lunedì 11 luglio 2011

Di messer Alexis I von Girola e delle Ucronie Impure

Oggi è il giorno e io ci sono.
E' il giorno di Ucronie Impure. Per chi non lo sapesse ancora, ma mi sembra impossibile che qualcuno non ne sia a conoscenza, si tratta dell'ebook che messer Alex Girola ha tratto dall'omonimo concorso lanciato lo scorso anno.
Voglio segnalare alcune quisquilie materiali non da poco: sponsorizzazione: Edizioni XII; impaginazione: Matteo ebookandbook Poropat; copertina: -scelta dopo democratica votazione- Luca Morandi.
E poi voglio ricordare altre due cosette:
1. Gli (im)parziali giudici che hanno scelto i finalisti prima e i vincitori poi sono 3.
Non 4, il numero della Terra e del sacro tetragramma ebraico; e nemmeno 2, segno della polarità e quindi della possibilità di sintesi creativa; ma 3, numero collegato al potere demoniaco, perché nessun essere vivente creato da Dio cammina su tre gambe. E i tre avatar del maligno sono Nick (e sul puzzo di zolfo emanato da quest'ultmo ci metto la mano sul fuoco!), Germano (altro tipo che ti raccomando) e Beatrice (che se è stata scelta da Alex ci sarà pure un motivo).
2. Il buon Alex ci ha messo del suo, non solo in termini di immane lavoro, ma anche, udite udite, in termini di piccioli: il vincitore riceverà dalle mani sante del cittadino di Pregnana Milanese 100 sudatissimi eurini! Che non è assolutamente poco!
Ma, al di là del tono scherzoso, questo è segno di quanto l'amico Alex tiene a queste iniziative che dimostrano, a mio modestissimo avviso, che si può fare cultura e letteratura di un certo livello, anche al di fuori dei canali canonici dell'editoria classica. Ed è la cosa più importante.
Potete, comunque, trovare una cronistoria del concorso, dal suo lancio al fortunato epilogo odierno, qui.
Scaricate (gratis), leggete e soprattutto commentate: è il modo migliore per dare soddisfazione ai bravissimi autori.
Io ho già divorato Il millenario Regno d'Italia, dell'amico Ariano che fa rivive mirabilmente atmosfere di un'Italia michelangiolesca contaminata con apparizioni letterarie di vati di secoli precedenti (scoprite un po' voi di chi si tratta). E poi avrò la gioia di leggere anche i lavori di Cristian Leonardi, Mattia Tasso, Angelo 'Sommabuta' Cavallaro, Ferruccio Gianola, Davide Mana, Diego Bortolozzo, Stefano Sciarpa, Simone Corà e Alessandro Forlani.
Posso fare un piccolissimo appunto? Non c'è un indice con i numeri di pagina! Lo dico solo perché vista la dedica di Alex (Dedico quest'antologia a tutti gli amici blogger che rendono ogni mia giornata più interessante, costruttiva e divertente. Il mondo, senza di voi, sarebbe un posto decisamente più brutto.) si potrebbe pensare che abbia pagato anche me per questa post!!
E' tutto.
TIM

sabato 9 luglio 2011

Un figlio


Il post che segue potrebbe essere pieno di ca***te, perché quando si scrive di cose che non si sono sperimentate, il pericolo si corre, e sarebbe bene non scriverne affatto.
immagine rubata qui

