sabato 19 aprile 2014

Pasqua secondo Omraam: la primavera dello Spirito

Un post con gli auguri di Pasqua è sempre difficile da scrivere.
Un po' perché si rischia di cadere nelle solite frasi che, anche se dette col cuore, suonano alle orecchie di ascolta (o meglio: risultano agli occhi di chi legge) come banali perché abusate da anni e anni di ripetizione.
Un po' perché c'è il pericolo di uscire fuori tema, di scrivere cose che alla fine poco hanno a che fare col signficato della Pasqua di Risurrezione. 
Così ho deciso di affidarmi al pensiero di un Maestro spirituale che ha profondamente influenzato il mio pensiero e il mio cuore: Omraam. 
Il brano è abbastanza lungo, e ho provato ad accorciarlo, ma mi sono reso conto che ogni parola e ogni virgola sono piene di significato, fonte di riflessione.
Così, se avete dieci minuti da dedicarci, ecco una meditazione del Maestro sulla Pasqua di Risurrezione.
A me non resta che farvi i miei auguri, pregando che (come dice Omraam) ognuno di noi muoia al mondo per scoprire in sé la Divinità.


Siete in attesa che vi parli... ma che cosa volete di più? Guardate, la natura ha già parlato a tutti. Non vi siete accorti che tutt'intorno a noi sta accadendo un avvenimento che si chiama "primavera"?... Ah, ve ne siete accorti... E' magnifico. Si sente che tutto si muove, come sotto un flusso che proviene dal cosmo e che tra poco inonderà la terra, i fiori, gli alberi, gli uccelli... che meraviglia! Ecco uno dei fenomeni più straordinari della vita: la primavera.
Ecco dunque la primavera, la rigenerazione che si avvicina, ed è questo il processo che ci interessa: tutto il resto lasciamolo da parte per ora. Il periodo dell'equinozio di primavera è uno dei più importanti dell'anno. E se la resurrezione di Gesù viene ricordata proprio in questo periodo, è perchè si tratta in realtà della resurrezione di tutta la natura, che veniva festeggiata già molto prima dell'avvento di Gesù. Nel corso dei secoli si è persa la luce dell'Iniziazione e i cristiani non sanno più come interpretare la resurrezione .
Ogni anno tutto si rinnova... Si, tutto fuorché gli esseri umani! Gli uomini rimangono così come sono, e non si mettono all'unisono con questo risveglio. Avvertono che qualcosa avviene nell'aria, ma non si lasciano influenzare. E' ora che imparino ad aprire le porte e le finestre del loro essere, affinchè questa vita possa penetrarli e impregnarli. Ecco la cosa importante da dirvi questa mattina. E' un peccato che questo fenomeno avvenga soltanto in natura, e che gli esseri umani, troppo concentrati su vecchie cose, non lo avvertano nemmeno. E' necessario essere liberi e ricevere a braccia aperte la nuova vita.
Osservate il lavoro che il Sole sta facendo su tutti quei piccoli semi che dormivano! Ha detto loro: "Ma che cosa aspettate? O dovete dare qualcosa. Su, al lavoro ! - Ma siamo tanto piccoli, deboli... - No, no, provate e vedrete, io vi aiuterò." Così, tutti quei semi si fanno coraggio. Ogni giorno il sole li scalda, li accarezza, parla loro, e dopo qualche tempo si vedranno spuntare dei fiori magnifici che daranno ispirazione e gioia a poeti, pittori e musicisti. Perché non potrebbe accadere la stessa cosa con noi?
Noi siamo dei semi piantati nel suolo spirituale, e sotto i raggi del sole possiamo sviluppare colori ed emanare profumi così squisiti da far estasiare perfino le divinità. Che cos'è un fiore? Esso non sa cantare, né danzare, né suonare il violino, eppure i cantanti, i ballerini e i musicisti rimangono estasiati nell'ammirarlo... E se noi pure fossimo capaci di diventare come dei fiori, non potrebbero venire a esprimere la loro meraviglia nel vederci perfino le divinità, che sono molto superiori a noi? Direbbero: "Oh, che bel fiore!" e si occuperebbero di noi per renderci ancora più puri, più luminosi e più profumati.
Perciò, colui che vuole far crescere il seme del Cristo in lui, cerca di far diventare la sua anima una principessa meravigliosa, piena di amore, di umiltà e di dolcezza, sempre pronta a compiere la volontà divina fino al punto di donare la sua vita. Ecco perchè la religione ha sempre caldeggiato un atteggiamento di ricettività, di devozione, di adorazione nei confronti del mondo divino: inchinarsi, inginocchiarsi, prosternarsi, cioè diventare "donna", simbolicamente parlando.
Quando l'anima del discepolo è diventata come una giovane principessa, ornata di perle e di pietre preziose, lo Spirito cosmico viene a unirsi a lei per fecondarla. Ma il discepolo deve essere molto attento, perchè accade che alcuni fra coloro che pretendono di attirare lo Spirito Santo, attirano in realtà soltanto energie negative! ... poichè, avendo trascurato di purificarsi in precedenza, hanno effettivamente attirato degli spiriti, ma spiriti tenebrosi. Come potete immaginare che lo Spirito Santo venga a manifestarsi in voi se non cercate di vivere una vita divina ? ... Comunque il modo migliore per attirarlo è sempre quello di nutrire per lui un grande amore.
Nel momento in cui l'unione avviene, il discepolo sente che, per la prima volta nella sua vita, gli sta accadendo qualcosa di stupendo, di immenso, di grandioso e ne rimane sconvolto; tutto il suo essere vibra di gioia e di speranza. Il seme del Cristo in lui, poco a poco, prende forma e il discepolo non sciupa più le sue energie disperdendole verso l'esterno in cose futili ed effimere, ma si consacra interamente al suo compito di nutrire il Cristo bambino in lui, esattamente come fa il sangue della madre con il feto durante la gravidanza.
