venerdì 14 marzo 2014

L'energia del Reiki

Quest'oggi volevo proporvi di fare la conoscenza con il Reiki (argomento che ho affrontato già altre volte).
Per farlo, mi affido al sito Fisica Quantistica da cui prendo questa pagina

Voglio solo ricordare che in diversi ospedali italiani (all'estero, invece, è una realtà molto più consolidata!) gli operatori di Reiki possono svolgere la loro opera come coadiuvanti nella cura del dolore.

Buona lettura!


L'energia Reiki

Reiki, è la capacità di riunire la forza vitale del corpo con l’energia universale dalla quale deriva. La forza vitale è calore ed energia emanati dal corpo.
In India, questa forza viene chiamata Prana, in Cina Ch’i, ed in Giappone Ki. Con l’apertura dei canali energetici del corpo, una persona acquisisce la capacità di riequilibrare la propria energia vitale: si collega all’energia universale, diventando così esso stesso un elemento che la veicola.
Una volta appresa tale capacità, basterà appoggiare le mani al corpo, proprio o altrui, perché l’energia del Reiki inizi a scorrere e a riequilibrare la forza vitale di chi la riceve. La prima sensazione sarà quella del calore, poi della distensione, ed infine del sollievo. Grazie al Reiki, è quindi possibile superare tutti i problemi che derivano da blocchi energetici, responsabili poi dell’insorgere di sintomi fisici e malattie.
Reiki è una disciplina molto semplice da applicare. Non servono doti personali particolari, né tanto meno anni di studio. Dato che l’energia fluisce automaticamente dalle nostre mani, basterà apprendere la semplice tecnica per appoggiarle in modo corretto sul corpo. Esistono tuttavia diversi livelli di insegnamento e di pratica del Reiki. Nel primo livello, si imparano l’auto-trattamento per il riequilibrio energetico ed il trattamento rapido per punti definiti; nel secondo e terzo livello vengono insegnati alcuni simboli atti a rafforzare il potere dell’energia Reiki e ad indirizzandola verso luoghi lontani (trattamento a distanza), e tecniche più specifiche per il trattamento * di disturbi precisi come: disturbi nervosi, respiratori, digestivi, circolatori, cardiovascolari, metabolici e sanguigni.
Nell’ultimo livello, il quarto, si acquisiscono tutte le tecniche per indirizzare l’energia dove si vuole, permettendole così di aprire i canali e di iniziare a fluire libera. La tecnica per l’applicazione è molto semplice: l’energia scorre da tutta la mano, motivo per cui è sufficiente appoggiarla aperta, perché il Reiki inizi ad agire. Chiaramente più aumenta il livello di apprendimento, maggiori sono le nozioni da apprendere, ma la cosa fondamentale è che già dal primo livello, si possono avere benefici. Bisogna sempre rammentare che “più è lontano l’ego, meglio il Reiki funziona”.
Mikao_Usui
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Il Maestro “Mikao Usui”, fondatore della disciplina Reiki:

Mikao Usui, nacque in Giappone nel villaggio Taniai-Mura il 15 agosto 1865. Buddista, visitò l’Europa e l’America e studiò in Cina. Sperava di avere successo nella vita, ma incontrò molte difficoltà. Depresso a causa dei diversi intoppi, Usui salì sulla sacra montagna Kurama in Kyoto (l’antica capitale giapponese) e dopo avervi meditato senza cibo per ventuno giorni, sentì all’improvviso una grande energia sopra di sé, fu illuminato ed ottenne il trattamento Reiki.
Inizialmente egli utilizzò i trattamenti Reiki su sé stesso e sui membri della propria famiglia, constatandone l’immediata efficacia. In seguito, Usui comprese che doveva condividere i benefici di questa tecnica, con chiunque ne volesse usufruire. Nel 1922, quindi, ad Aoyama, Tokyo, Mikao Usui fondò la “Usui Reiki Rioho Gakkai” per insegnare il Reiki. Questo luogo divenne presto un punto di riferimento per molte persone, che arrivavano anche da molto lontano, per sottoporsi ai trattamenti reiki di Usui. Nel settembre del 1923, ci fu un grande terremoto e Mikao Usui curò e salvò molte persone. Morì il 9 marzo 1926 a Fukuyama, nelle vicinanze di Hiroshima.

Il Trattamento ed l’auto-trattamento Reiki:

Durante il trattamento Reiki, dobbiamo imparare ad abbandonarci totalmente all’Energia Universale. Perciò quando trattiamo una persona, l’ego deve restare il più lontano possibile, per lasciar fluire liberamente l’Energia Universale, che ha un potere illimitato.
Imparare il Reiki è facilissimo: dopo aver ricevuto i quattro “Reiju” del primo livello da un insegnante, ovvero “le armonizzazioni”, che servono per aprire i “canali energetici” della persona, ci si auto-attiva. Il nostro corpo subisce un riequilibrio energetico di mente, corpo e spirito. Ed è possibile farsi l’auto-trattamento. Quando un insegnante di Reiki dona un Reiju ad uno studente, alza il suo livello energetico, la cui frequenza vibrazionale inizia a risuonare con quella dell’Energia Universale. Avviene così un contatto che risveglia la sua coscienza, apre i canali del corpo, lasciando fluire l’Energia esterna.
Durante l’auto-trattamento, le mani devono restare in ogni posizione (sono dodici in tutto) per due, tre, cinque minuti, o per quanto ci si sente. Se si sbaglia posizione durante l’auto-trattamento, non importa, poiché l’energia Reiki sa sempre dove andare. In totale, un trattamento Reiki dura circa mezz’ora, ed è comunque meglio fare trattamenti brevi ma frequenti, che lunghi e saltuari. Dopo il trattamento completo, si può procedere e porre le mani su una parte specifica del corpo da guarire.
Le persone che non riescono a trovare mezz’ora al giorno per prendersi cura di sé, non vogliono veramente guarire. Non si rendono conto dell’opportunità che stanno sprecando. In sostanza, la responsabilità della guarigione dipende esclusivamente da noi stessi.
Per passare dal primo al secondo livello, occorre tanto esercizio: almeno tre settimane. Non servono regole specifiche o concentrazione mentale, basta usare periodicamente l’Energia Reiki, per imparare a gestirla e poterla così avere a disposizione ogni volta che vogliamo. Si tratta di un allenamento quotidiano.
Il Reiki non esce solo dal palmo delle mani, ma anche dalla punta delle dita. È inoltre indifferente come si pongono le mani: destra e sinistra si possono indifferentemente sovrapporre, poiché mano su mano rafforza l’energia, oppure anche allineare; si fa come ci si sente, dove guida l’istinto. Ognuno deve seguire il proprio intuito e la propria esperienza. E’ inoltre corretto strofinare le mani per terminare la sessione Reiki. Mentre se si sente troppa energia, è possibile scuoterle per fermare il flusso energetico.
In generale, più utilizziamo l’energia Reiki, più saremo connessi all’Energia Universale. La felicità è una scelta: se decidiamo in questo momento di essere felici, lo saremo. Indipendentemente da ciò che accade intorno a noi, indipendentemente dalla nostra condizione psico-fisica. L’importante nella vita non è ciò che abbiamo, ma come ci sentiamo.

