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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

mercoledì 19 marzo 2014

Francesco e il crocifisso. Una storia d'oggi.


Quella mattina Francesco aveva già ringraziato mille volte Dio per la splendida giornata di sole, tipica della sua terra d'Assisi.
Eppure c'era ancora qualcosa che sentiva nell'animo suo, qualcosa che non lo lasciava tranquillo, che lo teneva come in attesa.
Sentiva come se qualcuno l'aspettasse per un'udienza importante, un incontro definitivo.
Camminava da solo, come sempre, per le campagne attorno la sua città.
Dietro una macchia d'ulivi scorse dei ruderi. S'incuriosì e decise di andare a vedere da vicino. E quando arrivò nelle vicinanze, nel suo cuore crebbe ancor di più l'ansia: doveva correre.
Giunse e capì che si trattava di una piccola chiesa abbandonata e cadente.
Una forza potente l'attirava ad oltrepassarne la porta, ed egli lo fece, incurante del pericolo che tutto potesse crollare.
Più si avvicinava a quel che restava dell'altare, più il suo cuore sembrava placarsi e l'anima raddolcirsi.
Finché d'improvviso un raggio di luce, entrato da chissà quale crepa nelle mura, illuminò qualcosa che finora era rimasto celato al suo sguardo.
Tenuto da chissà cosa, un crocefisso pendeva sulla semplice tavola in pietra che era stato l'altare.
Francesco non aveva mai visto un crocifisso così.
Gesù, per quanto inchiodato mani e piedi, non ha (come in tutti i dipinti che ha visto finora) il capo reclinato, le ferite grondanti sangue, lo sguardo sconfitto di chi con la morte sta per perdere la battaglia più importante.
All'incontrario Francesco vede un uomo tranquillo, sicuro di sé, trionfante; che emana dal proprio corpo, anche visivamente, luce e forza.
Tutt'attorno tanti personaggi. Qualcuno lo riconosce: Maria, la Madre di Gesù; e quello al suo fianco non può che essere Giovanni, come Francesco aveva letto nel Vangelo: Gesù li aveva affidati l'uno all'altra*, quasi in un testamento terreno.
Dall'altra parte, se non ricorda male dalla narrazione del Vangelo, c'è Maria Maddalena. Deve essere quella che tiene la mano sotto il mento. Aveva sentito dire che questo gesto è proprio di chi ha ricevuto un segreto, una rivelazione importante. Maria Maddalena porta un vestito rosso scarlatto, colore dell'amore passionale, coperto da un mantello celeste, segno anch'esso d'amore ma moltiplicato per l'immensità della divinità. Anche di questo aveva sentito: Maria Maddalena, si diceva ma lontano dalle orecchie di preti e vescovi, era stata la compagna di Gesù e a lei, il Signore aveva rivelato cose che non aveva detto a nessun altro.
E poi ci sono angeli che discutono tra loro (di cosa poi?), santi a lui sconosciuti, il centurione che aveva trafitto il costato di Gesù... C'è persino un gallo: che fosse quello che aveva cantato quando Pietro aveva tradito?
Francesco rincorreva i pensieri dietro ai dettagli, ma qualcosa lo fece tornare al centro del dipinto: Gesù crocifisso.
Sentì che davanti a quella figura non poteva che inginocchiarsi: lui, povero e umile ragazzo alla ricerca di un senso della vita, dinnanzi a colui che il senso l'aveva rivelato.
E così Francesco si perse nella contemplazione e nella preghiera.
Domande su domande, tutte quelle che finora avevano invaso la sua povera mente: come posso seguire la volontà di Dio? Cosa posso fare per trovare la vita e sconfiggere il male? Come posso piacere a te, Gesù? Cosa devo fare per essere tuo testimone e messaggero d'amore? Insomma: qual'è la mia strada?
Il tempo passava e dentro di lui i pensieri si facevano sempre più ingarbugliati, pesanti. L'anima sempre più inquieta. 
Perché, Signore, non hai per me una risposta? perché mi lasci in questo buio? Perché ho accettato di esser perseguitato e maltrattato anche da mio padre per seguire te e tu no mi parli?
D'un tratto, qualcosa superò l'intensità dei cinguettii degli uccelli là fuori.
Era una voce, una voce d'uomo. Dolce, suadente, ma anche carica di fermezza e autorità, proprio come il volto del Gesù dipinto sul crocifisso.
La prima volta non afferrò bene le parole, ma la seconda furono chiare: Francesco, va e ripara la mia chiesa, che come vedi va in rovina!
E una terza volta la frase si ripetè.
Chi poteva aver parlato? Non c'era nessun altro se non lui.
E Francesco capì: era Gesù dal crocifisso che gli aveva rivolto quelle parole! La risposta alle sue domande!
Va e ripara la mia chiesa! Finalmente la strada da seguire! La missione da compiere! Il suo compito nel cuore del mondo!

