prediligere la narrativa di genere, ma sono ben consapevole che anche questa può essere tramite di tematiche importanti. Infatti non condivido l’opinione di chi dice che questa letteratura di serie b non ha niente da dire di importante.

So che i sardi sono molto attaccati alla propria terra, se ne sentono partecipi fino al midollo e quando se ne allontanano, anche per breve tempo, non vedono l’ora di riprendere la nave o l’aereo. A proposito di aereo e Sardegna, sono stato una volta a Cagliari con un volo ed è stato uno degli atterraggi più da paura della mia vita, con quei chilometri di palude (o almeno così a me sono sembrati) da sfiorare prima di arrivare! Comunque mi sembra inutile farti questa domanda, ma viste che c’è nella batteria, eccola qui: ti piace il posto dove sei cresciuto? e come ti ha influenzato?


La Sardegna è un luogo meraviglioso dal mio punto di vista. Mi piacciono i luoghi, dal mare alla montagna. Mi piace dove vivo e se anche dovessi andare fuori per studio o lavoro, credo che alla fine tornerei sempre qui. Non mi ha influenzato molto sul lato della scrittura, perché fino ad adesso ho cercato di non ambientare i miei scritti in Sardegna. È stata una scelta dettata soprattutto dal fatto che la narrativa sarda è molto standardizzata, legata alle tradizioni e alla lingua, due aspetti che non conosco così appieno da poterci scrivere qualcosa. Sto cercando solo in quest’ultimo periodo di mescolare la narrativa di genere che di solito scrivo con un’ambientazione cagliaritana/sarda. È stato il Survival Blog a darmi la spinta a utilizzare la mia Sardegna come scenario di narrativa di genere, ignorando la visione tradizionalista dell’ambiente Sardegna nella narrativa. Ecco, non so nemmeno se sono riuscito bene a esprimere quello che volevo dire!

Penso che tutti abbiano ben capito. Tra l’altro ho appena letto (e commentato) un racconto bellissimo ambientato in Sardegna, Al bivio, di Federica Maccioni, inserito nella raccolta Fratelli di Razza, un ebook che mi sento di raccomandare senz’altro. Ora torniamo alle nostre domandine indiscrete. La tua famiglia si interessa a quello che fai ora dal lato, per così dire, artistico?


La mia famiglia supporta la mia attività di scribacchino, ma credo ignori del tutto l’esistenza dei miei due blog. Probabilmente spenderei troppo tempo a spiegare cosa sia un blog e cosa rappresenta per me, per cui lascio questo aspetto del mio lato creativo un po’ nascosto. Invece, come ho detto, per quanto riguarda i racconti, sanno che scrivo e mi hanno incoraggiato fin da bambino, quando in quarta elementare ho vinto il mio primo premio letterario. (bambino precoce eh! Sorvoliamo sul fatto che poi ho abbandonato la scrittura per tutto il tempo e l’ho ripresa solo qualche anno fa...)
Capitolo amici: con quali criteri li scegli? E chi ti sta intorno, condivide i tuoi stessi interessi, conosce la tua passione per la scrittura o sanno che gestisci un blog?
L’amicizia è un rapporto molto particolare, è impossibile scegliersi un amico. Al massimo si può scegliere un conoscente, ma l’amico lo diventa con il tempo, con l’instaurarsi di un rapporto che va al di là delle facciate esterne. I miei amici sanno delle mie attività scribacchine, e anche di quelle di blogger. I colleghi di università un po’ meno, giusto quelli a cui sono più legato sanno cosa faccio, gli altri credo lo ignorino. Dico credo, perché con i tempi che corrono (leggasi: Facebook) non si sa mai cosa sa la gente.

Sei credente?
Sono agnostico. Allo stesso tempo penso che non possiamo ignorare il lato spirituale del nostro essere umano, a prescindere dalla concezione religiosa. Non arrivo al materialismo puro, ma credo che l’uomo debba soppesare allo stesso tempo la propria materialità, così come il proprio spirito. Deve curare entrambi per stare bene. E deve fare in modo di comportarsi in maniera corretta, anche qui a prescindere da ricompense religiose. Un uomo deve comportarsi in maniera giusta (nell’accezione filosofica del termine) per via della propria coscienza morale ed etica. Se un uomo non segue la propria coscienza morale ed etica, a prescindere dal fatto che sia un uomo religioso o un agnostico o un ateo, allora non è un uomo giusto.

Mi sembra un’idea da sottoscrivere. Qualcuno direbbe che bisogna seguire comunque la via del Tao, se vogliamo che le nostre azioni abbiano una strada dritta davanti a noi. Torniamo alla scrittura: da dove vengono fuori i tuoi personaggi e le tue storie? qual è un tuo personaggio, o lavoro, a cui sei particolarmente affezionato?

