giovedì 28 agosto 2014

Fra Dulbino e la bellezza delle rose di maggio



- Che peccato… - sussurrò fra Dulbino.

Il giovane frate riguadagnò i pochi metri persi da frate Francesco quando si era fermato a riflettere.
Frate Francesco non sembrava essersi accorto di esser rimasto solo nel cammino.
Avevano appena superato un grande roseto selvatico, pieno di fiori, com’era logico che fosse in quel caldo mese di maggio.
Quando fra Dulbino si fu messo al passo di Francesco, questi gli disse, continuando a camminare:
- Sei in errore, fratello Dulbino.
Il fraticello, con la testa piena di ricci svolazzanti, si fermò di botto, come una freccia che abbia raggiunto il suo bersaglio.
- In che cosa sono in errore, pad… cioè… fratello?
Francesco sorrise senza farsi vedere e si fermò a sua volta. Tutti sapevano che voleva essere chiamato fratello, al pari di tutti i suoi compagni; ma i più giovani del gruppo stentavano ancora a farlo e gli davano quel titolo che invece già tutto il popolo gli riconosceva e attribuiva.
- Sei in errore nel pensare che la bellezza sfiorisce.
- Ma come sai a cosa stavo pensando?
Francesco sedette su un tronco d’albero tagliato che si trovava al bordo della stradella sterrata e polverosa, e invitò fra Dulbino a fare altrettanto.
- Siedi - gli disse.
Fra Dulbino obbedì e sedette su un grosso masso ben levigato dal tempo e, forse, dalla teoria infinita di viaggiatori stanchi che erano passati di lì nel corso dei secoli.
- Dimmi, frate Dulbino, chi abbiamo incontrato qualche tempo prima di arrivare a quel ponticello di pietra?
- Un gruppo di persone, fratello Francesco.
- E non hai per caso notato anche una bella figliola, tra quelle persone?
Fra Dulbino arrossì e prese a giocherellare col cordiglio che teneva il saio stretto in vita.
Nel silenzio che passò tra i due, si udì lo scrosciare dell’acqua del vicino ruscello e il cinguettare gioioso di due uccelli che si rincorrevano di ramo in ramo.
- Certamente, frate Francesco… - Dulbino si zittì abbassando il capo – Ho peccato, lo so, soffermandomi su quella fanciulla…
- Ma no, fratello! – l’interruppe Francesco. – Pensi che non abbia visto anch’io come il suo incedere le sollevasse il seno fino quasi a farlo uscire fuori dalle vesti? E di come abbia accentuato le sue movenze quando è passata vicino a noi?
- Ma allora anche tu…
- Anch’io fratello! Anch’io ho visto e ho ringraziato Dio per quel che ho visto.
Francesco tacque, aspettando che il suo compagno aggiungesse qualcosa. Poi quando capì che non voleva parlare, continuò:
- Poi siamo passati davanti a quel roseto…
- Era bellissimo, fratello! Pieno di rose in tutti gli stadi della loro vita: dai boccioli, al fiore in pieno rigoglio a quelli in fase calante.
- Bravo, Dulbino. E non è proprio allora che hai pensato e detto “che peccato”?
- Sì.
- Perché hai pensato che, come quelle rose, anche la bellezza di quella fanciulla, col tempo, sarebbe sfiorita, ed ella non sarebbe stata più desiderabile come ora. Non è forse vero?
Dulbino lo guardò stupito. Francesco sembrava aver letto nei suoi pensieri.
- È proprio così…
- Ed è qui che hai commesso il tuo errore, fratello Dulbino.
Francesco si alzò, aiutandosi con le mani, e prese a camminargli davanti.