Ma il desiderio, penso, sia universale e soprattutto non ricade in nessuna possibilità di verifica scientifica.
Ho inziato a scrivere queste righe diverse volte e in diverse occasioni, e ogni volta ho puntualmente cancellato il post magari già completo. Quindi forse anche questo lavoro diventerà presto spazzatura nel cestino di blogger. Vedremo.
E' difficile riuscire ad esprimere con facilità certe cose, certe sensazioni intime, e probabilmente anche questo preambolo così lungo dice di come non si è mai pronti per certi argomenti.
Per farla breve, io ho quasi 51 anni (ancora qualche settimana e ci siamo) e non ho mai avuto figli.
E un figlio mi manca.
Sì, lo so che proprio nell'ultimo post parlavo dell'esperienza scolastica di mia figlia, che però è la figlia di mia moglie, che ho aiutato a crescere da una certa età in avanti. Ma un figlio mio, come si suol dire carne della mia carne, non ne ho mai avuto.
E non è neanche questo il punto vero, il fatto cioé di non poter perpetuare la mia gens, con un DNA specifico e rintracciabile, ecc..
Quello che mi manca, e me ne accorgo solo da poco tempo, è un figlio a cui avrei potuto raccontare il mio modo di vedere il mondo.
Un figlio con cui giocare anche per tutte le volte che mio padre non l'ha fatto con me (senza risentimenti per carità! era solo questione di carattere e di tempo che lui dedicava quasi esclusivamente al lavoro, ne ho parlato anche nell'intervista con Luca).
Un figlio che ha bisogno di sapere come tenere la penna in mano e viene da te perché è la cosa più naturale del mondo.
Un figlio che ti abbraccia come un figlio, e non come una moglie o un amico o un genitore.
Un figlio... ecco, non lo so neanche cosa potrebbe significare avere un figlio. So solo quello che mi sarebbe piaciuto che fosse quest'esperienza. Se ricordate ne ho parlato anche nella mia avventura del Survival Blog, e proprio lì scrivevo:
Non ho mai avuto né, sinceramente, voluto figli e ora questa convivenza forzata con Carlo mi ha fatto scoprire pieno di premure per lui, di senso di protezione, anche di amore, perché no. E mi chiedo se questi sentimenti bastino per descrivere il senso di paternità. Penso di no, perché ci deve essere di più, ci deve essere tutto quello che viene spontaneo quando lo vedi nascere, e poi crescere, e poi lo segui nei primi ragionamenti, quando devi affrontare i suoi piccoli e grandi capricci.
Questo non te lo insegna nessun libro. L’unico maestro che hai è l’amore che provi per lui.
Mi chiederete perché non c'ho pensato prima. E' vero.
Ma vedete, fino ai (più o meno) 25 anni ho sempre pensato, anche forse a causa della mia esperienza passata, che era inutile mettere al mondo una persona che avrebbe passato la propria esistenza a soffrire per qualcosa, una cosa qualsiasi. Poi ho seguito altre strade e, come per ogni scelta, ogni bivio comporta sempre il prendere una direzione e l'abbandonarne un'altra. E quella direzione presa non contemplava l'esigenza di avere figli. E anche quando avrei potuto liberamente scegliere per la paternità, non l'ho fatto perché volevo solamente essere libero di vivere la mia vita senza condizionamenti (e i figli, in un modo o nell'altro, condizionano).
Ora che non ci sono più le possibilità reali, è venuto fuori questo desiderio, forte, che mi fa invidiare a volte anche i piccoli gesti di intimità tra padri e figli che incontro per strada.
E' che  forse adesso sono cambiato io. Vedo la vita e le cose in modo diverso, con più ottimismo, serenità, con più voglia e, forse, vorrei regalare quest'opportunità ad un altro essere umano. Vorrei che lui potesse cominciare dove io mi sono fermato, tanti anni fa.
Certamente mi sono perso qualcosa, ma la vita non prevede backup dei periodi passati, file da riaprire e modificare.
E quel che resta è un desiderio.
TIM

giovedì 7 luglio 2011

Le Confessioni di Carrie

foto rubata qui
In questi giorni sono obeso di lavoro, causa l'arrivo dei primi libri e della prima merce di cartoleria per il nuovo anno scolastico. Ed è per questo che non riesco a stare dietro al mio blog, né ad essere molto presente  in quelli degli amici; e me ne scuso.
Ma volevo ugualmente regalarvi una perla di saggezza (per rimanere in ambito scolastico) di un professore di italiano di mia figlia. Mi è tornata in mente questa storia leggendo oggi il post del buon Ferru in cui discetta su alcune affermazioni del (l'ex) Re.
Alcuni anni fa, la ragazza faceva il quarto anno delle superiori e quindi aveva 17 anni. Il suddetto genio del collegio docente propose come lavoro da svolgere durante l'anno scolastico la lettura di un libro di letteratura (italiana o straniera); poi l'alunno doveva parlarne alla classe durante apposite lezioni. E fin qui lodevole iniziativa, direte giustamente voi.
Parlando con la ragazza, proposi Carrie, che come voi ben sapete descrive, anche se da un punto di vista particolare, le vicissitudini di un gruppo di adolescenti, le loro paure, le loro cattiverie e idiosincrasie.
Insomma c'era la storia stuzzicante da poter acchiappare il lettore e c'era la riflessione diretta o indotta su un'età e i suoi problemi. Almeno così la vedevo io.
Qualche giorno dopo, la ragazza torna a casa abbastanza demoralizzata e delusa perché l'insegnante di cui sopra, davanti a tutti, le aveva detto che non era proprio il caso di leggere libri dell'orrore come quelli (usò proprio quell'espressione!) e che avrebbe dovuto trovarsi un altro testo. Alla fine lui propose questo libro, che a suo dire univa patriottismo e storie d'amore, e che quindi ben si adattava ad una ragazzina della sua età.
Ora, con tutto il rispetto per Ippolito Nievo e le sventure di corna e d'armi raccontate, ritengo che oggi, e ribadisco oggi, una ragazzina di 17 anni abbia tutto il diritto di investigare mondi che nessun insegnante le farebbe mai conoscere (e l'esempio ne è la conferma).
Non so se a voi è mai capitato qualcosa del genere, a voi personalmente o a figli, nipoti, parenti di amanti abbandonate per il mondo. Fatemi sapere qualcosa.
Boh!
TIM

lunedì 4 luglio 2011

L'abito fa il monaco (?)

