![]() |
"Come quest’acqua, Dio sta nelle viscere del tuo cuore" |
In occasione del giorno in cui ricordiamo la salita al cielo dell'anima che inabitò il corpo di Francesco d'Assisi, ecco un racconto che lo vede protagonista insieme a fra Dulbino, suo inseparabile compagno e allievo prediletto.
Il pozzo di fra Dulbino
Fra
Genesio anche stamattina mi ha lanciato un’occhiataccia mentre frate Francesco
mi chiedeva di andare con lui a Spello.
So
che Genesio è invidioso perché Francesco passa molto tempo con me, ma non ci
posso fare niente. Io non faccio niente di particolare per essere prediletto
ogni volta da lui per qualcosa, lo giuro.
Ho
confessato questa mia impressione a Francesco ed egli mi ha risposto che ne devo
parlare con Genesio, perché quando due fratelli hanno qualcosa tra loro, è tra
di loro che la devono chiarire, prima che diventi un morbo che appesti tutta la
comunità.
Io,
devo confessare, non ne ho avuto ancora il coraggio, ma prima o poi lo farò;
promesso.
Ora,
comunque, siamo con frate Francesco a camminare sotto il sole in piena
campagna.
Non
mi è mai piaciuta l’estate, per via del caldo. Sudare mi toglie le forze, mi
ottenebra la mente e i sensi.
Camminiamo
in silenzio. Ogni tanto sento frate Francesco sospirare o pronunciare parole
per me incomprensibili. Lo vedo fermarsi per un istante, sorridere, poi riprendere
il cammino.
Che
sia pazzo davvero, come dicono tutti?
Il
silenzio in cui camminiamo, il sole a picco sulla testa, il caldo…
Una
vertigine si impadronisce di me, ma non è la testa che gira, bensì… non riesco
a dire… è la mente, forse l’anima.
Vorrei
essere lontano mille miglia da qui. Perché frate Francesco non ha portato fra
Ginesio stamane con lui?
Vedo
i pioppi che costeggiano la strada polverosa su cui stiamo camminando da un
tempo che mi pare infinito, e vorrei fermarmi sotto uno di essi, poggiarmi al suo
tronco saldo e liscio e addormentarmi.
E
invece sento solo il sudore scorrermi lungo la schiena! E questa lana ruvida
che gratta contro la pelle non aiuta a sentirmi meglio.
Comincio
ad avere uno di quelle cose di cui ci ha parlato Francesco quando è tornato
dalla terra degli infedeli… come si chiamavano? Ah, sì, un miraggio.
Ci
diceva che nel deserto fa un gran caldo, perché c’è solo sole e sabbia e allora
chi non è abituato a quella temperatura comincia a vedere cose che non ci sono,
tipo acqua, alberi, ombra.
Adesso
ho anch’io un miraggio: vedo una pozza d’acqua fresca e limpida che si apre
all’improvviso in mezzo al nostro cammino e io ci cado dentro e comincio a sguazzare
contento in quella frescura.
Preso
nei miei miraggi non mi sono reso conto che Francesco ha rallentato e si è
fermato. Lo cerco al mio fianco e lui, invece, è qualche passo dietro di me.
Con
la manica del saio si sta asciugando la fronte.
-
Dulbino, fratello, non senti anche tu caldo? – mi chiede candidamente.
“Caldo!?
No! Ma che dici!” vorrei rispondergli io. Ma poi me ne vergogno.
-
Sì, frate Francesco, in effetti il sole picchia forte.
-
Mi sembrava, in effetti. Sarà meglio fermarci.
Invece
di farsi da una parte sotto gli alberi, Francesco riprende a camminare di gran
lena. Per un po’ lo seguo, poi gli dico:
-
Ma, frate Francesco, non dovevamo fermarci?
-
Certamente, Dulbino. Ma poco più avanti c’è un bel dono di Nostro Signore Gesù.
Francesco
continua a camminare più spedito di prima, finché non raggiungiamo un piccolo
bivio e prende a sinistra.
Solo
a quel punto rallenta, si guarda attorno e poi si illumina in viso.
-
Eccolo! Mi ricordavo che c’era! – e così dicendo si dirige decisamente verso un
muretto abbastanza alto, tanto da arrivare alla testa del mio compagno.
Francesco
lo percorre tutto, ci gira attorno e poi si china sparendo alla mia vista.
-
Vieni, fra Dulbino! Vieni! C’è un gran dono di Dio qui! – urla, si rialza mi fa
cenno con la mano e sparisce di nuovo alla mia vista.
Incuriosito
raggiungo il muretto e mi fermo da questa parte.
Mi
affaccio e vedo Francesco chino su un pozzo da cui sta prendendo acqua con un
secchio.
Alla
vista dell’acqua, anch’io corro rasentando il muretto e appena arrivato
Francesco mi porge il secchio.
-
Bevi prima tu, sei sicuramente più assetato di me.
Senza
badare al suo gesto caritatevole prendo il secchio, me lo porto alla bocca e lo
rovescio completamente, bagnandomi tutto.
Poi
lo passo, ormai vuoto a frate Francesco, che lo cala per la corda finché non
sente il tonfo nell’acqua.
Sta
per tirarlo su per prendere anche lui l’acqua per ristorarsi, quando si ferma,
si volge verso di me e mi guarda.