Il giovane frate, allora, toccò il sasso dove sedeva, guardò il tronco di Francesco rimasto libero e sembrò convincersi che quest’ultimo doveva essere meno duro del suo sedile. Infatti si alzò e andò a sedersi sul pezzo di legno.
- Ora che ti sei accomodato meglio – disse Francesco (e Dulbino capì solo in quel momento che il suo compagno gli aveva ceduto il posto meno scomodo) – ti voglio dire una cosa.
Dulbino raccolse un pezzetto di corteccia e mentre se la rigirava tra le dita, fissò Francesco che si era fermato davanti a lui e aveva cominciato a parlare.
- Ecco, il tuo errore è questo: la bellezza non sfiorisce. Mai. La bellezza non è legata a quella fanciulla e alla sua età, ai suoi seni che prima o poi diverranno flaccidi e cascanti o ai suoi capelli che incanutiranno. No! Se noi la guardiamo con gli occhi dell’anima, quella ragazza resterà sempre bella, anche quando non avrà più un dente per masticare. Pensi che l’uomo che sposerà quella fanciulla, che si unirà a lei anche per la sua bellezza esteriore, che le donerà dei figli, non l’amerà per tutta la vita e non la troverà bella anche in punto di morte?
Perché quell’uomo avrà amato la sua anima prima che il suo corpo. Almeno prego per quella ragazza che sia così, e che non incontri una persona che sarà attratto solo dal bel corpo e non saprà andare oltre.
Perché la bellezza parte dal di dentro e si mostra al di fuori. La bellezza è il segno della presenza nella creatura dell’amore pacificante di Dio. Perciò puoi vedere la bellezza se sei capace di vedere il Signore Iddio che agisce in quella persona, o in quella rosa o in qualunque altra creatura, animata o inanimata. La Sante Parole scritte nella Bibbia non ci dicono forse che Gesù era il più bello tra i figli degli uomini anche sul legno della croce?
Francesco fece qualche passo, prese un ciottolo e lo tirò nel ruscello vicino. Aspettò il rumore del sasso caduto nell’acqua e sorrise. Poi continuò:
- Per questo prima ti ho detto che anch’io ho gioito nel vedere quella bella figliola; perché ho potuto ringraziare il Creatore attraverso la creatura. Dio ha fatto buone e belle tutte le creature, anche noi esseri umani, e questa bellezza si manifesta a noi sempre, in ogni modo e in ogni momento. E la bellezza di quella ragazza resterà per sempre, se noi sapremo scoprirla oltre il suo corpo.
Ristette un attimo, quindi scoppiò a ridere:
- Pensa - disse tra una risata e l'altra - c'è chi dice che anch'io sia bello!
Dulbino sembrò voler dire qualcosa; poi ci ripensò e annuì lentamente col capo.
Francesco si ricompose, lo guardò con sguardo d’amore e il giovane frate parve aver sentito quella dolcezza raggiungerlo, perché alzò gli occhi e li fissò in quelli di Francesco.
- Su, fratello Dulbino, non ti sembra che abbiamo concesso anche troppo ozio e riposo a nostro fratello corpo? - disse Francesco - Andiamo, che i frati di Assisi ci aspettano, si sta facendo sera e saranno preoccupati di non vederci arrivare.
Così parlò Francesco, ma si capiva lontano un miglio che celiava.
Frate Francesco tese una mano a Dulbino, l’aiutò a rialzarsi, quindi gli battè sulla spalla e disse:
- Andiamo!
Poi, fatti pochi passi, avvicinò la bocca all’orecchio del compagno di viaggio e gli sussurrò:
-Però in una cosa avevi ragione, Dulbino: quella ragazza era proprio una bella creatura!

