giovedì 5 gennaio 2012

Racconto a puntate: Ridi, ridi... (I parte)

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Secondo appuntamento coi racconti a puntate.
Questa volta è un raccontino breve breve, scritto nello stesso periodo dell'altro e che dividerò in due sole puntate.
A questo punto, visto che andrò avanti ancora per un po' con queste amenità farfallose, penso proprio di essere costretto a fare una pagina fissa dove ammucchiare tutte le cianfrusaglie pseudoletterarie. Che mi tocca fare per far campare questo blog!
Comunque, Signore e Signori, ecco a voi la prima parte di

Ridi, ridi, che mamma ha fatto gli gnocchi!
Sentivo distintamente il rumore del trapano che andava. Avete presente il ronzio che fa l’attrezzo del dentista e che vi mette i brividi solo a sentirlo anche dalla sala d’attesa? Proprio quello.
Però io non ero nella sala d’attesa, ma dall’altra parte della porta, disteso sulla sedia di pelle nera, col bavagliolo di carta verde al collo e un tovagliolo, sempre di carta, bianco in mano.
Sentivo il rumore e vedevo la lucina sulla base dell’integrato in corrispondenza del trapano che si accendeva e si spegneva in coordinato col ronzio dell’attrezzo.
Ma non era quello a mettermi paura.
Ero riuscito finalmente a mettere insieme alcune cose ed ora eccomi qua. Il mio secondo molare inferiore era alla frutta e così:
1° avevo dato fondo al mio coraggio e telefonato al dentista dell’ASL;
2° ero riuscito ad avere un appuntamento praticamente subito (appena dieci giorni d’attesa!);
3° avevo chiesto ad un collega di scambiare con me il turno per non perdere la giornata di lavoro.
Tutto si era messo a posto.
Intanto al sincrono continuavano rumore e lucina, lucina e rumore e contemporaneamente vedevo riflessa nel vetro dell’armadietto degli attrezzi la testa bionda della dottoressa che continuava a compilare le sue scartoffie. E sentivo l’infermiera che trafficava altrove nella stanza.
Provai.
“Dottoressa, c’è qualche problema con l’attrezzatura?” presi l’argomento alla larga.
“No, perché?” continuando a scrivere.
“Sento dei rumori venire dal trapano.”
“Sarà una sua impressione. Io non sento niente. E lei?” rivolgendosi per un attimo all’infermiera.
Quella a cui veniva riconosciuto il titolo di infermiera era una segaligna cinquantenne, ostentatamente ossigenata che si muoveva a scatti.
Scattò verso di me.
“No. Perché?”
“Il signore dice di sentire un rumore provenire dal trapano.”
“No. Non sento alcun rumore” confermò l’ossigenata abbassandosi verso di me e mostrandomi così due semisfere di carne che avrebbero fatto schifo perfino ad un cane affamato dalla carestia. Diede un’occhiata al trapano e al resto dell’attrezzatura sull’integrato. Prese in mano qualche pezzo, lo guardò attentamente, poi:
“A me pare che tutto vada bene. Sarà solo un po’ di paura” mi sorrise con un’aria che voleva essere complice.
“Sarà” risposi.
Certamente la paura poteva giocare qualche brutto scherzo e ne presi atto. Continuai a guardare attraverso il riflesso della vetrinetta la dottoressa compilare moduli e registri sulla scrivania.
Squillò il telefono a riportarmi sulla terribile sedia di pelle nera.
Rispose l’infermiera e dopo una serie infinita di monosillabi – si, no, bene, certamente, riferirò, e cose del genere – riattaccò.
“Dottoressa, il vicedirettore la cerca e dice se può salire un attimo in amministrazione.”
Spostai lo sguardo al mio specchio personale appena in tempo per vedere la dottoressa gettare con rabbia la penna sul tavolo.
“E no!” sibilò cercando di mantenere un minimo di contegno per quanto glielo permetteva la mascherina protettiva di plastica trasparente che le copriva tutto il viso. “L’ho cercato per tutta la mattinata e si è fatto negare, ora devo interrompere gli interventi in ambulatorio per correre alla sua presenza. Gli dica che deve aspettare la fine delle visite prima di potermi vedere!” e il tono della sua voce virava di parola in parola dall’infastidito all’arrabbiato.
“Ma ha detto che c’è anche il dottor Besutti dell’economato. Probabilmente è per quella faccenda degli arretrati… ” cercò di perorare l’incolpevole ambasciatrice.
“Abbiamo aspettato sei mesi, potremo aspettare ancora un’ora. Non posso lasciare il paziente che è già qui seduto!”
Realizzai in pochi istanti che se non c’è niente di peggio di un dentista con una siringa in una mano e un trapano nell’altra che cerca di intrufolare entrambi nella tua bocca, è ancora peggio se il suddetto dentista è arrabbiato e impaziente di risolvere una questione economica ma solo dopo aver fatto un paio di buchi nel tuo cavo orale. Perciò:
“Se ha bisogno di andare vada, dottoressa. Mezz’ora in più o in meno non migliorerà o peggiorerà la situazione dei miei denti” dissi dalla mia poltrona di sofferenza.
“Assolutamente no, non se ne parla. E’ una questione di principio” disse strappandosi la mascherina.
Ci fu un momento di assoluto silenzio nella stanza.
Avevo gli occhi fissi sulla vetrinetta per controllare le mosse della dottoressa, ma la mia mente era alla ricerca spasmodica di una soluzione che salvasse il mio palato e la mia arcata dentaria dall’ira funesta della dentista.
Mi salvò l’infermiera: l’impressione che avevo di lei cominciò a farsi più favorevole.
“Senta dottoressa, lei vada dal vicedirettore e fra cinque minuti al massimo io la chiamo al telefono dicendo che il paziente sta protestando e minaccia di rivolgersi all’ASL per denunciarla per abbandono di posto di lavoro o qualcosa del genere.”
“Il paziente avrebbe perso la pazienza, insomma”, si ammorbidì la dentista.  Era una battuta trita e ritrita come il polpettone di certi ristoranti che quando non c’è più niente da recuperare va a finire nella pasta al forno, ma quella risposta per me fu deliziosa, la fine di un incubo.
“Se vuole, dottoressa, posso anche tornare un altro giorno” cercai di risolvere definitivamente la cosa, anche perché, a pensarci bene, per adesso il pericolo era passato, ma la bionda poteva tornare dal tète a tète col vicedirettore più arrabbiata di prima.
“No, no, non si preoccupi, facciamo come ha suggerito la signora” ora il tono di voce era di nuovo calmo e rilassato come sempre. Poi, rivolta all’infermiera: “Io vado, faccia come ha detto. Ma che siano cinque minuti al massimo, mi raccomando.”
“Vada e non si preoccupi.”
Chi era preoccupato ero io. Anche per via dei rumori che continuavano a venire dal trapano.
Per tutta la conversazione avevo sentito ronzare l’apparecchio al sincrono con l’accensione della lucina verde, ma non avevo detto niente per non peggiorare la situazione che, dal mio punto di vista, si stava già mettendo male di suo.
Eravamo soli, io, l’infermiera, il trapano. Lei finì di armeggiare e diede un’occhiata all’orologio a muro. Evidentemente aveva deciso che era ancora presto per fare la telefonata perché si affacciò alla porta di comunicazione col secondo studio dentistico, dove il medico non era ancora arrivato.