Tommy, 5 anni. Beato lui!
Devo ironicamente ringraziare Glauco che mi ha soffiato il titolo del post di oggi. Così ho aggiunto quel punto d'interrogazione tra parentesi che vorrebbe insinuare il dubbio in uno dei detti più famosi e citati al mondo. E capirete alla fine del post cosa vuol dire.
Dunque, pubblicamente ho sbagliato, o quanto meno preso una cantonata, ed è giusto che pubblicamente faccia ammenda.
Giorni fa ad un commento anonimo e firmato semplicemente O. al mio ormai famoso post Stop (che è anche anagramma di post!), risposi risentito che non accettavo commenti anonimi sul mio blog:
preghiamo l'autore, (e non vogliamo sapere chi è) se vuole continuare a frequentare questo garage di firmarsi. Parlo al plurale perché penso che questo blog sia proprietà di tutti, o quantomeno tutti si sentano a casa proprioa e quindi autorizzati a dettare le regole.
Confermo in pieno quelle mie affermazioni (non accetto anonimato), ma devo chiedere scusa a questo anonimo il quale mi ha scritto una mail in cui rivela di essere Orlando Furioso che regolarmente frequenta il blog di Elvezio e Davide e che mi chiede scusa se ha potuto venire meno, col suo comportamento, ad una qualche regola non scritta del mio blog.
Nessuna comportamento sbagliato da parte sua. La colpa è stata mia, quella soprattutto di aver risposto di getto e di non aver immediatamente associato la firma (O.) al nome, essendo la prima volta che compariva nel mio garage e non essendo inoltre associata ad un account o ad un sito.
Dico tutto ciò anche per ribadire che:
  • il mio garage è aperto a tutti;
  • che chiunque deve esprimere liberamente quello che vuole, con i soli limiti della decenza e della cortesia;
  • che anzi sono più accette le stroncature che gli inchini a volte stucchevoli e lavafaccia, come si dice dalle mie parti.
Ma penso che di questi ultimi non ce ne siano, perché sono convinto, come scrivevo sempre in quel commento che
... in questo blog siamo tutti adulti, vaccinati e ci prendiamo le nostre responsabilità, anche quando diciamo cose che potrebbero far dispiacere a qualcuno, perché TUTTI presumiamo la sincerità dell'altro e sappiamo che se c'è una critica è SEMPRE costruttiva
Penso di far parte di un bel gruppo di colleghi blogger, onesti, sinceri e che non hanno interessi personali nel dire o tacere qualcosa. E sono fortunato perché se l'abito fa il monaco anche nella vita potrei avere a che fare con persone di cui è bello essere amici. Ho detto questo anche per tornare un momento alla discussione su blog, rete, vita reale, che si è scatenata qualche giorno fa, anche a causa del mio post. Scrivevo in privato a qualcuno di voi (metto i puntini per non coinvolgere altri):
... la rete è uno strumento che mi serve quando voglio fare alcune cose, ma normalmente per una pizza vado in pizzeria. E se ho conosciuto ... tramite il blog, l'incontro che (forse) faremo a ... sarà tra due uomini, non tra due tastiere o due monitor. E se lo devo prendere a pugni o abbracciare lo potrò fare solo a ... tra il 6 e il 14 agosto, né prima né dopo!
E ancora, in un'altra mail sempre allo stesso amico:
... il problema non è la rete, ma come ci poniamo di fronte ad essa. Se guardi in alto nella copertina del mio blog c'è una frase: "quello che non è dentro non è da nessuna parte" perché le cose che esistono sono lì non perché, ma come ce li mettiamo noi.
Ecco allora, se l'abito fa il monaco, sapere chi c'è dietro (come nel caso di O. = Orlando) è importante perché mi può dire se dietro quel nome c'è uno di cui fidarsi. Poi è la realtà, come l'intendo io, a avverarmi l'idea che mi sono fatto.