La nascita del Cristo, del Bambino divino in noi, è quell'evento che i Vangeli chiamano: la seconda nascita. Direte: "Ma sono io che nasco per la seconda volta oppure è un altro essere che nasce in me?" In realtà, che siate voi o un altro essere, è indifferente. Comunque, si può dire che siete voi che nascete, dal momento che vi rendete conto di avere un'altra coscienza, altri pensieri, altri sentimenti e che state entrando in un mondo che esiste da sempre, nel quale prima non potevate ancora entrare, in quanto non era ancora avvenuta la vostra seconda nascita. Dunque, dicevo: siete voi a nascere, ma al tempo stesso è un altro essere che nasce in voi, un figlio il cui padre è Dio stesso. L'anima umana è diventata una madre che, grazie alle sue virtù, è riuscita ad attirare lo Spirito cosmico.
"Se non morrete, non vivrete"
Lo Spirito cosmico è là, sempre vigile; non chiede che di penetrare in noi per deporvi i suoi doni, ma come può farlo se è tutto chiuso e barricato ? soltanto colui che decide di consacrare la sua vita alla venuta del Regno di Dio sulla terra può attirare a sé lo Spirito cosmico. In quel momento, il suo cuore e la sua anima si aprono, e ne erompe un gettito di scintille come quelle dei fuochi di artificio, che si proiettano al di sopra della sua testa formando una corona. Ed è così che, in quell'oscurità in cui il mondo è immerso, in quella notte senza stelle, in cui tutti si lamentano e si massacrano, dalle tenebre emergono proiezioni luminose, che sono altrettanti segnali verso i quali si dirige lo Spirito per prendere quell'essere sotto la sua protezione.
"Se non morrete, non vivrete", disse Gesù. Il concetto di resurrezione è obbligatoriamente legato a quello di morte, di disgregazione. Fintanto che il seme non muore, si oppone alla manifestazione di quella potenza di vita che ha in sé. Nell'uomo, è la sua natura inferiore che deve morire, per lasciare il posto allo spirito, quel principio divino che trova così la possibilità di liberarsi per agire e trasformare tutto. Il segreto della resurrezione è qui, sotto i nostri occhi, nella natura, e attende solo che lo comprendiamo, che ci decidiamo a morire consapevolmente, affinché sorga da noi un uomo nuovo.
Pochissimi, anche fra gli Iniziati, sono riusciti a risuscitare per diventare immortali poichè non vi è nulla di più difficile che soggiogare la natura inferiore, che è estremamente abile, scaltra, e che sa come fare per attirarci nelle sue spire. Per sfuggirle, è necessario molto discernimento, un amore potente e una volontà incrollabile.
Per risuscitare e raggiungere l'immortalità bisogna elevarsi fino alla Divinità per fonderci in essa, e al tempo stesso attirarla, affinchè venga a dimorare e a manifestarsi in noi. Dite: "Signore, non sono più io che vivo e mi manifesto, ma il tuo Spirito in me." Vi perdete nello spazio infinito, affinché non rimanga di voi nemmeno un atomo e affinché Lui venga, il Potente, il Grande, il Forte, ad occupare il vostro posto...
La vera resurrezione avviene progressivamente
Naturalmente, la vera resurrezione totale, definitiva, dell'essere umano, non avviene all'improvviso, ma progressivamente. Quando accendete una candela, sapete di poter dar fuoco a tutta la terra, poichè possedete già una fiamma. Alla stessa stregua, nel momento in cui accendete una cellula nel vostro corpo o nel vostro cervello, si può dire che abbiate il fuoco in voi, e sebbene tutte le altre cellule non siano ancora accese, il fuoco potrebbe rapidamente raggiungerle. A Pasqua, nelle chiese ortodosse, il pope accende un cero, poi passa la fiamma al cero del suo assistente, e così, mentre il fuoco passa di cero in cero, tutta la chiesa viene ad essere illuminata. Perciò, miei cari fratelli e sorelle, è necessario che riusciate a risuscitare almeno una cellula, perchè quella sarà in grado di accendere le cellule vicine, e poi tutte le altre... ed è così che la luce si propagherà poco a poco in tutto il vostro essere.
"Se non morrete, non vivrete." Morire significa espandersi nell'infinito per cedere il posto al Signore, affinché sia Lui a dimorare in voi. Non date più valore alla vostra esistenza, volete morire, ma ad una sola condizione: che sia Dio stesso a prendere il vostro posto. E se insistete veramente, Egli sarà obbligato a cedere, perché state utilizzando energie della Sua stessa natura. Non potrà dire: "Vedremo, si dovrà riflettere ed esaminare come ha vissuto in passato." No, il passato non c'è più, non c'è più nulla: dinnanzi a un simile desiderio, tutto il resto si cancella e rimane soltanto la decisione che avete preso oggi.
Fintanto che non vorrete cedere in voi il posto a un essere superiore, nemmeno al Signore, rimarrete vulnerabili, malaticci, apprensivi e infelici. Non esiste religione superiore al sacrificio: accettare di morire per vivere, per essere vivi di una vita diversa dalla vostra, per essere vivi della vita di Dio. Volevate sparire, ma ora non soltanto non sparite, ma diventate più grandi di prima. Ed è questo il vero eroismo. I veri eroi sono coloro che non hanno paura di scomparire per essere sostituiti dalla Divinità.
(Tratto da Natale e Pasqua nella tradizione iniziatica, di Omraam Mikhael Aivanhov,
Prosveta Editore).
(Preso da questo sito) 