E buona Epifania!
TIM

mercoledì 4 gennaio 2012

Un libro per l'Epifania: Elementi di tenebra di Andrea Cappi

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Oggi un post per segnalare un libretto che mi è capitato sotto mano tempo fa in un mercatino dell'usato e che ho acquistato per la stratosferica cifra di 1,50 euro.
Sto parlando di  Elementi di tenebra. Manuale di scrittura thriller. di Andrea Carlo Cappi, edito nel 2005 da Alacran edizioni, che forse qualcuno di voi conosce già.
So che sono centinaia i manuali di scrittura, di genere o generalisti, esistenti sul mercato, ma ho voluto segnalarvi proprio questo perché ha alcune caratteristiche che mi hanno interessato.
Anzitutto non contiene decaloghi delle cose da fare o non fare o gli strumenti anche fisici che un giallista dovrebbe assolutamente possedere (la penna deve essere quella morbida e la carta deve dare leggermente sul giallino perché il colore si intona con il tendone che avete nella vostra sala da scrittura personale). Né si rifà continuamente a citazioni di altri testi similari a riprova che le proprie teorie sono universalmente riconosciute come... ca***te stellari.
Questo Elementi di tenebra, invece, fa parlare gli scrittori, quelli già famosi, nel corso di conferenze, dibattiti, incontri pubblici che Andrea C. Cappi stesso ha organizzato tra il 1995 e il 2005. Come dire che fa esprimere in modo immediato quello che gli autori hanno da dire, senza bisogno di inserirlo per forza in un saggio pomposo e, soprattutto, scritto nella maggior parte dei casi perché un libro sulla scrittura di XY tira sempre. Opinioni, quelle espresse in questo libretto, che nascono sempre quindi dalla loro storia ed esperienza.
L'autore, dice nell'introduzione, di avere un'idea precisa su corsi e manuali di scrittura. ... una persona priva di idee e di talento non potrà mai diventare uno scrittore solo perché ha seguito qualche lezione (di scrittura creativa n.d.r.) o ha letto un trattato.Ma è convinto che chi invece ha idee e talento possa trarre beneficio dall'esperienza altrui. E aggiunge che più che nei corsi di scrittura, credo in realtà nei corsi di lettura, quelli che permettono al lettore di intravedere gli ingranaggi che muovono un racconto o un romanzo.
Proprio a partire da queste premesse il libro elenca generi e sottogeneri del thriller, ma sempre mostrando come ognuno di essi nasce in fondo da un filone generale e unico e che le differenze vanno ricercate soprattutto nel diverso approccio che gli autori hanno avuto nel tempo col mistero. 
Continua Cappi nell'introduzione: Quello che avete tra le mani è dunque un manuale di scrittura creativa gialla ma anche, prima di tutto, un manuale di lettura gialla. Non si può presumere di scrivere letteratura di genere senza sapere che cosa è stato già scritto in materia negli ultimi due secoli. E l'unico vero modo per imparare a scrivere, qualsiasi cosa, è leggere, leggere, leggere. Dopodiché, una volta scoperti i meccanismi che regolano i diversi sottogeneri del mystery, ogni libro che vi capiterà sotto gli occhi si trasformerà in una nuova ed emozionante lezione di scrittura.
Brevemente ricapitolo le varie parti del libro.
Nel primo capitolo (La sagra del delitto) si ripercorre la storia del giallo, dal primo delitto, Caino che uccide Abele nella Bibbia,  passando per Shakespeare, Poe, Mary Shelley. Avreste mai pensato, ad esempio, che Altieri in fondo riprende il combat  thriller dell'Iliade? O che l'Odissea è un romanzo di viaggi con situazioni fanta-horror alla Stephen King (o viceversa, che è meglio)? Via via si passa a Conan Doyle, Van Helsing fino a Martin Myster e Dilan Dog. E poi il whodunit, la camera chiusa, il giallo storico, il legal thriller, ecc., tutti sottogeneri figli di un unico ceppo.
