venerdì 15 giugno 2012

Racconto a puntate: È solo un gioco, commissario Bacone! (3)



Se non avesse avuto una Prinz,
Bacone avrebbe guidato
sicuramente questa!

È solo un gioco, commissario Bacone!

Personaggi:
Arturo Marcone: destinatario di una lettera
Francesco Bacone: commissario
Stefano Conci: ispettore (come semplice comparsa)
Marika Garrone: assistente
Nino Geremicca: agente
Gennaro Bellagamba: agente scelto
Gegè: barista



“Buongiorno, signora. Stiamo cercando Arturo Marcone, ci può dire se è in casa? Abbiamo provato a chiamarlo ma non siamo riusciti a trovarlo.”
La signora, che aveva lunghi capelli corvini tenuti a chignon forse da una matita o da un fermaglio di legno, posò a terra il sacchetto nero e si avvicinò al cancello.
“No, Arturo non c’è. Perché lo cercate?” chiese senza aprire.
“Niente di particolare. Un controllo di routine.”
“Ma non gli è successo niente, vero?” chiese spalancando gli occhi castani, o almeno così sembravano a Bacone che era distante dalla donna.
“No, no, non si preoccupi.” La rassicurò  Marika. “È solo che dobbiamo chiedergli alcune cose ma non riusciamo a rintracciarlo, né per telefono né qui a casa.”
“Arturo è in viaggio e non penso che torni prima di fine settimana.”
“È fuori per lavoro?”
“No, oltre a viaggiare per lavoro, lui gira spesso, va fuori Italia, per divertimento, almeno un paio di volte all’anno. In questo momento dovrebbe essere in Irlanda o da quelle parti. E non porta mai il cellulare con sé, non vuol essere disturbato.”
“Beato lui. “ intervenne Bacone. “E mi sa dire che lavoro fa il signor Marcone?”
L’assistente Garrone guardò il commissario, perché conoscevano già il mestiere del ragazzo.
La signora ebbe un attimo di esitazione, poi disse:
“Il rappresentante di biancheria.”
“E pensa che con quel che guadagna, può riuscire a pagarsi viaggi all’estero due volte all’anno?”
Marika Garrone si voltò nuovamente a guardare Bacone, come se la domanda le fosse sembrata inopportuna.
“Non sono fatti miei, questi” rispose risentita la donna. “Ognuno è libero di spendere i suoi soldi come crede.”
“Sì, certo, mi scusi. Non volevo metterla in difficoltà. Può dirci che tipo è il signor Marcone?”
La donna si voltò verso la ragazza e, anche se la domanda era venuta dal commissario, parlò a lei.
“È un tipo tranquillo, non abbiamo mai avuto a che ridire su niente in una decina d’anni che siamo vicini di casa.”
“Mi sa dire che tipo di gente frequenta?”
La donna mise le braccia conserte, sulla difensiva; guardò prima la ragazza, poi il commissario. Poi disse:
“Queste non mi sembrano domande di routine! Io non so niente della vita privata di Arturo e non voglio essere immischiata nei suoi traffici!”
“Perché? Ha dei traffici?” chiese Bacone.
“Ma no! È un modo di dire! Non mi piacciono le domande che state facendo. Se abbiamo finito, io dovrei andare a gettare la spazzatura e poi riassettare casa. Con permesso.”
La donna prese il sacchetto della spazzatura, aprì il cancelletto con un pulsante sulla colonna, e si avviò con decisione verso il bidone dell’indifferenziata.
“Signora, mi scusi” insistette Bacone.
La donna si girò verso l’uomo.
“Che c’è ancora?”
“Quello è il bidone dell’indifferenziata.”
“Lo so” rispose la donna, “e con questo?”
“Sa quant’è la multa per chi non effettua correttamente la raccolta della spazzatura?”
Il sacchetto rimase a mezz’aria, quindi fu deposto a terra.
“Sono dai 500 ai 700 euro se si scopre che non è effettuata correttamente.”
“Quindi?” chiese la signora, ma con poca convinzione.
“Quindi potremmo vedere cosa c’è là dentro.”
La donna era un tipo sveglio, anche se in vestaglia.
“Arturo è un bravo ragazzo, non ha nessun traffico e i suoi amici sono come lui. Ci potrei mettere la mano sul fuoco.”
“Sta’ dicendo la verità?”
“Per quale motivo dovrei mentirle, scusi?” A questo punto la donna stava quasi urlando. Si trovavano in mezzo alla strada, con le auto che passavano a poca distanza e una signora anziana, anche lei in vestaglia, si era affacciata al balcone del secondo piano.
“Siete arrivati qui di prima mattina, avete cominciato a fare domande senza darmi una spiegazione… “
“Non dobbiamo darle spiegazioni… “
“Va bene, non c’è problema, signora” interruppe Marika. “Ci scusi per il disturbo. Ci è stata sicuramente di aiuto. Ancora solo una cosa. Quando il signor Marcone tornerà, può dirgli che lo stiamo cercando? Gli dica pure di chiamarci e di chiedere del commissario… no, faccia chiedere dell’assistente Garrone, che sono io. Ok? Se poi anche lei dovesse ricordare, o vedere, qualcosa che pensa possa essere fuori dal normale, mi chiami senz’altro!”
“Ma allora c’è pericolo! Siamo in pericolo!” si udì la voce della signora anziana che parlava dal balcone. “L’ho sempre detto io che di quello non ci si poteva fidare! Chissà in che guaio s’è cacciato! E ci ha cacciato!”
“Ma smettila, Maddalena!” urlò la signora da sotto. “Che vuoi che abbia fatto Arturo? Lo conosci, no!”
“È proprio per questo che… “
“Ma tornatene dentro e finiscila!”
La donna sul balcone si voltò e rientrò in casa borbottando qualcosa a voce impercettibile dalla strada.
“Lasciatela perdere! Maddalena si lamenta sempre di tutto. Non gli va mai bene niente. Comunque non si preoccupi, signorina… Garrone, vero? Appena vedo Arturo lo faccio chiamare in commissariato. Però mi avete messo un bel po’ di paura stamattina!”
Poi ciabattò fino al cancelletto, lo varcò e lo richiuse dietro di lei. Quindi rientrò in casa e sbattè la porta.
Il commissario Bacone e Marika Garrone tornarono alla macchina.
“Ma perché l’ha aggredita in quel modo, commissario?” chiese la ragazza una volta in marcia, con tono di rimprovero.
“Non so neanch’io. Mi sono lasciato prendere da un momento di rabbia senza motivo. Poi ho pensato che era meglio continuare come nei film: poliziotto buono e poliziotto cattivo.”
“Ma noi siamo la polizia vera! Non siamo in un film di serie B coi ladri e i poliziotti corrotti!”
“Hai ragione. È che mi ha preso così. Ho sbagliato, lo so.“
“Anche perché la signora effettivamente non sapeva niente su Marcone. E comunque siamo punto e a capo; e in più dobbiamo aspettare che il ragazzo torni.”
Marika guidava tranquilla. Imboccò il cavalcavia. Il traffico era ormai scemato e scorreva bene.
“Oddio, potremo anche farlo rintracciare. Se è all’estero, dai controlli sui visti e dalle nostre ambasciate, sapremo dove si trova” disse la ragazza.
“Aspettiamo ancora qualche giorno. La signora ha detto che tornerà a fine settimana; oggi è giovedì, quindi… e poi finché è all’estero è al sicuro. Visto che la lettera minatoria gli è arrivata a casa, possiamo presumere che non conoscano i suoi giri.“
Erano quasi giunti in commissariato. Bacone si fece lasciare al semaforo, per fare due passi; Marika proseguì.
Passando davanti al Bar dell’Angolo, il commissario decise di farci una visitina. 