Filosofia ReikiI cinque principi del Reiki:

Il modo più semplice per spiegare la filosofia alla base del Reiki, è sicuramente quello di usare le stesse parole del suo fondatore Mikao Usui, il quale disse:
“Il Reiki è il metodo segreto per invitare la felicità, la medicina spirituale per tutte le malattie”.
Egli disse: ”Solo per oggi… “
” Non ti arrabbiare” ” Non essere ansioso” ” Sii grato e diligente” ” Sii gentile con gli altri” ” Ricorda di pregare ogni mattina e sera.”
Una delle cose fondamentali, nei precetti Reiki, è quella di vivere il presente (solo per oggi). Il passato è ricordo. Il futuro è un’illusione. Va bene fare progetti per il futuro, ma non bisogna preoccuparsene. Il futuro non è ancora stato scritto. Non vuol dire rinunciare ai propri progetti, semplicemente sta a significare che non ci si deve preoccupare (non essere ansioso). L’ansia corrisponde ad un’energia negativa, che racchiusa nel nostro corpo lo avvelena. Il rischio è quello di perdere il momento nel quale si vive, di perdere la gioia per le piccole cose del quotidiano, di perdere la felicità.
Non bisogna inoltre ignorare la rabbia, o cercare di reprimerla. “Non ti arrabbiare” significa che si deve imparare a riconoscere i propri sentimenti di rabbia, cercando poi di comprendere, perdonare e lasciare andare le cause dell’ira. Come per l’ansia, se non permettiamo alla rabbia di abbandonare il nostro corpo, ma al contrario la interiorizziamo, potrebbe nel tempo essere causa di malattie. I principi del Reiki indirizzano verso la liberazione dai blocchi energetici, consentendo così alla “vita” di procedere serenamente.
Per essere grati (alla vita) e diligenti (verso il proprio spirito), bisogna vivere nella rettitudine morale. Ringrazia sempre chi ti ha fatto un dono o chi è stato gentile con te. Ringrazia l’Energia Universale per la vita che ti ha donato, e per tutte le lezioni che ti da quotidianamente. Il lavoro è un mezzo necessario per mantenere sé stessi e contribuire anche al sostentamento della comunità. Va svolto sempre nel modo più corretto ed onesto possibile. Cedere alla disonestà e a comportamenti maligni ed intrighi, è sintomo di inettitudine morale.
Rispettare il prossimo e la natura, vuol dire aver compreso che ogni azione, nel bene e nel male, ha un effetto prima di tutto verso noi stessi. Se sei gentile con gli altri, sei gentile con te stesso: tutta l’energia positiva che mandi fuori prima o poi tornerà indietro moltiplicata, in questa vita o nella prossima.
Nella preghiera si concretizza il riconoscimento dei propri limiti e l’apprezzamento per tutto quello che ha contribuito ad accrescere il nostro spirito. Dobbiamo cercare di essere felici nella semplicità del quotidiano, perché questa è la vera medicina per la cura dello spirito e del corpo. La vera guarigione è prima di tutto spirituale.

(Fonti: “Komyo Reiki Kai Italia: le origini della tradizione” di Chiara Grandi, http://www.chiaragrandi.it/libro_reiki_gratis.htm e http://www.chiaragrandi.it

Juan Segundo


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* con il termine trattamento non si vuole intendere, naturalmente, l'evento della cura, che è e resta di competenza della scienza medica.  

venerdì 7 marzo 2014

Maria Valtorta, una donna in ascolto di Dio

Maria Valtorta
Sono moltissime le persone che, nel corso del tempo, hanno detto di ricevere messaggi da... qualche altra parte che non sia la terra. Scartati quelli che si sono poi rivelati ciarlatani o persone con problemi psichici, sono comunque una ben nutrita schiera quelli che restano.
Oggi voglio parlarvi brevemente di una di queste, conosciutissima e sicuramente al di sopra di ogni sospetto.
Che poi quello che ha lasciato sia tutto da credere, è un altro discorso, che lascio alla sensibilità di ognuno di voi.
Penso infatti che lo Spirito, le Entità Spirituali o Angeliche parlino ad ognuno di noi, sempre, ma che nella maggior parte dei casi noi non siamo pronti ad ascoltare. La nostra vita è talmente presa da tanti altri discorsi, tante altre realtà che pensiamo siano importanti e che invece soffocano la voce dello Spirito che è lì a guidarci, a svelarci la strada, che ogni altra voce ne è coperta.
E forse questa è la nuova Era: imparare ad entrare in contatto in modo normale con la realtà vera, scavalcare le barriere dello spazio e del tempo che il nostro vivere in un corpo ci impone e scoprire che è possibile, appunto, unirsi alla Grande Anima che pervade l'Universo.
Coloro che noi conosciamo come chi entra in contatto con realtà extrasensoriali sono semplicemente coloro che questo passaggio, questo salto, l'hanno già fatto. Ricordo solo Gustavo Rol e la sua celebre frase, quella che segna la linea di spartiacque nella sua vita: "Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!" Dopo di allora, la materia per Rol non fu più una barriera, ma un mezzo, un substrato.
Per tornare al discorso, oggi accennerò alla figura di Maria Valtorta.
Nata nel 1897 a Caserta e morta nel 1961 a Viareggio, è considerata una delle più grandi mistiche italiane.
Costretta a letto dal 1934 a seguito di un'aggressione subita nel 1920 che la rese paralizzata dalla vita in giù, Maria Valtorta ebbe così molto più tempo per approfondire la sua fede cristiana, e cattolica in particolare. Nonostante la sua condizione di immobilizzata potè comunque impegnarsi nell'Azione Cattolica di cui fu anche delegata.
Dobbiamo però arrivare al 1943 per trovare la svolta nella vita di Maria Valtorta. In quell'anno conosce un sacerdote che diviene il suo direttore spirituale, Romualdo Migliorini, un ex missionario dell'ordine dei Serviti, che gli chiede di scrivere la propria atubiografia; Maria obbedisce.
Ma soprattutto in quello stesso anno, il Venerdì Santo, Maria sente una voce (che le identifica con quella di Gesù) che le ordina di scrivere sotto dettatura.
Così dal 1943 al 1951 questa donna paralizzata e immobilizzata a letto scrive di getto 122 quaderni.
A detta di Maria, pian piano alla voce di Gesù nella dettatura si aggiungono quella stessa di Dio, dell'Angelo custode, di Maria madre di Gesù, che le dettano attraverso visioni mistiche un'opera grandiosa e corposa in cui viene descritta la vita di Gesù e poi di Sua madre Maria fino all'Assunzione. Vengono riportati episodi e fatti di vita quotidiana che non compaiono nei Vangeli canonici o che vi compaiono in forma breve. 
Contemporaneamete a quest'opera, Maria andava scrivendo un suo Evangelo con cui integrava il primo scritto.
Padre Migliorini, contro la volontà di Maria Valtorta e della voce che dettava, comincia a far circolare copie di queste dettature, finché queste arrivarono al Santo Uffizio *, che ne ordinò il ritiro. Tuttavia il papa del tempo, Pio XII, lesse e approvo gli scritti, e decise che potessero essere pubblicati, anche dietro parere di molti teologi.
Solo nel 1956 si decise di raccogliere ufficialmente in volumi gli scritti della Valtorta e se ne iniziò la pubblicazione col titolo di Il poema di Gesù. In seguito il titolo fu cambiato in Il Poema dell'Uomo Dio. 
Ma nel 1959, nonostante il passato parere di Pio XII, il Sant'Uffizio condannò l'opera e l'iscrisse tra i libri proibiti alla lettura dei cattolici. Le motivazioni non vennero date (com'era uso della Congregazione del S.U.) ma un articolo dell'Osservatore Romano, quotidiano del Vaticano, nel 1960 dice che: "l'Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell'autore e dell'Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale." Inoltre questo scritto, dice il giornale, non è altro che la stampa dei dattiloscritti che a suo tempo erano stati vietati dall'autorità ecclesiastica, quindi si è in questo caso contravvenuto ad un divieto della chiesa.
Da allora, la chiesa ufficiale non ha cambiato idea sugli scritti di Maria Valtorta.
Infatti nel 1985 l'allora cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Uffizio) scrive in veste ufficiale sull'opera dicendo che: "non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un'Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti."
Evidentemente i cristiani appartenenti alla chiesa cattolica romana non hanno le capacità per farsi un'idea di ciò che leggono! O meglio è la chiesa cattolica a non ritenerli capaci di intendere e volere per paura che il fedele si formi una propria idea anche in difformità dai dettami papali.
Ma lasciamo da parte le... polemiche.
Maria Valtorta dette poca importanza sino all'ultimo momento a tutte le censure della chiesa di Roma riguardo i suoi scritti. Morì a Viareggio nel 1961 e lì sepolta. Nel 1973 la sua salma fu traslata a Firenze nella Sala Capitolare della Basilica della Santissima Annunziata.
Recentemente è stato richiesto alla chiesa cattolica di iniziare il processo per la sua beatificazione, ma il vescovo di Viareggio ha passato la palla all'Arcivescovo di Firenze, il quale si è rifiutato di portare avanti la causa senza darne motivazione.
L'ultima pubblicazione, revisionata, del Poema risale al 1993. Si tratta di dieci volumi che hanno preso il titolo de L'Evangelo come mi è stato rivelato.