Le mie storie e i miei personaggi quasi sempre nascono da un’immagine che si forma spontaneamente nella mia testa. Magari è un’associazione di idee che l’ha fatta nascere, oppure la suggestione di un altro libro o film, oppure ancora un sogno, ma sta di fatto che la gran parte delle mie “opere” nasce da una base comune, da un’intuizione. Solo successivamente mi domando come questa idea singola, paradossalmente inutile, possa essere sviluppata in un racconto di ampio respiro. Per quanto riguarda storie e personaggi a cui sono affezionato, cito il racconto breve “L’attesa”, nato sui banchi delle superiori, perché è stato il racconto con cui ho iniziato davvero a scrivere con la coscienza di voler scrivere. Poi cito il romanzo breve “L’Organismo” perché è stato il primo progetto “grosso” che sono riuscito a ultimare, nonostante le avversità e perché nel personaggio di Tommaso e nelle vicende che vive c’è qualcosa di mio.
Conosco benissimo Tommaso (per i motivi che tu sai!) e ritengo che rappresenti al meglio il tipo dell'uomo che si sta aprendo alla vita e trova davanti a lui un mondo pieno di mezze verità, di mancanza di chiarezza, soprattutto un mondo manovrato dall'alto. E' come mettersi nei panni di un adolescente di oggi che cerca di capire qualcosa di come va, o non va, il mondo; e non è una bella esperienza. Invece un personaggio della realtà (la realtà storica, dico) a cui ti senti particolarmente legato e che ha influito sulle tue scelte?

Ho avuto un grande cambiamento di vita dopo aver letto “PopCo” di Scarlett Thomas e aver visto “Into the wild”. Come conseguenza di questo film ho conosciuto l’opera del filosofo Henry David Thoreau, che sento molto vicino. Il suo saggio “Walden ovvero vita nei boschi” ha contribuito a formare appieno la mia coscienza ambientalista/ecologista. “PopCo” invece mi ha aiutato a capire molte cose sulle potenzialità dell’utente consumatore nella grande macchina del capitalismo e mi ha aperto gli occhi sul peso etico e morale di ciò che portiamo nelle nostre tavole.

Thoreau è uno di quegli autori che mi hanno attratto ma che per un motivo o per un altro non ho mai letto. Forse questo tuo entusiasmo mi darà la spinta giusta per accostarmici. Tra l’altro, se non sbaglio, è sua una frase che c’è in L’attimo fuggente, uno dei film più belli e interessanti che abbia mai visto: Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita... per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto. Qualcuno potrebbe dirmi se è così? Ancora un balzo… di palo in frasca: ti piace l’Italia oggi? quali sono i suoi pregi, i difetti, le potenzialità?

Non so se mi piace l’Italia oggi. Mi piace l’Italia, ma ho poca considerazione della volontà degli italiani a esprimere le potenzialità del nostro Paese. Siamo un popolo che vive a capo chino, purtroppo, inconscio delle proprie capacità e dei propri valori. Siamo ricchi di cervelli ma li lasciamo fuggire all’estero senza battere ciglio. E per inciso anche io sono pronto ad andarmene via, viste le prospettive offerte nel mio campo. Siamo costretti all’ansia del fine mese e questo ci impedisce di comprendere che la deriva che sta subendo il nostro Paese è un fatto che deve coinvolgere tutti e che deve farci ribellare. Invece viviamo tutti, egoisticamente, pensando che è affare di qualcun altro ribellarsi e fare un po’ di casino per ottenere quello che si vuole. Da questo punto di vista il saggio “Disobbedienza civile” di Thoreau è illuminante. Ecco, ora che l’ho pure citato in un’altra domanda capirai quanto sono legato al pensiero di questo filosofo. Sono comunque consapevole che prima o poi la situazione cambierà, la storia ci insegna che si arriva sempre a un punto di rottura, in cui il popolo cerca di cambiare il proprio stato. Spero solo di riuscire a vederlo, questo cambiamento.

Penso che tutti vorremmo vedere quel momento. Forse il problema è che non tutti ci vorrebbero mettere la faccia e la fatica! È forse questo il vero problema degli italiani: vogliono (vogliamo!) sempre trovarci la pappa pronta. Per restare in argomento, per così dire, connesso, cosa pensi dei flussi migratori che negli ultimi venti anni stanno cambiando gli equilibri culturali, sociali e politici d’Italia e d’Europa?

Sono flussi inevitabili, sia a livello nazionale che internazionale. Tutti siamo migranti, soprattutto in una società globalizzata come quella che abbiamo costruito. Ci vuole regolamentazione, certo, come in tutti gli aspetti di una civiltà come la nostra. Ma ultimamente si sta demonizzando questo aspetto e lo si sta politicizzando. Questo è un errore enorme che affossa la grande potenzialità della società multi-culturale. Così come uno scrittore ha bisogno di pareri esterni quanto più diversi dal suo per comprendere appieno le potenzialità e i difetti del proprio lavoro, allo stesso modo una società multi-culturale avrà enormi potenzialità dovute ai diversi punti di vista dati dalle varie culture. Al contrario di una società chiusa che vivrà sempre e solo dei propri input interni, una società multi-culturale è più orientata al progresso, alla crescita e alla formazione. Giusto per seguire la metafora di prima, uno scrittore che non fa mai leggere i propri scritti molto probabilmente non avrà mai idea di come migliorare e progredire con il proprio modo di scrivere.

