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venerdì 30 dicembre 2011

Altro commento a Dell'essere e del sembrare

qui
E dopo il commento di (ma sì, lo posso dire!) Glauco, ecco a ruota il parere di Angelo su Dell'essere e del sembrare racconto di presentazione del commissario Bacone. Questo perché vi voglio annoiare coi fatti miei; d'altra parte perché gestiamo un blog, forse per fare vedere come siamo bravi ed esperti in qualche scienza particolare conosciuta solo alle sette segrete dei sacerdoti egizi?
Così vi copioincollo la mail del dr Benuzzi, senza commenti.
Chiarisco subito una cosa, la storia per quanto minimale sta in piedi da sola. Quindi è vero che fa da primo episodio di una serie ma ha comunque senso di per sé. Tuttavia quando svilupperai altri episodi, probabilmente lo stai già facendo, andrebbero tenuti in considerazione alcuni elementi.
1) la storia è nel presente e per quanto un commissario possa essere all'antica mi sembra stiracchiato che sia un semi analfabeta dell'informatica; capisco il feeling vecchio stile ma le comunicazioni interne delle questure passano in via elettronica, per tacere di tutti i crimini per i quali si vanno ad esaminare le attività delle persone in Rete;
2) alcuni elementi di Bacone sanno di sfondi di cartone. La sua casa, tanto per fare un esempio. Col tempo andrebbe caratterizzata o resa dettagliata in qualche aspetto;
3) delle minime procedure di polizia occorre tenere conto. Tu stesso lo fai notare nella postfazione. Se vuoi evitare qualche elemento, puoi sempre dare la colpa alle lentezze burocratiche, all'indisponibilità di fondi e/o materiali e/o personale. Una questura periferica come quella da te presentata non è certo in alto sulle priorità del ministero;
4) un'autopsia completa comporta come sai moltissimo lavoro e proprio per questo viene eseguita di rado. In un ambito come quello che hai descritto ci si sarebbe limitati a uno screening tossicologico e a un esame esterno della salma. In assenza di indizi di morte violenta normalmente non si va oltre. I tempi sono nell'ordine di 3-4 giorni lavorativi per esami semplici, 10-20 per autopsie più estese.
5) Anche avere i tabulati telefonici non è facile. Deve richiederli un magistrato e le compagnie non rispondono in fretta. 2-3 giorni post ricezione del decreto per Telecom, 5-10 per gli altri operatori. Fanno eccezione le utenze già sotto controllo per qualche motivo.
6) formalmente ci sono diversi refusi, qualche termine 'monco'. Giustificherei meglio il testo, così risulta squilibrato nella lettura.
7) Giusto, dove diavolo è il magistrato inquirente? Potrebbe essere una bella figura da usare, un comprimario divertente da giocare.
Dopo le bastonate :-) c'è anche lo zucchero.
1) mi piace il feeling provinciale che traspare dalla storia, riesci a far intravedere la differenza con scenari più cupi e problematici;
2) mi piace il creare un luogo che non c'è, una sorta di Vercelli ideale. Occhio a mantenerla coerente!
3) ti sembrerà strano ma mi piace che non si sia vista una pistola o simili, né altri segni di violenza;
4) i tempi della narrazione, la mancanza di fretta, sono un bel contraltare a tante storie giocate stile TV. bravo!
5) si sente che ti diverti e che ti proietti in quello che scrivi.
Ho risposto in privato ad Angelo, dicendo essenzialmente che concordo perfettamente con tutte le osservazioni che ha fatto. Il suo commento è stato utile anche perché mi ha fatto comprendere, tra l'altro, di come non ho la minima idea, per esempio, di quali siano le fasi tecniche di un'indagine di polizia. E scrivendo di un commissario mi sembra il minimo!
Ho cercato di dire (e dirmi!) che in questo caso la storia poliziesca è marginale e funzionale solo allo sviluppare una trama, ma la scusa non regge lo stesso: avrei potuto scrivere di qualche altra cosa, magari di una passeggiata in un parco.
Ecco un motivo in più per dire che i feedback sono importanti: non solo perché gonfiano il nostro ego (qualcuno mi ha letto!), ma anche perché ci aiutano a vedere cose che altrimenti non vedremo, o vorremmo vedere, mai.
E chiudo con un appello interessato, legato proprio a quest'ultimo aspetto: qualcuno di voi mi sa indicare un testo o un sito dove recuperare informazioni su come funziona un commissariato, come si svolgano tecnicamente le indagini di polizia e cose del genere?
Ringraziando in anticipo, resto in attesa di un cortese riscontro.


