Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 20 ottobre 2012

Cinquant'anni e più

qui
Forse è proprio questo la causa di tutto, parlo dei cinquanta e più.
Parlo di anni che passano, di tempo che si accorcia.
Ma si accorcia rispetto a cosa? E poi: di quanto?
Già, se da una parte la morte è l'unica cosa certa della vita, dall'altra è l'unica di cui non ne sappiamo la scadenza fino all'ultimo istante. Non è come aprire il frigo, tirare fuori uno yogurt e dire: scade il tot del mese prossimo, può ancora aspettare.
Tutti questi pensieri mi ballano per la testa da un po' di tempo. Non perché abbia paura di morire: quando arriva, chiudi gli occhi ed è fatta, chi s'è visto s'è visto e anche se non hai finito di pagare le rate del mutuo, non te ne può fregare di meno.
Ma è che senti che ti mancano le certezze, tutte quelle che hai avuto fino a quel momento, senti che la voglia di restare in piedi scivola via. 
Sì, lo so che ci sono persone che continuano a combattere anche a 80-90-100 anni, che sono soddisfatti della propria vita e non si fermano di fronte a niente. Ma il mondo è bello perché è vario, e ognuno ha avuto la propria vita: è nato, cresciuto, si è formato in situazioni diverse.
Anch'io ho attraversato le mie età, ho avuto i miei momenti, e ora è così.
Ecco perché dicevo: saranno i cinquanta e più.
Sempre più spesso mi soffermo a riflettere sulle occasioni perse (forse perché il tempo scorre e col tempo panta rei?). Sempre più spesso vivo nell'ansia di voler arrivare presto ad un momento in cui potrò dire: ok, questa è quella definitiva, la città definitiva, la cerchia di conoscenti/amici definitiva, l'attività definitiva; quelle cose, insomma, che ti danno sicurezza.
Ecco, dopo i cinquanta e più ti mancano anche le sicurezze.
Certezze e sicurezze sono quelle cose che ti fanno dire: io sono io e sono qui, non in un altro posto e non in un altro mo(n)do.
Vi faccio un esempio.
Da bambino la fede era qualcosa di astratto per me, pur essendo vissuto in un ambiente in cui il lato femminile della mia famiglia era credente e ultrapraticante (o forse proprio per questo?). L'adolescenza e l'età della ragione mi hanno visto crescere nell'ateismo di cui ho approfondito negli anni le basi filosofiche, umanistiche, sociologiche. Poi dopo i vent'anni ho avuto la svolta: mi sono fatto trascinare  in un gruppo cristiano di base dove ho cominciato a vedere le stesse cose ma dall'altra parte della barricata e mi sembrava di aver trovato la quadra: anche da questa parte c'era qualcosa che dava senso a tutto. Sono andato avanti così per molto tempo, diciamo una ventina d'anni, in cui l'entusiasmo per queste risposte alle domande della vita andava però via via scemava, in cui più approfondivo e più mi rendevo conto che il mio interesse non era per qualcosa che stava lassù (o dentro di me), ma per l'aspetto culturale: tutto era riconducibile ad una simbologia accattivante, ogni cosa acquistava significato non perché era rivelata, ma perché, al contrario, rivelava sé stessa attraverso il disvelamento di una maschera. Mi sono convinto che ogni passo della bibbia (o di qualche altra scrittura sacra)  non è altro che come un sogno da interpretare; ogni fatto o versetto non sono altro che un cappotto, una maschera,  messi ad una realtà, un modo per esprimere i fatti della vita, la quotidianità, per cercare di darle un senso. Ma era appunto un senso.
Negli ultimi 10-15 anni mi sono assestato in questa nuova situazione di ateismo. Dico nuova perché diversa da quella dei miei vent'anni: adesso c'è disillusione, non più ricerca; adesso  mi sembra che ogni cosa sia scontata, in modo quasi fatalista. E ogni volta che mi trovo a riflettere su realtà altre, la mia mente si rifiuta di ricominciare tutto daccapo, mi rimanda un unico messaggio: hai già visto, esplorato, sviscerato, hai scelto la strada della disillusione.
Mi rendo conto, dopo aver riletto ciò che ho scritto finora, che può sembrare che tutto si risolva in un dilemma: fede in, fede out.
No, non è così, questo era solo un esempio. Il mio discorso è più vasto, è onnicomprensivo, abbraccia ogni aspetto della vita.
Prendiamo la politica. Sono stato un 15-20enne normalmente all'assalto e normalmente di sinistra. Anche se, come avverte Guccini: ... a vent' anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età. 