Anche dal punto di vista di noi scribacchini ci fu tempo fa una discussione su questo punto: far leggere o no le proprie cose prima della condivisione pubblica? Per proporre poi un prodotto migliore? E anche lì i pareri furono discordi. E ora dimmi una cosa, una qualunque, che vorresti restasse di te.

Mi piacerebbe lasciare un segno nel mio futuro lavoro, quello di ingegnere energetico nel campo delle rinnovabili. L’idea di “democratizzare” davvero l’energia e il potere è affascinante e rivoluzionaria, e spero di poter contribuire anche nel mio piccolo in questo senso, nonostante ci siano motori più potenti che remano in senso contrario. E anche, perché no, che resti qualcosa dei miei scritti.
Ritengo che i tuoi desdideri siano sacrosanti. Dire: non mi importa di me, di quel che resta, ecc. può essere una posizione valida (è anche più o meno la mia), ma per uno come te, così motivato e con tanta energia interiore, penso sia giusto voler lasciare il segno, perché lo si fa non per la propria gloria ma per il bene degli altri. Siamo al termine, quindi ecco la domanda di rito: dove andrai in vacanza?

A dire la verità non ne ho la più pallida idea al momento! Dovendo dare ancora un po’ di esami per laurearmi, le vacanze si stanno riducendo all’osso. Però quando avrò più tempo ci sono un paio di viaggetti che voglio fare: Alaska, il cammino di Santiago, la Svezia, tra i principali.

Cari amici, salutiamo Gianluca, che ha riaperto questi siparietti che ci stanno facendo conoscere le persone, prima che i personaggi, che popolano il mio blog e spesso anche i vostri. Non potevo dimenticarmi, però, della sua musica. Che ve ne pare?

Alla prossima.