Esistono altri scritti, ispirati e no, ma io mi son voluto soffermare solo sul principale. L'elenco degli altri li trovate sia sul sito ufficiale che sulla pagina Wikipedia a lei dedicata (da cui ho anche tratto la biografia).
Oltre al sito ufficiale, che vi ho dato come link più sopra, esistono altre pagine che parlano della vita e dell'opera di Maria Valtorta. Ve ne lascio qualcuno.
Qui potete leggere tutte le sue opere (ma è disabilitata l'opzione copia incolla!).

Questo è il file in PDF contenente il libro intero de L'Evangelo come mi è stato rivelato (è scaricabile e stampabile).

Qui trovate alcuni testi sparsi tra le opere della mistica.
Una ricerca in rete può darvi altri risultati apprezzabili. Esistono anche diverse pagine Facebook dedicate a Maria Valtorta più o meno ufficiali che trovate facilmente.


Chiudo quest'articolo riportando una pagina tratta dai libri di Maria Valtorta. **
La Purificazione di Anna e offerta di Maria, che è la Fanciulla perfetta per il regno dei Cieli
Vedo Gioacchino ed Anna, insieme a Zaccaria e Elisabetta, uscire da una casa di Gerusalemme, certo di amici o parenti, e dirigersi al Tempio per la cerimonia della Purificazione.
Anna ha fra le braccia la Bambina, tutta avvolta nelle fasce e, anzi, tutta stretta in un ampio tessuto di lana leggera ma che deve essere morbida e calda. E con che cura e amore ella porti e sorvegli la sua creaturina, sollevando di tanto in tanto il lembo del fine e caldo tessuto, per vedere se Maria respira bene, e poi raggiustandolo per ripararla dall'aria rigida di una giornata serena ma fredda di pieno inverno, non è da dire.
Elisabetta ha degli involti fra le mani. Gioacchino trascina con una corda due grossi agnelli candidissimi, già più montoni che agnelli. Zaccaria non ha nulla. È tutto bello nella sua veste di lino, che un pesante mantello di lana, pure bianca, lascia intravedere. Uno Zaccaria molto più giovane di quello già visto per la nascita del Battista, nella piena virilità, come Elisabetta è una donna matura, ma ancora d'apparenza fresca, la quale, ogni volta che Anna guarda la Bambina, si piega in estasi sul visino dormente. Anche lei è tutta bella in una veste d'un azzurro tendente al viola scuro e nel velo che le copre il capo, scendendo poi sulle spalle e sul mantello, scuro più della veste. Ma Gioacchino ed Anna, poi, sono solenni nei loro abiti di festa. Contrariamente al solito, egli non ha la tunica marrone scuro. Ma una lunga veste di un rosso cupissimo, noi diremmo ora " rosso S. Giuseppe ", e le frange messe al suo manto sono nuovissime e belle. In capo ha lui pure una specie di velo rettangolare, cinto da un cerchio di cuoio. Tutta roba nuova e fine. Anna, oh! non veste di scuro oggi! Ha una veste di un giallo tenuissimo, quasi color avorio vecchio, stretta alla vita, al collo e ai polsi da un cinturone che pare d'argento e oro. Il suo capo è velato da un velo leggerissimo e come damascato, pure trattenuto alla fronte da una lamina sottile ma preziosa. Al collo una collana di filigrana, e braccialetti ai polsi. Pare una regina, anche per la dignità con cui porta la veste e specie il mantello, di un giallo tenue bordato da una greca in ricamo molto bello, tinta su tinta.
«Mi sembra vederti il giorno in cui fosti sposa. Ero poco più che fanciulla, allora, ma ricordo ancora quanto eri bella e felice» dice Elisabetta.
«Ma ora lo sono di più... e ho voluto mettere la stessa veste per questo rito. L'avevo sempre tenuta per questo... e non speravo più metterla per questo».
«Il Signore ti ha molto amata...» dice con un sospiro Elisabetta.
«È per questo che io gli dò la cosa più amata. Questo mio fiore».
«Come farai a strappartelo dal seno quando sarà l'ora?».
«Ricordando che non l'avevo e che Dio me lo dette. Sarò sempre più felice ora di allora. Quando la saprò nel Tempio mi dirò: " Prega presso il Tabernacolo, prega il Dio d'Israele anche per la sua mamma " e ne avrò pace. E più grande pace avrò nel dire: " Ella è tutta sua. Quando questi due vecchi felici che l'ebbero dal Cielo non saranno più, Egli, l'Eterno, le sarà Padre ancora ". Credi, io ne ho ferma convinzione, questa piccina non è nostra. Nulla io potevo più fare... Egli l'ha messa nel mio seno, dono divino per asciugare il mio pianto e confortare le nostre speranze e le nostre preghiere. Perciò è sua. Noi ne siamo i felici custodi... e
di questo ne sia benedetto!».
Le mura del Tempio sono raggiunte.
«Mentre andate alla porta di Nicanore, io vado ad avvertire il sacerdote. E poi verrò io pure» dice Zaccaria. E scompare dietro ad un arco che immette in un cortilone cinto da portici.
La comitiva continua ad inoltrare per le successive terrazze. Perché, non so se l'ho mai detto, il recinto del Tempio non è su terreno piano, ma sale, a scaglioni successivi, sempre più in alto. Ad ogni scaglione siaccede mediante gradinate, ed in ogni scaglione sono cortili e portici e portali lavoratissimi, di marmo, bronzo e oro. Prima di raggiungere il posto prefisso, si fermano per liberare dagli involti le cose portate, ossia delle focacce, mi pare, larghe e basse e molto unte, della farina bianca, due colombi in una gabbiuzza di vimini e delle grosse monete d'argento, certe patacche così pesanti che per fortuna allora non c'erano tasche. Le avrebbero sfondate. Ecco la bella porta di Nicanore, tutta un lavoro di ricamo nel bronzo pesante laminato d'argento. Là è già Zaccaria, a fianco di un sacerdote tutto pomposo nella sua veste di lino.
Anna riceve l'aspersione di un'acqua, suppongo lustrale, e poi riceve l'ordine di avanzare verso l'ara del sacrificio. La Bambina non è più fra le sue braccia. L'ha presa Elisabetta, che resta al di qua della porta.
Invece Gioacchino entra dietro la moglie, tirandosi dietro un disgraziato agnello belante. E io... faccio come per la purificazione di Maria: chiudo gli occhi per non vedere sgozzamenti di sorta.
Ora Anna è purificata.
Zaccaria dice piano qualche parola al collega, il quale annuisce sorridendo. E poi si accosta al grupporicomposto e, felicitandosi con la madre e il padre per la loro gioia e per la loro fedeltà alle promesse, riceve il secondo agnello e la farina e le focacce.
«Questa figlia è dunque sacra al Signore? La benedizione di Lui sia con lei e con voi. Ecco Anna che giunge.
Sarà una delle sue maestre. Anna di Fanuel, della tribù di Aser. Vieni, donna. Questa piccina è offerta al Tempio in ostia di lode. Tu le sarai maestra, e santa crescerà sotto di te».
La già tutta bianca Anna di Fanuel vezzeggia la Bambina, che si è svegliata e guarda coi suoi occhi innocenti e stupiti tutto quel bianco e quell'oro che il sole accende.
La cerimonia deve essere compiuta. Non ho visto speciale rito per l'offerta di Maria. Forse bastava il dirlo al sacerdote, e soprattutto a Dio, presso il luogo sacro.
«Vorrei dare l'offerta al Tempio e andare là dove vidi la luce lo scorso anno».
Vanno, accompagnati da Anna di Fanuel. Non entrano nel Tempio vero e proprio; si capisce che, essendo donne e trattandosi di una bambina, non vanno neppure là dove andò Maria per offrire il Figlio. Ma, da ben presso alla porta spalancata, guardano nell'interno semiscuro, da cui vengono dolci canti di fanciulle e brillano lumi preziosi che spandono una luce d'oro su due aiuole di testoline velate di bianco, due vere aiuole di gigli.
«Fra tre anni anche tu sarai là, mio Giglio» promette Anna a Maria, che guarda come affascinata verso l'interno e sorride al canto lento. »
«Pare comprenda» dice Anna di Fanuel. «È una bella bambina! Mi sarà cara come fosse delle mie viscere. Te lo prometto, o madre. Se l'età mi concederà di esserlo».
«Lo sarai, donna» dice Zaccaria. «Tu la riceverai fra le sacre fanciulle. Io pure vi sarò. Voglio esservi quel giorno per dirle di pregare per noi sin dal primo momento...» e guarda la moglie, che comprende e sospira.
La cerimonia è finita e Anna di Fanuel si ritira, mentre gli altri escono dal Tempio parlando fra loro. Odo Gioacchino che dice: «Non due e i migliori, ma tutti li avrei dati i miei agnelli per questa gioia e per dar lode a Dio!».
Non vedo altro.
 Juan Segundo


