Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

giovedì 24 ottobre 2013

Liberarsi dai condizionamenti



Jiddu Krishnamurti (1895-1986) è una figura molto controversa nel panorama spirituale del secolo scorso. Da alcuni è visto come l'ultimo dei grandi inziati, da altri come un grande millantatore.
Io personalmente lo considero come un uomo che per tutta la vita ha cercato di rispondere alle domande che tutti ci poniamo sulla realtà, la vita, il bisogno di assoluto, la ricerca della felicità. E che, soprattutto, ha avuto la capacità di divulgare in modo semplice e diretto le sue riflessioni. Poi si può essere in accordo o disaccordo con lui, ma bisogna dargli atto che ci ha provato.
Le sue capacità intelletuali e spirituali furono scoperte da alcuni aderenti alla Società Teosofica e proprio grazie all'allora presidente della stessa organizzazione, Annie Besant, ebbe l'opportunità da subito di cominciare a girare il mondo a tenere conferenze, incontrare persone e gruppi di ricercatori spirtuali e semplici credenti. Questa sua attività (anche una volta uscito dalla Soc. Teosofica per ovvie divergenze riguardo i riti liturgici che vi si celebravano e sul concetto di autorità) continuò fino alla sua morte, anche grazie ai cospicui finanziamenti che le sue fondazioni ricevevano.
Il punto su cui Krishanmurti insisteva maggiormente era questo: non c'è progresso vero se non c'è cambiamento. L'uomo nasce ed è condizionato per tutta la vita da strutture personali e della società, e può progredire solo se se ne libera. Perciò predicava la liberazione dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di qualsiasi dogma, anche da quello che poteva nascere dai suoi stessi insegnamenti.
Come Socrate, voleva incontrare personalmente la gente per capire cosa veramente pensassero e come vivessero la propria condizione umana.
Ora lascio la parola a lui (il brano è preso da qui) proprio su un tema per me fondamentale: far uscire gli uomini dalle gabbie che sono state create per addomesticarlo.

Ci si può convertire da una fede all’altra, si può passare da un dogma all’altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà.
Credere non è realtà.
Possiamo cambiare le nostre idee, cambiare opinione, ma la verità, Dio, non sono una convinzione: sono un’esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, nemmeno su nessuna precedente esperienza. Se abbiamo avuto un’esperienza nata dalla fede, la nostra esperienza è il riflesso condizionato di quella fede. Se avete un’esperienza inaspettatamente, spontaneamente, e costruite altre esperienze sulla prima, allora l’esperienza non è che la continuazione del ricordo che risponde al contatto col presente. Il ricordo è sempre morto, viene in essere soltanto in contatto col presente vivo.
La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un’altra, da una cerimonia a un’altra più edificante, e non apre la porta alla realtà. Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà. Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli. Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.
Nello spirito di questo nuovo corso del blog, sarei felicissimo se, oltre a commentare, qualcuno volesse approfondire la figura di questo personaggio o il suo pensiero, proponendo una propria riflessione in proposito, che pubblicherò volentieri come guest post. L'indirizzo a cui contattarmi lo trovate in alto a destra nel blogroll (o qui).

Tim / Juan Segundo


14 commenti:

  1. Mi sembra di leggere le parole del Buddha quando, nello spiegare i suoi insegnamenti,
    ammoniva a non prenderli come dogma..
    Infatti, spesse volte, evitava persino di rispondere ai curiosi che gli si presentavano
    da lui risultando ai loro occhi un millantatore.

    Bella la frase di Krishnamurti
    "la rivoluzione interiore va fatta da sé per sé,
    nessun maestro o guru può insegnarti come fare"


    L' incomunicabilità delle esperienze personali. La vita che va vissuta, condotta, sbagliata,
    sempre per sè e senza seguire le indicazioni o una specie di mappa scritta da altri.

    Anche Foscolo diceva che non bisogna emulare gli antichi per filo e per segno,
    ma conoscere le loro imprese, la loro storia, e trarre insegnamenti da soli.

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    1. come vedi sono insegnamenti universali, di ogni cultura e tempo. ho voluto iniziare propro con questo testo per dare un imprinting al nuovo blog. E grazie ancora per tutto il lavoro fatto!