TIM

lunedì 28 novembre 2011

Parentesi

qui
Rompo il tombale silenzio che avvolge da un po' di tempo il blog per segnalare alcune uscite.
Per uscite intendo, visto che il mio blog si interessa essenzialmente di lettura e scrittura, pubblicazione di ebook.
Negli ultimi 3 giorni sono arrivati 3 racconti da altrettanti amici nonché vicini di cella virtuale.
Vado in ordine sparso.
* E inizio con Ariano Geta, che nell'ambito di un progetto di scrittura chiamato Risorgimento di Tenebra e di cui trovate qualche notizia in più in questo post Gianluca Santini, ha rilasciato il suo lavoro
Betrothed.
Si tratta di un racconto in cui diversi personaggi storici s'incontrano, in perfetto stile steampunk,  per intrecciare una storia plausibilissima e allo stesso tempo di fantasia. Ci imbattiamo in un Manzoni vittima di un suo personaggio per così dire ribelle, che deve ricorrere alle cure di... ma leggetevi il racconto, non voglio togliervi il gusto della lettura e della sorpresa.
Ariano riesce come sempre a centrare l'appuntamento con la scrittura e confeziona un racconto breve ma intenso, in cui ogni personaggio vive benissimo. Anche il paesaggio entra a far parte a pieno titolo della narrazione, così come il momento storico in cui si svolge il racconto.
** Seconda segnalazione per un altro amico Glauco Silvestri. Questa volta il personaggio non è storico nel senso che appartiene alla storia che troviamo sui libri di scuola, ma storico perché è il Mauro Bianchi di cui da qualche tempo Glauco ci sta raccontando le avventure.
In questo ultimo racconto, Calibro 38, l'investigatore privato bolognese è messo male sin dalle prime righe, letteralmente sconquassato da un armadio che è alla ricerca di un pacchetto che qualcuno gli ha lasciato in custodia e che lui ha dimenticato pure di avere. Per fortuna Mauro ha amici, ma soprattutto amiche, sempre pronti a dargli disinteressatamente una mano, e a volta anche di più.
Anche questo racconto merita. Seppur breve, non molla un attimo la presa della narrazione tra un susseguirsi di colpi di scena; così la quindicina circa di paginette sono piene di azione, umorismo, e... sesso, sì, a modo suo anche sesso, per non far mancare niente del segugio bello e maledetto al nostro Mauro Bianchi. Come aveva preannunciato Glauco, tornano alcuni personaggi, si riprende una storia di cui abbiamo già letto l'antecedente e, insomma, la saga continua. Al prossimo episodio che, a questo punto, aspetto con curiosità.
*** E veniamo all'ultima presentazione di oggi. Chi non ricorda, anche con una punta di rimpianto e una lacrimuccia che sgorga furtiva dall'angolo dell'occhio destro (o sinistro a scelta) il Survival Blog? Ebbene, ad un anno esatto e anche ora nel giorno del suo compleanno, il buon Alex ci regala un piccolo cameo che rimane nella scia di quell'epopea. Andate a leggervi questa presentazione e troverete anche tutti i riferimenti a quell'esperienza di cui, immeritatamente, feci parte anch'io. Non voglio scomodare Asimov, Frank Herbert et similia, ma Alex ha creato e dato il via ad un mondo che a distanza di tempo continua a dare frutti letterari interessanti. Tant'è che Gianluca sta virtualmente riunendo tutti i protagonisti con le sue interviste a querli scribacchini che hanno già partorito sequel, prequel, spin-off alle proprie storie di csurvivalisti. Ci sarò anch'io? Spero che una volta concluso il mio lavoro, e dato alle stampe,  avrò l'onore di far parte della cricca. Ma penso ci vorrà un po' di tempo.
E torniamo ad Alex e al suo freschissimo Zombie toast. Aduso a viaggiare nella tecnologia più sfrenata (almeno per me che so' al più accendere e spegnere il PC) Alex si ritrova a colloquio con un tipo dall'altra parte dell'oceano, che gli racconta una storia quasi incredibile, e soprattutto gli propone una ricetta (nel vero senso della parola!) per uscirne fuori a testa alta quando tutto sarà finito. Anche in questo caso non voglio togliervi il gusto della lettura e della sopresa, quindi non entrerò in particolari, anche perché la brevità del testo da' l'opportunità esser letto in pochi minuti. Alex c'è tutto in questo racconto, nel senso che, a mio modestissimo e non richiesto parere, spalma i suoi argomenti preferiti al meglio, senza sbavature o sfilacciamenti nella narrazione. Dritto al punto e senza tregua. Mi piace anche il finale a sorpresa, per niente scontato, secondo me. Ho solo una domanda da fare ad Alex: c'è un motivo particolare perché il padre dell'altro protagonista è di Vercelli? (ho visto che il giorno prima hai sbirciato tra le pagine del mio Survival Blog!).
Bene. Il garage di Demetrio richiude i battenti. Ancora un po'.  Ma io vigilo, sui vostri blog, sulle vostre pagine facebook, sulle vostre vite. Attenti, se doveste vedere alla vostra fermata della metro un omino in impermeabile giallo, potrei essere io. Non vi mollo.
TIM

venerdì 27 aprile 2012

Girfriend from Hell e Il margine, di Germano 'Hell'

Copertina di
Luca Morandi
Oggi un parere personalissimo su due lavori dello stesso autore.
Sto parlando di Germano Hell.
Il primo è Il margine, col quale ha partecipato alla Royal Rumble 2011 de La Tela Nera .
L'impressione che scaturisce dalle frasi brevi, spezzate, che a volte danno il senso di una moviola che procede a scatti, è quello del racconto di una fuga per la vittoria, o meglio per la vita. O meglio ancora per la vita che può restare in un mondo in cui non si può più stare all'aria aperta senza protezioni, senza vestirsi come un astronauta o un palombaro. Dove la nuova specie, che probabilmente dominerà il mondo tra qualche anno, è un ibrido di uomini e bestie, le cui avanguardie già combattono per il dominio di quel che resta del mondo.
Germano ha scritto un racconto breve e intenso, giocato su istantanee che rendono con vivacità una realtà speriamo il più futura possibile. Leggendo queste poche pagine tornano alla memoria le atmosfere di un mondo ormai morto che i film di fantascienza continuano a rimandarci, quasi come un monito per la nostra generazione. La vescica derivata dal proprio DNA che il protagonista non può permettersi di avere (la sua è artificiale e ha una durata di 5 anni, poi si vedrà) e che va impiantata spesso a causa del cancro della cenere, è il segnale che arriverà un momento in cui saremo ridotti a macchine con involucro d'uomo. E allora sarà logico che una nuova razza, più muscolare, che basa il suo potere non più sulla ragione ma sulla forza, si farà avanti all'orizzonte.
Giudizio: placet. Voto: 7.
Il secondo lavoro è  Girlfriend from Hell. Come sempre, se volete una recensione seria, andate a guardare in qualche altro blog, per esempio da Gianluca, che sta parlando di tutti gli spin-off dell'ormai leggendario progetto Survival Blog (anche se Germano ci tiene a precisare che non si tratta di uno spin-off, ma del progetto originario con capitoli extra). Qui troverete solo un mia impressione, quelle idee e immagini che la lettura del racconto lungo mi ha suggerito.
Non ci vuole molto a dire che si tratta essenzialmente di una storia d'amore, come già lo era stato il contributo di Gianluca Santini; ma a differenza di Sardegna Gialla, in questo Girfriend from Hell non si parla di un amore da ritrovare, bensì della costruzione di un amore. È quasi un volersi chiedere se in una situazione di sbando totale, di cessazione di ogni comportamento etico, di lotta alla sopravvivenza, è ancora possibile che un uomo e una donna si sentano uniti da un sentimento che cozza con la cruda realtà esterna. È possibile amare (e quindi fidarsi e affidarsi) ad un'altra persona mentre fuori tutto crolla e vale solo: ognuno per se e dio per tutti?
Germano costruisce una coppia che all'inizio sembra quasi non reggere (lei bellissima, donna di spettacolo, abituata a una vita agiata; lui alla disperata ricerca di un posto nella vita), ma via via che la fuga procede per le strade della gran bretagna, la volontà di sopravvivere (un figlio non è forse anche proprio questo?) prende il sopravvento. E tutto si affronta come un sol'uomo. Man mano che il tempo passa, i personaggi diventano da un lato più bestiali, perché devono avere un atteggiamento consono al mondo nuovo in cui si trovano a vivere; e contemporaneamente quest'imbarbarimento dà la nuova misura dell'umanità che dovrà venir fuori se vorrà sopravvivere
La costruzione di un amore, di cui avevo parlato più su, è messa alla prova radicalmente, non solo in una situazione difficile, ma proprio estrema, al limite dello svanire dell'umanità. E forse, se Hell e Zooey arrivano in un modo o nel'altro fino in fondo, è perché l'amore resta l'unico collante che tiene ancora l'uomo coi piedi ben piantati per terra e da un senso a tutto.
Anche questo è un buon lavoro, con una buona scrittura, molto leggibile.
Unico difetto, dal mio punto di vista (ma per tutti gli altri è stato un pregio!), i rimandi a contenuti multimediali. Non avendo un lettore collegato ad internet, mi è stato impossibile arrivare ai brani proposti. E poi le parti in inglese: io che non ne capisco niente, ho cercato di andare a senso.
Giudizio: placet. Voto: 7,5