TIM


P.S.: Rileggendo il post prima della pubblicazione, una domanda mi è ri-sorta spontanea: perché teniamo un blog?
P.P.S.: la foto di copertina non c'entra niente, ma ormai la rete è talmente inflazionata di immagini di belle gnocche, che un po' di depurazione non fa male!

mercoledì 28 settembre 2011

Avete solo due minuti?

Breve post, questa mattina, anche perché tra stasera e domani ci sarà una piccola sorpresa che spero risulterà gradita.
qui
Avevo già segnalato l'iniziativa di Angelo Benuzzi che caldeggia la nascita di un'armata in difesa e per la rinascita della SF italiana, iniziativa lodevole a cui probabilmente aderirò ma come semplice spettatore, non avendo la preparazione culturale per supportare dibattiti o proporre temi. Ho sempre detto di essere un lettore di fantascienza, avido e appassionato finché si vuole, ma pur sempre solo un lettore.
Oggi voglio segnalare una prima chiamata alle armi sull'argomento di Sekhemty, il quale si mette di buona volontà e fa alcune proposte su quale potrebbe essere il supporto web su cui questo nuovo esercito potrebbe affilare le armi e scendere in battaglia.
Altra segnalazione un po' più personale. Dopo il mio post di lunedì, in cui mettevo a disposizione di chi volesse alcuni piccoli e insignificanti lavori risalenti a molti anni fa, è venuto fuori uno scambio con Ariano, che in qualche modo era stato l'ispiratore di questo gioco letterario. Così lui mi ha fatto dono di una sua storia di carattere poliziesco di una quarantina di pagine, e io gli ho mandato due minuscoli frammenti senza trama ben precisa nati molto tempo fa. Questo scambio, oltre ad essere bello e interessante perché riafferma a mio modo di vedere che le storie non sono di chi le scrive ma appartengono a tutti, sempre, mi da, egoisticamente, l'opportunità di vedere come si lavora su una storia, imparando da qualcuno che io ammiro sinceramente e a cui riconosco doti di scribacchino molto più che a tanti scrittori affermati (devo fare qualche nome?).
Questo è tutto. A stasera. Forse.
TIM