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  2. Il dubbio è: che cos'è la realtà? La realtà non è tangibile perché il nostro corpo non ci permette di percepirla pienamente. Il nostro corpo interpreta ciò che è attorno a noi come può... e ognuno ha un corpo che differisce da quello degl'altri. Così come un cieco potrebbe non prendere per vera l'esistenza della luce, o un sordo potrebbe non credere all'esistenza dei suoni... quindi un briciolo di credo, di dogma, nella nostra vita ci deve essere. Il cieco deve credere al fatto che la luce esista realmente, così il sordo deve credere che esista il suono.
    E' ovvio che le religioni tendono a elevare esponenzialmente il principio di dogma per ottenere l'infallibilità del dio che loro mettono al centro di tutto. E' altrettanto ovvio che le religioni non ammettono il dubbio... perché tale dubbio farebbe crollare la loro stessa istituzione. Ma in un contesto più generale, che va oltre alla religione, è comunque evidente che una vita basata sulla contestazione di qualunque cosa che imponga un "credo" è tutt'altro che retta. Non siamo onniscenti, per cui dobbiamo fidarci di quanto gli altri ci dicono... anche quando non è nelle nostre possibilità il poter verificare quelle fonti. Se così non fosse... probabilmente vivremmo ancora nelle caverne e guarderemmo con sospetto chi tenta di accendere un fuoco!
    Un concetto come quello di vivere senza seguire le indicazioni scritte da altri, presa per estremi (visto che si parla di religione e di credo), ci porterebbe a perdere, o a dover reinventare, ogni volta, e ogni persona, quanto gli altri hanno già fatto. Così vivono gli animali... che non possono tramandare da una generazione all'altra il loro sapere.
    Per cui prenderei con le molle questo tipo di affermazioni e insegnamenti. Possono andare bene per instillare il dubbio e costringere le persone a pensare con la propria testa in modo costruttivo, ma c'è il rischio, se mal interpretati, che si creino generazioni di cospirazionisti/complottisti/bastiancontrari/negazionisti e quant'altro.

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    1. Il problema che sollevi è grande come una casa, e sinceramete non so darti una risposta... oggettiva! e così ricadiamo nella premessa: è il cane che si morde la coda. Proprio a pranzo parlavamo di queste cose con moglie e figlie (non è che parliamo sempre di queste cose tra uno spaghetto e una fetta di cristata alle mele!) ed è uscito fuori che comunque è giusto il confronto con ogni posizione, se questo porta a farsi un'idea personale. Certamente una persona che di per se è portata a cambiare idea col primo vento di novità (questo lo diceva già Paolo nel nuovo testamento) non è positivo, ma a questa capacità di giudizio soggettivo bisognerebbe educare fin da bambini, cosa che purtroppo la scuola e la società non fa! Èvero però che dobbiamo imparare a mettere alla prova della nostra coscienza e intelligenza ciò che ascoltiamo e vediamo. L'esempio che fai dei ciechi e dei sordi è calzante; lo stesso esempio si può portare parlando di performatività: se io ritengo una perrsona 'credibile', se mi fido di lei, mi sarà più facile accettare una sua credenza. Come sempre si ragiona per esagerazioni per riuscire a cogliere non l'aspetto esterno di una cosa ma il nocciolo della questione, il principio. E il principio è che la vita è nostra e ci dobbiamo stare al meglio dentro. Chiaramente ci vuole onestà intellettuale e apertura spirituale (cosa che spesso le chiese -e non dobbiamo pensare subito e solo a quella cattolica- non gradiscono. L'uomo è portato per sua natura ad andare lì dove ci sono certezze, per una sorta di pigrizia mentale, e tanto più ti dicono: questo è così, abbi fede(!), tanto più si lascia trasportare. Io mi sono formato una mia idea e vaglio sempre le idee degli altri confrontandole con le mie. Quando mi rendo conto che collimano allora cerco di approfondire. Ci potrebbe essere il pericolo (come giustamente dici tu) di creare un uomo relativistico, ma è sempre meglio che avere un uomo succube di qualcun altro.

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    2. Mi trovo sostanzialmente d' accordo col succo del discorso di Glauco,...
      ma tranne per la frase
      "..dobbiamo fidarci di quanto gli altri ci dicono...".
      Io avrei scritto
      "dobbiamo prendere per vere quanto gli altri ci dicono".

      Anche con questa seconda frase però non sarei d' accordo proprio per niente se stiamo parlando di religione perché, per quanto riguarda la mia vita, mi pongo sempre domande e non prendo niente per vero.
      Però... c'è un però... andiamo un attimo nell' ambito dell' astronomia:
      il Big Bang, teoria base sulla costruzione dell' universo, è una congettura.
      Quindi tutti i teoremi sono congetture. Non c'è niente di certo.
      Eppure se sbagli a enunciarli, commetti un errore, anche se l' errore più
      grande e credere vere ipotesi delle quali non ha certezza.

      Quindi penso che il discorso sia importante e vero per determinati ambiti delle
      scienze e filosofie di vita, ma, per quanto riguarda la religione - dove la maggior parte dei dogmi sostengono che esistano punizioni eterne per determinati cambiamenti -
      non valga proprio.
      Ad esempio... se esistesse veramente un dio ( e lì, sarei fregato! tié! ), ma, visto che i dogmi possono esser anch' essi errati ( prescindendo ora dal fatto se accettarli o meno ), se egli fosse dannatamente cattivo, non avrebbero, molte persone religiose,
      speso la loro vita conducendo una vita errata?
      Se costui punirebbe i buoni?

