| rubata da qui |
Ieri sera, alla Camera, è stato approvato con parecchie decine di voti di scarto il testo della legge sul biotestamento. -ho scelto proprio questo link non per motivi ideologici (l'Unità è un giornale di una parte politica) ma perché è un articolo riassuntivo della legge senza commenti. Ora la palla passa al Senato.
Avevo già espresso in questo post quello che penso riguardo al biotestamento e all'eutanasia e da allora non ho cambiato idea. Vi riassumo quello che dicevo lì:- biotestamento: ognuno deve essere libero di decidere, finché è in grado di intendere e volere, come porre fine alla propria vita. Sì al biotestamento come documento in cui si dica semplicemente: nel momento in cui si palesano certe situazioni io voglio che qualcuno, se non posso farlo io, 'stacchi la spina' per me.
- eutanasia: un uomo sente quando è il momento di andarsene, se l'esistenza gli è troppo pesante. Nessuno può, a qualsiasi titolo, instillare nelle persone il terrore di scegliere come e quando morire, con la motivazione che 'la vita non è nostra', che dobbiamo rispettare leggi scritte e non scritte che ci proibiscono di vivere (e quindi morire) serenamente. Io rispetto allo stesso modo chi dedice di lasciarsi morire perché stanco di vivere e/o soffrire e la mamma malata di cancro che decide di portare a termine la gravidanza pur sapendo che alla fine morirà, e anche tra atroci sofferenze non potendo usufruire di terapie per il dolore.
E l'unico filo conduttore di quelle mie riflessioni era il concetto di libertà personale.
Cosa che la legge approvata alla camera non rispetta. Il concetto base infatti che permea tutto il testo è che le ultime volontà della persona non sono vincolanti.
Io, cioé, posso dichiarare per iscritto (il cosiddetto DAT) cosa voglio fare della mia vita, ma alla fine non saranno quelle mie volontà ad essere valide, né quelle delle persone che hanno vissuto insieme a me fino a quel momento. Infatti un eventuale mio 'tutore' ha partita persa rispetto al medico che deve valutare «in scienza e coscienza in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana». Unica concessione, se così vogliamo chiamarla, è per lo stop all'idratazione e alimentazione, ma solo per quei casi in cui, comunque, non servirebbero più a niente.
E allora mi chiedo: una società che non mi lascia libero di morire, in che modo mi potrà lasciare libero di vivere? E, soprattutto, in che modo mi farà vivere se è consapevole che può fare di me quello che vuole fino a che campo?
L'art. 13 della nostra Costituzione recita che
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .e la giurisprudenza, anche straniera, legge in quest'articolo, che parla essenzialmente di libertà fisica (carcerazione), anche la possibilità di vedere il concetto di libertà personale in senso lato, quindi anche libertà di espressione (vedi anche l'art. 21), decisione ecc..
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo all'art. 3 dice che
ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria personae all'art. 12 afferma che
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.E potremmo andare avanti così, di citazione in citazione.
Ma ora concludo, perché non voglio continuare a mettere troppa carne al fuoco che svierebbe dal punto focale che voglio affrontare. E il punto, o i punti, su cui riflettere in questo caso, secondo me, sono questi: la morte dell'uomo è un fatto personale o pubblico? L'uomo ha il diritto di morire come e quando ne sente il bisogno, o anche in questo caso deve essere considerato un tassello della società civile e quindi sottostare ad una qualsiasivoglia legislazione pubblica? E' possibile stabilire per legge come si deve vivere e di conseguenza eventualmente morire? E in questo caso, la morte deve essere considerata un momento (per quanto particolare) della vita o un'esperienza a sé stante?
TIM