Juan Segundo



giovedì 21 agosto 2014

Ma siamo davvero soli?

... si riparte!
Terminate (già da un po') le vacanze, riapro anche i battenti del blog.
Spero che questa nuova annata porti buone cose, novità, nuovi collaboratori e che il servizio di quelli che finora hanno dato il loro contributo continui.
Per parte mia ho in mente una piccola rubrica, ma che in effetti non è una novità, perché esisteva già nella vecchia edizione del blog.
Ma ne parlemo a tempo debito.
Per ora, ricominciamo, e lo facciamo con un articolo di Nicola Rachello, un amico fraterno che non ha bisogno ormai più di presentazioni.
È strano a dirsi ma nel nostro mondo a chilometro zero in cui, cioè, siamo tutti a portata di mouse o di telefono, in cui possiamo comunicare in tempo reale con chi vogliamo e dove vogliamo, una delle cose che sentiamo più spesso dire è: mi sento solo.
Evidentemente non si tratta della solitudine fisica, visto che ci sono giorni in cui non riusciamo a ritagliarci neanche un minuto per noi stessi. Ma il nostro è un altro problema, è un'altra solitudine.
Nicola, magistralmente come sempre, rispondendo ad un'amica che gli pone la domanda sulla solitudine, mette per iscritto una sua riflessione e fa una sua proposta.
Buona lettura!



MILLE DOMANDE UNA SOLA RISPOSTA
Cara Amica, grazie per avermi scritto.
La tua domanda è molto semplice: mi chiedi come si esce dalla voragine della solitudine, mi chiedi come liberare l'anima da quella sofferenza che attanaglia e ci fa sentire sempre più soli. O meglio mi chiedi come io ne sono uscito.
La mia, è stata la storia di tutti i non amati, di ogni persona che ha sofferto l'abbandono e la prigionia dell'anima, da quando all'età di tre anni sono entrato per la prima volta in un collegio religioso. La nascita al cielo di mio padre non aveva lasciato alternative, era l'unica soluzione possibile. Crescendo, la mia mente conscia ha retto come ha potuto al grande bagaglio di sofferenza e solitudine, che consapevolmente e, nella maggior parte dei casi, inconsapevolmente mi ero creato. Pulire tutto questo ha richiesto degli anni e ancor oggi continuo a pulire, ad usare tutti gli strumenti a mia disposizione per consolidare i risultati raggiunti.
Lascia andare il passato... gioisci del presente!
Faccio del mio meglio per aiutare il mio prossimo ad usare la stessa tecnologia, le stesse conoscenze. Si può correttamente parlare di tecnologia spirituale, di principi spirituali da utilizzare ed esperire correttamente. In fondo si tratta della legge di Dio, che se conosciuta e applicata rende la vita un'esperienza felice. Ma attenzione, non spaventarti, Dio è Amore e ciò che fai con amore ti conduce sempre a Lui, non puoi sbagliar strada, non puoi confonderti, è tutto di una semplicità unica!
Le leggi degli uomini non sono le leggi di Dio, per questo risultano così difficili da capire e applicare. Complicano tutto, complicano ogni rapporto umano e inesorabilmente allontanano dalla felicità!
Ah, un'altra cosa: Dio mi hai insegnato che non esiste il peccato e nemmeno la colpa. L'unico vero tradimento è solo verso te stessa quando smetti di amarti. Per questo Egli ha mandato i suoi Messaggeri, i Messaggeri dello Spirito, per riportare a Casa la sua gente, per insegnare che tutto nasce e cresce dallo spirito e a Lui farà ritorno.
Una vita vissuta in questa dimensione è una vita "religiosa" perché in sintonia con le leggi universali dell'amore.
Esiste una sola grande legge:

TUTTO OBBEDISCE ALL'AMORE.