TIM



lunedì 3 dicembre 2012

Pandemic AD, di Alex Girola

copertina di G. Efrodini
Oggi vorrei provare a dire qualche parola su un ebook, gratuito, un po' particolare.
Si tratta di Pandemic AD, di Alex Girola, un romanzo chiamato in gergo crossover.
Il crossover non è altro che un testo in cui si intrecciano storie e personaggi presi da altri libri/storie. In questo caso i punti di partenza sono 2 round robin (esperimenti di scrittura condivisa ideati e condotti sempre da Alex): il primo, il Survival Blog, è andato in onda, se così vogliamo dire, dal novembre 2010 a febraio 2011; il secondo, 2 minuti a mezzanotte (2MM), è iniziato il 10 aprile di quest'anno ed è arrivato alle battute finali. Vi rimando ai link appena citati per approfondre la conoscenza delle due esperienze.
Parto subito con la sinossi, che rubo dal blog di Gianluca Santini.
Nessuno avrebbe mai immaginato che la vittoria di American Dream, il supereroe più potente del pianeta, contro il terrorista soprannominato Legione dell’Islam, si sarebbe trasformata in una tragedia epocale. Invece è andata proprio così. Il mito incarnato, l’uomo invincibile, è stato infettato con un morbo di origine prionica che l’ha mutato in un mostro antropofago e spietato. Proprio lui, l’icona americana, ha scatenato una pandemia inarrestabile, la Gialla. Chi ne viene contagiato diventa a sua volta un cannibale insaziabile, un predatore alfa. Supereroi compresi. Sono bastati pochi mesi per devastare buona parte della East Coast, di cui ora rimane un incubo ammorbato e senza redenzione. Il nuovo regno di American Dream, Nightmare Estate, ha un fulcro, un’enorme necropoli che funge da capitale. È New York, un tempo simbolo di speranza e di vita. Mentre il resto del mondo fa i conti con la pandemia, l’ex superuomo del team START progetta qualcosa di ancora più orribile, che farà capitolare del tutto l’umanità ai suoi piedi. Solo un gruppo di disperati, supereroi di scarto, agenti segreti, ex criminali e vigilantes volenterosi, posso tentare di fermarlo, prima che American Dream porti a termine il suo piano: creare uno sconfinato esercito di infetti al suo comando.

