Io non voglio difendere nessuno: né il SB (visto che sono stato uno dei partecipanti, per quanto insignificante, e quindi è naturale che lo difenda ) né gli altri, i cattivi (che sono, comunque, indifendibili per quello che hanno fatto).
Dopo il mio post di ieri (che, detto per inciso, ha fatto schizzare il contatore a più di 70 visite e ha ricevuto una decina di commenti più o meno educatamente arrabbiati) torno per un attimo sull'argomento visto che le mazzate in risposta sono state molte e articolate.
Allora: il mio ragionamento non voleva, naturalmente, minimizzare la questione per puro spirito di buonismo o di fancazzismo, non volevo far finta di niente.
Ma se uno come Gesù -no dico, Gesù non Pinco Pallo!, uno dritto, uno che sapeva come gira il mondo- dice che dobbiamo farci amici in questa vita con l'ingiusta ricchezza e che bisogna essere furbi come le volpi, chi siamo noi per limitarci ad un'educata risposta via blog?
Mi è stato fatto notare che, argutamente a ragione, sulla mia copertina campeggiano due personaggi che pur aborrendo la violenza non si sono mai fatti passare niente impunemente sotto il naso. Hanno reagito, eccome.
Il mio: il mondo gira così, mi sembra, non è stato accompagnato da: pazienza.
La mia reazione non è stata: scordiamoci il passato, siamo italiani, paesà!
La mia reazione è stata: ma quant'è lunga 'sta storia!
Ci siamo svegliati oggi per sapere che le cose vanno come sono andate?
Non voglio polemizzare con nessuno, ci mancherebbe, stiamo solo scambiando quattro chiacchiere tra amici, almeno per parte mia.
È stato giustamente sottolineato che esistono in rete anche gli spin-off del SB. È vero. Ma chi ci è andato a cozzare contro e li ha scaricati, aggratis o dietro esborso economico, ha effettivamente capito che erano codazzi (perdonate il linguaggio sdrammaticatevole) della storia originale? E poi: la gente sa cosa vuol dire spin-off? Io, per esempio, l'ho scoperto da quando bazzico questi lidi!
Noi vogliamo che le cose restino tra pochi intimi, tra eskimi e barbe lunghe vagamente esistenzialisti, o vogliamo raggiungere l'omino che apre la porta della rete e ci trova un mondo di tesori?
Questo è il mio ragionamento, ripeto ancora finché ce la faccio e non crollo a pavimento: è sbagliato quello che è stato fatto; ma non bisogna farsi ingabbiare in polemiche, frecciatine, sputi metaforici nell'occhio.
Dobbiamo smettere, visto che gli altri da quell'orecchio non ci sentono, di strillare: m'hanno rubato la marmellata, adesso chiamo la mamma!
O si va alla ricerca del ladro, o si compra un altro barattolo di marmellata.
L'errore, se errore c'è stato (ragionando a posteriori), è stato fatto quando il tutto originale non è diventato un ebook, qualcosa che si vede, si tocca (più o meno), si può lanciare contro il copione di turno urlando: legga, ci sono cattive notizie per lei.
E comunque, se esiste il diritto d'autore con Creative Commons, penso che qualcosa di fattibile ci sia. Io non so cosa, perché sono integgerrimamente ignorante in queste cose, ma qualcuno lo saprà.
Per me la cosa finisce qui e, se volete, amici come prima.
TIM
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mercoledì 29 agosto 2012
martedì 28 agosto 2012
Il mondo gira così!
Prima volevo fare un post ad hoc, poi invece ho optato per un commento sul blog di Nick, perché Nick mi sta simpatico (non è bello, ma mi sta simpatico, tiè!) e perché è l'ultimo ad averne parlato (e poi è anche un bel post riassuntivo dell'argomento, diciamo la verità).
Alla fine però ho pensato che magari un post breve quel commento lo poteva pure diventare, perché potesse arrivare a più persone (non perché io abbia più contatti del venerato maestro campano, ma perché un post lo leggono più persone che non un semplice commento).
Di cosa sto parlando? Della diatriba sulla paternità del SB; ma è meglio che prima vi andiate a leggere il post su indicato.
Fatto? Allora adesso potete continuare.
Di cosa sto parlando? Della diatriba sulla paternità del SB; ma è meglio che prima vi andiate a leggere il post su indicato.
Fatto? Allora adesso potete continuare.
Copioincollo quel mio contributo:
Quello che volevo dire è questo: raga', il mondo va così! sicuramente nessuno di noi voleva guadagnarci qualcosa partecipando al SB, né in vile danaro né in visibilità; tutti abbiamo partecipato perché ci è piaciuto, perché volevamo esserci. Questi altri signori, invece, hanno agito diversamente (probabilmente, visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali chiarificatrici). Hanno avuto, insomma, forse altre motivazioni, oppure hanno saputo sfruttare, anche economicamente, l'idea -che fosse copiata o meno. E allora mi chiedo: nessuno si è accorto che la ruota gira così? Che oggi la società è fatta di gente che sfrutta ogni minima occasione per mettere la propria faccia su qualsiasi cosa dia pubblicità? Possiamo discutere quanto vogliamo di deontologia, etica, giustizia e del sesso degli angeli; ma questa è la realtà. Perciò se davvero abbiamo messo su quell'ambaradan solo per divertimento (e ce ne abbiamo messo di impegno, in quel momento e successivamente, insieme e individualmente) continuiamo a considerarlo un divertimento. Non dico che non bisogna chiedere giustizia se ce ne fosse bisogno, ma tutto questo serve solo per imparare la lezione per una prossima, eventuale, volta. E spero che questo stia succedendo ora con 2MM di Alex (ancora e sempre lui!). E bannatemi pure dalle vostre case. Kalispera!
Ho letto tutto il leggibile sul SB, compresi i racconti di contorno, i prequel, i sequel e tutte quelle cose lì. Ho un file quasi completato col mio apporto extra all'avventura prionica, che non so se finirò, visto che l'interesse è parecchio scemato, almeno per parte mia.
Ora la vita continua, le cose evolvono (nel bene e nel male) e quello che ieri era realtà, oggi diventa, magari, leggenda; pensiamo anche solo alla storia del negazionismo: quanto poco ci vuole per stravolgere la percezione delle cose?
Si era discusso tanto, a suo tempo, su come proporre il SB all'universo creato che non aveva seguito le (dis)avventure di un branco di scribacchini presi dal sacro fuoco dell'arte e del divertimento. Si erano fatte diverse proposte su come assemblare tutti i contributi scaturiti dall'idea di Alex. Si erano posti problemi di diritti d'autore, di fattibilità materiale di mettere insieme scritture e storie diverse; insomma chi c'era ricorderà. Alla fine non se ne è fatto niente.
Adesso bisogna prendere atto che qualcun altro, in buona o cattiva fede, quei problemi li ha risolti. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tutti quelli che per qualche euro possono scaricare un ebook survivalista. Ma non il nostro.
E ora, chi vuole, mi cassi pure dai suoi contatti.
Kalispera!
Kalispera!
TIM
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lunedì 5 dicembre 2011
Quattro piccioni con una fava
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Alex Girola ha aperto un nuovo blog. Ufficialmente perché Livejournal (la piattaforma del suo blog storico) pare faccia i capricci, magari c'entrano le elezioni in Russia e la chiusura di LJ da parte dell'amico intimo di Berlusconi. Quindi per salvare anni (direi secoli vista la mole di notizie, N.d.R.) di articoli, recensioni, racconti e classifiche si è affidato ora a Blogspot.
E il pezzo forte di questo nuovo blog è, per il momento, il concorso postpandemico di cui vi parlavo qui e che ora parte ufficialmente con la pubblicazione del bando.