Così ora riprendo il filo della tua domanda: come uscire dalla solitudine?
Ecco la mia risposta:
riporta amore nella tua vita,
inizia ad occuparti di te stessa,
parla alla tua 'bambina',
sorridile,
gioca spesso con lei,
falla divertire!
Inizia a fare le cose che realmente ami fare, quelle che riempiono di gioia la tua 'bambina' e apprezza questo incredibile dono che è la vita! Riempiti di gratitudine ad ogni respiro, prenditi cura di tutto quello che ti circonda e fallo con amore.
Contemporaneamente pulisci le tue memorie, i tuoi ricordi dolorosi di traumi, abusi e sconfitte.
Come? Utilizzando il mantra:
mi dispiace,
ti prego perdonami,
ti amo,
grazie.
Utilizzando la via della preghiera: trovando il tuo modo di pregare, di essere in amore con la vita, di sentirti felice!
Juan Segundo ed io offriamo lo stesso servizio: dedizione assoluta alla vita, dedizione assoluta a Dio. Sosteniamo nel cammino chi ci chiede una mano, lasciando la totale libertà di percorrere con noi o meno, questa straordinaria strada maestra.
Sì, perché hai chiesto come lasciar andare la solitudine e la risposta è arrivata.

Juan Segundo

martedì 29 luglio 2014

La sincronicità (da Non Solo Angeli)

(foto tratta dal sito citato)
Ecco oggi per voi un interessante articolo preso pari pari dal sito Non Solo Angeli e pubblicato da Anita Pagani. Si tratta si una parte (quello sul rapporto sincronicità-spiritualità) di un pezzo più ampio pubblicato dal sito Lo Specchio del Pensiero un po' di tempo fa.
Questo tema mi è molto caro, specie in quanto cultore dell'I Ching; ma più vado avanti nel cammino spirituale e più mi rendo conto che questa teoria è in grado di modificare totalmente tantissime vecchie credenze e, spesso, di tagliarle di netto.
Bene, con questo contributo, il blog va in ferie per qualche settimana.
Devo doverosamente ringraziare tutti i collaboratori che in questi mesi hanno tenuti alti gli ascolti (anzi: le letture!) del blog, con i loro bellissimi articoli (in ordine puramente indicativo!): Nicola, Laura, Monica, Daniele, e spero di non aver dimenticato nessuno! E devo dire grazie anche a tutti i siti da cui ho tratto articoli interessantissimi.
Ma so che ci saranno altri collaboratori, le cosidette new entry come dicono quelli seri, alla riapertura. O almeno così hanno promesso; io aspetto!
Ed ora eccovi l'articolo sulla sincronicità.  



LA SINCRONICITA'

