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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

mercoledì 3 luglio 2013

La lunga estate calda del commissario Charitos, di P. Markaris

Erano anni che cercavo qualcosa di nuovo, un autore che mi dicesse qualcosa, che non fossero i soliti (ma sempre validissimi) scrittori classici, e nei classici ci metto anche i contemporanei: Macchiavelli , Mankell... .
Finalmente, dalla solita bancarella, è spuntato Petros Markaris, che oltre ad avere come persona un'aspetto simpatico è anche bravo.
Ho tenuto un po' questo volume in libreria perché volevo leggerlo con calma, dopo aver terminato un volume doppio di Massimo Lugli. Solo che Lugli è stato, per me, una delusione, e dei due romanzi presenti nel libro sono riuscito a stento a finire il primo. Poi è andato a riposare sullo scaffale dei cattivi: quelli di cui liberarsi il prima possibile.
Così, in cerca di consolazione, mi sono buttato sul commissario Charitos, e stavolta c'ho visto giusto.
Andiamo per ordine e vediamo un po' di che parla questo 
La lunga estate calda del commissario Charitos.
Dalla quarta di copertina: Il commissario Charitos ha appena festeggiato i successi universitari dell’adorata fi glia Caterina, quando la giovane, partita per una breve vacanza a Creta, cade ostaggio, insieme agli altri trecento passeggeri del traghetto El Greco, di un gruppo di misteriosi terroristi. Sono momenti drammatici per Charitos, richiamato precipitosamente ad Atene, dove nel frattempo è entrato in azione un efferato serial killer, che scova i suoi bersagli nel mondo della pubblicità. Per porre fi ne alla catena di omicidi il pazzo esaltato esige la soppressione immediata di tutti gli spot trasmessi in TV e in radio, che giudica immorali e corruttori. È panico tra le emittenti che vedono lo spettro del fallimento ed esigono la tempestiva soluzione del caso. L’unico appiglio per le indagini è l’arma utilizzata: una Luger tedesca del 1941. Chi può ancora, dopo tanto tempo, possederne una? Rasserenato per l’avvenuta liberazione di Caterina, Charitos può dedicare ogni energia e la sua proverbiale sagacia a stanare il killer, con un’intuizione: se ci fosse un legame tra i due avvenimenti, l’atto terroristico e gli omicidi seriali?

Comunemente accomunato a Maigret e Montalbano questo commissario mi sta simpatico.
È veramente una persona normale: si arrabbia quando mi arrabbierei io; se ne va con la coda tra le gambe con la stessa naturalezza e lo stesso opportunismo; sopporta una moglie bravissima cuoca ma di uno scassac***i tremendo; ha una figlia che studia, poi si laurea, poi si sposa con un medico ospedaliero.
Non trovo altri aggettivi per descrivere tutta questa situazione: normale.
Unica concessione alla stravaganza: guida una Fiat 131 Mirafiori ormai spolmonata e sul punto di lasciarlo definitivamente a piedi; e per questo è fatto segno alle frecciatine dei colleghi e familiari, tanto che la moglie si rifiuta di salirvi.
La mitica 131 Mirafiori!

Così nel commissario Charitos mi sono potuto rispecchiare tranquillamente, in un uomo senza alcuna particolare dote innata e/o supereoistica, senza machismo all'americana; solo scarpinare e raccogliere informazioni, qualche buon colpo di fortuna e una grande umanità.
Charitos si trova perfettamente a suo agio ad Atene (altra protagonista del libro) e in Grecia, almeno quella di qualche anno fa, probabilmente lontana da quella degli ultimi semestri terribili. E ha metabolizzato la lunga storia di guerra, violenza, dittatura che il suo paese (anche se è nato in Turchia da padre armeno e madre greca, ha la cittadinanza ellenica) ha vissuto.
Sì, è vero che tutta la storia si risolve per un caso fortuito, ma la trama è talmente ben costruita, sempre nella semplicità, che non ci si fa caso e si pensa che, in fondo, lui se lo merita; è come in quei giochi da sagra paesana: tanto batti contro la pentolaccia che alla fine qualcosa ne viene fuori.
Si parlava prima di colleghi famosi: Montalbano, Maigret. Spesso questi accostamenti sono solo fumo pubblicitario (quanti nuovi King, Follet, Poe sono usciti fuori in questi ultimi anni dalle fascette dei libri? e di quanti poi ce ne siamo veramente ricordati?). Questo è il primo libro che leggo di Markaris e con il commissario come protagonista, ma con Charitos il paragone è strameritato.
Il libro sicuramente placet. Voto: 8.

TIM


6 commenti:

  1. Le fascette vanno ignorate. Il più delle volte acclamano come Best Seller un libro appena uscito, altre volte indicano un numero di lettori altisonante che, poi, non risulta (vedi il caso Fazi-MelissaP)... meglio guardare al contenuto. Leggere l'incipit, comprendere il tipo di scrittura e di scrittore.
    Ottima segnalazione! ^^

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  2. Penso che un autore così ti dovrebbe piacere, che rientri nei tuoi canoni di goduria! sulle fascette facciamo scendere un velo pietoso.

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  3. Uno che guida una 131 suscita istantanea simpatia ;-)

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    1. peccato che quelo che guida la Prinz NSU sia rimasto, per il momento, a secco!

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    2. Ma sì, vedrai che ti tornerà presto l'ispirazione (e se facesse una capatina in un'anonima città a nord di Roma e reincontrasse un fermato poi rilasciato a Vercelli, un figlio unico viziato di professione finto detective...?)

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    3. che fai? provochi? però... a ben pensarci... ordinerò un'informativa sul tale in questione.

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