(continua...) 


TIM

giovedì 14 giugno 2012

Cassanate o che altro?

Ma fateci il piacere... !!!
Diciamoci la verità.
Premettendo che anch'io credo che il tutto sia nato come formula pubblicitaria per l'uscita dell'ultimo libro del Cecchi, le dichiarazioni di Cassano (comunemente dette cassanate) e le successive precisazioni (ma chi gliele ha scritte? lui forse non sa' neanche dell'esistenza del termine omofobo!) in risposta alle affermazioni di Cecchi Paone sull'omosessualità di alcuni calciatori della nazionale, evidenzia, per me, solo un fatto: è la nostra società che è fuori regola, non Cassano né Cecchi Paone.
Se, infatti, noi non ci trovassimo niente da dire sul fatto che esistano omosessuali, transessuali, transegnder e via dicendo e rispettassimo le loro scelte (come loro rispettano quelle degli altri), non ci sarebbe stato nessuno scandalo, né da una parte né dall'altra.
Qualcuno si scandalizzerebbe o farebbe tutto questo putiferio se, ad esempio, una qualsiasi show girl (senza fare nomi) dicesse: "sono stata a letto con due atleti della nazionale", o anche con tutti quanti insieme?
Penso proprio di no. Al massimo qualcuno si sarebbe chiesto se i tizi in questione sono sposati, per capire se si tratta di questione di corna.
Smettiamo allora di prendercela con questo e con quello, e pensiamo a come siamo messi da questo punto di vista in Italialand (intesa come pertinenza del vaticano).


TIM

mercoledì 13 giugno 2012

Racconto a puntate: È solo un gioco, commissario Bacone! (2)


Sono sempre loro.
Li avete riconosciuti?

Seconda puntata del nuovo racconto con protagonista il commissario più insignificante della storia letteraria poliziesca mondiale. Se volete, è qui di seguito.


È solo un gioco, commissario Bacone!