Abbiamo tempo fino al 31 marzo 2012, se la cura-Monti nel frattempo non ci avrà lasciato in mutande, magari firmate ma pur sempre mutande (e non voglio entrare nell'impegnato dibattito boxer-slip; ma ci potrebbe essere chi ne farà o avrà già fatto un post. Segno che siamo alla frutta in tutti i sensi!)
Io parteciperò? chiedetemelo pure, ma io non ve lo dirò. Almeno per ora. Certo se non ci fosse sangue, liquidi organici putrescenti ed affini, ci potrei anche stare. Ma se Richard Matheson ha scritto una sceneggiatura di "Uccelli" senza mostrare mai un volatile, si potrebbe fare anche questa. Una mezza idea...
Così due notizie ve le ho date.
Ma ce n'è una terza, della serie: non leggete quel racconto.
Ho acquistato Lui è leggenda, anche già l'operazione in sé mi è naturalmente puzzata d'abbruciaticcio. Devo dire che qualche bel racconto c'è, con qualche bella idea e scritta anche bene. Quello però di cui volevo avvertirvi, se il tomo vi capitasse sotto mano, è di evitare come la peste il primo contributo, che dovrebbe essere una variazione a quattro mani di Stephen King e Joe Hill (che poi sarebbe suo figlio) sul mitico Duel. E' solo turpiloquio e violenza: violenza fisica descritta; violenza sui lettori che si aspettano qualcosa di almeno dignitoso, trattandosi di un tributo ad un maestro mia sopra le righe; violenza diretta verso Matheson che spero sia andato a spalmare la porta dell'ex Re di cacca. E allora, se potete, non leggete quel racconto!
Poi, visto che oggi voglio abbondare, ancora una segnalazione, e siamo a quattro: guardate la foto di copertina di questo post e cliccate sul link sotto. Fatto.
TIM
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giovedì 1 dicembre 2011
A volte ritornano: RSPG
Riapro un attimo i battenti perché non posso esimermi dal fare questa segnalazione.
Parlo, come penso ormai sappiate tutti perché certe notizie volano velocemente sui byte impalpabili della rete, di quello che Alex contrabbanda per il successore di Ucronie Impure, ma che per la maggior parte di noi è la ripresa del Survival Blog.
E' arrivato l'RSPG, Racconti Scelti dalla Pandemia Gialla.
Sì, certo, anche questo come UI è un concorso, mentre il SB è stato solo un'avventura libera e spontanea. Anche questo, come UI, vedrà una pubblicazione dei migliori dieci racconti, mentre il SB ha premiato tutti i partecipanti solo per il fatto di esserci stati.
Insomma la struttura (e l'intenzione dichiarata dell'organizzatore) riprende il concorso ucronico. Ma per noi che abbiamo vissuto l'epopea survivalista, in cui prima di uscire di casa dovevi equipaggiarti come per la guerra; dovevi vivere e sopravvivere con quello che trovavi in giro; in cui ogni valore umano era duramente messo alla prova se non ribaltato; per noi, dicevo, questo è e resta il ritorno del Suvival Blog.
Ecco perché bisogna rinserrare le fila e rimettersi all'opera.
Io, forse, non parteciperò. Ma questo è un altro discorso. Che per ora non mi va di fare.
TIM
Parlo, come penso ormai sappiate tutti perché certe notizie volano velocemente sui byte impalpabili della rete, di quello che Alex contrabbanda per il successore di Ucronie Impure, ma che per la maggior parte di noi è la ripresa del Survival Blog.
E' arrivato l'RSPG, Racconti Scelti dalla Pandemia Gialla.
Sì, certo, anche questo come UI è un concorso, mentre il SB è stato solo un'avventura libera e spontanea. Anche questo, come UI, vedrà una pubblicazione dei migliori dieci racconti, mentre il SB ha premiato tutti i partecipanti solo per il fatto di esserci stati.
Insomma la struttura (e l'intenzione dichiarata dell'organizzatore) riprende il concorso ucronico. Ma per noi che abbiamo vissuto l'epopea survivalista, in cui prima di uscire di casa dovevi equipaggiarti come per la guerra; dovevi vivere e sopravvivere con quello che trovavi in giro; in cui ogni valore umano era duramente messo alla prova se non ribaltato; per noi, dicevo, questo è e resta il ritorno del Suvival Blog.
Ecco perché bisogna rinserrare le fila e rimettersi all'opera.
Io, forse, non parteciperò. Ma questo è un altro discorso. Che per ora non mi va di fare.
TIM
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lunedì 28 novembre 2011
Parentesi
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Per uscite intendo, visto che il mio blog si interessa essenzialmente di lettura e scrittura, pubblicazione di ebook.
Negli ultimi 3 giorni sono arrivati 3 racconti da altrettanti amici nonché vicini di cella virtuale.
Vado in ordine sparso.
* E inizio con Ariano Geta, che nell'ambito di un progetto di scrittura chiamato Risorgimento di Tenebra e di cui trovate qualche notizia in più in questo post Gianluca Santini, ha rilasciato il suo lavoro
Betrothed.
Si tratta di un racconto in cui diversi personaggi storici s'incontrano, in perfetto stile steampunk, per intrecciare una storia plausibilissima e allo stesso tempo di fantasia. Ci imbattiamo in un Manzoni vittima di un suo personaggio per così dire ribelle, che deve ricorrere alle cure di... ma leggetevi il racconto, non voglio togliervi il gusto della lettura e della sorpresa.
Ariano riesce come sempre a centrare l'appuntamento con la scrittura e confeziona un racconto breve ma intenso, in cui ogni personaggio vive benissimo. Anche il paesaggio entra a far parte a pieno titolo della narrazione, così come il momento storico in cui si svolge il racconto.
** Seconda segnalazione per un altro amico Glauco Silvestri. Questa volta il personaggio non è storico nel senso che appartiene alla storia che troviamo sui libri di scuola, ma storico perché è il Mauro Bianchi di cui da qualche tempo Glauco ci sta raccontando le avventure.
In questo ultimo racconto, Calibro 38, l'investigatore privato bolognese è messo male sin dalle prime righe, letteralmente sconquassato da un armadio che è alla ricerca di un pacchetto che qualcuno gli ha lasciato in custodia e che lui ha dimenticato pure di avere. Per fortuna Mauro ha amici, ma soprattutto amiche, sempre pronti a dargli disinteressatamente una mano, e a volta anche di più.
Anche questo racconto merita. Seppur breve, non molla un attimo la presa della narrazione tra un susseguirsi di colpi di scena; così la quindicina circa di paginette sono piene di azione, umorismo, e... sesso, sì, a modo suo anche sesso, per non far mancare niente del segugio bello e maledetto al nostro Mauro Bianchi. Come aveva preannunciato Glauco, tornano alcuni personaggi, si riprende una storia di cui abbiamo già letto l'antecedente e, insomma, la saga continua. Al prossimo episodio che, a questo punto, aspetto con curiosità.
*** E veniamo all'ultima presentazione di oggi. Chi non ricorda, anche con una punta di rimpianto e una lacrimuccia che sgorga furtiva dall'angolo dell'occhio destro (o sinistro a scelta) il Survival Blog? Ebbene, ad un anno esatto e anche ora nel giorno del suo compleanno, il buon Alex ci regala un piccolo cameo che rimane nella scia di quell'epopea. Andate a leggervi questa presentazione e troverete anche tutti i riferimenti a quell'esperienza di cui, immeritatamente, feci parte anch'io. Non voglio scomodare Asimov, Frank Herbert et similia, ma Alex ha creato e dato il via ad un mondo che a distanza di tempo continua a dare frutti letterari interessanti. Tant'è che Gianluca sta virtualmente riunendo tutti i protagonisti con le sue interviste a querli scribacchini che hanno già partorito sequel, prequel, spin-off alle proprie storie di csurvivalisti. Ci sarò anch'io? Spero che una volta concluso il mio lavoro, e dato alle stampe, avrò l'onore di far parte della cricca. Ma penso ci vorrà un po' di tempo.