Vi siete mai svegliati con la sensazione di aver vissuto qualcosa di “reale” o avete mai vissuto qualche evento che aveva il sapore di un sogno, tanto da non essere poi cosi certi che fosse realtà?
Passato, presente e futuro – dimensione interiore ed esteriore – non possono essere rigidamente incasellati in qualcosa di assoluto ma, al contrario, si possono considerare relativi: assumono quindi il significato che gli attribuiamo in base al nostro stato psichico.
Collegamenti apparentemente casuali tra avvenimenti, persone e luoghi che invece, in una diversa chiave di lettura, si rivelano incredibilmente significativi come “indicatori di direzione“ del nostro cammino evolutivo. Questi segni sono sotto gli occhi di tutti, ma non è da tutti coglierne attinenze e significati.
Il linguaggio che parla questa realtà parallela è fatto di simboli: può essere divertente, il più delle volte ha a che fare con la sfera che per eccellenza più sollecita il nostro emisfero destro: quella dei sentimenti. Sono stati fatti numerosi parallelismi tra il modo che il principio della sincronicità ha di manifestarsi e la modo di funzionare del nostro emisfero destro. Quest’ultimo, sede delle emozioni e del nostro vero sè, si servirebbe della sincronicità come un vero e proprio modo di comunicare con la parte razionale del nostro cervello (il suo inseparabile compagno, l’emisfero sinistro), sede del raziocinio e capace di trasferire emozioni e sensazioni nel mondo esterno.
Come un cavallo selvaggio, non provate ad “addomesticare” questo modo di interpretare eventi e persone perchè potrebbe ritorcervisi contro con risvolti anche pericolosi. Questo spazza via il concetto ormai sorpassato della causalità classica per lasciare il posto ad una visione di più ampio respiro, dove il confine tra noi ed il mondo esterno, nonchè tra mente e materia, finisce per assottigliarsi.
Ci ritroviamo immersi in una infinita ragnatela di collegamenti che rende la nostra vita, le persone che ci sono intorno e i nostri stati mentali, nella più ampia accezione, una “cascata” di flussi energetici: se riusciamo a lasciarci trasportare da essa, rimarremo sorpresi di scoprirci veleggiare tranquilli verso l’isola dei nostri sogni.
L’isola dove ci aspetta un livello di vibrazione superiore, dove la soddisfazione egoica lascia il posto ad aspirazioni più profonde ed il linea con la nostra evoluzione. È interessante correlare questo dualismo causalità-sincronicità alle tradizioni culturali Occidentale ed Orientale: la prima affida le proprie aspettative ad un atteggiamento pragmatico e materialista mentre la seconda si lascia andare alla trasmissione intuitiva della conoscenza tra persone simili e non ad acquisizioni mnemoniche ed intellettuali.
Da qui nasce la concezione olistica di scienze e discipline quali astrologia, metafisica e mistica che assecondano la magia degli eventi che rendono significativa la nostra vita, superando in questo modo la frammentazione nel comprendere che tipica della mente razionale.
Carl Jung, a questo proposito, accostò il concetto di sincronicità a quello dell’alchimia medievale, ponendosi l’ambizioso obiettivo di trovare anche nella cultura occidentale la comprensione attraverso la vita e non attraverso la scienza. Ciò per evitare una sterile imitazione dello stile orientale fatta da noi occidentali che ci priva del vero senso della nostra antica cultura.
In questo contesto rientra la teoria medievale della correspondentia di Ippocrate:
”Un unico confluire, un unico cospirare (conflatio), sentendo tutto insieme. Tutto in rapporto alla totalità, ma in rapporto alla parte le parti (presenti) in ogni parte con intenzione all’effetto. Il grande principio va fino alla parte estrema, dalla parte estrema al grande principio: un’unica natura, l’Essere e il Non-Essere. Ma il principio universale si trova anche nella più piccola parte, la quale perciò coincide con il tutto”.
In altre parole ciò che accade in alto è strettamente correlato a ciò che accade in basso e non esistono barriere tra le varie discipline ma tante tessere dell’unico mosaico del vivere. Se riusciamo a inforcare gli occhiali della sincronicità, il mondo diventa davvero come vedere un film in 3D, effetti speciali e mille sorprese sono dietro l’angolo, e come nel film Vanilla Sky, potremmo sorprenderci a vivere sotto un cielo color vaniglia con la colonna sonora dei Beatles che risuona intorno in uno stato di “veglia paradossale”.
Namastè.
Sunshining
edited by: Sunshining per Hearthaware blog
credits: wikipedia.org/sincronicitawww.extaticvenus.it/sincronicita-e-causalita http://lospecchiodelpensiero.wordpress.com/2012/11/05/la-sincronicita/

E infine vi auguro, se ancora non le avete fatte, BUONE VACANZE, sperando che il tempo atmosferico sia clemente !