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* Il Sant'Uffizio o Santa Inquisizione (oggi chiamato "Congregazione per la Dottrina della Fede", dopo la riforma di Paolo VI del1965, che ne ha fatto comunque un'istituzione di carattere diverso) venne istituito da Papa Paolo III 1542, con il nome di Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione. Il suo compito era quello di mantenere e difendere l'integrità della fede, esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine. Praticamente chiunque pubblicamente o in privato parlasse di dottrine diverse da quelle romane faceva scattare i famosi processi che tutti conosciamo. Allo stesso modo ogni libro riguardante questioni di fede doveva ricevere il cosiddetto imprimatur ("permesso per la stampa") da parte dei vescovi. Per i volumi che non richiedevano l'imprimatur fu creato l'Indice dei libri proibiti.
**  Il testo è tratto dal file PDF sopra riportato.

lunedì 3 marzo 2014

La Bibbia? Una gran bella favola!

Sansone e la mascella dell'asino
Pensate che io creda veramente che la Bibbia sia solo una gran bella favola, come dice il titolo?
Anzitutto sapete che i titoli servono ad accalappiare lettori. Quindi sono da prendere con le molle.
Però, qualcosa di vero c'è sempre, sotto sotto, nei titoli.
E lo stesso avviene in questo caso, parlando della Bibbia.
Volevo fare subito una precisazione: quello che dirò in questo breve articolo andrebbe discusso personalmente, chiarito passo passo, bisognerebbe poter rispondere una ad una alle domande che nasceranno in voi. Ma questo non è possibile. Perciò fate, se ne avete, le domande che volete nei commenti e cercherò di rispondere.
Torniamo alla domanda iniziale: la Bibbia è una gran bella favola?
Chi di voi è genitore e ha passato del tempo coi figli piccoli a raccontare fiabe per divertirli o farli addormentare, forse sa' già di cosa parlo.
Raccontare un favola (inventata di sana pianta o letta da qualche libro) vuol dire non solo occupare i bambini per un po', ma anche cercare di veicolare loro un messaggio attraverso la storia e i personaggi che si muovono in essa.
La Bibbia, pur essendo un insieme di 72 libri diversi, è comunque una grande storia, un grande affresco che ha come filo conduttore le vicende di un popolo, quello ebraico, che scopre di avere un Dio che lo crea, lo segue nella sua crescita, lo punisce e lo premia. E la storia continua anche quando parte di questo popolo accetta l'avverarsi di una promessa fatta da questo Dio amorevole e temibile allo stesso tempo: avere la salvezza una volta per sempre attraverso l'arrivo di un Messia.
La Bibbia, allora, è una storia narrata oralmente da decine e decine di personaggi che nell'arco di millenni l'hanno vissuta; e poi messa per iscritto da altre persone che hanno raccolto queste narrazioni e fissate sulla carta.
Su questo penso che siamo tutti d'accordo.
Le difficoltà nascono quando ciò che viene narrato diventa impensabile o assurdo. *
Chi era presente, ad esempio, quando Dio creò il mondo in sei giorni, tanto da poterlo mettere per iscritto nei primi capitoli della Genesi, visto che l'uomo ancora non era stato tratto dalla polvere della terra? Allora questo fatto, che cioé Dio ha creato la terra, è falso?
... un po' modernizzata...
E può essere vera la storia di Mosè che apre le acque e fa' passare all'asciutto il popolo ebraico che scappava dal Faraone? Vi sembra possibile una cosa del genere?
E allora che facciamo? Tra le storie della Bibbia, crediamo a qualcosa sì e a qualcosa no?
E qui, mi sembra, vengono in soccorso le fiabe.
Con ciò non voglio dire che nella Bibbia sia tutto falso o inventato. Se Giovanni e altri apostoli erano ai piedi della croce (oddio, in verità sotto la croce c'erano solo un ragazzino -appunto Giovanni- e tre donne, perché tutti gli altri se l'erano data a gambe levate!) e la cosa viene raccontata, ci si può anche credere.
Ma voglio dire che gli scrittori dei vari libri della Bibbia, nel corso dei secoli, hanno raccontato le storie che avevano vissuto in prima persona o che avevano ascoltato dagli anziani delle tribù d'Israele o dagli apostoli nelle prime comunità cristiane. E che in questo loro lavoro hanno avuto un aiutino un po' particolare: quello di Dio in persona, tramite l'azione dello Spirito Santo.
E così Dio ha fatto in modo che quanto scritto fosse non tanto vero nel senso che noi diamo oggi a questa parola (se qualche storia era conosciuta in un certo modo, poteva andare anche bene, perché Dio riconosce agli uomini il libero arbitrio), quanto che rispondesse ad un criterio di verità diciamo così particolare che è quella di Dio. 
Dio, in conclusione, ha voluto raccontarci una storia, lasciando a noi la narrazione nei particolari, ma mettendoci il suo significato.
Cerco di fare un esempio.
Apriamo il libro dei Giudici. Al capitolo 15 si narra di Sansone che va a trovare la moglie che era andata dal padre. Ma trova una sorpresa: il suocero, pensando che Sansone l'avesse ripudiata, l'aveva data in moglie ad un altro; gli offre però in cambio la cognata più piccola (eh, sì, a quei tempi si faceva anche così!). Sansone non la prende bene e così, tanto per cominciare, lega alle code di trecento volpi delle fiaccole, gli da fuoco e le manda a bruciare i covoni di grano ammassati dal suocero. Inizia allora tutta una serie di azioni e reazioni da parte di Sansone, i giudei (il suo popolo) e i Filistei (il popolo del suocero). Finché Sansone e i Filistei non si trovano l'uno di fronte all'altro. Ma cosa può fare un uomo solo contro migliaia di nemici?
Sentiamo quel che accadde, così come è raccontato dalla Bibbia:



(Sansone) trovò allora una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa mille uomini.
Sansone disse: «Con la mascella dell'asino, li ho ben macellati! Con la mascella dell'asino, ho colpito mille uomini!».
(Giudici 15, 15-16)
Ora cercate di immaginare la scena: Sansone che prende una mascella d'asino morto e uccide mille uomini!
Evidentemente lo scrittore aveva sentito la storia narrata in questo modo quanto meno colorito, fuori da ogni credibilità; eppure Dio ha permesso che essa rimanesse nella Bibbia raccontata proprio con queste parole.
Applicando il mio precedente ragionamento (la Bibbia è una gran bella favola), possiamo spiegarci così la cosa:
- non sappiamo come si siano svolti i fatti precisamente;
- sta di fatto che Sansone riuscì ad uccidere mille nemici, magari non con una mascella d'asino e non da solo.
Io mi chiedo: e se Dio ha permesso che lo scrittore raccontasse questa avventura proprio in questo modo per un motivo particolare?
Per esempio, Egli vuole che noi comprendiamo una cosa: se Lui è dalla nostra parte, ci ama, ci guida, ci protegge, noi possiamo battere ogni nemico, anche il più forte, potente e numeroso, utilizzando le cose più semplici, più a portata di mano, persino una mascella d'asino trovata per terra.
Ecco, mi sembra che un ragionamento così ci possa anche stare.
E voi che dite? Messa in questi termini, la Bibbia può essere una gran bella favola per bambini cresciuti come noi?

Juan Segundo

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* sì, è vero, ci sono i miracoli, ma qui è un altro discorso e vi dicevo che l'argomento richiederebbe un bel po' di spiegazioni; ma il tempo e lo spazio sono quelli che sono...

venerdì 28 febbraio 2014

Oltre il velo di Maya, ovvero: vivi la tua vita!

Una delle grandi conquiste, spirituali ma anche scientifiche, dell'uomo contemporaneo è l'aver compreso che la realtà non è e non può essere limitata solo a ciò che si vede e si tocca. Non solo, ma che la realtà vera, quella che da' senso al nostro esistere, non è quella che abbiamo sotto gli occhi.
La nostra vita, cioé, non sarebbe che un'illusione della realtà reale.
Universalmente si parla di questa realtà invisibile come di ciò che sta oltre il velo, sottintendendo il velo di Maya. In sintesi, è la nostra vita ad essere il velo.

Oggi, ancora una volta con l'aiuto di un articolo apparso su Visione Alchemica, cerchiamo di approfondire l'argomento da un punto di vista particolare, quello di Vincenzo Bilotta.
(I brani e le parole in corsivo sono mie sottolineature)

OLTRE IL VELO DI MAYA

Maya è un termine comunemente usato nel buddismo e nello yoga per indicare l’illusione, lo stato di sogno nel quale la maggior parte delle persone oggi vive. Uno dei film che ne parla chiaramente è MATRIX, un film bello sotto diversi punti di vista. Se si vuole l’azione, contornata da tanti effetti speciali, c’è, ma se si hanno OCCHI PER VEDERE E ORECCHIE PER SENTIRE si trovano diversi spunti evolutivi e dei validi strumenti per il lavoro su di Se.

Cos’è la realtà? O, meglio, qual’è la realtà? E’ reale ciò che viviamo ogni giorno o è solo una materializzazione delle nostre forme pensiero che creano un ambiente idoneo a vivere ciò che sembrerebbe essere inizialmente solo il frutto delle nostre fantasie? Molti vivono in uno stato di sonnambulismo che li porta a pensare e ad agire da semplici macchine programmate dall’alto (Tv, scuole, chiese, genitori, amici, attori, partner) e questo è ormai cosa risaputa e scontata.

Per fortuna già molte persone VIVONO in maniera spontanea ed hanno abbandonato la meccanicità derivante dalla programmazione ricevuta (subita?) nel corso della crescita. Tante altre vanno capendo il meccanismo tortuoso nel quale sono invischiate, la ragnatela illusiva che le tiene intrappolate in un sistema di convenzioni alle quali ci si adegua in modo automatico senza nemmeno chiedersi il perché né l’utilità di ciò.

In giro si sente dire: “gli altri fanno così, non vedo il motivo per cui io debba fare diversamente!”. Questo atteggiamento serve solo a creare degli automi prodotti in serie che hanno congelato la loro capacità logico-creativa e si sono adeguati alla massa. Questa non è Vita vissuta da persone libere. Questa è sopravvivenza! Eppoi ci lamentiamo delle malattie, dei divorzi che aumentano, della violenza, dell’inquinamento…. Noi siamo parte del Tutto.
Come possiamo pretendere che le cose vadano al meglio se non siamo disposti ad Essere felici e a condividere la nostra felicità con gli altri? Tutto parte da noi, SEMPRE. Si possono trovare mille scuse per vivere ancora nell’illusione oppure intraprendere la strada del cambiamento, dell’evoluzione. Il mondo di oggi è basato sulle scuse che abbiamo trovato per lasciare tutto così com’è.

Se vogliamo che il mondo di domani sia diverso, è necessario smetterla di trovare scuse e iniziare a trovare una ragione per cambiare vita, per cambiare quello che non ci fa sentire bene con noi stessi, per cambiare il mondo. Per farlo bisogna AGIRE. Le belle parole, da sole, non portano tanto lontano, al massimo possono commuovere. Ciò che cambia è un’azione.

Una sola azione può cambiare tutto il mondo conosciuto in maniera massiccia e risolutiva. Basta che alziate ora stesso i vostri occhi dallo schermo e guardiate il vostro lampadario per accorgervi di come una singola azione abbia portato, dopo vari tentativi, all’invenzione della lampadina da parte di Thomas Edison. Pensate se egli non avesse deciso di agire. Magari qualcun altro lo avrebbe fatto in seguito o, magari, saremmo ancora coi lumi a petrolio…. Chissà…. Agire porta al cambiamento.

Ciò che blocca tanti è la paura di agire nell’illusione di fallire. Vedete? Sempre lì pronta a sabotarci quest’illusione. Ma se si chiama così ci sarà un motivo no? Illusione è l’opposto di realtà quindi, adesso, vi chiedo: riuscite a prendere a calci l’aria? No, vero? A respirarla si, ma quello è un altro discorso! I nostri pensieri sono solo proiezioni mentali frutto di esperienze reali o di fantasie create dal cervello.

A volte accade che a condizionarci non siano esperienze realmente vissute ma soltanto immaginate in quanto il cervello non fa distinzioni tra fantasia e realtà. Se immaginiamo una pietanza squisita, infatti, ci verrà l’acquolina in bocca pur non avendo davanti il piatto! Ecco quanto è potente un’illusione!!!! Noi possiamo scoprire la REALTA’ solo se decidiamo di uscire dal velo di Maya, non prima. Ciò che c’impedisce di scoprirlo sono i pensieri riguardanti il cambiamento i quali, mettendoci paura, riescono a condizionare le nostre azioni. L’unico modo che abbiamo per scoprire ciò che è REALE consiste nello sperimentare nuovi percorsi di vita e nuove strategie che ci portino a capire cosa si nasconde dietro questo misterioso velo che avvolge l’umanità dalla notte dei tempi.

Juan Segundo

sabato 22 febbraio 2014

C'è un numero per ognuno di noi: il profilo numerologico

L'argomento di oggi è: la numerologia. O meglio, un aspetto divertente ma anche di grande interesse della numerologia: scopri il tuo numero personale, quello che ti contraddistingue e ti descrive, e che ti può aiutare a migliorare nella vita.
E non potevo far altro, anche per questo post, che affidarmi alla competenza e serietà del blog Visione Alchemica da cui spesso e volentieri rubo articoli e argomenti.