E torniamo ad Alex e al suo freschissimo Zombie toast. Aduso a viaggiare nella tecnologia più sfrenata (almeno per me che so' al più accendere e spegnere il PC) Alex si ritrova a colloquio con un tipo dall'altra parte dell'oceano, che gli racconta una storia quasi incredibile, e soprattutto gli propone una ricetta (nel vero senso della parola!) per uscirne fuori a testa alta quando tutto sarà finito. Anche in questo caso non voglio togliervi il gusto della lettura e della sopresa, quindi non entrerò in particolari, anche perché la brevità del testo da' l'opportunità esser letto in pochi minuti. Alex c'è tutto in questo racconto, nel senso che, a mio modestissimo e non richiesto parere, spalma i suoi argomenti preferiti al meglio, senza sbavature o sfilacciamenti nella narrazione. Dritto al punto e senza tregua. Mi piace anche il finale a sorpresa, per niente scontato, secondo me. Ho solo una domanda da fare ad Alex: c'è un motivo particolare perché il padre dell'altro protagonista è di Vercelli? (ho visto che il giorno prima hai sbirciato tra le pagine del mio Survival Blog!).
Bene. Il garage di Demetrio richiude i battenti. Ancora un po'. Ma io vigilo, sui vostri blog, sulle vostre pagine facebook, sulle vostre vite. Attenti, se doveste vedere alla vostra fermata della metro un omino in impermeabile giallo, potrei essere io. Non vi mollo.
TIM
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venerdì 14 ottobre 2011
Sardegna Gialla, di Gianluca Santini
Avevo in preparazione quest post già da un po'. Anzi la sua struttura era già scritta con tutti i riferimenti al loro posto, come ossa da rimpolpare per farne un corpo. Bene, ora è venuto il momento di mettere un po' di carne sullo scheletro e presentarvi il pezzo.
Quindi è solo una coincidenza che venga un paio di giorni dopo il giustissimo cazziatone che Gianluca ha fatto sul suo blog a proposito dei pareri di ritorno relativi in special modo alle autopubblicazioni. Dunque oggi parlo di uno dei lavori che nascono come ampliamento e seguito del Survival Blog (di cui non c'è più la pagina statica di Alex e quindi mi permetto di suggerire la mia). Ed è proprio un lavoro di Gianluca Santini (che ho avuto anche l'onore di intervistare su questo blog): Sardegna gialla. Ma è solo una coincidenza che sia il suo, eh!
Il prossimo futuro ingergner Santini divide il suo lavoro in due parti: nella seconda riprende, revisionandolo, il suo contributo al Survival Blog; nella prima invece troviamo la parte nuova, una storia raccontata da un personaggio diverso da quello del SB, che precede e va ad innestarsi esattamente alla stessa ora dello stesso giorno in cui inzia il racconto vero e proprio della pandemia.
Quella di Gianluca è anzitutto una storia d'amore, una storia di ricerca della motivazione di un amore consolidato (verso la moglie e le due figlie) e di un amore quasi rincorso, per qualcuno che c'è stato e forse c'è ancora. Qualcuno che sembra aver capito meglio del protagonista, Guido, in che senso sta andando il mondo.
Non mi soffermo sulla seconda parte che abbiamo avuto occasione di leggere ai tempi del SB. In verità io non avevo seguito la storia di Gianluca, perché c'erano troppi racconti da leggere contemporaneamente, e il suo era stato quello tra i più sacrificati, anche sera partito col botto del protagonista costretto a tagliarsi una mano pur di salvarsi dall'infezione. Quindi rileggerlo (anzi leggerlo con calma) adesso è stata una piacevole scoperta, specie se unita allo spin-off che da' al tutto una connotazione meno horror e più drammatica, un senso di scoperta di alcune verità basilari, come quella che non è l'infezione (cioé qualcosa che viene da fuori) che fa la differenza tra gli uomini. Ad un certo punto infatti Gianluca scrive: i bastardi sulla jeep stavano aspettando che i bastardi dalla pelle gialla iscissero fuori dal nasconsiglio... (pg. 116).
Insomma mentre Guido nella prima parte vive la sua storia in un'ambientazione di orrore e terrore, nella seconda invece è la realtà esterna che domina la vita dell'altro protagonista, che lo costringe ad agire e muoversi in un certo senso. Le due storie, poi, si incrociano come quando viene trovato il diario di una certa 'Erica', che noi conosciamo proprio come l'amante di Guido.
Traspare in questo lavoro anche tutto l'amore che Gianluca ha per la sua terra. Scrive infatti ad un certo punto che Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata, arrivate a liberare l'isola in nome del nuovo potere, come dei semplici invasori. Leggiamo perciò: Da sottolineare anche la delicatezza con cui Gialuca racconta (siamo intorno a pg. 135-140) delle allucinazioni che assalgono il suo alter-ego, di come vede, in quella che si rivelerà alla fine una visione, una realtà da cui fuggire, e l'averla solo immaginata la rende meno brutta, quasi esorcizzata.
Solo nel momento in cui mi sono ritrovato a osservare la NAA che calpestava il terreno sardo mi sono sentito veramente legato a questa isola. Nemmeno con la diffusione dei Gialli mi era capitato qualcosa del genere. I Gialli in qualche modo avevano resettato tutto, facendoci tornare alla terra e alle nostre forze, ma almeno per me era una terra indistinta, aliena. La mia futura tomba, a cui uno non pensa se non vuole impazzire. La NAA mi ha fatto capire che è la mia terra, il luogo in cui sono nato, cresciuto e in cui morirò. Non voglio che un gruppo del genere decida come più gli pare del destino della mia terra (pg. 113).
Ancora un punto a suo favore sono le foto che mette a corredo di ogni capitolo e della cui origine parla nell'introduzione.
Insomma veramente un bel lavoro, che con la parte aggiunta da' al tutto una connotazione meno splatter e più umana, dove i sentimenti quotidiani prendono il sopravvento sulla pura azione violenta.
Punti negativi da evidenziare? Quasi nessuno, e quello che ho trovato è legato più che altro a valutazioni personali. Parlo del discorso dei link, che avevo fatto anche per un altro lavoro (ma non ricordo di chi). Mettere dei link risulta inutile per chi, come me, ha un semplice lettore ereader senza collegamento ad internet e quindi senza la possibilità di essere aperti e letti. Ma, ripeto, è solo un parere personale. Per il resto non mi è sembrato di trovare refusi, né incongruenze temporali o in generale relative alla narrazione.
La consistenza narrativa di questo racconto lungo dimostra, a mio modesto parere, come la scrittura di Gianluca stia migliorando di volta in volta, almeno tenendo conto dei lavori di cui ho già parlato e di quelli che invece ho solo letto. Mi piacerebbe ora vederlo all'opera con qualcosa magari anche di mainstream, che riguardi particolarmente la sua terra. Sono certo che saprebbe tirare fuori una buona storia e scritta come si deve.
Perciò alla fine sicuramente un placet. Voto 8,5.
Avevo intenzione di esaminare oggi altri due lavori legati direttamente o indirettamente al SB, ma mi rendo conto di essermi dilungato molto, per cui rimando alla prossima.
TIM
RETTIFICA: Gianluca mi fa giustamente osservare che (riporto testualmente la sua mail): a metà post si dice che "Guido considera le truppe della Nuova Autarchia Armata", ma in realtà non è Guido il protagonista lì, ma il mio alterego. ;)
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sabato 21 maggio 2011
E poi dice che uno si butta a sinistra!