Juan Segindo

giovedì 24 luglio 2014

Fra Dulbino e la preghiera di Francesco



- Frate Francesco, mi insegni a pregare?
Francesco sembrò non aver sentito. Probabilmente il russare esagerato di frate Egidio aveva coperto la mia domanda, che era stata più che altro un bisbiglio.
Rimaneva con aria assorta a fissare poco lontano, dall’altra parte del piccolo fuoco, la sagoma di frate Bernardo, il suo grande amico, il primo compagno di quella stupenda avventura che era stata la sua vita. Compagno di strada prima, tra i giochi d’adolescente e i sogni di giovinetto; compagno di strada poi, quando la parola di Gesù ascoltata in quel giorno non lontano aveva scosso le loro anime: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la croce e mi segua”.
Forse Francesco rivedeva momenti della loro gioventù, anche se tante volte ci aveva ammonito di non rimanere attaccati al nostro passato, ma guardare sempre avanti, all’indomani.
Frate Egidio dormiva poco distante da Francesco, adagiato sulla schiena su una specie di giaciglio di foglie, sotto una quercia, e il rumore che usciva dalla sua gola era possente come la forza delle sue mani, che passavano tutto il giorno nei lavori più umili, a servizio di chiunque ne avesse bisogno.
Vicino a lui, nell’oscurità, si intravedeva anche il corpo addormentato di frate Masseo, che pareva invece non accorgersi del russare del compagno. Oh, frate Masseo! Quale merito hai avuto agli occhi di Francesco per essere stato chiamato, unico con frate Angelo, quel giorno alla Verna per vedere quelle piaghe che d’un tratto avevano benedetto le sue mani!
- Francesco, mi ins…
- Ho sentito, fra Dulbino! - mi interruppe, senza esser spazientito, Francesco – Pensavo a quante ne abbiamo passate con frate Bernardo…
Allora anche lui ricadeva negli errori! Anche lui, frate Francesco, si lasciava andare alle cose del passato!
- Pensi che sia sconveniente riandare alle gioie terrene vissute? – sembrava avermi letto nel pensiero.
- Veramente sei stato tu a dire…
- Hai ragione, ma è bello ogni tanto rivivere le meravigliose giornate di una volta, quando andavamo con tutto l’ardore della gioventù a lodare il Signore nelle piazze e nei campi di paesi che non ci volevano, dove ci prendevano per pazzi e ci lanciavano dietro le pietre! Dare qualche volta una piccola soddisfazione terrena alla nostra anima non penso faccia male.
Io ero proprio vicino a lui e potei vedere un sorriso allargarsi sulla sua bocca, come se dentro di lui un pensiero positivo avesse invaso l’anima. Poi continuò:
- Tu vuoi che io ti insegni a pregare, fratello Dulbino? Ma non ci sono parole per insegnare a pregare… Se credi col tuo cuore, col tuo cuore devi pregare; e chi sono io per scendere nel tuo e mostrarti il mio? Come potrei fare?
Francesco sembrava in imbarazzo per non avermi saputo dare una risposta. Poi dopo aver girato la testa da tutte le parti come alla ricerca di qualcosa, si fermò e disse, mostrando col dito il frate che dormiva:
- Vedi le mani di frate Egidio? Con quelle lui prega perché quello che fa con le sue mani è preghiera! E il suo russare? Anche quello è preghiera, perché è il segno del giusto riposo dopo una giornata di lavoro duro, anzi di dura preghiera! E le labbra di frate Filippo? - e indicò un'altra sagoma nella semioscurità - Anche quelle sono strumento di preghiera! Quando spiega le parole della scrittura con tanta dolcezza e sapienza, lui loda il Signore meglio che un intero convento di monaci di clausura!
- Ma frate Francesco! Non si dicono queste cose dei fratelli monaci!?
- Eh… fra Dulbino, ce ne sono anche tra i nostri e ce ne saranno tanti anche nei secoli a venire che avranno Dio sulle labbra ma non nel cuore… Preghiera non è parola, ma gesto, è la vita. Preghiera… - si fermò quasi a voler trovare le parole – la preghiera è un atto concreto di affidamento al Signore. Quando vedi un quadro non dici che è bello perché ogni linea è messa al posto giusto e ogni colore sta bene dov’è, ma perché fa esclamare al tuo cuore e alla tua mente: è bello! nel suo insieme.
Preghiera è quando scendi nell’abisso più profondo della tua anima, vedi le cose più brutte e invece di dannarti, prendi la rincorsa e fai un balzo verso il cielo e intanto supplichi, piangi, ringrazi, lodi il Signore. Quella è preghiera! E tutti capiscono che sei un uomo di preghiera, perché leggono in fondo ai tuoi occhi il desiderio del Signore.
Parve aver perso il suo fervore per un istante, ma poi continuò:
- Preghiera è accettare che Dio c’è, che è Signore di tutto e che io lo riconosco, in qualsiasi modo.
La sua risposta mi aveva spiazzato. La mia mente non era in grado, ancora, di capire pienamente quelle cose. Perciò lo incalzai:
- Ma qual è la preghiera, quella da dire anche con le labbra intendo, che tu ami di più?
Francesco frugò nella tasca del suo saio ma tirò fuori le mani vuote.
Si fermò un attimo a riflettere, poi cercò qualcosa con lo sguardo nell’oscurità.
Si alzò evitando di far rumore e andò verso il buio. Lo seguii con gli occhi e cercai di aguzzare la vista.
Francesco si chinò su qualcuno, lo smosse delicatamente e, quando questi si tirò su reggendosi sui gomiti, gli parlò a bassa voce. Costui mise le mani in tasca e tirò fuori qualcosa.
Francesco lo prese e tornò al fuoco.
- Chi è che hai svegliato? E cosa ti ha dato?
- Hai ragione! – rispose imbarazzato - ho interrotto il suo riposo. Domani farò penitenza per questo!
- Ma no... non volevo dire questo… - balbettai imbarazzato a mia volta.
-Non ti preoccupare, sono cose che riguardano me e Lui… - e fece cenno verso il cielo.