sabato 24 settembre 2011

Una (amara) riflessione e qualche segnalazione


Avete finito di spanciarvi dalle risate? Bene, mi ricompongo anch'io e vengo agli argomenti di oggi.
Il primo non so' se classificarlo tra le curiosità umoristiche o tra le constatazioni serie e persino preoccupanti.
I fatti sono questi.
Spesso, molto spesso, almeno una due-volte la settimana, càpitano nella mia cartoleria persone (stranieri ma anche molti italiani) che mi chiedono di scrivere loro un curriculum da presentare per la ricerca di lavoro, o una semplice lettera per fare una richiesta all'amministratore del condominio o al gestore telefonico/dell'energia/ecc.. E questo non perché non abbiano a casa un computer, ma semplicemente perché non sanno farlo. Mi porgono un foglio con scarabocchiati i propri dati o lo schema di quello che vogliono dire, e io imbastisco la lettera. Proprio come nel film di Totò.
Oppure arrivano persone (anche qui, invariabilmente, extracomunitari o italiani) con lettere ricevute dall'INPS, dall'Agenzia delle Entrate, dal fornitore di qualche servizio, dal Comune, e mi chiedono di spiegargli quello che c'è scritto. E io cerco di interpretare il linguaggio burocratico della missiva e di delucidarli sul suo contenuto.
Questi fatti mi pongono alcuni interrogativi. Trattandosi di persone di tutte le età, mi chiedo se sia l'amministrazione, pubblica e privata, a parlare un'altra lingua, o se sia il grado culturale dell'italiano medio ad essere molto basso. Anche perché chi viene a farsi scrivere un curriculum, nella maggior parte dei casi, ha non più di trent'anni. E se è comprensibile la richiesta fatta da una badante rumena o polacca, o da un africano arrivato da poco in Italia, non è ammissibile per persone che hanno frequentato quanto meno la scuola dell'obbligo.
E qui ci sarebbe da aprire una parentesi (che non apro qui ed ora) sul grado di preparazione dei ragazzi in età scolare. Dico solo che arrivano genitori, a comprare materiale scolastico, con biglietti scritti dai propri figli di V elementare o più che hanno bisogno di essere interpretati prima di poter essere servite. Per non parlare di quelle maestre (giuro, è vero!) che scrivono sui diari libbro (sì, proprio con due b)!
Ma torniamo al nostro discorso. La cosa, dicevo all'inizio, ha i suoi risvolti umoristici e quelli meno da ridere. E mi fa pensare che la nostra società sta tornando agli anni '50, quando nei piccoli paesi si andava dal parroco o dal farmacista per farsi scrivere la lettera alla morosa o al cugino in Argentina. Peccato che siamo nel 2011 e Vercelli faccia quarantamila abitanti.
Secondo argomento del giorno. Avevo anticipato che in questo periodo, causa (benvenuto) lavoro extra, avrei avuto poco tempo da dedicare al mio e ai blog amici. Per cui ora mi metto in pari e segnalo alcune cosette interessanti. E nel contempo faccio ammenda e chiedo scusa ai diretti interessati del ritardo.
1. La prima è sicuramente il progetto-Gemini, lanciato dalla Pyra Edizioni e di cui il mio amico Glauco Silvestri è il curatore.
Qui si fanno le cose sul serio. La nascente casa editrice del sicilianissimo Giuseppe Tararà ha deciso di rilanciare i fasti della fantascienza italiana attraverso la pubblicazione di una collana (chiamata appunto Gemini) a cadenza trimestrale, con ebook dal costo di circa tre euro (un prezzo quindi abbordabilissimo) e che accoglieranno cinque racconti inediti di autori italiani. E la cosa interessante è che gli autori possiamo essere ognuno di noi! Perché chiunque può mandare agli indirizzi che troverà nei link segnalati un proprio racconto e, se supererà il severo giudizio degli addetti, se lo vedrà non solo pubblicato, ma addirittura adeguatamente pagato! Quale casa editrice oggigiorno pubblica ancora pagando i racconti? Il tutto perciò in pieno stile americano anni '40-'50, gli anni della nascita della fanzine di SF e della SF in generale. E speriamo che quest'esperimento abbia per noi gli stessi frutti abbondanti. Le premesse ci sono tutte.
2. E restiamo in campo di SF, il mio primo amore letterario. L'idea, questa volta, è di Angelo Benuzzi. Il toscanaccio vuole chiamare a raccolta gli appassionati di autori come Asimov, Dick, H.G. Wells, C. Simak... e qui mi fermo perché ognuno ha i propri beniamini e non voglio scontentare nessuno. Per adesso c'è un concorso a cui possono partecipare tutti (ma affrettatevi perché mancano pochi giorni alla chiusura dei termini) per trovare un logo e un simbolo che diventeranno poi i segni distintivi dell'iniziativa vera e propria.
3. Ultima (ma non ultima, come si suol dire) segnalazione è per Alex Girola, che ha iniziato Borgo Pliss, un blog book tutto nuovo che promette bene. Ma d'altra parte da un maestro della novel non ci si poteva aspettare nulla di meno.
Penso che per oggi possa bastare. E se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, vi beccate il mio buon fine settimana! Satelliti cadenti permettendo!
TIM
(mi scuso con tutti voi per gli inserimenti non voluti né, sicuramente, graditi di una criminale azienda di non so cosa che continua a infestarmi il blog con link di presunti premi vinti. Ho visto che anche altri sono stati preda di questa gente incivile e immeritevole di stare al mondo, peggio di una carogna in putrefazione. Io non so come fare a eliminare i link, perciò non mi resta che aspettare che vadano al diavolo da soli.)