E così faccio anche un consuntivo di queste due prime interviste possibili, quella a Simone M. Navarra e quella a Nick Parisi.
Sono davvero soddisfatto perché ho visto che i contatti sono schizzati in alto (per me 35-40 visite al giorno sono come essere nel paese di Bengodi!). E questo non tanto perché ho capitalizzato presenze, cosa che può far piacere ma non è tutto, ma perché ho visto che vi siete interessati alle storie degli amici di cella virtuale, alla vita dei blogger che leggiamo ogni giorno. Questo era lo scopo che mi ero prefissato. E per ora mi sembra di averlo raggiunto.Ora due-parole-due sugli altri lavoretti in corso.
E' un momento in cui molti stanno sfornando spin off o riedizioni del proprio Survival Blog. Saranno le coincidenze, ma anch'io da qualche giorno ho rimesso mano al mio lavoro. Sto rivedendo capitolo per capitolo il testo e scrivendo un capitolo finale a sorpresa. Non ci saranno modifiche nella storia: Theo morirà sempre e Carlo lancerà il suo grido d'aiuto via mail. Ma questo ulteriore capitolo darà probabilmente un senso nuovo a tutta la storia.
Un dubbio che finora mi resta è come trattare i link presenti nel testo. Mi sono messo infatti nei panni di chi, magari, potrebbe leggere il SB da un lettore ereader non collegato ad internet (come il mio Cybook) e mi sono chiesto: a cosa si riferiscono questi link? che altra storia è quella cui si rimanda? E visto che mi piace far conoscere, attraverso la mia, le storie degli altri blogger, per dare anche una visione più d'insieme di cosa è stato il Survival Blog in termini di partecipazione, scrittura, emozioni date e ricevute, penso che dovrò trovare una soluzione alternativa. Molto probabilmente farò così: eliminerò i link dal testo, mettendoli in nota -e quindi dando comunque un riferimento virtuale a chi ha la possibilità di andare a vedere immediatamente- e racconterò quello che non si può più cliccare. Certamente il testo diventerà più lungo e, forse più complesso, ma sarà più comprensibile a tutti.
Spero poi di riuscire questa volta a dare anche una presentazione meno approssimativa al prodotto, con una copertina meno minimalista del solito e, speriamo, più accattivante, visto che contrariamente a quello che si dice, l'abito (spesso) fa il monaco. Ma pensiamo a una cosa per volta.
Infine, mi sono messo in una brutta situazione. Ho accettato di partecipare alla giostra letteraria di Davide ettepareva Mana. Non l'avessi mai fatto! Sono due notti che non dormo e se anche riesco ad appisolarmi un attimo vedo gli occhi spiritati del faccione del paleontologo, il quale si china su di me e minacciandomi con il fossile di un virus mortale del cenozoico, mi intima di consegnargli il mio capitolo del racconto. Peggio che gli esami di stato nel lontano 1979 (si può considerare preistoria anche quella data?). Ma io dico, gente come quella non dovrebbe essere rinchiusa in appositi spazi vitali e fatta accoppiare solo all'interno del gruppo stesso?
E poi dice che uno si butta a sinistra!
TIM
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giovedì 19 maggio 2011
Ci sono anch'io
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| rubata qui |
Brevissimo aggiornamento, solo per segnalare l'iniziativa benefica (per noi scribacchini) di Davide macchebbravo Mana, quello che ha un conto in sospeso con l' SDA per intenderci, che ci da' la possibilità di riprenderci un po' dalla crisi da astinenza da Survival Blog.
Ecco allora questa 'cosa' chè è spuntata ieri ed è maturata oggi sul suo blog. Un capitolo a testa, il maestro che ci assegna i compitini di volta in volta e noi alunni modello (verrebbe da specificare Modello Due, per navigare nei mari della narrativa alta) a svolgerli.
Aspettiamo le prime interrogazioni ed intanto... tutti a studiarci un po' di Lovercraft, di Poe, di Merril e insomma tutta la famiglia, parenti e affini.
E visto che siamo in tema di battaglie a colpi di mouse e ctrl-alt, vi segnalo anche la prossima giostra cavalleresca che Alex indirrà a partire da settembre. Tempistica perfetta, perché le vacanze estive ci ricaricheranno le batterie e tante belle letture sotto l'ombrellone, o la sequoia gigante dell'Africa, ci metteranno di buon'umore.
Ma intanto vi faccio la stessa domanda di Alex: Guerrieri, siete pronti a fare la guerra?
E domani la prossima intervista, questa volta a... arrivederci!
TIM
---- piccola aggiunta postuma, ma mi scappa proprio!! La GeLotteria!! Che ganza!!
(pubblicato alle 18.43)
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sabato 12 febbraio 2011
Sembrava la fine del mondo e invece ... sono ancora qua
Questa mattina ho acquistato (usato, 2 € e 95 ) Il regno del sangue di Simon Clark, Newton Compton ed.. Non avevo mai sentito parlare né dell'autore né del libro, ma la presentazione nel risvolto di copertina, che vi riporto più avanti, mi ha intrigato e convinto. Sarà che a me il mistero acchiappa moltissimo e appena sento parlare di cose strane scatta in me la molla. (Per Rick Kennedy è un momento felice: stanotte sarà una notte memorabile, ci sarà suo fratello che non vede da anni, e forse riuscirà a sedurre Kate la ragazza di cui è innamorato. Ma nel buio Rick crede di vedere una strana creatura dal volto grigio aggirarsi nel bosco e scrutarlo, pensa sia solo un'allucinazione. Ma il risveglio sarà terribile. Il giorno seguente la città è invasa da migliaia di uomini e donne scampati da un misterioso cataclisma: la terra si riscalda, le città bruciano, l'acqua dei laghi ribolle. Sembra la fine del mondo. E chi è riuscito a evitare l'orrore scatenato dalla natura è disposto a tutto pur di sfuggire all'ira dei misteriosi Demoni Grigi.)La storia narrata nel libro che ho acquistato è, da quel poco che ho capito, legata ad un periodo post-apocalittico, in cui la realtà così come la conosciamo noi ora non c'è più. E' più o meno lo stesso scenario del nostro SB, anche se qui ancora non so bene dove l'autore voglia andare a parare e soprattutto da quale punto di vista vede la storia. Ma avendo Clark già pubblicato due o tre storie di vampiri, presumo che siamo da quelle parti.
La mia domanda però è: perché leggiamo o raccontiamo storie al limite, dove il limite è inteso sia come narrazione di singoli fatti (una violenza descritta nei minimi particolari, una morte narrata in diretta, ecc.), sia come quadro generale che rasenta una realtà diversa dall'attuale, nel futuro come nel presente? In altre parole, perché scegliamo di leggere o scrivere di pandemia o di ucronia o di zombie e non di prati fioriti su cui scorazzano cavalli bianchi condotti da bionde principesse? Abbiamo una qualche malattia strana? i nostri neuroni girano al contario? da bambini abbiamo subìto un trauma?
Ecco, spesso me lo chiedo, specie quando mia moglie vede le copertine dei libri sul comodino e mi dice: è normale che di notte hai gli incubi se leggi queste cose! Forse avrà pure ragione.
Però per me la realtà non è mai quella che si vede, ma sta sempre un passo più in là, e le storie normali mi sembrano troppo superficiali per nascondere una verità sulla vita e sul mondo.
Poi magari mi sbaglio.
O forse è che una storia al limite contiene quel chè di misterioso che, dicevo, mi acchiappa e mi tiene avvinghiato al libro.
Non so. Voi che mi dite? Qual'è il vostro rapporto con il limite delle storie?
Vi lascio il week end per pensarci. Eh ... già, sembrava la fine del mondo e invece sono ancora qua.
TIM
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venerdì 28 gennaio 2011
Cronache da un altro mondo 14
Ancora il diario.
