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giovedì 24 luglio 2014

Fra Dulbino e la preghiera di Francesco



- Frate Francesco, mi insegni a pregare?
Francesco sembrò non aver sentito. Probabilmente il russare esagerato di frate Egidio aveva coperto la mia domanda, che era stata più che altro un bisbiglio.
Rimaneva con aria assorta a fissare poco lontano, dall’altra parte del piccolo fuoco, la sagoma di frate Bernardo, il suo grande amico, il primo compagno di quella stupenda avventura che era stata la sua vita. Compagno di strada prima, tra i giochi d’adolescente e i sogni di giovinetto; compagno di strada poi, quando la parola di Gesù ascoltata in quel giorno non lontano aveva scosso le loro anime: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la croce e mi segua”.
Forse Francesco rivedeva momenti della loro gioventù, anche se tante volte ci aveva ammonito di non rimanere attaccati al nostro passato, ma guardare sempre avanti, all’indomani.
Frate Egidio dormiva poco distante da Francesco, adagiato sulla schiena su una specie di giaciglio di foglie, sotto una quercia, e il rumore che usciva dalla sua gola era possente come la forza delle sue mani, che passavano tutto il giorno nei lavori più umili, a servizio di chiunque ne avesse bisogno.
Vicino a lui, nell’oscurità, si intravedeva anche il corpo addormentato di frate Masseo, che pareva invece non accorgersi del russare del compagno. Oh, frate Masseo! Quale merito hai avuto agli occhi di Francesco per essere stato chiamato, unico con frate Angelo, quel giorno alla Verna per vedere quelle piaghe che d’un tratto avevano benedetto le sue mani!
- Francesco, mi ins…
- Ho sentito, fra Dulbino! - mi interruppe, senza esser spazientito, Francesco – Pensavo a quante ne abbiamo passate con frate Bernardo…
Allora anche lui ricadeva negli errori! Anche lui, frate Francesco, si lasciava andare alle cose del passato!
- Pensi che sia sconveniente riandare alle gioie terrene vissute? – sembrava avermi letto nel pensiero.
- Veramente sei stato tu a dire…
- Hai ragione, ma è bello ogni tanto rivivere le meravigliose giornate di una volta, quando andavamo con tutto l’ardore della gioventù a lodare il Signore nelle piazze e nei campi di paesi che non ci volevano, dove ci prendevano per pazzi e ci lanciavano dietro le pietre! Dare qualche volta una piccola soddisfazione terrena alla nostra anima non penso faccia male.
Io ero proprio vicino a lui e potei vedere un sorriso allargarsi sulla sua bocca, come se dentro di lui un pensiero positivo avesse invaso l’anima. Poi continuò:
- Tu vuoi che io ti insegni a pregare, fratello Dulbino? Ma non ci sono parole per insegnare a pregare… Se credi col tuo cuore, col tuo cuore devi pregare; e chi sono io per scendere nel tuo e mostrarti il mio? Come potrei fare?
Francesco sembrava in imbarazzo per non avermi saputo dare una risposta. Poi dopo aver girato la testa da tutte le parti come alla ricerca di qualcosa, si fermò e disse, mostrando col dito il frate che dormiva:
- Vedi le mani di frate Egidio? Con quelle lui prega perché quello che fa con le sue mani è preghiera! E il suo russare? Anche quello è preghiera, perché è il segno del giusto riposo dopo una giornata di lavoro duro, anzi di dura preghiera! E le labbra di frate Filippo? - e indicò un'altra sagoma nella semioscurità - Anche quelle sono strumento di preghiera! Quando spiega le parole della scrittura con tanta dolcezza e sapienza, lui loda il Signore meglio che un intero convento di monaci di clausura!
- Ma frate Francesco! Non si dicono queste cose dei fratelli monaci!?
- Eh… fra Dulbino, ce ne sono anche tra i nostri e ce ne saranno tanti anche nei secoli a venire che avranno Dio sulle labbra ma non nel cuore… Preghiera non è parola, ma gesto, è la vita. Preghiera… - si fermò quasi a voler trovare le parole – la preghiera è un atto concreto di affidamento al Signore. Quando vedi un quadro non dici che è bello perché ogni linea è messa al posto giusto e ogni colore sta bene dov’è, ma perché fa esclamare al tuo cuore e alla tua mente: è bello! nel suo insieme.
Preghiera è quando scendi nell’abisso più profondo della tua anima, vedi le cose più brutte e invece di dannarti, prendi la rincorsa e fai un balzo verso il cielo e intanto supplichi, piangi, ringrazi, lodi il Signore. Quella è preghiera! E tutti capiscono che sei un uomo di preghiera, perché leggono in fondo ai tuoi occhi il desiderio del Signore.
Parve aver perso il suo fervore per un istante, ma poi continuò:
- Preghiera è accettare che Dio c’è, che è Signore di tutto e che io lo riconosco, in qualsiasi modo.
La sua risposta mi aveva spiazzato. La mia mente non era in grado, ancora, di capire pienamente quelle cose. Perciò lo incalzai:
- Ma qual è la preghiera, quella da dire anche con le labbra intendo, che tu ami di più?
Francesco frugò nella tasca del suo saio ma tirò fuori le mani vuote.
Si fermò un attimo a riflettere, poi cercò qualcosa con lo sguardo nell’oscurità.
Si alzò evitando di far rumore e andò verso il buio. Lo seguii con gli occhi e cercai di aguzzare la vista.
Francesco si chinò su qualcuno, lo smosse delicatamente e, quando questi si tirò su reggendosi sui gomiti, gli parlò a bassa voce. Costui mise le mani in tasca e tirò fuori qualcosa.
Francesco lo prese e tornò al fuoco.
- Chi è che hai svegliato? E cosa ti ha dato?
- Hai ragione! – rispose imbarazzato - ho interrotto il suo riposo. Domani farò penitenza per questo!
- Ma no... non volevo dire questo… - balbettai imbarazzato a mia volta.
-Non ti preoccupare, sono cose che riguardano me e Lui… - e fece cenno verso il cielo.