E negli anni ho dato contenuti a questa mia convinzione politica, tanto è vero che è una delle poche caratteristiche che mi è rimasta: ancora oggi mi definisco un comunista, uno però che ha avuto l'accortezza di scendere dal carro quando il PCI è stato ammazzato e di rimanere a piedi ma in compagnia di tanti compagni sciolti. Nonostante questa mia ferma convinzione, se oggi mi chiedete cosa ne penso di Monti e Napolitano, vi rispondo tranquillamente (e convintamente) che sono stati quelli che ci hanno salvati dalla bancarotta e dalla guerra civile. Capito cosa voglio dire? forse no, perché può sembrare una contraddizione; ma dal mio punto di vista non lo è. E nonostante questo credo che proprio i partiti che hanno appoggiato finora il governo Monti voluto da Napolitano (quindi anche il PD) siano quelli che stanno decidendo in questi giorni come rimettere l'Italia con la testa sotto la cacca per i prossimi vent'anni. Senza un altro Monti (comunque si chiamerà il prossimo presidente del consiglio) non c'è futuro in Italia e per gli italiani. Perché non bisogna aspettare che i buoi siano scappati per chiudere le porte e quando c'è da prendere una medicina amara, bisogna prenderla. D'altra parte non possiamo pretendere che un governo rimetta in piedi una nazione in meno di una anno quando i partiti c'hanno messo vent'anni per distruggere tutto. E penso pure che una delle peggiori minacce che abbiamo in questi tempi che precedono le elezioni sia il qualunquismo di Grillo. Ma avete provato a contare quanti luoghi comuni riesce ad infilare in un paio di frasi? penso che Grillo sia semplicemente il nuovo Mussolini o il nuovo Berlusconi.
Torno all'argomento principale del post: i cinquant'anni e più.
Se ora mi trovo a vivere queste difficoltà (disillusione, incertezza, mancanza di passione) potrebbe essere perché, come diceva un mio professore di psicoterapia (ciao, Lorenzo!) c'è gente che vive senza cuore, dal collo in su. Forse io sono di questi: uno che in ogni cosa va cercando sempre un motivo, che disseziona tutto ciò che ha davanti, anche i sentimenti.
O forse è perché ho cinquanta anni e più; forse perché è normale, a quest'età, cadere in certi abissi, avere paura di invecchiare male, temere che arrivi l'Alzheimer e si porti via il poco che resta.
La maggior parte di voi che seguite questo blog è più giovane di me, ma so che con alcuni condivido l'età anagrafica. Perciò vi chiedo se anche per voi è così, se anche voi avete queste sensazioni, queste paure, queste insicurezze. E a tutti chiedo cosa ne state facendo della vostra vita, come la state costruendo e cosa vi aspettate dalla vostra maturità.
Chiedo troppo? 

TIM

15 commenti:

  1. Non abbiamo la stessa età, ma ci accumano alcune cose, ora anche quella frase
    "c'è gente che vive senza cuore, dal collo in su".

    Ho attraversato quei momenti, e ti dico che spesso aumentano quando si è soli. E "solo" non vuol dire necessariamente non aver nessuno fisicamente, ma anche mentalmente.
    Spesso abbiamo chessò, un compagna/o ma è come se non ci fosse. Altre volte, siamo veramente soli.
    Anche ora ho qualche casetto ( un giù di lì di "casotto" ), però la vita è diversa quando hai accanto una persona che ti capisce, che ti fa stare bene.

    Io penso che nella vita si ricerchi continuamente qualcosa, poi, se si è come noi che cercano il perché ogniddove, che si domandano su ogni cosa senza accettare le "pappette" così come ce le rifilano, eh beh,
    la vita diventa un pò più complicata, ma forse anche più divertente.