Proprio per questo motivo, permettetemi di dedicare anche solo poche righe a questo blog; ma basta andare a darci un'occhiata per capire l'importanza del progetto e l'impegno con cui è portato avanti.
Patrizia, il nome senza volto ma con una grande anima che firma gli articoli per il sito, ci dice quali sono i suoi scopi:

In questa pagina condividiamo indicazioni, scritti, pensieri e riflessioni di chi ha vissuto da ricercatore, non per emulare l’autore ma bensì per incoraggiare chi sta per porre il primo passo sul sentiero dell’autoconoscenza. Pubblicheremo ogni briciola di verità e per alcuni potrà non esserlo, è giusto così, ognuno troverà la Sua verità, questa è l’utilità del conoscere il pensiero di chi ha già ricercato, allenare il proprio discernimento, sentire se risuona dentro di noi, risvegliare il nostro intuito, la nostra guida interiore, questa è solo una delle modalità per percorrere il “retto sentiero” del lavoro alchemico ... .
Seguo Visione Alchemica anche attraverso facebook, così da rimanere aggiornato su ogni sua pubblicazione. E invito anche voi, se già non lo fate, a mettere tra i vostri contatti questa pagina.

Dopo queste doverose precisazioni, veniamo all'argomento del giorno.
Da Visione Alchemica copio l'introduzione e il metodo per calcolare il proprio numero.
Sarebbe opportuno conoscere tutti i propri numeri, quelli che fanno parte del nome e del cognome trasformando le lettere in numeri ma il computo più semplice è quello del numero del Destino, è già un’utile indicazione, benché sia l’interazione tra tutti i numeri a delineare un profilo completo e coerente, se una persona ha l’1 nel destino avrà certamente le caratteristiche del numero ma se nelle altre posizioni dovessero esserci dei 7 potrebbe essere indirizzato verso un percorso più introspettivo e spirituale e aggiungendo dei 2 potrebbe essere un leader più sensibile e meno deciso, sono tante le variabile, tante quanti sono i numeri.
Il Destino rappresenta il percorso di vita, la chiave per vivere bene e realizzare la nostra natura profonda. Considerando quanti e quali sono i numeri che rientrano in uno studio numerologico, bisogna considerare il numero del destino un’indicazione importante, rappresenta l’immagine completa della persona a livello fisico, emozionale e spirituale. Questo numero accrescerà la sua importanza nella nostra vita, durante il nostro percorso, sia inconsapevolmente attraverso circostanze apparentemente non decise da noi, sia consapevolmente attraverso l’azione della nostra volontà, sensibilità, pensiero ed azione. E’ il numero che identifica il potenziale risultato di questa vita, il seme che può dare il suo frutto o restare inattivo. E’ il nostro Dharma che privilegia la consapevolezza e la libertà piuttosto che il concetto di obbligo, la via della giusta azione che permette all’uomo di evitare la sofferenza, accettando di sua spontanea volontà la conoscenza di sé.
Il numero del Destino si ottiene sommando i numeri della data di nascita riducendo la cifra ottenuta ad un solo numero. Esempio: Nato il 25.6.1980 2+5+6+1+9+8+0+=31 3+1=4).
Vi lascio ora i link utili per andare a sbirciare il proprio numero e quello delle persone che vi stanno a cuore: vedrete quante sorprese!

Il potere dei codici numerici: prima parte
Il potere dei codici numerici: seconda parte
Numero 1
Numero 2
Numero 3
Numero 4
Numero 5
Numero 6
Numero 7

Numero 8
Numero 9

Buona lettura... e lasciate il vostro commento qua sotto!

Juan Segundo

mercoledì 19 febbraio 2014

Oggi va di scena lo Shatsu

... e poiché ho trovato un ottimo articolo, esauriente e scritto in modo semplice di Valter Vico, grande esperto nell'argomento, ho pensato che è meglio lasciare direttamente la parola a lui, senza aggiungere assolutamente nulla.
Buona lettura!


