Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

domenica 12 ottobre 2008

NON APRITE QUESTO POST


Forse nessuno di voi (tranne Il Duca) conosce Philip Kendrak Dick, ma moltissimi avranno visto film quali Minority Report, Next, Blade Runner, Atto di forza, Screamers, urla dallo spazio e via discorrendo. La notizia è che tutti questi movie sono tratti da romanzi e racconti di Dick. Dovremmo tutti leggere Dick (che è venuto a trovarci in questo mondo a Chicago nel 1928 e se ne è andato nel 1982) se vogliamo capire quello che sta accadendo ora nel nostro mondo. Anche questa odierna crisi economica e la annunciata recessione globale (chi si offre volontario per andare a spiegare a qualche centinaio di milioni di africani che venendo la crisi avrà meno del niente che già ha?). Perché dovremmo rivolgerci ad uno scribacchino di fantascienza, sposato 4 volte, vissuto nei suoi continui ‘esperimenti’ con gli allucinogeni e morto nella miseria più totale e non ad un gruppo di incravattati economisti, primi ministri dalle chiome fulgenti e industriali dalla erre moscia? Perché questo non è un problema economico. Più di cento anni fa Karl Marx (anche lui vissuto povero e morto misero) aveva scritto che il capitalismo sarebbe prima o poi imploso. Io non capisco niente di economia e sicuramente quello che sto per dire potrà essere usato contro di me nell’accusa di ‘e tu che ne sai di queste cose’. Ma io insisto: non è un problema economico. E’ un problema di saper vedere e riconoscere la realtà, saper distinguere quello che è vero da quello che è falso, soprattutto avere il coraggio di chiamare ogni cosa col proprio nome e voler prendere decisioni conseguenti anche se drastiche. Ecco perché Dick ci può insegnare, perché ha passato la vita a indagare su queste realtà e a scriverne. Non possiamo dire che in Cina i bambini muoiono per il latte avvelenato perché lì c’è chi vuol speculare sulla salute della gente per fare i soldi quando la Mattel, che faceva e fa produrre giocattoli lì e alle stesse condizioni, è un’industria occidentale; quando i marchi più famosi (anche italiani) di pelletteria, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta fa produrre lì la merce perché gli costa molto meno e può così guadagnare molto di più. Questo è un problema economico? Se le banche americane che hanno causato la goccia che ha fatto traboccare questo vaso planetario non avessero voluto speculare sulla vita di chi rincorreva il miraggio di avere una casa, non sarebbero colate a picco; per avere sempre di più sfruttando la povertà altrui hanno perso anche il giusto guadagno (anche se poi lo Stato, cioè di nuovo il cittadino, ha rimesso tutto a posto). A chi si lamenta che in Italia non c’è lavoro è troppo difficile ricordare che il lavoro l’Italia l’ha portato all’estero perché lì tutto costa meno (grazie allo sfruttamento legalizzato) e c’è più guadagno per i soliti quattro furbetti? che la FIAT, per esempio, produce le auto in Polonia, Russia, Brasile, Est Europa in generale? che il poco lavoro produttivo in Italia è affidato alle cooperative che danno a basso costo un basso rendimento e una bassa qualità? A chi si lamenta dovremo ricordare che chi è causa del suo male pianga se stesso. Il capitalismo sta implodendo perché non produce ricchezza, ma povertà, sfruttamento. Il marito di Elisabetta Gregoraci che per sua stessa ammissione ha capito come far carriera nel jet set mediatico, un certo Flavio Briatore, a chi gli chiedeva cosa pensasse di questo annuncio di recessione ha dichiarato che lui la ricetta ce l’ha: più eventi spettacolari e più industria del divertimento. Qualcuno gli ha chiesto se pensa che i camerieri ed i serventi di queste mega avvenimenti si divertano tanto e guadagnino altrettanto? Allora non è un problema economico. E’ un problema di rispetto per la persona, di riconoscimento dei bisogni e delle qualità del singolo. Una volta si osava dire: da ognuno secondo le proprie capacità e ad ognuno secondo i proprio bisogni. Abbiamo insegnato ai nostri figli (attraverso la scuola, la televisione, le riviste patinate) che è meglio apparire che essere; e non possiamo dire che non è vero, perché se lo zaino deve essere rigorosamente High School Music 2008 altrimenti ‘che figura ci faccio’ vuol dire che non sono riuscito, non ho fatto realmente tutto quello che dovevo e potevo. Ora è realmente dura raddrizzare la strada. Forse è il momento di ricominciare da noi stessi senza badare a quello che ci corre e scorre intorno.
In un racconto di Dick, ‘Modello due’ alcuni robot programmati per autoriprodursi decidono di annientare la razza umana. Alla fine uno di questi ‘modelli’ si innamora di un ‘nemico’ uomo e lo salva a costo della sua stessa vita. Non è ‘l’amore trionfa’; è il riconoscimento di qualcosa che va aldilà delle convenzioni, delle strade segnate, se volete del delirio di onnipotenza dell’uomo.
Qualche post fa parlavo di cose strane, tipo indiani d’America, aborigeni, rispetto per la terra madre e via dicendo. Più di qualcuno mi ha quasi riso in faccia quando gliene ho parlato. Io continuo ad essere convinto della bontà di quel percorso, anche se ancora non ho fatto passi avanti su quella strada. Mi ricordo però di una frase, che vorrei lasciare anche a voi:
“Un uomo di fede resterà fedele alla verità anche se il mondo intero dovesse
apparire avvolto dalla menzogna.” (M. K. Gandhi)

1 commento:

  1. Egregio, devo riportare una piccola correzione: il secondo nome è Kindred.
    Precisazioni a parte, sfondi una porta aperta, visto che io ritengo il buon Dick, il miglior autore mai esistito, un autentico profeta, che scriveva di cose che si sarebbero avverate molti decenni a venire.
    Non ti sarò mai abbastanza grato per avermelo fatto conoscere.
    Cheers....

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