    Non so, ma forse hai solo bisogno di stimoli.
    Mi spiego con una metafora ( amo le metafore!):
    forse sei come un cavallo da corsa, nella vita hai fatto tante gare, fatte con gioia, tenacia, convinzione e ricerca continua. Quando non hai più gare da fare ti abbatti, ti annoi, e inizi a pensare allo scopo della vita.
    Se ti rimettessi a correre, forse la tua mente non sarà più affogata in questo genere di pensieri.

    I pensieri hanno origine da momenti fermi.
    Se ti muovi e cerchi, non penserai ad altro.
    E quando verrà "Il Grande Momento", eh beh,
    come si dice a Roma
    "Ciccia al culo!"

    un abbraccione Tim!

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    1. Come ho risposto a Nick qui sotto, più che le cose da fare (ho un piccolo progetto che vorrei intraprendere) è lo slancio, l'entusiasmo a esser venuto meno. Ti ringrazio comunque per la riflessione interessante e intelligente che hai fatto: si vede che c'è la stoffa di uno che non si arrende mai!

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    2. Beh, allora sei a metà strada. Hai un progetto ma ti manca solo l' entusiasmo.
      Devi trovare la cosa, l' evento o la persona che ti dà la scintilla.
      Non ti arrendere anche tu, perché se un combattente!

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    3. grazie per l'incoraggiamento!

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  2. Io ho gli stessi dubbi che provi tu, l' unica differenza è che di anni ne ho solo quarantatre. Non so se sono piú avvertito o semplicemente piú disilluso ma è cosí.
    Sono un ateo dubbioso e penso che Monti sia stato l' unico possibile risultato in questo momento anche se ritengo abbia compiuto diversi errori.
    Insomma rimango coi miei dubbi, le mie tante sconfitte e le mie enormi paure.

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    1. Probabilmente non è solo questione di età, ma di conformazione mentale. Quello che mi manca soprattutto in questo momento è lo slancio nel fare le cose, nell'affrontare la quotidianità.

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  3. Io penso che sei un 'tipo' di persona, e quel tipo di persona se come te è intelligente spesso finisce per avere dei dubbi o delle incertezze o per stare male.

    Io per dire non concepisco chi si schiera, chi deve stare da una parte, chi deve essere di destra o sinistra o ateo o credente. Ogni cosa ha un qualcosa di vero e qualcosa di falso, schierarsi con un estremo per me è accettare anche tutti i difetti di questo estremo e finire col difendere l'indifendibile.

    Anche io quando ero ancora molto religioso stavo male, perché sotto sotto sapevo che certe cose non potevano essere e imconsciamente magari mi arrampicavo sugli specchi per non negare certe mie posizioni.

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    1. Per cui insomma forse invece di cercare risposte assolute che poi ti deludono potresti tracciare delle grosse 'linee di massima' e cercare una serenità al loro interno, come un po' sto provando a fare io.

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    2. grazie anche a te per la risposta. Io non la vedo così negativa "schierarsi", prendere una posizione, essere convinti fino in fondo di una cosa. La mia non è tanto una delusione per la politica o la fede o le altre cose, è uno stato d'animo generale. Anche io penso che tutto sia relativo a chi pensa a chi agisce ecc.. Forse è veramente l'età che ti porta a fare certe domande, a rivedere certe posizioni, o a fare più fatica a trovare certe risposte.

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    3. Secondo me sì, essere convinti di "una" cosa ci può ovviamente stare. Ma accettare un intero modo di vedere il mondo perché appartenente alla fazione con la quale ci stiamo schierando se uno poi sa usare il cervello porta necessariamente a degli squilibri.

      Però hai ragione quando dici che il problema non è quello: cioè ci può stare avere dei dubbi e tornare sui propri passi, non è la fine del mondo. Quello che sento nelle tue parole è più un senso di stanchezza, di mancanza di passione, di "scazzo", un po' di depressione anche.

      Credo di esserci passato anche io, e azzardo che ci passino un po' tutti. Probabilmente quello che fai non ti dà più così tanto e senti che ti manca qualcosa. Che lo "senti" intendo dire che non è che magari sai cos'è che non hai ma che vorresti: per me era una mancanza a livello interiore che non riuscivo a focalizzare.