mercoledì 20 luglio 2011

Tre segnalazioni: Enzo, Giuseppe e Angelo al lavoro

Le segnalazioni di oggi non sono solo dei riempitivi, tanto per scrivere qualcosa, ma si tratta di spunti interessanti, a mio vedere.
- Cominciamo con Enzo Milano (che è stato ospite del mio garage  un mesetto fa) e le sue Cinque giornate di... Milano, ma questa volta nel senso della città meneghina.
Si tratta di un “serial” a episodi ambientato nel Risorgimento e, più precisamente, durante le Cinque Giornate di Milano per usare le sue stesse parole. Sarà un’opera con fondamento storico, quindi, ma che conterrà anche un po’ di retro-fantascienza e horror. Enzo ha preso e manipolato i reali protagonisti di quel fatto, rendendoli adatti a una trama che, dopotutto, sarà dalla profonda matrice action. Insomma, siamo nello steampunk più puro e per sottolineare ancor di più l'importanza del progetto gli ha dedicato addirittura un sito. Mi sembra che ci siano tutte le basi per un lavoro da seguire passo passo, specie se lo sponsorizza Alex von Girola che in queste cose sa dove mettere le mani.
- E veniamo alla seconda iniziativa, che per la verità era un po' che stava maturando. Finalmente ha visto la luce la Pyra Edizioni di Giuseppe Tararà, che era stato anche lui ospite di questo garage quando l'ho intervistato proprio mentre fervevano i preparativi per la costruzione di questa casa editrice digitale, che si pone grandi mete e spera in grandi risultati. Certo smuovere il mercato editoriale italiano è un'impresa da rifondazione del mondo, ma ogni contributo è benvenuto. Come diceva il buon Totò è la somma che fa il totale. Sul blog di Edu (da cui ho appreso la notizia) troverete anche il comunicato di Giuseppe dove spiega il tutto.
- Infine, ultimo ma non per questo meno interessante, vi propongo di andare a dare un'occhiata a questo post di Angelo Benuzzi. Anche lui è passato sotto i riflettori del mio garage da pochissimo e questo mi fa pensare che non mi resta che andare a chiedere un'intervista al Dalai Lama e avrò esaurito la lista gli uomini più importanti della terra!
Angelo fa un discorsetto molto interessante, in linea con i miei interessi e, penso, con quelli di moltissimi di voi. Vi anticipo qualche cosa.
L'editoria italina si interroga sul calo delle vendite e che soluzione trova? Pubblicare meno titoli. Come se ad una persona che ha difficoltà a mangiare, invece di variargli la dieta continui a dargli le stesse schifezze ma in minore quantità! Altro punto: il costo. E' normale che la gente, che ormai non ha i soldi neanche per la sopravvivenza, non spenda 20 euro per un libro, anche se lo desidera. E io mi chiedo: siamo sicuri che non sia possibile avere prezzi più bassi per lo stesso prodotto? E' proprio necessario la copertina cartonata, la sovraccopertina bella lucida? Quando guardavo nella biblioteca (ormai estinta) di mio padre tutti quei volumi anni '50-'60, di autori che sarebbero diventati, o già lo erano, mostri sacri della letteratura italiana e mondiale, solenni nella loro semplicità, l'istinto mi diceva che doveva essere un'avventura entusiasmante aprirli e buttarsi a capo fitto in quelle storie. Allora cosa è che fa il capolavoro? la copertina con la coscia lucida dell'autrice in quarta o quello che c'è dentro il libro? La carta patinata o la storia impressa sopra? In qualche modo siamo al discorso sugli ebook, che potrebbero essere venduti a prezzi più che abbordabili dalle case editrici e invece hanno una differenza di pochi euro con l'edizione cartacea. Infine lo spunto forse più interessante dell'articolo di Angelo: perché non rifornire le biblioteche con i resi editoriali, invece che mandare tutto al macero? Io sono un romantico e penso che un libro sia non solo un oggetto ma la sua importanza vada al di là delle pagine di cui è composto. Evidentemente invece per chi il libro lo pubblica è solo merce più o meno commerciabile e anche un reso si può tramutare in danaro sonante.
TIM