(Qui tutte le pagine del diario)
28 gennaio 2016
Ciao, io sono Carlo.
Io non ti conosco, ma so che Teo ti scriveva sempre. Allora se siete amici forse ora che lui non c’è più posso parlare con te.
Tu come ti chiami? E dove abiti? Posso venire a stare con te?
Finora sono stato con Teo. Ti ha detto che siamo dovuti scappare perché a casa sua sono arrivati quegli uomini cattivi? Si, mi sembra che te l’ha detto, perché ho visto mentre te lo scriveva.
Poi lui è morto due giorni fa e adesso io sono di nuovo solo, come quando se ne sono andati mamma e papà. Io li sto cercando ancora, ma non ci sono da nessuna parte.
Sono andato pure dove lavorava papà ed era tutto vuoto e rotto. Tutti i computer erano a terra ed erano spenti, così non li ho potuti usare. Perché volevo scriverti che Teo è morto e per chiederti dove ti posso trovare.
Ma adesso sono nell’ufficio di mamma e visto che qui non è tutto messo per aria, ho aperto questo computer e mi sono ricordato il tuo indirizzo.
In questi giorni sto seguendo i disegni di Dranwall e ho trovato qualche altro bambino, ma non ci sono grandi, solo bambini e bambine che vivono da soli dove capita. Tutti sono stati abbandonati dai loro genitori, anche se non mi sembrano che sono cattivi. Anch’io non sono cattivo, però mamma e papà mi hanno lasciato da solo.
Sono rimasto un po’ di tempo con Teo e alla fine siamo dovuti scappare. Poi l’altro giorno mentre cercavamo una casa sicura dove stare, siamo entrati in una villetta che sembrava abbandonata, vicino il parco giochi. Il giardino era tutto pieno di erbacce e Teo mi ha detto di aspettare fuori, che lui entrava a guardare cosa c’era dentro. Ma io fuori da solo avevo paura, così dopo un po’ sono entrato anch’io.
Prima non sentivo niente, allora ho cominciato a chiamare Teo, che però non rispondeva. Poi ho sentito dei rumori da sopra le scale. Avevo paura ma sapevo che lì dentro c’era Teo, allora sono salito al primo piano e intento continuavo a chiamarlo.
Quando sono arrivato ho guardato in una stanza da dove venivano i rumori e ho visto Teo che combatteva contro un uomo brutto, coi vestiti strappati e che rideva ad alta voce mentre lo picchiava. Stavano lottando per terra e Teo era sotto. Gli ho detto che doveva mettersi sopra, perché così dice Dranwall che si combatte. Allora Teo mi ha visto e mi ha gridato di scappare che era pericoloso. Io non volevo lasciarlo solo, ma poi ho avuto paura perché quell’uomo si è girato e mi ha guardato. Allora sono scappato e stavo pure cadendo per le scale. Mi sono nascosto in giardino e ho aspettato che Teo uscisse dopo aver ammazzato quell’uomo. Invece dopo un poco è uscito quell’uomo e aveva tutta la faccia sporca di sangue. Ho aspettato ancora ma Teo non è sceso. Allora sono tornato sopra. Non ho chiamato perché avevo paura che c’era qualche altro uomo. E quando sono arrivato sulla porta della stanza ho visto Teo per terra, che era girato di spalle e non si muoveva. Non gli vedevo la faccia, ma aveva tutti i vestiti fatti a pezzi e dai pantaloni strappati si vedeva che gli mancava un pezzo di gamba.
L’ho chiamato a bassa voce ma non mi rispondeva, così ho preso dei pezzetti di legno che c’erano lì e glieli ho tirati. Ma non si è mosso. Allora ho capito che era morto e sono scappato.
Ti devo dire la verità che ho un po’ paura adesso che sono di nuovo da solo, ma se vedi la mamma non glielo dire, che lei non vuole che io ho paura.
Adesso finisco questa lettera, così continuo a cercare qualche amico che mi lascia i messaggi di Dranwall, e magari trovo anche mamma e papà, ma penso che ormai è difficile che li trovo. Ma non si sa mai.
E tu dove abiti? Posso venire a stare con te? Domani torno qui e se vuoi lasciami una lettera che la leggo.
Ciao.
Carlo
(Qui tutte le pagine del diario)
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martedì 25 gennaio 2011
Cronache da un altro mondo 13
Ho ricevuto da T.
25 gennaio 2016
Sono riuscito a trovare questa postazione funzionante in un Internet Point e a raccontare quello che è accaduto. Perché non siamo più nella nostra vecchia casa.
Peccato, ci trovavamo davvero bene, era un mondo nel mondo, un rifugio sicuro nella foresta dell’apocalisse.
Finché qualche giorno fa la voce di Carlo mi chiama.
“Theo, c’è un rumore di sotto.”
Carlo entra in cucina, dove sto lavando qualcosa approfittando di un momento in cui l’acqua è corrente.
“Che rumore?” chiedo senza girarmi, continuando a sciacquare le stoviglie.
“C’è qualcuno che batte contro la porta o le finestre, non so.”
Lascio quello che sto facendo, chiudo l’acqua e mi volto asciugandomi le mani con un canovaccio.
“E’ giù, a pianterreno. Ho paura.”
Esco dalla cucina e mi affaccio sulle scale, cercando di capire cosa sta succedendo.
In effetti si sentono rumori di colpi battuti contro le assi che sigillano le entrate. Purtroppo non sono botte date a mani nude; sembrano più colpi d’ascia.
Corro verso il salone. Da quella finestra si riesce a vedere il portone e le finestre del pianterreno.
Carlo mi segue in punte di piedi.
Sì, sono proprio loro, cinque – sei infetti, uomini e donne. C’è anche un bambino che sembra avere l’età di Carlo o giù di lì.
Ci sono due possibilità: affrontare il gruppo con quello che abbiamo (praticamente niente, sono troppi per usare solo una spranga) o uscire dalla finestrella sul retro e fuggire.
Sicuramente la seconda.
“Dobbiamo scappare, vero?” sento la voce di Carlo dalla porta.
“Penso proprio di sì. Dobbiamo trovare subito un piano.”
Cerco di far andare la mente il più velocemente possibile. Le assi non reggeranno ancora per molto, perciò la prima cosa da fare è uscire dal rifugio che si sta trasformando in trappola.
Avrei dovuto pensare per tempo a questo momento, non crogiolarmi sugli allori e vivere di rendita.
“Andiamo, scendiamo in cantina e scappiamo.”
“Ma qui non torniamo più?” mi chiede e non c’è bisogno che mi spieghi la domanda.
“Forse no, è difficile.”
E’ molto difficile, vorrei dirgli. Dobbiamo ricominciare da qualche altra parte, dovrei dirgli. Ma ho imparato che ai bambini è sempre meglio non dire la verità, almeno non tutta.
“Magari qualche giorno che vediamo che non c’è nessuno possiamo tornare e prendere le cose importanti che dobbiamo lasciare” dice.
“Si, possiamo fare così, ma ora dobbiamo scappare.”
Non c’è tempo di prendere niente con noi, assolutamente niente se non la nostra pelle.
Ormai la porta ha quasi ceduto quando ci passiamo davanti per scendere l’ultima rampa di scale verso la cantina.
Il rumore e le urla dei Gialli mi entrano nelle orecchie ed è quasi come un richiamo a restare, a vedere cosa succede, ad assistere alla distruzione di quest’ultimo mondo che ci siamo costruiti con amore e speranza.
Mentre sgattaioliamo fuori dalla cantina sento la porta cedere e un’orda di esseri immondi invadere la casa urlando di gioia, fame, rabbia, animalità.
Il castello è crollato, il re e il principe ora sono di nuovo alla ricerca.