      Io ne sono uscito lasciando cose che mi intristivano e cercando cose che invece potevano darmi di più. Non dico sia facile perché ci ho messo un secolo a capire cosa non andava e cosa volevo davvero dalla mia vita, e in tutto quanto c'è un mondo che sembra sempre volerti frenare e stemperare qualsiasi iniziativa o entusiasmo.

      Hai mai pensato che di alcune cose che fai non te ne freghi semplicemente più un cazzo, ma di farle solo per inerzia e testardaggine? E ci sono cose che ti continui a "negare", cioè che ogni tanto ti accendono una scintilla ma tu metti subito via perché c'è qualche processo mentale che ti spinge a non considerarle?

      Ecco io facevo proprio esattamente così... se poi ti va ancora di parlarne io ho ancora voglia di risponderti e di commentare, ciao! :)

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    4. Penso che tu abbia centrato alcuni punti importanti: la stanchezza, l'affievolirsi di alcune passioni. Quello che tu delinei ha molto a che fare con la depressione, che è una situazione abbastanza passeggera (se aggredita come si deve!) e ho conosciuto anche quella. Più vado avanti a riflettere anche grazie ai vostri commenti, e più mi rendo conto che si tratta anche di inserire il mio modo di vivere le cose in un modo diverso di essere delle cose stesse. Questo riguarda anche la fisicità. Ad esempio: fino a qualche anno fa riuscivo a tirare avanti anche un giorno intero a lavorare duro e a riuscire a recuperare con una buona dormita. Oggi come oggi non riuscire più ad arrivare a sera senza essere distrutto e non riuscirei a rimettermi in forze nemmeno dormendo 12 ore. Lo stesso sonno sta prendendo le sembianze di quello dell'età più adulta: frastagliato, spesso leggero, mai veramente ristoratore. Insomma: mi devo adeguare al cambiamento di me stesso nei confronti del mondo che mi circonda e del mio stesso corpo.

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  4. Se ti dico che ho appena compiuto i quaranta e sono tormentato dai tuoi stessi pensieri ti consola? Siamo tutti sulla stessa barca, o forse siamo su barche simili nello stesso mare. Io so solo che la mia fa acqua da tutte le parti.

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    1. Mi verrebbe voglia di consolarti o di trovare qualche parola di speranza, ma dopo il post che ho scritto perderei di credibilità! a parte gli scherzi, certamente che ti credo. Ho attraversato un periodo simile una ventina di anni fa, ma allora l'ho vissuto in modo più tempestoso e l'ho anche superato in modo ugualmente veloce. È un po' come il cancro: quando sei giovane se t'arriva ti lascia poco da vivere; quando te lo becchi da vecchio è meno virulento ma ti stronca poco alla volta.

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  5. Ho superato da qualche anno i quaranta, e certi dubbi, certe incertezze, certe frustrazioni (chiamiamole pure così) ce le ho anche io.
    Purtroppo una delle poche cose sicure è che non possiamo essere sicuri di nulla, e sai bene che non è una frase fatta ma una sensazione tangibile.
    Una delle soluzioni che adotto io è stringermi alle cose materiali "eterne", tipo gli alberi o il cielo. Una passeggiata in mezzo ad alberi secolari, mentre sopra le chiome ci sono spicchi di azzurro del cielo, riesce sempre a darmi la sensazione di appartenere, comunque, a qualcosa di più vasto, anche se in modo ideale più che reale.

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    1. sicuramente far conto sulla natura è un modo positivo di affrontare la situazione di precarietà che la vita ci propone ogni giorno. D'altra parte i nativi americani hanno fondato tutta la loro esistenza e filosofia di vita (e religiosa) su questa riscoperta della natura come nostra madre e compagna. Anche per me la natura è molta parte della mia ragione di essere e mi sento a mio agio quando riesco a passare un po' di tempo a contatto con gli alberi, l'acqua che scorre, seduto su un prato, come ho avuto la fortuna di fare ieri. Mi sento rinascere quando provo queste sensazioni.

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