Juan Segundo

mercoledì 16 aprile 2014

Considerazioni sul mondo di oggi (di Monica Angeli)



Monica Angeli mi ha mandato un suo pezzo che ha una genesi... strana. 
Scherzando qualche giorno fa le avevo detto, dopo una discussione su FB, che doveva fare i compiti a casa, dandomi per iscritto un suo parere sugli argomenti che avevamo appena trattato, in modo da condividerli sul blog anche per quelli che non avevano letto il post.
E puntualmente l'articolo è arrivato!
Ve lo riporto così com'è. Voglio fare solo una precisazione: ho voluto lasciare alcune righe in cui Monica fa riferimenti positivi e lusinghieri alla mia persona (e di questo la ringrazio moltissimo!); questo non perché sia mia abitudine compiacermi delle lodi, chi mi conosce lo sa, ma perché ho pensato fosse giusto rispettare il suo volere. E anche perché penso che in una società mediatica in cui risalta solo chi usa turpiloquio, chi attacca gratuitamente la persona anche la più onesta solo per sentirsi superiore, sarebbe bello che inziassimo a dirci pubblicamente quanto ci stimiamo e perché. Se vogliamo costruire un mondo di pace e d'amore non lo possiamo riempire di odio e violenza.


Qualche giorno fa sulla sua bacheca di Facebook Juan Segundo ha pubblicato un post in cui chiedeva: come facevano bambine di 10-12 anni ad usare tranquillamente Whatsapp, Skipe, Messenger senza che i genitori se ne rendessero conto e ad inviare foto, filmati erotici? Ma il mondo degli adulti non si accorge più di niente? Perché meravigliarsi se i più piccoli crescono disinteressati di tutto?
Ne è nata una discussione molto interessante, purtroppo svoltasi solo tra me e lui, mentre sarebbe stato utile se fosse stata condivisa da più persone, magari anche mamme; è infatti importante il loro parere, anche per capire il modo diverso di vivere l'essere genitore oggi. Altri punti di vista, insomma, l'avrebbero resa ancora più interessante.
Il dialogo si è svolto su più fronti, spaziando su più argomenti: il poco tempo per i tanti impegni lavorativi causa oggi il cambiamento di vita rispetto a qualche anno fa, quando la moglie poteva fare la casalinga e crescere i figli, dato che con un solo stipendio si riusciva ad andare avanti; il cambiamento nella vita della gente, e qui Juan si chiedeva espressamente: ma cos'è cambiato nella vita della gente per renderla difficile? Perché non troviamo il tempo per le cose importanti e vere? E sappiamo ancora capire e discernere quali sono le cose importanti e vere? Quante domande... . Si tante domande si pone il caro Juan dato che è vivo!
E qui voglio aprire una parentesi. Ma certo potete dire voi, è ovvio che lo sia, visto che scrive per noi, legge per e con noi... Invece non è così, il suo essere vivo non deriva dalle azioni che compie giornalmente, ma dalla curiosità con cui le compie; lui è vivo perché non ha mai smesso di incuriosirsi alle cose della vita, alla bellezza di tutto ciò che comporta la conoscenza dello spirito, e non è scontato tutto ciò, non si trova spesso nelle creature. Infatti il più delle volte facciamo le cose per abitudine, come se fossimo automi, con l’indifferenza per le cose divine, mentre lui, Juan Segundo, nota le piccolezze, i minuziosi dettagli e ci si sofferma pure, ogni parola, ogni pensiero è sempre lo spunto per sviluppare un dialogo che aiuti la conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, è realmente interessato al modo di vedere del prossimo, ha la famosa sana curiosità...
Ma tornando a noi, dicevo che ci sono tante domande, che sarebbe utile ce le ponessimo tutti, perché la situazione sta sfuggendo di mano. Ci sono genitori assenti per il troppo lavoro, dato che quando in una nazione non esistono diritti e doveri, si lavora tanto e si guadagna poco; lo stress e il poco tempo rendono tutto più difficile, e stare dietro ai figli, alla famiglia, diventa complicato; l’essere oggi più coscienti e consapevoli è stato motivo di cambiamento nell'atteggiamento, la società tende ad attribuire la depressione e altri problemi tipici negli adulti del nostro a un'educazione rigida, drastica E allora ecco il cambio di rotta: dobbiamo essere più elastici nell’educazione dei figli, ma commettendo il grave errore di non mettere in conto la spiccata intelligenza cui sono arrivati i piccoli anche grazie all'avanzare della tecnologia moderna; e alcuni ragazzi hanno cavalcato questa situazione, facendo in modo che i genitori non sono riusciti più a riprendere in mano le redini. A questo punto è quasi svanita la figura del genitore, lasciando il posto a quella dell'amico genitore, figura assolutamente inutile dato che i ragazzi gli amici se li trovano fuori casa Essi invece sentono il bisogno della tradizionale figura genitoriale, che è per loro un punto fermo, e quando manca si sentono smarriti; loro hanno bisogno di una guida. Io penso che i genitori dietro la scusa di fare l'amico per stare più vicino ai figli in verità nascondano il proprio infantilismo e la non voglia di crescere o, peggio, di accettare gli anni che passano. Infatti non è raro che madre e figlia, ad esempio, si vestano nello stesso negozio, come se l'esteriorità e il rimanere giovani fuori fosse più importante di ciò che avviene dentro.