TIM

sabato 2 luglio 2011

Lucia

immagine realizzata elaborando una foto tratta da qui
Sottovoce vi propongo questo secondo post della giornata.
Lo so, non capita mai a me, ma in effeti questo era l'unico articolo nelle mie intenzioni di oggi.
Poi questa mattina è scoppiata all'improvviso l'emergenza AgCom e mi sono inchinato alle cose veramente importanti.
Ma ora, visto che è sabato e magari domani riuscite a ritagliarvi dueminutidue per questo povero scribacchino, vi presento questo Lucia, un raccontino brevissimo (1800 parole neanche) che trovere al link del mio blog letterario, quello quello dove metto in libera lettura i miei lavori. Quando riuscirò a capire come si fa a far aggiungere un file PDF anche da blogger, vi prometto che vi eviterò ogni volta tutta questa strada, anche se virtuale.
L'idea di questo Lucia è nata molti anni fa, quando mi invitarono a partecipare ad un concorso organizzato dalla GTT: bisognava scrivere un racconto di massimo 300 parole, poi i lavori vincitori sarebbe stati pubblicati su semplici A4 e distribuiti gratuitamente agli utenti dei mezzi pubblici di Torino. L'idea ce l'avevo, ma mi resi conto che non poteva stare in 300 parole.
Così Lucia andò a finire nella cartella dei lavori buttai lì e lasciati a marcire.
Nel 2009, facendo un po' di pulizia sul desktop, ritrovo, tra gli altri, l'abbozzo di questo racconto e nel giro di due ore era già bell'e finito, praticamente come lo vedete oggi.
Passati altri due anni, ho fatto un po' di lifting al testo, l'ho impaginato alla buona (tanto da poterlo passare in PDF), ho fatto la mia solita copertina minimalista (quando imparerò a fare le cose sul serio?) ed eccovelo pronto.
Non vi chiedo di leggerlo con attenzione o di spremervi le meningi per dirmi qualcosa di sensato per forza. Ma vi sarei grato se gli deste una scorsa e mi faceste un segno del tipo: ma sì, può andare... ; ma ti rendi conto di quello che hai scritto?... ; ma non ci penso nemmeno... ; impiccati... ; ahahahahahah... ; da questo momento ti tolgo il saluto... ; oddio, con qualche piccola modifica (qui, qui e qui) l'idea non è male... .
Insomma, cose così.
Qualsiasi cosa, ma fatemi sapere, anche in privato se non volete perdere la stima dei colleghi scribacchini più bravi! scherzo, naturalmente!
Ora che ci penso, mi sembra di ricordare che a qualcuno di voi amici frequentatori del mio garage, lo scorso anno lo feci leggere; ma ora non ricordo a chi e se mi feedbeckò qualcosa.
E prendetelo pure come primo nuovo contatto con la mia scrittura in vista della mia storia del Survival Blog, a cui sto pian piano rimettendo mano, di cui vi ho già parlato e che dovrebbe essere pronta per l'inizio dell'autunno, forse con qualche sorpresa per la copertina, ma incrociamo le dita.
Il link l'avete, sono solo una ventina scarsa di pagine, compresi copertina, note dell'autore, copyright e altro di inutile; vi bastano pochi minuti.
E buona domenica.
TIM

Discorso sulla libertà di dire quello che penso (finché siamo in tempo)


foto volutamente rubata da qui
 Sono di quelle cose che si sanno, ne sono tutti a conoscenza, o quasi, ma quando poi ti arrivano fra capo e collo, ci resti molto male.
Per avere questa notizia, ho dato un'occhiata al blog dell'amico Nick, che si rifaceva al post di Gian_74, che a sua volta si richiamava al sito di Daniele Sensi.
Non è che voglia fare pubblicità occulta a qualche amico, ma è solo per dire che dal 6 di luglio tutto questo potrebbe non essere più possibile, cioé non saremo più liberi di esprimere le nostre idee.
Detto così sembrerebbe di essere capitati a vivere in qualche stato dittatoriale (ma va'!?); invece siamo ancora in Italia, a 150 anni dalla sua unità.
Ricapitoliamo le cose come stanno -ma potete andare sui blog amici citati per capirci meglio. Se il potere, in qualsiasi forma: partito politico, associazione consumatori di eroina pura, produttori di armi belliche ad alto potenziale, ritiene che io gli stia sulle scatole perché dico cose che vanno contro i loro interessi, ha un modo semplice per farmi tacere, visto che ufficialmente siamo in una democrazia e io posso esprimere, rimanendo negli ambiti di legge, le mie idee. Potrebbe dire che io ho violato i diritti d'autore, perché ho inserito una canzone presa da youtube al termine di un post in cui svelo finalmente la ricetta di mia nonna per la cuzzupa calabrese; potrebbe quindi ricorrere all'AgCom (cioé lo Stato) e chiedere che venga rimosso quel link. E fin qui niente di particolare: io lo rimuovo (se la violazione è vera) e finisce così. Ma la procedura deve essere attuata entro cinque giorni, come potete leggere qui (o nel testo riportato più giù** se non avete il link facile) e se io in quei cinque giorni sono a letto con la gamba ingessata o a Papanice in vacanza, e non ne so niente, automaticamente al mio ritorno bello e riposato scoprirò di essere un nemico della legalità, degno compare di Totò Riina e Bernardo Provenzano e di essere stato giustamente punito dalle severe leggi dello Stato. Per i siti che usano una piattaforma italiana la cosa è un po' più semplice, perché la sanzione prevede, nella migliore delle ipotesi, che io rimuova il link, ed è fatta. Se la piattaforma usata (come nel mio caso) è estera, allora si può arrivare all'oscuramento totale del sito web.
Solo come corollario vi ricordo i primi due paragrafi dell'articolo 21 della nostra Costituzione (per un ampiamento del concetto di 'libertà di stampa' a 'libertà di espressione, vedi qui):
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