Come di consueto vi propongo alcune recensioni serie per poter capire veramente di cosa si tratta; per cui oltre a quella di Gianluca succitata, potete andare a leggere, per esempio, quella di Germano M.
E veniamo a me. Anche se le serie superoistiche non sono il mio forte (non ho mai neanche letto, per dire, fumetti del genere) non vuol dire che non abbia apprezzato il romanzo. (E parlo di romanzo perché una novantina di pagine più tre appendici esplicative - glossaristiche, ormai si possono definire tali. Ma non mi voglio impelagare in distinzioni inutili: racconto, novel, novel lunga... .)
La prima cosa (in ordine di lettura) che ho apprezzato nel lavoro di Alex, è stata la precisione dei riferimenti topografici. Io non sono mai stato a New York, e penso che non ci andrò mai, almeno in questa vita; ma non ci vuole molto a capire che oltre ad un lavoro di ricerca sulle ormai indispensabili mappe di Google, il nostro autore ci abbia messo molte delle informazioni che ha recuperato nelle sue ultime (e penultime) vacanze nella Grande Mela.
Un secondo punto che salta agli occhi, almeno ai miei, è il divertimento e la perizia con cui Alex costruisce mondi. Parlo anzitutto di quello che ha creato per il Survival Blog un paio di anni fa; ma la sua tecnica si è veramente affinata con il secondo round robin, 2MM. Perciò questo crossover non poteva che beneficiare di entrambi i paesaggi storici. Non si tratta della semplice scenografia spazio-temporale di un romanzo (che già richiede impegno e dedizione), ma proprio di un lavoro ucronico in cui realtà e finzione devono collimare per evitare di entrare nel ridicolo dei cinepanettoni natalizi. E qui Alex ha dimostrato la sua bravura.
Terza pietra preziosa di questo Pandemic AD è, naturalmente, la scrittura. Man mano che passa il tempo e scrive, Alex migliora, si libera di tutti quegli orpelli che, ad esempio, gente come me che balbetta pagine ad intermittenza sforna ad ogni piè sospinto. Avete presente quando leggete qualcosa  e non vi rendete conto di stare davanti ad una pagina (di carta o digitale che sia), ma siete presi dai dialoghi, dal concatenarsi delle scene, dalla descrizione dell'azione? Ecco, parlo proprio di quello. La capacità di mescolare e cambiare stili comincia a diventare parte del suo... stile. In effetti all'inizio della lettura avevo notato che i dialoghi tra i personaggi mi risultavano, come dire, sopra le righe. Ma ho presto scoperto che non si trattava di un difetto: era solo il mio essere abituato a letture di storie meno favolistiche, se così posso esprimermi. Infatti pmi sono addentrato nella lettura e più tutto mi è risultato normale. Insomma anche da questo punto di vista l'operazione è riuscita.
Naturalmente, come ho spesso detto ad Alex in privato, aspetto che questa sua tecnica affinata e questa bravura nel muoversi sempre meglio nei meandri della scrittura, sia messa al servizio di qualche lavoro che si avvicina di più ai miei gusti, magari tornando ai generi e alle atmosfere di qualche anno fa. Non voglio ricordare titoli in particolare, ma chi ha orecchie per intendere... intenda!
Voto: 7,5
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Piccola annotazione a margine. Ero stato tra quelli che si erano iscritti, seppur onvogliato, alla partecipazione a questo 2MM. Ma la lettura dei primi capitoli della storia mi ha convinto che la cosa non faceva per me, proprio per il dover adoperare un linguaggio tecnico, per il non essere avvezzo a un mondo popolato da gente che in uno schioccar di dita passa da zero a cento come le migliori Ferrari Testarossa o è capace di fare cose dell'altro mondo in generale. Quindi anche per questo tanto di cappello ad Aex e a tutti quelli che hanno poi continuato l'avventura di 2MM: questo mondo non è il mio mondo, ma ha tutto il diritto di esistere... seppur in un'altra dimensione!

TIM


(pubblicato qui)