Ma non è finita così facilmente. Mentre sono appena calato dalla finestrella e sto per far scendere Carlo, un rumore alla mia destra mi fa girare.
Un essere, che doveva aver avuto una cinquantina d’anni quando il tempo si misurava ancora in feste di compleanno con regali più o meno inutili, chiude la via di fuga da quella parte del vialetto.
Vedo con la coda dell’occhio Carlo che si butta giù sull’acciottolato e resta immobile, terrorizzato.
“Scappa!” gli urlo “Nasconditi da qualche parte lontano da qui!”
“E tu?”
“Io adesso arrivo, ti troverò non ti preoccupare. Lascia i disegni di Dranwall!”
Sembra rassicurato dall’ultima cosa che gli dico. Siamo nel suo mondo adesso.
Fugge.
Il Giallo è da solo e speriamo che lo resti.
Non ho niente a portata di mano e lui ora mi sta arrivando addosso urlando.
Cinque metri e sono morto.
Tre metri.
Sento l’odore di carne andata a male e riesco a vedere che gli manca un occhio.
Povero Carlo, si dovrà cercare un altro eroe in cui confidare.
Non sento il colpo, ma vedo il Giallo crollare ai miei piedi, con una mano che mi sfiora la scarpa sinistra.
Il suo cervello spappolato è segno che qualcuno ha sparato, qualcuno che deve avere un’ottima mira; mi giro ma non riesco a capire dove sia.
Poi un altro rumore, questa volta da dietro la siepe che nasconde la strada.
Questa volta devo essere reattivo, stare all’erta e scappare da qualche parte. Ma verso dove?
Poi mi rendo conto che non c’è bisogno di scappare, almeno per il momento.
E’ lo cecchino che spunta dal verde del cespuglio.
Un ragazzo sulla trentina, con un fucile in mano. Sembra a posto, è pulito, vestito normalmente, non gli manca nessuna parte del corpo. E poi mi ha appena salvato la vita.
“Bisogna stare attenti, molto attenti” mi dice.
Lo guardo e gli dico:
“Grazie” ma ancora non mi rendo bene conto di cosa sia successo.
“Sono bestie e vanno abbattute come tali. Non ti preoccupare, l’avrei fatto per chiunque.”
“Ce ne sono altri in casa, abbiamo fatto appena in tempo a scappare.”
“Chi c’è con te?” mi chiede guardandosi intorno.
“Carlo, un bambino.”
“E’ tuo figlio?”
“No, era da solo per strada e ora viviamo insieme.”
“Ok, ora andiamo via da qui. Anche con questo coso” mi dice mostrandomi a due mani il fucile “è sempre pericoloso.”
Ci allontaniamo quasi di corsa dal giardino e ci infiliamo in un furgone parcheggiato lì vicino.
All’interno ci sono due sedie e un tavolo pieghevoli e in un angolo un sacco a pelo arrotolato. C’è puzzo di chiuso e sporcizia.
E’ la sua casa, penso.
Lui me lo conferma.
“Devo andare a cercare il bambino” gli dico e gli spiego come fare a trovarlo.
Sorride della cosa dei disegni.
“Ingegnoso il pargolo!”
“Sì, è molto intelligente.”
Gli dico che, magari, appena trovato Carlo, potremmo aggregarci a lui in attesa di trovare un’altra casa.
“Niente da fare, amico. Mi dispiace, niente di personale, ma un bambino piccolo e un uomo che davanti al pericolo non riesce neanche a muovere i piedi per scappare, sono solo un peso. E un peso come questo è solo un passo verso la morte. Io ho ancora molti progetti per la mia vita.”
Si alza e va ad aprire il portellone. Lo tiene aperto e mi fa cenno di uscire.
“Buona fortuna, fratello. Felice d’averti conosciuto.”
Scendo e mi giro a salutarlo e ringraziarlo ancora.
Ma lui ha già chiuso.
Il mondo è cambiato, molto cambiato, e non in meglio.
Mi devo mettere subito alla ricerca dei disegni e di Carlo.
Lo trovo in un negozio di abbigliamento poco distante, nascosto dietro un manichino sopravvissuto in piedi chissà come.
Mi corre incontro e si ferma a guardarmi di sotto in su.
Vorrebbe chiedermi: e ora che si fa? lo so, ma non lo fa.
L’adulto sono io, sono io che devo prendere le decisioni, dare le notizie positive.
“Dobbiamo andare, trovare un posto almeno per passare la notte” gli dico col tono più convinto che ho.
“Va bene, tanto mi ricordo dove si trova la casa che abbiamo lasciato.”
E andiamo.
T.
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sabato 22 gennaio 2011
Cronache da un altro mondo 12
22 gennaio 2016
E’ una bella casa quella in cui stiamo, siamo fortunati. Acqua e corrente elettrica sono abbastanza costanti. Di cibo abbiamo trovato piena la dispensa e se non sprechiamo potremo andare bene anche parecchie settimane senza bisogno di approvvigionarci.
A volte sembra una situazione di normalità, se non fosse perché dobbiamo stare praticamente al buio o quasi.
Finora è filato tutto liscio, tranne quell’esperienza dell’altro giorno. Il cadavere del pistolero solitario è rimasto in giardino un paio di giorni; poi, quando avevo pensato di seppellirlo più che altro per evitare esalazioni maleodoranti e pericolose dovute alla decomposizione, un mattino non l’abbiamo più trovato. Chiunque sia stato ci ha fatto un gran favore, per cui non mi interessa sapere di più.
Mi preoccupo soprattutto per Carlo, cercando in lui segnali di cedimento, campanelli d’allarme che indichino che la sua testolina prenda una brutta piega.
Ma lui sembra tranquillo, in certi momenti quasi contento.
Ha i suoi fumetti, che però penso abbia già finito di leggere tutti e mi aspetto che da un momento all’altro mi chieda di andarne a prendere altri in edicola.
Chissà se mi sto comportando con lui nella giusta maniera, come un adulto deve fare con un bambino, anzi come un padre deve fare con un figlio. In fondo io sono per lui tutto il suo mondo e lui per me tutto il mio mondo. Ci possiamo, ci dobbiamo, fidare e affidare l’uno all’altro, sennò sarebbe finita.
Non ho mai avuto né, sinceramente, voluto figli e ora questa convivenza forzata con Carlo mi ha fatto scoprire pieno di premure per lui, di senso di protezione, anche di amore, perché no. E mi chiedo se questi sentimenti bastino per descrivere il senso di paternità. Penso di no, perché ci deve essere di più, ci deve essere tutto quello che viene spontaneo quando lo vedi nascere, e poi crescere, e poi lo segui nei primi ragionamenti, quando devi affrontare i suoi piccoli e grandi capricci.
Questo non te lo insegna nessun libro. L’unico maestro che hai è l’amore che provi per lui.
Forse.
Non lo so, non posso saperlo.
A tutto questo penso mentre, dalla porta della sua stanza, lo guardo disegnare qualcosa su un blocco che si è fatto da solo, utilizzando fogli riciclati trovati in cantina.
Mi avvicino senza far rumore e lo osservo da sopra le spalle.
E’ molto bravo. Sta disegnando dei fumetti con personaggi che sembrano usciti da una saga vichinga (forse è Dranwall?). Il tratto è un po’ impreciso, non molto sicuro, ma ha dieci anni nemmeno, e io non sarei capace di avvicinarmi neanche lontanamente a quello che sta facendo lui. Capisco che c’è un uomo muscoloso che ha in mano qualcosa che sembra una mazza ferrata e sta guardando l’orizzonte da una collina. All’improvviso spunta alle sue spalle qualcuno coi vestiti a brandelli e con una faccia animalesca; sembra un lupo con lunghe zanne e mani pelose. Poi l’uomo muscoloso si volge di scatto e alza la mazza. In una terza pagina i due sono a terra e stanno combattendo. Non ci vuole molto a capire che l’animale rappresenta un infetto e l’altro è l’eroe della storia.