Il secondo capitolo (Piombo e sangue) mostra come col cambio del tipo di società da inizi secolo scorso ad oggi, anche il giallo acquista connotazioni diverse: il mystery continua a vivere ma si occupa d'altro dice Cappi. E nasce il noir. Vengono snocciolate le sue caratteristiche e i suoi derivati/consanguinei/paralleli: l'hardboiled, il poliziesco (con intervento tra l'altro di Matrone, Ed MacBain, Markaris), il caper, lo psycothriller, lo spy story, l'action thriller, il medical thriller, l'hostage thriller. Interessantissimo in questa sezione è il continuo riferimento al cinema, per vedere come i romanzi del genere sono stati trasposti in pellicola e come questo fatto ne abbia messo ancora di più in risalto le caratteristiche.
Un terzo capitolo (Il buono, il brutto e il cattivo) analizza una delle caratteristiche di ogni storia raccontata e a maggior ragione di un thriller: tutto si riduce ad uno scontro tra un protagonista e un antagonista. Vediamo allora come questa letteratura ha trattato eroi, buoni e cattivi.
Dal precedente capitolo discende direttamente questo quarto (Il segno dei quattro) che snocciola le, appunto, quattro possibili figure di eroe buono: il detective, il poliziotto, il detective per necessità, l'agente segreto.
Quindi il successivo capitolo (I cinque volti dell'assassino) non può che occuparsi dei cattivi: il criminale professionista, l'assassino, la dark lady, lo scienziato pazzo, il cattivo "politico". E per ogni soggetto si parla della fisionomia, del giro di personaggi in cui si muove ecc., come era stato per gli eroi e antieroi di prima.
Un sesto capitolo (Polvere negli occhi) entra più nello specifico della scrittura: perché scrivere gialli?; da dove si comincia; linguaggio e ambientazione; struttura; suspense; obiettivi e deadline; punti di vista e montaggio; McGuffin (il pretesto narrativo); indizi e red herring; identificazione; teaser (lo"stuzzichino" d'apertura); showdown e sorpresa finale.
Il settimo capitolo (Regola per sopravvivere): realismo e suspension of disbelief; postmoderno; contaminazione; citazione e parodia; destrutturazione; uomini e donne; cosa fare dopo (e cioè riscrivi, riscrivi, riscrivi, dice Jeffery Deaver); conclusione.
Il libro si conclude con due appendici: Chi ha ammazzato il maggiordomo. Cronache del giallo italiano di Andrea Cappi e Sulle tracce di Scerbanenco di Carlo Lucarelli.
Insomma, se trovate questo libro -ma non so se è ancora in commercio- non lasciatevelo scappare. Non vi insegnerà a scrivere un giallo/mystery/noir perfetto, non è un manuale in senso tecnico; ma vi racconterà in modo simpatico e veloce (190 paginette formato A5) come l'hanno fatto i maestri prima di noi. E vi insegnerà a leggere il libro giallo che eventualmente vi troverete un giorno in mano.
Concludo con un passo di un intervento di Pedro Casals a Lezioni di giallo, Forum Fnac Torino 2003 (citato a pg 90 del libro):
Credo che la grandezza (del noir) risieda nella figura dell'investigatore. L'investigatore è un bisturi che attraversa i vari strati della società. Ed è un ottimo pretesto per raggiungere gli angoli più bui: affari sporchi, passioni, regolamento di conti, invidie di una società ossessionata dall'immagine. In un romanzo non giallo, nessuno si sognerebbe di mettersi a fare delle domande. Al contrario, è proprio questo ciò che deve fare l'investigatore.
TIM