E allora cosa fare? Ecco i suggerimenti di Daniele Sensi:
  1. Andare alla pagina di Agorà digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini.  
  2. Firmare e diffondere la petizione sul sito di Avaaz.

  3. Partecipare e invitare tutti i tuoi amici a La notte della rete, dal 5 luglio sera: quattro ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

  4. Partecipare a una delle manifestazioni che si stanno a preparando a Roma e in diverse città.

  5. Se sei un blogger, scrivere un post, usando il logo sopra e riportando i link qui sopra, diffondendolo il più possibile tra amici e conoscenti.

  6. Se sei un politico di opposizione, fare il politico di opposizione.

Qualcuno potrebbe dire: come fai a dire che non c'è libertà di espressione se proprio in questo momento, con questo post, stai dicendo liberamente quello che pensi? Appunto; visto che se dovesse passare il provvedimento, non lo potrò più fare, mi batto, con i mezzi che ho ancora a disposizione, perché il provvedimento non passi!
Un breve commento. La cosa che fa più inc***re (esempio di autocensura) è che questa norma (che può avere come conseguenza ultima la chiusura del blog) non ti punisce perché hai esaltato Hitler e Mssolini o Stalin (ma si, mettiamoci pure lui per par condicio! allora aspetta, aggiungi anche Francisco Franco, Mao Tse Tung... no un attimo, Mao no! quello non si tocca!), non ti punisce ufficialmente, dicevo, perché hai inneggiato alla violenza in qualche forma anche indiretta, ma perché hai violato i diritti d'autore, quindi chi ti sta uccidendo lo fa solo in nome e per conto della legalità! Quanta brava gente che c'è in giro!

TIM
(naturalmente, finché non si chiarisce la cosa, non inserirò più musica da youtube alla fine dei mie post. E mica so' scemo!)

** Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all'Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l'avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l'Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l'allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia». (tratto da qui)



Questo è quanto, in modo forse semplicistico, ma è così. Se poi volete un panorama più ampio (come parlo bene stamattina!) di informazione, date un'occhiata qui.

venerdì 1 luglio 2011

Le interviste possibili: Gianluca Santini

è lui, è lui!

I sardi sono gente tosta, abituati forse a dover sgomitare per farsi notare, perché vengono dall’altra parte del mare, da una terra dove chi parla in dialetto sembra cantare una strada nenia, che ti pare di conoscere ma di cui non capisci praticamente niente. Almeno per me è così. E’ la terra di Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Francesco Cossiga e… metteteci voi tutti quelli che ho dimenticato, forse anche volontariamente. (dovete studiare, eh!). E anche di Antonello Cuccureddu.
La Sardegna è anche la terra di Gianluca Santini, che oggi passerà l’esame delle nostre domandine indiscrete. Gialuca, come leggerete, ha alcuni sogni nella vita e tra questi sicuramente quello di rendere migliore il mondo che abitiamo. E' un puro? un idealista? Un illuso? Giudicate un po' voi, ma non fatevi fuorviare dalla foto qui di fianco! In fondo, però, bisogna essere un po' un folletto per avventurarsi sulla difficile strada dell'ecologismo vero, quello dove al primo posto c'è la natura e non l'economia 
Comunque, eccolo a voi.


Ciao, ci vuoi dire qualcosa di te, per presentarti?



Mi chiamo Gianluca Santini, ma questo credo che tu lo sappia già. Quindi aggiungo che sono nato alla fine del 1988 e che abito a Selargius, un piccolo comune nell’hinterland di Cagliari. Studio in Ingegneria Elettronica, anche se continuerò gli studi nel campo dell’Ingegneria Energetica.