giovedì 28 aprile 2011

Scandalo al Fun Cool

SCANDALO AL FUN COOL
Dai nostri inviati Manunzio Scianna e Turiddu Sompani.
A scorrere la classifica finale del Fun Cool non si può che restare inorriditi! L'importante evento annuale organizzato dal sig. Raffaele Serafini ha emesso le sue sentenze e ancora una volta, e dobbiamo dire anche purtroppo, non possiamo che stigmatizzare i risultati resi pubblici ieri.
Non v'è chi non vede come già l'enormità del tempo impiegato dalla giuria per leggere e votare i mini racconti doveva far pensare che ci fosse sotto qualcosa. Segno evidente dei sicuri maneggi che hanno posto in essere loschi figuri come, ad esempio, Nick Parisi. Ma come è possibile che un terrunciello arrivato fresco fresco possa occupare addirittura il 16° posto con quella frase delirante e senza senso (L'arte di arrangiarsi. Sapete tutti che siamo senza viveri su questa maledetta isola da settimane, quindi smettetela di protestare e non chiedetemi di abbassare il machete che ognuno sopravvive come può)?
Ce lo chiediamo noi e sicuramente tutta la gente sana di mente che ancora legge le pagine di questo sito dove la letteratura vola alta. Come è possibile che il suddetto affossatore della lingua italiana possa precedere gente come Enzo Milano (18), Gianluca Santini (35), Ariano Geta (38), Ferruccio Gianola (39)! Per non citare che alcuni tra i più noti.
E soprattutto, e so che questo vi sembrerà impossibile, ma sta proprio qui l'enormità e la chiarezza dello scandalo con cui abbiamo etichettato la notizia nel titolo, come è possibile che il racconto di Temistocle (Sgarri. Non fu tanto l’avermi soffiato da sotto il naso il Porche che avevo appena arraffato, quanto quell’ultima risata: non doveva proprio farla davanti alla canna del mio ferro puntato contro di lui.) occupi solamente il 116° posto? Ma è possibile che nessuno abbia colto i chiarissimi riferimenti ad autori come Ercole Sportelli e Maria Pia del Bosco Introna, che con la loro prosa aulente stanno facendo rifiorire la letteratura italiana? Ma si sa che in Italia tutto, anche i concorsi letterari, è preda di nepotismo e clientela, tanto che lo stesso autore partecipante aveva paventato sin da subito la possibilità di combine e minacce per l'esito del concorso.
Riteniamo a questo punto di aver dimostrato l'inaudita irragionevolezza di certuni verdetti e di poter quindi, in tutta sincerità, ripristinare la verità storica e letteraria di un'ingiustizia che grida al cospetto di Dante Alighieri e Maurzio Belpietro!
Ad maiora!
(Al solo uso della redazione. NON pubblicare con l'articolo: non fare alcuna menzione anche nei prossimi giorni dell'iniziativa denominata I Corti, sponsorizzata dal Serafini. Ridicolizzare e stroncare in eventuali recensioni gli scritti dello stesso Serafini.)
(solo per l'autore: NON pubblicare. Quando ci paghi? Eravamo rimasti d'accordo che avresti saldato ben prima della pubblicazione di questio articolo. Attento! con noi non si scherza!)

P.S.: questo è serio: Turiddu Sompani è un personaggio di un bellissimo libro di Scerbanenco, Traditori di tutti, che vi consiglio. L'ho scelto forse perché, come i due "articolisti", non aveva nella storia una coscienza e una vita molto pulite!
TIM

martedì 24 luglio 2012

W la nicchia!

Attenti osservatori
della... nicchia!
E non mi state a fare battute volgari e indecenti, perché voi sapete che io so a cosa voi state pensando!
Recita il Dizionario Fondamentale della lingua Italiana De Agostini alla parola nicchia: incavo praticato nel muro per collocarvi statuette, vasi e simili
Ora, riflettevo qualche giorno fa, le nostre case-blog sono piene di discussioni strabocchevoli e spesso furiose su chi legge cosa. Su un certo tipo di lett(erat)ura che farebbe bene alla salute e altra che invece creerebbe decerebrati cronici.
Tutto bello e tutto santo, le faccio anch'io e anch'io ho le mie ideuzze personali che spesso spammo con generosità a destra e a manca.
Ma, quando sento parlare di scrittore di nicchiagenere letterario di nicchia, e (di conseguenza) lettore di nicchia, mi viene in mente che nelle nicchie si piazzano le statue. Di conseguenza ognuno ha i suoi santini (e non parlo di Gianluca!) e guai a chi glieli tocca!




Così*:
non esiste che Fabio Volo!
l'insuperato E.A.P.!
l'insuperabile Stephen King (quindi il primo potrebbe trovare un degno successore che lo possa superare; il secondo, invece, resta lì e non teme alcuna concorrenza)!
l'inarrivabile Glen Cooper (che anche se non lo conosce quasi nessuno è proprio il massimo; anzi forse proprio per questo: così non si può oggettivamente paragonare ad alcuno e resterà sempre lassù, nell'olimpo dei migliori)!
l'eccellente Dave Zeltserman (che mi si intorcina la lingua a pronunciarlo, ma pare funzioni)!
la scrittrice maledetta Susanna Tamaro (ognuno ha i suoi gusti)!
sbavo per Jack Kerouak!
conosco a memoria Joyce (paura!)
e Pirandello? dove lo mettiamo Pirandello?
... e via discorrendo.
Allora, in conclusione, chi è il più grande scrittore di tutti i tempi? e qual'è la migliore opera letteraria di sempre? Ma quella che vi piace, no!
E a proposito di scrittori e di opere letterarie che mi piacciono, eccone uno da non perdere. Esordiente? giovane scrittore? emergente? Non lo so, so solo che mi piace, e proprio in questi giorni ha vinto anche il premio Urania 2012: signori e signore, uno dei miei sant... scrittori preferiti: Alessandro Forlani!**
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Aggiornamento veloce: Alessandro Forlani raddoppia e vince anche il Premio Kipple 2012 sempre con lo stesso romanzo, che ha per titolo I Negromanti ma sarà pubblicato da Mondadori in Urania di Novembre come I senza Tempo.
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E con questo è tutto.
Alla prossima con, forse, un post della serie Alcune cose che...