giovedì 14 luglio 2011

Le interviste possibili: Angelo Benuzzi

Le idee, Angelo Benuzzi da Modena, ce l’ha chiare. Su tutti gli argomenti a cui ci ha risposto ha dimostrato di avere delle certezze. Non certezze preconfezionate, di quelle che si leggono sui giornalucoli ad autonomia controllata, ma di quelle che derivano da una visione propria delle cose e della vita.



Angelo, come leggerete e come potete visivamente constatare dalla foto alla vostra destra, dà l’impressione di uno che ha sempre voluto toccare con mano le situazioni prima di imbarcarsi in avventure, di uno che ha fatto la trafila in ogni campo prima di arrivare ad una conclusione. Un uomo, insomma, abbasato, come diciamo nel dialetto delle mie parti, nel senso che ha delle basi.
Il sior Benuzzi l’abbiamo conosciuto, almeno nel mio garage, ai tempi del Survival Blog, quando ci raccontò le avventure della Stone Cold Company, che poi ha raccolto e ampliato nell'ebook con lo stesso titolo, ma è anche l’autore di diversi altri lavori che potrete trovare a questa pagina del suo blog.
Così oggi abbiamo l’occasione di conoscerlo meglio e di poterci confrontare con le sue idee e la sua visione della vita.


Ciao, Angelo, anzitutto presentati.



Sono un modenese d.o.c., d.o.c.g., d.o.p.; ho 43 anni (classe 1968). Sposato in seconde nozze con Elena, abbiamo un figlio di quattro anni che si chiama Morgan (detto MoMo o minisword). Faccio il programmatore, lavoro dal 1988. Per la mia attività sono stato parecchio in giro e ho avuto la sincronicità di incontrare parecchia gente interessante. Dato il settore sono in giro per la Rete dai tempi delle BBS, di Mosaic e dei modem elettromeccanici.


Tutta roba fantascientifica, almeno per me che non ci capisco niente! Ma questa passione viene da lontano? Cioè con che tipo di letteratura, cinema tv sei cresciuto? C’ero lo zampino della tua famiglia nelle tue scelte?



Parto da lontano. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa piena di libri, condizione essenziale per avere un terreno fertile dove sviluppare la propensione alla lettura. Ho praticamente imparato a leggere su Topolino e in seguito sulle edizioni ridotte dei classici (credo della Longanesi) dove per classici si intendono i due Dumas, Stevenson, Salgari, Verne. Poi sono passato alla Christie, Conan Doyle, Stout, Chandler, McBain. Lo stacco l'ho fatto con la SF classica, stiamo parlando di Asimov, Van Vogt, Heinlein. La televisione contava, ma meno. Data la generazione mi sono vissuto la prima ondata di cartoon giapponesi (no, non li si chiamava 'anime' allora), mi ricordo Saturnino Farandola, Spazio 1999, le prime ondate di telefilm a stelle e strisce. La mia famiglia non mi ha ostacolato, anzi posso dire che mi ha agevolato in questo senso. Il cinema nella mia infanzia / adolescenza ha contato meno. Ricordo i western di Sergio Leone, i film di Terence Hill e Bud Spencer, l'aver mancato nel 1977 il primo Guerre Stellari (mi portarono a vedere Bianca e Bernie, ero ritenuto troppo piccolo).
Vedo che abbiamo molto in comune, almeno per gli inizi, forse perché il decennio di provenienza è quello; pensa che mio fratello ha solo tre anni più di te. E poi come sono cambiati, se lo sono, i tuoi gusti?