Saper discernere è di tutti, ma comporta responsabilità e impegno. Concordando con me, allora, Juan ha dato spunto ad altre riflessioni dicendo: Secondo me il problema del poco tempo non è la causa, ma l'effetto di una società dove tutti siamo numeri, macchine, automi, che devono correre per guadagnare soldi che ci dovrebbero far sentire a nostro agio.
E invece creano proprio questi problemi, abbiamo creato una vita dove non c'è spazio per i sentimenti, i sentimenti hanno bisogno di tempo, di essere coltivati, c'è bisogno di conoscersi, e per conoscersi bisogna frequentarsi in senso materiale e spirituale. Questo è sia nel rapporto genitori-figli sia in quello marito-moglie. Oggi c'è difficoltà, quasi vergogna, a parlare in casa di certi argomenti; una volta era tabù la sessualità, oggi è tabù la spiritualità.
E come dargli torto! Si sta creando una divisione fra pseudo evoluti e involuti, i retrò, quelli che vengono derisi se si parla del Cielo, della Luce. Così come a tanti, è accaduto anche a me pronunciando la parola Luce mi è stato risposto: “ma quale Luce, io conosco la lampadina!” dimenticando quasi che è una ricchezza la nostra parte spirituale, ed è umiltà e intelletto il riconoscere che senza la fede non siamo nulla, non ci sappiamo nemmeno reggere sulle nostre gambe.
Di questa mia idea ho parlato con alcuni preti a Lourdes la penultima volta che sono andata, e questi hanno convenuto che, ad esempio, l'atto totale di sottomissione attraverso l'esteriore segno dell'inginocchiarsi davanti alla statua della Madonna manifesti il totale desiderio e bisogno della Mamma Celeste. In quel momento il nostro discorso era fatto in riferimento a preti più in là negli anni, e ciò dimostrava il loro riconoscere che la fede dista dalla religione e non poco.
Nel nostro dialogo con Juan ho anche ricordato che c'erano ragazzi in attesa di diventare preti (seminaristi) che invece lanciavano sguardi furtivi alla Madonna passando velocissimi davanti alla grotta, come se si vergognassero del loro sentire, del mostrare quel bisogno; e Juan ha detto che: è vero che può esserci una vergogna che deriva da fattori di maturazione (o non maturazione) umana oltre che spirituale, è come il cane che si morde la coda: se non sei stato abituato ad esprimere la preghiera palesemente, difficilmente lo farai anche se ne hai un bisogno massimo.
Ed è vero, ha ragione Juan, così com'è vero che se si parla di Angeli per la presentazione di un libro accorrono in tanti, il che non è un male se le cose si fanno con serietà (perché sono tante le persone serie che ricevono messaggi dagli Angeli); ma lo strano avviene se a parlare degli Angeli sono i preti in chiesa: per il libro scritto dagli uomini si fa la corsa in libreria per comprarlo, quando sono i preti a parlare di Angeli nessuno corre a comprare la BIBBIA! Eppure non si tratta delle stesse creature celesti di Dio? E a ciò ha risposto Juan dicendo: oggi va di moda ciò che è strano, diverso; la tradizione viene schifata da più fasce di età non solo dai giovani e ha citato un passo degli atti degli Apostoli che dice: "verranno giorni in cui gli uomini saranno portati in giro da ogni vento di dottrina...” e poi una sua personale (e tanto condivisibile) opinione: il problema dei preti non sono i preti in sé, ma il fatto che essi rappresentano in pieno la chiesa e per giunta quella cattolica che rappresenta quanto di più retrivo e monopolizzante ci possa essere. Questo mio giudizio nasce proprio dall'osservazione che invece se fosse veramente una chiesa che vive il messaggio di Cristo, non passerebbe il tempo a pensare a soldi, visibilità, interessi poco puliti. Per questo motivo la gente non vede nella chiesa cattolica l'espressione dell'amore di Dio, e si finisce a cercare altrove col pericolo di cadere nelle trappole... Giustissimo il discorso di Juan, ma il mio dubbio rimane: penso che non ci sia un vero e proprio interesse circa la figura delle creature celesti che chiamiamo Angeli, altrimenti non ci sarebbe differenza tra quelli e raccontati e descritti da persone comuni e quelli presentati dai preti.
Così sono anch'io arrivata alla conclusione che quella degli Angeli è oggi spesso una moda, così com'è di moda inventarsi o autoconvincersi di ricevere messaggi dal cielo, tanto per darsi importanza o per non dover ammettere di aver bisogno di ricorrere agli addetti ai lavori, quegli psicologi e psichiatri che nei consultori familiari prestano la loro opera gratuitamente.
E, voglio concludere, al solito chi viene preso di mira è San Michele Arcangelo, del cui nome se ne fa impropriamente uso e abuso.