 Francesco teneva in mano un libriccino, con una copertina in pelle nera segnata d'oro e pochi fogli all’interno. Lo sfogliò cercando di farsi luce voltandosi verso il piccolo fuoco che ardeva per la notte.
Alla fine esclamò:
- Ecco! La preghiera di Gesù! – e pronunciò quest'ultimo nome con enorme tenerezza, come se stesse assaporando il miele più dolce che avesse mai assaggiato.
- Vedi, nel Santo Evangelo c’è scritto che quando chiesero a Gesù con quali parole i suoi discepoli dovevano pregare, il Signore rispose così – e prese a leggere dal libriccino.


 - O santissimo Padre nostro! – lasciò un dito nel libretto e alzando gli occhi al cielo continuò: - creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.
Che sei nei cieli – e ancora continuò - negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
Sia santificato il tuo nome – lesse, poi disse- si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
Francesco si fermò per qualche istante e sembrò riprendere le forze. Quindi continuò, sempre leggendo dal Vangelo e commentando:
- Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli, l'amore di te è perfetto, la comunione di te è beata, il godimento di te senza fine.
D’un tratto vidi che qualcuno dei frati che stava dormendo svegliarsi e volgersi ad ascoltare le parole di Francesco.
- Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.
Un altro frate alzò il capo destandosi dal sonno, mentre fra Filippo, che ora riconoscevo come quello che si era svegliato prima, smosse anche il suo vicino.
- Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,
dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell'amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l'intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo
pienamente perdonare, tu, Signore, fa' che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci
in te ad essere di giovamento a tutti.
Ora anche fra Rufino, del quale tutti dicevano che pregasse anche nel sonno, si era destato e ascoltava le parole di Francesco.
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.
Francesco si fermò, immobile, con gli occhi alti verso gli arabeschi che le stelle disegnavano in cielo e le braccia spalancate.
Un coro di voci assonnate pronunciò un Amen che era un’unica voce, che scaturiva non dalla bocca ma dalle profondità dell’anima e del cuore.
Qualcuno da dietro la quercia sia alzò; era frate Leone.
- Francesco, posso scrivere quello che hai detto? Almeno per quello che mi ricordo?
- Scrivi pure, frate Leone, e quel che non ricorderai, sarà Dio a suggerirtelo.
Francesco si girò verso di me e disse:
- E a te, frate Dulbino, ho dato la risposta che cercavi?