Il cuore dello Shiatsu è come il puro affetto materno:
la pressione delle mani fa scorrere le sorgenti della vita”.
(T. Namikoshi)
Shiatsu è un termine giapponese che significa letteralmente “pressione con le dita (e le mani)” (Shi = dito, Atsu = premere).
L’esperienza della pressione è basilare a livello vitale: la pressione del liquido amniotico durante la gravidanza, la pressione interna del corpo, la pressione atmosferica.
Lo Shiatsu idealmente nasce e si sviluppa dal gesto naturale e spontaneo di portare la mano e di premere sulla zona dolente ovvero dalla ricerca di un abbraccio che avvolge, stringe, protegge e sostiene per liberarsi dal dolore e dalle proprie angosce.
La specificità di questo metodo manuale di trattamento di origine giapponese, che lo differenzia da ogni altra tecnica a mediazione corporea, è quella di basarsi sulla pressione esercitata in modo progressivo, graduale, calibrato e rispettoso senza generare dolore.
Dal punto di vista pratico, a differenza di altre tecniche, lo Shiatsu non richiede di spogliare la persona o di utilizzare oli o creme: ciò rende più comodo e facile l’approccio.
Può essere eseguito anche sulla sedia a rotelle o sul lettino.
Roberta, utente del Centro Diurno Colombetto per disabili psichici di Moncalieri (To), dopo il trattamento Shiatsu dice: “mi piace quando ti appoggi”. Con una sola frase ha colto il senso profondo dello Shiatsu e della relazione di scambio che lo caratterizza.
Apparentemente uno dei due attori del trattamento, l’Operatore Shiatsu (“tori” in giapponese), ha un ruolo attivo, mentre il Ricevente (“uke” in giapponese) è passivo. In realtà l’Operatore Shiatsu non utilizza la forza per premere, ma il suo peso appoggiandosi al Ricevente che lo sostiene. Quindi il ricevente è “abile” all’interno della relazione. I ruoli si invertono e ciò crea fiducia reciproca, la fiducia di essere sostenuti e di poter sostenere. La fiducia nella natura, nel miracolo della pressione che agisce senza che nulla venga apparentemente fatto.
Ho notato nella mia esperienza come siano soprattutto le persone più fragili a recepire questo aspetto così primordiale dello Shiatsu, forse perché, finalmente, sperimentano nella pratica la possibilità di sentirsi utili e di sostenere un’altra persona.
Lo Shiatsu non è un terapia perchè non combatte una patologia, ma tende invece a sostenere e valorizzare l’energia vitale e le risorse positive della persona considerata nella sua interezza di corpo, mente e spirito. Lo Shiatsu è un valido strumento evolutivo, educativo e pedagogico perché il Ricevente non è mai puramente passivo. Ogni singola azione (pressione) eseguita instaura un meccanismo di stimolo-risposta (feedback) nel quale l’Operatore Shiatsu esperto guida il ricevente alla (ri)scoperta di sé, delle proprie sensazioni, delle proprie tensioni e delle proprie risorse psico-fisiche inespresse favorendo il flusso armonico dell’energia vitale attraverso il dialogo pre-verbale e non-verbale, mediato da una forte componente di accoglienza, contenimento e di sostegno fisico, inseriti in un movimento fluido ritmato dalle pressioni.
Fra Operatore Shiatsu e Ricevente si instaura una comunicazione non verbale profonda ed intensa, ma rispettosa e rilassata, nella quale entrambe le parti possono esprimersi e divenire “abili”.
Nell’addestramento dell’Operatore Shiatsu e nell’impostazione del metodo di lavoro rivestono particolare importanza i seguenti aspetti:
  • relazionarsi alla persona nella sua globalità
  • stimolare e sostenere le risorse positive della persona
  • non provocare dolore
  • non forzare mai la relazione, rispettare i limiti e le possibilità della persona
  • essere progressivi
  • non stimolare eccessivamente, non stancare
  • attivare la percezione di sé e la sensibilità protopatica (unitaria) della persona
  • adattarsi alla situazione della persona predisponendo il setting in funzione delle sue necessità (ad esempio, la posizione di trattamento sarà sempre quella più comoda per il Ricevente in particolare in relazione a limitazioni nella mobilità)
  • il trattamento Shiatsu non è mai standard, ma ogni passaggio ed ogni sequenza viene sempre personalizzata in base alle caratteristiche specifiche della persona in ogni singolo momento ed in ogni singolo punto su cui viene esercitata la pressione
  • sensibilità al contatto (feedback fisico)
  • ascolto” non-verbale dei segnali psico-fisici (feedback comportamentale)
  • in presenza di patologie, particolarmente se gravi o acute, richiedere preventivamente il parere del medico curante
  • massima collaborazione con le eventuali figure sanitarie coinvolte
  • non interferenza con le eventuali terapie in corso
Lo Shiatsu è una disciplina evolutiva, una “terapia dell’essere”. Scopo primario dello Shiatsu è che la persona prenda coscienza delle proprie risorse e possibilità e che possa vivere al meglio la propria condizione qualunque essa sia.
Lo stato di benessere, di quiete e di rilassamento che è tipicamente il risultato più evidente ed immediato del trattamento Shiatsu è una condizione necessaria, ma non sufficiente al raggiungimento di tale risultato. Per l’Operatore Shiatsu Professionista è solo il punto di partenza per un lavoro profondo e personalizzato di attivazione specifica delle capacità evolutive della persona attraverso la stimolazione mirata delle sue risorse energetiche.
Il valore curativo del contatto fisico è ormai universalmente riconosciuto. Lo Shiatsu, per la natura specifica del gesto, va oltre il semplice contatto fisico: la pressione va “in profondità” dal punto di vista fisico e simbolico del temine.
La pressione esercitata è perpendicolare, quindi la sua azione è diretta, geometricamente ed idealmente, verso il “centro” della persona. In ogni gesto l’Operatore adegua la sua posizione appoggiando il peso del proprio corpo rilassato e stabile a quello del Ricevente. Ad agire è quindi la forza di gravità, non la forza fisica dell’Operatore. Il vettore di forza della pressione parte dal “centro”, il centro di gravità, dell’Operatore ed è diretto verso il “centro” del Ricevente. L’Operatore “si sbilancia” appoggiandosi al Ricevente, il Ricevente si “apre” completamente lasciando cadere le barriere e si instaura una relazione profonda di scambio non verbale.
La nozione di Centro è basilare in tutte le Discipline Orientali e rappresenta la connessione con la parte più profonda di sé, laddove, attraverso la consapevolezza unitaria di se stessi, si attivano le energie di autoguarigione della persona. Dal punto di vista fisico il Centro viene individuato, in prossimità del centro di gravità del corpo, nel punto denominato Dan Tien (“il campo del cinabro” in cinese, Tan Den in giapponese) ovvero nell’Hara (l’addome per i giapponesi).
In questo modo “la pressione delle mani fa scorrere le sorgenti della vita”.
Dal punto di vista scientifico sono noti l’effetto curativo del contatto fisico di per sé, l’effetto antalgico della pressione in sé e la produzione di endorfine a seguito della sollecitazione dei punti energetici dei meridiani
Per una comprensione più generale dei meccanismi di funzionamento dello Shiatsu, Shizuto Masunaga, uno dei principali maestri di Shiatsu, che era anche psicologo e conosceva le teorie neurologiche occidentali, propone una teoria molto suggestiva legata ai meccanismi della percezione.
Quando la persona è in salute, nel senso più ampio del termine, dal punto di vista fisico, psichico, emotivo e sociale, ha una percezione unitaria (“protopatica”) di sé e la sua energia vitale fluisce liberamente in tutte le sue manifestazioni. La malattia è innanzitutto una “malattia dell’anima”. Il processo che, a partire da uno squilibrio energetico, potrà portare nel corso del tempo ad un disagio fino ad arrivare ad una patologia in senso stretto, si manifesta innanzitutto nella percezione di una separazione: “Ce l’ha con me, non mi vuole bene”, “Il dottore ha detto che ho la cistifellea” (la mia cistifellea è altro da me), ecc.
La percezione discriminante, “epicritica”, è ovviamente necessaria ed è parte integrante dalla vita, ma la percezione “protopatica”, unitaria, di sé è la base di ogni processo di guarigione, di “guarigione dell’anima”. E’ la classica dialettica di opposti complementari che gli orientali chiamano Yin e Yang.
La sensibilità “protopatica”, unitaria, è caratteristica della enterocezione, la percezione interna del proprio organismo. E’ tipicamente una percezione sfumata, poco chiara, in cui i confini sono labili, dove il fisico e lo psichico non hanno confini chiari.
Quando dico che “una persona mi sta sullo stomaco” sento lo stomaco contrarsi. A questo livello “protopatico”, secondo Masunaga andrebbe ricercato il punto d’unione fra il livello fisico, il livello psichico ed il livello energetico dell’essere umano.
La pressione statica dello Shiatsu, per le sue modalità specifiche, provoca innanzitutto l’attivazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico donando alla persona una sensazione generale di benessere e di relax, ciò consente di rivolgere la propria attenzione alla enterocezione protopatica di sé innescando i processi di riequilibrio energetico e di autoguarigione.
Masunaga, nel modo evocativo tipico degli orientali, chiama questo processo “eco della vita” o “due in uno”. La persona è una, corpo, mente e spirito sono uno, Operatore e Ricevente sono uno.
Riassumendo sinteticamente:
  • il semplice contatto fisico crea un canale di comunicazione non verbale attraverso il quale ognuno trasmette all’altra persona il proprio stato psicofisico. E’ fondamentale saperlo fare con un atteggiamento accogliente, rilassato, stabile e centrato
  • la pressione dello Shiatsu agisce in profondità stimolando la percezione protopatica generale delle due persone coinvolte nel trattamento “facendo scorrere le sorgenti della vita”
Si tratta di gesti semplici e spontanei a cui tutti possono essere addestrati, o meglio di cui tutti si possono riappropriare, in tempi brevi.
Elena, infermiera che lavora in camera operatoria, dopo aver seguito un corso introduttivo di Shiatsu per infermieri, dice: “la cosa più importante che ho imparato e che ora faccio regolarmente sul lavoro è di tenere per mano i pazienti in attesa di essere operati. Non sai quanto li tranquillizza ed anch’io riesco ad essere più rilassata.
Sergio, tecnico di radiologia (anche lui ha partecipato ad un corso di Shiatsu per infermieri pur non essendo infermiere), dice: “conoscere lo Shiatsu mi aiuta anche nella mia professione. A volte basta anche un leggero contatto fisico: appoggiando semplicemente una mano sulla spalla la persona si rilassa, lascia andare giù le spalle ed anche la lastra toracica viene meglio.
Anna, infermiera al pronto soccorso, dice: “corro per tutto il turno di lavoro, però almeno adesso mi ricordo ogni tanto di fare un bel respiro profondo e quando ci sono quei rari momenti di calma ne approfitto per fare un po’ di Shiatsu alle spalle ai colleghi, loro si rilassano, ma anche io e poi sono meno scorbutici con i pazienti.
Queste sono le basi dello Shiatsu e del suo effetto generale. L’Operatore Shiatsu professionale agendo in modo specifico sulla rete dei punti e dei meridiani energetici, che secondo la tradizione orientale rappresentano le varie espressioni vitali della persona a livello fisico, psichico, emotivo e spirituale, è in grado di modulare il trattamento per stimolare in modo mirato e non generico e quindi più efficace.
Il metodo tipico di lavoro, secondo lo stile “Zen Shiatsu” di Masunaga, prevede schematicamente:
  • una prima fase di valutazione energetica tramite palpazione delle zone riflesse dell’addome o della schiena allo scopo di individuare i meridiani che risultano più sbilanciati nella persona in quel momento (“kyo”, deficit, e “Jitsu”, eccesso)
  • il trattamento Shiatsu mirato di tali meridiani con tecniche specifiche di tonificazione, nelle zone in deficit energetico, e di dispersione, nelle zone in eccesso o blocco energetico
  • una fase finale di ricontrollo tramite palpazione delle zone utilizzate nella valutazione iniziale. Le variazioni riscontrate, in particolare un miglior equilibrio generale con attenuazione dei deficit e degli eccessi, è indice dell’efficacia del trattamento: lo stimolo è stato adeguato, la risposta ha attivato un processo di consapevolezza psico-fisica e di riequilibrio energetico che si svilupperà nel corso del tempo
Come caso concreto di intervento con lo Shiatsu riporto il progetto innovativo al Centro Diurno per disabili psichici Colombetto di Moncalieri (To) iniziato nell’ottobre 2009 e che prosegue tuttora e si articola su vari livelli d’intervento in parallelo:
  • cicli di trattamenti Shiatsu agli utenti del Centro
  • addestramento specifico per il personale
  • partecipazione di un utente della struttura, accompagnato da un’educatrice, ad un corso introduttivo di Shiatsu per anziani sul territorio
Un’esperienza come questa dimostra praticamente il grande valore evolutivo dello Shiatsu a livello personale, sociale e lavorativo per tutte le persone che ne sono coinvolte.
Dice Emanuela, educatrice:
<< Mi colpisce, ogni settimana, l’ambiente che si crea nel breve arco di una mezz’ora, il silenzio che ti avvolge in un’atmosfera rilassante, in quello spazio temporale nel quale ognuno, anche chi osserva dall’esterno, recupera il proprio sé fisico, e lo mette in comunicazione con il sé mentale.
Le signore che ricevono i trattamenti si lasciano andare e si fidano, ed è proprio questo legame di fiducia che si è instaurato, uno degli aspetti più importanti. La fiducia passa attraverso gli sguardi, attraverso il totale abbandono, il lasciarsi andare dietro la guida di qualcun altro, che non insegna alcunché, che non ti dà consigli o suggerimenti, ma semplicemente ti aiuta a voler bene a quel corpo che, a volte, è più di ostacolo che di sostegno.
E riflettevo sul fatto di quanto, un’esperienza come questa, ci aiuti a non dimenticare l’importanza dei gesti, affettivi, emozionali, più incisivi, a volte, di tante retoriche parole. I messaggi importanti passano attraverso tanti canali, non soltanto quello verbale, e quando ci si confronta ogni giorno con la disabilità, si impara che, in fondo, non esistono limiti se non quelli che le persone si impongono.