Juan Segundo

lunedì 14 aprile 2014

Assumersi la responsabilità di ciò che viviamo: la metamedicina

Oggi era programmato un altro articolo, ma per diversi motivi ho dovuto recuperare qualcosa di nuovo. E visto che la metamedicina * è argomento caro alla nostra collaboratrice Laura, penso che farà piacere a lei, oltre che a voi, poterlo leggere. E magari le potrebbe venire in mente di regalarci qualche articolo sull'argomento!
Il pezzo è tratto dal sito Visione Alchemica, e precisamente da questa pagina.
Eccovelo.
 

Assumersi la responsabilità di ciò che viviamo

Assumere la responsabilità di ciò che viviamo significa riconoscere e accettare che i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri atteggiamenti hanno dato luogo sia alle situazioni felici e infelici in cui ci siamo imbattuti, sia alle difficoltà o alle gioie che viviamo attualmente.
Non possiamo parlare di metamedicina senza tener conto della legge di responsabilità, giacché essa costituisce la condizione di base per una vera guarigione. Quando studiavo microbiologia, interrogavo i miei professori per sapere da dove provenissero i microbi (batteri, virus, parassiti, e così via), e mi rispondevano che questi agenti patogeni provenivano da contaminazioni. Accettavo la cosa continuando però a chiedermi dove la prima persona avesse potuto contrarre il microbo. Mi adeguai, paga della massa di conoscenze che esploravo nel mondo affascinante dei microrganismi, ma i miei interrogativi erano latenti; quando cominciai a lavorare in ospedale, ricominciai a chiedermi perché il tale si ripresentasse di continuo con infezioni urinarie, e la tal altra con vaginiti a ripetizione.
Ricordo in particolare un uomo anziano, con la tubercolosi, che praticamente non usciva mai di casa; i pochi visitatori che riceveva non avevano il bacillo di Koch a cui si attribuiva la sua malattia: dove mai avevano potuto ‘contrarre’ quell’infezione? Intuitivamente, sapevo che gli esseri umani possiedono la capacità di sviluppare la malattia sia attirando l’agente infettivo mediante la frequenza vibratoria, sia destabilizzando le molecole delle proprie cellule, consentendo in tal modo lo sviluppo di una patologia. Ma quando azzardavo a proporre questa ipotesi, tutti mi deridevano.
Assumere la responsabilità di ciò che viviamo significa riconoscere e accettare che i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri atteggiamenti proprio come le lezioni che bisogna imparare nella nostra evoluzione – abbiano dato luogo sia alle situazioni felici e infelici in cui ci siamo imbattuti sia alle difficoltà o alle gioie che viviamo attualmente. Quando nei seminari e nelle conferenze tocco questo tasto, spesso la gente ribatte: “Sarei io che mi sono attirato un padre violento?» «Se un bambino nasce malato, non sarà mica colpa sua?” “Se mio marito ha perso il lavoro, è perché l’azienda in cui lavorava ha chiuso: non ha nulla a che vedere con lui” “Come a dire che, se ho mal di schiena, sarebbe colpa mia!” ”Non pensavo che uno potesse fabbricarsi una malattia! ” ”È davvero ingiusto. Mio figlio, che non ha fatto male a nessuno, sarà handicappato tutta la vita, mentre ci sono dei criminali che stanno benissimo”. Il mio secondo padre diceva: “C’è un’unica giustizia sulla terra, ed è la morte”.
Tutte queste riflessioni traducono una incomprensione della legge fondamentale della responsabilità, molto spesso confusa con il senso di colpa: è questa confusione a renderla difficile da accettare agli occhi di molte persone, che la leggono così: “Se questa situazione o questa malattia me la sono creata io, allora sarebbe colpa mia se sto male”. Questa chiave di lettura è sbagliata, ed è – per molti di noi – dovuta al tipo di educazione religiosa in cui siamo cresciuti.
La cultura giudaico-cristiana ci ha insegnato ad affidarci a un potere superiore, Dio, e che se agiamo secondo i suoi comandamenti e pratichiamo azioni meritorie, veniamo ricompensati in questa stessa vita o dopo la morte; se invece non obbediamo ai suoi comandamenti o a quelli della Chiesa ci attende la punizione! Con questa base alla prima difficoltà inattesa e inspiegabile automaticamente ci viene da pensare: “Cos’ho fatto di male perché debba capitare questo proprio a me?” Oppure cerchiamo un responsabile esterno, ci dev’essere per forza un ‘colpevole’. Così, quando una situazione ci fa soffrire, abbiamo preso l’abitudine di colpevolizzarci (credendolo di essercela meritata) oppure ne accusiamo altri o addirittura Dio.
Quando dico che essere responsabile della situazione significa che mi riconosco quale creatore di ciò che vivo, non intendo insinuare che ho creato deliberatamente una situazione gradevole o sgradevole, ma che bisogna accettare e riconoscere che i nostri pensieri, il nostro sentire, i nostri atteggiamenti o le lezioni che è necessario integrare nella nostra evoluzione, hanno generato le situazioni felici o infelici che ora stiamo vivendo. La legge della responsabilità, di conseguenza, non ha nulla a che fare con il merito o la punizione, con la fortuna o la sfortuna, con la giustizia o l’ingiustizia, oppure con la colpa: riguarda solo il concatenarsi delle cause e degli effetti.
Non siamo forse liberi di accettare una credenza o rifiutarla? Di scegliere le parole di cui ci serviamo? Di interpretare una parola o una situazione? Non siamo forse liberi di amare e di odiare? Di accusare o comprendere? Di dire del male o del bene? Non siamo forse liberi di guardare la verità in faccia o di mentire a noi stessi? Di reagire o di agire? Di alimentare la paura o di avere fiducia?
Si, siamo liberi. Nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti, nelle nostre credenze, nei nostri atteggiamenti, nelle nostre scelte. Sebbene abbiamo, tutti quanti, questa libertà intera, non possiamo sfuggire alle conseguenze di ciò che scegliamo di dire, fare, credere. Forse sei pronto a riconoscere il peso delle tue scelte e delle loro conseguenze, ma forse penserai: “Se una persona è al volante e un’altra la investe in pieno, non avrà mica scelto lei di avere un incidente?” No, certamente. E tuttavia, che cosa è accaduto prima dell’incidente perché quella persona si trovasse in quel contesto?
“Nulla è frutto del caso” – Questa verità fondamentale è a volte manipolata, per esempio da certi leader che, per far leva sui loro adepti, dicono: “Il caso non esiste, e se sei venuto qui è perché hai bisogno di noi”. È giusto dire che non esiste il caso, e tuttavia l’interpretazione che si può dare di questa affermazione non è necessariamente quella giusta. Può darsi che una persona si trovi in un gruppo per imparare a dire di no oppure per impiegare il proprio discernimento. Lo stesso Buddha diceva: “Non credete a me, verificate, sperimentate, e quando saprete da voi stessi che qualcosa è favorevole, allora seguitelo; e quando saprete da voi stessi che qualcosa non vi è favorevole, allora rinunciatevi”.
Un senso di colpa può essere la causa di incidenti, problemi e oltre forme di autopunizioni?
Osserva, e trai le tue conclusioni. Puoi verificarlo, se hai già avuto un incidente, che cosa stavi vivendo prima di esso? Un incidente a un piede o alle gambe può essere facilmente collegato a un senso di colpa, per il fatto di precedere qualcuno che invece fa da freno, magari perché a sua volta si rifiuta di avanzare. Un incidente a un dito può essere collegato a un certo perfezionismo; ci si sente colpevoli per aver eseguito un lavoro troppo in fretta o senza troppa cura. La simbologia del corpo può aiutarci a stabilire questo collegamento fra un incidente e ciò di cui si sentiamo colpevoli. (Claudia Rainville **)