sabato 31 dicembre 2011

La saggezza e il coraggio

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Penso che alla fine l'Italia ce la farà. Chi di noi tra 20-30 anni avrà resistito all'usura del tempo e agli assalti dei reality scassamaroni (a cominciare dai TG), leggerà di questo 2011 come di un piccolo tassello della storia, quella con la S maiuscola, su qualche rivista di settore o su qualche testo scolastico. Sarà forse ricordato come l'anno della svolta, il primo obbligato mattone nella costruzione di un nuovo ordine, quello che volete voi; ma sarà passato e, per certi versi, dimenticato. Anche se abbiamo visto la caduta di diversi dittatori, vissuto la tragedia di un gran numero di famiglie ridotte in povertà. Ma ci sarà anche chi lo ricorderà come l'anno dell'ennesimo calcioscommesse, dell'addio tra Clooney e la Canalis, del tentato suicidio di Lele Mora. Ognuno vive in un suo mondo.
Dicevo che l'Italia ce la farà. E, ne sono convinto, il merito va ad una sola persona, che con saggezza e coraggio ha vissuto e giudicato questi momenti con la mente di chi guarda proprio alla storia con la S maiuscola: Giorgio Napolitano.
E' per questo motivo che voglio chiudere questo 2011 con l'augurio che le stesse qualità umane che, secondo me, hanno sorretto e guidato Mr. President possiamo tirarle fuori anche noi.
Certo ci vuole una storia che Giorgio Napolitano sicuramente ha alle spalle; ma quando vedo e sento quello che questo vecchiaccio di 85 anni fa e dice mi dico: ce la posso fare anch'io. E ce la possiamo fare tutti.


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Non so cosa dirà questa sera nel consueto messaggio di fine anno, non li ho mai ascoltati questi discorsi da che ho memoria e da quando ho avuto un televisore (forse solo una volta, uno di Sandro Pertini, il presidente che fumava la pipa durante la finale dei mondiali del 1982). Ma se potessi essere io a dire qualcosa a lui, sicuramente sarebbe un semplice e sincero: grazie!
E a tutti noi faccio un solo augurio: tiriamo fuori le palle! riscopriamo la saggezza e il coraggio di essere uomini!









