Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

mercoledì 13 luglio 2011

Biotestamento e libertà di autodeterminazione

rubata da qui
Ieri sera, alla Camera, è stato approvato con parecchie decine di voti di scarto il testo della legge sul biotestamento. -ho scelto proprio questo link non per motivi ideologici (l'Unità è un giornale di una parte politica) ma perché è un articolo riassuntivo della legge senza commenti. Ora la palla passa al Senato.
Avevo già espresso in questo post quello che penso riguardo al biotestamento e all'eutanasia e da allora non ho cambiato idea. Vi riassumo quello che dicevo lì:
- biotestamento: ognuno deve essere libero di decidere, finché è in grado di intendere e volere, come porre fine alla propria vita. Sì al biotestamento come documento in cui si dica semplicemente: nel momento in cui si palesano certe situazioni io voglio che qualcuno, se non posso farlo io, 'stacchi la spina' per me.

- eutanasia:  un uomo sente quando è il momento di andarsene, se l'esistenza gli è troppo pesante. Nessuno può, a qualsiasi titolo, instillare nelle persone il terrore di scegliere come e quando morire, con la motivazione che 'la vita non è nostra', che dobbiamo rispettare leggi scritte e non scritte che ci proibiscono di vivere (e quindi morire) serenamente. Io rispetto allo stesso modo chi dedice di lasciarsi morire perché stanco di vivere e/o soffrire e la mamma malata di cancro che decide di portare a termine la gravidanza pur sapendo che alla fine morirà, e anche tra atroci sofferenze non potendo usufruire di terapie per il dolore.
E l'unico filo conduttore di quelle mie riflessioni era il concetto di libertà personale.
Cosa che la legge approvata alla camera non rispetta. Il concetto base infatti che permea tutto il testo è che le ultime volontà della persona non sono vincolanti.
Io, cioé, posso dichiarare per iscritto (il cosiddetto DAT) cosa voglio fare della mia vita, ma alla fine non saranno quelle mie volontà ad essere valide, né quelle delle persone che hanno vissuto insieme a me fino a quel momento. Infatti un eventuale mio 'tutore' ha partita persa rispetto al medico che deve valutare «in scienza e coscienza in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana». Unica concessione, se così vogliamo chiamarla, è per lo stop all'idratazione e alimentazione, ma solo per quei casi in cui, comunque, non servirebbero più a niente.
E allora mi chiedo: una società che non mi lascia libero di morire, in che modo mi potrà lasciare libero di vivere? E, soprattutto, in che modo mi farà vivere se è consapevole che può fare di me quello che vuole fino a che campo?
L'art. 13 della nostra Costituzione recita che
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .
e la giurisprudenza, anche straniera, legge in quest'articolo, che parla essenzialmente di libertà fisica (carcerazione), anche la possibilità di vedere il concetto di libertà personale in senso lato, quindi anche libertà di espressione (vedi anche l'art. 21), decisione ecc..
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo all'art. 3 dice che
ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona
e all'art. 12 afferma che

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
E potremmo andare avanti così, di citazione in citazione.
Ma ora concludo, perché non voglio continuare a mettere troppa carne al fuoco che svierebbe dal punto focale che voglio affrontare. E il punto, o i punti, su cui riflettere in questo caso, secondo me, sono questi: la morte dell'uomo è un fatto personale o pubblico? L'uomo ha il diritto di morire come e quando ne sente il bisogno, o anche in questo caso deve essere considerato un tassello della società civile e quindi sottostare ad una qualsiasivoglia legislazione pubblica? E' possibile stabilire per legge come si deve vivere e di conseguenza eventualmente morire? E in questo caso, la morte deve essere considerata un momento (per quanto particolare) della vita o un'esperienza a sé stante?

TIM

18 commenti:

  1. Il fatto che si accetti che la società lasci le persone a decidere da sole se morire o vivere è una cosa che mi intristisce molto. In fondo ideali e valori sono tante belle parole, ma nella pratica sono più dettati dall'abitudine o dal dover scrivere articoli secondo le linee del partito piuttosto che da sentimenti - e bisogni - reali.

    Poi viene da sé che è ovvio che un malato terminale senza speranze andrà assistito in un modo, e che un depresso con comportamenti suicidi andrà assistito nel modo opposto. Ma di questo ai politici, ai moralisti e ai giornalisti di partito non potrebbe fregargliene di meno.