Juan Segundo

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* Secondo la metamedicina  il dolore, il disturbo o la patologia sono i segnali di una rottura dell’equilibrio psico-fisico.
** Canadese, fondatrice della metamedicina.

sabato 12 aprile 2014

Gli angeli, i demoni, la natura (di Vittorio Farina)

Quest'oggi voglio regalarvi un piccolo gioiellino di riflessione sugli angeli e sui demoni.
Lo prendo da un interessante sito (www.unknown.it/) che si occupa di paranormale; quindi anche articoli che parlano, ad esempio, di angeli, alimentazione, spionaggio lo fanno da quel punto di vista.
Perciò non aspettatevi il solito pezzo spiritualeggiante, ma siate pronti ad andare oltre la nostra solita visuale... da Garage dello Spirito.
Mi è saltato agli occhi qualche giorno fa girando in rete, anche perché parte, tra l'altro, dalle intuizioni di Rudolf Steiner, che io ritengo uno dei maggiori pensatori del nostro tempo, un gigante della spiritualità e del pensiero filosofico, che ha saputo riversare la sua esperienza in tutti i campi: dalla pedagogia, all'arte, all'esegesi biblica.
Ecco l'articolo, di Vittorio Farina, molto intenso e profondo, per cui vi invito a leggerlo con attenzione.


Gli Angeli, i Demoni, la Natura

Questo saggio si ispira alle intuizioni di Rudolf Steiner, all’attenta interpretazione del folclore popolare, che è lo scrigno di una Sapienza Antica, alla riflessione che prende spunto dalle opere di Tolkien.

Premetto di non possedere verità in tasca, e di dogmi ce ne sono fin troppi, quindi io descriverò intuizioni, frutto di una riflessione che mi ha accompagnato nel corso degli anni, è un metodo che si basa sull’osservazione, di ciò che crediamo di conoscere: la Natura.