I miei gusti si sono allargati nel tempo. La narrativa horror, tutti i sottogeneri della SF, i generi spy, action e thriller. Ho 'scoperto' la saggistica che per me è una miniera di cose meravigliose, specialmente in ambito storico. Poi da adolescente è arrivata la 'mia' musica. Sono partito dagli AC/DC per spazzolarmi hard rock, heavy metal, prog. In anni successivi ho allargato anche qui, includendo classica, blues, jazz, soul, r&b. La cifra comune è l'emozione. Quello che lasciato fuori sono alcuni sottogeneri che non patisco, tipo la narrativa 'rosa' o certi libri che non riesco a capire (hai presente Moccia?). Sempre meno TV, quasi solo trasmissioni di informazione. Cinema in piccole dosi, i film mi piacciono ma ho sempre avuto poco tempo.
Un periodo a parte sono gli ultimi quattro anni. Da quando sono diventato padre il concetto di tempo libero è diventato pura SF. Leggo molto, scrivo quando posso ma per il resto sono rimaste solo le briciole.
Immagino che un pupo porti via molto tempo e soprattutto molte energie. Hai detto di essere nato a Modena; e poi com’è che sei finito a Livorno? Come ti hanno influenzato questi posti? E lo hanno fatto anche per la scrittura?



Sono illogicamente orgoglioso di essere modenese e da questa identità emiliana derivo molto. La Modena che ricordo io non esiste più, sono 13 anni che non ci vivo, ma rimane dentro di me. Dopo aver lasciato la mia regione ho vissuto in Piemonte, Lombardia e Veneto prima di trasferirmi in Toscana dove risiedo tuttora. Tutti questi luoghi mi hanno in qualche modo formato, così come le persone che vi ho incontrato e le esperienze che ho fatto con loro; per fare un esempio capisco diversi dialetti e conosco diverse tradizioni locali molto interessanti. Nella mia scrittura ci va a finire di tutto, anche scampoli di cose fatte 20 anni fa. Il mio romanzo, Hamburg Blues, è stato anche un modo per venire a patti con le mie esperienze in terra tedesca, con tante idee stratificate negli anni e con un paio di persone che non ci sono più. Dico sempre che scrivo per non impazzire, non è mai stata una battuta di spirito. Nel prossimo romanzo ci saranno anche un po' di Piemonte, qualche sfumatura ligure e Roma che è una delle mie ossessioni (in un lavoro corale che si chiama Valpurga l’ho nuclearizzata, avrò esagerato?). A Livorno ci sono finito per amore, una volta incontrata la mia Signora non ho avuto dubbi e sono partito.
Come entra la tua famiglia in tutto questo?



La mia famiglia di oggi, ovvero mia moglie, si interessa di quello che combino. Il mio bestiolino è ancora troppo piccolo per capire, in seguito spero si possa divertire. Anche Elena scrive piuttosto bene oltre ad avere capacità artistiche di non minimo rilievo. La mia famiglia d'origine sa che scrivo, credo gli faccia piacere. Della Rete non si interessano granché.

