Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

martedì 3 dicembre 2013

La meditazione nella vita quotidiana. Un contributo di Daniele Lapenna

Il maestro Thich Nhat Hanh gioca con un bambino
Come si dice nei migliori giornali, riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Daniele Lapenna sulla meditazione nella vita quotidiana,
Blogger pugliese trapiantato (felicemente) in Sardegna, Daniele è anche progettista ed elaboratore della nuova, belissima, veste grafica di questo mio sito.
Prima di lasciarvi alla lettura del suo articolo, voglio ringraziarlo per averci fatto conoscere la sua esperienza; questo è lo spirito del nuovo Garage: condividere ciò che si pensa e si fa in materia di spiritualità.
Ecco il contributo di Daniele.


"Spesso pensiamo di vivere nel presente, ma la nostra mente vaga nei ricordi
di ieri o nei progetti del domani".
Così parlava il Buddha 2.500 anni fa. Non diceva nulla di speciale. E lui lo ripeteva sempre.

MEDITARE
Se cerchiamo su un vocabolario il significato di "meditare", troviamo: - fermare a lungo e con attenzione la mente sopra un oggetto, un'idea, un argomento, ecc., per intenderli e indagarli
- preparare nella mente qualcosa che si intende realizzare; progettare
- considerare con profonda attenzione un oggetto, un'idea, un argomento, ecc.
- riflettere

Dunque, se tu mediti su un oggetto o una sensazione, stai effettuando una meditazione. Giusto? Eppure la definizione di "meditazione", nello stesso dizionario, dice altro:
- il meditare
- raccoglimento dello spirito intorno a verità della fede
- predica o scritto di argomento religioso o filosofico su cui si medita

Strano che manchi la spiegazione "sollevarsi dal terreno librando nell' aria"! Io definisco la meditazione altro se non "tutto ciò che dovremmo fare in ogni secondo della nostra vita ma che non facciamo mai".

MEDITAZIONE NELLA VITA QUOTIDIANA

Io sono "entrato" nel Buddhismo grazie agli insegnamenti del maestro Thich Nhat Hanh, un monaco vietnamita di scuola Zen. Ha vissuto la guerra del Vietnam, ha conosciuto Martin Luther King il quale lo propose come Nobel per la Pace, ed infine si è stabilito in Francia dove ha fondato il Plum Village.
Il maestro Hanh riesce a spiegare in una maniera incredibilmente semplice in cosa consiste l'insegnamento base del Buddhismo (rendendolo comprensibile a chiunque) che poi non è altro che il modo semplice per vivere cercando di godere appieno di tutte le cose belle.

Ecco un esempio tratto da uno dei suoi libri.
Stai lavando i piatti (presumendo che tu non abbia la lavastoviglie o che tu non voglia usarla per due piattini). Nell' atto del lavarli, si presume tu sia consapevole di ciò che fai e che tu sia in contatto col presente. Vivi il presente. Invece, quasi sempre, non è così. Mentre stai sciacquando sotto l'acqua il bicchiere, stai pensando a qualcosa che dovrai fare dopo, ad una persona, a situazioni del passato, che, non puoi negarlo, ti distraggono dall'atto che stai svolgendo. Le tue mani sono lì, ma la tua mente altrove.
Possiamo paragonare la situazione all'attimo in cui un tizio muore e la sua anima esce dal suo corpo e si allontana. Come essere dunque in contatto con la realtà? Bisogna vivere ed esser consapevole di tutto ciò che fai in ogni istante della giornata, non solo di ciò che fai tu, ma anche di ciò che fanno tutte le persone che hai attorno, anche quelle che ti passano accanto mentre cammini per strada. E' come avere una mente sempre vigile a tutto. Cosciente. Consapevole.
E non vuol dire essere in tensione, in allerta. Assolutamente! Si tratta di "vedere con la mente", entrare in contatto con la realtà. In povere parole: Esserci.

VITA INCONSAPEVOLE

Vuoi esempi in cui riesci ad esser consapevole ma, di tua volontà, preferisci evitare la situazione e continuare e "non esserci"?
Ora, ad esempio, stai leggendo questo testo. Nel mentre, hai pensato a qualcosa che non c'entrasse nulla con ciò che è qui scritto? La tua mente ha vagato per un pò, oppure sta già vagando.
Siamo stressati, veloci, distratti, incoscienti del presente... Stai cercando informazioni in Web, e spesso ti fermi al titolo di un articolo: leggi due righe, e poi o condividi su dei siti internet, oppure cerchi altro materiale. Se hai un attimo libero, devi impegnarlo con qualcosa che non ti faccia pensare. Su un social network non ci sono persone con le quali parlare, così tu cambi sito. Sei connesso ovunque, dappetutto, raggiungibile e "raggiungente" qualsiasi persona. Ma poi, perché? Per riempire la vita di cosa?