 Juan Segundo

lunedì 5 maggio 2014

Sulla preghiera

Sono l'ultima persona al mondo che potrebbe parlare della preghiera, perché per parlare di preghiera bisogna anzitutto essere uno che... prega.
Ma una conversazione privata su FB di pochi giorni fa mi ha fatto venire in mente alcune riflessioni che ho pensato di condividere con voi.
Partiamo con la Bibbia, fonte e fulcro di ogni aspetto della vita cristiana.
La prima cosa che si dice degli Apostoli subito dopo l'Ascensione di Gesù è che essi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. (At 1,14).
E Paolo esorta i primi cristiani ad essere allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. (Rom 12,12). Infatti Luca ci racconta che nelle prime comunità ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio (cioè pregavano) e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore (A7 2,46).
Ancora Paolo ci dice alcune altre cose importanti.
Scrivendo a quelli di Corinto egli racconta che nel suo ultimo viaggio di evangelizzazione in Asia se l'è vista veramente brutta: non erano servite tutte le sue arti di eloquenza, astuzia, coraggio, al punto che era stata pronunziata su di lui la sentenza di morte da parte degli ebrei. E solo confidando nella potenza di Dio che era stato salvato; tuttavia non era ancora perfettamente al sicuro, ecco perché chiede loro: cooperate anche voi con la preghiera, affinché per il beneficio che noi otterremo per mezzo della preghiera di molte persone, siano rese grazie da molti per noi (2 Cor 1,11).

Sempre lui chiederà ai romani di combattere insieme con lui con le loro preghiere d'intercessione (Rom 15,30). A quelli di Filippi dirà di esser certo che ogni cosa concorrerà per la sua salvezza grazie alle loro preghiere (Fil 1,19).
Agli efesini invece scriverà pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi (Ef 6,18). I santi naturalmente non erano quelli che la chiesa di Roma canonizza in pompa magna e spreco di soldi in piazza S. Pietro, ma sono tutti i cristiani che sono parte attiva della comunità.
Anche Pietro fu salvato per le continue orazioni che erano fatte dalla chiesa per lui a Dio quando a Gerusalemme stava per essere messo a morte (Atti 12,5). Perciò consiglia: la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1Pt 4,7).
Dove voglio arrivare con tutte queste citazioni?
La preghiera è parte essenziale della vita del cristiano.
Uno che si dice cristiano, ed è anche caritatevole, ma non prega, non è un cristiano, perché anche un ateo può far del bene per uno scopo puramente umanitario. Ma il segno caratteristico del credente di qualsiasi religione è la preghiera.
La preghiera è una vera e propria azione, porta frutti come un gesto di amore, una carezza, un bacio, una parola buona, solo che non si vede materialmente. E noi che siamo abituati a credere solo a ciò che vediamo con gli occhi e tocchiamo con mano non crediamo nella sua potenza.
Pregare, intercedere per qualcuno, dal mio punto di vista significa dire a Dio: questa persona che mi è cara ha bisogno d'aiuto e solo la tua mano può fare qualcosa per lui: agisci! E più sono i fratelli e le sorelle che pregano per la stessa persona, più è forte questa richiesta: guarda Dio quante persone lo amano! Se questa è la tua volontà, conservalo alla nostra comunità! permettigli di continuare a far del bene in mezzo a noi!
A volte, come la persona che mi ha scritto, si è impediti dal compiere un gesto di carità, dall'andare a trovare un ammalato, dall'incontrare una persona, per tanti motivi, leciti o meno.
Niente paura: la preghiera in quel momento ha lo stesso effetto dell'azione concreta; e la persona lo sentirà nel suo cuore.
Nel mondo sono migliaia le persone, laiche o religiose, cristiane, buddiste, musulmane, induiste... che si dedicano esclusivamente alla preghiera.
Vite sprecate? Certamente no!
Una donna che dedica parte della sua giornata libera dagli impegni familiari/lavorativi a pregare, sta semplicemente continuando ad essere una donna cristiana, così come al mattino ha preparato la colazione per i figli, ha cucinato per la famiglia, ha lavato e stirato, ha svolto la sua attività lavorativa fuori casa. Così come un uomo che si ritaglia uno spazio dal proprio lavoro per innalzare il cuore a Dio.
Non è una visione arretrata, chiusa, "di una volta". È essere cristiani che è implicitamente anche essere una persona che prega, che lo si faccia insieme o da soli, in un prato con altre mille persone o sul balcone della propria casa mentre scende la sera.
Preghiamo come vogliamo, usiamo le parole che preferiamo... ma preghiamo.
Se queste riflesioni vi hanno interessato, lasciate un vostro commento e se volete... ne riparleremo su queste pagine!