Probabilmente sei il più giovane di quelli che sono passati di qua. Quindi penso che la tua infanzia e adolescenza siano state popolate da personaggi letterari e televisivi diversi da quelli di chi ti ha preceduto. Cosa mi dici?
Sono cresciuto principalmente con i libri, più che con il cinema o la musica. Ho iniziato con i libretti per ragazzi (Battello a vapore, Piccoli brividi, etc) ma presto ho fatto il salto verso i libri più “seri”. A 13 anni mi ha colpito la copertina de “L’acchiappasogni” di Stephen King e da allora ho spaziato un po’ nella letteratura horror, sia con King che con altri autori. Poi c’erano i fumetti, soprattutto Topolino, Dylan Dog e Tex. Per quanto riguarda la musica ho iniziato con il genere rap, che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza circa. E poi la tv, con i cartoni animati tipo Holly e Benjii e Dragonball. In tutto questo non c’è quasi mai stato lo zampino della mia famiglia, per quanto comunque seguissero ciò che leggevo e vedevo.
Vedo che hai cominciato andando subito sul pesante, con King! Adesso capisco anche il nickname del blog: il bambino di Shining che scrive Redrum sulla porta... Che mente! appunto la... mente di Redrum! E ora a che punto sono i tuoi gusti?
Più che cambiati, direi che i miei gusti si sono ampliati. Ho abbandonato quasi del tutto la televisione, a parte qualche telefilm. Ho scoperto la passione per il cinema e i film, ho ampliato i gusti musicali e quelli letterari, lanciandomi alla scoperta di nuovi autori e romanzi. La musica comunque riveste un ruolo meno importante nella mia vita, mentre film e libri sono quasi fondanti ormai. Mi piace guardare un film, indipendentemente dal genere, e allo stesso modo mi immergo nella lettura di libri più disparati, dai saggi ai romanzi di intrattenimento. Continuo comunque a prediligere la narrativa di genere, ma sono ben consapevole che anche questa può essere tramite di tematiche importanti. Infatti non condivido l’opinione di chi dice che questa letteratura di serie b non ha niente da dire di importante.

So che i sardi sono molto attaccati alla propria terra, se ne sentono partecipi fino al midollo e quando se ne allontanano, anche per breve tempo, non vedono l’ora di riprendere la nave o l’aereo. A proposito di aereo e Sardegna, sono stato una volta a Cagliari con un volo ed è stato uno degli atterraggi più da paura della mia vita, con quei chilometri di palude (o almeno così a me sono sembrati) da sfiorare prima di arrivare! Comunque mi sembra inutile farti questa domanda, ma viste che c’è nella batteria, eccola qui: ti piace il posto dove sei cresciuto? e come ti ha influenzato?


La Sardegna è un luogo meraviglioso dal mio punto di vista. Mi piacciono i luoghi, dal mare alla montagna. Mi piace dove vivo e se anche dovessi andare fuori per studio o lavoro, credo che alla fine tornerei sempre qui. Non mi ha influenzato molto sul lato della scrittura, perché fino ad adesso ho cercato di non ambientare i miei scritti in Sardegna. È stata una scelta dettata soprattutto dal fatto che la narrativa sarda è molto standardizzata, legata alle tradizioni e alla lingua, due aspetti che non conosco così appieno da poterci scrivere qualcosa. Sto cercando solo in quest’ultimo periodo di mescolare la narrativa di genere che di solito scrivo con un’ambientazione cagliaritana/sarda. È stato il Survival Blog a darmi la spinta a utilizzare la mia Sardegna come scenario di narrativa di genere, ignorando la visione tradizionalista dell’ambiente Sardegna nella narrativa. Ecco, non so nemmeno se sono riuscito bene a esprimere quello che volevo dire!

Penso che tutti abbiano ben capito. Tra l’altro ho appena letto (e commentato) un racconto bellissimo ambientato in Sardegna, Al bivio, di Federica Maccioni, inserito nella raccolta Fratelli di Razza, un ebook che mi sento di raccomandare senz’altro. Ora torniamo alle nostre domandine indiscrete. La tua famiglia si interessa a quello che fai ora dal lato, per così dire, artistico?


