Questa mattina ho acquistato (usato, 2 € e 95 ) Il regno del sangue di Simon Clark, Newton Compton ed.. Non avevo mai sentito parlare né dell'autore né del libro, ma la presentazione nel risvolto di copertina, che vi riporto più avanti, mi ha intrigato e convinto. Sarà che a me il mistero acchiappa moltissimo e appena sento parlare di cose strane scatta in me la molla. (Per Rick Kennedy è un momento felice: stanotte sarà una notte memorabile, ci sarà suo fratello che non vede da anni, e forse riuscirà a sedurre Kate la ragazza di cui è innamorato. Ma nel buio Rick crede di vedere una strana creatura dal volto grigio aggirarsi nel bosco e scrutarlo, pensa sia solo un'allucinazione. Ma il risveglio sarà terribile. Il giorno seguente la città è invasa da migliaia di uomini e donne scampati da un misterioso cataclisma: la terra si riscalda, le città bruciano, l'acqua dei laghi ribolle. Sembra la fine del mondo. E chi è riuscito a evitare l'orrore scatenato dalla natura è disposto a tutto pur di sfuggire all'ira dei misteriosi Demoni Grigi.)La storia narrata nel libro che ho acquistato è, da quel poco che ho capito, legata ad un periodo post-apocalittico, in cui la realtà così come la conosciamo noi ora non c'è più. E' più o meno lo stesso scenario del nostro SB, anche se qui ancora non so bene dove l'autore voglia andare a parare e soprattutto da quale punto di vista vede la storia. Ma avendo Clark già pubblicato due o tre storie di vampiri, presumo che siamo da quelle parti.
La mia domanda però è: perché leggiamo o raccontiamo storie al limite, dove il limite è inteso sia come narrazione di singoli fatti (una violenza descritta nei minimi particolari, una morte narrata in diretta, ecc.), sia come quadro generale che rasenta una realtà diversa dall'attuale, nel futuro come nel presente? In altre parole, perché scegliamo di leggere o scrivere di pandemia o di ucronia o di zombie e non di prati fioriti su cui scorazzano cavalli bianchi condotti da bionde principesse? Abbiamo una qualche malattia strana? i nostri neuroni girano al contario? da bambini abbiamo subìto un trauma?
Ecco, spesso me lo chiedo, specie quando mia moglie vede le copertine dei libri sul comodino e mi dice: è normale che di notte hai gli incubi se leggi queste cose! Forse avrà pure ragione.
Però per me la realtà non è mai quella che si vede, ma sta sempre un passo più in là, e le storie normali mi sembrano troppo superficiali per nascondere una verità sulla vita e sul mondo.
Poi magari mi sbaglio.
O forse è che una storia al limite contiene quel chè di misterioso che, dicevo, mi acchiappa e mi tiene avvinghiato al libro.
Non so. Voi che mi dite? Qual'è il vostro rapporto con il limite delle storie?
Vi lascio il week end per pensarci. Eh ... già, sembrava la fine del mondo e invece sono ancora qua.
TIM