Personaggi:
Arturo Marcone: destinatario di una lettera
Francesco Bacone: commissario
Stefano Conci: ispettore (come semplice comparsa)
Marika Garrone: assistente
Nino Geremicca: agente
Gennaro Bellagamba: agente scelto
Gegè: barista


Faceva freddo e c’era vento forte.
Bacone dovette farsi il solito centinaio di metri dal luogo dove aveva parcheggiato la sua Prinz NSU carta da zucchero prima di arrivare in commissariato. Possibile che nel parcheggio della polizia non c’è mai posto? Se lo chiedeva ogni volta e ogni volta non trovava risposta.
Spinse il pesante portone ed entrò.
La voce di Bellagamba era impegnata nella solita romanza napoletana, segno tra l’altro che non c’era alcun capo estraneo in giro. E a lui di Bellagamba che cantava non importava più di tanto; anzi teneva allegra la compagnia.
Salutò Nino Geremicca, chiese se c’erano novità e dovette accontentarsi di un: no, accompagnato da un rapido gesto col mento.
Passò davanti a tutte le porte degli uffici, qualcuna aperta, qualche altra ancora chiusa, e infine arrivò nella sua stanza, che si trovava alla fine del corridoio.
Appese il loden verde sull’attaccapanni e ci mise il cappello sopra.
Fu un attimo.
Stava per girarsi per andare ad aprire la serranda, quando la porta si spalancò ed entro Marika Garrone con un paio di pantaloni che la facevano sembrare ancora più bassa di quello che era.
Ma aveva gli occhi verdi e il cervello che andava a meraviglia, e anche per questo a Bacone era simpatica. Un po’ meno a Conci, anche perché aveva preso il posto di quella sventola (per usare la terminologia del toscano) di Denise Demarco.
“Ho scoperto una cosa, commissario!” disse quasi senza fiato.
“A proposito di che?”
Bacone aveva raggiunto la scrivania, mentre la ragazza, un caschetto di capelli ramato naturale, continuava a stare in una specie di posa sull’attenti con alcuni fogli in mano.
"Dimmi Marika."
L’assistente non si muoveva. Bacone la guardò a lungo, poi suggerì:
"Ti vuoi sedere e dirmi quello che mi devi dire o pensi di restare lì impalata tutta giornata?"
La ragazza sedette e poggiò il plico sulla scrivania del commissario.
"Ecco, commissario, ho scoperto qualcosa che riguarda il caso di Arturo Marcone. Si ricorda il giorno in cui venne il professore? Dopo che ho redatto il verbale, ho avuto l'impressione che ci fosse qualcosa che non andava, che non quadrava insomma, come quando si sente una musica e si capisce che c'è qualcosa di stonato, qualcosa... "
"Si, ho capito vieni al sodo." tagliò corto Bacone.
"Bene, stamattina mi sono andata a riguardare tutta la pratica e ho scoperto qualcosa."
Il commissario stette in silenzio per quasi un minuto, in attesa, ma la ragazza rimase muta. Poi le chiese con calma, con voce tranquilla:
"Ti faccio portare un cordiale per riprenderti dallo choc o ce la fai da sola?"
"No, grazie, non mi serve niente, va bene così" rispose la Garrone.
"Parla, maledizione! che aspetti, che faccia sera?" urlo' quasi Bacone.
Marika saltò sulla sedia, che sotto il peso del suo corpo ebbe uno scricchiolio.
"Si, certo commissario, mi scusi. È che l'altra mattina… “ la ragazza era confusa  “mi era sembrato che il mio comportamento deciso non era stato di suo gradimento."
"L'altra mattina stavamo interrogando una persona che era già in difficoltà di suo e la tua irruenza mi era sembrata fuori luogo. Ora siamo io e te, parla."
"Allora, dicevo che ho ricontrollato e ho scoperto che gli indirizzi sono sbagliati."
"Come: sono sbagliati?" chiese Bacone stupito.
La ragazza si sistemò meglio sulla sedia e prese dalla scrivania la busta della lettera.
"Guardi qui l'indirizzo" e gliela porse. "Cosa legge qui?"
"Marika!" sbraitò questa volta Bacone.
"Si, si, ecco... qui c'è scritto: Arturo Marcone via Manzoni 24. Quando ho redatto il verbale invece ricordavo di aver scritto un'altra cosa. Sono andata a controllare e ho verificato anche la fotocopia del documento di identità. Il professor Marcone abita in via Manzone 24. Capisce? Non Alessandro Manzoni, ma Walter Manzone!"
"E allora puo' essere che esiste anche... "
"Esatto! Ho gia controllato ed esiste un Arturo Marcone che abita al numero 24 di via Alessandro Manzoni. È un ragazzo di 28 anni, che fa il rappresentante."
"Allora la busta non era indirizzata al professore! Il vecchietto puo' stare tranquillo e continuare il suo tran tran in santa pace aspettando... insomma, hai capito, no?"
"Per fortuna si. Ma... " si interruppe Marika.
"Ma... ?" chiese Bacone.
“… a questo punto abbiamo qualcun altro che è in pericolo. Quell'Arturo Marcone che abita all'indirizzo esatto."
Bacone pensò un attimo, poi disse:
"Dovremo rintracciare subito quest altro Marcone." E dopo qualche istante continuò: "Naturalmente ci hai già pensato tu."
"Veramente non ho fatto in tempo perché e' arrivato lei. Ma avevo appena trovato il numero di telefono. Vuole chiamare?"
Bacone la guardò e poi le porse il microfono del suo apparecchio.
"Chiami tu da qui."
Gli occhi della ragazza si fecero ancora più verdi e luminosi. Scartabellò qualche secondo nella pratica finché trovò quello che cercava. Compose il numero sul cordless e attese in silenzio per un minuto. Chiuse la conversazione, riaprì  e ricompose il numero. Anche questa volta dall'altra parte non rispose nessuno.
"Squilla a vuoto. Pensa che sia cattivo segno?" chiese la ragazza.
"In questo momento non penso niente. L'unica cosa da fare è andare a controllare di persona."
Bacone chiamò Bellagamba, che arrivò fischiettando.
"Eccomi, commissa'. Avete chiamato?"
"Si, Gennaro. Dovresti fare una ricerca mentre io e la signorina andiamo a fare un sopralluogo."
Spiegò brevemente a Bellagamba la scoperta di Marika e gli chiese di controllare se negli schedari ci fosse qualcosa riguardo l'altro Arturo Marcone.
Bacone e Marika Garrone chiesero le chiavi dell'auto di servizio a Geremicca e uscirono.
C’era abbastanza traffico quella mattina, specie sul cavalcavia della ferrovia. Tutte le auto provenienti da fuori città e dalle zona periferiche nord devono per forza passare di là, perciò il quotidiano ingorgo fece sì che arrivarono in via Manzoni dopo quasi mezz'ora.
Trovarono facilmente il numero civico. Si trattava di una villetta a due piani, con quattro famiglie. Marika suonò diverse volte al campanello col nome Marcone, ma non ebbero risposta.
Dal terrazzino del pianterreno stava uscendo intanto una donna, sulla quarantina, con un sacco della spazzatura in mano; rimase un attimo interdetta e si chiuse istintivamente la vestaglia sotto cui si intuiva il pigiama.
Bacone rimase sulla strada, mentre Marika, che era in divisa, si avvicinò alla cancellata.