    Ma io credo che la tua e la mia generazione siano ancora troppo "tarate" e non abbiamo più la capacità di scegliere liberamente su una legge. Figuriamoci se sappiamo decidere se vivere o morire.

    Simone

    RispondiElimina
  2. Io ti rispondo senza entrare in filosofie spicce o moralismi dell'ultimo minuto.
    L'unico motivo per cui uno stato può legiferare su concetti di "vita" e di "morte" sull'essere è per una questione unicamente economica. Mi spiego meglio: se uno resta in coma per 30 anni, ci si può guadagnare sopra un bel pò (case farmaceutiche, cliniche, mobilio, alimentazioni particolari, etc.); se uno decide di "staccare la spina" come decisione personale, muoiono anche i possibili introiti.
    Secondo me la cosa più grave è che NESSUNO al governo ragiona in termini etici (non morali!) e quindi anche decisioni di questo tipo prendono pieghe materiali. E di materiale c'è ben poco.

    Eddy pensiero...

    RispondiElimina
  3. @ Simone: mi permetto di dissentire. Qui si sta parlando di persone in grado di capire quello che voglio; un depresso con comportamenti suicidi non so se può rientrare in quella categoria, e lo dico da uno che ha vissuto la depressione sulla propria pelle per quasi un decennio. Ho linkato 'quel giornale' non per una qualche scelta ideologica ma, come ho scritto, perché era l'unico articolo trovato che non mischiava l'oggettività del testo di legge con il commento. E comunque, se mi posso permettere e senza voler fare polemica, quali sono i parametri per avere la "capacità di scegliere liberamente su una legge"? coloro che materialmente hanno scritto quella legge (come qualsiasi altra) comunque sono sempre portatori di un pensiero e quindi di una ideologia. E sui modi di pensare ognuno dovrebbe essere libero. Inoltre mi sembra che i relatori abbiano più o meno la mia età, forse qualche anno in più, per cui non è questione di "generazione tarata". Altrimenti vorrebbe dire che potrei andarmi a sparare! ops... non si può, ci potrebbe essere qualche legge in contrario...
    Temistocle

    RispondiElimina
  4. @ Eddy: queste considerazioni, conoscendo i nostri governanti, 'potrebbero' essere valide. Ma qui si presume la buona fede di chi leggifera. La mia osservazione era soprattutto sul fatto della libertà di decidere della propria esistenza e quindi della propria morte, se la morte vogliamo considerarla un passo della vita. Al di fuori delle considerazione religiose se ci sia vita dopo la morte, se ci si reincarni, ecc.
    Temistocle

    RispondiElimina
  5. La cosa buffa è che quella legge non ha senso di esistere. In un paese civile dovrebbe bastare l'articolo 13 della costituzione (che citi) e un normalissimo testamento da redarre in presenza di testimoni e avvocato (come si fa per le eredità!).

    Sono al 100% d'accordo con te!

    RispondiElimina
  6. Certo che ognuno è libero di dire la sua, e nemmeno io voglio fare polemica. Ma allora chi decide chi è in grado di scegliere liberamente? Uno depresso può scegliere? E uno sotto morfina?

    Ma poi perché ci infognamo in discorsi sui quali siamo già d'accordo? L'eutanasia per chi non vuole vivere allettato e in condizioni disumane è giusta credo secondo il parere di tutti, è solo la politica che non vuole accettarlo per paura di perdere consensi o voti.

    Secondo me, riguardo all'altro discorso, noi siamo cresciuti in un mondo in cui o sei di destra o sei di sinistra, ma la realtà è cambiata da un pezzo per cui il nostro modo di concepire la politica è semplicemente obsoleto. Il rapporto destra-sinistra nel nostro paese funziona che se uno politico dice una cosa la parte avversa deve dire l'opposto. Funziona così ed è un atteggiamento devastante causato dal fatto che ogni cittadino sente il "dovere" di schierarsi con l'una o l'altra fazione e di "appartenere" a idee nate con giustificazioni morali che spesso sembrano il classico caso del tizio che si arrampica sugli specchi.

    Io la vedo così, poi se così non fosse meglio perché magari ci sono più speranze di costruire una politica migliore sulle basi che già possediamo.

    Simone

    RispondiElimina
  7. L'idea è che questa legge idiota venga cassata dalla corte costituzionale entro un paio d'anni; mettere in calendario un provvedimento del genere è altrettanto idiota, un servizio fatto per oltre Tevere per fare vedere che sono tanto bravi e osservanti.
    Il mio punto di vista è che nessuno può decidere della mia morte, della mia vita e di tutto quello che sta in mezzo.