TIM

venerdì 30 dicembre 2011

Altro commento a Dell'essere e del sembrare

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E dopo il commento di (ma sì, lo posso dire!) Glauco, ecco a ruota il parere di Angelo su Dell'essere e del sembrare racconto di presentazione del commissario Bacone. Questo perché vi voglio annoiare coi fatti miei; d'altra parte perché gestiamo un blog, forse per fare vedere come siamo bravi ed esperti in qualche scienza particolare conosciuta solo alle sette segrete dei sacerdoti egizi?
Così vi copioincollo la mail del dr Benuzzi, senza commenti.
Chiarisco subito una cosa, la storia per quanto minimale sta in piedi da sola. Quindi è vero che fa da primo episodio di una serie ma ha comunque senso di per sé. Tuttavia quando svilupperai altri episodi, probabilmente lo stai già facendo, andrebbero tenuti in considerazione alcuni elementi.
1) la storia è nel presente e per quanto un commissario possa essere all'antica mi sembra stiracchiato che sia un semi analfabeta dell'informatica; capisco il feeling vecchio stile ma le comunicazioni interne delle questure passano in via elettronica, per tacere di tutti i crimini per i quali si vanno ad esaminare le attività delle persone in Rete;
2) alcuni elementi di Bacone sanno di sfondi di cartone. La sua casa, tanto per fare un esempio. Col tempo andrebbe caratterizzata o resa dettagliata in qualche aspetto;
3) delle minime procedure di polizia occorre tenere conto. Tu stesso lo fai notare nella postfazione. Se vuoi evitare qualche elemento, puoi sempre dare la colpa alle lentezze burocratiche, all'indisponibilità di fondi e/o materiali e/o personale. Una questura periferica come quella da te presentata non è certo in alto sulle priorità del ministero;
4) un'autopsia completa comporta come sai moltissimo lavoro e proprio per questo viene eseguita di rado. In un ambito come quello che hai descritto ci si sarebbe limitati a uno screening tossicologico e a un esame esterno della salma. In assenza di indizi di morte violenta normalmente non si va oltre. I tempi sono nell'ordine di 3-4 giorni lavorativi per esami semplici, 10-20 per autopsie più estese.
5) Anche avere i tabulati telefonici non è facile. Deve richiederli un magistrato e le compagnie non rispondono in fretta. 2-3 giorni post ricezione del decreto per Telecom, 5-10 per gli altri operatori. Fanno eccezione le utenze già sotto controllo per qualche motivo.
6) formalmente ci sono diversi refusi, qualche termine 'monco'. Giustificherei meglio il testo, così risulta squilibrato nella lettura.
7) Giusto, dove diavolo è il magistrato inquirente? Potrebbe essere una bella figura da usare, un comprimario divertente da giocare.
Dopo le bastonate :-) c'è anche lo zucchero.
1) mi piace il feeling provinciale che traspare dalla storia, riesci a far intravedere la differenza con scenari più cupi e problematici;
2) mi piace il creare un luogo che non c'è, una sorta di Vercelli ideale. Occhio a mantenerla coerente!
3) ti sembrerà strano ma mi piace che non si sia vista una pistola o simili, né altri segni di violenza;
4) i tempi della narrazione, la mancanza di fretta, sono un bel contraltare a tante storie giocate stile TV. bravo!
5) si sente che ti diverti e che ti proietti in quello che scrivi.
Ho risposto in privato ad Angelo, dicendo essenzialmente che concordo perfettamente con tutte le osservazioni che ha fatto. Il suo commento è stato utile anche perché mi ha fatto comprendere, tra l'altro, di come non ho la minima idea, per esempio, di quali siano le fasi tecniche di un'indagine di polizia. E scrivendo di un commissario mi sembra il minimo!
Ho cercato di dire (e dirmi!) che in questo caso la storia poliziesca è marginale e funzionale solo allo sviluppare una trama, ma la scusa non regge lo stesso: avrei potuto scrivere di qualche altra cosa, magari di una passeggiata in un parco.
Ecco un motivo in più per dire che i feedback sono importanti: non solo perché gonfiano il nostro ego (qualcuno mi ha letto!), ma anche perché ci aiutano a vedere cose che altrimenti non vedremo, o vorremmo vedere, mai.
E chiudo con un appello interessato, legato proprio a quest'ultimo aspetto: qualcuno di voi mi sa indicare un testo o un sito dove recuperare informazioni su come funziona un commissariato, come si svolgano tecnicamente le indagini di polizia e cose del genere?
Ringraziando in anticipo, resto in attesa di un cortese riscontro.


TIM


P.S.: Rileggendo il post prima della pubblicazione, una domanda mi è ri-sorta spontanea: perché teniamo un blog?
P.P.S.: la foto di copertina non c'entra niente, ma ormai la rete è talmente inflazionata di immagini di belle gnocche, che un po' di depurazione non fa male!