      Certo, sono rischi da correre, però appunto penso che la società debba crescere
      l' inviduo ( perché è la società in cui nasce che lo cresce e lo forma ) in modo
      da far scegliere lui la sua strada, quella che ritiene migliore.
      Cosa che non accade, perché la società odierna indirizza ed indirizzerà sempre l' individuo verso una determinata strada.

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    3. i condizionamenti sono inevitabili! se nasci in una famiglia cattolica, per 90% cresci cattolico; se la famiglia è evangelica cresci evangelico, se è atea cresci ateo, ecc.. Un'altra cosa è la capacità a ragionare autonomamente. Se hai davanti una cosa nuova (per il tuo modo di pensare) e questa cosa è anche abbastanza evidente, ma la tua forma mentis è chiusa, la scarterai a priori. Pascal diceva: credere non costa niente e porta molto, nel senso che se dopo c'è un dio avrai guadagnato il paradiso, se non c'è niente avrai comunque vissuto secondo certi principi positivi. (ma non è detto che io sia daccordo con lui!). Il punto è, secondo me: cosa cerchiamo? Sputare veleno su una religione (o tutte le religioni) è sbagliato non per il fatto di farlo, ma perché così posso perdermi quel che di buono ci può essere in quella religione. Non posso mettere sullo stesso piano un prete pedofilo e madre teresa di calcutta! eppure tutti e due dicono di credere nello stesso dio! e questo ci porta al discorso del condizionamento sociologico che ti fa entrare in una chiesa (o aderire ad una religione) e la fede che ci può essere in ognuno di noi. Possimo rigettare ogni fede, ma non possiamo trattare dall'alto in basso, come fossero analfabeti spirituali, quelli che la fede ce l'hanno. Come giustamente dici tu, ogni teoria deve essere provata, e finché non lo è non possiamo dire che sia esatta. Ma anche il fatto che Dio non esiste è una teoria, quindi anch'essa è sbagliata fino a prova contraria, se facciamo questo ragionamento.

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    4. Wooow.. io faccio parte di quel 10%.
      *__*

      La frase finale infatti è quella migliore che riassume tutto il discorso immenso che portano questi nostri ragionamenti
      "Ma anche il fatto che Dio non esiste è una teoria, quindi anch'essa è sbagliata fino a prova contraria, se facciamo questo ragionamento"
      Infatti io non "credo in un credo" che sostenga la non esistenza di dio.
      E' sempre un dogma, appunto!
      Semplicemente cerco ( e vorrei fosse così per i tanti atei e gli iscritti all' UAAR )
      di vivere bene la mia vita senza pormi il problema. Né sì, né no.
      Non so, quindi mi astengo.

      E' un discorso che personalmente adoro, perché ti porta a ragionare. Penso che
      l' uomo comunque sia dotato non tanto della facilità a credere di "ciò che è già fatto" ma a porsi domande.
      Spesso quando poni determinate domande a credenti, loro prima fanno una faccia incuriosita, poi terrorizzata e poi si tranquillizzano rifugiandosi nel proprio dogma:
      una casa calda e accogliente.
      Ma le domande ( non ricordo chi lo diceva ) sono il pane dell' esistenza, e nessun uomo può o riesce ad evitare di porsele.

      Comunque... come primo post.. Voto 10. Anzi, 9. Sennò ti monti la testa!

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    5. vedo che siamo sulla stesa lunghezza d'onda. Come hai potuto vedere in tantissimo post anche su FB, non sono dolce sicuramente con preti e istituzioni relikgiose in genere, pur dichiarndo di credere in qualcosa (anche se ancora non so bene in cosa precisamente). Diciamo che sono aperto ad una possibilità. Sono contento che questo primo post abbia così interessato! Alla prossima!

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  3. Risposte
    1. grazie! spero che questa nuova strada sia per te interessante!

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  4. Mi piace il pensiero di questo signore, fino a pochi minuti fa a me (ignorante) sconosciuto... sono molto d'accordo con lui!! :-)

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    1. Krishnamurti è un personaggio molto complesso e controverso, soprattutto per come è riuscito a farsi strada. Però penso che il suo pensiero possa facilitare la riflessione.

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  5. « C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente. »
    Aforisma che penetra nel mio essere perennemente in trasformazione, ma ignorando devo approfondire.

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    1. benritrovato su queste pagine! immaginavo che questa riflessione ti avrebbe acceso qualche lampadina e non sbagliavo. Approfondisci pure con calma, è facile trovare in rete testi di Krishnamurti. Puoi anche guardare direttamente il sito italiano dedicato a lui: http://www.krishnamurti.it/jiddu.htm.

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