 Francesco teneva in mano un libriccino, con una copertina in pelle nera segnata d'oro e pochi fogli all’interno. Lo sfogliò cercando di farsi luce voltandosi verso il piccolo fuoco che ardeva per la notte.
Alla fine esclamò:
- Ecco! La preghiera di Gesù! – e pronunciò quest'ultimo nome con enorme tenerezza, come se stesse assaporando il miele più dolce che avesse mai assaggiato.
- Vedi, nel Santo Evangelo c’è scritto che quando chiesero a Gesù con quali parole i suoi discepoli dovevano pregare, il Signore rispose così – e prese a leggere dal libriccino.


 - O santissimo Padre nostro! – lasciò un dito nel libretto e alzando gli occhi al cielo continuò: - creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.
Che sei nei cieli – e ancora continuò - negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
Sia santificato il tuo nome – lesse, poi disse- si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
Francesco si fermò per qualche istante e sembrò riprendere le forze. Quindi continuò, sempre leggendo dal Vangelo e commentando:
- Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli, l'amore di te è perfetto, la comunione di te è beata, il godimento di te senza fine.
D’un tratto vidi che qualcuno dei frati che stava dormendo svegliarsi e volgersi ad ascoltare le parole di Francesco.
- Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.
Un altro frate alzò il capo destandosi dal sonno, mentre fra Filippo, che ora riconoscevo come quello che si era svegliato prima, smosse anche il suo vicino.
- Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,
dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell'amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l'intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che non sappiamo
pienamente perdonare, tu, Signore, fa' che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci
in te ad essere di giovamento a tutti.
Ora anche fra Rufino, del quale tutti dicevano che pregasse anche nel sonno, si era destato e ascoltava le parole di Francesco.
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.
Francesco si fermò, immobile, con gli occhi alti verso gli arabeschi che le stelle disegnavano in cielo e le braccia spalancate.
Un coro di voci assonnate pronunciò un Amen che era un’unica voce, che scaturiva non dalla bocca ma dalle profondità dell’anima e del cuore.
Qualcuno da dietro la quercia sia alzò; era frate Leone.
- Francesco, posso scrivere quello che hai detto? Almeno per quello che mi ricordo?
- Scrivi pure, frate Leone, e quel che non ricorderai, sarà Dio a suggerirtelo.
Francesco si girò verso di me e disse:
- E a te, frate Dulbino, ho dato la risposta che cercavi?

 Juan Segundo

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