mercoledì 28 dicembre 2011

Primi commenti sul commissario Bacone e qualche notiziola

copertina di Luca Morandi

Avete digerito cenone, natale e santostefano?
Bene, allora siete pronti per leggere anche qualche notizia dal mondo fantastico dell'immaginario che pian pianino prende il posto della realtà. Ma cos'è la realtà?
Boh! domanda da un milione di dollari come si diceva una volta quando ogni cosa aveva il suo valore e il suo prezzo. Oggi basta una risposta sbagliata, senti un click e sfuma il sogno di una vita. Perché continuano a farci credere che basta un po' di memoria e fortuna per attingere alla cornucopia. Col cavolo! se non te la sudi e te lo conquisti con le unghie  e con i denti, nessuno ti regala niente!
Ma finito il pistolotto iniziale, veniamo alle cose di casa nostra.
E' arrivato il primo commento al mio lavoretto Dell'essere e del sembrare! Evviva!
Sarà stata la mia campagna a spaccamento di c***ni, sarà stato perché cominciate ad avere pena di un povero scribacchino derelitto come me, qualcuno si è fatto sentire. Così una mail campeggiava ieri mattina nella mia posta elettronica. Una graditissima mail! Qualcuno (non faccio nomi ma se vuole l'interessato può farsi vivo!) mi ha mandato il suo commento (feedback si dice? è lo stesso!) sul primo episodio della serie del commissario Bacone. Vi riporto il testo così com'è (i puntini di sospensione sono suoi).
Come dici tu, la storia è secondaria... sono Conci e Bacone che guidano la narrazione. Bacone mi sembra ben costruito... forse un po' troppo dimesso per il ruolo che gli compete... ma comunque solido. Conci, invece, mi è parso un po' frammentato... lucido e calcolatore a momenti, inconcludente in altri... specie se di fronte a una gonnella. Nell'insieme, comunque, funzionano e... sarebbe bello vederli in azione dentro a una storia complessa.L'ebook presenta qualche problemuccio... qualche d eufonica, e alcuni termini, come database, che scrivi in modo differente durante la narrazione. (...) complimenti per il racconto.
Naturalmente quello che dice è tutto vero e mi servirà, spero, per affrontare il secondo episodio che è già in cantiere, anzi già alle battute iniziali: esiste una trama generale e un primo capitolo che introduce la storia. Ci sarà un personaggio, che era marginale in Dell'essere e del sembrare, che qui prenderà la scena e si scoprirà forse diverso da come era stato presentato all'inizio.
Visto che oggi mi sento in vena buonista, vi omaggio con qualche riga (provvisoria!) del primo capitolo.
Il commissario Bacone si era preso una mattinata di libertà. ... Qualche giorno prima aveva consegnato il rapporto sul caso Mirella Forti e ora non stava seguendo niente di particolare. Coordinava più che altro il lavoro su alcuni episodi di danneggiamento delle fioriere in centro storico, ma le telecamere a circuito chiuso installate nei punti strategici stavano dando una grossa mano.Normalmente per Bacone una mattinata di libertà significava passare il tempo su qualche panchina o davanti a qualche vetrina guardando ogni cinque minuti l’orologio in attesa dell’ora di tornare in commissariato, l’unico posto che riconoscesse come casa sua.Ma quella mattina era diretto al Libro-Caffè, il locale che gli aveva fatto conoscere il suo amico Lucà, quello con l’accento sulla a, anche se non era francese.Lo rilassava ascoltare musica in sottofondo sorseggiando un orzo all’anice o un caffè attorniato da libri e libri che aspettavano di essere presi, sfogliati e magari acquistati.Quattro o cinque stanze (non le aveva mai contate) con pareti ricoperte da semplici scaffali in legno carichi di volumi, e tavolini al centro dove le ragazze con la divisa nera servivano l’ordinazione. In una sala più grande  faceva bella mostra di sé un bancone in legno massiccio, col lavandino in marmo, probabilmente recuperato da qualche vecchio bar ormai chiuso.Non che Bacone leggesse molto o fosse un amante dei libri, come certa gente che sostituisce la morbosità verso il culo di una ragazza con quella di una prima edizione autografata di Cesare Pavese. Nella vita, rifletteva a volte, fare di una cosa il centro assoluto della propria esistenza (che sia il libro o il culo della ragazza) diventa una malattia, non un interesse; è patologico, non ricreativo.
Bene. Ora che ho fatto la mia cattiva azione quotidiana, butto lì qualche notizia.
Mi hanno regalato un... non so cosa sia! Un tablet? un i-phone? un iPad? comunque è un Akai MID7024 con sistema android, che userò però solo per poter leggere e modificare testi. Ho scaricato il mio bel programmino quickoffice pro (che era anche in offerta per le feste a 3,80 euri!) e da ieri sera non ho più scuse per dire che non posso scrivere dove e quando voglio.
Infine una segnalazione. Per chi avesse letto il racconto del commissario, ad un certo punto Nino Geremicca sta leggendo un'avventura poliziesca di un investigatore privato napoletano. Questo libro esiste davvero. Si tratta di Il testimone. La prima (vera) indagine di Gennaro di Palma, di Gaetano Amato, un libretto spassosissimo, godibilissimo e nello stesso tempo un giallo ben congegnato. Lo trovate anche in questi giorni in edicola a poco più di 5 euro per la Armando Curcio Editore, nella collana BM Noir, in accoppiata con The Ritual di Gioia Hooper. Vi assicuro che da solo vale più del prezzo totale!
Avrei qualche altra piccola considerazione da fare, ma mi sembra che poi sia troppo.
Perciò, per ora, buona giornata a tutti!
TIM

sabato 24 dicembre 2011

E' Natale anche qui!

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!
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Che poi se a battersi il petto è, che so, quella della foto alla vostra destra, vorrei anche aspettare a vedere l'effetto che fa! La mano che rimbalza su tutti quei centimetri quadrati di carne, dico.
So che più di qualcuno è arrivato qui solo per le fanciulle in copertina, ma c'è dell'altro.
Dicevo, mea culpa.
Inseguito ferocemente dal post di Gianluca di oggi, sono arrivato alla conclusione che è meglio una recensione oggi che una crisi di coscienza domani. Così ho deciso di appestarvi il natale con un pensierino su un ebook letto ultimamente ma di cui non ho avuto tempo e modo di parlarvi.
Si tratta de La prigionia del cielo di Davide Cassia.
La trama dall'introduzione di Daniele Bonfanti:
Ed Carini è il capo della polizia di San Patrizio e si trova a indagare su una serie di omicidi brutali riconducibili ad una vendetta meditata e studiata in ogni particolare. Parallela all’indagine, la sua vicenda sentimentale: a quarant’anni è in piena crisi di mezza età, con un matrimonio che va in pezzi, un’amante che cerca spazio e la sua famiglia che gli sfugge di mano.