Sono queste le volte in cui faccio fatica a pensare che fuori qualcuno ha fatto scoppiare l’apocalisse e che potremo anche non risvegliarci più domattina.
Non lo voglio disturbare e me ne vado cercando di non far rumore. Chissà se riuscirà un giorno a disegnare le sue strisce e a vederle pubblicate su qualche giornale. Tutto dipenderà da come andrà a finire la lotta tra il lupo e l’eroe: chi vincerà imporrà il suo mondo e solo allora potremo sapere se fumetti, giornali, libri avranno ancora un senso o sarà solo vecchiume utile solo a rinfocolare un camino o una stufa.
Oggi non c’è niente di particolare in programma, tranne il solito giro di perlustrazione per controllare che tutte le porte e le finestre siano chiuse per bene. Andrò io da solo, non voglio disturbare Carlo impegnato nella sua lotta personale contro i cattivi.
Poi preparerò qualcosa per la cena.
T.
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mercoledì 19 gennaio 2011
Cronache da un altro mondo 11
Vi trasmetto la pagina ricevuta qualche minuto fa.
19 gennaio 2016
Se non ci fosse stato Carlo, oggi non avrei potuto scrivere queste pagine.
Il computer che abbiamo trovato in questa casa aveva sempre funzionato fino a due giorni fa. Poi d’un tratto il buio: nessun collegamento, niente rete.
Cado nel panico perché io non ho la minima competenza in queste cose, non saprei proprio da che parte cominciare.
“Maledizione” mi sfugge ad alta voce, accompagnato dallo struscio fragoroso della sedia che tiro via di malagrazia.
Resto ancora fermo a guardare quella carcassa ormai inutilizzabile e impreco nuovamente.
Mi giro per uscire e scopro i capelli mossi di Carlo che spuntano dalla porta.
E la prima volta che mi vede arrabbiato, forse per questo non ha il coraggio di entrare.
Sento il suo disagio e mi calmo. Quegli occhi spaventati mi fanno rendere conto all’improvviso che si tratta di una cosa secondaria; è solo un computer, in fondo fino a cinquant’anni fa il mondo viveva senza e si stava bene lo stesso.
“Non è niente” lo rassicuro “è solo il computer che non va più e non ci so mettere mano.”
“Ci posso provare io?”
“Sai come si fa?” mi stupisco.
“Beh, ci provo. Sai, a scuola studiamo sui computer. E poi il mio papà di lavoro li aggiusta e a me piace guardare come fa. Poi lui mi ha insegnato tante cose mentre lavora e io ho imparato. Forse riesco a fare qualcosa anche adesso..”
“Penso si sia disconnesso, perché non riesco a entrare in internet.”
Carlo si avvicina alla macchina e cerca qualcosa. Trova un filo e lo segue a ritroso fino ad uno spinotto. Lo scollega, lo guarda e lo ricollega.
“Prova” mi dice.
Niente.
“Allora dobbiamo guardare dentro. Altrimenti vuol dire che …”
Rumore di spari e qualche urlo. Corriamo alla finestra e ci mettiamo a guardare dietro le persiane. I due lati della strada sono liberi, forse c’è qualcuno nelle traverse. Aspettiamo un paio di minuti e c’è silenzio; torniamo al computer.
Carlo spegne e riaccende e comincia ad aprire e chiudere finestre, file e altre cose che non so cosa siano, nonostante lui mi spieghi tutto quello che sta facendo passo passo. Annuisco solo per farlo sentire bravo (e lo è, per la miseria!). Mi spiega qualcosa che comunque non capisco e alla fine sembra ottimista.
“Ora proviamo. Se non si collega adesso, vuol dire che proprio non c’è rete.”
“E che vuol dire?” provo a chiedere, ma ho paura di sapere la risposta.
Carlo mi risponde col suo solito gesto, quello che fa con tutte e due le mani: una croce, significa che è finita.
Punta il mouse sull’icona di internet e si sente il clic e come per incanto compare la facciata di Google.
“Ecco, ce l’abbiamo fatta” dice in tono solenne, ma si vede che vorrebbe esultare saltando per tutta la stanza.
“Bravissimo!” gli dico entusiasta. “Sei un mago!”
“Beh, veramente ci ho messo un po’ a capire che …”
Ancora spari e urla, ma questa volta vengono da sotto, da dentro il nostro giardino.
Carlo sta per andare alla finestra, ma lo fermo, è troppo pericoloso. E’ vero che abbiamo inchiodato tutte le porte e le finestre del pianterreno (noi usciamo da una finestrella che sbuca dalla cantina) e che quelle del primo piano sono chiuse, ma non si sa mai che qualche colpo possa arrivare accidentalmente fin lassù.
Non riesco a capire cosa sta succedendo. Sicuramente c’è qualcuno che sta sparando a qualcun altro, ma non ho chiaro chi insegue chi, chi è l’eventuale infetto e chi il sano.
Carlo ha paura e si vede. Lo prendo per le spalle e lui viene a rifugiarsi contro di me. E’ la prima volta che fa un gesto così vicino all’intimità da quando stiamo insieme. Lo sento tremare, ma non apre bocca, non so se per paura o per vergogna.
Soprattutto non piange, non l’ho mai sentito piangere finora.
Gli accarezzo i capelli e lo stringo a me.
Giù si sentono ancora rumori, qualche urlo, ma niente più spari.
“Aspetta qui, vicino la porta” gli dico.
Mi avvicino lateralmente alla finestra e cerco di sbirciare tra le liste della persiana chiusa.
Non ho una visuale completa, ma vedo qualcuno correre, fermarsi all’improvviso e girarsi. E’ un uomo di una trentina d’anni e dall’abbigliamento pulito mi sembra un sano; riesco a scorgere anche la mano che impugna una pistola. L’arma deve essere scarica o inceppata, perché non la punta da nessuna parte. Per quel poco del suo volto che riesco a vedere sembra terrorizzato e continua a girarsi di scatto, come se si aspettasse di essere aggredito da un momento all’altro.
Ed è un attimo e tre uomini lo circondano, non ho visti usciti da dove. L’uomo urla.
Mi volto verso Carlo che ha la faccia verso il muro e sta mettendosi le mani sulle orecchie.
“Non ti preoccupare” gli dico “non sanno che siamo qui” o almeno spero, aggiungo dentro di me.
Torno a guardare giù e ora vedo solo le gambe dell’uomo e un pezzo di tronco fino alla vita; ma dai sussulti del suo corpo e dai movimenti degli altri tre, capisco che per lui non c’è più niente da fare.
Mi giro verso il centro della stanza e aspetto che Carlo si volti a guardarmi.
"Hanno finito?” mi chiede.
Dalla domanda capisco che ha intuito quello che è successo e, soprattutto, che ha assistito ad altre scene come questa.
“E’ tutto a posto. Però è meglio che per un po’ non facciamo rumore e stiamo lontano dalle finestre.
“E l’uscita dalla cantina?”
Ha ragione. Potrebbero fare il giro della casa e trovare la finestrella non protetta sul retro.
Ma forse, penso, quando si saranno saziati dello sfortunato pistolero se ne andranno senza cercare altro.
Per questa volta ho avuto ragione e siamo ancora qui.
T.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Cronache da un altro mondo 10
E' già qui un altro messaggio.
12 GENNAIO 2016
Non corriamo più ora, ma camminiamo velocemente. Quel tanto che basta per allontanarci dai Gialli e poter pensare a cosa fare adesso. A dove andare anzitutto. A un posto per riorganizzare le idee con tranquillità.