Juan Segundo

sabato 4 gennaio 2014

In ascolto di Dio: 1 Gv 1,1-4 (conclusione)

Dopo una lunga pausa, non voluta, concludo il discorso iniziato in questo post e proseguito con un esempio pratico in quest altro
Per ricapitolare brevemente dirò che avevo proposto un metodo semplice per leggere un passo della Bibbia e cercare di capirlo pur senza avere una preparazione specifica, ma utilizzando gli aiuti e le indicazioni che troviamo in ogni edizione del Libro Sacro ai cristiani.
I punti spiegati, e poi messi in pratica, erano i seguenti: 
1. leggere il testo e farne un riassunto;
2. inquadrarlo storicamente;
3. andare a consultare i riferimenti e i passi paralleli che troviamo sulla stessa bibbia.
Qui ci siamo fermati con l'esempio della scorsa volta.
Oggi parleremo, anche qui in modo pratico, degli ultimi due punti:
- comprendere la verità di fondo rivelata;
- farla nostra nella preghiera.
Il passo che avevo scelto per l'esempio erano i primi 4 versetti della Prima lettera di Giovanni, che qui vi riporto per comodità vostra e mia:
1 Gv 1,1-4
1. Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. 
Vediamo quali insegnamenti posso trarre dal passo di Giovanni.

- Il primo è di carattere veramente pratico, che va al di là della vita spirituale vera e propria: non posso parlare né tanto meno insegnare nulla che non conosca e di cui non abbia fatto esperienza! 
Può sembrare un'ovvietà, eppure ogni giorno incontriamo gente che da' consigli o imbonisce su argomenti di cui non conosce assolutamente niente. E spesso anche noi siamo tentati di ergerci (e a volte lo facciamo!) a maestri in materie lontanissime dalle nostre conoscenze; e lo facciamo solo per sembrare esperti e preparati. E invece quanto male possiamo fare quando parliamo di cose che non conosciamo, specie se si tratta di ciò che riguarda la vita spirituale!
Quindi per prima cosa, ci dice Dio attraverso l'apostolo Giovanni, se vogliamo parlare agli altri, essere testimoni, del Cristo dobbiamo averlo conosciuto. Sicuramente non come Giovanni e gli altri suoi contemporanei, ma in modo diverso.
Il nostro modo di conoscere Cristo è quello di scoprirlo nelle pagine della Bibbia e sperimentarlo quotidianamente come Maestro e Signore della nostra vita.
Se non sento in me il suo amore, la sua compagnia, il suo insegnamento (come fu per chi lo ha conosciuto duemila anni fa), non ne posso parlare veramente agli altri. O meglio, posso pure farlo, atteggiandomi io stesso a maestro; ma chiunque si accorgerebbe immediatamente che le mie sono solo parole vuote e che il mio è solo un modo per mettermi al di sopra degli altri, di 'farmi bello' con la mia falsa sapienza, di crearmi uno stuolo di seguaci.
Ma uno solo è il Maestro e Signore, Cristo, e noi possiamo esserne solo testimoni.
Il brano ha detto che dobbiamo averlo seguito fin dall'inizio, cioè in ogni suo passo, in ogni momento della sua vita: non solo in quelli della gloria, della popolarità, fino alla resurrezione; ma anche in quelli del rifiuto, del tradimento subito, dell'ignominiosa morte in croce. Dobbiamo sperimentare ogni aspetto della sua vita per poter dire di conoscerlo veramente e di essere cristiani credibili.
- Sentirsi uniti al Cristo Signore, manifestatosi nella persona umana di Gesù di Nazareth, non può che portare gioia. Ecco il secondo punto della riflessione: la gioia nasce dal sentire la presenza di Cristo, ma diventa perfetta quando la condivido con gli altri! E questa condivisione, questa mia testimonianza, creerà gioia piena anche in chi ascolta.