TIM

lunedì 11 giugno 2012

Racconto a puntate: È solo un gioco, commissario Bacone! (1)


E questi chi sono?
E che c'entrano col commissario Bacone?

Ancora qualche sussulto da questo blog morente.
Dopo averla fatta passare per le sapienti mani di Ariano, oggi vi do' in pasto la prima puntata della nuova avventura del commissario Bacone. Sono circa 8mila parole, a cui ho lavorato per 2-3 mesi. Questa volta ho usato un metodo per me inusuale: dopo aver scritto la trama, ho cominciato a lavorare sulle singole scene, indipendentemente dalla cronologia. Alla fine ho assemblato il tutto e non so se questo si vedrà nella lettura. Fatemelo sapere.
Anche quest'avventura del commissario Bacone è ambientata a Vercelli. Ho mantenuto la topografia come nella realtà e mi sono permesso solo una piccola deviazione nella descrizione di una palazzina dove abita uno dei personaggi; per il resto potete usare il racconto come cartina stradale.
Che dire altro? Niente, se non ringraziare ancora Ariano ed anche il mio amico Luca, che mi ha suggerito un titolo (capirete poi di cosa).
Aspetto, come sempre, un vostro parere.

È solo un gioco, commissario Bacone!


Personaggi
Francesco Bacone: commissario
Stefano Conci: ispettore (come semplice comparsa)
Marika Garrone: assistente
Arturo Marcone: destinatario di una lettera
Nino Geremicca: agente
Gennaro Bellagamba: agente scelto
Gegè: barista