Ci sono dei fenomeni psicologici chiamati "nodi mentali" che ci impediscono di vivere la nostra vita serenamente. Sono: desiderio, rabbia, ignoranza, turbamento, nostalgia, rimorso, dubbio... Perché si chiamano nodi? Perché quando si insinuano nella tua mente, tu non cerchi di quietarlo o di esaminarlo, no, tu continui a rafforzarlo, e stringerlo sempre di più.
Se hai una persona che ti ha fatto male, crei il nodo della rabbia. Più pensi a quella persona, più il nodo si stringe. Pensa se ci sono tante persone che ti fanno  arrabbiare: avresti una testa piena di nodi! Peggio delle reti dei pescatori!
In quegli attimi, non sei presente. Non sei cosciente. Non sei consapevole. Il pensiero di rabbia offusca così tanto la tua mente da ignorare tutto il resto.

MEDITA ANALIZZANDO

Quindi, per meditare basta soffermarsi su una sensazione che nasce in noi ed analizzarla: chiediamoci "perché provo questa sensazione?", "che cosa ha fatto di brutto quella persona a me stesso?", "perché quella persona agisce così?", "avrà sofferto anche lui in passato?" ma soprattutto "cosa mi porta di concreto, di utile, questa dipendenza che ho nei confronti di questa malevola sensazione?".
In quel momento, già sei consapevole della sensazione che copre la tua mente. Lo stesso accade quando i problemi li ha una persona con la quale stiamo parlando. Anche se fosse una persona cattiva. Immaginiamola a disagio, triste, sofferente, e proveremo persino pietà.

CONSIGLI

La prossima volta che lavi i piatti, che pulisci il giardino, che parli con una persona, che ascolti una persona, che ti lavi, che mangi, che cammini, cerca di essere in contatto con la realtà.
Il passato ormai è andato, e seppur ha condizionato il tuo presente, ormai non tornerà più.
Il futuro deve ancora sopraggiungere, e fissarlo di continuo non ti permetterà di crearlo bello e piacevole. Se non ricordo male, poi, il futuro è figlio del presente, e nipote del passato. Dunque per creare un futuro bello, bisogna che il presente, suo padre, sia consapevole, sia attento, stia bene, altrimenti crescerà suo figlio, il futuro, in modo non corretto, creando danni a colui che lo vivrà.

Consiglio di leggere questi libri del maestro Thich Nhat Hanh:
- "Respira! Sei vivo" e "Il Miracolo della Presenza Mentale",
dove insegna come essere presente nella vita di tutti i giorni;
- "Essere Pace", nel quale analizza il Sutra Prajnaparamita, ovvero l' analisi delle
sensazioni e percezioni;
- "Trasformarsi e Guarire", dove spiega, dividendo le sezioni in metodi di diversi punti, come praticare la Meditazione (quella in cui ti siedi e mediti consapevolezza). E' forse quello che consiglio di più se dovreste sceglierne uno. Tutti sono editi da Ubaldini Editore.

Juan Segundo

3 commenti:

  1. Il discorso mi piace molto, e lo condivido anche parecchio... ma non sono convintissimo sulle conclusioni di quel discorso. E' corretto fare attenzione al presente, e viverlo essendo "presenti", ma trovo poco indicato liquidare il passato come passato, e il futuro come qualcosa che deve ancora accadere... Ogni nostro passo nel presente, come del resto è scritto, è legato a cose accadute nel passato, e scatena cose che accadranno nel futuro. E' come giocare a scacchi. Per raggiungere un obbiettivo è quindi necessario anche saper comprendere ciò che il futuro potrebbe portarci in base a quanto stiamo facendo, e il non dare troppo peso a ciò che è già accaduto (e passato) potrebbe portarci a trascurare fatti, che - se non oggi - in futuro potrebbero danneggiarci.
    E' quindi un bene vivere nel presente, ma è anche un bene guardare indietro, e avanti.

    La conclusione da trarre piuttosto, è quella di avere una mente aperta e ricettiva, e non chiusa per via di emozioni recondite, torti subiti, e quant'altro. Se qualcuno ci ha fatto un torto tale da creare un "nodo" tanto fastidioso, non dico che si debba continuare in eterno a pensare a quel "nodo", ma neppure dimenticarlo... per non ricadere in situazioni analoghe, con lo stesso tizio, o con tizi di fattura simile. L'esperienza è importante, così come è importante anche la capacità di visione del futuro.