Ed eccoci all'ultimo punto, forse il più importante di tutto il percorso: la preghiera.  
Perché la lettura della Bibbia produca frutto deve portare un cambiamento in noi, anche piccolo. 
Naturalmente questo momento è estremamente personale. Perciò ognuno di noi potrà mettersi davanti a Dio, e anzitutto ringraziarLo per averci parlato, personalmente, direttamente, con amore di Padre, con tenerezza e vero interesse verso di noi. Poi potrà rivedere la propria vita alla luce di ciò che ha letto e meditato, e potrà chiederGli di ricevere i doni che Lui stesso riterrà indispensabili a cambiare il corso della nostra esistenza. In questo caso a farci sperimentare ogni aspetto della vita del Cristo, a darci la capacità di gioire della Sua presenza e a farci trovare le strade, i modi, perché questa gioia sia testimoniata, trasmessa ai fratelli che incontriamo ogni giorno.

Spero che questa serie di piccoli interventi sulla Parola di Dio sia stata interessante e soprattutto utile. Aspetto i vostri commenti.
Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. (2Cor 13,11)

Juan Segundo

martedì 10 dicembre 2013

I Salmi: le parole della preghiera che Dio ci ha dato

Senza accorgercene, abbiamo fatto un piccolo percorso in queste due settimane.
In questo post avevo parlato della preghiera e della meditazione come dei due cardini del cammino spirituale. E in due brevi articoli (qui e qui) ho cercato di dire qualcosa sulla meditazione.
Tocca ora alla preghiera
In quel primo post ho scritto: 
La preghiera è fatta anche di preghiere. Per esprimere i nostri sentimenti a Dio possiamo usare parole già scritte, che sentiamo nostre; o farci guidare dal momento e parlare cuore a cuore con l'Altissimo. Non importa il modo in cui prego, l'importante è farlo. E se mi viene più facile esprimermi con preghiere di altri (che sia il padre Nostro, il rosario mariano, un mantra buddista), devo sapere e credere in ciò che pronuncio con le labbra. Ma se prego veramente, arriverà il momento in cui quelle parole imparate a memoria diventeranno poche, povere, perché sentirò che per parlare con qualcuno che amo dovrò usare parole mie, specie quando il colloquio si fa più intimo.
Io, quando penso alle preghiere, corro subito con la mente ai Salmi.
Chi è cristiano praticante li conosce già, perché fanno parte della liturgia quotidiana di tutte le chiese, cattoliche e protestanti.
Ma ritengo che tutti sappiamo che quello dei Salmi è uno dei libri dell'Antico Testamento biblico; quindi è patrimonio comune a ebrei e cristiani.
Ed infatti i Salmi sono la preghiera tipica, direi quasi ufficiale (lo è sicuramente per il clero cattolico) per le religioni che si richiamano a Jahve-Dio. 
Vi do subito alcuni link per aiutarvi a capire qualcosa in più di questo meraviglioso e unico libro di preghiere.
1. Qui trovate un vero e proprio corso biblico sui Salmi. Trovate un'introduzione abbastanza ampia e poi la spiegazione salmo per salmo. Si tratta di un documento cattolico, perciò troverete una particolare insistenza nel collocare anche la chiesa cattolica, insieme a Cristo, come colei che viene preannunciata in quei testi dell'Antico Testamento.
2. Questo sito è ancora utile come introduzione alla lettura e preghiera dei Salmi. Viene da un movimento, sempre cattolico, che parte a differenza del precedente, da un cammino di cristianità fatto soprattutto da famiglie e persone fino ai 40 anni.