Amici, conoscenti, colleghi di lavoro. Questa seconda fascia di persone che ruota attorno a te condivide i tuoi stessi interessi, conosce la tua passione per la scrittura, sa che gestisci un blog?
La parola amico la uso di rado. Conoscenti ne ho a bizzeffe, amici veri pochissimi. Credo che la scelta sia avvenuta per affinità elettive, per quella sensazione rettile che ti dice chiaramente che la persona con cui stai parlando/comunicando è in grado di capirti. Per tendenza ascolto molto e parlo poco, quelli che chiamo amici fanno quasi tutti lo stesso. I miei amici sanno cosa faccio, dentro e fuori la Rete, molti di loro condividono le mie passioni e gli altri comunque seguono le cose che combino. Diverso è l'ambito lavorativo. Tendo a essere riservato, mi apro con poche persone. Questi colleghi diventano conoscenti, loro sanno quello che faccio. Quasi tutti approvano.
Sei credente? In un dio o in qualcosa che sta al di fuori di te?
L'argomento religione andrebbe trattato in spazi ampi, ti faccio la sintesi. Sono più vicino a filosofie come il buddismo che a religioni di stampo fideistico. Penso che esista un intero ecosistema di forze superiori, a vari livelli, fino ad arrivare alle origini dell'universo che conosciamo. Mi definisco damanhuriano.
E' la prima volta che ho a che fare con un damanhuriano, e so che ci sono molte polemiche sulle loro attività. Tu che li conosci sicuramente meglio di me, cosa puoi dirci in proposito?
Tutto e niente allo stesso tempo. Mi definisco damanhuriano perché ho frequentato la comunità e seguito diverse loro iniziative oltre che per appartenenza filosofica. Per il resto suggerisco sempre di informarsi per proprio conto, senza affidarsi ad altre fonti o a pareri altrui. Damanhur è una realtà complessa che spazia dall'esperimento sociale all'esoterismo, dalla green economy alle cure alternative. Andate a vedere con i vostri occhi.
Abbiamo appurato sopra che sei uno scribacchino, se mi posso permettere quest'espressione ormai entrata nello slang delle chiacchierate che si fanno nel mio garage. Allora anche per te è d’obbligo questa domanda: da dove vengono fuori i tuoi personaggi e le tue storie? Qual è un tuo personaggio, o lavoro, a cui sei particolarmente affezionato?
I personaggi e le storie nascono dallo stesso serbatoio. Dietro il mio spesso osso frontale c'è un calderone da strega dove si riversa tutto. Cronaca, storia, libri, persone, sogni, musica, tecnologia e magia. Dal pentolone ogni tanto emerge qualcosa che vuole essere raccontato e si batte finché non lo uccido o non lo metto su file. Sono legato a un personaggio, Nicola Bresciani, a cui ho dedicato un romanzo e due racconti. Come lavori ci sono due racconti che mi rappresentano più degli altri, uno si chiama 'L'Onda', l'altro 'L'ombra del potere' (pubblicato da Curcio nell'antologia L'Ombra della Morte). Sono molto legato alle tematiche militari, uno dei fili che permettono di capire la storia.