Alex Carini è il figlio tredicenne di Ed, sognatore e artista, fin troppo strano. Saranno i suoi sogni – spettri che attraversano la sua stanza fluttuando a diverse altezze, convergendo in un unico punto in mezzo al bosco – a condurlo in mezzo a una storia di fantasmi e a un orribile delitto sepolto. Mentre a scuola deve imparare a farsi rispettare dai bulli e conquistare la bella Mara.

Ma sono solo visioni e incubi, come crede sua madre, oppure c’è qualcosa di vero? Perché lo psicanalista da cui lo mandano in cura è così sconvolto dalle sue confidenze?
Tra sedute spiritiche, incubi e visioni, vicende scabrose, tradimenti e corruzioni, ognuno dietro la tranquillità di San Patrizio ha qualcosa da nascondere.

Ho acquistato questo ebook all'esorbitante prezzo di 0.99 euro un paio di mesi fa, ho iniziato a leggerlo subito e non sono riuscito a smettere fino a che non l'ho finito. Sembra la consueta menata pubblicitaria di un editore in cerca di facili guadagni, e invece è proprio così.
E' una bella storia, calibrata in ogni suo punto, la trama è lineare e i diversi personaggi si ritrovano a recitare mai sopra le righe. Ed Carini è quello che mi ha impressionato di più, sempre preso tra le sue vicende personali e la ricerca della verità sugli omicidi che ha di fronte. Anche l'elemento fantastico non fa per niente a pugni con la durezza dell'argomento e il sangue che viene abbondantemente versato, e anzi vi si amalgama perfettamente.
La prigionia del cielo non lascia un attimo di sosta e, a mio modestissimo parere, si inserisce bene nella tradizione del giallo italiano, dove la violenza non è spiattellata a buon prezzo sul foglio, ma nasce (purtroppo) da quell'intreccio continuo e cangiante che è la vita quotidiana.
La scrittura è piana e sempre lucida. Se un piccolo appunto mi posso permettere di fare è sulla parte riguardante Alex, il figlio del poliziotto: la sua vicenda sembra in alcuni punti scritta da un altra mano, un po' meno felice dell'altra. Ma è una mia impressione.
Questo La prigionia del cielo mi ha ricordato molto un altro bell'ebook letto durante le vacanze, La Bella Napoli, di Giuseppe Mazzotta, che vi consiglio caldamente di andare a recuperare; anche perché è gratis, il che non guasta, specie in questo periodo di vacche magre.
A margine delle riflessioni sul libro di Cassia, devo riferire di una cosa che mi ha dato il segno della professionalità e onestà di Davide. Durante la lettura dell'ebook, avevo notato molti svarioni ortografici, tecnici e d'impaginazione. Ma dopo soli un paio di giorni, mi arriva una sua mail in cui si scusa, mi comunica di aver provveduto a rimborsarmi del prezzo pagato e di aver altresì mandato un'altra copia del testo emendata degli errori e imperfezioni. Era capitato, infatti, che era stata mandata in stampa una versione non definitiva dell'ebook. Onore all'uomo Davide Cassia.
Questo post, nonostante le mia ultime dichiarazioni pubbliche, serve anche a farvi i miei AUGURI di buone feste. Come dite? che sono contraddittorio e inaffidabile? No, sto solo studiando per fare il politico! 
E perciò AUGURI a tutti voi per.. tutto quello che vi passa per la testa, tutto quello che pensate di meritare e ancora non è arrivato.
Il prossimo sarà un anno difficile, secondo me peggiore di quello che sta finendo; ma nelle nostre case ci sono tante realtà quotidiane che non hanno niente a che fare con l'economia, lo spread e la corruzione di politici e calciatori. AUGURI che la serenità vostra e della vostra famiglia vengano prima di ogni altra cosa.
E AUGURI anche a tutti quelli che da Atlanta e dagli USA, da Groeningen e dalla Germania, dal Belgio, dall'Olanda, dalla Francia, persino da Corea, Ucraina, Russia, Giappone, Brasile, Perù, Singapore (spero di non aver dimenticato nessuno!) almeno una volta a settimana se non di più, vengono a visitare il mio garage. Non vi conosco e non so se siete italiani all'estero o indigeni che per sbaglio arrivano qui. AUGURI anche a voi!
Vi lascio con un po' di musica, come ai vecchi tempi di questo garage. In fondo anche il testo di questa canzone è un augurio, anche se con un finale amaro!