* i nomi sono messi a caso; ognuno piazzi quello del suo sant... scrittore preferito!
** per Alessandro: a parte ti invio fattura per spot.


TIM

lunedì 28 febbraio 2011

Una... benedetta domenica!

Domenica di riposo nel mio garage. Perciò ho tirato fuori il mio Cybook e mi sono dato alla lettura in ordine sparso. Così eccomi qui a darvi il mio parere di pancia, come sempre assolutamente soggettivo e non vincolante, su alcune operette che ho avuto modo di visionare.
Partiamo subito con un piccolo gioiello della editrice EbookAndBook: In bilico di Luigi Musolino. Devo ringraziare per questa lettura lo Sciamano che aveva qualche giorno fa segnalato il bellissimo racconto sul suo blog. Il nome (Luigi Musolino) avrebbe dovuto essere una certezza, ma anche gente del calibro di King dopo On Wryting aveva tirato i remi in barca. Perciò ci sono andato coi piedi di piombo; ma con Musolino sono rimasto ampiamente a bordo. In bilico è un ottimo racconto, al giusto punto tra critica sociale (con un ambientazione piena di cassa integrazione, paura di lincenziamento, e tutto ciò che questo dramma porta nei rapporti sociali) e visioni di una realtà distorta più dall'innaturale, a mio parere, che dal soprannaturale. Tutti sono in bilico, i vivi e i morti, coloro che ancora sperano e coloro che hanno sperato e si sono accorti che quella che sembrava la salvezza in effetti era l'ultimo passo verso il nulla. Non dico di più sulla trama perché oltre la storia c'è una scrittura senza sbavature, precisa ed essenziale; perciò voglio solo invitarvi a dedicare una mezz'oretta tranquilla a questo racconto. Insomma: placet.
Dalle note liete a un flop colossale, sempre a mio parere. E' la volta di Genova per noi, di Cristiano PugnoEdizioni Scudo. Le note di presentazione strombazzano una spy-story al femminile, dove femmine cazzute si trovano a Genova immischiate in un'azione degna di James Bond ma con la ferocia di Bruce Willis: "Un divertente poliziesco che fa sperare di vedere altre avventure delle anti-eroine che ne sono protagoniste". La storia mi ha ricordato pari pari, anche in alcune scene, un racconto già letto da qualche parte (ma mi potrei sbagliare perché la mia memoria spesso mi gioca brutti scherzi). Le 'anti-eroine' mi hanno dato l'idea di stereotipi buttati lì per riempire le pagine di qualcosa. Non me ne voglia l'autore, ma il mio parere non fa sicuramente testo e magari troverò altri suoi lavori che rasentano il capolavoro. Per ora è così: non placet.
Un bel lavoro, invece, sempre per i tipi 'virtuali' della Edizioni Scudo è quello di Luca Mariani - Marcello Moribonti II: Storie di Antomox. Riprendendo lo schema di Dune di Frank Herbert, Luca Mariani (è proprio lui?) ricrea un suo mondo, anzi dice di volerlo semplicemente portare alla nostra conoscenza dopo che "tale Guido Peccianti, bibliotecario della nazionale di Firenze" l'ha ricevuto per vie stranissime; potete andarvi a rileggere l'introduzione. Ad una prima occhiata potrebbe dare l'impressione di un lavoretto da dilettanti, invece la lettura riscatta completamente la prima sensazione: nessun capolavoro, ma storie belle, raccontate bene, un mondo futuro ma credibile, molto figlio del nostro, specie negli eccessi. Una storia su tutte è Don, Amon, che pur nella sua brevità rapisce e fa atterrare veramente su un mondo alternativo. Sicuramente: placet.
Infine giochiamo un po' in casa. E' la volta di Racconti 2006-2010 autoprodotto da Gianluca Redrum Santini. Le sue storie si leggono con gusto, fanno viaggiare abbastanza con la fantasia; peccato che (ma lo ammette lui stesso nell'introduzione: ha fatto solo una 'ricerca di errori e sviste') mancano di un po' di editing, che invece avrebbe fatto salire di molto le quotazioni di questo lavoro. Preparatevi ad un claustrofobico 'Risveglio' e ad affrontare una landa ghiacciata dove la 'Sopravvivenza' è a qualunque costo. Molto bello il tributo a Lovercraft di 'Un destino imposto' che richiama la storia e le atmosfere di "Colui che sussurrava nelle tenebre", o almeno così a me pare. (A proposito: sapevate che io sono nato nello stesso giorno e mese di H.P.L.?). Detto questo non posso che dire: placet juxta modum.
Alla fine, comunque, è stata una bellissima domenica.
TIM
(non so perché ad un certo punto del post mi cambia il carattere; ho provato di tutto, ma niente. Mi scuso con tutti)
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