3. Infine ecco la pagina che vi consiglio caldamente. Si tratta del libro di Davide M. Turoldo e Gianfranco Ravasi, qui in libera lettura, che esiste naturalmente anche in forma classica (cartacea) e che io ho e uso spesso. Qui, dopo una breve introduzione, i Salmi vengono tradotti in una versione poetica, quindi a volte diversa da quella che conosciamo; ce ne viene data una spiegazione spirituale e si conclude con una preghiera che richiama i temi del salmo.

Ma perché pregare con i Salmi?
Perché è Dio stesso che ci ha dato quelle parole!
Se la Bibbia è la parola ispirata di Dio, anche se passata nel crogiolo della cultura dei vari tempi, allora è Lui stesso che ha dettato proprio quelle parole al popolo ebraico. Infatti ogni atto liturgico pubblico e preghiera privata del singolo israelita era fatta (e spesso cantata) con quelle parole.
Se già li conoscete o provate a scorrerne qualcuno, vi rendete conto che i 150 Salmi abbracciano tutti i temi della vita umana. Ad esempio:
- la fiducia (salmo 5: Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Tu li proteggi e in te si allieteranno quanti amano il tuo nome);
- l'angoscia (salmo 60: Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera. Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore viene meno, guidami su rupe inaccessibile. Tu sei per me rifugio);
- il ringraziamento (salmo 9:  Loderò il Signore con tutto il cuore e annunzierò tutte le tue meraviglie. Gioisco in te ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo.); 
- la richiesta di perdono (salmo 50:  Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia  colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio).
In questa pagina troverete uno schema da cui poter scegliere il salmo adatto al vostro stato d'animo, alla vostra richiesta. 
Ma, se mi permettete, voglio darvi un piccolo consiglio: andate a leggere i Salmi dalla vostra Bibbia e, su un quaderno o foglio a parte, segnatevi la corrispondenza tra il salmo che avete letto (o con cui avete pregato) e le sensazioni che vi ha suscitato o il motivo per cui avete scelto quello. Alla fine avrete il vostro piccolo libro di preghiere diviso per argomenti e saprete quale andare a prendere in ogni momento.
Se inizierete ad usare le parole dei salmi, vi accorgerete che, pian piano, anche quando vi rivolgerete a Dio in un colloquio personale, lo farete con le parole e le similitudini che trovate in quel libro divino. Perché Dio conosce le nostre debolezze e le nostre gioie, i nostri crucci e i nostri problemi, e per ognuno ha dato a noi una preghiera.
Un'ultima cosa, che è più una questione tecnica che altro. Vi potrà sembrare strano trovare nella vostra Bibbia una doppia numerazione per i salmi. Ciò è dovuto al fatto che la tradizione cosiddetta 'dei LXX' (quella greca, da cui deriva la latina e quindi la nostra) ha diviso alcuni salmi della tradizione masoretica (quella ebraica) in due parti e altri invece li ha accorpati. Ciò ha portato, appunto, ad una doppia numerazione a partire dal salmo 9 e fino al 146. Ma una volta che avrete imparato a riconoscere il vostro salmo, non avrete alcun problema: quel che è importante non è il suo numero, ma come esso vi avvicina a Dio! Comunque, anche per semplice curiosità, a questa pagina trovate uno specchietto che facilita la ricerca.
Per ora penso che queste poche e semplici righe possano servire quanto meno a creare in voi una santa curiosità e, se già non lo fate, possano spingervi ad andare a conoscere la meraviglia e la ricchezza dei Salmi.
In una prossima occasione proverò a fare una breve spiegazione di qualche salmo, magari di quello che vorrete suggerirmi voi.
Vi lascio con... un salmo, forse uno dei più famosi, il 50/51 (la doppia numerazione!). Qui sotto trovate il testo (nella traduzione che tutti abbiamo di più nelle orecchie) e una musica d'accompagnamento composta dalla Comunità di Taizè: potrebbe essere una bella esperienza seguirlo contemporaneamente con gli occhi, le orecchie e il cuore!





    Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
    Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
    Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.
    Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
   Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
    Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
   Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
    Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.
    Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
    Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
    Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.
    Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
    Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
   Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
    poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
    Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
    Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
    Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.
 Juan Segundo

venerdì 29 novembre 2013

Preghiera, meditazione e cammino dello Spirito

Ognuno ha il suo modo di meditare!
Devo confessarlo: sono alto (si fa per dire!) 1,68 e peso 80 kg.
Quindi sono... diversamente in forma!
Ciò significa che se mi proponessero di fare una lunga passeggiata in montagna direi subito di sì, perché la montagna è la mia passione, ma ho paura che alle prime salite avrei più di qualche problemino.
La verità è che non sono pronto: peso più del giusto e non cammino abbastanza da essere in allenamento.
Nella vita spirituale funziona nello stesso modo: bisogna essere preparati e ci vuole allenamento.
Io non sono esperto di questo cose, ma chi ne sa più di me, soprattutto quelli che noi consideriamo santi o maestri spirituali di qualsiasi religione (cristiani, buddisti, musulmani, induisti... ) dicono che non basta sentire qualcosa nel cuore e volere bene indistintamente a tutti per avere una vita spiritualmente attiva.
Non basta che ogni tanto abbiamo uno slancio di affetto o amore verso il nostro prossimo.
Quello fa parte della natura umana e ne possiamo avere una conferma quando incappiamo in una giornata no, quando quel mondo che ieri ci sembrava splendido... oggi è pieno di gente cattiva e rompiscatole.
È vero che la fede, come ogni altra esperienza spirituale, è dono di Dio, ma in qualche modo bisogna essere predisposti per renderci conto di ciò che stiamo ricevendo. Se riceviamo un bel regalo, magari inatteso, da una persona che conosciamo e forse amiamo lo possiamo materialmente accettare con gioia, ma non ne comprendiamo appieno il valore se non conosco o non immagino il motivo per cui l'ho ricevuto. Un semplice bigliettino da una persona che amo ha per me un significato molto maggiore che non un lingotto d'oro da un quasi sconosciuto.
Per tornare al nostro discorso, penso che il cammino spirituale sia il percorso che facciamo quotidianamente per scoprire la presenza di Dio in noi e nel mondo e per capire come e cosa fare per renderla attiva, operante.
L'allenamento per fare ciò è dato da due elementi indispensabili: la preghiera e la meditazione.
La preghiera è fatta anche di preghiere.
Per esprimere i nostri sentimenti a Dio possiamo usare parole già scritte, che sentiamo nostre; o farci guidare dal momento e parlare cuore a cuore con l'Altissimo.
Non importa il modo in cui prego, l'importante è farlo.
E se mi viene più facile esprimermi con preghiere di altri (che sia il padre Nostro, il rosario mariano, un mantra buddista), devo sapere e credere in ciò che pronuncio con le labbra. Ma se prego veramente, arriverà il momento in cui quelle parole imparate a memoria diventeranno poche, povere, perché sentirò che per parlare con qualcuno che amo dovrò usare parole mie, specie quando il colloquio si fa più intimo.