TIM




giovedì 22 dicembre 2011

Anti-auguri di Natale

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Smaltita la sbornia  baconiana , con annunci, presentazioni e facezie varie, torniamo un po' sulla terra. Il racconto adesso l'avete e fatene quello che volete.
Oggi volevo segnalare una strana (ma non troppo) mail arrivatami un paio di giorni fa. E fare qualche riflessione con voi.
Vi  propongo il testo della mail integralmente, omettendo solo i nomi e i riferimenti ai siti.
Ciao!
Volevo solo ringraziarti per questo blog ottimo ilgaragedidemetrio.blogspot.com.
Ho letto il primo post "Racconto a puntate VI°" e dopo di questo ho trascorso con un gran piacere un ora sul tuo blog :) Tutto č scritto correttamente, č interessante e di facile lettura. Mi č piaciuto molto il tuo post "Mario Monti e il parlamento tecnico".
Ti racconterņ un po' su di me) Io lavoro nella societą ..., č un motore di ricerca del lavoro in tutto il mondo. Il mio lavoro č quello di convincere i blogger d'inserire il link del nostro sito nei loro blog. A me piace molto il mio lavoro. Abbiamo un team amichevole e una buona direzione, ma purtroppo io non ho idea come convincere un blogger d'inserire il link nel suo blog, e temo che mi possono rimuovere per questo motivo :( Ed ora, invece di inviare mila delle lettere per i blogger diversi, stavo leggendo il tuo blog. A dire il vero, non sono proprio sicura che il mio link "..." "...", sarą opportuno per il tuo blog, ma se lo ritieni possibile - ne sarņ molto GRATA!!! Il nostro sito č davvero bello ed utile, aiuta di grande a trovare il lavoro. Ti auguro una buona giornata! Grazie ancora per il blog interessante. Scrivi piu'!
P.S. Sei lo segno zodiacale di "Leone"? Sono sempre molto contenta di parlare con qualcuno di questo segno.
Io ho risposto con:
Gentilissima Maria (chiamiamola così), ti consiglio anzitutto di imparare l'italiano. Poi ne riparliamo.
Al che lei ha controrisposto con:

Gentilissimo Tim,io parlo bene la lingua italiana. Le Sue osservazioni sono poco delicati.Grazie di aver dedicato un po’ del Suo tempo.Buona giornata!
Finito qui. Ora mi chiedo: perché la gente deve cadere così in basso pur di lavorare e guadagnare qualcosa? Perché penso (e spero) che la persona in questione mandi queste mail spinta da un vero bisogno. Oppure la Maria di turno pensa veramente che questo sia un modo per accalappiare clienti? E allora vuol dire che certe aziende fanno man bassa di personale lì dove capita.
(Oppure sono mail buone per tutto il mondo che una persona sola invia e i traduttori automatici fanno il resto. Boh?)
Voglio essere buono e credere nella buona fede di Maria, che in fondo mi fa tenerezza col suo italiano approssimativo e i suoi tentativi di captatio benevolentiae.
qui
Mi fa invece inc***are il fatto che il mondo stia rotolando così in basso per colpa di gente senza scrupoli, che pensa che tutto finisca a un centimetro dal suo buco del c**o e che sia una bella giornata solo perché può aggiungere ogni tanto una mazzetta di banconote verdi al suo conto in banca.
Pensate che io sia arrabbiato? Anche se siamo sotto Natale?
Sì, avete ragione. E anzi, se mi girano come si deve, per quest'anno non vi faccio neanche gli auguri; che poi alla fine non frega neanche a nessuno. Ci sentiamo e leggiamo tutti i giorni, conosciamo gli uni degli altri anche i peli che abbiamo sulle braccia (eufemismo!), di conseguenza dovremo augurarci tutti i giorni che tutto vada bene, che siamo in salute, che abbiamo un lavoro o almeno un modo per sostenerci, che le persone che ci stanno vicino stiano bene e crescano e migliorino ogni giorno di più.
La mia non è controretorica festaiola, che poi diventa retorica lo stesso. E' che mi sono realmente stancato di certe cose. 
Prendiamo gli auguri. A natale ti dico: tanti auguri di un buon natale. Cosa vuol dire, che per tutti gli altri giorni dell'anno ti manderei felicemente a quel paese (altro eufemismo!)? Vuol dire che a natale (o capodanno o per il compleanno, ecc. ecc.) si apre una finestra temporale in cui ti si riversa addosso tutta la fortuna del mondo e tu la puoi acchiappare al volo?
Perché siamo più contenti a natale (o capodanno, ecc. ecc.)? Perché ce ne stiamo a casa al calduccio a scartare regali e mangiare ... (ognuno metta il piatto tipico della sua regione)? E magari ci scappa una tombolata col nonno e soprattutto la vicina di casa dalle curve generose-perché-no? O perché posso passare la giornata davanti alla PSP3/4/5/6?
Sarebbe ben misera cosa.


TIM





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