“Pronto, sono Sara della British Telecom. È lei il titolare?”
Bacone rimase un attimo interdetto.
“Chi è scusi?”
“Sono Sara della British Telecom. Vorrei parlare col titolare. È lei?”
“Signorina, questo è un commissariato!”
“E allora mi faccia parlare col commissario” ribatté Sara-della-British-Telecom senza perdersi d’animo.
Bacone non sapeva cosa fare. Guardò il portatile che aveva in mano, poi disse:
“Non ci serve niente, grazie!” e riattaccò.
“Geremicca!” urlò qualche secondo dopo.
Il telefono squillò: telefonata interna.
“Sì, che c’è?” rispose Bacone.
“È lei che mi ha chiamato, commissario” replicò seraficamente Geremicca.
“Ma cosa ti è saltato in mente di passarmi quella tizia di prima?” si alterò Bacone.
“E perché? Si è gentilmente presentata e poi ha chiesto del titolare. Quindi visto che lei è il titolare di questo commissariato, gliel’ho passata.” Poi dopo una breve esitazione: “O preferiva che la facevo parlare con Conci?”
Com’era quel libro? Quello da cui avevano tratto pure un paio di film? Ah, ecco: L’ultimo uomo sulla terra. Bacone aveva perso l’orientamento: era rimasto solo lui al mondo a ragionare secondo certi canoni o era rimasto l’unico imbecille sulla terra?
“Lascia stare. E per stamattina niente più telefonate pubblicitarie, gentilmente” e chiuse la conversazione.
La lancetta dei secondi dell’orologio non fece in tempo a tracciare un giro completo che il telefono squillò nuovamente. Bacone lo fissò, incerto se rispondere e beccarsi un’altra Sara o Dio solo sapeva che. Poi vide che la telefonata era nuovamente interna e veniva dal centralino.
“Pronto. Che c’è adesso, Nino?” spazientì il commissario.
“C’è un certo Arturo Marcone che vorrebbe parlare con lei. Che faccio?” Era quasi una sfida.
“Vuol parlare proprio con me? Ha fatto il mio nome?”
“È lei il titolare del commissariato?”
“Certo che sono io! E chi sarebbe sennò?” sottintese con la voce Bacone.
“E allora il signor Arturo Marcone ha chiesto proprio di lei, del titolare del commissariato, ha detto testualmente.”
Eccone un altro, pensò Bacone; poi si arrese.
 “Ve bene. Fallo passare. Anzi fallo accompagnare da Bellagamba.”
“Bellagamba non c’è in questo momento.”
“Conci?”
“Non c’è.”
“C’è qualcuno in questo commissariato, di cui io sarei il titolare?”
“C’è l’assistente Garrone. Oltre a lei e me.” Ovviamente avrebbe voluto aggiungere.
“Allora chiedi alla Garrone di accompagnare il signor Marcone nel mio ufficio” concluse Bacone, chiudendo la telefonata.
Passarono pochi minuti e qualcuno bussò alla porta dell’ufficio del commissario.
“Avanti.”
Una ragazzotta robusta, alta non un centimetro in più del minimo stabilito per far parte delle forze di polizia, capelli cortissimi e due splendidi occhi verdi, aprì la porta ed entrò.
Appena l’assistente Marika Garrone ebbe liberata la visuale della porta, davanti al commissario comparve un uomo anziano, con un cappello in panno a tese strette e una cartellina di pelle marrone in una mano.
“Prego, si accomodi, signor… “ fece finta di aver dimenticato il nome, per metterlo a suo agio rompendo subito il ghiaccio.
Sempre stando sulla porta, l’uomo si tolse il cappello con la mano libera e lo portò all’altezza del cuore, accennando quasi ad un inchino.
“Professor Arturo Marcone.”
“Avanti, avanti, professore!” l’invitò Bacone che nel frattempo si era alzato.
La presenza dell’uomo incuteva riverenza, per niente in particolare, ma per l’aspetto in sé.
Entrò nella stanza, camminando un po’ malfermo sulle gambe, tanto che Marika sembrava esser lì lì per assisterlo in caso fosse caduto. Riuscì a raggiungere la scrivania del commissario e rimase in piedi.
“Si accomodi pure.”
Il professore attese che fosse Bacone a sedersi per primo, poi sedette a sua volta.
“Allora, professor Marcone, mi dica.”
L’uomo guardò la Garrone che rimaneva in piedi accanto a lui; poi guardò il commissario.
“Parli pure, professore.”
Abbassò un attimo lo sguardo, quindi infilò una mano nella cartella in pelle e tirò fuori una busta da lettera. La aprì con lentezza, svolse il foglio che conteneva e la porse al commissario dicendo:
“Stamattina ho ricevuto questa lettera e adesso ho paura.”
Bacone prese il foglio e lo guardò, poi lesse a voce alta:
“’Hai sentito che ho detto, pezzo di merda? Con te non ho finito neanche per il cazzo, ho una cura medievale per il tuo culo!’
‘Lascia la città stasera, all'istante, e una volta fuori resta fuori, o ti faccio fuori.’”
Bacone prese la busta che l’uomo aveva lasciato sul tavolo e la rigirò tra le mani.
“Non ha mittente” disse a sé stesso.