Non so se le cose andarono precisamente in quel modo quella mattina. Se c'era veramente il sole, se gli uccelli cinguettavano o se il crocifisso fosse appeso o poggiato da qualche parte.
Ma così mi piace pensarlo. Per il resto i biografi di Francesco d'Assisi ce la raccontano così. Più o meno.
Francesco non comprese subito queste parole. All'inizio pensò che dovesse andare a riparare materialmente le tante chiese in rovina che popolavano la vallata d'Assisi. E cominciò anche a farlo, personalmente o donando dei suoi averi.
Poi, però, con l'andare del tempo le cose gli si chiarirono meglio in testa: la chiesa che doveva riparare era molto più vasta e fatta meno di mattoni.
Era la chiesa di Roma che stava andando in rovina, che aveva perso la propria strada, che non era più quella che avrebbe dovuto portare le parole del vangelo al mondo: amore, vicinanza, consolazione, compassione...
Gesù, il Signore che dal crocifisso continuava a governare ancora il mondo, aveva bisogno delle sue mani, dei suoi occhi, del suo cuore. Gli stava suggerendo che era venuto il tempo per i suoi rappresentanti di uscire dalle mura e ritornare sulle strade, dove i poveri avevano la casa, dove si consumavano le tragedie della vita.
Perché proprio lui? si chiese spesso, fino alla fine, Francesco.
Probabilmente per la sua capacità di vedere le cose con semplicità, di andare al cuore della realtà, a sentirsi uno con gli altri, con gli animali, con la Madre Terra.
Probabilmente perché aveva capito che nessuno è solo a questo mondo e noi siamo sempre il prossimo di qualcuno. E se non ci siamo noi, spesso, non c'è nessun altro vicino a chi soffre nel corpo e nello spirito.
Probabilmente perché aveva capito che Gesù, adesso, non è quello che ci fanno vedere nelle chiese, quello del venerdì santo, trasfigurato dal sangue, sofferente, morto. Gesù è quello della mattina di Pasqua, risorto, vivo, forte. Proprio come quello del crocifisso.

Il crocifisso che Francesco ha davanti, ora.
E allora una preghiera gli sorge dal cuore e gli affiora alle labbra:
O alto e glorioso Dio,
illumina il mio cuore.
Dammi fede retta,
speranza certa
carità perfetta,
umiltà profonda,
senno e conoscenza,
perché io possa servire i tuoi comandamenti. Amen
Francesco esce dalla chiesa, le lacrime agli occhi, il cuore colmo di gioia, speranza, forza.
Ora può andare per il mondo, si può presentare anche a quelli che si proclamano rappresentanti di Dio in terra, per dirgli che...

Ma questa è un'altra storia. Che forse vi racconto un'altra volta.

Juan Segundo

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* Vangelo di Giovanni 19,26-27: Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.

3 commenti:

  1. Francesco d'Assisi è uno di quei pochi personaggi di cui si possa dire che ha influenzato notevolmente un'intera epoca. Penso che ai nostri giorni sarebbe difficile per un neo "Francesco" riuscire nello stesso risultato con le stesse scelte di vita.

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    1. Ce ne sono tantissimi che fanno quelle scelte (e non parlo di frati!) e vagano per le strade alla ricerca di se stessi. I tempi sono cambiati ma tutto sembra andare molto più veloce e niente fa più notizia. Penso che Francesco abbia indicato una strada, forse anche averne la volontà, infatti lui voleva solo la possibilità di ricercare 'personalmente' una strada.

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