La mia famiglia supporta la mia attività di scribacchino, ma credo ignori del tutto l’esistenza dei miei due blog. Probabilmente spenderei troppo tempo a spiegare cosa sia un blog e cosa rappresenta per me, per cui lascio questo aspetto del mio lato creativo un po’ nascosto. Invece, come ho detto, per quanto riguarda i racconti, sanno che scrivo e mi hanno incoraggiato fin da bambino, quando in quarta elementare ho vinto il mio primo premio letterario. (bambino precoce eh! Sorvoliamo sul fatto che poi ho abbandonato la scrittura per tutto il tempo e l’ho ripresa solo qualche anno fa...)
Capitolo amici: con quali criteri li scegli? E chi ti sta intorno, condivide i tuoi stessi interessi, conosce la tua passione per la scrittura o sanno che gestisci un blog?
L’amicizia è un rapporto molto particolare, è impossibile scegliersi un amico. Al massimo si può scegliere un conoscente, ma l’amico lo diventa con il tempo, con l’instaurarsi di un rapporto che va al di là delle facciate esterne. I miei amici sanno delle mie attività scribacchine, e anche di quelle di blogger. I colleghi di università un po’ meno, giusto quelli a cui sono più legato sanno cosa faccio, gli altri credo lo ignorino. Dico credo, perché con i tempi che corrono (leggasi: Facebook) non si sa mai cosa sa la gente.

Sei credente?
Sono agnostico. Allo stesso tempo penso che non possiamo ignorare il lato spirituale del nostro essere umano, a prescindere dalla concezione religiosa. Non arrivo al materialismo puro, ma credo che l’uomo debba soppesare allo stesso tempo la propria materialità, così come il proprio spirito. Deve curare entrambi per stare bene. E deve fare in modo di comportarsi in maniera corretta, anche qui a prescindere da ricompense religiose. Un uomo deve comportarsi in maniera giusta (nell’accezione filosofica del termine) per via della propria coscienza morale ed etica. Se un uomo non segue la propria coscienza morale ed etica, a prescindere dal fatto che sia un uomo religioso o un agnostico o un ateo, allora non è un uomo giusto.

Mi sembra un’idea da sottoscrivere. Qualcuno direbbe che bisogna seguire comunque la via del Tao, se vogliamo che le nostre azioni abbiano una strada dritta davanti a noi. Torniamo alla scrittura: da dove vengono fuori i tuoi personaggi e le tue storie? qual è un tuo personaggio, o lavoro, a cui sei particolarmente affezionato?

Le mie storie e i miei personaggi quasi sempre nascono da un’immagine che si forma spontaneamente nella mia testa. Magari è un’associazione di idee che l’ha fatta nascere, oppure la suggestione di un altro libro o film, oppure ancora un sogno, ma sta di fatto che la gran parte delle mie “opere” nasce da una base comune, da un’intuizione. Solo successivamente mi domando come questa idea singola, paradossalmente inutile, possa essere sviluppata in un racconto di ampio respiro. Per quanto riguarda storie e personaggi a cui sono affezionato, cito il racconto breve “L’attesa”, nato sui banchi delle superiori, perché è stato il racconto con cui ho iniziato davvero a scrivere con la coscienza di voler scrivere. Poi cito il romanzo breve “L’Organismo” perché è stato il primo progetto “grosso” che sono riuscito a ultimare, nonostante le avversità e perché nel personaggio di Tommaso e nelle vicende che vive c’è qualcosa di mio.
Conosco benissimo Tommaso (per i motivi che tu sai!) e ritengo che rappresenti al meglio il tipo dell'uomo che si sta aprendo alla vita e trova davanti a lui un mondo pieno di mezze verità, di mancanza di chiarezza, soprattutto un mondo manovrato dall'alto. E' come mettersi nei panni di un adolescente di oggi che cerca di capire qualcosa di come va, o non va, il mondo; e non è una bella esperienza. Invece un personaggio della realtà (la realtà storica, dico) a cui ti senti particolarmente legato e che ha influito sulle tue scelte?

Ho avuto un grande cambiamento di vita dopo aver letto “PopCo” di Scarlett Thomas e aver visto “Into the wild”. Come conseguenza di questo film ho conosciuto l’opera del filosofo Henry David Thoreau, che sento molto vicino. Il suo saggio “Walden ovvero vita nei boschi” ha contribuito a formare appieno la mia coscienza ambientalista/ecologista. “PopCo” invece mi ha aiutato a capire molte cose sulle potenzialità dell’utente consumatore nella grande macchina del capitalismo e mi ha aperto gli occhi sul peso etico e morale di ciò che portiamo nelle nostre tavole.

Thoreau è uno di quegli autori che mi hanno attratto ma che per un motivo o per un altro non ho mai letto. Forse questo tuo entusiasmo mi darà la spinta giusta per accostarmici. Tra l’altro, se non sbaglio, è sua una frase che c’è in L’attimo fuggente, uno dei film più belli e interessanti che abbia mai visto: Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita... per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto. Qualcuno potrebbe dirmi se è così? Ancora un balzo… di palo in frasca: ti piace l’Italia oggi? quali sono i suoi pregi, i difetti, le potenzialità?