Poi notò che Arturo Marcone continuava a restare rigido sulla punta della sedia e che ogni tanto guardava la poliziotta in piedi di fianco a lui.
Marika Garrone era lì, con le mani dietro la schiena e le gambe leggermente divaricate. Bacone la fissò un attimo e poi disse:
“Marika, stai pure rilassata. Anzi siediti che stiamo tutti più tranquilli, vero professore?”
L’uomo accennò un mezzo sorriso e sembrò sollevato di non avere più l’ombra della ragazza addosso.
“Allora, non ha idea di chi può averle spedito la lettera?”
“Assolutamente! Nella mia vita non mi era mai capitata una cosa del genere!”
“Lei è professore mi ha detto, vero?”
“Certamente. Ho insegnato storia dell’arte per tutta la vita al liceo classico della città e le posso assicurare che queste sono cose che mai avrei immaginato di ricevere!”
L’uomo anziano si stava rianimando e pareva riprendere in mano la propria situazione.
“Le credo, professore. Capisce bene che frasi di questo tipo si possono leggere solo in lettere minatorie e tra gente di un certo tipo, non certo del suo livello. L’ha ricevuta regolarmente con la posta?”
“Sì. Questa mattina come al solito sono uscito di casa verso le dieci per la piccola spesa quotidiana: pane, latte, giornale; e tornando ho guardato nella cassetta della posta, come faccio sempre. Esco sempre a quell’ora perché al ritorno so’ che il postino è già passato e se c’è qualcosa è già nella buca. Così poi posso evitare di scendere più tardi. Non sempre esco al pomeriggio e se non ho impegni, una volta rientrato dalla spesa, mi cambio d’abbigliamento e mi metto comodo. “
A Bacone tornò in mente una vecchia canzone di Guccini: gli sembrava di vedere l’uomo muoversi per casa col sottofondo di quella musica, come in un film.
“Ha parenti qui in città?”
“No. Mi è rimasta solo una sorella che vive a San Casciano col marito, ma ci vediamo poco.”
Bacone notò che non aveva la vera al dito e non volle approfondire oltre quell’argomento che per l’uomo poteva essere doloroso. La solitudine è una brutta bestia a qualsiasi età, e il professor Marcone non sembrava tipo da frequentare le bocciofile.
“Quindi lei non sa chi potrebbe averle inviato la lettera. Non ne ha ricevuto altre prima di questa o quanto meno le è capitata qualche situazione strana, fuori dal normale? Qui dice: con te non ho finito.”
“Scusi, commissario, posso dare un’occhiata?” interruppe l’assistente Garrone.
Bacone le girò un’occhiataccia, ma la ragazza parve non accorgersene e si allungò verso la lettera.
Con un gesto della mano il commissario consentì alla richiesta della ragazza e poi tornò a rivolgersi all’uomo.
“No, guardi, non so proprio.”
“C’è qualcosa di strano in questa lettera” si intromise la ragazza.
“Marika, stiamo parlando col professore!” intervenne Bacone seccato.
Anche questa volta la ragazza parve non capire il tono del superiore.
“Vede, commissario, le frasi sono in corsivo e per di più virgolettate.”
E anche stavolta Bacone riportò la sua attenzione sull’uomo seduto davanti a lui.
“Continui, la prego, professore.”
“No, dicevo che non ne ho proprio idea. Ho insegnato per tantissimi anni e per quanto possa aver fatto bocciare qualcuno, ormai è passato tanto di quel tempo! E poi non si minaccia a quel modo per una vecchia bocciatura! Per il resto non ho amicizie, né maschili né femminili, sempre che non si possano considerare amici il lattaio, il giornalaio e il verduriere coi quali scambio qualche parola tutti i giorni.”
“E nel suo condominio?”
“Ma no! Siamo tutti anziani ed è già qualcosa se ogni giorno riusciamo ad incontrarci ancora. Eppure abbiamo vissuto nella stessa scala per decine di anni. Ma comunque, anche lì, solo gli auguri per le feste le domande sulla salute, i figli, chi ce l’ha, e basta. Eppoi, nessuno di loro si sarebbe espresso in quei termini!” concluse quasi schifato facendo cenno alla lettera che ancora la Garrone stava rigirandosi tra le mani.
L’uomo si stava infervorando, forse dalla paura stava passando alla rabbia per l’impotenza di non capire e non poter fare niente. Come se per la prima volta nella sua vita qualcosa non era sotto il suo diretto controllo.
“Va bene, professore” concluse Bacone. “Ora la signorina redigerà il verbale e glielo farà firmare. Se dovesse ricordare qualcosa, sa che può chiamare o venire quando vuole. E noi sappiamo dove trovarla se avremo domande o novità.”
Il commissario si alzò e porse la mano all’uomo.
Arturo Marcone lo guardò come a chiedere: è tutto qua? Poi capì che la conversazione era finita, si alzò a sua volta, strinse la mano al commissario con un mezzo inchino e seguì Marika Garrone fuori dall’ufficio.