    RispondiElimina
  8. Argomento talmente spinoso che ammetto di non avere un'opinione in merito. Personalmente credo nella libertà individuale, il che implica che ritengo di avere il diritto di sopprimere la mia vita, se lo reputo opportuno. Però non me la sentirei proprio di dire a qualcuno "ammazzami" e lasciare nelle sue mani e nella sua coscienza un fardello così grande. Anche in questo caso applico un principio personale: se il mio migliore amico mi dicesse "aiutami a morire" dubito che sarei capace di esaudirlo. È più forte di me, non sono in grado di sopprimere una vita. E per reciprocità non pretendo che gli altri lo facciano cone me.

    RispondiElimina
  9. @ Glauco: :-)
    @ Simone: daccordissimo sul rapporto eutanasia-perdita del consenso politico. Non sono entrato in fondo all'argomento perché il tema era diverso, ma la pensiamo allo stesso modo. Anche se comunque dobbiamo anche ammettere che in parlamento ci sarà anche gente, onesta, che lo fa per convinzione etica o religiosa; e anche loro vanno rispettati. Discorso fazioni politiche: anche su questo ti do, in parte, ragione. Nel senso che sono cresciuto in quell'epoca di cui parli tu, ma le conseguenze che tiro non sono esattamente le stesse. Oggi si ragiona effettivamente così, ma ricordo che allora esisteva ancora una "capacità critica" e se le posizioni erano diversificate, lo erano anche per convinzione, non solo per appiattimento ideologico. E' anche vero, comunque, che anche allora per la massa spesso era come dici tu. Volevo fare proprio un post su questo argomento, partendo dal presupposto che oggi in politica (a destra come a sinistra) manca un leader vero, tipo la coppia Berlinguer-Moro.
    @ Angelo: daccordo anche con te.
    @ Ariano: per rispondere invito anzitutto ad andare a rileggere il mio post del 20 giugno, La capanna della sofferenza (http://ilgaragedidemetrio.blogspot.com/2011/06/la-capanna-della-sofferenza.html), dove esprimo meglio quello che sto per dire. Ho raccontato lì di come non ho voluto portare mia madre in ospedale quando ho capito che le restavano poche ore di vita, per evitarle le sofferenze che ha dovuto subire invece mio padre a seguito del ricovero pochi giorni prima di morire. Certo non è la stessa cosa di cui parli tu (aiutami a morire) ma comunque sapendo che con un cerotto alla morfina mia madre poteva sopportare il dolore, ho preferito anticiparle il momento della morte e, soprattutto, della fine delle sofferenze. Io sono sempre più convinto di voler chiedere, se si farà una legge seria e non una pagliacciata come questa, di poter morire dignitosamente. Ma certamente anche qui ognuno ha le proprie sensibilità, che vanno rispettate. Proprio per questo la legge deve rispettare l'autonomia della persona e bisogna che si possa decidere quando si è coscienti.
    Temistocle

    RispondiElimina
  10. il problema è che c'è sempre gente che decide per gli altri, e nessuno pensa che le persone possonon decidere da soli senza bisogno di essere comandati.
    Se uno vuole morire, che muoia pure. Per me è solo una manovra politica perchè il Berlusconi è in decadenza e così spera di prender su altri voti.

    RispondiElimina
  11. @ Klodin: non so, tutto può essere. Ma penso anche che su queste questioni molti politici si sentano i salvatori della patria, un'argine contro il degrado morale (dal loro punto di vista), un baluardo della difesa dei valori della chiesa cattolica. E' una di quelle battaglie in cui l'oggetto è solo una scusa, si potrebbe trattare anche, per fare un esempio stupido, della coltivazione delle barbabietole o di altro. Il vero obiettivo è difendere il castello con tutti i castellani. A prescindere. Sempre tenendo conto che, come dicevo più su, ci può essere chi lo fa veramente perché crede in quelle cose. E questi vanno rispettati, sempre, di qualsiasi parte politica siano.
    Temistocle

    RispondiElimina
  12. @ Klodin: ah, a proposito, benvenuto nel mio garage! quando vorrai, con senso della misura e civiltà, potrai sempre dire la tua, anche e soprattutto quando non sei daccordo.
    Temistocle