Non so se mi piace l’Italia oggi. Mi piace l’Italia, ma ho poca considerazione della volontà degli italiani a esprimere le potenzialità del nostro Paese. Siamo un popolo che vive a capo chino, purtroppo, inconscio delle proprie capacità e dei propri valori. Siamo ricchi di cervelli ma li lasciamo fuggire all’estero senza battere ciglio. E per inciso anche io sono pronto ad andarmene via, viste le prospettive offerte nel mio campo. Siamo costretti all’ansia del fine mese e questo ci impedisce di comprendere che la deriva che sta subendo il nostro Paese è un fatto che deve coinvolgere tutti e che deve farci ribellare. Invece viviamo tutti, egoisticamente, pensando che è affare di qualcun altro ribellarsi e fare un po’ di casino per ottenere quello che si vuole. Da questo punto di vista il saggio “Disobbedienza civile” di Thoreau è illuminante. Ecco, ora che l’ho pure citato in un’altra domanda capirai quanto sono legato al pensiero di questo filosofo. Sono comunque consapevole che prima o poi la situazione cambierà, la storia ci insegna che si arriva sempre a un punto di rottura, in cui il popolo cerca di cambiare il proprio stato. Spero solo di riuscire a vederlo, questo cambiamento.

Penso che tutti vorremmo vedere quel momento. Forse il problema è che non tutti ci vorrebbero mettere la faccia e la fatica! È forse questo il vero problema degli italiani: vogliono (vogliamo!) sempre trovarci la pappa pronta. Per restare in argomento, per così dire, connesso, cosa pensi dei flussi migratori che negli ultimi venti anni stanno cambiando gli equilibri culturali, sociali e politici d’Italia e d’Europa?

Sono flussi inevitabili, sia a livello nazionale che internazionale. Tutti siamo migranti, soprattutto in una società globalizzata come quella che abbiamo costruito. Ci vuole regolamentazione, certo, come in tutti gli aspetti di una civiltà come la nostra. Ma ultimamente si sta demonizzando questo aspetto e lo si sta politicizzando. Questo è un errore enorme che affossa la grande potenzialità della società multi-culturale. Così come uno scrittore ha bisogno di pareri esterni quanto più diversi dal suo per comprendere appieno le potenzialità e i difetti del proprio lavoro, allo stesso modo una società multi-culturale avrà enormi potenzialità dovute ai diversi punti di vista dati dalle varie culture. Al contrario di una società chiusa che vivrà sempre e solo dei propri input interni, una società multi-culturale è più orientata al progresso, alla crescita e alla formazione. Giusto per seguire la metafora di prima, uno scrittore che non fa mai leggere i propri scritti molto probabilmente non avrà mai idea di come migliorare e progredire con il proprio modo di scrivere.

Anche dal punto di vista di noi scribacchini ci fu tempo fa una discussione su questo punto: far leggere o no le proprie cose prima della condivisione pubblica? Per proporre poi un prodotto migliore? E anche lì i pareri furono discordi. E ora dimmi una cosa, una qualunque, che vorresti restasse di te.

Mi piacerebbe lasciare un segno nel mio futuro lavoro, quello di ingegnere energetico nel campo delle rinnovabili. L’idea di “democratizzare” davvero l’energia e il potere è affascinante e rivoluzionaria, e spero di poter contribuire anche nel mio piccolo in questo senso, nonostante ci siano motori più potenti che remano in senso contrario. E anche, perché no, che resti qualcosa dei miei scritti.
Ritengo che i tuoi desdideri siano sacrosanti. Dire: non mi importa di me, di quel che resta, ecc. può essere una posizione valida (è anche più o meno la mia), ma per uno come te, così motivato e con tanta energia interiore, penso sia giusto voler lasciare il segno, perché lo si fa non per la propria gloria ma per il bene degli altri. Siamo al termine, quindi ecco la domanda di rito: dove andrai in vacanza?

A dire la verità non ne ho la più pallida idea al momento! Dovendo dare ancora un po’ di esami per laurearmi, le vacanze si stanno riducendo all’osso. Però quando avrò più tempo ci sono un paio di viaggetti che voglio fare: Alaska, il cammino di Santiago, la Svezia, tra i principali.

Cari amici, salutiamo Gianluca, che ha riaperto questi siparietti che ci stanno facendo conoscere le persone, prima che i personaggi, che popolano il mio blog e spesso anche i vostri. Non potevo dimenticarmi, però, della sua musica. Che ve ne pare?

Alla prossima.

TIM

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