TIM

venerdì 8 giugno 2012

Il boia e Due casi per Maffina

La terza versione
de L'isola dei morti 
di Arnold Bocklin
che compare ne
Il Boia
Ho da poco finito di leggere un paio di libri e volevo parlarvene.
Si tratta de Il boia di  Edoardo Montolli e di Due casi per Maffina di Annamaria Fassio.
Comincio col libro di Montolli, partendo naturalmente dalla trama:
È un’estate torrida quella che soffoca Milano. Nella sua tenuta all’interno del Parco delle Groane, il corpo di Monsignor Alceste Contini, illustre personalità ecclesiastica della cittadina di Rho, viene trovato massacrato e orrendamente sfigurato. Per risolvere il caso, la Questura affianca all’irascibile commissario De Nigris il dottor Lucio Settembrini, enigmatico criminologo esperto di serial killer. Ma quando il misterioso assassino scrive una lettera alla polizia, i sospetti convergono tutti su Manuel Montero, giornalista alcolizzato reso celebre da un trattato sulle perversioni sessuali cui la lettera allude. Certo che qualcuno voglia incastrarlo, Montero decide di far luce da solo sul delitto… (dalla scheda su Thrille Cafè).
Non conoscevo Edoardo Montolli, prima di ora, né come scrittore, né come giornalista, ma documentandomi per il post, ho visto che è l'autore di diverse importanti inchieste giornalistiche su fatti di cronaca di questi ultimi anni, tra cui la strage di Erba, il caso Genchi e il mondo delle perversioni sessuali, da cui ha tratto un reportage, Tribù di notte. Proprio da questo suo libro basato su fatti veri, parte la storia de Il boia, che è invece finzione letteraria: il personaggio Montero viene interpellato dalla polizia proprio perché autore di quel libro. Sì, perché leggendo questo volume si nota subito che Montolli (lo scrittore) conosce bene ciò di cui scrive e, forse anche per questo, la sua scrittura è essenziale; le scene di violenza (di tutti i generi) non hanno nulla dei grandi scrittori americani noir, ma in modo positivo, perché quelle dello scrittore-giornalista italiano sono scarne e non puntano a fare del buono un eroe ancora più grande e del cattivo la sua vittima predestinata. I buoni, qui, non sono proprio tutti buoni (ma non sono neanche l'eroe maledetto di tanti pseudo noir anche italiani) e nella loro vita il marcio è mescolato al buono in parti uguali; è vita vera, insomma.
Ogni tassello nel libro ha un suo perché, non c'è una storia più o meno inventata a cui l'autore ha appiccicato la forma del romanzo, ma -pur rimanendo nell'ambito della fantasia- la narrazione procede come un articolo di cronaca. Con ciò non voglio dire che i personaggi non siano ben fatti, a tutto tondo come dicono quelli bravi, è solo che sono personaggi veri pur senza che l'autore ci faccia sapere quanto portano di mutande.
A questo proposito il finale è illuminante: una scena di violenza che chiude quasi all'improvviso la storia, ma che non ti lascia in bocca l'amaro di un: troppo in fretta. Doveva essere scritta così, perché è così che succede nella realtà.
Insomma, sicuramente il libro placet ed è un buon viatico per leggere ancora di Edoardo Montolli.
Voto: 8,5.
Diverso il giudizio su Due casi per Maffina, di Annamaria Fassio che raccoglie in volume i suoi primi due lavori: TESI DI LAUREA, dove la studentessa Erica Franzoni riapre dopo trent'anni un caso apparentemente chiuso per una midiciale ricerca universitaria; e I DELITTI DELLA CASA ROSSA, dove Maffina fruga tra i segreti di una comunità al femminile, fondata da un'ambigua benefattrice (dalla IV di copertina).
In verità in un post di qualche giorno fa avevo detto che stavo leggendo un buon libro e che il libro in questione era proprio questo.
E il mio giudizio non era avventato, allora. Solo che ero alle prese con il primo dei due romanzi, quello col quale la Fassio ha addirittura vinto (e devo dire meritatamente) il Premio Tedeschi 1999 all'esordio. Infatti Tesi di laurea è veramente un buon libro, che dà un senso di freschezza nella lettura, coi suoi cambi di voce narrante (che non disturbano) i brani di registrazioni o di diario che intercalano la trama, la prosa scorrevole e senza intoppi descrittivi pesanti. La coppia composta da Erika Franzoni, studentessa alle prese con la tesi di laurea, appunto, e il commissario Maffina, funziona; i due personaggi camminano ognuno con le proprie gambe, per la propria strada, con la propria storia ma si incontrano bene e volentieri, arrivando a chiudere il cerchio della narrazione in modo perfetto.
Con I delitti della casa rossa, invece, le cose cambiano, e non solo perché Erika è ormai un poliziotto, ma perché il loro rapporto letterario non funziona più, a mio parere. La storia dei due procede troppo parallela, sembra non incontrarsi mai, pare che Franzoni e Maffina non siano più i protagonisti principali, ma solo due dei tanti. La traccia narrativa è troppo lenta, si arriva alla fine dopo una serie infinita di colpi di scena che di colpo di scena non hanno niente. Non ho letto nient'altro di Annamaria Fassio, perciò non posso dire se gli altri volumi della serie Franzoni-Maffina funziona come il libro d'esordio. I critici dicono che abbiamo una delle più abili scrittrici di gialli italiane (vedi link precedente) ed è addirittura la pupilla di Ed McBain. Ci credo sulla parola, ma il mio giudizio su questo volume resta. 
Quindi il libro placet juxta modum.
Voto: 6 (che viene da un 8 per la prima parte e 4 per la seconda).
Prima di chiudere, una piccola riflessione sui feedback suggeritami da questo ottimo post di Alex Girola. Dicevo nel commento a quel pezzo che ... senza feebak diventa dura andare avanti. Il dialogo è importantissimo, ma ci può essere solo se qualcuno l’inizia, anche con una critica negativa. Io cerco di essere sempre oggettivo nei miei commenti ai lavori altrui, quindi dico sempre quello che ho apprezzato e quello non mi è piaciuto, ma senza spirito di rivalsa o disprezzo (o peggio ancora di invidia!). La stroncatura ad ogni costo è solo segno di un’incapacità a rapportarsi e a saper entrare in quello che si è letto.
Ecco, quello che ormai sapete bene tutti voi che perdete tempo dietro alle mie elucubrazioni, è che io dico sempre quello che penso, magari in modo scherzoso, o soft/hard a secondo dell'umore del momento. Non è per essere arrogante o sprezzante o per mettermi sul piedistallo; se lo faccio è perché sono sincero e, soprattutto, non lo faccio con spirito di rivalsa, disprezzo o invidia. Quindi non vi lamentate e fora d'i ball!


TIM



mercoledì 6 giugno 2012

Concorsi (e aggiornamento)

(qui)
Immagine di mostro marino
che emerge dalle acque.
Emergo dal gorgo dell'incoscienza e dell'indolenza solo per segnalare anch'io il concorso di minuettoexpress a cui mi piacerebbe partecipare, visto che c'è molta libertà di movimento e scade il lontanissimo 1 novembre.
Vi riporto, se non avete voglia di cliccare sul link di sopra, il Regolamento, così come riportato sul sito (e anche perché così riempio un po' il foglio del post).