-
Dove cerchi Dio, fratello? - Mi chiede tenendo ancora la corda in mano.
La
domanda mi disorienta.
Ho
appena dissetato la mia arsura e placato il mio caldo e Francesco, senza
dissetarsi e rinfrescarsi anche lui, mi chiede dove cerco io Dio.
-
Ma non so… - balbetto qualcosa – In cielo, forse?
-
Anche. Ma dove vi ho insegnato a cercare soprattutto?
E
così dicendo pone la sua mano sul mio petto.
-
Ma certo! – esclamo – Nel cuore!
-Benissimo,
fratello Dulbino. E qui hai un esempio mirabile di ciò che voglio dire. Quanto
abbiamo agognato per tutto il viaggio quest’acqua così limpida e fresca?
-
Eh.. beh… io…
-
… da quando siamo partiti, lo so – mi interrompe – ho visto come ti bagnavi ad
ogni istante le labbra. Ma non è questo che voglio dire.
Si
ferma, tira finalmente fuori il secchio pieno d’acqua e me lo porge.
-
Guarda com’è bella, attraente, nostra sorella acqua! È fresca, limpida, ha
tutto quello che noi le chiediamo in questo momento che siamo stanchi e
assetati. E così è Dio! Ha sempre ciò di cui noi abbiamo bisogno e ci dice
anche dove trovarlo. Non nel cielo, non nell’aria, non nel mare, ma nel
profondo della terra. E noi siamo fatti di terra, ricordi il racconto della
creazione: Dio prese del fango…
-
Ecco – prosegue dopo qualche istante. – Come quest’acqua, Dio sta nelle viscere
della tua terra, del tuo cuore, e più Lui riesce ad andare in profondità dentro
di te, più Gli fai spazio, più l’acqua della sua sapienza sarà fresca, pulita,
dissetante. E quando avrai sete, sete di verità dico, non dovrai far altro che
calare il secchio dentro di te e abbeverarti.
Francesco
s’interrompe, guarda nel secchio e poi beve a lunghe sorsate. Quindi all’improvviso
si rovescia addosso l’acqua rimasta e scoppia in un riso pacifico, estasiato.
Trovato
un posto in pieno sole, solleva il capo al cielo, chiudendo gli occhi.
-
Ma non c’è solo questo. Ricordi le parole della scrittura? – mi chiede poi, e
senza aspettare la mia risposta continua – Cosa risponde Nostro Signore Gesù
alla donna di Samaria? «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti
dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti
avrebbe dato acqua viva». Ebbene, nel pozzo dell’anima di Gesù di Nazareth c’era
acqua viva! E tutti lo capivano, infatti nei Santi Evangeli si dice che c’erano
folle immense che accorrevano quando Lui passava. Beati e benedetti quegli uomini
e quelle donne che hanno vissuto con Lui, che l’hanno conosciuto, perché hanno
potuto sperimentare le Sue parole: “Chi ha sete venga a me e beva. Chi crede in
me, come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”.
-
Scusa fratello Francesco, - dico - ma i Santi Evangeli non dicono anche che
abbiamo la Sua Parola a guidarci? Non ci basta quella?
-
Sì fratello, hai ragione. Ma ci sono tanti modi per trasmettere l’acqua della
sapienza divina, a volte basta uno sguardo puro, una carezza gentile, una
parola di conforto o di gioia. Tutto ciò che viene fuori da te, mostra quel che
hai dentro.
Gli
altri vedono del nostro pozzo solo la superficie, quindi se le sue pareti, le
pareti dell’anima dico, sono sporche, sembrerà loro che l’acqua sia sporca. Se
saremo pozzi limpidi che mostrano acqua limpida, i fratelli vedranno Dio in
tutta la sua pulizia e limpidezza; ma se la nostra anima è sporca, mostrerà un’immagine
di Dio sporca.
-
Un po’ come dice quell’espressione: gli occhi sono o specchio dell’anima. – interrompo.
-
Bravissimo! È proprio così! Gli occhi sono lo specchio dell’anima! E non solo
gli occhi, ma tutto ciò che di noi si manifesta ai fratelli. Perciò scendi
dentro di te, Dulbino, cerca l’acqua pura di Dio, dissetati, immergiti in essa,
purificati. E tieni il tuo pozzo pulito, perché chiunque possa abbeverarsi e
trovare ristoro nel Signore tramite il tuo pozzo.
La
mia anima ha ormai dimenticato il caldo, il sudore, la lana grezza contro la
pelle. Le parole di frate Francesco mi hanno dato forza ed entusiasmo. Hanno aperto
la mia mente e il mio cuore ancora un po’.
E
forse sono pronto a parlare con fra Ginesio: devo mostrargli di me il mio vero
volto, essere trasparente, un pozzo pronto ad accogliere e donare acqua che
disseta e non fango che insozza.
-
Vieni, fratello, - mi dice Francesco – abbiamo tanta strada da fare per oggi
ancora… Juan Segundo
Starai mica meditando di abbracciare la vita monastica in un convento francescano?
RispondiElimina;-)
il bello della spiritualità francescana è che è per tutti, proprio perché è vera, universale, senza ditinguo: cattolici, evangelici, biddisti, indù...
EliminaThis was a lovelyy blog post
RispondiElimina