Sono state scritte milioni di parole sulla preghiera (così come sulla meditazione) e ognuno può aver letto ed essersi convinto, giustamente, di qualunque cosa. Io posso solo dire che per me la preghiera più vera è anzitutto quella che inizia col ringraziamento per ciò che si ha (un'anima, uno spirito, un corpo) e per ciò che si è (figli di Dio, scintille del suo fuoco d'Amore). Poi si può continuare presentando a lui le situazioni particolari che mi stanno a cuore in quel momento.
Con la meditazione, sempre secondo me, conquisto quotidianamente la percezione del mio essere qui e ora.
Questo significa che, attraverso momenti di silenzio e calma del corpo e dello spirito, interiorizzo sempre più la mia coscienza di essere unico e importante. Nella meditazione percorro la strada verso la consapevolezza di chi sono e di come fare a riunirmi al fuoco d'Amore da cui provengo. Sarà Dio stesso a guidarmi in questa scalata, aiutandomi a riconoscere e purificare gli errori che mi fanno deviare, ma anzitutto ad illuminarmi sulla grandezza che sono chiamato a raggiungere. 
Percepire il mio essere qui ed ora mi aiuta a guardare in faccia la realtà, a non perdermi in fantasie di grandezza ma a stare coi piedi ben piantati per terra.
Sono migliaia i metodi proposti per la meditazione (zen, yoga, cristiana, antroposofica, esoterica... ) e io non voglio esprimermi su quale sia il migliore o il peggiore, sono valutazioni personali che non devono trovare posto in questo momento. Come si suol dire: il migliore è sempre quello che ci fa avere i migliori risultati!  
E così si chiude il cerchio: preghiera e meditazione sono gli strumenti per vivere meglio il mio essere nel mondo, accorgendomi della presenza degli altri, specie di chi è più solo e indifeso. Che poi è il significato ultimo del cammino spirituale.
Ecco ora un pensiero in qualche modo riassuntivo di Omraam:
Avete deciso di camminare sul cammino della luce, dunque cercate di ritrovare in voi l’immagine di Dio e desiderate che le entità celesti vi aiutino nel vostro lavoro… Non crediate per questo di dover fare cose straordinarie. No, basta iniziare con qualcosa di molto semplice: prendere coscienza di tutte le ricchezze che avete già ricevuto e cercare di farle fruttificare, per poterle condividere anche con gli altri. Ecco gli esercizi migliori. D’ora in poi, sforzatevi di diventare attenti a ciò che sinora avete trascurato. Non lasciate trascorre un giorno senza trovare almeno una cosa che vi dia gioia, chiarezza… Concentrate tutta la vostra attenzione su di essa e domandatevi come poterla condividere con le persone che incontrate. Finché non vi deciderete ad adottare questo atteggiamento, le entità celesti vi volteranno le spalle, e le porte del mondo invisibile si chiuderanno… tranne una: quella delle tenebre e della sofferenza.
Mi scuso con tutti voi per aver saputo solo balbettare di due argomenti di così grande e fondamentale importanza. Ma il mio intento è, come sempre, quello di spingervi ad approfondire.
E prima di chiudere con un filmato dello stesso grande maestro spirituale che parla dell'importanza della preghiera, mi permetto di consigliarvi un libro da regalare (o farvi regale!) per natale. Si tratta di Piedi di cerva sulle alte vette, di H. Hurnard. Pur essendo di parecchi anni fa, resta per me un testo bellissimo e fondamentale, perché riesce ad affascinare con la sua forma di romanzo e ad insegnare col suo contenuto. È la storia di Timorosa, una cerva che sente di dover fare un cammino verso la sorgente, ma per farlo deve attraversare una foresta con tutti i suoi pericoli. E il suo pastore continuamente le infonde fiducia e da consigli. Vi ricorda qualcosa questa storia?   


 
        


A presto, e vivete in pace!

Juan Segundo

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