REGOLAMENTO CONCORSO 
PRIMA DI COMINCIARE: Rileggete quanto ho scritto nella parte precedente. Se state leggendo il bando da un altro sito, spostatevi sul Minuetto Express ed esaminate l'articolo nella sua interezza.
ARGOMENTO: una Storia Alternativa (aka ucronia) con elementi retrofuturistici, ambientata tra il 1899 e il 1999, in cui l'umanità scopre l'esistenza di creature subacquee intelligenti, e numerosi cambiamenti climatici modificano l'aspetto della terraferma.
GENERE: Un mix tra fantascienza, fantasy e horror, a vostra completa discrezione.
PRECISAZIONE: Potete usare qualsiasi creatura, dai draghi alle sirene, dai vampiri ai kraken, persino robot e mutanti... purchè sia calata in un contesto credibile. Unica eccezione: niente alieni. Gli oceani contengono già abbastanza stranezze.
LUNGHEZZA DEI RACCONTI: Tra le 1000 e le 5000 parole.
CONSEGNA RACCONTI: Entro e non oltre il 1 Novembre 2012.
NUMERO DI RACCONTI PER PARTECIPANTE: Uno. Scrivetelo bene e fatevelo bastare. Se vi siete pentiti e il racconto precedente non vi piace più, scrivetene un altro e inviatelo. Il vecchio racconto sparirà per magia e verrà sostituito da quello inedito. In soldoni: non potete gareggiare con due o più racconti contemporaneamente.
NUMERO DI CORREZIONI/RINVII PER PARTECIPANTE: Illimitati. Potete inviare nuove versioni dello stesso racconto fino all’ultimo secondo disponibile, tenendo bene a mente che ogni nuova versione elimina automaticamente quella vecchia. NON inviate più versioni con finali alternativi. Verrà considerata solo l’ultima versione inviata.
EDITING E COMMENTI: Non farò nessun tipo di editing sui racconti inviati. E’ vostro preciso dovere controllare che siano scritti in un italiano comprensibile, evitando errori grossolani e congiuntivi massacrati. Il sottoscritto legge e giudica quanto riceve. E basta. Allo stesso modo, non darò voti, né valuterò in alcun modo i racconti prima della scadenza del concorso. Ogni domanda stile “Che te ne pare?” o “Ho speranze di vincere?” sarà ignorata senza pietà.
PRECISAZIONE RACCONTI: I racconti inviati devono essere inediti: non potete inviare lavori già pubblicati in cartaceo o su Internet. Potete pubblicare i vostri racconti (dopo averli inviati a me, si intende) sui vostri blog, siti, profili Facebook e quant’altro, se lo desiderate.
DOVE INVIARE: Mandate tutto a minuettoexpress@gmail.com specificando "HydroPunk" nell'oggetto.
PRECISAZIONI MAIL: indicare nome e cognome e/o nickname. In caso di vittoria, il premio sarà inviato all’indirizzo mail che avete usato per spedire il racconto.
FORMATI RACCONTO: RTF, DOC, ODT.
LA GIURIA: La Giuria è composta da Me Medesimo, dalla vincitrice del concorso Deinos Valentina Coscia e da un Giurato a Sorpresa. Il Giudizio della Giuria è insindacabile, quindi non rompete le palle. ^_^
ANNUNCIO VINCITORE: Dipende dal numero di racconti da visionare. Il prima possibile, comunque.
PREMIO: Al primo classificato sarà consegnato un Buono Amazon di 35 euri. Al secondo classificato andrà un Buono Amazon da 25 euri. Al terzo classificato, un buono da 15 e un buffetto sulla guancia.
E-BOOK: I migliori racconti- inclusi ovviamente i tre vincitori- verranno raccolti in un simpatico e-book. L’e-book in questione sarà gratuito, e verrà pubblicato in una data imprecisata.
COSTO PARTECIPAZIONE: Nessuno. HydroPunk è un concorso assolutamente gratuito e libero. Non dovete pagare né firmare questionari.
CURIOSITA’: Per chiarimenti o domande che non sono state soddisfatte dal bando, contattatemi all'indirizzo minuettoexpress@gmail.com. Non contattatemi per avere recensioni anticipate del vostro racconto, come ho già detto.
DIFFUSIONE: Spargete la voce in lungo e in largo: the more, the merrier! Più partecipanti = più divertimento! E' caldamente consigliato seguirmi su Twitter o su Facebook, per restare sempre aggiornati!
SUPPORTO: Vi piace il concorso, ma non avete voglia di scrivere un racconto? Se sapete disegnare,contattatemi! Serviranno capaci illustratori per decorare alcune iniziative collegate a HydroPunk. Se invece volete supportare il concorso con qualche donazione, buttatemi addosso qualche cent con PayPal o acquistate articoli su Amazon tramite i miei link. I soldi extra potrebbero far spuntare altri premi...
CURIOSITA': Non mancherò di pubblicare articoli utili per darvi ispirazione, parlando di film, romanzi e videogiochi in linea con l'ambientazione di HydroPunk.

Torno a dibattermi nell'antro oscuro dell'esistenza.


TIM


P.S.: solo ora apprendo della morte di Ray Bradbury.


"Non limitatevi a credere, ragazzi: conoscete!" (R.B.)
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