Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 2 ottobre 2010

Lettere

Come avevo già detto in qualche altro post, mi trovo a gestire la biblioteca di mio padre con tutto quello che c'è dentro: libri, appunti, lettere, fatture vecchie di 50 anni (per fortuna pagate!) e quant'altro. E rileggere la sua corrispondenza con i genitori, con quella che sarebbe diventata poi sua moglie (nonché mia madre), con amici e conoscenti, mi ha fatto riflettere su una cosa: oggi, nell'era di internet, posta elettronica, telefoni e ancor più telefonini, che traccia resterà dei nostri legami e delle nostre relazioni? Negli anni cinquanta mio nonno scriveva a mio padre, che lavorava in un'altra città, di dare più spesso sue notizie, perché a casa erano preoccupati per il fatto di sapere qualcosa della sua salute e della sua vita solo da quelle lettere che ricevevano ogni due-tre mesi; dalla corrispondenza tra mio padre e mia madre, prima che si sposassero, traspare tutto l'amore che c'era nella loro unione; e così di seguito.
E oggi, cosa resta dell'amore detto tra innamorati (o anche: come si dice l'amore tra fidanzati oggi) se ci si scambia trenta messaggini al giorno, dieci telefonate (per il buongiorno, la buonanotte e 'sto arrivando')? ci dobbiamo fidare di Federico Moccia?
Avremmo avuto le "Lettere dal carcere" di Gramsci o gli epistolari di Manzoni, Leopardi, e affini? Cosa avremmo conosciuto della guerra vera, quella raccontata dai soldati che dal fronte scrivevano a casa? Cosa resterà della vita privata dei personaggi pubblici dei nostri giorni?
E' vero che può anche non fregarmene niente di come vivono Costantino, Mara Maionchi e Maria De Filippi, però qualche personaggio della cultura può farmi piacere conoscerlo nell'intimo attraverso le lettere agli amici o ai familiari, lì dove dici davvero quello che pensi e non puoi mentire perché l'altro ti conosce forse meglio di te stesso.
Io non scrivo più lettere, ache se non è che ne abbia mai scritte molte, neanche via mail. Ma è forse anche perché le mie (poche) amicizie sono tutte nel posto in cui vivo. E quelle 'di blog' non necessitano di carta penna e busta affrancata. Lavorando in una cartoleria posso dire che c'è ancora gente che mi viene a chiedere carta da lettere o qualche penna che scorra bene per la corrispondenza, ma è molto poca.
E voi come siete messi?
Buon fine settimana.
TIM

6 commenti:

  1. No, non scrivo lettere. Le ho scritte, tante: d'amore e non.
    Adesso, però, non lo faccio più. I racconti, i romanzi, il blog... spero rimanga qualcosa di quello. Un giorno:-)

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  2. Quando ero più giovane scrivevo molto. Durante le vacanze conoscevo sempre qualcuno e ci restavo in contatto per corrispondenza (almeno ci provavo). Non c'è dubbio che l'avvento di internet e della posta elettronica ha cambiato le carte in tavola. Se conosci qualcuno ormai è quasi automatico chiederli l'indirizzo e-mail anzichè il recapito postale, e ammetto di essermi adeguato...

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  3. Si, forse avete ragione anche voi: oggi la posta elettronica ha sostituito pienamente la carta, probabilmente anche per la sua immediatezza e velocità. Però trovare una busta nella buca delle lettere era sempre una gioia. Oggi invece una busta lì dentro è solo segno di rogne o di bollette!
    Temistocle

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  4. Sicuramente con Internet comunichiamo molto di più, però si perde tutto. Ora tu hai il problema di "conservare", mentre tanti col digitale nemmeno se lo pongono.

    Forse alla fine l'importante non è ricordarle tante cose, ma viverle? Bah, discorso retorico e un po' insulso da parte mia... io col digitale comunque ci ho un po' litigato e lo stesso discorso vale per i negativi delle macchine fotografiche, che non esistono più.

    Di quello che facciamo oggi resterà poco. Che poi alla lunga resta poco di tutto, e purtroppo possiamo solo rassegnarci.

    Simone

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  5. Certo per ricordare una cosa bisogna anzitutto viverla. Il discorso non è insulso, ma centra proprio il problema, o parte di esso. La nostra è ormai una cultura del mordi-e-fuggi, dove non assapori più niente, dove l'importante è cogliere quell'attimo (non nel senso del carpe diem) e passare ad altro. Tu citi la fotografia: il paradosso è che se faccio la foto (ad esempio) di un tramonto sul mare dove un albero interrompe l'immagine piena, poi vado a casa e col fotoshop tolgo la casa! dov'è la realtà? Se la diva del momento è perfetta tranne il culo a mandolino, un ritocco e diventa il miglior fondoschiena di tutti i tempi! Dici: "che poi alla lunga resta poco di tutto, e purtroppo possiamo solo rassegnarci" anche su questo sono d'accordo, ma in parte; non concordo con la rassegnazione passiva. E' vero che non resterà niente di niente, almeno per noi che non ci saremo più. Ma è l'andare delle cose che è così: Marx, Ghandi, Martin Luter King hanno rivoluzionato il mondo, ma loro ne avranno avuto coscienza in vita? ormai saranno reincarnati in chissà chi altro e non sapranno mai di essere stati i grandi personaggi che tutti hanno riconosciuto. I loro volti di allora ci sono familiari, ma come saranno fatti adesso? in che parte del mondo si trovano?
    Temistocle

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  6. Sarà che è un discorso troppo complesso (per me) per risolverlo con qualche commento sul blog.

    La fotografia comunque non è mai stata la realtà: è una rappresentazione bidimensionale di un qualcosa che realmente è in movimento. Un singolo scatto può trasmettere qualcosa di diverso da quello che viene colto di persona, la fotografia è comunicazione e non solo riportare una cosa per come è. E già con la pellicola si ritagliava e ritoccava tutto, è solo che adesso è più semplice da fare.

    Riguardo al vivere il momento, non credo che le persone siano così diverse oggi da come erano in passato. Ora magari ci sono molti più interessi che, di conseguenza, ci portano a velocizzare e trascurare gran parte di ciò che viene offerto. Prima magari chi viveva in posti isolati e con pochi contatti a quello che succedeva ci teneva di più, e teneva di più anche a conservarlo.

    Poi tu parli di reincarnazione... io credo che sia una possibilità come tante altre (il nulla, l'aldilà o chissà cos'altro) ma non me la immagino come una persona che rinasce uguale o simile a come era prima. Io credo che quello che osserviamo del mondo è reale, per cui una persona è anche (dico anche) il prodotto dei propri geni, di bisogni che possono o meno presentarsi e dell'ambiente in cui vive.

    Se poi c'è un qualcosa di altro che resta uguale e continua a vivere e nascere non è un'idea che posso escludere, ma è anche una visione che trovo per certi versi rassicurante ma per altri anche negativa o comunque dura da mandare giù...

    Simone

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