Juan Secundo


lunedì 17 febbraio 2014

Ancora sulla cabala.

Eccoci qua per un altro appuntamento con la cabala, così come ci viene presentata da Monica Angeli, che ormai è ospite fissa di questo blog.
Invito, con quest'occasione, chiunque di voi lettori volesse arricchire queste pagine con articoli su argomenti che conoscete bene e che vi stanno a cuore, di farvi avanti. Accetto ogni contributo che faccia crescere il blog e porti una parola nuova a tutti. Grazie! 

Torah è una parola ebraica che significa insegnamento, istruzione, legge. Anche se la parola legge evoca qualcosa di negativo da mettere in pratica, e quindi ci trasmette un’idea di un Dio che punisce i trasgressori, in realtà è il contrario: si tratta infatti di un grande dono di Grazia che Dio fa’, affinché l'uomo possa vivere in un giusto rapporto con lui. Parliamo qui della Santificazione della vita umana secondo la volontà di Dio.
La Cabala ci dice che il primo libro della Torah è stato scritto da Adamo, e che esso descrive, tra le altre cose, gli aspetti dello sviluppo dell'anima (vedi l’articolo qui).
Dopo Adamo venne Abramo, il quale scrisse il libro della Creazione; quindi fu la volta di Mosé.
Mosé, oltre a scrivere la Torah “Segreto della Rivelazione dell'Universo per se stesso”, ebbe il dono di poterlo rivelare in modo tale che raggiungesse l'intera razza umana. Egli fu il primo cabalista a creare una scuola intorno a lui e, seguendo il suo esempio,  dopo di lui ogni cabalista fece un gruppo di discepoli.
Insieme allo studio del mondo superiore, Mosè si occupò dell'introduzione pratica nel mondo di questa superiore rivelazione, seguendo le conoscenze acquisite nel mondo superiore, usando in modo nuovo le forze che aveva trovato. Egli fu capace di organizzare tutte le forze che davano forma al suo mondo per fare dell'esodo una realtà. Descrisse la sua metodologia in un libro chiamato Torah.
La Torah è l'incontro fra la parola di Dio e quella dell'uomo e fu rivelata a Mosè e donata al popolo sul monte Sinai, essa contiene 5.888 versi e 79.976 parole, le leggi e i comandamenti insieme con la storia d'Israele dalla creazione del mondo fino alla morte di Mosè, prima dell'ingresso del popolo d'Israele in Terra Promessa.
La Torah designa il Pentateuco i primi 5 libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
Il primo libro, la Genesi, racconta la storia del l'uomo, dalla creazione alla vita di Giuseppe e il suo soggiorno in Egitto. Il secondo, l’Esodo, racconta la schiavitù del popolo d'Israele e la sua uscita d'Egitto. Il terzo libro, il Levitico, tratta del culto. Il quarto libro, Numeri, racconta la storia delle prove e delle rivolte degli Ebrei nel deserto. Infine il quinto libro, il Deuteronomio, riassume le leggi ebraiche e le ultime raccomandazioni di Mosè che muore prima dell'ingresso degli Ebrei nella Terra Promessa.
La Torah è interamente scritta a mano su grosse pergamene.
Abbiamo visto che la parola Torah in ebraico significa Luce o istruzione, cioè l'istruzione sull'arte di riuscire ad entrare nel mondo spirituale usando la Luce.
Attraverso questo Mosè e il popolo ebraico poterono assistere a visioni profetiche e ascoltare l'eterno suono dello Shofar di Dio * e vedere gli Angeli. La Kabbalah narra che quando Dio donò la Torah a Mosè ai piedi del monte Sinai, disse che nel caso in cui gli ebrei non l'avessero accettata, quel monte messo sarebbe diventato la loro tomba, e Dio avrebbe riportato il Mondo al caos primordiale.
Per gli ebrei, perciò, i giorni in cui venne donata la Torah furono persino più importanti dei giorni della Creazione, perché è a partire da questo episodio che nel mondo iniziarono ad esservi anche stabilità e sicurezza.
Quando venne donata la Torah, fu diffuso nel mondo un senso di eternità, tutti gli animali stettero in silenzio, gli uccelli non emisero più versi, i buoi non muggirono e il Monte Sinai miracolosamente fiorì. In quell’istante si presentarono migliaia di Angeli, i quali convennero che la Torah dovesse essere assegnata al popolo d'Israele.
Il libro della Torah è scritto per aiutare le persone ad avere la rivelazione completa dell'universo, per aiutarle a comprendere che si vive in un minuscolo frammento dell'universo. Un discepolo che studia questo libro in modo appropriato, seguendo la metodologia di Mosè, gradualmente si avvicina al suo livello con l'aiuto della Torah. Si dice che qualsiasi uomo che vive su questa terra, con l'aiuto degli studi della Torah, può ottenere il livello di conoscenza di Mosè, cioè di oltrepassare nei suoi sentimenti questo mondo e raggiungere la sensazione del Reame Superiore.
La Torah ha molti commentari
Il più importante, Mischna, che significa ripetizione, insegna le leggi dell'Universo, descrivendole come leggi di questo mondo. Un secondo ha per titolo I Comandamenti. Si tratta di un'insieme di regole date da Mosè prima, e dai saggi poi; essi non si concentrarono sulla meccanica osservanza dei Comandamenti del nostro mondo, ma capirono la vera motivazione per cui queste leggi furono date all'umanità, e cioè per farci diventare sensibili ricercatori della natura del mondo spirituale e del nostro mondo e per essere capaci di utilizzare la natura dell’universo e le sue leggi in modo adeguato.

Juan Segundo
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* Lo shofar è un corno di montone usato come strumento musicale, che viene usato durante alcune funzioni religiose ebraiche.
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