Queste intuizioni valgono per quello che sono: oggetto di spunti e considerazioni; la speranza è quella di arrivare in futuro a una sorta di bussola, seppur approssimativa.

Una premessa è fondamentale: la Natura non è ciò che sembra. Nella Natura e nelle sue Leggi, che crediamo di conoscere nell’approccio scientifico e materialistico, vi è trasfusa la sapienza dei Mondi Spirituali, è una copia, nella sua imperfezione, di ciò che avviene nella dimensione sottile.

Se vogliamo sapere qualcosa degli Angeli (e dei loro “colleghi”, i Diavoli: avete visto lo spassosissimo spot dello snack, dove l’Angelo e il Diavolo hanno un buon rapporto di vicinato, con tanto di valigetta 24 ore?) è un’ottima pratica documentarsi sulla vita delle Api o delle Formiche.

Vediamo queste creature, compiere prodigi, guidate dall’Istinto. Sono collegate tra loro, interagiscono come le diverse cellule di un unico organismo, non sono intelligenti, secondo il metro di comprensione umana, ma si comportano come se lo fossero.

Si tratta di un’Intelligenza che non è individuata, che non possiede libero arbitrio e discernimento morale, un’Intelligenza cosmica, che tende all’equilibrio di tutte le sue parti, è una Gestalt *, e possiamo chiamare questa Gestalt, questo Super-Organismo, con una parola che non la esaurisce interamente: La Natura. Equilibrio è, nel mondo materiale, il corrispettivo della Perfezione, nello Spirito. Anelare alla perfezione in un continuo processo evolutivo, di cui noi non conosciamo che gli aspetti più trascurabili e marginali, è l’impronta animica, che è il valore della Natura e dei suoi veri segreti. Sono certo che ora le parole di Rudolf Steiner sugli Angeli e i regni Spirituali, appariranno meno oscure.

Steiner sostiene che le creature che dimorano nel regno dello Spirito, sono amorali. La morale è una caratteristica prettamente umana, conquista che l’uomo ha “guadagnato” dopo la caduta nella materia dall’Eden, dove viveva una condizione naturale, aldilà del Bene e del Male, inteso come morale discernimento umano e frutto del Libero Arbitrio; era insomma una creatura angelicata. Gli Angeli- e poi tratteremo dei loro “Colleghi”- non possiedono il libero arbitrio, la possibilità di scegliere, dunque non possono possedere qualità umane, sono a-morali, e sono guidati, nel loro perfetto agire, da qualcosa che ha un nesso, seppur per approssimazione, con l’Istinto, in Natura. Una sorta di Super-Istinto, che guida e anima nella Luce e nella Perfezione, una Gestalt.

Se non possiamo definire gli Angeli, buoni –nel senso umano del termine- allora non possiamo definire i Demoni, cattivi. Infatti non lo sono, così come non lo è l’attore che interpreta il ruolo assegnatogli dal copione, e nel copione c’è scritto che deve recitare la parte del malvagio.

Spero che allora risulti meno astruso il concetto di Steiner, che definisce i demoni: Angeli che si sono Sacrificati, rimanendo indietro nell’Evoluzione allo scopo di legare l’uomo alla materia, di ostacolarlo, mettere ad un’ardua prova le sue facoltà, proprio ostacolandolo. Questo non vuol certo dire che noi dobbiamo seguire gli impulsi brutali che ci suggeriscono, o l’aridità del pensiero e della volontà, non mitigati dal sentimento.- Una tigre è splendida e perfetta, nell’equilibrio superbo di Madre Natura, ma non per questo infilo la mia mano, nelle sue fauci! –

In quest’ottica, il male è assenza di equilibrio: per fare un esempio, il male non è il lupo che sbrana la pecora, il male è se il numero dei lupi è esuberante rispetto al numero delle pecore o viceversa. Se a un certo punto dell’evoluzione umana, essere così legati alla materia era un Bene, ora in questa nostra epoca non lo è più, e la possibilità di ripristinare l’equilibrio sarà nella nostra consapevolezza di questi fenomeni e proprio nel Dono che possediamo del libero Arbitrio e della conoscenza Morale.

Allora Angeli e Demoni sono uguali? No, sono simili, ma svolgono due ruoli distinti, gli Angeli, nella Creazione, i Demoni nella Distruzione. Rimanendo indietro nell’evoluzione, gli Angeli che si valsero delle “Forze di Contrasto”, nei riguardi del sentiero spirituale dell’uomo, affinarono certe facoltà, perdendone altre: “Il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi” recita un famosissimo e saggio detto del folclore popolare. E con altre parole (ce lo narra Tolkien, nelle sue Saghe) il male è incapace di Creazione, può parodiare la creazione, corrompendo, trasformando, distruggendo e contaminando, ma non può creare dal Nulla, non è nelle sue possibilità, può fare le pentole, ma non quello che rende uniche le pentole, l’ultimo e più importante ritocco, i coperchi. Così, nel nostro delirio della manipolazione genetica, noi crediamo di creare, ma in realtà, facciamo pentole senza coperchi, diamo vita a corpi senz’anima.