Ecco il perché della tua partecipazione al SB con la Compagnia delle Stone Cold! Ma c’è un personaggio o un fatto a cui ti senti particolarmente legato, che ha influito e influisce sulle tue scelte?
Sempre dal calderone che dicevo prima emergono civil servant di rilievo assoluto. Se ho delle stelle polari sono loro. Dovendo indicarne uno solo vado su uno dei padri costituenti: Alessandro Pertini. Essere degno di un esempio del genere è impossibile ma è un nume tutelare. Come fatti importanti ce ne sarebbero a caterve da citare, scelgo la vicenda della famiglia Englaro.
Hai citato Pertini, il presidente degli italiani per antonomasia, e la famiglia Englaro, la cui storia ha scosso e invitato a riflettere tutta l’Italia, e che è tornata d’attualità dopo l’approvazione da parte della Camera della legge sul biotestamento. Ma a te piace l’Italia di oggi? quali sono, dal tuo punto di vista, i suoi pregi, i difetti, le potenzialità?
L'Italia di oggi è quello che abbiamo voluto che diventasse. Non mi piace ma non posso fare finta di venire da Marte. Siamo un paese senza memoria e senza una vera classe dirigente, senza una direzione di sviluppo e una visione condivisa dei problemi da affrontare. Ho scritto anche un saggio di recente sul sentirsi cittadini e sul senso dello Stato, per me questa è una ferita aperta. I pregi ci sono e risiedono nella nostra capacità di creare isole di pensiero razionale davvero sopra la media, il potenziale che ne deriva è incalcolabile. Va aggiunto che la coesione sociale ha dimostrato di poter reggere oltre il ragionevole, fattore che ha finora impedito drammi ancora peggiori di quelli già in corso. Possiamo fare tutto come popolo ma abbiamo paura che i nostri vicini, gli altri italiani, ne possano avere beneficio più o prima di noi. L'ultimo peso da toglierci dalla schiena si chiama Vaticano, considero inaccettabili le loro interferenze con lo Stato.
Penso anch’io che la qualità della nostra classe dirigente, di governo e opposizione, sia uno dei flagelli che non ci porterà lontano. Specie in questo momento in cui c’è bisogno di avere delle guide sicure e non di gente che pare goda a vivere come in una continua fantozziana lite condominiale. E dei flussi migratori che negli ultimi venti anni stanno cambiando gli equilibri culturali, sociali e politici d’Italia e d’Europa, che idea ti sei fatto?
La Storia vive di cicli. Gli italiani sono emigrati per secoli, abbiamo smesso di farlo negli anni '60 del secolo scorso. Adesso lo fanno altri, per i nostri stessi motivi: fame e voglia di futuro. Quello che è cambiato è la velocità, le masse si spostano in maniera più brusca e gli stati faticano ad adattarsi alle ondate migratorie. Una serie di fattori sono stati sottovalutati: nessuno poteva prevedere la primavera araba ma da quanto tempo i governi del centro Africa e del Corno d'Africa sono instabili o inesistenti? Abbiamo messo la testa sotto la sabbia per troppo tempo e adesso la realtà ci morde il sedere. Come cambierà il primo mondo? Se tutto va bene diventerà meticcio, più ricco di lingue, idee e di tradizioni. Quello che è veramente pericoloso è il fattore economico, impossibile assorbire ondate rilevanti di emigranti se non c'è sviluppo. Se l'Europa non riparte ci sarà una guerra tra poveri come non se ne sono mai viste. In Italia abbiamo già stroncato una generazione con il precariato, stiamo per rovinarne un'altra e c'è chi soffia sulle fiamme per far scoppiare un incendio senza rendersi conto che non c'è ritorno da una condizione come quella.
E’ proprio vero che il precariato ha ucciso una generazione, o comunque l’ha ferita gravemente, per usare una metafora azzeccata. Ho l’esempio di mia cugina, che vive al Sud. E’ laureata in lingue da quasi vent’anni, ha già vinto due concorsi per l’abilitazione a ruolo e invece per poter lavorare deve girare tutti gli anni per i paesi limitrofi, con la neve e il ghiaccio, a insegnare nelle scuole serali. E ogni anno a luglio non sa cosa l’aspetta a settembre. Che fiducia può avere, una persona che vive queste cose sulla propria pelle, nello Stato? Una certezza comunque c’è: la nostra politica è tornata ai tempi del feudalesimo puro (almeno una volta una scelta chiara!). Vedi infatti le successioni a Bossi, che si porta appresso il figlio come un cagnolino, e a Berlusconi, che ha democraticamente scelto il suo avvocato a segretario del PdL. E tutti ad osannare sia nell’un caso che nell’altro! Ma se andiamo avanti così è come sparare sulla Croce Rossa, quindi torniamo alle nostre domande. Dimmi una cosa, una qualunque, che vorresti restasse di te.
Casi come quello che citi stanno diventando comuni, ci stiamo abituando anche a cose assurde e a dimenticare tutti i diritti che lo Stato dovrebbe garantire ai cittadini. Il precariato non è la flessibilità che ci chiedono i partner europei da vent’anni, questo sistema è fatto solo per emarginare le nostre forze migliori che non a caso appena possono se ne vanno. L'unica forma di immortalità a cui aspiro è lasciare buoni ricordi nella mente delle persone a cui voglio bene. Avendo un figlio è chiaro che spero di potergli trasmettere il più possibile e che possa ricordarmi con un sorriso.
Siamo ormai a luglio. Dove andrai in vacanza?
Vacanze? Vivo a Livorno e non ho grandi mezzi economici, quindi credo che approfitterò della costa labronica insieme alla mia famigliola.
Lasciamo Angelo con negli occhi la splendida spiaggia toscana e andiamoci ad ascoltare la sua musica. Anche qui scopro che abbiamo molto in comune: Kashmir dei Led Zeppelin è uno dei miei brani preferiti, uno di quelli che mi ha iniziato alla vera musica, quella con la M maiuscola. Ed è quello che Angelo ha scelto per noi.

TIM

(le altre interviste possibili:
Nick, Simone M., Glauco, Alex, Edu, Ariano, Elvezio, Luca, Gelostellato, Enzo,  Davide, Gianluca e Ferruccio)
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