Il vecchio negozio forse. No. La mia cartoleria è troppo vicina all’ospedale, o a quello che ne resta: una struttura così grande, e soprattutto piena di cadaveri (cibo ottimo per gli infetti), sarà sicuramente meta di gite organizzate per quei cosi. E poi per entrare in negozio dovrei tirare su le serrande, e capirebbero subito che c’è qualcuno. Entrare dalla porta sul retro, quella che da nel condominio, non se ne parla nemmeno. Se qualcuno ci dovesse scoprire, anche per caso, saremo bloccati, come topi in trappola, senza un buco da cui scappare.“Non ti preoccupare. Gesù ci salverà. Manderà i nostri angeli custodi e ci porteranno in salvo.”
Anche questa volta Carlo ha la soluzione.
Dio ci salverà, anzi Gesù ci salverà. Non so se lui conosce la differenza tra Dio e Gesù. Ma spero non lo chieda a me.
Da quel che ricordo, ogni volta che il Dio del catechismo ha voluto salvare il popolo, l’ha distrutto. Ha distrutto il vecchio, ha abbattuto la superbia dei governanti corrotti, la protervia dei giudici ingiusti, la falsità dei suoi sacerdoti diventati peccatori.
Come si chiama quel profeta, quello famoso? Isaia. Sì, proprio Isaia. Dice che Dio avrebbe fatto nascere un virgulto dalla vecchia pianta, come segno di amore verso il suo popolo.
“Dobbiamo solo fermarci, metterci con le mani giunte, chiudere gli occhi e pregare Gesù che ci mandi gli angeli. Così dice sempre la mamma. Come si chiama il tuo angelo custode?”
Forse una volta avevo anch’io un angelo custode. Poi visto che non lo chiamavo più se ne deve essere andato. Da qualche parte. Da qualcun altro che lo voleva. Forse si sentiva solo a stare con me.
“Si chiama come me, Theo. E il tuo?”
“Che domande, si chiama Carlo!”
E allora perché lo hai chiesto a me? Vorrei domandargli. Ma i bambini non seguono una logica nelle cose, O forse non è la nostra logica, quella degli adulti, che evidentemente è diversa dalla loro. Così come è diverso il loro Dio dal nostro. Perché non so se il mio Dio verrà a salvarmi.
Se è vero che il mio Dio lo farà, sicuramente dovrà fare una mossa, mandare un segno, prendere l’iniziativa.
Forse è Carlo il segno, il virgulto che verrà, anzi che è già qui.
Il Dio del catechismo vuole essere invocato, vuole che io dica: “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. Ma perché? Lui non sa che cosa sta succedendo? Non sa che sono in pericolo?
Il Dio del catechismo vuole che io riconosca che solo lui può fare qualcosa. Allora l’iniziativa deve essere mia? Funziona che io chiedo e lui risponde? E se fosse come con Mosè, che ha fatto quello che il suo Dio gli ha detto, ha condotto per quarant’anni quei quattro esiliati sporchi e mezzi nudi nel deserto e alla fine non è entrato nella terra promessa? Il suo Dio gliel’ha fatta vedere da lontano e poi gliel’ha tolta di mano per darla ad altri. Come in un coito interrotto epocale. Dovrò forse io condurre il suo popolo, il suo virgulto, ai confini della terra promessa e poi morire?
Allora sono io il vecchio, il governatore superbo? Il giudice ingiusto? Il sacerdote peccatore?
Il creatore di mostri genetici? L’avvelenatore di aria e d’acqua? L’usurpatore della libertà di popoli deboli e indifesi, di donne, bambini, emarginati?
Ma il Dio del catechismo esiste? O è un Dio diverso? O è tutta un’invenzione di preti e suore per farci sentire in colpa e sfruttare la nostra debolezza quando ci mettono nell’angolo con i loro ricatti morali?
“Allora dove andiamo ora?” vuol sapere Carlo.
Siamo ancora troppo vicini a casa per rallentare la marcia. E non ho idea di cosa fare. Non mi viene in mente nessun posto più o meno sicuro. Forse dovrebbe essere Carlo a dirmi qualcosa, lui è amico di Dranwall e sa sempre cosa fare.
“Andiamo a trovare i tuoi amici del disegno sul muro?” butto lì.
Sembra rianimarsi. Anche se ha dovuto abbandonare i suoi fumetti.
“Sì, Sì, bravo, andiamo. Se prendiamo da dietro il supermarket torniamo dove eravamo prima e possiamo seguire i disegni.”
Facciamo come dice lui, troviamo altre case delineate, con altri piedi, ora girati verso destra e ora verso sinistra. E alla fine arriviamo davanti ad una casa a un piano con un grosso e rozzo disegno fatto sul portone: due cose che somigliano a due ossa incrociate; praticamente la bandiera dei pirati.
“E’ qui?” chiedo non so se con paura o speranza.
“Si, il segno è questo.”
Resta fermo in mezzo alla strada ad osservare la casa, come se volesse sbirciare dietro i muri e capire se c’è davvero qualcuno che ci aspetta.
Mi chiedo se tutta questa messa in scena dei disegni non potrebbe essere diventato anche un segnale per qualche infetto un po’ più sveglio degli altri, magari del tipo nuovo di cui parlava qualche blogger superstite. E se entriamo ed è una trappola?
“Cosa facciamo, bussiamo al campanello?” i bambini non sono paranoici, vivono però di un sano ottimismo che rasenta l’incoscienza.
Devo fare l’adulto io, ora.
“No. Forse è meglio dare prima un’occhiata da fuori e poi decidere cosa fare.”
“Sì, hai ragione.” Probabilmente il suo angelo custode gli ha suggerito di fidarsi di me.
Non mi sembra che ci sia qualcuno in casa, né buoni né cattivi. Non si sentono rumori, ma questo non vuol dire che non ci possa essere qualche ospite del prione coreano. M’invento qualcosa.
“Ci possiamo mettere dall’altra parte della strada e tiriamo qualche pietra alle finestre. Se c’è qualcuno sicuramente si farà vedere. E se è qualche uomo cattivo abbiamo tutto il tempo di scappare.”
Passiamo all’azione e Carlo sembra divertirsi a centrare gli angoli delle finestre. Ma non si affaccia nessuno. Così decidiamo di entrare. Il portone è accostato. Gli dico di aspettare giù mentre io salgo al piano di sopra. Cerco di fare più rumore possibile per non avere sorprese una volta in cima alle scale.
Carlo mi chiama, per sentire che ci sono ancora, che non l’ho abbandonato.
Alla fine, come dicevano nei telefilm le squadre d’assalto, è tutto “libero”. Faccio salire Carlo che corre a guardare in tutte le stanze.
Sembra deluso, forse pensa di aver fatto brutta figura con la sua teoria dei disegni che non ha portato a nulla.
“Probabilmente il tuo amico è andato via o è solo uscito e tornerà presto.” Gli dico per non fargli pesare la cosa.
“Ma ti assicuro che è così. Noi ci facciamo i disegni per strada!”
Ci credo, lo rassicuro. Il fatto che non ci sia nessuno ora non vuol dire che prima non ci fosse qualcuno.
“Anche noi abbiamo dovuto abbandonare la casa, eppure stamattina eravamo ancora là.”
Si rassicura. La sua autostima riprende a correre: mi ha dimostrato di essere utile anche lui alla compagnia.
Il lato positivo della cosa è che adesso abbiamo un tetto e soprattutto una marea di vettovaglie. Non so se il padrone di casa è solo a caccia e tornerà; o se è diventato preda di qualche altro cacciatore; in quest'ultimo caso questo può diventare sicuramente il nostro rifugio per un buon periodo di tempo.
E Carlo ha trovato uno scaffale ricolmo di fumetti, mi dice dall'altra stanza. E ci devono essere anche quelli di Dranwall, lo capisco dall’”hiuhu” che lancia all'improvviso.
T.
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