    Prendiamo d'esempio il nostro paese. La politica del nostro paese. A me pare che da quando io mi interesso di politica, ma nel dettaglio negl'ultimi 20 anni, c'è un andazzo generale da parte di governi e politici a guardare solo il "prossimo trimestre". Non c'è visione del futuro, un progetto coeso che possa portare il paese fuori dai problemi attuali, e allo stesso tempo non c'è memoria del passato, tant'è che ci si dimentica in fretta degli errori commessi, e si tende, per tappare falle a destra e a manca, a commetterli nuovamente.

    Meditare, secondo me, dovrebbe essere come, come ho già detto, una partita di scacchi. Essere consapevoli dell'oggi, ricordare il ieri, e avere una certa capacità di prevedere ciò che le azioni di ieri e oggi possano portare domani...

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    1. Spero che ti possa rispondere anche Daniele. Per parte mia penso che meditare per essere presente non significhi dimenticare totalmente il passato. Penso che voglia dire eliminare le idee ed energie negative che nascoso da un'esperienza poco piacevole, così da avere la mente e lo spirito sgombro da 'pesi' inutili (o nodi, come li chiama lui). Anche per il futuro penso voglia dire: non preoccuparsi per qualcosa che deve ancora avvenire per non togliere energie al presente. Il discorso di fare progetti per il futuro ritengo sia un discorso diverso. Quello della politica italiana, poi, non è un problema di karma o di energia negativa, ma di... poca voglia di lavorare, di rubare un lauto stipendio! Ancora una volta grazie per il tuo intervento!

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    2. Ciao Glauco.

      Premetto che il discorso è così complicato che nella mente scivola benissimo,
      ma spiegarlo è difficile. Ti dico che, proprio con l' esempio perfetto della politica che hai scritto, la soluzione è infatti proprio il presente!

      Vediamo se riesco a spiegarlo con un esempio in questo ambito.
      Hai ragione che il passato ha costituito parte del presente, e l' esempio può essere rappresentato dalle tragedie avvenute con eventi naturali causate però da lavori malfatti o non fatti dall' uomo.
      "Lavorare sul presente", in questo caso, significherebbe chiedersi
      ( dovrebbe essere un sindaco appena insediato a porsi la domanda )
      "Cosa c'è di assolutamente importante per la salute dei miei cittadini?".
      E' a questo punto che il passato diviene nullo. Rendiamo il passato inutile ( così come ho scritto nel post ) supponendo che
      in duemila anni non sia successo alcun disastro ai cittadini causato da alluvioni.
      Il sindaco vede con i propri occhi centinaia di case ai margini di fiumi.
      Nel presente, cosa può fare il sindaco? Prevenire un disastro che potrebbe verificarsi anche adesso.

      Dici bene anche quando scrivi
      "...non dico che si debba continuare in eterno a pensare a quel "nodo", ma neppure dimenticarlo... per non ricadere in situazioni analoghe" ma il punto è che hai solo due possibilità: o ricordi il passato, oppure lo cancelli definitivamente.
      E penso che hai ragione: cancellarlo completamente, non sia possibile ( anche se propongo quella soluzione ). E forse è anche meglio così, proprio come dici tu.
      Se il bambino non prova la sensazione di aver toccato il fuoco di una candela, non potrà mai capire perché bisogna evitarla.
      Amo la storia del Buddha proprio perché lui ha vissuto sia la ricchezza, gli agi, il sollazzo del piacere che una vita di digiuno completo e distruzione fisica e mentale del proprio corpo. Solo così ha capito che entrambe erano vie sbagliate.

      E poi hai scritto esattamente come evitare la sofferenza
      "La conclusione da trarre piuttosto, è quella di avere una mente aperta e ricettiva, e non chiusa per via di emozioni recondite, torti subiti, e quant'altro"

      Ovviamente il post non l' ho scritto in modo del tutto oggettivo, quindi anche se ho scritto cose vere e utili, ci ho messo quello zampino di soggettività ( che il buon Juan Segundo aveva già captato appena ha letto il post ) che ha sviato un pò la conclusione del discorso.

      Con la mente aperta capisci gli errori tuoi e degli altri, potrai evitarli di commetterli, potrai evitare di crear edanno agli altri.
      Il Buddha diceva
      "Cerca di togliere la sofferenza dalle persone, ma se non ci riesci, basta che tu eviti di crearne"

      @Juan Segundo
      ti rispondo rimandandoti proprio all' esempio del sindaco che ho scritto sopra, perché penso proprio che prima di puntare in alto, bisogna puntare dal basso.
      I problemi grossi derivano da quelli piccoli ( ma non è detto che sia facile risolverli ).

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