    RispondiElimina
  13. Dirò la mia, e stavolta non sarò garbato come il mio solito. Me ne scuso in partenza, ma io certe situazioni le ho vissute con mia madre.
    Massimo rispetto per tutte le posizioni, ma della MIA vita dovrei essere IO a decidere. Non un medico, non lo Stato, non qualcun altro. Quindi se dovessi avere in futuro un male incurabile, preferirei avere SOLO i medicinali per non soffrire troppo ma vorrei essere lasciato andar via. Con Venusia litighiamo sempre per questo motivo. I ricordo il fagotto di stracci che era diventata mia madre e in NESSUN MODO vorrei che fosse fatto a ME!!!!!!!
    Quindi, uno stato serio, non quella barzelletta che è diventato il nostro ( e mi assumo tutte le mie responsabilità dicendolo) dovrebbe tener conto del MIO desiderio.
    Le persone dovrebbero ESSER LASCIATE ANDAR VIA CON DIGNITA'. Anzi dico meglio, dovrebbero esser messe in condizione di poter passare le loro ultime ore con dignità, non diventare un supporto per tubi e flebo.
    Con questo ovviamente rispetto tutte le posizioni, anche e sopratutto chi non la pensa come me.
    Ciao a tutti.

    RispondiElimina
  14. @ Nick: non posso che essere daccordo con te. Solo chi ci passa e si ferma un attimo a riflettere può capire cosa vuol dire e, a titolo puramente personale, dico che non capisco chi prende posizioni a favore di un accanimento terapeutico o si schiera contro il biotestamento per motivi religiosi. Li rispetto ma non li capisco.
    Temistocle

    RispondiElimina
  15. A mio modestissimo parere credo che i governi che abbiamo avuto da 150 anni a questa parte si siano persi per strada il senso del termine "legiferare". Una legge dovrebbe essere la "regolamentazione" dettata da motivi morali ed etici a problemi comuni per ottenere una convivenza il più felice possibile. Mi spiegate cosa c'entrano "vita" e "morte" con la convivenza civile? L'unica legge che dovrebbe essere varata è quella che regolamenta il modo, non certo il perché, il quando e, soprattutto, il chi. Per evitare abusi e criminalizzazioni degli aventi di eutanasia.
    Poi anch'io, sono perfettamente d'accordo sulla libertà di scelta ma con chiare regole.

    RispondiElimina
  16. @ Eddy: questo che sollevi è un discorso non da poco. Solo per restare in epoca moderna, è dai tempi dell'illuminismo che si discute su cosa sia il diritto, su cosa debba essere regolamentato e cosa no, su cosa sia e se esista il diritto naturale, ecc.. Tutto penso dipenda, come sempre, da che idea si ha del mondo e della vita, in fatto di religione, di politica, di convivenza civile. Io, molto semplicisticamente, ritengo che finché il mio agire non danneggi niente e nessuno, devo essere lasciato libero di agire come mi pare; e lo stesso vale per chi mi sta vicino. Queste sono le cose basilari. Quando poi si passa all'agire sociale, quello cioé che coinvolge l'intera società, allora lì le leggi debbano essere fatte rispecchiando il sentire comune, nel senso che, nel nostro caso di democrazia parlamentare, un parlamento regolarmente eletto dovrebbe poter leggiferare. Purtroppo assistiamo a quotidiani passaggi di 'onorevoli' da un partito all'altro, dalla maggioranza all'opposizione e viceversa, e solo per questioni di convenienza personale non per concinzione sulle scelte fatte. Perciò io mi trovo ad aver votato qualcuno (che poi il 'qualcuno' lo sceglie il partito!) per rappresentarmi e dopo un giorno il tizio in questione da il suo voto per qualcosa su cui io non sarei daccordo! Quindi che democrazia rappresentativa è più la nostra? Con le dovute conseguenze.
    Temistocle

    RispondiElimina
  17. Sono d'accordo con voi ragazzi. Nick: grande intervento.
    Non posso portare migliorie alla discussione se non citando una battuta presa da Spinoza.it che, com'è prassi per la buona satira, fa sorridere ma lascia l'amaro in bocca:
    "Riassunto della legge sul biotestamento: la tua vita comincerà a interessare allo Stato solo quando cesserà di interessare a te."

    RispondiElimina
  18. @ Gian_74: ben detto. Conosco Spinoza ed è forte.
    Temistocle

    RispondiElimina

fatti sentire

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...