L’uomo ha corrotto l’equilibrio della Storia e della Natura, favorendo l’influsso delle forze di contrasto, che dovrebbero affievolirsi, perché hanno esaurito il loro compito; ma le nostre brame, le alimentano, allontanandoci dal Supremo Equilibrio che, a partire dagli Angeli, fino ad arrivare ai quanti della fisica moderna, permea tutto l’Universo, fisico e spirituale. (Vittorio Farina)

Juan Segundo


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* Gestalt: corrente psicologica che parte dal presupposto che il totale è sempre superiore alla somma delle sue parti. Non possiamo cioè dire che se conosciamo le diverse parti, ad esempio, della società o della vita di una persona basta metterle insieme per capirne la totalità: la società, la persona saranno sempre qualcosa di diverso perché bisogna tener conto del fatto che le varie parti intergiscono tra di loro, apportando continuamente nuovi aspetti. (N.d.R.)

giovedì 10 aprile 2014

Ognuno di noi è perfetto nella mente di Dio

Un post non programmato.
Questa mattina quando ho aperto la mia pagina FB e ho letto questo articolo tratto da Visione Alchemica, ho deciso subito che dovevo condividerlo.
Infatti con poche e semplici parole esprime concetti su cui vado riflettendo da un po' di tempo, e che per me sono importanti.
Sono, anche se non dichiaratamente, una riflessione sul passo di Genesi al capitolo 1, versetto 27:


Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò

  
Quante domande questo versetto ha sempre posto nella storia dell'uomo, sia di quello che crede nell'esistenza di qualcosa che lo trascendente, che di coloro che si dichiarano non credenti!
Vi lascio alla lettura dell'articolo.

Durante gli ultimi 30 anni mi hanno consultato molte persone provenienti da tutte le parti del mondo…
E tra i miei pazienti degli ultimi 35 anni io non ne ho trovato uno i cui problemi, in fondo, non fossero altro che la ricerca di una prospettiva spirituale della vita…
E furono curati quando riguadagnarono una prospettiva spirituale.(C. G. Jung- 1932)

Nella Bibbia sta scritto che il Divino Architetto creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Essendo Dio puro spirito appare chiaro che l’uomo che Dio ha creato non è certamente ciò che noi vediamo bensì un uomo spirituale, sottile e invisibile: una particella di coscienza nella mente cosmica di Dio.
Così, come ogni cosa che l’uomo ha creato prima di poter essere realizzata ha dovuto essere ideata e progettata, così Dio ha ideato ognuno di noi ed il nostro progetto, nella Sua mente, e da allora è perfetto e senza alcuna disarmonia. Provata a pensare ad una diapositiva con un’immagine perfetta proiettata da un proiettore con la lente sporca o non messa a fuoco. La perfezione dell’immagine originale andrà perduta e sullo schermo apparirà una figura distorta o deformata.
I pensieri sbagliati sono come la lente sporca o non messa a fuoco; sono essi a precludere l’accesso alla nostra perfetta immagine-pensiero nella mente di Dio. Coprendo parzialmente la luce proveniente dal proiettore, è possibile far apparire sullo schermo la figura di un uomo senza una mano, e si può far riapparire la mano lasciando che la luce scorra liberamente. Analogamente, le malattie che appaiono nel corpo fisico non sono che un’ostruzione all’energia vitale, generata dall’erroneo pensiero dell’uomo.
Purtroppo l’umanità è erede degli errori dei propri padri. L’uomo, per secoli e secoli, ha vissuto con pensieri imperfetti ed ora si è abituato all’imperfezione. L’amputazione di una mano in un incidente d’auto non è più reale di quella della mano dell’uomo sullo schermo, visto nell’esempio precedente. Attualmente l’uomo, a meno che non sia un Essere altamente evoluto (per esempio Gesù di Nazareth), non è ancora in grado di correggere la distorsione che si è verificata nella proiezione della diapositiva o progetto divino.
Dio, mediante le sue diapositive perfette, relative ad ogni creatura da Lui ideata, e l’energia cosmica da Lui condensata, cerca di proiettare immagini perfette dell’uomo (fatto “a Sua immagine”) e di tutte le creature in tutto l’Universo. Per ignoranza l’uomo si è posto in disaccordo con la volontà divina e così impedisce che sulla Terra vengano proiettate in modo perfette le creazioni di Dio.
Un blocco di ghiaccio è solido, pesante, freddo e visibile. Se lo lasciamo sciogliere, diventa liquido ed è ancora visibile, benché in forma differente. Se lo facciamo attraversare da una corrente elettrica, diventa invisibile trasformandosi in idrogeno e ossigeno. Così come un blocco di ghiaccio può essere trasformato in gas invisibili, i gas possono essere ricondensati in liquido e congelati in un blocco di ghiaccio uguale all’originale.
Similmente, il nostro corpo fisico può essere ridotto in liquidi e fatto evaporare in gas invisibili; però non saremmo più in grado di ricreare dai gas il corpo nella sua forma originale. Noi non conosciamo ancora l’anello di congiunzione fra mente e corpo, spirito e materia. Quando, usando la volontà, l’uomo raggiungerà il supremo controllo dell’energia nel proprio corpo, sarà in grado di sciogliere i blocchi energetici che costituiscono le sue malattie e godere di perfetta salute.
(Fonte:viveremeglio.org)

Juan Segundo
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